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mercoledì 25 febbraio 2026

Il legame intrinseco tra il cristianesimo e la storia europea

L’identità europea può essere compresa e promossa solo in riferimento alle sue radici giudaico-cristiane. Il fine di proteggere l’eredità religiosa di questo continente, però, non è semplicemente quello di salvaguardare i diritti delle sue comunità cristiane, né si tratta in primo luogo di preservare particolari abitudini o tradizioni sociali, che comunque variano da un posto all’altro e nella storia. È soprattutto un riconoscimento di un fatto. Inoltre, tutti sono beneficiari del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea. Basti ricordare alcuni sviluppi importanti della civiltà occidentale, specialmente i tesori culturali delle sue imponenti cattedrali, l’arte e la musica sublime e i progressi nella scienza, per non parlare della crescita e della diffusione delle università. Questi sviluppi creano un legame intrinseco tra il cristianesimo e la storia europea, una storia che deve essere apprezzata e celebrata.

In modo particolare, penso ai ricchi principi etici e ai modelli di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana. Questi sono essenziali per salvaguardare i diritti donati da Dio e la dignità inerente di ogni persona umana, dal concepimento fino alla morte naturale. Sono fondamentali anche per rispondere alle sfide presentate da povertà, esclusione sociale, privazione economica, come anche dalla crisi climatica, dalla violenza e dalle guerre in corso. Assicurare che la voce della Chiesa continui a essere udita, non ultimo attraverso la sua dottrina sociale, non significa ripristinare un’epoca del passato, ma garantire che risorse fondamentali per la cooperazione futura e l’integrazione non vadano perse.

Discorso ai membri del gruppo "European conservatives and reformists" del Parlamento europeo, 10 dicembre 2025

Leone XIV

giovedì 27 novembre 2025

I benefici del cristianesimo

Grandissimi furono in tutti i tempi i benefici che il clero e la religione cristiana apportarono all'umanità.

La carità, virtù assolutamente cristiana e sconosciuta agli antichi, è cominciata da Cristo. E per carità i suoi discepoli, gli Apostoli, si distinsero, conquistando i cuori. I primi cristiani, allevati a questa santa virtù, mettevano in comune i loro beni per soccorrere i bisognosi, i malati, i viandanti. E così cominciarono gli ospedali. Quando la Chiesa divenne piú ricca, fondò per i nostri mali, ospizi degni di essa; e da questo momento le opere di misericordia non ebbero piú fine: vi fu come un traboccamento di carità sui miserabili sino allora abbandonati senza conforto e senza soccorso dai felici del mondo.

Consacrare la vita a consolare i nostri dolori, a curare le nostre piaghe è il primo dei benefici che la Chiesa ha fatto alla povera e travagliata umanità. Il secondo è di illuminarci. Sono stati i preti che ci hanno guarito dall'ignoranza, e che da secoli e secoli si sono sepolti nella polvere delle scuole per levarci fuori dalla barbarie. Dicono che i preti non amano la luce della scienza. Quale ingratitudine! Sono stati essi che ce ne hanno aperte le fonti. Essi non hanno pensato ad altro che a farci partecipare alle scoperte che facevano, con pericolo della vita, nelle ruine della scienza greca e romana.

Il benedettino che sa tutto, il gesuita che conosce la scienza e il mondo, il dottore delle università medievali meritano forse meno riconoscenza degli umili fraticelli che si prodigavano nell'insegnamento gratuito dei poveri? Tutte le università europee furono fondate da principi cristiani o da vescovi o da preti; e i preti vi hanno insegnato per molti secoli. Nel 540 della nostra era San Benedetto fondò a Montecassino quel chiostro celebre che ebbe una triplice gloria, di convertire l'Europa, di lavorare le terre, di riaccendere la fiaccola spenta del sapere. E mentre gli ordini religiosi lavoravano all'educazione della gioventù, alla scoperta dei manoscritti, all'interpretazione delle antichità, i pontefici romani, prodigando onori e ricompense ai dotti, proteggevano la rinascita delle arti, della filosofia, delle lettere. Una grande gloria per la Chiesa è che un secolo sia stato chiamato, dal nome di un papa, il secolo di Leone X. Coloro che dipingono il cristianesimo come retrivo, come nemico dei lumi e del progresso, contraddicono a tutte le testimonianze storiche, che ci dicono che il progresso si è fatto anzi sul Vangelo. La Roma cristiana fu per il mondo odierno quel che la Roma pagana era stata per il mondo antico: il legame universale. Il padre spirituale, posto in mezzo ai popoli, univa da Roma in un solo popolo tutti i popoli della terra.

E dunque una cosa incontrovertibile che l'Europa debba al papato la sua civiltà, una parte, la piú ragguardevole e savia, delle sue leggi, e quasi tutte le scienze e le arti.

Dobbiamo anche al clero il rinnovamento dell'agricoltura in Europa. Dissodamento di terre, aperture di strade, ingrandimento di villaggi, costruzioni di edifici e fattorie, manifatture, commerci, leggi civili e politiche, tutto ci è venuto dalla Chiesa. I nostri padri erano dei barbari a cui la Chiesa ha dovuto insegnare ogni cosa, e sin l'arte di nutrirsi. La maggior parte dei lasciti e delle concessioni di terre fatte ai monasteri erano poderi selvaggi che i monaci dovettero bonificare e coltivare con le loro stesse mani. Foreste impraticabili, paludi malsane, vasti deserti, furono pian piano ridotti a terreni ricchi e fertilissimi. Montecassino, per esempio, non era che una squallida solitudine, seminata di spini e di sassi, quando San Benedetto ne fece il luogo del suo ritiro.

Dopo poco tempo, grazie al lavoro dei frati, quel deserto cambiava faccia, e la nuova abbadia divenne così ricca che nel 1057 potette difendersi da sola contro i Normanni che volevano saccheggiarla.

I monasteri, durante le barbarie medievali, erano i soli luoghi dove i viaggiatori potessero trovare i viveri e un rifugio contro le intemperie. Questa ospitalità era grandemente in onore presso i religiosi, e parecchi ordini, detti appunto ospitalieri, vi si consacravano espressamente. In questa specie di alberghi s'accoglievano con le stesse premure i re e i poveri, e si credeva di far molto onore ai principi che vi erano ospitati, proponendo loro di far qualche cosa in favore dei poveri che per caso si trovavano insieme con loro sotto lo stesso tetto. Fu così che il cardinale di Borbone servì a tavola, nell'abbadia di Roncisvalle, trecento pellegrini.

I monaci furono i primi che si consacrarono alle arti meccaniche e al commercio. I terziari di San Francesco facevano stoffe nel tempo stesso che curavano i malati e imparavano a leggere ai figli del povero. I Geronimiti in Spagna esercitavano parecchie manifatture. Quasi tutti i frati erano muratori, e costruivano da sè le loro chiese e i loro conventi. Essi istituirono le prime fiere. Facevano il vino; esportavano il grano; vendevano la cera, la pergamena, il lino, la seta, le oreficerie, le tappezzerie. Altri frati coltivavano le belle arti: erano pittori, scultori, architetti, musicisti.

François-René de Chateaubriand (1768 - 1848), scrittore, politico e diplomatico francese



giovedì 10 luglio 2025

Cosa ci ha portato in più Cristo?

Se il cristianesimo viene spogliato delle sue cosiddette assurdità per renderlo gradito al mondo e adatto all’esercizio del potere, cosa ne rimane? La ragionevolezza, il buon senso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo e si trovano anche ora presso molti non cristiani. Che cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto alcune apparenti assurdità. Ci ha detto: amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, delle cose effimere, indegne di anime immortali.

L’avventura di un povero cristiano (1968)

 Ignazio Silone (1900-1978)



lunedì 28 ottobre 2024

Non possiamo non essere cristiani

Il Cristianesimo ha compiuto una rivoluzione «che operò nel centro dell'anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all'intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all'umanità» che per merito di quella rivoluzione non può non dirsi "cristiana".
«Gli uomini, gli eroi, i geni» che vissero prima dell'avvento del Cristianesimo «compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensiero, di esperienze», ma in tutti essi mancava quel valore che oggi è presente in tutti noi e che solo il Cristianesimo ha dato all'uomo. (Benedetto Croce, 1866 – 1952, filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano, Perché non possiamo non dirci "cristiani" 1942)

Non possiamo non essere cristiani, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è tra noi e gli Antichi è proprio dovuta al [...] verbo cristiano. Anche i cosiddetti "liberi pensatori" e gli "anticlericali" non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo.  (Federico Chabod, 1901 - 1960, storico, partigiano e politico italiano)

La difficoltà nello spiegare “perché sono cattolico” consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte riconducibili ad un’unica ragione: che il cattolicesimo è vero! (G. K. Chesterton)

giovedì 22 febbraio 2024

Professione di fede di San Bruno

Fermamente credo nel Padre e nel Figlio e nello Spirito santo: nel Padre non generato, nel Figlio unigenito, nello Spirito santo procedente da entrambi; e credo che codeste tre Persone sono un solo Dio. 

Credo che questo stesso Figlio di Dio sia stato concepito per opera dello Spirito santo nel seno di Maria Vergine. Credo che la Vergine sia stata castissima prima del parto, che è rimasta vergine nel parto ed eternamente vergine dopo di esso. Credo che lo stesso Figlio di Dio sia stato concepito tra gli uomini come un vero uomo senza peccato. Credo che codesto stesso Figlio di Dio per invidia venne catturato dai perfidi Giudei, ingiuriosamente trattato, ingiustamente legato, coperto di sputi, flagellato; che morì e fu sepolto; discese agl’inferi, per liberarne i suoi che vi si trovavano prigionieri. E disceso (dal Cielo) per la nostra redenzione, ed è risorto; è asceso al Cielo, donde verrà a giudicare i vivi ed i morti. 

Credo nei Sacramenti nei quali crede e che venera la Chiesa cattolica, ed espressamente che ciò che viene consacrato sull’altare è il vero Corpo, la vera Carne ed il vero Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, che anche noi riceviamo per la remissione dei propri peccati e nella speranza dell’eterna salvezza. Credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna. Amen. 

Confesso e credo che la santa ed ineffabile Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, è un solo Dio naturale, d’una sola sostanza, d’una sola natura, d’una sola maestà e potenza. E professiamo che il Padre non è stato generato né creato, ma che è non genito. Lo stesso Padre non trae origine da nessuno; da Lui è nato il Figlio e procede lo Spirito santo. Egli è dunque sorgente ed origine di tutta la Divinità. Il Padre inoltre, ineffabile per essenza, ha ineffabilmente generato dalla propria sostanza il Figlio; tuttavia non ha generato altro se non ciò che è Lui stesso: Dio ha generato Dio; la luce, la luce. Da lui quindi deriva ogni Paternità in Cielo e sulla terra. Amen.

Bruno di Colonia (1030 ca – 1101), monaco cristiano tedesco, fondatore dell'Ordine Certosino

giovedì 15 febbraio 2024

Diventare cristiani: Battesimo e Confermazione

Il rinnovamento teologico del Novecento ha determinato la ‘riscoperta’ del concetto di iniziazione cristiana, dimenticato per lunghi secoli. In questo modo i primi tre sacramenti – battesimo, confermazione ed eucaristia – sono usciti dall’isolamento in cui certa teologia li aveva confinati, per tornare ad essere concepiti come le tre tappe sacramentali dell’unico processo del ‘diventare cristiani’. Insieme, questi sacramenti, introducono l’essere umano nel mistero pasquale di Cristo morto e risorto, trasformandolo interiormente con l’effusione dello Spirito santo e aggregandolo al suo corpo ecclesiale, in attesa del compimento escatologico. Se il battesimo rappresenta il ‘sacramento-radice’, sul quale si innesta ogni altra grazia sacramentale elargita da Dio per mezzo della chiesa, la confermazione non è che la perfectio del battesimo in vista dell’eucaristia. I primi due sacramenti, pertanto, andando a costituire un’unità inscindibile, attraverso il carattere sacramentale configurano indelebilmente il credente a Cristo e alla chiesa, suo corpo. Il testo offre una trattazione sistematica del battesimo e della confermazione tenendo costantemente presenti questi orizzonti complessivi, nella consapevolezza che i sacramenti ‘della chiesa’ non esistono se non in quanto celebrati ‘dalla chiesa’. Non può perciò darsi una dottrina sacramentaria avulsa dalla liturgia, dai suoi linguaggi e dai suoi segni: è quella che i padri della chiesa chiamavano con felice espressione ‘mistagogia’, cioè ‘introduzione ai misteri’.

Nuovo corso di teologia sistematica. Il battesimo e la confermazione, Brescia, Ed. Queriniana, 2016

Pasquale Bua, presbitero e docente di teologia italiano

mercoledì 17 gennaio 2024

I motivi per non andare a messa e per ...non lavarsi più

In una parrocchia americana, il parroco, decisamente seccato dalle scuse addotte dai parrocchiani nel corso degli anni per non andare a messa, inserì questo curioso decalogo nel bollettino domenicale:

I dieci motivi per cui non mi lavo mai:

1. Sono stato obbligato quando ero piccolo.

2. Le persone che si lavano sono ipocriti: pensano di essere più puliti degli altri.

3. Ci sono così tanti tipi di sapone che non so decidere quale sia il migliore.

4. Ero abituato a lavarmi, poi ho cominciato ad annoiarmi ed ho smesso.

5. Mi lavo solo in occasioni particolari, come Natale e Pasqua.

6. Nessuno dei miei amici si lava.

7. Comincerò a lavarmi quando sarò più vecchio e più sporco.

8. Non riesco a trovare il tempo.

9. Il bagno non è mai caldo abbastanza in inverno o fresco a sufficienza in estate.

10. I produttori di sapone cercano solo i tuoi soldi.

venerdì 20 ottobre 2023

Gesù, un ritratto


Il cristianesimo è una persona: Cristo. Il cristianesimo, in sé, non è una concezione della realtà, non è un codice di precetti, non è una liturgia. Non è neppure uno slancio di solidarietà umana, né una proposta di fraternità sociale. Anzi, il cristianesimo non è neanche una religione. È un avvenimento, un fatto. Un fatto che si compendia in una persona. Oggi si sente dire che in fondo tutte le religioni si equivalgono perché ognuna ha qualcosa di buono. Probabilmente è anche vero. Ma il cristianesimo, con questo, non c'entra. Perché il cristianesimo non è una religione, ma è Cristo. Cioè una persona […]. 

Lo sguardo di Gesù colpiva chi lo incontrava. I Vangeli parlano spesso dei suo sguardo: penetrante su Simone, affettuoso sul giovane ricco, di simpatia su Zaccheo il capo dei pubblicani, gli esattori delle imposte che rubavano; e, ancora, di tristezza sull'offerta dei ricchi, di sdegno su quel che avveniva nel Tempio, di dolore per chi lo si preparava a tradirlo […]. Aveva idee chiare. Quando parlava non diceva mai «forse, secondo me, mi pare». E non aveva peli sulla lingua neanche con i potenti: ricordate quando dà della "volpe" al re Erode? Ma una delle cose più belle di Gesù è che era un uomo libero. Anche dai suoi amici: all’amico Pietro dirà: «Va' dietro a me, Satana, mi sei di inciampo, perché tu non pensi alle cose di Dio ma alle cose degli uomini». Libero con i parenti (che a un certo punto lo considerano “fuori di sé”: Mc 3,21). Gesù era capace di amare: capiva i bambini, aveva un forte senso dell’amicizia, amava il suo popolo […]. 

Una figura umana eccezionale: soltanto questo? Dal Vangelo, dunque, riconosciamo una figura umana eccezionale. Anche la maggior parte delle persone che non credono lo considerano un grande uomo, da stimare. Ma Gesù Cristo stesso dice di sé che è «Figlio dell'uomo» - il titolo usato nelle profezie di Daniele per indicare un personaggio misterioso che sarebbe venuto dal cielo e che avrebbe posto fine alla Storia. Poi, dice di essere «più grande di Davide»: e Davide era il re ideale, l'ideale della monarchia e della regalità per gli Ebrei. È più che un uomo. Nel Discorso della montagna dice: «Avete udito che è stato detto agli antichi "non uccidere". Io, invece, vi dico...». Con questa frase Gesù quasi "corregge" la Rivelazione di Dio. E chi può farlo se non Dio stesso? Dice ancora: «Chi dà la vita per me la troverà... ». E ancora: «Da' da mangiare a tuo fratello perché in lui vedi Me».

Mettete insieme tutte queste cose. Ne esce il ritratto di un uomo eccezionale, che dice di essere Dio. Una provocazione! Ma noi dobbiamo raccogliere questa provocazione. Perché se uno si presenta in questo modo, se dice di essere Dio, c'è poco da fare: o questo qui è matto, e allora non lo si può stimare, oppure è vero quel che dice. E allora bisogna inginocchiarsi. Non basta mica dire: è un grande uomo. Il fatto è che Gesù sarà pure stato un grande uomo, un uomo eccezionale. Ma soprattutto è Dio. È veramente Dio. È il Figlio di Dio. Non come lo siamo tutti noi, lui è il Figlio proprio, l'Unigenito. Davvero dinanzi a Lui non resta che inginocchiarsi. L’annuncio degli Apostoli e il nostro annuncio: Gesù è risorto! Gesù è vivo! E infatti, che cosa sono andati a dire gli apostoli di lui? Il nucleo dei messaggio cristiano qual è? Una parola sola: è risorto. Si è risvegliato dalla morte. Gli apostoli sono andati in giro a dire che Gesù è risorto ed è ancora vivo. Oh, vivo oggi! «Ma se è così, cambia tutto». Pensateci e ditemi se non è vero: se quell'uomo, bello, buono, eccezionale, è davvero Dio; e se è ancora tra noi, allora cambia davvero tutto.

 Sintesi di una intervista apparsa su Dimensioni Nuove, 1996

Giacomo Biffi (1928 – 2015), cardinale e arcivescovo cattolico italiano

giovedì 8 luglio 2021

La vita in Cristo secondo Paolo


Paolo – Hai mai navigato?

Mauritius – Sì 

Paolo – Allora immagina di guardare la vastità del mare davanti a te. Poi ti abbassi e immergi la mano dentro l'acqua e ne raccogli un po’ nel palmo. L'acqua inizierà subito colarti tra le dita fino a che il palmo non sarà vuoto. L'acqua rappresenta la vita di un uomo: dalla nascita alla morte ci sfugge continuamente dalle mani finché non finisce. Insieme a tutto ciò che amiamo in questo mondo. È tuttavia il regno di cui parlo sempre. Per il quale vivo. 
É come tutto il resto dell'acqua di quel mare: gli uomini vivono per quel poco di acqua che scivola via tra le loro dita. Coloro che seguono Gesù Cristo vivono per la distesa senza fine di quel mare. 

Mauritius – E se io, dopo tutto questo, ancora non credessi nel tuo Cristo?

Paolo – Non cercavo di convincerti! Ascoltami: è solo un momento e non sarò io, ma Cristo che ti rivolgerà lo sguardo e abbatterà le tue difese: in quel preciso istante ti renderai finalmente conto che Dio ti conosce a fondo e ti ama incondizionatamente! 
Pregherò per te perchè arrivi quel momento...

Dal film: Paolo, apostolo di Cristo / Paul, apostle of Christ, (2018) scritto e diretto da Andrew Hyatt





venerdì 11 dicembre 2020

Aforismi Cristianesimo

Padri della chiesa

Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli uomini. (Giovanni Crisostomo)

Non ci sarebbero più pagani, se ci comportassimo da veri cristiani. (Giovanni Crisostomo)

Cristiano, diventa ciò che sei! (Ireneo di Lione)

Di queste cose (i comandi di Dio) anche noi ridemmo un tempo. Siamo infatti dei vostri: cristiani si diventa, non si nasce. (Tertulliano, Apologetico XVIII,5)

Cristiani si diventa, non si nasce! (Girolamo, Epistulae, 107 ad Laetam de institutione filiae, 1 - PL 22, 868)

Il cristianesimo come la "vera filosofia": Subito un fuoco s’accese nell’animo mio. Mi innamorai dei profeti e di quegli uomini amici di Cristo, e riflettendo io stesso su tutte queste parole, trovai che questa filosofia era la sola sicura e proficua. (Giustino, Dialogo con Trifone)
All'inizio del suo cammino di conversione, Giustino trova che rivelazione cristiana è il punto culminante di una rivelazione più ampia, e pertanto, a suo modo, cristiana, dal momento che ogni rivelazione viene dal Verbo e che Cristo è il Verbo incarnato (Étienne Gilson, La filosofia nel Medioevo).

Il cristianesimo è la manifestazione storica e personale del Logos nella sua totalità: Tutto ciò che di bello è stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani. (Giustino)

Mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, per noi [Gregorio di Nazianzo e Basilio il grande] invece era grande realtà e grande onore essere e chiamarci cristiani. (Gregorio di Nazianzo, Discorsi) 


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Chi non crede, non si domanda se è esistito Cristo. Si chiede: esistono i cristiani? (Alessandro Pronzato)

Maometto ha fatto calare dal cielo e messo nel Corano non soltanto dottrine religiose, bensì massime politiche, leggi civili e penali, teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, non parla che dei rapporti generali degli uomini con Dio e fra di loro. All’infuori di questo non insegna nulla e non obbliga a credere nulla. Già basta questa, tra infinite altre ragioni, per indicare che la prima di queste due religioni non potrebbe reggere a lungo in tempi culturalmente illuminati e democratici, mentre la seconda è destinata a regnare in quelli come negli altri. (Alexis De Tocqueville, La democrazia in America, Torino, Ed. Einaudi, 2006, p. 511)

L’etica cristiana ha cambiato e salvato la vita di milioni di persone e continua a dare beneficio alle persone ancora oggi. Io sono ateo, ma sarebbe assurdo negarlo. (Bart D. Ehrman)

Puro filosofo quale sono e, per sincerità verso me stesso, voglio restare, io stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto dall'umanità sia stato il cristianesimo. Gli uomini, i geni, gli eroi che furono innanzi al cristianesimo, compirono azioni stupende, opere bellissime e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensieri e di esperienze; ma in tutti essi si desidera quel proprio accento che noi accomuna e affratella e che il cristianesimo ha dato esso solo alla vita umana. (Benedetto Croce, Dialogo su Dio: Carteggio 1941-1952, Ed. Archinto 2007, pag. 11)

All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un evento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. (Benedetto XVI, Deus caritas est, 1)

La fede in Cristo è autentica non in quanto nasce da un miracolo, ma in quanto è generata dalla croce. (Blaise Pascal)

Credo nel cristianesimo come credo che il sole si è alzato: non soltanto perché lo vedo, ma perché grazie a lui vedo tutto il resto. (Clive Staples Lewis)

«In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!"» (Lc 10,5) Secondo l'evangelista Luca, Gesù rivolge ai suoi discepoli questo saluto. Queste tre semplici parole sono molto più di un pio augurio, perché riassumono l'intero messaggio cristiano: il Vangelo è la buona notizia del regno di Dio che viene, e che si realizza nella riconciliazione e nella pace degli uomini tra loro e con Dio. (Conferenza Episcopale Tedesca, Pace a questa casa 2024)

Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te? (Dietrich Bonhoeffer)

In ogni epoca i cristiani hanno tentato di giungere all'essenza, al nocciolo del cristianesimo. Ebbene, il Vangelo stesso ce lo trasmette con il Padre Nostro. È in una preghiera, e non in una dottrina o in un insieme di dogmi, che è riassunto il messaggio di Gesù. (Ermes Ronchi)

Il cristianesimo non è una filosofia, non è un sistema, non è altro che una storia. (François Mauriac, Nuove memorie interiori)

Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia, ma le impedisce anche di marcire. (Georges Bernanos)

Il Vangelo non è l'annuncio di un codice di leggi, è l'annuncio di una vita. Ed è in nome di questa vita, concreta e dolorante, che dobbiamo aiutare i poveri. (Giorgio La Pira)

Nessuno si faccia illusioni, oggi, come ieri, essere cristiani significa andare contro corrente rispetto alla mentalità di questo mondo, cercando non il plauso degli uomini, ma unicamente la volontà di Dio e il vero bene del prossimo. (San Giovanni Paolo II)

Il cristiano è un uomo che deve convertirsi ogni giorno. (Graham Greene) 



É meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo. (Sant'Ignazio di Antiochia)

Finché il cristiano vive come gli altri, non meraviglia nessuno, non turba le regole del gioco né il conformismo dell’ambiente. Ma appena vive la sua fede comincia a diventare un problema: stupisce per gli interrogativi che fa sorgere attorno a sé. (card. Leòn Joseph Suenens) 

Il cristianesimo non è solo una ricchezza presente, è un tesoro di promesse, sorgente di speranza. (Paolo VI)
Il cristiano, più che persuasivo, dovrebbe essere contagioso. (Paul Claudel)

Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.
Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. (Paul Xardel)

Il cristianesimo ha insegnato l'uguaglianza di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo. La legge dell'amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, e su di essa da allora si basano le relazioni nel mondo cristiano. (Robert Schuman)

Il cristianesimo non è una teoria della verità o una interpretazione della vita. Esso è anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo è costituito da Gesù di Nazareth, dalla sua concreta esistenza, della sua opera, dal suo destino. (Romano Guardini, L'essenza del Cristianesimo)

Se chiediamo che cos’è propriamente il cristianesimo, l’unica risposta valida è: il cristianesimo è Gesù Cristo stesso. Non una dottrina che egli ha insegnato, non una forma di vita da lui fondata, ma la sua stessa Persona. (Romano Guardini, L'essenza del Cristianesimo)

In nessun’altra religione la persona del fondatore ha per i suoi seguaci il significato che Gesù ha per i cristiani. Egli non è soltanto colui che indica la via, ma è la Via; non è soltanto colui che annuncia la verità, ma è la Verità; non è soltanto colui che promette la vita, ma è la Vita. (Romano Guardini, L'essenza del Cristianesimo)

L’incontro con Cristo richiede un’adesione che non riguarda soltanto l’intelligenza o la volontà morale, ma l’intera esistenza. Entrare in rapporto con Lui significa permettere che la propria vita venga trasformata da una Persona viva. 

Nessuna religione ha espresso tanta bellezza come la nostra [il cristianesimo]. (Vittorio Sgarbi, trasmissione TV Virus, RAI 2, 2015) 

Buon Natale a tutti voi che non siete nati nel giorno in cui è nato Gesù Cristo, ma dovete a Gesù Cristo la vostra libertà, l'uguaglianza, l'indipendenza della donna, la bellezza... tutto! (Vittorio Sgarbi, trasmissione TV Virus, RAI 2, 2015)


Cristianesimo? no!

Il socialismo è precisamente la religione che deve ammazzare il cristianesimo. (Antonio Gramsci, Audacia e fede, in Avanti!, 22 maggio 1916)

I Vangeli morirono sulla croce. Ciò che da quel momento in poi si chiamò "Vangelo" era già il contrario di ciò che egli aveva vissuto: una "cattiva novella", un "Dysangelium". (Friedrich Nietzsche, L'Anticristo, Aforisma 39)

La parola "cristianesimo" è già un equivoco: in fondo è esistito un solo cristiano... Paolo ha semplicemente falsificato la storia del Gesù storico, trasformando il suo messaggio di prassi in una fede nella resurrezione. (Friedrich Nietzsche, L'Anticristo, Aforisma 42)

Se Cristo è risorto, perché siete così tristi? Voi cristiani non avete un volto da persone redente. (Friedrich Nietzsche)

Una morale dei servi...

Esistono morali dei signori e morali dei servi [...] Nella prima classe di uomini, quando sono i dominatori a determinare il concetto di 'buono', sono gli stati d'animo elevati e orgogliosi a essere avvertiti come ciò che distingue e determina il rango [...] Nella morale dei servi, invece, l'occhio è diretto al contrasto: l'uomo della morale dei servi non vede di buon occhio le virtù dei potenti. È diffidente e sospettoso... Il cristianesimo è stato finora la più fatale delle presunzioni. (Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male, Aforisma 260)

Il cristianesimo come religione della compassione e della debolezza...

Il cristianesimo ha preso le parti di tutto ciò che è debole, abietto, fallito, ha fatto un ideale dall'opposizione agli istinti di conservazione della vita forte [...] La compassione è l'opposto delle affezioni toniche che accrescono l'energia del senso della vita: essa ha un effetto depressivo. Si perde forza quando si compatisce. (Friedrich Nietzsche, L'Anticristo, Aforismi 5 e 7)

Io crederei all’esistenza del Salvatore se voi aveste una faccia da salvati. (Friedrich Nietzsche)

Quando, un mattino di domenica, sentiamo rimbombare le vecchie campane, ci chiediamo: ma è mai possibile! ciò si fa per un ebreo crocifisso duemila anni fa, che diceva di essere il figlio di Dio. (Friedrich Nietzsche)

Già la parola “cristianesimo” è un equivoco −, in fondo è esistito un solo cristiano e questi morì sulla croce. (Friedrich Nietzsche)

I due grandi narcotici europei: l’alcool e il cristianesimo. (Friedrich Nietzsche)

Dove il popolo mangia e beve, persino dove adora, lì di solito c’è fetore. Non bisogna entrare in una chiesa, se si vuole respirare aria pura. (Friedrich Nietzsche)

La differenza fondamentale tra le due religioni della décadence: il Buddhismo non promette, ma mantiene; il Cristianesimo promette tutto e non mantiene nulla. (Friedrich Nietzsche)

Il cristianesimo dette da bere a Eros del veleno − costui in verità non ne morì, ma degenerò in vizio. (Friedrich Nietzsche)

Ancora cento anni e la religione cristiana sarà distrutta da cima a fondo; non esisterà più. (Voltaire)





lunedì 5 febbraio 2018

Una falsa carità


Esiste una falsa carità, fatta d’indulgenza colpevole, di debolezza, come la dolcezza riprovevole di quelli che non urtano alcuno perché hanno paura di tutti. V’è anche una pretesa carità, fatta di sentimentalismo umanitario che cerca di farsi approvare da quella vera, e che spesso contamina con il suo contatto.
Uno dei principali conflitti dell’ora presente è quello che sorge tra la vera e la falsa carità. Questa fa pensare ai falsi messia di cui parla il Vangelo; essi sono assai più pericolosi quando si occultano che quando si levano la maschera e si fanno conoscere per veri nemici della Chiesa. Optimi corruptio pessima, la peggiore corruzione è quella che intacca in noi ciò che v’è di migliore, la più elevata delle virtù teologiche. Il bene apparente che attira il peccatore è difatti tento più pericoloso quanto più è elevato il bene di cui è un simulacro. Tale è l’ideale dei pancristiani i quali cercano l’unione delle chiese a detrimento della fede che una tale unione suppone.
Se dunque per stoltezza o per viltà più o meno cosciente, quelli che dovrebbero rappresentare la vera carità approvano qua e là quello che contiene la falsa, ne può risultare un male incalcolabile, più grande talvolta di quello che farebbero dei persecutori dichiarati, coi quali è manifesto che non possiamo più avere niente in comune.

Le tre età della vita interiore, Torino 1949, I, p. 180

Réginald Garrigou-Lagrange (1877 – 1964), teologo domenicano francese

sabato 13 gennaio 2018

Quel nemico subdolo che non ti percuote ma ti accarezza il ventre


Ora invece noi combattiamo contro un persecutore ingannevole, un nemico che lusinga, [l'imperatore] Costanzo l'anticristo: egli non percuote il dorso ma accarezza il ventre, non ci confisca i beni per la vita ma ci arricchisce per la morte, non ci sospinge col carcere verso la libertà ma ci riempie di incarichi nella sua reggia per la servitù, non spossa i nostri fianchi ma si impadronisce del cuore, non taglia la testa con la spada ma uccide l'anima con l'oro, non minaccia di bruciare pubblicamente, ma accende la geenna privatamente. Non combatte per non essere vinto ma lusinga per dominare, confessa il Cristo per rinnegarlo, favorisce l'unità per impedire la pace, reprime le eresie per sopprimere i cristiani, carica di onori i sacerdoti perché non ci siano più vescovi, costruisce le chiese per distruggere la fede. Ti porta in giro a parole, con la bocca, ma fa di tutto perché non si creda che tu sei Dio, come il Padre.

Contro l'imperatore Costanzo, a cura di Luigi Longobardo, Roma, Ed. Città nuova, 1997, p. 48 - 49.

Ilario di Poitiers (310ca.‒ 367), santo, vescovo e dottore della Chiesa


Ilario, vescovo della Chiesa di Cristo, si è sempre professato suddito fedele dell’imperatore, ma quando Costanzo fa dell’Arianesimo (che considerava Gesù, figlio di Dio, ma in quanto creatura sia pure la più eccellente di tutte e la più vicina alla divinità) la dottrina ufficiale dell’Impero e il riconoscimento dell’eresia diventa definitivo, senza esitare scrive il libro Contro l’imperatore Costanzo: una testimonianza della sua statura morale e della fedeltà all'autentica professione di fede espressa nel credo di Nicea (325), ma anche la messa in evidenza di una questione di fondo destinata a rinascere inevitabilmente in seguito: il problema della libertà e della autonomia dei cristiani nell'interpretazione della verità e nella proclamazione del Vangelo al mondo. Ilario parla della persecuzione subdola di Costanzo, che gli costerà l’esilio, e per questo rimpiange di non essere vissuto ai tempi di Nerone e di Decio in cui i cristiani venivano sì perseguitati ma in un modo dichiarato ed aperto. Qualche decennio dopo, Sant'Agostino dirà che i nuovi persecutori “…non impellunt corpora christianorum, sed lacerant animas christianorum” (En. in ps. 69, 2) “…non seviziano più i corpi dei cristiani, ma lacerano le loro anime”: un monito sempre attuale a stare in guardia contro i “nemici di Cristo e dell’uomo” che, in modo spesso subdolo e occulto, “…non percuotono più il dorso ma accarezzano il ventre”.
F.P.

giovedì 28 dicembre 2017

Pretendete qualcosa di più da voi stessi!


Il Natale, con la sua festa dell'amore e dell'infanzia, per noi tutti non è più l'espressione di un sentimento. É l'opposto, cioè un surrogato, una imitazione in similoro. Una volta l'anno facciamo come se, attribuendo grande importanza ai begli affetti, ci dessimo volentieri agli sprechi per festeggiare una solennità dell'anima. È vero che la passeggera emozione provocata dalla reale bellezza di simili sentimenti può essere sincera; ma quanto più è sincera e sentita, tanto più è sentimentale. Il sentimentalismo è il nostro comportamento tipico di fronte al Natale e alle poche altre occasioni in cui oggi ancora intervengono nella nostra vita quotidiana resti dell'ordinamento cristiano. In tali momenti la nostra reazione è la seguente: «È pur bella questa idea dell'amore! Com'è vero che solo l'amore può redimere! Che peccato, com'è deplorevole, che le condizioni nostre ci permettano per una sola sera il lusso di questo bel sentimento, mentre per tutto il resto dell'anno ne siamo tenuti lontani dagli affari e da altre cure importanti!». Tale modo di sentire ha tutti i contrassegni del sentimentalismo, il quale infatti non è altro che il pascersi di sentimenti che in realtà non prendiamo sul serio abbastanza per sacrificare loro qualcosa, per trasformarli una buona volta in azione.

Quando i sacerdoti e i devoti si lamentano che dal mondo è scomparsa la fede e con essa la felicità, hanno ragione. Il nostro comportamento verso tutti i veri valori dell'uomo è di una barbarie e di una rozzezza che il mondo da secoli non ha più veduto. Ciò appare nel nostro contegno di fronte alla religione, di fronte all'arte, nella nostra stessa arte; giacché la piacevole idea che l'arte dell'Europa moderna si trovi ad un livello eccezionalmente alto è un errore da filistei non meno che il credere all'esistenza di una elevata e rispettabile «cultura» attuale.

La «persona colta» di oggi si comporta verso la dottrina di Gesù così: per tutto l'anno non ci pensa e non vive secondo i suoi principi, salvo a cedere la sera di Natale ad un vago e mesto ricordo infantile ed a fare una piccola indigestione di sentimenti miti, di una religiosità a poco prezzo; allo stesso modo che una o due volte l'anno, magari all'esecuzione della Passione secondo Matteo, s'inchina a quel mondo da lungo tempo abbandonato, è vero, ma sempre ancora inquietante e operante in segreto.

Sì, è una cosa ammessa, ognuno lo sa e sa anche che è triste. La colpa è dello sviluppo politico ed economico, si dice, la colpa è dello stato, la colpa è del militarismo; e così via. Perché la colpa deve pur essere di qualcosa. Nessun popolo ha «voluto la guerra», come nessun popolo ha «voluto» la giornata di quattordici ore, la crisi degli alloggi e la mortalità infantile.

Prima di festeggiare di nuovo il Natale e di saziare in noi l'eterno, ciò che unicamente è importante, con un surrogato bugiardo di sentimento, dovremmo piuttosto renderci ben conto di questo miserevole stato di cose, anche se ciò dovesse condurre alla disperazione. La colpa della nostra miseria, della nullità e della crudele desolazione della nostra esistenza, la colpa della guerra, della fame e di tutto il male e la tristezza del mondo non è di un'idea o di un principio: è nostra, solo nostra. E solo per mezzo nostro, attraverso il nostro riconoscimento e col nostro volere, tutto questo può mutare. Accendete l'albero di Natale ai vostri bambini! Fate loro cantare gli inni natalizi! Ma non ingannate voi stessi, non continuate a contentarvi del povero, sdolcinato, logoro sentimento col quale celebrare tutte le vostre feste! Pretendete qualcosa di più da voi stessi! Perché anche l'amore e la gioia, quel misterioso fenomeno che chiamiamo felicità, non si trova in questo o quel posto, ma solo dentro di noi.
Scritti autobiografici, 1961

Hermann Hesse (1877 – 1962), scrittore, poeta e pittore tedesco

mercoledì 23 agosto 2017

Il parroco ed il bicchiere d'acqua


Un giorno una donna andò dal parroco e disse: "Non voglio più frequentare la Chiesa, perché vedo gente usare il cellulare durante la Messa, alcuni che spettegolano, altri che pregano distrattamente, senza parlare di chi non vive in modo coerente: sono degli ipocriti!"
Il parroco rimase in silenzio, poi disse: "Prima di prendere la decisione definitiva, puoi fare qualcosa per me? Ti chiedo semplicemente di prendere un bicchiere pieno d'acqua e di fare un giro della chiesa senza versarne neanche una goccia".
La donna un po’ sorpresa acconsentì chiedendo però il perché di questa richiesta. Il parroco le disse glielo avrebbe spiegato dopo. Accettò e così fece. "Ecco fatto!" esclamò terminato il giro e mostrando il bicchiere d’acqua al parroco. 
Questi invece le domandò: "Hai visto qualcuno usare il cellulare o spettegolare o pregare distrattamente o comportarsi male?"
Lei rispose: "Beh, no: stavo attenta a non far cadere l'acqua!".
Il parroco concluse: "Ecco, Gesù è il tuo bicchiere d'acqua. In Chiesa devi prestare attenzione solo a Lui, così da non cadere tu nel giudizio!"
Infatti Gesù ha detto: "Seguimi!", e non: "Segui gli altri cristiani!".

domenica 21 maggio 2017

Il simbolo dell'amicizia


Gesù è venuto per farci comprendere l'amore che Dio ha per noi. E la sua forma d'amore è la strada maestra per comprenderlo. Il modo in cui ci ha fatto capire questo amore ci offre i migliori paragoni e i simboli umani per penetrare il mistero dell'amore che viene da Dio.
In verità già l'Antico Testamento spiega l'amore di Dio mediante i simboli dell'amore umano. Lo paragona all'amore materno (Geremia), all'amicizia (Abramo), alle nozze (Cantico dei Cantici), al fidanzamento (Isaia).
Gesù, da parte sua, nella sua esperienza dell'amore e nei simboli con cui vuole farcelo capire, privilegia l'amore d'amicizia. Così dice ai suoi discepoli: «Vi ho chiamato amici... Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici... » (Gv 15,12-16). Per Gesù l'amore più grande è l'amore d'amicizia.
Avrebbe potuto egli scegliere un altro simbolo altrettanto significativo, come le nozze o l'amore materno? Forse; anche se, ancora una volta, l'analogia con l'amore umano ci aiuta a comprendere la scelta di Gesù. L'esperienza umana insegna infatti che l'amicizia è una componente necessaria di tutte le altre forme d'amore, se esse devono perdurare nel tempo. Il fidanzamento e il matrimonio, senza amicizia, durano finché dura l'innamoramento, il quale, sebbene sia in se stesso più intenso e totale dell'amicizia, non ne ha la durata e la stabilità. Matrimoni senza amicizia, amore di genitori, figli o fratelli senza amicizia, s'indeboliscono a poco a poco con il tempo e con le prove della vita.
Se non è mossa dalla passione o dai vincoli di sangue, l'amicizia ha maggiori possibilità di esprimere la libertà dell'amore, libertà necessaria perché esso giunga alla sua maturità. In qualsiasi tipo d'amore la fedeltà diventa matura quando è libera, e questa libertà si ha nella misura in cui quell'amore si è integrato con l'amicizia.
L'amicizia è l'unica esperienza d'amore universale, quella che ognuno può provare; e per questo come simbolo è ugualmente significativo per tutti. I celibi non avranno mai esperienza d'amore paterno o materno; gli orfani non proveranno mai l'amore filiale; i figli unici non conosceranno l'amore fraterno; molti uomini e donne, per vocazione o per le circostanze, non conoscono né il fidanzamento né il matrimonio (Cristo stesso non ne ha avuto esperienza). Invece, qualsiasi persona può conoscere l'amicizia, come anche Gesù Cristo la conobbe. La vocazione all'amore d'amicizia è universale, come lo è l'amore che Dio offre in Gesù.

L'amicizia di Dio. Il cristianesimo come amicizia, [Cinisello B.], Ed. Paoline, [1990] 2 ed.  p. 9 - 10

Segundo Galilea (1928 - 2010), prete cattolico, teologo e scrittore cileno

martedì 14 giugno 2016

Perchè andare in Chiesa?

Un cristiano "praticante" scrisse una lettera al redattore di un giornale e lamentandosi del fatto che non aveva senso andare in Chiesa ogni domenica. “Io ci vado da 30 anni”, scrisse, “e in tutto questo tempo ho sentito qualcosa come 3.000 prediche. Ma per la mia vita, non posso ricordarmene nemmeno una sola di loro. Così penso che stia sprecando il mio tempo e i preti sprechino il loro predicando sermoni a tutti!”. Questo diede inizio a una vera e propria controversia nelle "Lettere al Direttore", con molta gioia del redattore. Seguì per settimane fino a che qualcuno scrisse questa replica:
“Io sono sposato da 30 anni. In tutto questo tempo mia moglie ha cucinato 32.000 pasti. Ma per la mia vita, non posso richiamare alla memoria il menu intero di uno solo di quei pasti. Ma so questo: tutti mi hanno nutrito e mi dato la forza di cui ho avuto bisogno per fare il mio lavoro. Se mia moglie non mi avesse dato quei pasti, sarei fisicamente morto oggi. Similmente, se non fossi andato in chiesa per nutrirmi, sarei spiritualmente morto oggi! Quando tu sei giù per un nulla... Dio è su per un qualche cosa!”
La fede vede l'invisibile, crede l'incredibile e riceve l'impossibile! Grazie a Dio per nostro nutrimento fisico e spirituale!

“Chi si crede cristiano perché va a messa sbaglia. Uno non diventa un'automobile solo stando in parcheggio.” (Albert Schweitzer, 1875 – 1965)

venerdì 13 settembre 2013

"Noi portiamo l'amore..."



– So che ci sono degli ostacoli [ – disse Vinicio – ], ma io l'amo come i miei occhi, e quantunque io non sia ancora un cristiano, io non sono nè un vostro nemico, nè un nemico di Cristo. Voglio essere sincero, perchè abbiate fiducia di me. In questo momento si tratta della mia vita, nondimeno vi dirò la verità. Un altro potrebbe dire: battezzatemi; io dico illuminatemi. Io credo che Cristo sia risorto perchè lo dicono le persone che amano la verità e che lo videro dopo la morte. Credo, perchè ho visto io stesso che la vostra religione insegna la virtù, la giustizia e la misericordia, e non i delitti di cui vi si accusa.
Non so molto della vostra dottrina: quello che so l'ho imparato un po' da voi, un po' da quello che fate, un po' da Licia e un po' dai discorsi che ho fatto con voi. A ogni modo vi ripeto che ha prodotto in me qualche cambiamento. Prima facevo ubbidire i miei schiavi con una mano di ferro; ora non posso; ignoravo la pietà, ora la conosco. Mi abbandonavo ai piaceri, e invece l'altra notte sono fuggito dallo stagno di Agrippa perchè mi mancava il respiro dal disgusto; prima credevo al trionfo della forza, ora l'ho abbandonata. Sappiate che non mi riconosco più. Sono stomacato dei banchetti, del vino, delle canzoni, delle cetre, dei serti, della corte di Cesare, dei corpi nudi e di ogni delitto. E quando penso che Licia è pura come la neve alla sommità delle montagne, l'amo sempre di più; e quando penso ch'ella è così per la vostra religione, io amo e desidero anche questa. Ma siccome io non la conosco e non so se potrò vivere e conformarmi ai suoi precetti, nè se la mia natura potrà sopportarla, così io sono in lotta tra l'incertezza e la tortura, come se fossi in prigione.
La sua fronte si corrugò dall'angoscia e le sue guance si colorirono come da una fiammata; dopo riprese a parlare con crescente rapidità e maggiore emozione: 
– Come vedete, io sono torturato dall'amore e dall'incertezza. Gli uomini mi dicono che nella vostra religione non ci sia posto per la vita, per la gioia umana, per la felicità, per la legge, per l'ordine, per il potere supremo, per l'impero romano. È vero? Mi si dice che voi siete dei pazzi; ditemi voialtri che cosa recate. È peccato amare, è peccato godere, è peccato aspirare alla felicità? Siete voi nemici della vita? È necessario che un cristiano sia povero? Devo rinunciare a Licia? Qual è la verità? Le vostre azioni e le vostre parole sono trasparenti come l'acqua; ma che c'è sotto l'acqua? Vedete che io sono sincero. Disperdete le tenebre. Mi si dice pure che la Grecia ha creato la bellezza e la sapienza e che Roma ha creato la forza; ma i cristiani che cosa recano? Ditemi, allora, che cosa recate?
Se v'è la luce dietro le vostre porte, apritele.
– Noi rechiamo l'amore, disse Pietro.
E Paolo di Tarso aggiunse:
– Se io parlassi colle lingue degli uomini e degli angeli senza amore, la mia voce suonerebbe di rame […].
Vinicio si alzò colla faccia radiosa e incominciò:
– Vedo che la felicità può essere tra voi, perchè mi sento felice, e credo che possiate convincermi delle altre cose allo stesso modo […].

A chi non deve essere cara la propria felicità? [ – disse Vinicio a Licia – ] Ah! io ho assistito alla conversazione tra Paolo e Petronio. Sai tu che cosa ah, abbia finito per dire Petronio? «Ciò non fa per me», ma non seppe dire altro.
– Ripetimi le parole di Paolo, disse Licia.
– La conversazione ebbe luogo a casa mia, […] di sera. Petronio incominciò a parlare colla solita celia gaia. Paolo gli disse: «Come mai tu, o saggio Petronio, puoi negare che Cristo sia esistito e sia risorto, dal momento che tu non eri al mondo a quel tempo, e dal momento che Pietro e Giovanni lo hanno veduto e io stesso l'ho veduto sulla strada di Damasco? Provaci, prima di tutto, colla tua sapienza, che noi siamo bugiardi e poi nega la nostra testimonianza.» Petronio rispose ch'egli non aveva idea di negare, visto che avvenivano molte cose incomprensibili, affermate da persone degne di fede. Ma la scoperta, aggiunse, di un altro dio straniero è una cosa diversa dall'accettare la sua dottrina. «Non ho punto voglia di imparare cosa che può deformare la vita e sciupare la sua bellezza. Non importa se i nostri dèi siano veri o falsi; essi sono belli, il loro impero ci è piacevole e noi viviamo senza preoccupazioni.» 
– «Tu sei preparato a respingere la religione dell'amore, della giustizia e della misericordia, disse Paolo, per paura delle preoccupazioni; ma pensa, Petronio, la tua vita è proprio veramente libera da ogni preoccupazione? Guarda, nè tu nè alcuno dei più ricchi e più potenti, sa, quando va a letto, se si sveglierà con una sentenza di morte. Dimmi, Petronio, non è vero che se Cesare appartenesse a questa religione dell'amore e della giustizia, anche la tua felicità sarebbe più sicura? Tu temi per i tuoi piaceri, ma la tua vita non sarebbe più lieta? In quanto agli ornamenti e alla bellezza della vita, se voi avete innalzato tanti splendidi templi e statue alle divinità maligne, vendicatrici, adultere e infedeli, che cosa non farete in onore di un Dio buono e misericordioso?
Tu sei soddisfatto della tua sorte perchè sei ricco e vivi nell'opulenza; ma benchè nato da una grande famiglia, ti poteva ben capitare di essere povero e abbandonato da tutti, e allora sarebbe stato meglio per te che la gente fosse stata cristiana. Genitori ricchi di Roma, che non amano affaticarsi intorno ai loro figli, li cacciano spesso da casa; questi fanciulli sono chiamati alunni. Il caso avrebbe potuto fare di te uno di loro. Ma questo, non potrebbe avvenire se i parenti fossero della nostra religione.
Se tu, adulto, avessi sposata una donna che tu amavi, saresti stato desideroso di sapertela fedele per tutta la vita. Guarda che cosa avviene intorno a voi; quale viltà, quale vergogna, quale traffico della fedeltà delle mogli! Sì, voi stessi vi meravigliate se vi trovate dinanzi a una donna che chiamate univira cioè di un solo marito. Ma io ti dico che le donne che portano Cristo nel cuore non violeranno mai la fede giurata ai loro mariti, come i mariti cristiani rimarranno sempre fedeli alle loro mogli. Voi non siete sicuri nè dei vostri regnanti, nè dei vostri padri, nè delle vostre consorti, nè dei vostri figli, nè dei vostri servi. Tutti tremano dinanzi a voi, e voi tremate dinanzi i vostri schiavi, perchè sapete che possono rivoltarsi a ogni momento contro la vostra oppressione, come è avvenuto più di una volta. Benchè ricco, tu non sei sicuro che non ti giunga domani l'ordine di rinunciare alle tue ricchezze; tu sei giovine, ma domani ti si può ingiungere di morire. Tu ami, e ti aspetta il tradimento; tu sei innamorato delle ville e delle statue, ma domani un ordine ti può lanciare nei luoghi desolati della Pandataria; tu hai migliaia di domestici, ma domani tutti questi servi possono lasciarti dissanguare. Se tutto questo è vero, come puoi tu essere tranquillo e felice, come puoi tu abbandonarti ai piaceri? Ma io proclamo l'amore, proclamo la religione che ingiunge ai Cesari di amare i loro sudditi, ai padroni i loro schiavi, agli schiavi di servire con amor e di essere buoni e misericordiosi, l'amore che promette per ultimo una felicità interminabile come un mare senza fine.
Come dunque, Petronio, puoi tu dire che quella religione distrugge la vita, se invece la corregge e se tu saresti cento volte più felice e più sicuro s'essa dominasse tutto il mondo, come la signoria di Roma?»
«Così parlò Paolo. Petronio rispose: «Ciò non fa per me. Fingendosi sonnolento, se ne andò, e andandosene, aggiunse: Preferisco la mia Eunice, o piccolo ebreo, ma non mi piacerebbe di discutere con te ...»
Quo vadis?, ed. digitale www.liberliber.it, p. 143 - 144; 160 - 161
  
Henryk Sienkiewicz (1846 – 1916) scrittore e giornalista polacco. Premio Nobel per la letteratura, nel 1905, per il libro "Quo vadis?" (1896)..

mercoledì 1 giugno 2011

Cristo non ha più mani...

Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe. Durante lo sgombero delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni.
«Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso», propose uno. 
Si misero tutti a frugare con pazienza fra le macerie. Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso. Con calma, due soldati tentarono di ricomporre il crocifisso frantumato. Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù.  Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare. Mancavano soltanto le mani. Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: “Ich habe keine anderen Hànde als deine”. Cioè: “Ora ho soltanto più le tue mani”.

Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.

Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini.

Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sè.

Cristo non ha più forze,
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sè.

Cristo non ha più vangeli,
che essi leggono ancora;

ma ciò che facciamo in parole e in opere
è l’evangelo che lo spirito sta scrivendo.

Il quinto evangelio, Milano 1975
Mario Pomilio (1921 - 1990), scrittore, giornalista e politico italiano

*) La poesia è attribuita anche a Raoul Follereau oppure a un anonimo fiammingo del XV secolo.



Oggi Cristo non ha un corpo in terra se non il tuo, 
non ha altre mani se non le tue, 
non altri piedi se non i tuoi. 
Tuoi sono gli occhi attraverso i quali 
Cristo guarda con compassione il mondo. 
Tuoi sono i piedi con i quali 
Lui può andare per il mondo per fare del bene. 
Tue sono le mani con le quali 
Lui può benedire la gente adesso.


Christ has no body now but yours;
no hands but yours;
no feet but yours.
Yours are the eyes through which Christ looks with compassion on the world.
Yours are the feet with which He walks to do good.
Yours are the hands with which He blesses all the world.


domenica 28 febbraio 2010

Il vero sacrificio

Il «vero sacrificio» è il sacrificio di Cristo, ma comprende anche tutti gli atti di virtù che i cristiani offrono: lode di Dio, umiltà di cuore, contrizione, beneficenza, che, animati dalla carità, ci uniscono veramente a Dio...

La città di Dio, X
Agostino di Ippona (354 – 430), Vescovo, Santo

giovedì 25 febbraio 2010

Una vita meravigliosa e incredibile!

I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano. 

Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. 

Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati. Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto. Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore. Quando fanno dei bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita. I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio. 

Insomma, per parlar chiaro, i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo. L’anima poi dimora nel corpo, ma non proviene da esso; ed anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo che si vede; anche i cristiani li vediamo abitare nel mondo, ma la loro pietà è invisibile. La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri. 

L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo. L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste. L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che a loro non è permesso abbandonare. 

Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.

Lettera a Diogneto, 5 - 6. 7,7-9

Anonimo del II sec.