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sabato 18 luglio 2026

Ti sto offrendo solo la verità

Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, nel mondo. Non sai bene di che si tratta ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando.

Neo: Di Matrix.

Morpheus: Ti interessa sapere di che si tratta? Che cos'è? Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?

Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è.

Morpheus: È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. Seguimi.

[...]

Neo: Questo non è reale...?

Morpheus: Che vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com'era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi. 

[Tutt'attorno si materializza la desertica superficie di quel che è rimasto del pianeta Terra] 

Benvenuto nella tua desertica nuova realtà. Abbiamo pochi bit, brandelli d'informazione. Ma quello che sappiamo per certo è che un bel giorno, all'inizio del XXI secolo, l'umanità intera si ritrovò unita all'insegna dei festeggiamenti. Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I.A.

Neo: I.A. "Vuol dire "intelligenza artificiale".

Morpheus: La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine. Ancora non sappiamo chi colpì per primo, se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi ad oscurare il cielo. A quell'epoca loro dipendevano dall'energia solare, e si pensò che forse non sarebbero riuscite a sopravvivere senza una fonte energetica abbondante come il sole. Nel corso della storia il genere umano è dipeso dalle macchine per sopravvivere. Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell'ironia. Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt, ed emette oltre sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l'energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati. A lungo non ci ho voluto credere, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida, raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l'evidenza della verità. Che cos'è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l'essere umano in questa. [mostra una batteria]

[Neo sanguina dopo una caduta all'interno della simulazione di salto in Struttura]

Neo: Credevo che non fosse reale.

Morpheus: La tua mente lo rende reale.


Dal film Matrix, regia di Andy e Larry Wachowski (1999)


martedì 2 dicembre 2025

Uomini, uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà...

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.

Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

martedì 23 settembre 2025

Non tacere la verità

La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell'odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell'odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.

Sermoni

Sant'Antonio da Padova

lunedì 27 gennaio 2025

Verità e libertà

Se mi chiedete qual è il sintomo più generale di questa anemia spirituale [dell’Europa], rispondo esattamente: l’indifferenza verso la verità e verso la menzogna.
Oggi, la propaganda dimostra quel che vuole, e la gente accetta più o meno quel che le viene proposto. Certo, questa indifferenza maschera piuttosto una fatica e quasi uno scoraggiamento della facoltà di giudizio. Ma la facoltà di giudizio non potrebbe esercitarsi senza un certo impegno interiore. Chi giudica si impegna. L’uomo moderno non si impegna più perché non ha più niente da impegnare [...]. 
L’uomo moderno è sempre capace di giudicare, perché è sempre capace di ragionare. Ma la sua facoltà di giudicare non funziona più, come un motore senza benzina. Al motore non manca alcun pezzo; però non c’è benzina nella riserva. Per molti questa indifferenza verso la verità e la menzogna è più comica che tragica. Ma io la trovo tragica. Essa implica una terribile disponibilità non soltanto dello spirito, ma di tutta la persona, anche della persona fisica. Chi è aperto indifferentemente alla verità e alla falsità è maturo per una tirannia. La passione per la verità va di pari passo con la passione per la libertà.

Rivoluzione e libertà, Borla Roma 1963

George Bernanos (1888 - 1948), scrittore francese      

venerdì 17 gennaio 2025

Non si deve mai venir meno alla verità

La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell'odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell'odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.

Sermoni

Antonio da Padova [ Fernando Martins de Bulhões ] (1195 – 1231), presbitero francescano portoghese, santo 


venerdì 8 dicembre 2023

Aforismi Televisione


La TV non è una finestra sul mondo, ma una diapositiva che hanno scelto di farti vedere. (Antonio Ricci)

Ciò che non si vede non esiste. (Baltasar Graciàn)

La televisione non è fatta per comunicare, è fatta per trasmettere gli ordini. (Jean Luc Godard) 

La meta che noi vogliamo additarvi è questa: che la TV non sia soltanto moralmente incensurabile, ma diventi altresì cristianamente educatrice. (Pio XII)

Riconosciamo pienamente il valore di questa luminosa conquista della scienza, essendo essa nuova manifestazione delle mirabili grandezze di Dio... Del resto non è difficile rendersi conto degli innumerevoli vantaggi della TV, qualora essa, come ci ripromettiamo, sia messa a servizio dell'uomo per il suo perfezionamento. (Pio XII)

Non possiamo rimanere indifferenti di fronte al benefico influsso che la TV è in grado di esercitare sotto l'aspetto sociale, in relazione alla cultura, all'educazione popolare, all'insegnamento scolastico e alla vita stessa dei popoli, i quali mediante questo strumento, saranno certamente aiutati a meglio conoscersi e comprendersi ed elevarsi all'unione cordiale e a una maggiore reciproca collaborazione. (Pio XII)

Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto. Dico così perché anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi. (Karl R. Popper)

Un nuovo Hitler avrebbe, con la televisione, un potere infinito. (Karl R. Popper)

Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. Ora, è accaduto che questa televisione sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla. E così sarà se continueremo a consentirne l'abuso. (Karl R. Popper)

Chiunque sia collegato alla produzione televisiva deve avere una patente, una licenza, un brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con certi principi. (Karl R. Popper)

Di questo si dovranno rendere conto, volenti o nolenti, tutti coloro che sono coinvolti dal fare televisione: agiscono come educatori perché la televisione porta le sue immagini sia davanti ai bambini e ai giovani che agli adulti. Chi fa televisione deve sapere di aver parte nella educazione degli uni e degli altri. (Karl R. Popper, Una patente per fare tv, in Karl R. Popper, John Condry, Cattiva maestra televisione, a cura di Francesco Erbani, I libri di Reset, 1994)

La televisione porta la brutalità della guerra nel comfort del salotto. Il Vietnam è stato perduto nei salotti d’America, non sui campi di battaglia del Vietnam. (Marshall McLuhan)

domenica 19 febbraio 2023

Come nasce un'opinione generale

Ciò che così si chiama “opinione generale” è, a ben guardare, l’opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida.

Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch'essi l'opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. 

Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l'opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l'attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sé quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. 

A questo punto il consenso divenne un obbligo. D'ora in poi, i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare è solo chi è del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed è la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto più zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l'opinione diversa che egli professa, quanto l'audacia di voler giudicare da sé, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli. Insomma: a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti.

 L’arte di ottenere ragione

Arthur Schopenhauer (1788 - 1860), filosofo tedesco

martedì 20 dicembre 2022

L'asino e la tigre


L’asino disse alla tigre: “L’erba è blu”.
La tigre rispose: “No, l’erba è verde.”
La discussione si animò, così i due animali decisero di ricorrere al leone, il re della giungla.
Già prima di arrivare alla foresta, dove il leone era seduto sul suo trono, l’asino cominciò a gridare: “Vostra Altezza, non è vero che l’erba è verde.”
Il leone rispose: “Vero, l’erba è blu.”
L’asino continuò: “La tigre non è d’accordo con me e mi dà fastidio; per favore, puniscila”.
Il re allora dichiarò: “La tigre sarà punita con 4 anni di silenzio”.
L’asino saltò allegramente e proseguì contento il suo cammino, ripetendo: “L’erba è blu”.
La tigre accettò la punizione per 4 anni, ma prima chiese al leone: “Sua Maestà, perché mi ha punito? Dopo tutto, l’erba è verde”.
Il leone rispose: “In realtà, l’erba è verde”.
La tigre chiese: “Allora perché mi punisci?”
Il leone rispose: “Questo non ha nulla a che vedere con la domanda se l’erba è blu o verde.
La punizione è dovuta al fatto che non è possibile che una creatura coraggiosa e intelligente come te perda tempo a litigare con un asino, e soprattutto che venga a disturbare me con questa domanda”.


Mai perdere tempo in discussioni che non hanno senso.
Ci sono persone che non hanno la capacità di comprendere concetti semplici ed evidenti e altre che sono accecate dall’ego per cui l’unica cosa che desiderano è avere ragione.
La pace e la tranquillità valgono molto di più. 
Dunque, non perdete tempo a discutere con gli asini!

lunedì 5 dicembre 2022

Noi commerciamo illusioni


Perché io dico poveri noi? Perché voi, il pubblico, ed altri sessantadue milioni di Americani, ascoltate me in quest'istante. Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge giornali o riviste. Perché l'unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV. Attualmente, c'è da noi un'intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla TV. La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione!

La TV può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri. La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. [...] Perché questa società è ora nella mani della CCA, la Communication Corporation of America [...]. E quando una tra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui!

Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.

Quindi, se volete la verità andate da Dio, andate dal vostro guru. Andate dentro voi stessi, amici, perché quello è l'unico posto dove troverete mai la verità vera! Sapete, da noi non potrete mai ottenere la verità. Vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna: noi vi diremo che... che Nero Wolfe trova sempre l'assassino e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare! E per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete: guardate l'orologio, alla fine dell'ora l'eroe vince. Vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire!

Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero! Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede. Conoscete soltanto noi. Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui. Cominciate a credere che la TV è la realtà, e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice: vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino pensate come in TV! Questa è pazzia di massa! Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà. Noi siamo le illusioni.

Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora. Spegneteli immediatamente! Spegneteli e lasciateli spenti! Spegnete i televisori proprio a metà della frase che sto dicendo adesso, spegneteli subito!

Questa non è più una nazione di individui indipendenti, oramai. È una nazione composta da duecento e oltre milioni di esseri transistorizzati, deodorizzati, più bianchi del bianco, tutti profumati al limone: dei tutto inutili come esseri umani, e rimpiazzabili come pezzi di un'auto.

Peter Finch (Howard Beale) nel film "Quinto potere" (1976) diretto da Sidney Lumet




sabato 1 ottobre 2022

Come sono gli abitanti di questa città?


Un anziano trascorreva le giornate seduto accanto ad un pozzo.
Un giorno un giovane gli si avvicinò e gli chiese:
- Vengo da lontano. Come sono gli abitanti di questa città?
L’anziano rispose con un’altra domanda:
- Come erano gli abitanti della città dalla quale provieni?
- Erano egoisti, malvagi, invidiosi. Perciò me ne sono andato via.
- Purtroppo, anche gli abitanti di questa città hanno le stesse caratteristiche - rispose l’anziano.

Poco dopo arrivò un altro giovane e rivolse all’anziano la stessa domanda:
- Sto arrivando ora. Come sono gli abitanti di questa città?
L’anziano rispose nuovamente con una domanda:
- Come erano gli abitanti della tua città?
- Erano buoni, generosi, ottimi lavoratori. Avevo tanti amici e mi molto dispiaciuto lasciarli.
- Sei fortunato. Gli abitanti di questa città hanno le stesse caratteristiche -
gli rispose l’anziano.
 
Un uomo che aveva condotto i suoi animali al pozzo per farli bere ed aveva ascoltato la conversazione, quando il giovane si allontanò, disse all’anziano:
- Hai dato due risposte differenti alla stessa domanda. Come mai?
- Guarda -
rispose l’anziano - ciascuno porta l’universo nel suo cuore. Chi pensa di non aver incontrato niente di buono, non troverà il bene nemmeno qui.
Invece, chi aveva molti amici nell’ambiente di provenienza, anche qua troverà amici leali e fedeli.
Perchè ciascuno è quel che incontra in se stesso.
Noi incontriamo sempre ciò che speriamo di incontrare.
Tutto il buono e il bello della vita lo fai crescere dentro di te, devi farlo venir fuori e metterlo a disposizione degli altri. Sarai felice se saprai aiutare gli altri ad essere felici.

lunedì 15 agosto 2022

La vita umana non è altro che una commedia

Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto. (Alexandre Dumas)

La vita è teatro, ma non sono ammesse le prove.  (Anton Čechov, Il giardino dei ciliegi, 1904)

Sulla scena uno fa la parte del principe, un altro del consigliere e un terzo del servitore, o del soldato o del generale, eccetera. Queste distinzioni però sussistono soltanto all'esterno, e nell'intimo di tutti sta nascosta sempre la stessa cosa, come nucleo di un simile fenomeno, cioè un povero commediante, con i suoi tormenti e le sue miserie. Nella vita è lo stesso. Le differenze di posizione e di ricchezza forniscono a ciascuno la sua parte da rappresentare, ma a tutto ciò non corrisponde affatto una differenza intima di felicità e di benessere. (Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851)

Gli ultimi anni di vita sono come la fine di una festa in maschera, quando le maschere vengono tolte. (Cesare Pavese)

La vita non è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo. (Charlie Chaplin) 

Tutta la vita umana non è altro che una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico [...].

Se uno tentasse di togliere la maschera agli attori mentre stanno recitando un dramma, e mostrare agli spettatori la loro vera faccia, quella con cui sono nati, costui non porterebbe scompiglio in tutta la scena tanto di meritare di essere cacciato a sassate dal teatro come un forsennato? Apparirebbe infatti improvvisamente un nuovo volto delle cose: chi prima era donna sarebbe ora uomo, chi prima giovane ora vecchio, chi poco prima era un re ora apparirebbe come un poveraccio, chi prima era un dio ora si rivelerebbe un omettino da niente. Smascherare quell'illusione equivarrebbe a privare di senso tutto lo spettacolo. È proprio quella finzione e quell'inganno che tiene avvinti gli occhi degli spettatori. Ebbene, che altro è la vita umana se non tutta una commedia, nella quale tutti recitano la loro parte chi con una maschera chi con un'altra, finché a un tratto il capocomico non li faccia uscire di scena? A volte però il capocomico fa recitare allo stesso attore parti diverse, e così quello che poco prima faceva la parte di un re ammantato di porpora, ora è un piccolo schiavo coperto di stracci. Sono tutte finzioni, ma questa commedia non si può recitare altrimenti. (Erasmo da Rotterdam. Elogio della follia)

L’amore toglie le maschere di cui abbiamo paura di non poter fare a meno e in cui sappiamo di non poter vivere. (James Baldwin)

Il genere più importante di libertà è di essere ciò che si è davvero. Si baratta la propria libertà per un ruolo. Si barattano i propri sensi per un atto. Si svende la propria capacità di sentire, e in cambio si indossa una maschera. (Jim Morrison)

Il coraggio, per quanto grande sia, è una maschera della paura. (John Dryden)

Non dal volto si conosce l’uomo, ma dalla maschera. (Karen Blixen)

Quomodo fabula, sic vita: non quam diu, sed quam bene acta sit, refert. Come una commedia, così è la vita: non quanto è lunga, ma quanto bene è recitata, è ciò che importa. (Lucio Anneo Seneca)

C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando resti da solo, non rimane più niente. (Luigi Pirandello)

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. (Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila)

L’amore spesso indossa una maschera per testare la lealtà. (Minna Antrim)

Nessuno può mostrare troppo a lungo una faccia a sé stesso e un’altra alla gente senza finire col non sapere più quale sia quella vera. (Nathaniel Hawthorne)

Senza indossare nessuna maschera di cui siamo consapevoli, abbiamo un volto speciale per ogni amico. (Oliver Wendell Holmes)

L’anima nasce vecchia e diventa giovane: ecco la commedia della vita. Il corpo nasce giovane e diventa vecchio: ecco la tragedia della vita. (Oscar Wilde)

Un uomo non è del tutto se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità. (Oscar Wilde)

Una maschera ci dice di più di una faccia. (Oscar Wilde)

Indossiamo una maschera che sorride e mente, nasconde le nostre guance e ombreggia i nostri occhi. Questo debito paghiamo alla frode umana con cuori strappati e sanguinanti sorridiamo. (Paul Laurence Dunbar)

Ci sono molte persone nel mondo, ma ci sono ancora più volti, perché ognuno ne ha diversi. (Rainer Maria Rilke)

Non sai che a mezzanotte arriva il momento in cui tutti devono togliersi la maschera? Pensi che la vita si lasci sempre prendere in giro? Pensi di poter scappare via poco prima di mezzanotte per sfuggire a questo? (Soren Kierkegaard)

La virtù ha un velo, un vizio una maschera. (Victor Hugo)

Andiamo, e inganniamo la gente con il più gaio aspetto: un viso falso deve nascondere ciò che il falso cuore conosce. (William Shakespeare, Macbeth, I,VII)

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte. (William Shakespeare, Il mercante di Venezia)

A carnevale, gli uomini mettono sulla propria maschera un volto di cartone. (Xavier Forneret)


mercoledì 29 luglio 2020

Il mondo appare diverso da quassù


«Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi.
Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.
Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo: ci dovete provare.
Ecco: quando leggete, non considerate soltanto l’autore.
Considerate quello che voi pensate.
Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce.
Più tardi cominciate a farlo, più alto è il rischio di non trovarla affatto!
Thoreau dice: "Molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! Osate cambiare, cercate nuove strade».

Prof. John Keating (Robin Williams) nel film “L'attimo fuggente” (1989) di Peter Weir 

lunedì 20 gennaio 2020

Toglietemi Cristo, non mi resterà alcun bene


Non bisogna desiderare nient'altro che la gioia della verità, che è Cristo, null'altro si deve fuggire che la sua assenza, che è la sola ed unica causa di ogni tristezza eterna. Toglietemi Cristo, non mi resterà alcun bene, nessun tormento potrà terrificarmi; perchè ecco il tormento di ogni creatura razionale, la privazione e l'assenza di Cristo. Questo e nient'altro, almeno a mio parere...

Expositiones super ierarchiam celestem Sancti Dionysii, V 37

Giovanni Scoto Eriugena (810 ca. – 877), monaco cristiano, teologo, filosofo e traduttore irlandese

giovedì 4 luglio 2019

La menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti

Ho provato sulla mia pelle la dolorosa esperienza dell’assassinio attraverso il chiacchiericcio, la calunnia e la pubblica umiliazione e ho imparato che quando una persona ha deciso di distruggerti, non le mancheranno le parole, la cattiveria e l’ipocrisia; la menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti, prove e verità sulla sabbia. Quando tale è il comportamento degli uomini di Chiesa, e dei vescovi in particolare, il dolore è anche più profondo. Ma… dobbiamo restare calmi e in silenzio, chiedendo che la grazia non ceda mai al rancore, all'odio e alla sensazione dell’impotenza. Restiamo saldi nel nostro amore per Dio e per la sua Chiesa, nell'umiltà.
La forza del silenzio
Robert Sarah, cardinale e arcivescovo cattolico guineano

giovedì 31 gennaio 2019

Ciò che vediamo intorno è il riflesso di ciò che siamo


Due cani, in momenti diversi, entrarono nella stessa stanza.
Uno ne uscì scodinzolando, l’altro ne uscì ringhiando.
Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprire cosa rendesse uno felice e l’altro così infuriato.
Con grande sorpresa scoprì che la stanza era piena di specchi: il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentre il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro.

Quello che vediamo nel mondo intorno a noi non è altro che un riflesso di ciò che siamo. Tutto ciò che siamo è un riflesso di quello che abbiamo pensato. 
La mente è tutto. 
Quello che pensiamo diventiamo.

giovedì 14 giugno 2018

La menzogna camuffata e la nuda verità


La leggenda vuole che un giorno la verità e la menzogna si siano incrociate.

- Buongiorno. Disse la menzogna.
- Buongiorno. Rispose la verità.
- Bella giornata. Disse la menzogna.
Quindi la verità si sporse per vedere se era vero. Lo era.
- Bella giornata. Disse allora la verità.
- Il lago è ancora più bello. Rispose la menzogna.
La verità guardò verso il lago e vide che la menzogna diceva il vero e annuì.
La menzogna disse:
- L'acqua è ancora più bella. Nuotiamo.
La verità sfiorò l'acqua con le dita ed era davvero bella e si fidò della menzogna.
Entrambe si spogliarono e nuotarono tranquille.
Qualche tempo dopo la menzogna uscì, si vestì con gli abiti della verità e se ne andò.
La verità, incapace di vestire i panni della menzogna, cominciò a camminare senza vestiti e tutti erano inorriditi nel vederla così.

Questo è il modo in cui ancora oggi le persone preferiscono accettare la menzogna camuffata come verità e non la nuda verità.

"La verità che esce dal pozzo", dipinto di Jean-Léon Gerôme 

lunedì 5 febbraio 2018

Una falsa carità


Esiste una falsa carità, fatta d’indulgenza colpevole, di debolezza, come la dolcezza riprovevole di quelli che non urtano alcuno perché hanno paura di tutti. V’è anche una pretesa carità, fatta di sentimentalismo umanitario che cerca di farsi approvare da quella vera, e che spesso contamina con il suo contatto.
Uno dei principali conflitti dell’ora presente è quello che sorge tra la vera e la falsa carità. Questa fa pensare ai falsi messia di cui parla il Vangelo; essi sono assai più pericolosi quando si occultano che quando si levano la maschera e si fanno conoscere per veri nemici della Chiesa. Optimi corruptio pessima, la peggiore corruzione è quella che intacca in noi ciò che v’è di migliore, la più elevata delle virtù teologiche. Il bene apparente che attira il peccatore è difatti tento più pericoloso quanto più è elevato il bene di cui è un simulacro. Tale è l’ideale dei pancristiani i quali cercano l’unione delle chiese a detrimento della fede che una tale unione suppone.
Se dunque per stoltezza o per viltà più o meno cosciente, quelli che dovrebbero rappresentare la vera carità approvano qua e là quello che contiene la falsa, ne può risultare un male incalcolabile, più grande talvolta di quello che farebbero dei persecutori dichiarati, coi quali è manifesto che non possiamo più avere niente in comune.

Le tre età della vita interiore, Torino 1949, I, p. 180

Réginald Garrigou-Lagrange (1877 – 1964), teologo domenicano francese

sabato 13 gennaio 2018

Quel nemico subdolo che non ti percuote ma ti accarezza il ventre


Ora invece noi combattiamo contro un persecutore ingannevole, un nemico che lusinga, [l'imperatore] Costanzo l'anticristo: egli non percuote il dorso ma accarezza il ventre, non ci confisca i beni per la vita ma ci arricchisce per la morte, non ci sospinge col carcere verso la libertà ma ci riempie di incarichi nella sua reggia per la servitù, non spossa i nostri fianchi ma si impadronisce del cuore, non taglia la testa con la spada ma uccide l'anima con l'oro, non minaccia di bruciare pubblicamente, ma accende la geenna privatamente. Non combatte per non essere vinto ma lusinga per dominare, confessa il Cristo per rinnegarlo, favorisce l'unità per impedire la pace, reprime le eresie per sopprimere i cristiani, carica di onori i sacerdoti perché non ci siano più vescovi, costruisce le chiese per distruggere la fede. Ti porta in giro a parole, con la bocca, ma fa di tutto perché non si creda che tu sei Dio, come il Padre.

Contro l'imperatore Costanzo, a cura di Luigi Longobardo, Roma, Ed. Città nuova, 1997, p. 48 - 49.

Ilario di Poitiers (310ca.‒ 367), santo, vescovo e dottore della Chiesa


Ilario, vescovo della Chiesa di Cristo, si è sempre professato suddito fedele dell’imperatore, ma quando Costanzo fa dell’Arianesimo (che considerava Gesù, figlio di Dio, ma in quanto creatura sia pure la più eccellente di tutte e la più vicina alla divinità) la dottrina ufficiale dell’Impero e il riconoscimento dell’eresia diventa definitivo, senza esitare scrive il libro Contro l’imperatore Costanzo: una testimonianza della sua statura morale e della fedeltà all'autentica professione di fede espressa nel credo di Nicea (325), ma anche la messa in evidenza di una questione di fondo destinata a rinascere inevitabilmente in seguito: il problema della libertà e della autonomia dei cristiani nell'interpretazione della verità e nella proclamazione del Vangelo al mondo. Ilario parla della persecuzione subdola di Costanzo, che gli costerà l’esilio, e per questo rimpiange di non essere vissuto ai tempi di Nerone e di Decio in cui i cristiani venivano sì perseguitati ma in un modo dichiarato ed aperto. Qualche decennio dopo, Sant'Agostino dirà che i nuovi persecutori “…non impellunt corpora christianorum, sed lacerant animas christianorum” (En. in ps. 69, 2) “…non seviziano più i corpi dei cristiani, ma lacerano le loro anime”: un monito sempre attuale a stare in guardia contro i “nemici di Cristo e dell’uomo” che, in modo spesso subdolo e occulto, “…non percuotono più il dorso ma accarezzano il ventre”.
F.P.

venerdì 30 giugno 2017

Ciascun dal proprio cuor l'altrui misura

«Ciascun dal proprio cuor l'altrui misura» (Proverbio italiano)

«E però che con quella misura che l’uomo misura se medesimo, misura le sue cose,
che sono quasi parte di se medesimo,
aviene che al magnanimo le sue cose sempre paiono migliori che non sono, e l’altrui men buone;
lo pusillanimo sempre le sue cose crede valere poco, e l’altrui assai.
(Dante Alighieri, Convivio, Trattato primo, XI)

«Perché l’altrui misura
ciascun dal proprio core»

(Pietro Metastasio, Issipile, atto I, scena VI)

«Rodope, a Learco:
Perché l’altrui misura
ciascun dal proprio core,
confonde il nostro errore
la colpa e la virtù.

Se credi tu con pena
pietà nel petto mio,
credo con pena anch’io
che un traditor sei tu».

Podle sebe soudím tebe
[letteralmente: secondo me, ovvero secondo quello che sono, giudico te].
(Proverbio popolare ceco) 

«Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive».
(Gesù, Vangelo di Matteo 12,33-35)

«Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati;
non condannate e non sarete condannati;
perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo,
perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
(Gesù, Vangelo di Luca 6, 36 - 38)

venerdì 3 febbraio 2017

Libertà è dire che due più due fa quattro

Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l'evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell'esperienza, ma l'esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l'eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l'aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo? […] Il Partito vi diceva che non dovevate credere né ai vostri occhi né alle vostre orecchie. Era, questa, l'ingiunzione essenziale e definitiva. Winston si sentì assalire dallo sconforto al pensiero dell'enorme potere dispiegato contro di lui, alla facilità con cui un qualsiasi intellettuale del Partito avrebbe demolito le sue tesi in un eventuale dibattito, le sottigliezze argomentative che lui non sarebbe neanche riuscito a capire, figuriamoci a contrastare. Eppure era lui a essere nel giusto! Lui aveva ragione e loro avevano torto. Bisognava difendere tutto ciò che era ovvio, sciocco e vero. I truismi sono veri, era una cosa da tenere per fermo! Il mondo reale esiste e le sue leggi sono immutabili. Le pietre sono dure, l'acqua è bagnata e gli oggetti lasciati senza sostegno cadono verso il centro della Terra. Con […] la convinzione di formulare un importante assioma, scrisse: «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente».
1984
George Orwell