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domenica 18 ottobre 2026

Giustizia e pace si baceranno

Non c’è nessuno che rifugga dal volere la pace, mentre al contrario non tutti sono disposti a praticare la giustizia. […] Esegui però le opere di giustizia: tenendo presente che giustizia e pace si baciano, non sono in discordia (Cf Sal 85,11b). Perché vuoi tu porti in contrasto con la giustizia? Eccoti, ad esempio, la giustizia che ti dice di non rubare, ma tu non le dai retta; di non commettere adulterio, e fai il sordo; di non fare agli altri ciò che a te non piacerebbe subire; di non dire, nei riguardi del prossimo, le cose che non vorresti fossero dette sul tuo conto. […] Vuoi dunque conseguire la pace? Pratica la giustizia!

Enarrationes in Psalmos, 84, 12: CCSL 39

Sant'Agostino di Ippona 

lunedì 30 marzo 2026

Ai mercanti della morte

Il 8 marzo 2026, l'arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha pubblicato un testo rivolto a chi trae profitto dalla produzione e vendita di armi, definendoli "mercanti della morte" e denunciando il cinismo con cui si guadagna sulla sofferenza umana, in particolare dei civili, dei bambini e delle madri coinvolti nei conflitti. 

Ai mercanti della morte,
a voi che fate affari con il sangue degli uomini,
a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli,
a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo,
rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita.
 
Vi scrivo da questa terra che trema.
Trema sotto i passi dei poveri,
sotto il pianto dei bambini,
sotto il silenzio degli innocenti,
sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo.
 
Vi scrivo mentre il mondo sembra aver imparato di nuovo il linguaggio di Caino.
Quel linguaggio antico e terribile che domanda:
“Sono forse io il custode di mio fratello?”
E invece sì, lo siamo.
Lo siamo tutti.
E voi, più di altri, perché avete scelto non soltanto di voltare lo sguardo, ma di trarre guadagno dalla ferita del fratello.

Ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi.
Notti lunghe, dove il cielo non consola e la terra restituisce soltanto macerie.
Eppure proprio lì, nel cuore della notte, il Vangelo continua a ostinarsi.
Continua a dire che nessun uomo è nato per essere bersaglio.
Che nessun bambino ha il destino della polvere.
Che nessuna madre deve imparare a riconoscere il figlio da un brandello di stoffa.
Che la pace non è una debolezza da deridere, ma la forma più alta della forza.
 
Voi fate il contrario del pane.
Il pane si spezza per sfamare.
Le armi spezzano i corpi per affamare il futuro.
Il pane mette gli uomini a tavola.
Le armi scavano fosse, svuotano case, allungano tavole senza commensali.
Il pane ha il profumo delle mani.
Le armi hanno l’odore freddo dei bilanci.
 
E ditemi: come fate?
Come riuscite a dormire sapendo che dietro ogni contratto c’è una carne aperta?
Che dietro ogni firma c’è una scuola svuotata, un ospedale abbattuto, un volto cancellato?
Come fate a chiamare “mercato” ciò che, davanti a Dio, ha il nome più semplice e più terribile: peccato?
 
Non vi parlo da giudice.
Non ho tribunali da aprire.
Vi parlo da uomo e da pastore.
Da credente ferito dalla ferocia dei tempi.
Da vescovo che sente nelle viscere il grido di Cristo ancora crocifisso nei popoli umiliati, nelle città devastate, nei corpi senza nome che il mare restituisce e la guerra nasconde.
 
Perché il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe.
Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore.
Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli.
Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore.
 
E voi, mercanti della morte, continuate a passare sotto quella croce 
come passarono un giorno i soldati, spartendovi le vesti del condannato.
Solo che oggi non tirate a sorte una tunica:
tirate a sorte interi popoli.
Scommettete sulle frontiere, sui rancori, sulle escalation, sugli equilibri armati.
E intanto chiamate pace la paura, chiamate ordine il dominio, 
chiamate sicurezza la minaccia permanente.
 
Ma non c’è sicurezza dove si semina morte.
Non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto.
Non c’è giustizia se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti.
E non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile.
 
Il Vangelo, invece, non tratta.
Il Vangelo non benedice le industrie della distruzione.
Il Vangelo non si abitua ai morti.
Il Vangelo non sopporta che il dolore diventi statistica e che i massacri si consumino dentro il commento stanco di un notiziario.
 
Il Vangelo mette un bambino al centro.
Sempre.
E quando un bambino è al centro, tutte le vostre ragioni crollano.
Crollano le dottrine militari, le alleanze opportunistiche, le giustificazioni geopolitiche, i linguaggi tecnici con cui nascondete la vergogna.
Perché davanti a un bambino ucciso non esiste più destra o sinistra, oriente o occidente, amico o nemico:
esiste solo l’abisso.
 
Io vi chiedo, allora, non solo di fermarvi.
Vi chiedo di convertirvi.
Sì, convertirvi.
Parola antica, parola scandalosa, parola necessaria.
Convertirsi significa smettere di pensare che tutto abbia un prezzo.
Significa riconoscere che la vita umana è sacra, o non sarà più umana.
Significa uscire dalla logica del profitto per entrare in quella della custodia.
Significa avere il coraggio, finalmente, di perdere denaro per salvare uomini.
 
Abbiate un sussulto.
Uno solo, ma vero.
Lasciate che vi raggiunga il pianto che avete tenuto fuori dalle vostre stanze.
Lasciate entrare il nome dei morti nei vostri consigli di amministrazione.
Lasciate che una madre vi venga a disturbare i conti.
Lasciate che il Vangelo vi rovini la quiete.
 
Perché non c’è pace senza disarmo del cuore,
e non c’è disarmo del cuore finché la mano resta aggrappata al profitto.
La guerra non comincia quando cade la prima bomba.
Comincia molto prima:
quando il fratello diventa un ostacolo,
quando il povero diventa irrilevante,
quando la compassione viene giudicata ingenua,
quando l’economia smette di servire la vita e decide di usarla.
 
Eppure io non vi scrivo per consegnarvi alla disperazione.
Vi scrivo perché persino per voi esiste una strada.
Dio non smette di bussare nemmeno alle porte più blindate.
Anche per voi c’è una possibilità di riscatto.
Anche per voi c’è un Venerdì Santo che può aprirsi alla Pasqua.
Ma dovete scendere.
Scendere dai piedistalli del potere, dai linguaggi che assolvono, dalle stanze dove la morte viene progettata senza odore e senza volto.
Dovete tornare uomini.
Prima che dirigenti, azionisti, strateghi, intermediari: uomini.
Uomini capaci di vergogna, e quindi di verità.
 
Io sogno il giorno in cui le vostre fabbriche cambieranno vocazione.
In cui il ferro non diventerà proiettile ma aratro,
in cui l’ingegno non servirà a perfezionare l’offesa ma a custodire la vita,
in cui i capitali saranno spesi per curare, istruire, ricostruire, accogliere.
Sogno il giorno in cui la parola “profitto” non farà più rima con “funerale”.
 
E so che qualcuno sorriderà, chiamando tutto questo ingenuità.
Ma l’unica vera ingenuità, oggi, è credere che la guerra salvi.
L’unica vera follia è pensare che si possa continuare a incendiare il mondo senza bruciare con esso.
L’unico realismo possibile, ormai, è la pace.
 
Per questo vi affido una domanda che non vi lascerà in pace, spero:
quanto sangue vi basta?
Quanto dolore deve ancora attraversare la storia perché comprendiate che state trafficando non con merci, ma con figli, con madri, con volti, con carne amata da Dio?
 
Fermatevi.
Prima che sia troppo tardi per i popoli.
Prima che sia troppo tardi per voi.
Fermatevi, e ascoltate il Vangelo della pace, che non urla ma insiste, che non schiaccia ma converte, che non umilia ma chiama per nome.
Ascoltate Cristo, disarmato e vero, che continua a dire:
“Beati gli operatori di pace.”
 
Non i calcolatori di guerra.
Non i garanti dell’equilibrio armato.
Non i venditori di paura.
Gli operatori di pace.
Il mondo ha bisogno di mani che rialzino, non di mani che armino.
Ha bisogno di coscienze sveglie, non di profitti ciechi.
Ha bisogno di profeti, non di mercanti.
 
E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo.
Non per ideologia, ma per fedeltà.
Non per ingenuità, ma per obbedienza a Cristo.
Non perché ignoriamo la complessità della storia, ma perché conosciamo il valore infinito di ogni vita.
 
A voi, mercanti della morte, dico dunque l’ultima parola non come condanna, ma come supplica:
restituite il futuro.
Restituite il respiro.
Restituite i figli alle madri, i padri alle case, i sogni alla terra.
Restituitevi alla vostra umanità.
 
La pace vi giudicherà.
Ma, se lo vorrete, la pace potrà ancora salvarvi.
Con dolore, con speranza, con il Vangelo tra le mani.
 

Mons. Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli

martedì 2 dicembre 2025

Uomini, uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà...

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.

Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

giovedì 15 febbraio 2024

Quando il denaro diventa il fine ultimo

Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi eccetera, tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro che né i tarli né la polvere possono consumare, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. Tutto ciò che l’economia ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza.

Quando il denaro diventa il fine ultimo, tutti i beni che non sono di natura economica come l’intelligenza, la cultura, l’arte, la forza, la bellezza, l’amore, per l’avaro cessano di essere valori in sé, perché lo diventano limitatamente alla loro convertibilità in denaro, che, a questo punto si presenta agli occhi dell’avaro come la forma astratta di tutti i piaceri che tuttavia non vengono goduti.

Manoscritti economico-filosofici, 1844

Karl Marx (1818 – 1883), filosofo, economista, storico, sociologo, politologo, scienziato, scrittore,  giornalista e politico tedesco

lunedì 15 gennaio 2024

Aforismi Giustizia sociale

Non c'è speranza nell'uomo se non nell'amore che uccide l'odio, nella carità che uccide cupidigie, e rancori, e ingiustizie. I potenti rammentino che la felicità non nasce dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare. La morte è rimorso per chi non ha saputo aprirsi, in vita, alla compassione. (Fabrizio De André)

Chi non dà il superfluo, ruba al Signore. (San Giovanni Bosco)

Il superfluo dei ricchi dovrebbe servire al necessario dei poveri ma, proprio al contrario, il necessario dei poveri serve al superfluo dei ricchi. (Jean Domat)

È contro le leggi di natura che pochi uomini rigurgitino del superfluo mentre le moltitudini affamate mancano del necessario. (Jean Jacques Rousseau)

Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale. (Don Lorenzo Milani)

I ricchi hanno una quantità superflua di cose di cui non hanno bisogno, e che perciò sono trascurate e sciupate, mentre milioni di individui muoiono di fame per mancanza di sostentamento. Se ciascuno possedesse soltanto quello che gli occorre, nessuno sarebbe nel bisogno e tutti vivrebbero soddisfatti. Così come stanno le cose. I ricchi sono insoddisfatti non meno dei poveri. (Mahatma Gandhi)

Sconfiggere la povertà non è un atto di carità, è un atto di correttezza. (Nelson Mandela)

Anche le gambe di un grillo sfamano chi si vuol bene, ma per chi è egoista non basta un elefante. (Proverbio nigeriano)

È dell’inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi. (Victor Hugo)




Aforismi Giustizia sociale - Padri della Chiesa

Aiuta il tuo prossimo debole in ciò che tu puoi e meriterai di essere aiutato dall'Onnipotente in ciò che tu non puoi. (Agostino di Ippona)

Il superfluo dei ricchi è il necessario dei poveri: si possiede la cosa di altri quando si possiede il superfluo.  (Agostino di Ippona)

Il superfluo del ricco è il necessario del povero; e se il ricco lo tiene per sé, tiene la roba degli altri. (Agostino di Ippona)

Quando desideri fare elemosina e il pensiero ti mette in dubbio se non sia meglio il non farla, esamina il tuo pensiero e se ti accorgi che il dubbio nasce dall'avarizia, dà un po' di più di quanto avevi intenzione di dare. (Barsanofio di Gaza, Lettere ascetiche)

Il pane che a voi sopravanza è il pane dell'affamato; la tunica appesa al vostro armadio è la tunica di colui che è nudo; le scarpe che voi non portate sono le scarpe di chi è scalzo; il denaro che voi tenete nascosto è il denaro del povero; le opere di carità che voi non compite sono altrettante ingiustizie che voi commettete. (Basilio Magno, Omelia VI in Luca, XII, 18: PG XXXI, col. 275)

Se ciascuno si accontentasse del necessario e donasse ai poveri il superfluo, non vi sarebbero né ricchi né poveri.(Basilio Magno)

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri. Non onorare Cristo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre. Colui che ha detto: "Questo è il mio Corpo", ha detto anche: "Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare".  (San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo)

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Dopo averlo onorato in chiesa, non disprezzarlo quando è coperto di stracci fuori della porta della chiesa. Colui che ha detto "questo è il mio corpo" ha detto anche "questa è la mia fame". Che importa che la mensa del Signore scintilli di calici d'oro, mentre lui muore di fame? Che senso ha offrirgli porpora e oro, e rifiutargli un bicchiere d'acqua? Rendi bella la casa del Signore, ma non disprezzare il mendicante, perché il tempio di carne di questo fratello è più prezioso del tempio di pietre.  (San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo)

Dio accoglie anche i doni che fate alla Chiesa, ma gradisce assai di più quelli che fate ai poveri. (San Giovanni Crisostomo)

Niente può renderti imitatore di Cristo, come il prenderti cura del prossimo. Anche se tu digiunassi e dormissi per terra, ma poi non ti prendi cura del prossimo, tu non hai fatto niente di grande e resti lontano dal Modello. (San Giovanni Crisostomo)

Il corpo di Cristo è contenuto in vasi splendidi e preziosi e intanto le membra di Cristo rimangono nella miseria. (San Giovanni Crisostomo)


venerdì 14 luglio 2023

Remota iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?


Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l’aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell’ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell’impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta” (Cf Cicerone, De rep. 3, 14, 24.).

La Città di Dio, 4, 4 

Agostino di Ippona (354 – 430), vescovo, santo

venerdì 10 febbraio 2023

Il seme


Un uomo d'affari di successo stava invecchiando e sentiva che era ora di scegliere un successore per rilevare l'azienda.
Invece di scegliere uno dei suoi direttori o dei suoi figli, decise di fare qualcosa di diverso. Chiamò tutti i giovani dirigenti della sua azienda insieme e disse: “È ora che io mi dimetta e scelga il prossimo CEO. Ho deciso di scegliere uno di voi”. I giovani dirigenti erano scioccati, ma il capo continuò: “Oggi darò a ognuno di voi un seme - un seme molto speciale. Voglio che piantiate il seme, lo annaffiate e torniate qui tra un anno con quello che avete coltivato dal seme che vi ho dato. Poi giudicherò le piante che porterete e il proprietario di quella che sceglierò sarà il prossimo CEO”. 

Un uomo di nome Jim, era lì quel giorno e lui, come gli altri, ricevette un seme. Tornò a casa ed entusiasta, raccontò la storia a sua moglie. Lei lo aiutò a prendere un vaso, terra e concime e lui piantò il seme. Ogni giorno, annaffiava e guardava per vedere se era cresciuto. Dopo circa tre settimane, alcuni degli altri dirigenti iniziarono a parlare dei loro semi e delle piante che cominciavano a crescere.

Jim continuava a controllare i suoi semi, ma non vedeva crescere nulla.

Tre settimane, quattro settimane, cinque settimane passate, ancora niente...

Ormai altri parlavano delle loro piante, ma Jim non aveva una pianta e si sentiva un fallimento.

Passarono sei mesi – ancora niente nel vaso di Jim. Era convinto solo di aver fatto morire il suo seme. Tutti gli altri avevano arbusti e piante alte, ma lui non aveva niente... Jim non disse nulla ai suoi colleghi, però. Continuava ad annaffiare e fertilizzare il terreno: voleva così tanto che il seme crescesse!

Finalmente, passato un anno, tutti i giovani dirigenti dell'azienda portarono le loro creazioni al CEO per il controllo.

Jim disse a sua moglie che non avrebbe portato un vaso vuoto, ma lei lo incoraggiò a essere onesto su ciò che era successo. Jim sentiva male allo stomaco, sarebbe stato il momento più imbarazzante della sua vita, ma sapeva che sua moglie aveva ragione. Portò dunque il suo vaso vuoto nella sala riunioni. Quando Jim arrivò, rimase stupito dalla varietà di piante coltivate dagli altri dirigenti. Erano bellissime in tutte le forme e misure. Jim mise il suo vaso vuoto sul pavimento e molti suoi colleghi risero, ma alcuni erano dispiaciuti per lui.

Quando l'amministratore delegato arrivò, ispezionò la stanza e salutò i suoi giovani dirigenti.

Jim cercava di nascondersi un po' dietro. “Mio Dio, che belle piante e fiori avete coltivato – disse il CEO –  oggi uno di voi sarà nominato il prossimo CEO!”.

All'improvviso, l'amministratore delegato vide Jim sul retro della stanza con il suo vaso vuoto. Ordinò al direttore finanziario di avvicinarsi. Jim era terrorizzato. Pensò: “L'amministratore delegato sa che sono un fallimento! Forse mi farà licenziare!”.

Quando Jim è arrivò di fronte, l'amministratore delegato gli chiese cosa fosse successo al suo seme e Jim gli ha raccontò la storia

L'amministratore delegato chiese a tutti di sedersi tranne Jim. Guardò Jim e poi annunciò ai giovani dirigenti: “Ecco il tuo prossimo amministratore delegato!

Si chiama Jim! Jim non poteva crederci. “Jim che non riuscì nemmeno a coltivare il suo seme!? Come può essere il nuovo CEO?” ...dissero gli altri.

Poi l'amministratore delegato continuò: “Un anno fa, ho dato a tutti i presenti un seme. Vi ho detto di piantarlo, annaffiarlo e riportarmelo oggi. Ma io ho a dato tutti dei semi bolliti; erano morti; non era possibile che crescessero.
Tutti voi, tranne Jim, mi avete portato arbusti, piante e fiori. Quando avete scoperto che il seme non sarebbe cresciuto, l'avete sostituito con un altro seme. Jim è stato l'unico che, con coraggio e onestà, mi ha portato un vaso con dentro il mio seme., anche se non ha germinato. Pertanto, sarà lui il nuovo amministratore delegato!”.

*   *  *

Se pianti onestà, raccoglierai fiducia.
Se pianti bontà, raccoglierai amici.
Se pianti umiltà, raccoglierai grandezza.
Se pianti perseveranza, raccoglierai soddisfazione.
Se pianti considerazione, raccoglierai prospettiva.
Se pianti duro lavoro, otterrai successo.
Se pianti il perdono, raccoglierai la riconciliazione.

Quindi, stai attento a cosa pianti ora; determinerà ciò che raccoglierai dopo.
Qualsiasi cosa tu dia alla vita, la vita te lo restituirà.

venerdì 12 luglio 2019

Senza valori e principi non rimane nulla


Un giorno chiesero il grande matematico persiano Al Khwarizmi (780 ca. – 850 ca.) come potesse essere definito il valore di un essere umano.
Egli rispose:
"Se ha etica, allora il suo valore è 1.
Se in più è intelligente aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10.
Se è ricco aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100.
Se, oltre ciò, è una bella persona, aggiungete ancora un altro zero e il suo valore sarà 1000.
Però se perde l'1, che corrisponde all'etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri".

È molto semplice: senza valori etici e solidi principi non rimane nulla. Si è solamente delinquenti, corrotti e cattive persone.

lunedì 10 luglio 2017

La politica distrutta dall'avidità

Secondo il mito di Prometeo nel Protagora di Platone, Zeus viene in soccorso dell'umanità, inviando Ermes a portare tra gli uomini rispetto e diritto, affinchè sia possibile una vita politica in comune, e disponendo che tali beni siano distribuiti non come le competenze tecniche (le quali sono state assegnate in modo che ogni arte sia esercitata da pochi a favore di tutti), ma in modo che tutti ne siano partecipi, giacché senza sentimento del giusto e rispetto dell'autorità nessuna città può sussistere. Ma il giudicare e il progettare razionalmente, senza i quali non sono possibili né il lavoro umano né la vita umana in comunità, sono minacciati dal pericolo di essere posti al servizio della propria avidità, facendo così svanire l'autorità delle leggi morali.
Cf Protagora 322a - 322c

Platone (428 - 348 a.C.)


martedì 5 luglio 2016

I tre setacci

Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

- Un momento, - rispose Socrate - prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

- I tre setacci?

- Ma sì, - continuò Socrate - prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

- No... ne ho solo sentito parlare...

- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

- Ah no! Al contrario

- Dunque, - continuò Socrate - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

- No, davvero.

- Allora, - concluse Socrate - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile: perché volevi dirmelo?

Se ciascuno di noi potesse meditare e metter in pratica questo piccolo test... forse il mondo sarebbe migliore.

"Quando manca la legna il fuoco si spegne, 
quando non c'è il maldicente cessano le contese!"
(Proverbi 26,20)

giovedì 7 agosto 2014

Aforismi Giustizia

Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? / Negata la giustizia, che cosa sarebbero gli stati se non grandi bande di ladri?" (Sant'Agostino, De civitate Dei, 4,4)
Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l'inerzia
dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. (Albert Einstein)

Come si sente un avvocato che la sera torna a casa e sa di aver fatto vincere una causa al suo cliente che aveva colpa? Che paese e che futuro consegna ai suoi figli, alle persone care, quell'avvocato? (Alexandre Cuissardes)

Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto; ma sul giusto di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello. (Charles Bowen)

Non si pesano sulla stessa bilancia le offese che si arrecano e quelle che si subiscono. (Esopo)

Chi vuol rimproverare gli altri, deve anzitutto viver bene lui e rigar dritto, e poi insegnare a far altrettanto. (Esopo)



Se sei nel giusto hai già la benedizione di Dio, se sei nell'errore la mia benedizione non servirà a niente. Se è la forza che determina il diritto, allora non c'è posto per l'amore in questo mondo.
Padre Gabriel (Jeremy Irons) dal film "Mission" di Roland Joffé

Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene. (Bibbia, Isaia 5,20)

Quando punti il dito per giudicare qualcuno, guarda la tua mano: altre tre dita sono puntate verso di te. (Proverbio cinese)

Gli uomini in universale giudicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a' pochi. Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei. (Niccolò Machiavelli)

L’ingiustizia in un luogo qualsiasi è una minaccia alla giustizia ovunque. Ci troviamo in una rete di reciprocità dalla quale non possiamo fuggire, legati in un unico destino. Quel che accade a qualcuno direttamente, colpisce tutti indirettamente.
Injustice anywhere is a threat to justice everywhere. We are caught in an inescapable network of mutuality, tied in a single garment of destiny. Whatever affects one directly, affects all indirectly. (Martin Luther King, Lettera dal carcere di Birmingham - Alabama, 16 Aprile 1963)

La giustizia può essere cieca; ma che olfatto! Riconosce le classi sociali a chilometri di distanza. (Millor Fernandes)

La vera integrità è fare la cosa giusta sapendo che nessuno si accorgerà se l'avrai fatta oppure no. (Oprah Winfrey)

È facile essere buoni. Difficile è essere giusti. (Victor Hugo)

Il vero giusto è colui che si sente sempre a metà colpevole dei misfatti di tutti. (Khalil Gibran)

Le leggi sono come le tele di ragno, in cui solo i deboli restano inviluppati, mentre i potenti le
spezzano e se ne liberano. (Anacarsi)

Il giusto è giusto, anche se tutti gli sono contrari; è lo sbagliato è sbagliato, anche se tutti sono per
esso. (William Penn)

lo amo la notte, perché di notte tutti i colori sono uguali ed io sono uguale agli altri. (Bob Marley)

mercoledì 6 agosto 2014

Uguaglianza ed equità


“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.”
(Lettere a una professoressa)

Don Lorenzo Milani  (1923 – 1967) presbitero, insegnante, scrittore ed educatore italiano