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giovedì 30 gennaio 2025

Benedizione nuziale

I

Fratelli e sorelle, invochiamo con fiducia il Signore, per ché effonda la sua grazia e la sua benedizione su questi sposi che celebrano in Cristo il loro Matrimonio: egli che li ha uniti nel patto santo [per la comunione al corpo e al sangue di Cristo] li confermi nel reciproco amore.

O Dio, con la tua onnipotenza
hai creato dal nulla tutte le cose
e nell’ordine primordiale dell’universo
hai formato l’uomo e la donna a tua immagine,
donandoli l’uno all’altro come sostegno inseparabile,
perché siano non più due,
ma una sola carne;
così hai insegnato che non è mai lecito separare
ciò che tu hai costituito in unità.

O Dio, in un mistero così grande 
hai consacrato l’unione degli sposi
e hai reso il patto coniugale 
sacramento di Cristo e della Chiesa.
 
O Dio, in te, la donna e l’uomo si uniscono,
e la prima comunità umana, la famiglia,
riceve in dono quella benedizione
che nulla poté cancellare,
né il peccato originale
né le acque del diluvio.
 
Guarda ora con bontà questi tuoi figli
che, uniti nel vincolo del Matrimonio,
chiedono l’aiuto della tua benedizione:
effondi su di loro la grazia dello Spirito Santo
perché, con la forza del tuo amore diffuso nei loro cuori,
rimangano fedeli al patto coniugale.
 
In questa tua figlia N.
dimori il dono dell’amore e della pace
e sappia imitare le donne sante lodate dalla Scrittura.
 
N., suo sposo,
viva con lei in piena comunione,
la riconosca partecipe dello stesso dono di grazia,
la onori come uguale nella dignità,
la ami sempre con quell’amore
con il quale Cristo ha amato la sua Chiesa. 

Ti preghiamo, Signore,
affinché questi tuoi figli rimangano uniti nella fede
 e nell’obbedienza ai tuoi comandamenti;
fedeli a un solo amore,
siano esemplari per integrità di vita;
sostenuti dalla forza del Vangelo,
diano a tutti buona testimonianza di Cristo.

[Sia feconda la loro unione,
diventino genitori saggi e forti 
e insieme possano vedere i figli dei loro figli].

E dopo una vita lunga e serena
giungano alla beatitudine eterna del regno dei cieli.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


II 

Preghiamo il Signore per questi sposi, che all’inizio della vita matrimoniale si accostano all’altare perché [con la comunione al corpo e sangue di Cristo] siano confermati nel reciproco amore.
 
Padre santo, tu hai fatto l’uomo a tua immagine:
maschio e femmina li hai creati,
perché l’uomo e la donna,
uniti nel corpo e nello spirito,
fossero collaboratori della tua creazione.

O Dio, per rivelare il disegno del tuo amore hai voluto adombrare 
nella comunione di vita degli sposi
quel patto di alleanza che hai stabilito con il tuo popolo,
perché, nell’unione coniugale dei tuoi fedeli,
realizzata pienamente nel sacramento,
si manifesti il mistero nuziale di Cristo e della Chiesa.
 
O Dio, stendi la tua mano su N. e N.
ed effondi nei loro cuori la forza dello Spirito Santo.
Fa’, o Signore, che, nell’unione da te consacrata,
condividano i doni del tuo amore
e, diventando l’uno per l’altro segno della tua presenza,
siano un cuore solo e un’anima sola.

Dona loro, Signore,
di sostenere anche con le opere la casa che oggi edificano.
[Alla scuola del Vangelo preparino i loro figli a diventare membri della tua Chiesa].
 
Dona a questa sposa N. benedizione su benedizione:
perché, come moglie [e madre],
diffonda la gioia nella casa
e la illumini con generosità e dolcezza.
 
Guarda con paterna bontà N., suo sposo:
perché, forte della tua benedizione,
adempia con fedeltà la sua missione di marito [e di padre].
 
Padre santo, concedi a questi tuoi figli
che, uniti davanti a te come sposi, 
comunicano alla tua mensa, 
di partecipare insieme con gioia al banchetto del cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


III

Padre santo, creatore dell’universo,
che hai formato l’uomo e la donna a tua immagine
e hai voluto benedire la loro unione,
ti preghiamo umilmente per questi tuoi figli,
che oggi si uniscono con il sacramento nuziale.

Ti lodiamo, Signore, e ti benediciamo. 
Eterno è il tuo amore per noi

Scenda, o Signore, su questi sposi N. e N.
la ricchezza delle tue benedizioni,
e la forza del tuo Santo Spirito 
infiammi dall’alto i loro cuori,
perché nel dono reciproco dell’amore
allietino di figli la loro famiglia e la comunità ecclesiale.

Ti lodino, Signore, nella gioia,
ti cerchino nella sofferenza;
godano del tuo sostegno nella fatica
e del tuo conforto nella necessità;
ti preghino nella santa assemblea,
siano tuoi testimoni nel mondo.
 
Vivano a lungo nella prosperità e nella pace
e, con tutti gli amici che ora li circondano,
giungano alla felicità del tuo regno.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


 IV

O Dio, Padre di ogni bontà,
nel tuo disegno d’amore hai creato l’uomo e la donna
perché, nella reciproca dedizione,
con tenerezza e fecondità vivessero lieti nella comunione.

Ti lodiamo, Signore, e ti benediciamo. 
Eterno è il tuo amore per noi.

Quando venne la pienezza dei tempi
hai mandato il tuo Figlio, nato da donna.

A Nazareth, 
gustando le gioie
e condividendo le fatiche di ogni famiglia umana,
è cresciuto in sapienza e grazia.
 
A Cana di Galilea,
cambiando l’acqua in vino,
è divenuto presenza di gioia nella vita degli sposi.
 
Nella croce, 
si è abbassato fin nell’estrema povertà 
dell’umana condizione,
e tu, o Padre, hai rivelato un amore 
sconosciuto ai nostri occhi,
un amore disposto a donarsi senza chiedere nulla in cambio.

Con l’effusione dello Spirito del Risorto
hai concesso alla Chiesa
di accogliere nel tempo la tua grazia
e di santificare i giorni di ogni uomo.

Ora, Padre, guarda N. e N.,
che si affidano a te:
trasfigura quest’opera che hai iniziato in loro
e rendila segno della tua carità.
 
Scenda la tua benedizione su questi sposi,
perché, segnati col fuoco dello Spirito,
diventino Vangelo vivo tra gli uomini.
[Siano guide sagge e forti dei figli
che allieteranno la loro famiglia e la comunità.]

Siano lieti nella speranza,
forti nella tribolazione,
perseveranti nella preghiera,
solleciti per le necessità dei fratelli,
premurosi nell’ospitalità.
Non rendano a nessuno male per male,
benedicano e non maledicano,
vivano a lungo e in pace con tutti.

Il loro amore, Padre,
sia seme del tuo regno.
Custodiscano nel cuore una profonda nostalgia di te
fino al giorno in cui potranno,
con i loro cari, lodare in eterno il tuo nome.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Rituale romano, Rito del Matrimonio

lunedì 26 febbraio 2024

La moglie e il marito ideale


Mulla Nasrudin era seduto nel negozio del tè quando arrivò un vicino per parlare con lui.

“Sto per sposarmi, Mulla - gli disse l’amico - e sono molto emozionato. Tu non hai mai pensato di sposarti?”

Nasrudin rispose:

“Sì, ci ho pensato. Quand’ero giovane lo desideravo molto. Volevo trovare la moglie perfetta.

Mi sono messo in viaggio per cercarla e sono andato a Damasco. Là ho incontrato una bella donna piena di grazia, gentile e molto spirituale, ma che non conosceva il mondo.

Allora mi sono rimesso in viaggio e sono andato a Isphahan. Là ho incontrato una donna che era sia spirituale che mondana, bella sotto molti punti di vista, ma non riuscivamo a comunicare.

Alla fine sono andato al Cairo e dopo molte ricerche l’ho trovata. Era profonda di spirito, piena di grazia, bella sotto tutti i punti di vista, a suo agio sia nel mondo che nei regni che lo trascendono. Sentivo di aver trovato la moglie ideale!”

L’amico gli fece un’altra domanda:

“Allora perché non l’hai sposata, Mulla?

“Ahimè - disse Nasrudin scuotendo la testa - anche lei stava cercando il marito ideale!”

Il segreto dei pesci rossi

Bruno Ferrero, prete salesiano, scrittore italiano

giovedì 15 febbraio 2024

Matrimonio: l'esperienza umana che all’origine Dio ha posto come fondamento e come paradigma di ogni relazione

Ogni esperienza umana, se letta e vissuta nella relazione con Dio, svela la sua identità più profonda per il fatto che appare come espressione di un ‘disegno’ del Creatore. L’esperienza universale del rapporto tra donna e uomo, che nell’arco dei secoli ha assunto forme e significati diversi, alla luce della Rivelazione si manifesta come attuazione di una volontà benefica del medesimo Creatore tesa a procurare pienezza di vita agli esseri umani. L’istituto del matrimonio, la cui valenza simbolica emerge alla coscienza con alterne vicende nella storia delle culture, non è pertanto estraneo all’azione salvifica di Dio. Per questo nella tradizione cristiana si è giunti a considerarlo sacramento. In verità, il percorso che ha portato a tale visione non è stato lineare, anche per la variazione della concezione della sessualità in dipendenza da una lettura globale dell’esistenza umana. La comprensione sacramentale dell’istituto matrimoniale, per la cui salvaguardia ha dato un contributo notevole la normazione giuridica, ha poi permesso di rivalutare la medesima sessualità, riscattandola dalle concezioni mitologiche antiche e moderne, mediante la sua collocazione nel destino stabilito dal Creatore per gli esseri umani e la redenzione del rapporto tra uomo e donna dalla immediatezza dell’impulso. La sacramentalità del matrimonio, lungi dal ‘sacralizzare’ la relazione umana più completa, la rende trasparenza dell’alleanza tra Dio e l’umanità e la connota con le caratteristiche proprie di questa medesima alleanza.

Nuovo corso di teologia sistematica. Il matrimonio, Brescia, Ed. Queriniana, 2021

Maurizio Aliotta, presbitero e docente di teologia italiano


martedì 7 febbraio 2023

C’è un posto nel mondo

C’è un posto nel mondo 
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi;
dove il tempo si ferma e non hai più l’età;

quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare.

Da lì fuggir non potrò
poichè la fantasia d’incanto
risente il nostro calore 
e no, non permetterò mai 
ch’io possa rinunciare
a chi d’amor mi sa far volare.

Alda Merini (1931 - 2009), poetessa e scrittrice italiana

giovedì 17 novembre 2022

Aforismi Famiglia

Vedi anche #Figli #Coppia #Educazione


Famiglia: unità composta di individui che vivono nella stessa casa. É formata da marito, moglie, bambini, servi, cane, gatto, uccellino, scarafaggi, cimici e pulci. Tutti a costruire insieme la "base" della moderna società civile. (Ambrose Bierce)

La famiglia è un piccolo ministero di grazia e giustizia: il padre amministra la giustizia, e la madre concede la grazia. (Anonimo)

Le sole gioie pure e non venate di tristezza che l'uomo può godere sulla terra sono quelle della famiglia. (Anonimo)

I genitori si compatiscono, dei nonni si sorride, gli antenati si venerano. (Anonimo)

Di tutti gli elementi che contribuiscono all'equilibrio famigliare, nessuno è più utile e opportuno del senso dell'umorismo. (Archibald J. Cronin, Avventure nei due mondi)

La famiglia, questa isola di sicurezza, può essere al tempo stesso il luogo della violenza estrema. (Boris Cyrulnik)

La famiglia è una scuola di umanità più completa e più ricca. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa, è veramente il fondamento della società. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia è la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto hanno bisogno tutte le società. (Concilio Vaticano II, Gravissimum educationis 3)

La forza di una nazione deriva dall’integrità della casa. (Confucio)

La famiglia è la grande scuola fondata da Dio per l'educazione del genere umano. (Ephraim Gotthold Lessing)

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. (Fëdor Dostoevskij)

Forse il più grande servizio sociale che possa essere reso da chiunque al Paese e all'umanità è formarsi una famiglia. (George Bernard Shaw)

Una famiglia felice non è che un anticipo del paradiso. (George Bernard Shaw)

L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia. (Giovanni Paolo II)

Quanto più la famiglia è sana e unita, tanto più lo è la società. Al contrario, lo sfacelo della società ha inizio con lo sfacelo della famiglia. (Giovanni Paolo II)

Se la famiglia va, va anche la nazione e va il mondo intero in cui viviamo. (Papa Giovanni Paolo II)

La famiglia è la patria del cuore. (Giuseppe Mazzini)

La famiglia è il luogo dove si è trattati meglio e dove si brontola di più.  (John Garland Pollard)

Sullo stemma di ogni italiano c'è scritto: «Tengo famiglia». (Leo Longanesi)

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. (Lev Tolstoj, Anna Karenina)

Abbiamo ricevuto dalla nostra famiglia le idee di cui viviamo così come la malattia di cui morremo. (Marcel Proust)

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno. (Michel de Montaigne)

Una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e di richiami. (Natalia Ginzburg)

Dove amiamo è casa. I nostri piedi possono lasciarla, ma non i nostri cuori. (Oliver Wendell Holmes)

La casa è dove si trova il cuore. (Plinio il Vecchio)

Dappertutto bene, in famiglia meglio. (Proverbio) 

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. (Richard Bach)

L'unione del marito e della moglie è diretta al bene della specie. Perché il bene della specie è più importante del bene dell'individuo. (San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles 3.136).

Non c’è dubbio che sia intorno alla famiglia e alla casa che tutte le più grandi virtù, le virtù più dominanti degli esseri umani, siano create, rafforzate e mantenute. (Winston Churchill)


Famiglia cristiana


I genitori facciano della famiglia «una piccola chiesa, dove si onora Dio, si pensa a santificarsi, e con i figli si danno alla società nuovi santi». (Agostino d’Ippona)

La famiglia ha ricevuto da Dio questa missione, di essere la prima e vitale cellula della società. E tale missione essa adempirà se, mediante il mutuo affetto dei membri e l'orazione fatta a Dio in comune, si mostri come il santuario domestico della Chiesa. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

L'apostolato dei coniugi e delle famiglie acquista una singolare importanza sia per la Chiesa sia per la società civile. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11) 

Le famiglie cristiane le quali in tutta la loro vita si mostrano coerenti con il Vangelo e mostrano con l'esempio cosa sia il matrimonio cristiano, offrono al mondo una preziosissima testimonianza cristiana. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

La famiglia cristiana proclama ad alta voce e le virtù presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata. Così col suo esempio e con la sua testimonianza illumina quelli che cercano la verità. (Concilio Vaticano II, Lumen gentium 35)

Ad ogni famiglia compete il diritto di ordinare libera¬mente la propria vita religiosa domestica sotto la direzione dei genitori: ai quali spetta pure il diritto di de¬terminare l'educazione religiosa da impartire ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa. (Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae 5)

Quando non si minaccia, ma si ragiona, quando non si ha paura ma ci si vuole bene, quando Dio è il padrone di casa, allora nasce la famiglia. (Giovanni Bosco)

La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più belli che ha fatto: donare la vita e donare l'amore. (Giovanni Paolo II)

L'agonia della famiglia è l'agonia del cristianesimo. (Miguel de Unamuno)



domenica 6 dicembre 2020

Vado a lavare i piatti e torno subito...

 Un amico è venuto a casa mia a bere caffè, ci siamo seduti e abbiamo parlato della vita. Ad un certo punto della conversazione, gli ho detto: "Vado a lavare i piatti e torno subito".

Mi ha guardato come se gli avessi detto che avrei costruito un razzo spaziale. Allora mi ha detto con ammirazione ma un po' perplesso: "Sono felice che aiuti tua moglie, io non aiuto perché quando faccio qualcosa mia moglie non apprezza. La scorsa settimana ho lavato il pavimento e neanche un grazie".

Sono tornato a sedermi con lui e gli ho spiegato che non ho "aiutato" mia moglie. In realtà, mia moglie non ha bisogno di aiuto, ha bisogno di un socio. Io sono un socio in casa e in questa società si dividono le funzioni, ma non si tratta di un "aiuto".

Io non aiuto mia moglie a pulire la casa perché anch'io vivo qui ed è necessario che pulisca anch'io.

Non aiuto mia moglie a cucinare perché anch'io voglio mangiare ed è necessario che cucini anch'io.

Io non aiuto mia moglie a lavare i piatti dopo aver mangiato perché uso anch'io quei piatti.

Io non aiuto mia moglie con i suoi figli perché sono anche i miei figli e il mio lavoro è essere padre.

Io non aiuto mia moglie a lavare, stendere o piegare i vestiti, perché i vestiti sono anche miei e dei miei figli.

Non sono un aiuto in casa, faccio parte della casa. E per quanto riguarda l'elogiare, ho chiesto al mio amico quando è stata l'ultima volta che, dopo che sua moglie ha finito di pulire la casa, fare il bucato, cambiare le lenzuola del letto, fare il bagno ai suoi figli, cucinare, organizzare, ecc ., le ha detto grazie. Ma un grazie del tipo: "Wow tesoro! Sei fantastica!".

Ti sembra assurdo? Ti sembra strano? Quando tu, una volta nella vita, hai pulito il pavimento, ti aspettavi almeno un premio di eccellenza con molta gloria... perché? Non ci hai mai pensato, amico?
Forse perché la cultura sessista ha dimostrato che tutto è compito suo.
Forse ti hanno insegnato che tutto questo deve essere fatto senza dover muovere un dito? Quindi elogia come tu volevi essere elogiato, allo stesso modo, con la stessa intensità.
Dalle una mano, comportati come un vero compagno, non come un ospite che viene solo per mangiare, dormire, fare il bagno e soddisfare le esigenze sessuali... Sentiti come a casa. A casa tua.
Il vero cambiamento della nostra società inizia nelle nostre case, insegniamo ai nostri figli e figlie il vero senso del vivere insieme!

mercoledì 28 ottobre 2020

Lei è l'amore della mia vita!


Ha ottant'anni e insiste per guidare sua moglie per mano ovunque vadano. Quando gli ho chiesto: "Perché tua moglie se ne va in giro distratta, come se non seguisse nessuno?"

Ha risposto: "Perché ha l'Alzheimer".

Così gli ho chiesto: "Tua moglie si preoccuperà se la lasci andare o semplicemente ti stacchi?"

Mi ha risposto: "Non si ricorda... non sa più chi sono: da un paio d'anni non mi riconosce più".

Sorpreso, gli ho detto: "E così continui a farle da guida ogni giorno anche se lei non ti riconosce".

Il vecchio sorrise e mi guardò negli occhi. Poi mi disse: "Non sa chi sono, ma io so chi è lei: lei è l'amore della mia vita!"


“...finchè morte non ci separi” recita il rito del matrimonio. In realtà, l’affermazione dovrebbe essere trasformata in:“finché morte non ci unisca”, usando un’espressione di Padre Raniero Cantalamessa: 

«Il matrimonio non finisce del tutto con la morte, ma viene trasfigurato, spiritualizzato, sottratto a tutti quei limiti che segnano la vita sulla terra, come, del resto, non sono dimenticati i vincoli esistenti tra genitori e figli o tra amici. In un prefazio dei morti la liturgia proclama: «Vita mutatur, non tollitur», la vita è trasformata, non tolta. Anche il matrimonio, che è parte della vita, viene trasfigurato, non annullato». (Raniero Cantalamessa, Gettate le reti. Riflessioni sui vangeli, 2001 )

sabato 22 giugno 2019

I fiori del desiderio

Un giovane monaco, guardando un prato magnificamente fiorito, disse al suo anziano:
- É dura per noi monaci la castità. É come avere davanti una moltitudine di splendidi fiori profumati senza poterne cogliere nemmeno uno...
Un uomo sposato che passava di lì, udendo queste parole, osservò: - E che dire di noi uomini sposati? Abbiamo colto un fiore, ne abbiamo assaporato il profumo, ed è forte per noi il desiderio di conoscerne altri. La castità non è forse più difficile per noi?
Una donna, ascoltati questi discorsi, disse:
- Quale sofferenza più grande che non essere colte da chi e quando realmente vorremmo?
Il Signore, udendo i tre, pensò fra sé: «Hanno ragione tutti e tre. La castità è difficile per tutti. Per questo ho promesso ai puri di cuore che mi vedranno in volto».

lunedì 6 maggio 2019

Ti resto accanto


Ti resto accanto anche quando non mi vedi.
E cerco di capire,
tu che un giorno sei una rosa e quello dopo sei una spina.

Ti resto accanto in questo tempo indefinibile,
nel tempo che ti prendi per pensare,
per trovarti e intanto se la ride, passa e se ne frega.

Tempo troppo breve se ci scappa da ridere o da vivere,
tempo troppo lungo se ti fai aspettare.

Se ti volti non mi vedi.
Neanche avanti non mi vedi.
Io sono al tuo fianco, senza spingere nè tirare,
nel posto in cui ti puoi appoggiare quando perdi l’equilibrio.

Di fianco, per dirti all’orecchio che ti voglio bene,
per non perderti di vista neanche quando ti allontani.

Di fianco, per non oscurare la tua luce,
per non coprire la strada che vuoi fare,
per solleticarti se ti chiudi nei pensieri.

E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia,
non l’ho mai mollata.

E non occorre che allungo la mano per cercare la tua,
è sempre stata nella mia.

Enrico Cattani

giovedì 28 marzo 2019

Se saprai starmi vicino


Se saprai starmi vicino
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
e il tuo corpo canterà con il mio
perchè insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Pablo Neruda (1904 - 1973), poeta, diplomatico e politico cileno

martedì 19 marzo 2019

Custodire


«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Dall'omelia per la santa messa per l’imposizione del pallio e la consegna dell’anello del pescatore 
per l’inizio del ministero petrino, 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma

mercoledì 1 marzo 2017

Mia dilettissima compagna...


Lettera di Tertulliano a sua moglie

Mia dilettissima compagna...
condividiamo la stessa speranza,
lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere,
lo stesso atteggiamento di servizio.
Ambedue fratelli e servi dello stesso Signore,
senza divisione nella carne e nello spirito,
insieme preghiamo, insieme ci inginocchiamo
e insieme facciamo digiuno. Istruiamoci l'un l'altro,
l'un l'altro esortiamoci, sosteniamoci a vicenda.
Insieme stiamo nella santa assemblea,
insieme alla mensa del Signore,
insieme nella prova,
nella persecuzione, nella gioia.
Nulla nascondiamo l'un l'altro,
non ci evitiamo l'un l'altro,
l'un l'altro non siamo di peso.
Volentieri facciamo visita agli ammalati,
volentieri assistiamo i bisognosi,
senza malavoglia facciamo elemosina
senza fretta partecipiamo al sacrificio,
senza sosta assolviamo ogni giorno i nostri impegni.
Ignoriamo i segni di croce furtivi,
rendiamo grazie senza reticenze,
benediciamo senza vergogna nella voce.
Salmi e inni recitiamo a voci alternate
Ed insieme gareggiamo
Nel cantare le lodi al nostro Dio.
Vedendo e sentendo questo,
Cristo gioisce e ci manda la sua pace.
Là dove sono i due sposi, ivi è anche Cristo.


Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre celeste ratifica? Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un unico desiderio, in un’unica regola di vita, in un unico servizio! Entrambi sono figli dello stesso Padre, servi dello stesso Signore; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi, sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito. Vedendo e sentendo questo, Cristo gioisce e ai due sposi manda la sua pace. Là dove sono i due ivi è anche Cristo.

Alla moglie / Ad uxorem, 2, 8 - 9

Tertulliano (155 ca. – 230 ca.), sacerdote e apologeta latino

mercoledì 7 settembre 2016

"Preghiera semplice" della famiglia



Signore, fa’ della nostra famiglia uno strumento della tua pace:
dove prevale l'egoismo, che portiamo amore,

dove domina la violenza, che portiamo tolleranza,
dove scoppia la vendetta, che portiamo riconciliazione,

dove serpeggia la discordia, che portiamo comunione,
dove regna l'idolo del denaro, che portiamo libertà dalle cose,

dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, che portiamo consolazione,

dove c'è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c'è disperazione, che portiamo speranza.

O Maestro, fa' che la nostra famiglia non cerchi tanto di accumulare, quanto di donare,
non si accontenti di godere da sola ma sappia condividere.

Perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere,
nel perdonare che nel prevalere,
nel servire che nel dominare.

Così costruiremo insieme una società solidale e fraterna.
Amen


Credo nella famiglia

Credo nella famiglia, o Signore:
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo;
Tu l’hai scelta come tua dimora tra noi,
Tu l’hai voluta come culla della vita.

Credo nella famiglia, o Signore:
anche quando nella nostra casa
entra l’ombra della croce,
quando l’amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.

Credo nella famiglia, o Signore:
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.

Credo nella famiglia: o Signore: come la mia strada
verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
Amen.

Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli


Beati voi che siete una famiglia!

Beati perché siete la culla dell’amore, dove ci si ama,
dove, se vivete l’uno per l’altro, diventate una sola carne.
Beati perché fate sprigionare l’amore che unisce:
voi siete il luogo in cui si impara fin da piccoli a vivere relazioni gratuite,
a diventare "dono" l’uno per l’altro.

Beati perché fate sbocciare la vita e date un futuro alla società.
Voi siete il luogo naturale dove avviene la procreazione delle nuove vite
e dove i figli possono crescere sereni e ricevere una educazione equilibrata.
Beati perché fate crescere le persone:
formate la loro personalità, le aiutate a crescere come "esseri in relazione",
le educate nella vita affettiva e nella socialità.

Beati perché educate i figli:
trasmettete loro i valori essenziali della convivenza civile,
quali la dignità della persona, la fiducia reciproca,
il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà.

Beati perché consolate il vecchio e il malato;
siete l’unico ambiente in grado di offrire
un’accoglienza ricca di calore al bambino e al malato, al disabile e al vecchio.

Beati perché siete il "soggetto sociale" intermedio,
che garantisce il giusto rapporto tra il singolo e la società,
e aiutate le persone a non scivolare nell'individualismo che isola
e a non lasciarsi assorbire dal collettivismo che schiaccia.
Beati perché siete la cellula della società.

Da voi dipende il futuro della persona e della società.
Se muoiono le famiglie, muore la società. Se le famiglie sono sane, è sana anche la società.
Beati perché garantite la sopravvivenza della società,
contribuite all’edificazione della convivenza civile, promuovete la solidarietà sociale,
date un contributo originale al mondo della scuola, del lavoro, dell’economia e della politica.

E per le famiglie che hanno consacrato il loro amore con il sacramento del matrimonio, aggiungo:
"Beati voi, che siete famiglie cristiane!".
Beati perché siete un "Vangelo vivo":
in cui si può "leggere" il volto di Dio-Trinità, il suo amore per l’umanità,
l’amore paziente, eccedente, gratuito di Cristo per la Chiesa.

Beati perché siete le "cellule" vitali delle parrocchie,
costruite la Chiesa e fate crescere la parrocchia come "famiglia di famiglie".
Beati perché avete il dono di poter testimoniare,
annunciare e comunicare l’amore di Dio
per l’umanità e di Cristo per la Chiesa
attraverso i vostri gesti di amore, di perdono,
di accoglienza e di solidarietà, Cristo stesso accoglie, perdona e ama.

Beati perché siete la "piccola Chiesa",
in cui l'annuncio del Vangelo può essere da tutti vissuto
e verificato in maniera semplice e spontanea.

Beati perché avete la possibilità di portare il Vangelo nel contesto della vita di tutti i giorni,
soprattutto nelle situazioni vitali di gioia e dolore, di speranza e attesa,
dove si ripropongono i grandi interrogativi sulla vita.

Beati perché potete trasformare la vostra gioia di essere sposi
in preghiera di lode e di ringraziamento
e con essa potete affrontare i momenti del dolore e della sofferenza.

Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo


Preghiera della famiglia

Fa', o Signore, che nella nostra casa
quando si parla sempre ci si guardi negli occhi.
Non si sia mai soli o nell’indifferenza o nella noia:
i problemi degli altri non siano sconosciuti o ignorati;
chi abbia bisogno possa entrare e sia il benvenuto.
Il lavoro sia importante:
ma non più importante della gioia,
il cibo sia il momento di gioia insieme e di parola,
il riposo sia la pace del cuore oltre che del corpo;
la ricchezza più grande sia la gioia di essere insieme:
il più debole sia al centro della casa;
il più piccolo e il più vecchio siano i più amati;
il domani non faccia paura, perché Dio è sempre vicino.
Si renda grazie a Dio per tutto ciò che la vita offre
e che il Suo amore ci ha dato;
non si abbia paura di essere onesti
e di soffrire per gli altri;
il crocifisso esposto in casa non sia un portafortuna,
ma ricordi tutto questo:
la parrocchia e la chiesa siano sempre
l ’orizzonte più ampio;
la volontà di Dio sia fatta,
così che ciascuno segua la sua vocazione,
la strada indicata dal Signore.
Amen.

Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola


Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita,
fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna",
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie
e di tutte le famiglie del mondo.
Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità
e la loro crescita nella verità e nell'amore.
Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente
la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Giovanni Paolo II (Per il Sinodo sulla famiglia, 1980)


Beata la famiglia

Beata la famiglia aperta alla vita
che accoglie i figli come un dono,
valorizza la presenza degli anziani,
è sensibile ai poveri e ai sofferenti.
Beata la famiglia che prega insieme
per lodare il Signore,
e affidargli preoccupazioni e speranze.
Beata la famiglia
che vive i propri legami nella libertà,
lasciando a tutti autonomia di crescita.
Beata la famiglia dove regna la pace
al suo interno e con tutti:
in lei mette radici la pace del mondo.
Beata la famiglia che vive
in sintonia con l'universo
e si impegna per la costruzione
di un mondo più umano.
Beata la famiglia in cui vivere è gioia,
allontanarsi è nostalgia,
tornare è festa.


Per la Famiglia 

Padre, a volte penso 
che potevi anche non creare la famiglia! 
Potevi farci nascere in modo diverso... 
magari come i polli dentro un capannone 
con l'aria condizionata e... 
senza problemi.

Ma poi, Padre, 
ci penso meglio, e allora ti ringrazio 
per la famiglia. 
Perché è viva, a volte difficile, 
sempre piena di problemi.

Ti ringrazio per i genitori che si lamentano 
e sgridano; per il fratello più piccolo 
che vuole sempre venirmi dietro; 
per la sorella più grande 
che pretende di comandarmi a bacchetta.

Ti ringrazio per mio nonno che vuole raccontare 
sempre di quando era ragazzo lui.

Ti ringrazio per i momenti familiari sereni 
e per quelli agitati.
Padre, sei splendido e meraviglioso.

Padre, ti ringrazio perché hai fatto i genitori come Te: 
ogni giorno da scoprire e da amare di nuovo.


martedì 8 marzo 2016

Non posso vivere né con lei né senza di lei!



In principio, quando nell'opera della creazione giunse il momento di creare la donna, Dio vide che aveva usato tutta la materia per la creazione dell’uomo e non gli rimaneva alcun elemento solido. In grave imbarazzo e dopo profonda meditazione, egli procedette nel modo seguente:
prese le rotondità della luna e la flessibilità delle piante sarmentose,
l’elasticità dei viticci e il tremito dell’erba,
la sottigliezza delle canne e il rigoglio dei fiori,
la lievità delle foglie e l’acutezza della proboscide dell’elefante,
lo sguardo della cerbiatta e la compattezza di uno sciame di api,
la giocondità dei raggi del sole,
il pianto delle nuvole e l’instabilità del vento,
la pavidità della lepre e la vanità del pavone,
la morbidezza del petto del pappagallo e la durezza del diamante,
la dolcezza del miele e la crudeltà della tigre,
il bruciare del fuoco e la freddezza della neve,
il chiacchiericcio della gazza e il canto del cuculo,
la falsità della gru e la fedeltà delle anatre selvatiche
e mescolando tutte queste qualità creò la donna e la diede all'uomo.
Ma dopo una settimana venne l’uomo e disse: «Signore, la creatura che tu mi hai dato mi rende la vita infelice. Chiacchiera in continuazione, mi tormenta senza posa e non mi lascia un momento in pace. Vuole che mi occupi continuamente di lei e mi fa sprecare tutto il mio tempo. Strilla per la minima sciocchezza e se ne sta a oziare tutto il santo giorno. sono venuto a riportarla indietro, perché con lei non posso più vivere.»
Dio disse: «Va bene» e la riprese indietro.
Dopo una settimana l’uomo ritornò e disse: «Signore, ho la sensazione che la mia vita sia diventata un deserto, dal momento in cui ti ho restituito quella creatura. Ripenso a come lei danzava e cantava per me, e come mi sbirciava con la cosa dell’occhio, a come mi parlava e si stringeva a me. E il suo riso era come una musica e lei era bella da vedere e morbida da toccare. Ridammela dunque.»
Il Creatore disse: «Va bene». E gliela ridiede.
Dopo tre giorni l’uomo tornò e disse: «Signore, io non so che cosa mi succeda, ma alla fin fine sono arrivato a concludere che essa è per me un disturbo più che un piacere. Ti prego, riprenditela di nuovo!».
Ma il Creatore disse: «Vattene via, sparisci, perché io ne ho abbastanza! Cerca di vivere come meglio puoi!»
E l’uomo rispose: «Ma con lei non posso vivere!»
E il Creatore rispose: «E neppure senza di lei!» Gli voltò le spalle e continuò nella sua opera.
Allora l’uomo domandò: «Che cosa devo fare? Giacché non posso vivere né con lei né senza di lei!»

da: The Indian Stories
Francis William Bain (1863 - 1940), scrittore inglese

domenica 9 marzo 2014

Amare costa


Costa dire: "Hai ragione".
Costa dire: "Perdonami".
ed anche dire: "Ti perdono" costa.

Costa la confidenza,
costa la pazienza.
Costa fare una cosa
che non hai voglia di fare
ma che lui o lei vuole.
Costa cercare di capire.
Costa tenere il silenzio.

La fedeltà costa
e sorridere al cattivo umore
e trattenere le lacrime che fanno soffrire.

A volte costa impuntarsi,
a volte cedere.
Costa dover dire: "É colpa mia".

Costa confidarsi
e ricevere confidenze.
Costa sopportare i difetti,
costa cancellare le piccole ombre,
costa condividere i dolori.

Costa la lontananza
e costano i distacchi.
Costano le nubi passeggere.
Costa avere opinioni differenti,
costa dir sempre di "sì".

Eppure a questo prezzo si genera
e si conserva l'amore.
Gli spiccioli non servono.

...ci vuole un legno pesante
come la Croce.


domenica 21 aprile 2013

Cercare l’altra metà...



Secondo la mitologia greca, gli umani originariamente furono creati con quattro braccia, quattro gambe e una testa con due facce. Temendo il loro potere, Zeus li divise in due parti separate, condannandoli a trascorrere le loro vite a cercare l’altra loro metà.
Il Simposio
Platone (427 - 347 a.C.), filosofo greco

mercoledì 3 aprile 2013

Che nessuna famiglia cominci per caso...



Che nessuna famiglia cominci per caso
che nessuna famiglia finisca per mancanza d'amore
che gli sposi siano l'uno per l'altra, con il corpo e con la mente
e che nessuno al mondo separi una coppia che sogna.
Che nessuna famiglia si ripari sotto i ponti,
che nessuno si intrometta nella vita degli sposi e nel loro focolare,
che nessuno li obblighi a vivere senza orizzonti,
e che vivano del passato, nel presente in funzione del futuro.
Che la famiglia cominci e finisca seguendo la sua strada
e che l'uomo porti sulle spalle la grazia di essere padre;
che la sposa sia in un cielo di tenerezza, di accoglienza e di calore,
e che i figli conoscano la forza dell'amore.
Che il marito e la moglie abbiano la forza di amare senza misura
e che nessuno si addormenti senza aver chiesto perdono e senza averlo dato,
che i bambini appendano al collo il senso della vita,
e che la famiglia celebri la condivisione dell'abbraccio del pane.
Che il marito e la moglie non si tradiscano e non tradiscano i figli
che la gelosia non uccida la certezza dell'amore reciproco,
che nel firmamento la stella più luminosa sia la speranza di un cielo qui, adesso e dopo.

Canto tratto dal CD International

P. José Fernandes de Oliveira (P. Zezinho), prete dehoniano e cantautore brasiliano

Le beatitudini degli sposi



Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3).
Beati voi coniugi, quando siete capaci di fare grandi rinunzie per amore dell'altro; beati voi, quando, consapevoli della vostra inadeguatezza di fronte ai problemi della vita, li deponete insieme ai piedi del Signore.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati (Mt 5,4).
Beati voi, quando la prova vi trova uniti, quando la preghiera comune diventa lo strumento per affrontarla, quando vi lasciate illuminare dallo Spirito per gioire e crescere nella conoscenza del progetto di Dio su di voi. La sua consolazione sarà la vostra forza.

Beati i miti, perché erediteranno la terra (Mt 5,5).
Beati voi, quando non date sfogo alla vostra aggressività, quando abbandonate il linguaggio prepotente dell'offesa e della rivendicazione dei meriti, del giudizio o della spartizione fredda dei compiti e assumete le vesti della mitezza inerme e generosa, della tenerezza ospitale e gratuita, del dono disarmato di voi stessi.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6).
Beati voi, quando vi lasciate guidare dalla Parola di Dio per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, quando lo insegnate ai vostri figli, quando desiderate che a tutto il mondo arrivi il messaggio di speranza contenuto nel Vangelo. Beati voi, quando la vostra vita diventa testimonianza viva della Parola che salva.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (Mt 5,7).
Beati voi, quando avrete imparato a perdonarvi, ad accettarvi nella vostra debolezza e fragilità, beati voi, quando della crisi fate un momento di crescita personale e comune, quando la vostra riconciliazione diventa pedagogia d'amore per i vostri figli.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5,8).
Beati voi sposi, quando sgombrate gli occhi e la mente dalle lusinghe del mondo e guardate a ciò che è essenziale, cercandolo nella Parola di Dio. Beati voi, quando la Parola diventa stile di vita, quando vi riconosceranno discepoli di Cristo, pur restando in silenzio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9).
Beati voi, uniti nel Sacro Vincolo del Matrimonio, quando coltivate la pace nelle relazioni all'interno della vostra famiglia, beati voi quando, usciti fuori dell'appartamento, sentite insopprimibile il desiderio di creare ponti, di collegare cuori con l'infinita misericordia di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10).
Beati voi, quando decidete di andare contro corrente e rimanete sordi alle logiche del mondo. Beati voi, quando mostrate la bellezza del progetto di Dio sulla famiglia e lo sostenete con la tenacia e la forza che solo il Signore può dare. Beati voi quando, attaccati da ogni parte, continuate a mostrare la gioia del mattino di Pasqua.

martedì 15 gennaio 2013

Ciò che conta davvero...


Una bella storia, a tratti struggente, che potrebbe aiutare molti matrimoni in bilico...

“Quando tornai a casa quella sera, mentre mia moglie serviva la cena, le ho preso la mano e le ho detto che avevo qualcosa da dirle. Si è seduta e ha mangiato in silenzio. Ancora una volta ho osservato il dolore nei suoi occhi..
Improvvisamente non sapevo come aprire la bocca. Ma ho dovuto farle sapere che cosa stavo pensando. Io voglio il divorzio. Ho sollevato il tema con calma. Non sembrava infastidita dalle mie parole, però mi ha chiesto sottovoce: “Perché?”
Ho evitato la sua domanda. Questo la fece arrabbiare. Gettò le posate e mi urlò: “Non sei un uomo!”. Quella notte, non abbiamo parlato. Lei piangeva. Sapevo che voleva capire cosa era successo al nostro matrimonio. Ma non riuscivo a darle una risposta soddisfacente, ero innamorato di Jane. Io non l’amavo più. Mi faceva solo pena!
Con un profondo senso di colpa, misi insieme un accordo di divorzio, dichiarando che avrebbe potuto avere la nostra casa, la nostra macchina e il 30% del capitale della mia azienda. Lei lo lesse e poi lo strappò. La donna che aveva trascorso dieci anni della sua vita con me era diventata un’estranea. Mi è dispiaciuto per il suo tempo, risorse ed energie sprecate ma non riuscivo a rimangiare quello che le avevo detto perchè amavo Jane così tanto. Infine cominciò a piangere, era quello che mi aspettavo. Per me il suo pianto era in realtà una sorta di liberazione. L’idea del divorzio che mi aveva ossessionato per diverse settimane sembrava essere più solida e più chiara adesso.
Il giorno dopo, sono tornato a casa molto tardi e l’ho trovata che scriveva qualcosa alla scrivania. Non ho cenato ma sono andato subito a letto e mi sono addormentato immediatamente perché ero stanco dopo una giornata intensa con Jane. Quando mi sono svegliato, era ancora lì alla scrivania. Solo che non mi importava e mi sono riaddormentato.
In mattinata mi ha presentato le sue condizioni di divorzio: lei non voleva nulla da me, ma aveva bisogno di un mese di tempo prima del divorzio. Ha chiesto che in quel mese entrambi lottassimo per vivere una vita più normale possibile. Le sue ragioni erano semplicemente che nostro figlio aveva gli esami in quel mese e lei non voleva sconvolgerlo con il nostro matrimonio fallito.
Questa richiesta mi andava bene. Ma aveva una richiesta in più, mi chiese di ricordare come l’avevo portata in braccio dalla camera alla sala il giorno del nostro matrimonio. Ha richiesto che ogni giorno per la durata del mese la portassi in braccio della nostra camera da letto alla porta d’ingresso ogni mattina. Ho pensato che fosse diventata scema. Giusto per rendere i nostri ultimi giorni insieme sopportabili ho accettato la sua richiesta strana.
Ho raccontato a Jane le relative condizioni di divorzio di mia moglie. Lei rise e pensò che fosse un’assurdità. Non importa quali trucchi applica, dovrà affrontare il divorzio, disse con disprezzo.
Io e mia moglie non abbiamo avuto alcun contatto fisico dal momento della mia richiesta di divorzio esplicitamente espressa. Così, quando l’ho presa in braccio il primo giorno, ci siamo sentiti goffi. Nostro figlio applaudiva dietro di noi, babbo ha preso la mamma in braccio. Le sue parole mi hanno fatto sentire un profondo senso di dolore. Dalla camera da letto al salotto, poi verso la porta, ho camminato più di dieci metri con lei in braccio. Chiuse gli occhi e mi sussurrò: “Non dire niente a nostro figlio del divorzio”. Ho accennato di sì con la testa, sentendomi un poco sconvolto. L’ho messa giù fuori dalla porta. Andò ad aspettare il pullman per andare al lavoro. Io, da solo, presi la macchina ed andai in ufficio.
Il secondo giorno, è stato molto più facile. Si appoggiò sul mio petto. Sentivo il profumo della sua camicetta. Mi sono reso conto che non avevo guardato con attenzione questa donna per lungo tempo. Ho capito che non era più giovane. C’erano delle piccole rughe sul suo viso e aveva qualche capello grigio! Il nostro matrimonio l’aveva stressata molto. Per un attimo mi sono chiesto cosa le avevo fatto.
Il quarto giorno, quando l’ho sollevata, ho sentito il ritorno di un senso di intimità. Questa è stata la donna che aveva dato dieci anni della sua vita per me. Il quinto giorno e il sesto, mi sono reso conto che il nostro senso di intimità cresceva di nuovo. Non dissi niente a Jane. Diventava sempre più facile portarla in braccio man mano che il mese scivolava via. Forse l’allenamento di tutti i giorni mi rese più forte.
Una mattina stava scegliendo cosa indossare. Ha provato un bel paio di vestiti, ma non riusciva a trovarne uno adatto. Poi sospirò, tutti i miei vestiti sono troppo larghi. Improvvisamente mi sono reso conto che era diventata così magra: era il motivo per cui potevo portarla così facilmente.
Improvvisamente mi ha colpito… lei aveva seppellito tanto dolore e amarezza nel suo cuore. Inconsciamente allungai una mano e le toccai la testa.
Nostro figlio arrivò in quel momento e disse: babbo, è il momento di portare fuori la mamma. Per lui, vedere il padre portare sua madre fuori era diventata una parte essenziale della sua vita. Mia moglie fece un gesto a nostro figlio di avvicinarsi e lo abbracciò forte. Girai la testa perché avevo paura di cambiare idea all’ultimo minuto. Poi la presi tra le braccia, camminando dalla camera da letto, attraverso il salotto, nel corridoio. La sua mano attorno al mio collo dolcemente e naturalmente. Ho tenuto il suo corpo stretto, era proprio come il nostro giorno di matrimonio.
Ma il suo peso molto più leggero mi rendeva triste. L’ultimo giorno, quando l’ho tenuta tra le braccia non riuscivo a muovere un passo. Nostro figlio era andato a scuola. L’ho tenuta stretta e le dissi: “Non avevo notato che alla nostra vita mancava intimità”. Vado in l’ufficio… salto fuori dalla macchina velocemente senza bloccare la porta. Avevo paura che un attimo di ritardo potesse farmi cambiare idea… andai di sopra, Jane aprì la porta e le dissi: “Mi dispiace, Jane, non voglio più divorziare”.
Lei mi guardò, stupita, e poi mi toccò la fronte. “Hai la febbre?” disse. Tolsi la sua mano dalla mia testa. “Mi dispiace, Jane,” dissi, “non voglio divorziare”. Il mio matrimonio era diventato noioso probabilmente perché noi non abbiamo dato valore ai dettagli della nostra vita, non perché non ci amavamo più. Adesso mi rendo conto che da quando l’ho portata in casa mia dal primo giorno del nostro matrimonio, dovevo tenerla per tutta l’eternità. Jane sembrò svegliarsi all’improvviso. Mi diede uno schiaffo forte e poi sbattè la porta e scoppiò in lacrime. Scesi al piano di sotto e mi allontanai. Al negozio di fiori lungo la strada, ordinai un mazzo di fiori per mia moglie. La commessa mi chiese cosa scrivere nel biglietto. Sorrisi e dissi: “Ti porterò fuori ogni mattina per tutta l’eternità”.
Quella sera arrivai a casa, i fiori in mano, un sorriso sul mio viso, corsi su per le scale, solo per trovare mia moglie nel letto, morta. Mia moglie stava lottando contro il cancro per mesi e io ero così impegnato con Jane che non l’avevo neanche notato. Lei sapeva che sarebbe morta in poco tempo e voleva salvarmi dalla reazione negativa che avrebbe avuto nostro figlio, nel caso in cui fossi andato avanti con il divorzio.
- Almeno, agli occhi di nostro figlio sono un marito amorevole…
I piccoli dettagli della vostra vita sono ciò che contano davvero in una relazione. Non è la casa, l’auto, la proprietà, i soldi in banca. Questi creano un ambiente favorevole per la felicità, ma non possono mettere la felicità dentro di noi.
Quindi, trova il tempo per essere amico della tua sposa e fare quelle piccole cose reciproche che costruiscono l’intimità per avere un matrimonio veramente felice!
Molte persone che hanno divorziato non si sono resi conto di quanto fossero vicini al successo quando si sono arresi...”.

giovedì 2 giugno 2011

Il matrimonio

Voi siete sbocciati insieme
 e insieme starete per sempre.

Insieme, quando le bianche ali della morte
disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.

Vi sia spazio nella vostra unità
e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altra
ma non fatene una prigione d'amore.

Riempitevi a vicenda le coppe
ma non bevete da una coppa sola.

Cantate e danzate insieme e siate gioiosi
ma ognuno di voi sia solo
come son sole le corde del liuto
sebbene vibrino di una musica uguale.

Datevi il cuore
ma l'uno non sia rifugio all'altra
perché soltanto la mano della vita
può contenere i vostri cuori.

E state insieme
ma non troppo vicini
poiché le colonne del tempio sono distanziate
e la quercia e il cipresso
non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Khalil Gibran (1883 - 1931), poeta, pittore e filosofo libanese