Visualizzazione post con etichetta Bonhoeffer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bonhoeffer. Mostra tutti i post

venerdì 10 novembre 2023

Una luce nel buio

Circondato fedelmente e silenziosamente da forze buone, 
custodito e confortato meravigliosamente 
voglio trascorrere questi giorni con voi 
e con voi incamminarmi verso il nuovo anno.

Le cose passate tormentano i nostri cuori, 
il peso duro dei giorni brutti ci opprime: 
o Signore, da' ai nostri spiriti affranti la salvezza che ci hai preparato. 
Tu ci porgi il pesante e amaro calice della passione, pieno fino all'ultima goccia: 
noi lo prendiamo, grati, senza tremare, dalle tue care e buone mani.

Eppure, tu vuoi darci ancora la gioia per questo mondo 
e lo splendore del suo sole: 
ci ritorna alla mente il nostro passato e a te appartiene tutta la nostra vita.

Fa' che le candele che hai portato al nostro buio oggi 
ardano in silenzio e caldamente;
 raccoglici, se è possibile, di nuovo insieme: 
noi lo sappiamo, la tua luce arde nella notte.

Se ora si diffonde attorno a noi il silenzio, 
fa' che percepiamo il suono delle cose che, invisibili, si ergono attorno a noi, 
inno di lode di tutti i tuoi figli.

Custoditi meravigliosamente da forze buone aspettiamo, 
felici, le cose future: 
Dio è con noi la sera e la mattina e, sicuramente, ogni nuovo giorno.

Dietrich Bonhoeffer

Il buio e la luce

È buio dentro di me,
ma presso di te c’è la luce;
sono solo, ma tu non mi abbandoni;
sono impaurito, ma presso di te c’è l’aiuto;
sono inquieto, ma presso di te c’è la pace;
in me c’è amarezza, ma presso di te c’è la pazienza;
io non comprendo le tue vie, ma la mia via tu la conosci.

Dietrich Bonhoeffer venne arrestato il 5 aprile del 1943, quando aveva 37 anni, con l’accusa di aver cospirato contro Hitler. Fu condotto nel campo di concentramento di Flossenburg dove morì il 9 aprile del 1945. Questa poesia, contenuta nel libro "Resistenza  e resa. Lettere e appunti dal carcere", fu composta da Bonhoeffer per i suoi compagni di prigionia. 


Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)

mercoledì 10 maggio 2023

Sulla morte

Non c'è nulla che possa sostituire l'assenza di una persona a noi cara.

Non c'è alcun tentativo da fare, bisogna semplicemente tenere duro e sopportare.

Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l'un l'altro per suo mezzo.

E' falso dire che Dio riempie il vuoto; Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore.

Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.

I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.

Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.

Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.

Resistenza e resa

Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo protestante tedesco


mercoledì 30 novembre 2022

Avvento

Celebrare l'Avvento significa saper attendere: attendere è un'arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde e mani prive di rispetto gettano via senza gratitudine ciò che li ha delusi. 

Chi non conosce la beatitudine acerba dell'attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell'adempimento.

Chi non conosce la necessità di lottare con le domande più profonde della vita, della sua vita e nell'attesa non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela, costui non può figurarsi nulla della magnificenza di questo momento in cui risplenderà la chiarezza; e chi vuole ambire all'amicizia e all'amore di altro, senza attendere che la sua anima si apra all'altra fino ad averne accesso, a costui rimarrà eternamente nascosta la profonda benedizione di una vita che si svolge tra due anime.

Nel mondo dobbiamo attendere le cose più grandi, più profonde, più delicate e questo non avviene in modo tempestoso, ma secondo la legge divina della germinazione, della crescita e dello sviluppo.

Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo protestante tedesco



venerdì 10 maggio 2019

Solo se è un peso, l'altro è un fratello


“Portate i pesi gli uni degli altri e così adempirete perfettamente la legge di Cristo” (Galati 6,2). Quindi la legge di Cristo è una legge del “portare”. Portare vuol dire  sopportare, soffrire insieme. Il fratello è un peso per il cristiano, soprattutto per il cristiano.
Per il pagano l'altro non diviene nemmeno un peso: egli infatti evita di lasciarsi aggravare da qualcuno, mentre il cristiano deve portare il peso del fratello. Solo se è un peso, l'altro è veramente un fratello e non un oggetto da dominare.

Il peso dell’uomo è stato così pesante anche per lo stesso Dio, che ha dovuto soccombervi sulla croce. Dio ha veramente sopportato gli uomini fino all'estrema sofferenza nel corpo di Gesù Cristo. E in tal modo li ha portati come una madre porta il bambino, come un pastore porta l’agnello che si era smarrito. Dio si è fatto carico degli uomini, ed essi lo hanno piegato sotto il loro peso, ma Dio è rimasto con loro ed essi con lui. Nel sopportare gli uomini Dio ha stabilito una comunione con loro. È la legge di Cristo, compiuta sulla croce. A questa legge i cristiani hanno la possibilità di partecipare. Devono portare e sopportare il fratello, ma la cosa più importante è che ora possono portarlo nell'obbedienza a una legge adempiuta da Gesù Cristo. [...]

In primo luogo è la libertà dell’altro a esser di peso al cristiano. Essa va contro il suo desiderio di autocrazia, ma nonostante tutto il cristiano è costretto a riconoscerla. Potrebbe liberarsi di questo peso negando la libertà dell’altro, facendogli violenza, riducendolo a immagine di sé. Se invece egli riconosce nell'altro l’immagine di Dio, gli riconosce di conseguenza la libertà, e da parte sua porta il peso che per lui costituisce la libertà dell’altra creatura. Nella libertà dell’altro rientra tutto ciò che si intende per essenza, peculiarità, disposizioni, anche le debolezze e le stravaganze, che mettono alla prova così duramente la nostra pazienza, vi rientra tutto ciò che dà luogo agli attriti, ai contrasti, agli scontri fra me e l’altro. Portare il peso dell’altro qui significa sopportare la realtà creaturale dell’altro, consentire a essa e arrivare attraverso la sopportazione a trarne motivo di gioia. [...]

Alla libertà dell’altro si affianca anche l’abuso che se ne può fare nel peccato, altro motivo per cui il fratello risulta di peso al cristiano. È ancora più difficile sopportare il peccato dell’altro che non la sua libertà: nel peccato infatti si distrugge la comunione con Dio e con i fratelli. Qui il cristiano prova la sofferenza per l’infrangersi di quella comunione che si era creata con l’altro in Gesù Cristo. Ma solo qui si rivela pienamente la grandezza della grazia di Dio, anche nella sopportazione. Non disprezzare il peccatore, ma essere nelle possibilità di sopportarlo, significa in effetti non doverlo considerare perduto, ma poterlo prendere per quello che è, conservarci in comunione con lui nella remissione dei peccati: “Fratelli, anche se uno viene sorpreso in qualche fallo, correggetelo con spirito di dolcezza” (Galati 6,1). Come Cristo ci ha portato e ci ha accolto nella nostra realtà di peccatori, così noi, finché restiamo in comunione con lui, possiamo portare e accogliere dei peccatori nella comunione di Gesù Cristo, grazie alla remissione dei peccati. Possiamo sopportare i peccati del fratello, senza bisogno di giudicarli. Questa è grazia per il cristiano; c’è forse un peccato nella comunità, a proposito del quale egli non debba esaminare se stesso e accusarsi per la propria infedeltà nella preghiera e nell'intercessione, per la propria mancanza nel servizio fraterno, nella correzione e consolazione fraterna, e ancor più per il proprio peccare individuale, per la propria mancanza di disciplina spirituale, che ha recato danno non solo a lui stesso, ma anche alla comunione e ai fratelli? Ogni peccato del singolo grava sulla comunità nella sua interezza e la espone al giudizio, e per questo la comunità, nonostante il dolore che le è inflitto dal peccato di ogni fratello, e nonostante il peso che in tal modo ricade su di essa, esprime il giubilo di essere stata ritenuta degna di portare e di rimettere i peccati: “Vedi, se tu li porti, anch'essi ti porteranno tutti e ogni cosa sarà comune, le buone e le cattive” (Martin Lutero).
Vita comune, Ed. Queriniana, Brescia 2003, p. 77 - 78

Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo protestante tedesco

mercoledì 18 luglio 2018

Ascolto


Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come l’amore di Dio incomincia con l’ascoltare la sua Parola, così l’inizio dell’amore per il fratello sta nell'imparare ad ascoltarlo. E’ per amore che Dio non solo ci dà la sua Parola, ma ci porge pure il suo orecchio. Altrettanto è opera di Dio se siamo capaci di ascoltare il fratello.
I cristiani, e specialmente i predicatori, credono spesso di dover sempre “offrire” qualcosa all'altro, quando si trovano con lui; e lo ritengono come loro unico compito.
Dimenticano che ascoltare può essere un servizio ben più grande che parlare.
Molti uomini cercano un orecchio che sia pronto ad ascoltarli, ma non lo trovano tra i cristiani, perché questi parlano pure lì dove dovrebbero ascoltare. Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio; anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare.
Qui ha inizio la morte della vita spirituale, ed infine non restano altro che le chiacchiere spirituali, la condiscendenza fratesca che soffoca in tante belle parole pie. Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente l’altro ed infine non se ne accorgerà nemmeno più. Chi crede che il suo tempo è troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le sue proprie parole e per i suoi progetti... C’è un modo di ascoltare impaziente e distratto, che disprezza il fratello e aspetta solo di poter finalmente prendere la parola e liberarsi dell’altro. Questo non è compiere la propria
missione, e certamente anche qui nel nostro atteggiamento verso il fratello si rispecchia il nostro rapporto con Dio.
Se noi non riusciamo più a porgere il nostro orecchio al fratello in cose piccole, non c’è da meravigliarsi se non siamo più capaci di dedicarci al massimo tra i servizi consistenti nell'ascoltare, affidatoci da Dio, cioè quello di ascoltare la confessione del fratello.
Il mondo pagano sa, oggi, che spesso si può aiutare un altro solo ascoltandolo seriamente. Avendo riconosciuto questo, vi ha impostato una propria cura d’anime laica, alla quale accorrono numerosi gli uomini, anche i cristiani. Ma i cristiani hanno dimenticato  che il compito dell’ascoltare è stato loro affidato da Colui il quale è l’uditore per eccellenza, alla cui opera essi sono chiamati a  collaborare. Dobbiamo ascoltare con l’orecchio di Dio, affinché ci sia dato di parlare con la Parola di Dio.
La vita comune
Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo tedesco

lunedì 22 agosto 2011

Peccato

Il peccato esige che l'uomo sia solo. Lo sottrae alla comunione. Quanto più è solo, tanto più distruttivo è il dominio del peccato su di lui; e ancora, quanto più intricata la rete del peccato, tanto più disperata la solitudine. Il peccato vuol rimanere sconosciuto. Ha orrore della luce. Nell'oscurità dell'inespresso il peccato avvelena tutto l'essere dell'uomo. Nella confessione, la luce dell'evangelo irrompe nelle tenebre e nell'oscurità in cui il cuore si chiude. Il peccato reso esplicito nella confessione perde tutto il suo potere.

La vita comune
Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo tedesco

martedì 9 febbraio 2010

L'ottimismo

L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé.

Dietrich Bonhoeffer (1906 - 1945), pastore e teologo tedesco