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lunedì 19 gennaio 2026

Il catino di acqua sporca

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca. 

Girare il mondo con quel recipiente 

e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio 

e curvarmi giù in basso, 

non alzando mai la testa oltre il polpaccio,

per non distinguere i nemici dagli amici, 

e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, 

del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, 

di quel compagno per cui non prego mai, 

in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio,  

il tuo amore.


Madeleine Delbrel


mercoledì 21 dicembre 2022

I cani del Signore

Quando un gregge è piccolo e le pecore sono docili e vi sono pochi lupi o non ve ne sono affatto, il pastore può far a meno del cane. Quando il gregge è grande e le pecore sono vagabonde, non una sola ma a branchi, e i lupi sono numerosi, bisogna che il pastore abbia un cane e magari più di uno. I cani somigliano sempre ai lupi, e spesso i migliori cani da pastore sono proprio i cani lupi. E quel che hanno conservato del lupo che permette loro di fare per il pastore ciò che lui stesso non farebbe: fiutano, corrono, si arrampicano alla maniera degli animali che sono. Ma è quel che il pastore ha comunicato loro di se stesso che fa di essi dei cani da pastore: amare le pecore come un pastore o come un lupo, non è affatto la stessa cosa. È condividendo un po’ la vita del pastore che il cane rimane un cane e non diventa un lupo. Non vive più nei boschi, ma accanto alla casa del pastore. Si nutre del cibo dell’uomo. Ode la voce dell’uomo. È l’uomo che lo chiama senza tregua a sé, è l’uomo che lo manda incessantemente alle frontiere del gregge. I suoi due estremi sono la testa del gregge e i piedi del pastore. Le pecore non possono né ritrovarsi le une le altre, né difendersi. Ma non diventeranno mai lupi. I cani possono ritrovare le pecore e difenderle, ma c’è sempre un lupo nascosto dentro di loro; possono tornare ad esserlo.

Ai piedi di San Domenico, in San Pietro a Roma, c’è un cane simbolo della sua missione. L’ovile della Chiesa, in certi periodi, ha bisogno di cani da pastore. In queste ore, il Signore li ha sempre fatti sorgere. Se sono fedeli, li si riconoscerà sempre da due cose: le spine e i morsi sulle zampe, il segno del collare intorno al collo. Come tutti i cani pastori, porteranno la contraddizione di essere al tempo stesso gli amici dell’uomo e gli antichi abitatori della foresta. Come tutti i cani pastori, un giorno o l’altro riceveranno la «correzione» del pastore… perché non possono capire tutto ciò che egli dice. Come tutti i cani da pastore, saranno disprezzati, ai margini del bosco, un giorno, una sera, a causa del collare dell’uomo.

Il testo, dedicato al domenicano Fr. Jacques Loew (1908 - 1999), 
è tratto da Madeleine Delbrêl, Strade di città, sentieri di Dio» di Christine de Boismarmin (Città Nuova, 1978)

Madeleine Delbrêl (1904 – 1964), assistente sociale, poetessa e mistica francese

mercoledì 4 marzo 2009

Signore, insegnaci il posto...

Signore, insegnaci il posto
che, nel romanzo eternoIniziato tra Te e noi,
occupa il singolare ballo della nostra ubbidienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni,
nella quale ciò che Tu permetti Semina note strane
nella serenità di ciò che Tu vuoi.
Insegnaci ad indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare per Te
tutti i suoi particolari, come gioielli che non possono mancare.
Facci vivere la nostra vita,
non come un gioco di scacchi in cui ogni mossa è calcolata,
non come una partita in cui tutto è difficile,
non come un teorema che ci fa rompere la testa,
ma come una festa senza fine in cui si rinnova l'incontro con Te,
come un ballo,
come una danza,
tra le braccia della tua grazia,
nella musica universale dell'amore.
Signore, vieni ad invitarci.

Madeleine Delbrêl (1904 - 1964)

domenica 1 marzo 2009

L'amore

Noi delle strade siamo certissimi di poter amare Dio sin quando avrà voglia di essere amato da noi.
Non pensiamo che l'amore sia una cosa che brilla, ma una cosa che consuma; pensiamo che fare tutte le piccole cose per Dio ce lo fa amare altrettanto che il compiere grandi azioni. D'altra parte pensiamo di essere molto male informati sulla misura dei nostri atti. Non sappiamo che due cose: la prima, che tutto quello che facciamo non può essere che piccolo; la seconda, che tutto ciò che fa Dio è grande. Questo ci rende tranquilli di fronte all'azione.
Sappiamo che ogni nostro lavoro consiste nel non gesticolare sotto la grazia, nel non scegliere le cose da fare, e che Dio agirà per nostro mezzo. Non c'è niente di difficile per Dio, e chi teme la difficoltà si crede capace di agire. Poiché troviamo nell'amore un'occupazione sufficiente, non abbiamo cercato il tempo per classificare gli atti in preghiere e in azioni. Troviamo che la preghiera è un'azione e l'azione una preghiera; ci sembra che l'azione veramente amorosa è tutta piena di luce.Ci sembra che di fronte ad essa l'anima è come una notte tutta protesa verso la luce che sta per venire. E quando la luce si fa - il volere di Dio chiaramente compreso - ecco l'anima viverla con dolcezza piena, con pacatezza piena, guardando Dio animarsi e agire in essa. Ci sembra che l'azione sia anche una preghiera d'implorazione. Non ci sembra che l'azione c'inchiodi nel nostro terreno di lavoro, di apostolato o di vita.
Al contrario, ci sembra che l'azione perfettamente compiuta là dove ci viene reclamata innesta noi in tutta la Chiesa, ci diffonde in tutto il suo corpo, ci fa disponibili in essa.
I nostri passi camminano in una strada, ma il nostro cuore batte nel mondo intero. E' per questo che i nostri piccoli atti, nei quali non sappiamo distinguere fra azione e preghiera, uniscono così perfettamente l'amore di Dio e l'amore dei nostri fratelli.
Il fatto di abbandonarci alla volontà di Dio ci consegna nello stesso istante alla Chiesa che da questa volontà medesima è resa costantemente salvatrice e madre di grazia. Ciascun atto docile ci fa ricevere pienamente Dio e dare pienamente Dio in una grande libertà di spirito. Allora la vita è una festa. Ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale ci viene dato il paradiso, nel quale possiamo dare il paradiso.
Non importa che cosa dobbiamo fare: tenere in mano una scopa o una penna stilografica. Parlare o tacere, rammendare o fare una conferenza, curare un malato o battere a macchina. Tutto ciò non è che la scorza della realtà splendida, l'incontro dell'anima con Dio rinnovata ad ogni minuto, che ad ogni minuto si accresce in grazia, sempre più bella per il suo Dio. Suonano? Presto, andiamo ad aprire: è Dio che viene ad amarci.
Un'informazione? ...eccola: è Dio che viene ad amarci.
E' l'ora di metterci a tavola? Andiamoci: è Dio che viene ad amarci.
Lasciamolo fare.
[Noi delle strade]

Madeleine Delbrêl (1904 - 1964)

mercoledì 25 febbraio 2009

Ogni giorno è da vivere

Ogni mattina
è una giornata intera
che riceviamo dalle mani di Dio.
Dio ci dà una giornata
da lui stesso preparata per noi.
Non vi è nulla di troppo
e nulla di "non abbastanza",
nulla di indifferente
e nulla di inutile.
È un capolavoro di giornata
che viene a chiederci
di essere vissuto.
Noi la guardiamo come una pagina di agenda,
segnata d'una cifra e d'un mese.
La trattiamo alla leggera come un foglio di carta.
Se potessimo frugare il mondo
e vedere questo giorno elaborarsi
e nascere dal fondo dei secoli,
comprenderemmo il valore
di un solo giorno umano.

Madeleine Delbrêl (1904 - 1964)