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giovedì 5 marzo 2026

Egli ha steso le braccia

Per inventare nuovi spazi

dove i corpi si rialzeranno,

egli ha steso le braccia:

l’uomo è liberato, il muro è crollato

su cui avevan scritto che Dio è morto.

Perché siete tristi ancora? 


      Dal quel giorno del sangue versato

      sapete ormai che tutto è grazia. 


Per trarvi fuori dalla stretta

e guidarvi in luoghi deserti,

egli ha steso le braccia:

il mare si è alzato, il popolo ha traversato

lo splendido sentiero ch’egli ha riaperto.

Perché non passare il mare?


Per trattenervi accanto a lui

trasfigurati dallo Spirito,

egli ha steso le braccia:

il velo è strappato e il libro dissigillato

che teneva nascosto il Dio vivente.

Perché non correre a lui?


Gli alberi nel mare, Elledici, 1977, pp. 32-33

Didier Rimaud (1922 - 2023), gesuita francese, poeta, compositore, musicista, traduttore


lunedì 16 febbraio 2026

La Croce di Gesù: scandalo e follia

Da sempre nel cristianesimo ciò che appare “scandalo e follia” è l’evento della croce e, di conseguenza, anche le metafore e i segni della croce. Al cristiano si ripresenta la tentazione di “svuotare la croce”, come denuncia Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (1,17), così come al non cristiano la croce e la sua logica appaiono disumane se non un falso tentativo di interpretazione della sofferenza. Questo da sempre. Ma oggi – in questi nostri tempi contrassegnati nel mondo occidentale dal benessere materiale, dall’abbondanza di ricchezze e di comodità, dalla ricerca di piacere a basso prezzo, dalla convinzione che tutto ciò che è tecnicamente possibile ed economicamente ottenibile è per ciò stesso lecito e auspicabile – dobbiamo constatare che la rimozione della croce è quotidianamente attestata in mille modi, a volte rozzi, a volte molto sottili, e il fondamento stesso del cristianesimo ha perso evidenza, risulta sbiadito, annebbiato. Si pensi al tentativo di presentare la vita cristiana soltanto sotto il segno della resurrezione, quasi fosse una festa continua; si pensi alle energie spese per presentare ai giovani un vangelo accattivante perché liberato dalle esigenze della “rinuncia” (elemento essenziale della stessa liturgia battesimale, oggi ridotto a termine impronunciabile), della disciplina, del rinnegamento di sé, del prendere su di sé la croce (espressioni evangeliche oggi considerate “sconvenienti” a pronunciarsi); si pensi alla scena, cui si assiste sempre più frequentemente nello spazio ecclesiale, di retori gnostici non cristiani che declinano a loro modo la fede cristiana, riproponendo ai credenti un cristianesimo svuotato dalla follia della croce e arricchito dal discorso intellettuale persuasivo. Ormai Celso non è più il filosofo del II secolo che denigrava i cristiani a causa del loro Signore – un crocifisso – e della composizione sociologica – estremamente povera – della chiesa: no, il nuovo Celso elogia e loda un Gesù che è maestro di filantropia e adula i cristiani così importanti e determinanti nella pólis, ma per fare questo annebbia, oscura, relega nell’oblio ciò che è l’evento fondatore e ispiratore della vita cristiana. E accanto al nuovo Celso c’è il nuovo imperatore, che come l’antico tratteggiato da Ilario di Poitiers, il grande padre della chiesa del IV secolo, “è insidioso e lusinga, non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; ci spinge non verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro” (Liber contra Constantium 5). Così, senza essere contestata visibilmente e direttamente, la croce è svuotata! Eppure, con quanta insistenza e con che forza Giovanni Paolo II ritorna a chiedere ai cristiani di “non svuotare la croce di Cristo”!

Almeno una volta all’anno, al venerdì santo, la croce è posta davanti ai fedeli in tutta la sua realtà e la sua verità: c’è Gesù di Nazaret, un uomo, un rabbi, un profeta che è appeso a un legno nella nudità assoluta, un uomo crocifisso che appare anatema, scomunicato, indegno del cielo e della terra, un uomo abbandonato dai suoi discepoli, un uomo che muore disprezzato da quanti sono testimoni del suo supplizio ignominioso. Quell’uomo è Gesù il giusto, che muore così a causa del mondo ingiusto in cui ha vissuto, quell’uomo è il credente fedele a Dio anche se muore come peccatore abbandonato da Dio, quell’uomo è il Figlio di Dio cui il Padre darà risposta nel passaggio dalla morte alla resurrezione. Eppure questo evento della croce, avvenuto a Gerusalemme il 7 aprile dell’anno 30 della nostra era, può essere svuotato anche attraverso le sue metafore o i suoi segni, e noi cristiani dobbiamo restare vigilanti per non finire come gli uomini “religiosi” di ogni tempo che sentono nella crocifissione uno scandalo, o come i “sapienti” di questo mondo che la giudicano follia. La croce è la “sapienza di Dio” e san Paolo, coniando l’espressione “la parola della croce”, dice che l’evento che essa crea è l’evangelo, la buona notizia.

Il cristiano non è invitato dalla croce né al dolorismo né alla rassegnazione, né tantomeno a leggere la vita di Gesù a partire da essa, ma deve riconoscere che la vita di Gesù e la forma della sua morte, la crocifissione, sono state narrazioni di Dio, del Dio vivente che ama gli uomini anche quando sono malvagi, del Dio che perdona quelli che gli sono nemici nel momento stesso in cui essi si manifestano come tali, del Dio che accetta di essere rifiutato e ucciso volendo che il peccatore si converta e viva. La croce è allora anche la denuncia del nostro essere malvagi, sedotti dal male, peccatori e ingiusti, sicché il Giusto deve patire, essere rifiutato condannato e crocifisso. Sì, la croce è diventata l’emblema del cristiano – emblema a volte esaltato trionfalisticamente, altre volte ridotto a monile ornamentale o svilito a gesto scaramantico, altre ancora banalizzato a metafora di semplici avversità quotidiane – ma o essa permane memoria dello “strumento della propria esecuzione” per mettere a morte l’ ”uomo vecchio” che è in noi, oppure è un segno non abitato dall’evento e diviene, quindi, una mistificazione. Lutero, meditando sulla croce e facendosi qui eco dei padri della chiesa, scriveva: “Non è sufficiente conoscere Dio nella sua gloria e maestà, ma è anche necessario conoscerlo nell’umiliazione e nell’infamia della croce… In Cristo, nel Crocifisso stanno la vera teologia e la vera conoscenza di Dio”.

(Enzo Bianchi, Le parole della spiritualità, 101-104)

giovedì 29 gennaio 2026

Tu non sei onda, sei oceano!

Una piccola onda se ne andava felice per il mare: era contenta, allegra, si sentiva frizzante e potente, si abbandonava al gioco della corrente, si lasciava increspare dal vento. Era proprio felice di essere un'onda. Ad un certo punto vide però, laggiù in lontananza, la scogliera e poi la spiaggia e si accorse che le altre onde, quelle che erano andate avanti, lì si infrangevano e di loro non rimaneva più nulla. Cominciò a sentirsi triste: se avesse potuto sarebbe tornata indietro, nel mare profondo, da dove non si vede terra; oppure avrebbe voluto fermarsi là dove si trovava, frenare pur di non andare avanti... Un'onda più grande le passò vicino e le chiese: "Che ti succede? Come mai sei tanto triste?", e la piccola onda le rispose: "Ma non vedi che fine faremo? Anche tu che sei un'onda così grossa sei destinata a romperti laggiù". Sorrise la grande onda e disse: "Tu non sei onda, sei oceano!".

Non ricordo più dove ho letto questa storia, ma la trovo profondamente vera anche per noi, quando pensiamo che la vita sia un fatto privato, quando crediamo che i nostri sentimenti siano solo affari "domestici", chiusi fra le mura delle nostre case o nei limiti del nostro cuore. Mi piace invece pensare che il mio amore è solo una piccola onda di un immenso oceano, che niente andrà perso e che ogni mio piccolissimo gesto d'amore è come una piccolissima goccia che contribuisce a formare l'oceano; perché il mio amore, come la mia vita, fa parte di un tutto cui appartengo, che mi appartiene. E mi sento più libera, non più costretta a soffocare in spazi angusti, o a pungermi tra le spine dei miei rovi: l'amore non sta dentro di me, non è una mia creatura, ma è tutto quel che sta "tra", che mi avvolge e circonda, nonostante io non lo riconosca. Tu non sei onda, sei oceano! Ricordiamocelo ogni giorno!

(Maria Teresa Abignente)

lunedì 19 gennaio 2026

Il catino di acqua sporca

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca. 

Girare il mondo con quel recipiente 

e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio 

e curvarmi giù in basso, 

non alzando mai la testa oltre il polpaccio,

per non distinguere i nemici dagli amici, 

e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, 

del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, 

di quel compagno per cui non prego mai, 

in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio,  

il tuo amore.


Madeleine Delbrel


venerdì 7 marzo 2025

Aforismi Croce

Nella Passione, la Croce ha cessato di essere simbolo di castigo, per divenire segno di vittoria. La Croce è l'emblema del Redentore: in quo est salus, vita et resurrectio nostra: lì è la nostra salvezza, la nostra vita, la nostra risurrezione. (San Josemaría Escrivá) 

giovedì 28 marzo 2024

La debolezza dell'amore


Il fatto che milioni di uomini si siano nutriti del suo nome, che abbiano dipinto con oro il suo volto e fatto risuonare la sua parola sotto cupole di marmo, tutto questo non prova alcunché riguardo alla verità di quest'uomo. Non si può prestar credito alla sua parola sulla base della potenza che ne è storicamente scaturita: la sua parola è vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, reso debole dal suo amore, fatto povero dal suo amore...

L'uomo che cammina

Christian Bobin (1951 – 2022), scrittore e poeta francese

La croce è troppo pesante


Signore,
la croce è troppo pesante per te,
e tuttavia tu la porti
perchè il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze,
e tuttavia tu non la rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.

Insegnami a capire che ogni vera sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell’altro,
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spalle,
perchè non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.

Ogni croce sembrerà superiore alle forze.
Sempre si udrà il grido stanco
e pieno di paura: “Non ne posso più!”.
Signore, aiutami in quell’ ora
con la forza della tua pazienza e del tuo amore
affinché non mi perda d’animo.

Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventare deboli,
ma aiutaci a rialzarci.

Rinnovami nella pazienza,
infondimi la tua forza nell’anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il mio peso e andrò oltre.

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

mercoledì 27 marzo 2024

Perché piangi madre?


Come una pecora che vede il suo agnello condotto al macello (Is 53,7), 
consumata dal dolore, Maria seguiva con le altre donne: 

«Dove vai, figlio mio? Perché finisce così la tua breve vita? 
Ci sono altre nozze a Cana, è là che vai per fare del vino con l’acqua? 
Posso accompagnarti, figlio mio, o meglio aspettarti? 
Dimmi una parola, Verbo, non passare in silenzio davanti a me, 
tu che sei mio figlio e mio Dio.

Vai a una morte ingiusta e nessuno condivide il tuo dolore. 
Pietro non è con te, lui che diceva: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35). 
Ti ha abbandonato Tommaso che diceva: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11,16). 
E pure gli altri, i più vicini, che devono giudicare le dodici tribù (Mt 19,28), 
dove sono adesso? Non ne resta che uno solo; ma tu, tutto solo figlio mio, tu muori per tutti. 
É la tua ricompensa per aver salvato tutti gli uomini e averli serviti, figlio mio e Dio mio».

Volgendosi a Maria, colui che da lei era nato, disse: «Perché piangi, madre?
Non dovrei soffrire? non dovrei morire? 
Come potrei salvare Adamo? Non dovrei scendere nella tomba? 
Come potrei riportare alla vita coloro che sono morti? 
Perché piangi? Di’ piuttosto: 
“É per sua volontà che soffre, mio figlio e mio Dio”. 

Vergine saggia, non divenire simile alle stolte (Mt 25,1ss);
tu sei nella sala delle nozze, non fare come se fossi fuori… 
Non piangere dunque, di’ piuttosto: 
“Abbi pietà di Adamo, sii misericordioso verso Eva, 
tu, figlio mio e Dio mio”.

Sta’ certa, madre, per prima mi vedrai risorgere dalla tomba. 
Verrò a mostrarti da quali mali ho riscattato Adamo, quali sudori ho versato per lui. 
Ai miei amici ne rivelerò i segni che mostrerò nelle mie mani. 
Allora tu vedrai Eva viva come una volta e griderai di gioia: 
“Ha salvato i miei progenitori, mio figlio e mio Dio!”».

Inno 25, Maria sotto la croce

Romano il Melode (490 ca - 556 ca), diacono cristiano, poeta e compositore di inni bizantino, santo



domenica 2 aprile 2023

Collocazione provvisoria

 Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.

"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Don Tonino Bello (1935 - 1993), vescovo italiano

giovedì 24 marzo 2022

Era mio figlio


La gioia di Betlemme fu subito turbata da un pericolo improvviso e impensabile. Mi dissero: Erode vuole uccidere il bambino! Fu un fulmine questa notizia. Provate a pensare che cosa può provare il cuore di una mamma, quando le dicono: Vogliono uccidere tuo figlio! Mille perché tumultuavano nel mio povero cuore..., ma non c'era tempo da perdere. Fuggimmo: come profughi, come malfattori, come lebbrosi che debbono nascondersi.

Furono anni amari: ma io continuai a credere e piano piano cominciai a capire il mistero della pazienza di Dio e della sua bontà rispettosa e compassionevole. Venne l'ora di ritornare a casa.

Che gioia rivedere, dopo tanti anni, i parenti, la casa, i luoghi dell'infanzia! Giuseppe riprese il lavoro, il bambino cresceva ed io lavoravo e pregavo. Gli anni di Nazareth furono incantevoli, ma passarono veloci. Spesso mi chiedevo: che sarà di questo figlio? E temevo che prima o poi sarebbe arrivata un'ora decisiva; temevo che prima o poi mi avrebbe lasciata sola... E venne quel giorno.

Vidi Gesù allontanarsi da casa: io piangevo... perché avevo il presentimento che non sarebbe mai più ritornato!

Per alcuni giorni non seppi nulla di lui; ma poi arrivarono le prime notizie: È a Cafarnao! Ha compiuto un miracolo! Ha detto cose stupende! Ha parlato di perdono …per tutti!

lo ero felice, come una madre è felice per i successi del proprio figlio. Però trepidavo per lui, perché ormai avevo capito che i successi di Dio sono diversi dai successi degli uomini; Betlemme e la fuga in Egitto mi avevano insegnato che le vie di Dio non sono le nostre vie...

E infatti, dopo un po' di tempo, tutto cambiò attorno a lui. Mi dicevano: Ha profanato il sabato! Ha cacciato la gente dal tempio! Si è dichiarato Figlio di Dio! È un bestemmiatore! Merita la morte! Per il mio cuore ogni notizia era una vera pugnalata: come mi aveva predetto Simeone!

A un certo punto avvertii il pericolo, capii che dovevo andare da lui: dovevo stargli vicino a qualunque costo. Lo trovai a Gerusalemme: l'avevano arrestato!

Assistetti a tutte le fasi de processo e vissi con lui l'agonia di quelle ore: nessun dolore mi fu risparmiato! Sentii la folla che gridava: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!". Era mio figlio...

Ripensai al momento dell'annunciazione e ripetei le parole d'allora: Sono la tua serva, o Signore! Ti seguirò dovunque vuoi! E giunsi al Calvario: arrivai alla croce seguendo mio figlio. Mi vennero in mente le sue parole: "Chi vuol venire dietro di me, smetta di pensare a se stesso. Prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Chi vuol salvare la propria vita sulla terra, la perderà nel cielo".

venerdì 10 aprile 2020

Il povero Cristo

Il povero Cristo
è sceso dalla croce.
Per prima cosa ha preso
la condizione atroce:
amar la vita è vivere
ed essere felici.
Amar la vita è vivere
sapendo di morire.

Ma invece di un fratello
vedere nel suo simile
il primo da affogare
sebbene un po’ più debole.

Il povero Cristo
ha visto com’è l’uomo
che, povero cristo,
mangia verza e patate.
Intanto chi gli è sopra
si gode ori e alloro
e ammucchia per sé solo
ricchezze smisurate.

Ma appena gliele ha tolte
non divide in uguaglianza,
ma del padrone apprende
il pensiero e l’arroganza.

E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.

Il povero Cristo
è sceso dalla croce,
si è messo sulla strada
e va ascoltando voci.
C’è chi lo tira a destra,
chi lo spoglia a sinistra.
Tutti lo voglion primo
nella loro lista.
Ma piuttosto che da vivo
a dare il buon ufficio
è meglio averlo zitto
e morto in sacrificio.

E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.
E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.

Il povero Cristo
è sceso dalla croce,
e cristo come era
ha incontrato l’uomo.
Aveva un paio di baffi
e un coltello da affilare.
Lo sguardo torvo
non smetteva di sfilare.
Gli ha detto: “Cristo, spostati
e lasciami passare,
non voglio sentir prediche,
ho già molto da fare”.

E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.

Il povero Cristo
è sceso dalla croce
e ha visto che per l’uomo
non può esserci unità.
Una cosa sola
cattiva oppure buona
ma pezzi frantumati
come è stato creato.

Dovrà sempre mentire
a chi gli sta vicino
perché c’ha dentro il cuore
le stanze di un casino.

E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.
E intanto nel mondo
una guerra è signora della Terra.

Il povero Cristo
è tornato sulla croce
con il dono che
a tutti qui ha portato:
la Buona Novella,
dove per scritto è messo
“Ama il prossimo tuo
come fosse te stesso”.

Ma troppo era difficile
forse anche oltre l’umano,
così si è ritirato.
All’uomo ha rinunciato.

Una veste di silenzio
si è cucito addosso.
Il povero Cristo
tace, grida all’uomo
a più non posso.

Vinicio Capossela

giovedì 10 ottobre 2019

"Ognuno prenda la sua croce e mi segua" (Luca 9,23)


Un uomo, stufo delle propria croce, spesso si lamentava dicendo che era impossibile che lui dovesse portare un tale peso. Andò al cospetto di Dio e gli disse: «Signore io non ce la faccio più, questa croce è troppo pesante, morirò sotto questo peso. Tu che sei misericordioso non puoi cambiarla?»
Dio lo guardo e disse: «Vedi tutte quelle croci? ecco provale a cerca quella che ti è meno pesante».
L'uomo contento, getto la sua, si avvicinò e si mise a cercare una nuova croce tra tantissime altre.
«Questa no, pesa troppo... – pensava provandole – Neanche questa... Mamma mia, come pesa questa! No, no, neanche questa!». 
Passato un po' di tempo, non aveva ancora trovato la croce che faceva per lui, quando ad un certo punto, in un angolo, ne vide una che non aveva ancora provato. La prese e disse: «L'ho trovata, questa è la croce che fa per me. Non pesa: la potrò portare tranquillamente!». 
Si diresse verso Dio che aveva assistito a tutto e disse: «Signore, ho trovato la croce giusta per me:  prendo questa!»
Dio lo guardò e con un sorriso disse: «Figliolo, mi fa piacere che hai scelto la croce che fa per te, vedo che ti sei ripreso la tua!»
L'uomo guardò la croce e, riconoscendola, capì che forse la sua vita, a differenza di altre, era meno pesante.

Riflettiamo e analizziamo meglio la nostra vita: ci renderemo conto che in fondo siamo fortunati. Certo, la vita a volte è dura, complicata, ingiusta. La vita è fatta di problemi e difficoltà: ma sono proprio questi che ci stimolano a crescere, a maturare... a vivere!

Portare la croce è difficile, ma alla fine del viaggio scopriremo il motivo per cui Dio ce l'ha affidata.

  • Dio non dà una croce più pesante di quanto un uomo possa sopportare.
  • Se Dio ti affida una croce, ti dà anche la forza per portarla. Se Dio ti affida un compito, ti dona anche la grazia per realizzarlo.
  • «Tutti vengono qua per farsi togliere la croce, nessuno per imparare a portarla» (San Padre Pio)