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domenica 14 marzo 2010

Serviamo Cristo nei poveri

Afferma la Scrittura: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5, 7). La misericordia non ha l'ultimo posto nelle beatitudine. Osserva ancora: Beato l'uomo che ha cura del misero e del povero (cfr. Sal 40, 2) e parimenti: Buono è colui che è pietoso e dà in prestito (cfr. Sal 111, 5). In un altro luogo si legge ancora: Tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr. Sal 36, 26). Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto». Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l'opera di beneficenza. La beneficenza, infatti, non consente indugi. Spezza il tuo pane all'affamato e introduci i poveri e i senza tetto in casa tua (cfr. Is 58, 7) e questo fallo con animo lieto e premuroso. Te lo dice l'Apostolo: Quando fai opere di misericordia, compile con gioia (cfr. Rm 12, 8) e la grazia del beneficio che rechi ti sarà allora duplicata dalla sollecitudine e tempestività. Infatti ciò che si dona con animo triste e per costrizione non riesce gradito e non ha nulla di simpatico.
Quando pratichiamo le opere di misericordia, dobbiamo essere lieti e non piangere: «Se allontanerai da te la meschinità e le preferenze», cioè la grettezza e la discriminazione come pure le esitazioni e le critiche, la tua ricompensa sarà grande. «Allora la tua luce sorgerà come l'aurora e la tua ferita si rimarginerà presto» (Is 58, 8). E chi è che non desideri la luce e la santità?
Perciò, o servi di Cristo, suoi fratelli e coeredi, se ritenete che la mia parola meriti qualche attenzione, ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe d'Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l'oro, l'incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi. Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra. Così quando ce ne andremo di qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli, nella comunione con Cristo Signore, al quale sia gloria nei secoli. Amen.

Dai «Discorsi» (Disc. 14 sull'amore ai poveri, 38, 40; PG 35, 907. 910)

Gregorio di Nazianzo, Vescovo, Santo (329 - 390)

domenica 1 marzo 2009

Cristo è disceso dai cieli, venite ad incontrarlo

Cristo è nato: rendetegli onore; Cristo è disceso dai cieli, venite a incontrarlo; Cristo è sullaterra, gridate la vostra gioia. «Canta al Signore, terra tutta» [Sal 95(96), 1]. «Si rallegrino i cieli edesulti la terra» (Ib., 11) a causa del Cristo celeste innanzitutto e del Cristo terrestre poi. Il Cristo si è fatto carne: trasalite di timore e di gioia; di timore per la colpa, di gioia per la speranza. Chi non dovrebbe onorare colui che fin dall’inizio esiste? Chi non dovrebbe glorificare colui che è il compimento di ogni cosa? Di nuovo sono abolite le tenebre, di nuovo è nata la luce, di nuovo l’Egitto è punito con la tenebra, di nuovo Israele è illuminato da una colonna. Il popolo, immerso nella tenebra dell’ignoranza, contempli la grande luce della conoscenza. «Le cose vecchie sono passate; ecco, tutto è diventato nuovo» (2 Cor 5,17). La lettera ha ceduto il posto allo spirito: esso trionfa; le ombresi ritirano, la verità avanza.
(...) «Genti tutte battete le mani, perché un bambino ci è nato, ci è statodato un figlio che porta sulla spalla l’insegna regale – attraverso la croce infatti egli è stato elevato – gli è stato dato come nome “Angelo del gran consiglio”» (Is 9,5), cioè del consiglio del Padre suo. Gridi dunque Giovanni: «Preparate la via del Signore» (Mt 3,3). Anch’io proclamerò la grandezza di questo giorno: l’immateriale si incarna, il Verbo si fa carne; l’invisibile si mostra agli occhi; colui chele nostre mani non possono toccare può ora essere toccato, l’intemporale ha un inizio, il Figlio di Dio diventa Figlio dell’uomo: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre. Si scandalizzino i giudei, i greci, pruda la lingua degli eretici; crederanno quando lo vedranno salire al cielo o almeno discendere dal cielo e sedere come giudice. Ma di questo parleremo poi. Oggi è la festa della Teofania o della Natività; essa è chiamata in due modi, con due nomi, che le sono stati dati. Dio infatti, con la sua nascita, si è mostrato agli uomini: da un lato, egli esiste e da tutta l’eternità è generato dall’eterno: il suo essere è perciò al di sopra di ogni ragione e giustificazione – in realtà nessuna causa potrebbe essere superiore al Verbo – d’altra parte è nato per la nostra salvezza, perché colui che ci dà l’esistenza ci dia anche una vita felice; o piuttosto per ricondurci grazie alla sua incarnazione alla vita beata che avevamo perduto a causa del peccato. La festa di oggi poiché ricorda l’apparizione di Dio sulla terra si chiama Teofania e in quanto suggerisce l’idea della nascita è detta Natività. Ecco dunque la solennità che celebriamo oggi: la venuta di Dio presso gli uomini, perché noi possiamo andare a Dio o piuttosto più esattamente, perché noi ritorniamo a Lui, affinché, spogliato l’uomo vecchio, rivestiamo il nuovo e così come siamo morti in Adamo, viviamo in Cristo, nasciamo con lui, siamo crocifissi con lui, sepolti con lui e con lui risuscitiamo. La mia vita deve subire infatti questa magnifica conversione: e come dopo i giorni felici vengono quelli tristi, così dopo la tristezza viene la gioia.
Dal «Discorso sulla Teofania», PG 36, 311A - 315A
Gregorio di Nazianzo, Vescovo, Santo (329 - 390)