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venerdì 18 settembre 2026

Perdono

Cristo sottolinea con tanta insistenza la necessità di perdonare gli altri che a Pietro, il quale gli aveva chiesto quante volte avrebbe dovuto perdonare il prossimo, indicò la cifra simbolica di «settanta volte sette», volendo dire con questo che avrebbe dovuto saper perdonare a ciascuno ed ogni volta.

È ovvio che una così generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. La giustizia propriamente intesa costituisce per cosi dire lo scopo del perdono. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l’oltraggio arrecato […]. La riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la soddisfazione dell’oltraggio sono condizione del perdono […].

La misericordia però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Esso infatti manifesta che, oltre al processo, che è specifico della giustizia, è necessario l’amore, perché l’uomo si affermi come tale. L’adempimento delle condizioni della giustizia è indispensabile, soprattutto affinché l’amore possa rivelare il proprio volto […]. La Chiesa ritiene giustamente come proprio dovere, come scopo della propria missione, quello di custodire l’autenticità del perdono. 

Dives in misericordia, 14

San Giovanni Paolo II


lunedì 9 marzo 2026

L'ultima chiamata. Il testamento spirituale di Papa Giovanni Paolo II

 Totus Tuus ego sum

Nel Nome della Santissima Trinità. Amen.

«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (cfr Mt 24, 42) — queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinché la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità.

Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento.

Non lascio dietro di me alcuna proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti, invece, li lascio nel cuore davanti a Dio stesso, perché è difficile esprimerli.

Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago, 13.3.92). Del luogo decidano il Collegio Cardinalizio e i Connazionali.


«Apud Dominum misericordia
et copiosa apud Eum redemptio» (Sal 129)


Giovanni Paolo II


 


Roma, 6.III.1979


Dopo la morte chiedo Sante Messe e preghiere


sabato 2 agosto 2025

Preghiera alla Madre silenziosa


Maria silenziosa,
che tutto immaginasti
senza parlare,
oltre ogni visione umana,
aiutami ad entrare
nel mistero di Cristo
lentamente e profondamente,
come un pellegrino arso di sete
entra in una caverna buia
alla cui fine oda un lieve correr d'acqua.

Fa' che prima di tutto m'inginocchi
ad adorare,
fa' che poi tasti la roccia
fiducioso,
e m'inoltri sereno nel mistero.

Fa' infine ch'io mi disseti
all'acqua della Parola
in silenzio
come te.

Forse allora, Maria,
il segreto del Figlio Crocifisso
mi si rivelerà
nella sua immensità senza confini
e cadranno immagini e parole
per fare spazio solo all'infinito.

John Henry Newman


Santa Maria,
Vergine del silenzio e di misteriosa pace:
addolorata forte fedele,
attendi presso il sepolcro,
dove tace la Parola e giace il Santo di Dio.

Attendi vigile
che dal buio scaturisca la Luce,
dalla terra germogli la Vita.

Attendi l'alba del giorno senza tramonto,
l'ora del parto dell'umanità nuova.

Attendi di vedere nel Figlio risorto
il volto nuovo dell'uomo redento,
di udire il nuovo saluto di pace,
di cantare il nuovo canto di gloria.

Vergine dello Spirito, icona della Chiesa,
implora per noi la tua fede nella Parola,
la tua speranza nel Regno,
il tuo amore per Dio e per l'uomo.

A te, gloriosa Madre di Dio,
beata per la fede,
donna della pietà immensa,
la nostra lode perenne e grata. Amen

Giovanni Paolo II






domenica 5 maggio 2024

Grazie a te, donna...

La Chiesa «...desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei» (Lettera apostolica Mulieris dignitatem, 31).

Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Lettera alle donne (29 Giugno 1995)

Giovanni Paolo II


domenica 22 ottobre 2023

Ci alzeremo in piedi


Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata.

Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita.

Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata.

Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione

e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio.

Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano.

e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale.

Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche.

e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo, ma anche per quello della società.

Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia.

Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine

e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.


Testo tratto dall'omelia della Santa Messa celebrata Domenica, 7 Ottobre 1979, a Washington, Capitol Mall

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 

Ogni uomo è creatura di Dio e fratello di Cristo

Tutti gli esseri umani dovrebbero apprezzare l’individualità di ogni persona come creatura di Dio, chiamata ad essere fratello o sorella di Cristo in ragione dell’Incarnazione e Redenzione universale. Per noi la sacralità della persona umana è fondata su queste premesse. Ed è su queste stesse premesse che si fonda la nostra celebrazione della vita, di ogni vita umana. Ciò spiega i nostri sforzi per difendere la vita umana contro qualsiasi influenza o azione che la possa minacciare o indebolire, come pure i nostri sforzi per rendere ogni vita più umana in tutti i suoi aspetti.

Quindi reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata. 

Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. 

Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore. 

Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi reagiremo affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. 

Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi reagiremo riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato. 

Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi reagiremo per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale. 

Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi reagiremo proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto.

Omelia della Santa Messa celebrata Domenica, 7 ottobre 1979 a Washington, Capitol Mall

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 


Decalogo per la pace


 1. Ci impegniamo a proclamare la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso e, condannando qualsiasi ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione, ci impegniamo a fare tutto il possibile per sradicare le cause del terrorismo.

2. Ci impegniamo a educare le persone al rispetto e alla stima reciproci, affinché si possa giungere a una coesistenza pacifica e solidale fra i membri di etnie, di culture e di religioni diverse.

3. Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo, affinché si sviluppino la comprensione e la fiducia reciproche fra gli individui e fra i popoli, poiché tali sono le condizioni di una pace autentica.

4. Ci impegniamo a difendere il diritto di ogni persona umana a condurre un'esistenza degna, conforme alla sua identità culturale, e a fondare liberamente una propria famiglia.

5. Ci impegniamo a dialogare con sincerità e pazienza, non considerando ciò che ci separa come un muro insormontabile, ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità degli altri può diventare un'occasione di maggiore comprensione reciproca.

6. Ci impegniamo a perdonarci reciprocamente gli errori e i pregiudizi del passato e del presente, e a sostenerci nello sforzo comune per vincere l'egoismo e l'abuso, l'odio e la violenza, e per imparare dal passato che la pace senza la giustizia non è una pace vera.

7. Ci impegniamo a stare accanto a quanti soffrono per la miseria e l'abbandono, facendoci voce di quanti non hanno voce e operando concretamente per superare simili situazioni, convinti che nessuno possa essere felice da solo.

8. Ci impegniamo a fare nostro il grido di quanti non si rassegnano alla violenza e al male, e desideriamo contribuire con tutte le nostre forze a dare all'umanità del nostro tempo una reale speranza di giustizia e di pace.

9. Ci impegniamo a incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l'amicizia fra i popoli, convinti che, se manca un'intesa solida fra i popoli, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte.

10.Ci impegniamo a chiedere ai responsabili delle nazioni di compiere tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e a livello internazionale, sia edificato e consolidato un mondo di solidarietà e di pace fondato sulla giustizia.


Il 24 gennaio 2002 si svolgeva ad Assisi la Giornata di preghiera per la pace nel mondo. Gli interventi dei rappresentanti delle diverse confessioni religiose e il loro desiderio di operare a favore della concordia, della ricerca comune del vero progresso e della pace in seno all'intera famiglia umana, hanno trovato espressione in un decalogo, il "Decalogo di Assisi per la pace", proclamato a conclusione di questa giornata. 

Un mese dopo, Giovanni Paolo II ne inviò il testo a tutti i Capi di Stato o di Governo del mondo.



venerdì 9 dicembre 2022

É Gesù che cercate quando sognate la felicità

É Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

Veglia di preghiera alla XV Giornata Mondiale della Gioventù, Tor Vergata, 19 agosto 2000

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 


martedì 8 marzo 2022

Grazie a te, donna


Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. 

Lettera alle donne del mondo in vista della IV Conferenza Mondiale sulla Donna (29 giugno 1995)

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 

lunedì 12 aprile 2021

Le virtù del vero dialogo

Ritengo utile, perciò, richiamare qui le qualità di un vero dialogo. Esse si applicano, innanzitutto, al dialogo tra le persone; ma penso anche e soprattutto al dialogo tra i gruppi sociali, tra le forze politiche in una nazione, tra gli Stati in seno alla comunità internazionale. […]

Il dialogo è un elemento centrale e indispensabile del pensiero etico degli uomini, chiunque essi siano. Sotto l'aspetto di uno scambio, di una comunicazione tra gli esseri umani, quale permette il linguaggio, esso è in realtà una ricerca comune.

Fondamentalmente, esso suppone la ricerca di ciò che è vero, buono e giusto per ogni uomo, per ogni gruppo e ogni società, sia nella parte con cui si è solidali, sia in quella che si presenta come avversa. 

Esso dunque esige, in via preliminare, l'apertura e l'accoglienza: che ogni parte esponga i propri elementi, ma ascolti anche l'esposizione della situazione così come è descritta dall'altra parte, la recepisca sinceramente con i veri problemi suoi propri, i suoi diritti, le ingiustizie di cui ha coscienza, le soluzioni ragionevoli che propone. Come potrebbe stabilirsi la pace, se una delle parti non si è neppure data pensiero di considerare le condizioni di esistenza dell'altra? 

Il dialogare suppone, dunque, che ciascuno accetti questa differenza e questa specificità dell'altro, prenda bene la misura di ciò che lo separa dall'altro, e che l'assuma col rischio di tensione che ne risulta, senza rinunciare per viltà o per costrizione a ciò che sa essere vero e giusto, ciò che sfocerebbe in un compromesso zoppicante e, inversamente, senza pretendere di ridurre l'altro ad un oggetto, ma stimandolo come soggetto intelligente, libero e responsabile. 

Il dialogo, nello stesso tempo, è la ricerca di ciò che è e resta comune agli uomini, anche in mezzo alle tensioni, opposizioni e conflitti. In questo senso, vuol dite fare dell'altro il proprio prossimo. Vuol dire accettare il suo contributo, e condividere con lui la responsabilità di fronte alla verità e alla giustizia. Vuol dire proporre e studiare tutte le possibili formule di onesta conciliazione, sapendo congiungere alla giusta difesa degli interessi e dell'onore della parte, che si rappresenta, la non meno giusta comprensione e il rispetto delle ragioni dell'altra parte, come pure le esigenze del bene generale comune ad entrambe. 

Del resto, non è forse sempre più evidente che tutti i popoli della terra si trovano in una situazione di interdipendenza vicendevole sul piano economico, politico e culturale? Chi pretendesse di sottrarsi a questa solidarietà non tarderebbe a soffrirne egli stesso. 

Dal messaggio per la Giornata mondiale della pace (1 gennaio 1983): "Il dialogo per la pace una sfida per il nostro tempo"

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 

mercoledì 7 settembre 2016

"Preghiera semplice" della famiglia



Signore, fa’ della nostra famiglia uno strumento della tua pace:
dove prevale l'egoismo, che portiamo amore,

dove domina la violenza, che portiamo tolleranza,
dove scoppia la vendetta, che portiamo riconciliazione,

dove serpeggia la discordia, che portiamo comunione,
dove regna l'idolo del denaro, che portiamo libertà dalle cose,

dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, che portiamo consolazione,

dove c'è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c'è disperazione, che portiamo speranza.

O Maestro, fa' che la nostra famiglia non cerchi tanto di accumulare, quanto di donare,
non si accontenti di godere da sola ma sappia condividere.

Perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere,
nel perdonare che nel prevalere,
nel servire che nel dominare.

Così costruiremo insieme una società solidale e fraterna.
Amen


Credo nella famiglia

Credo nella famiglia, o Signore:
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo;
Tu l’hai scelta come tua dimora tra noi,
Tu l’hai voluta come culla della vita.

Credo nella famiglia, o Signore:
anche quando nella nostra casa
entra l’ombra della croce,
quando l’amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.

Credo nella famiglia, o Signore:
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.

Credo nella famiglia: o Signore: come la mia strada
verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
Amen.

Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli


Beati voi che siete una famiglia!

Beati perché siete la culla dell’amore, dove ci si ama,
dove, se vivete l’uno per l’altro, diventate una sola carne.
Beati perché fate sprigionare l’amore che unisce:
voi siete il luogo in cui si impara fin da piccoli a vivere relazioni gratuite,
a diventare "dono" l’uno per l’altro.

Beati perché fate sbocciare la vita e date un futuro alla società.
Voi siete il luogo naturale dove avviene la procreazione delle nuove vite
e dove i figli possono crescere sereni e ricevere una educazione equilibrata.
Beati perché fate crescere le persone:
formate la loro personalità, le aiutate a crescere come "esseri in relazione",
le educate nella vita affettiva e nella socialità.

Beati perché educate i figli:
trasmettete loro i valori essenziali della convivenza civile,
quali la dignità della persona, la fiducia reciproca,
il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà.

Beati perché consolate il vecchio e il malato;
siete l’unico ambiente in grado di offrire
un’accoglienza ricca di calore al bambino e al malato, al disabile e al vecchio.

Beati perché siete il "soggetto sociale" intermedio,
che garantisce il giusto rapporto tra il singolo e la società,
e aiutate le persone a non scivolare nell'individualismo che isola
e a non lasciarsi assorbire dal collettivismo che schiaccia.
Beati perché siete la cellula della società.

Da voi dipende il futuro della persona e della società.
Se muoiono le famiglie, muore la società. Se le famiglie sono sane, è sana anche la società.
Beati perché garantite la sopravvivenza della società,
contribuite all’edificazione della convivenza civile, promuovete la solidarietà sociale,
date un contributo originale al mondo della scuola, del lavoro, dell’economia e della politica.

E per le famiglie che hanno consacrato il loro amore con il sacramento del matrimonio, aggiungo:
"Beati voi, che siete famiglie cristiane!".
Beati perché siete un "Vangelo vivo":
in cui si può "leggere" il volto di Dio-Trinità, il suo amore per l’umanità,
l’amore paziente, eccedente, gratuito di Cristo per la Chiesa.

Beati perché siete le "cellule" vitali delle parrocchie,
costruite la Chiesa e fate crescere la parrocchia come "famiglia di famiglie".
Beati perché avete il dono di poter testimoniare,
annunciare e comunicare l’amore di Dio
per l’umanità e di Cristo per la Chiesa
attraverso i vostri gesti di amore, di perdono,
di accoglienza e di solidarietà, Cristo stesso accoglie, perdona e ama.

Beati perché siete la "piccola Chiesa",
in cui l'annuncio del Vangelo può essere da tutti vissuto
e verificato in maniera semplice e spontanea.

Beati perché avete la possibilità di portare il Vangelo nel contesto della vita di tutti i giorni,
soprattutto nelle situazioni vitali di gioia e dolore, di speranza e attesa,
dove si ripropongono i grandi interrogativi sulla vita.

Beati perché potete trasformare la vostra gioia di essere sposi
in preghiera di lode e di ringraziamento
e con essa potete affrontare i momenti del dolore e della sofferenza.

Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo


Preghiera della famiglia

Fa', o Signore, che nella nostra casa
quando si parla sempre ci si guardi negli occhi.
Non si sia mai soli o nell’indifferenza o nella noia:
i problemi degli altri non siano sconosciuti o ignorati;
chi abbia bisogno possa entrare e sia il benvenuto.
Il lavoro sia importante:
ma non più importante della gioia,
il cibo sia il momento di gioia insieme e di parola,
il riposo sia la pace del cuore oltre che del corpo;
la ricchezza più grande sia la gioia di essere insieme:
il più debole sia al centro della casa;
il più piccolo e il più vecchio siano i più amati;
il domani non faccia paura, perché Dio è sempre vicino.
Si renda grazie a Dio per tutto ciò che la vita offre
e che il Suo amore ci ha dato;
non si abbia paura di essere onesti
e di soffrire per gli altri;
il crocifisso esposto in casa non sia un portafortuna,
ma ricordi tutto questo:
la parrocchia e la chiesa siano sempre
l ’orizzonte più ampio;
la volontà di Dio sia fatta,
così che ciascuno segua la sua vocazione,
la strada indicata dal Signore.
Amen.

Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola


Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita,
fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna",
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie
e di tutte le famiglie del mondo.
Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità
e la loro crescita nella verità e nell'amore.
Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente
la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Giovanni Paolo II (Per il Sinodo sulla famiglia, 1980)


Beata la famiglia

Beata la famiglia aperta alla vita
che accoglie i figli come un dono,
valorizza la presenza degli anziani,
è sensibile ai poveri e ai sofferenti.
Beata la famiglia che prega insieme
per lodare il Signore,
e affidargli preoccupazioni e speranze.
Beata la famiglia
che vive i propri legami nella libertà,
lasciando a tutti autonomia di crescita.
Beata la famiglia dove regna la pace
al suo interno e con tutti:
in lei mette radici la pace del mondo.
Beata la famiglia che vive
in sintonia con l'universo
e si impegna per la costruzione
di un mondo più umano.
Beata la famiglia in cui vivere è gioia,
allontanarsi è nostalgia,
tornare è festa.


Per la Famiglia 

Padre, a volte penso 
che potevi anche non creare la famiglia! 
Potevi farci nascere in modo diverso... 
magari come i polli dentro un capannone 
con l'aria condizionata e... 
senza problemi.

Ma poi, Padre, 
ci penso meglio, e allora ti ringrazio 
per la famiglia. 
Perché è viva, a volte difficile, 
sempre piena di problemi.

Ti ringrazio per i genitori che si lamentano 
e sgridano; per il fratello più piccolo 
che vuole sempre venirmi dietro; 
per la sorella più grande 
che pretende di comandarmi a bacchetta.

Ti ringrazio per mio nonno che vuole raccontare 
sempre di quando era ragazzo lui.

Ti ringrazio per i momenti familiari sereni 
e per quelli agitati.
Padre, sei splendido e meraviglioso.

Padre, ti ringrazio perché hai fatto i genitori come Te: 
ogni giorno da scoprire e da amare di nuovo.


mercoledì 18 marzo 2009

Un mistero

La vocazione sacerdotale è un mistero.
È il mistero di un meraviglioso scambio tra Dio e l'uomo [...].
Se non si coglie il mistero di questo scambio, non si riesce a capire come possa avvenire che un giovane, ascoltando la parola "Seguimi!", giunga a rinunciare a tutto per Cristo, nella certezza che per questa strada la sua personalità umana si realizzerà pienamente".
[ Da: Dono e Mistero ]
Giovanni Paolo II (Karol Jozef Wojtyla), papa (1920 - 2005)