giovedì 22 ottobre 2026

La madre speciale

Ti sei mai chiesto come vengano scelte le madri dei bambini con disabilità?

In qualche modo immagino Dio che aleggia sopra la terra, scegliendo con grande cura e attenzione i suoi strumenti per la generazione della vita. Mentre osserva, istruisce i suoi angeli affinché prendano nota su un enorme registro.

"Questa avrà una figlia. La sua santa patrona sarà Cecilia."

"Questa avrà due gemelli. Il suo santo patrono sarà Matteo."

"Questa avrà un figlio. Il suo santo patrono... datele Gerardo. È abituato alle imprecazioni."

Infine passa davanti a un nome, sorride e dice a un angelo:

"Datele un bambino con una disabilità."

L'angelo è incuriosito.

"Perché proprio lei, Signore? È così felice."

"Appunto", risponde Dio sorridendo. "Potrei forse affidare un bambino con una disabilità a una madre che non conosce la gioia del sorriso? Sarebbe crudele."

"Ma ha la pazienza necessaria?" chiede l'angelo.

"Non voglio che ne abbia troppa, altrimenti annegherebbe in un mare di dolore e disperazione. Quando lo shock e il risentimento saranno passati, saprà affrontare la situazione.
L'ho osservata oggi. Possiede quel senso di identità e quella indipendenza che sono così necessarie a una madre. Vedi, il bambino che sto per darle vive in un mondo tutto suo. E lei dovrà riuscire a farlo vivere anche nel mondo degli altri. Non sarà facile."

"Ma, Signore, non credo che lei creda nemmeno in Te."

Dio sorride.

"Non importa. A questo posso rimediare. Questa donna è perfetta. Ha esattamente la giusta dose di egoismo."

L'angelo sussulta.

"Egoismo? È una virtù?"

Dio annuisce.

"Se non saprà separarsi dal bambino di tanto in tanto, non riuscirà a sopravvivere. Sì, questa è una donna che benedirò con un figlio meno che perfetto.
Ancora non lo sa, ma sarà oggetto d'invidia.
Non darà mai per scontata una parola pronunciata.
Non considererà mai un semplice passo qualcosa di ordinario.
Quando suo figlio dirà per la prima volta «Mamma», assisterà a un miracolo e ne sarà pienamente consapevole.
Le permetterò di vedere con chiarezza ciò che vedo anch'io: l'ignoranza, la crudeltà e il pregiudizio. E le permetterò di elevarsi al di sopra di tutto questo.
Non sarà mai sola.
Sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, perché sta compiendo la mia opera con la stessa certezza di chi si trova qui accanto a me."

"E per quanto riguarda il suo santo patrono?" chiede l'angelo, con la penna sospesa a mezz'aria.

Dio sorride.

"Le basterà uno specchio."


Erma Louise Bombeck (1927 – 1996), scrittrice americana


Testo originale:


The Special Mother

Did you ever wonder how mothers of disabled children were chosen?

Somehow I visualize God hovering over the earth selecting his instruments of propagation with great care and deliberation. As He observes, He instructs His angels to make notes in a giant ledger.

“This one gets a daughter. The Patron saint will be Cecelia”.

“This one gets twins. The Patron saint will be Matthew”.

“This one gets a son. The Patron saint… give her Gerard. He’s used to profanity”. 

Finally He passes a name to an angel and smiles.

“Give her a disabled child”. 

The angel is curious. “Why this one God? She’s so happy”.

“Exactly,” smiles God. “Could I give a disabled child to a mother who does not know laughter? That would be cruel!”.

“But has she patience?” asks the angel.

“I don’t want her to have too much patience or she will drown in a sea of sorrow and despair. Once the shock and resentment wears off, she’ll handle it. I watched her today, she has that feeling of self and independence that is so necessary in a mother. You see, the child I’m going to give her has her own world. She has to make her live in her world and that’s not going to be easy”.

“But Lord, I don’t think she even believes in you”.

God smiles, “No matter, I can fix that. This one is perfect – she has just enough selfishness”.

The angel gasps – “Selfishness? is that a virtue?”

God nods. “If she can’t separate herself from the child occasionally she won’t survive. Yes here is a woman whom I will bless with a child less than perfect. She doesn’t realize it yet, but she is to be envied. She will never take for granted a ‘spoken word’. She will never consider any ‘step’ ordinary. When her child says “Momma” for the first time she will be present at a miracle and will know it. I will permit her to see clearly the things I see… ignorance, cruelty and prejudice…and allow her to rise above them. She will never be alone. I will be at her side every minute of every day of her life because she is doing my work as surely as if she is here by my side”.

“And what about her Patron saint?” asks the angel, his pen poised in midair.

God smiles… “A mirror will suffice”. 


Se potessi ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po’ su e... potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno ed ascoltato di più. 

Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta. 

Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso. 

Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza. 

Non avrei mai preteso in un giorno di estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega. 

Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L’avrei consumata io a forza di accenderla.

Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti. 

Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita. 

Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito. 

Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato. 

Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo. 

A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: “Su, su, basta. Va a lavarti che la cena è pronta”.

Avrei detto più spesso: “Ti voglio bene”... ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto... lo guarderei fino a vederlo veramente... lo vivrei... e non lo restituirei mai più.


Erma Louise Bombeck (1927 – 1996), scrittrice americana


Amare fino a stare male (Love till it hurts)

“Tu non mi vuoi bene!”

Quante volte i tuoi figli ti hanno detto una frase del genere? E quante volte tu, come genitore, hai resistito alla tentazione di spiegare loro quanto invece li ami?

Un giorno, quando i miei figli saranno abbastanza grandi da comprendere la logica che guida una madre, glielo dirò.

Ti ho amato abbastanza da chiederti con insistenza dove andavi, con chi eri e a che ora saresti tornato a casa.

Ti ho amato abbastanza da pretendere che ti comprassi una bicicletta con i tuoi soldi, anche se noi avremmo potuto permettercela e tu no.

Ti ho amato abbastanza da restare in silenzio e lasciarti scoprire che l'amico che avevi scelto con tanta convinzione era una cattiva compagnia.

Ti ho amato abbastanza da farti riportare al negozio una barretta Milky Way con un morso già dato e confessare: “L'ho rubata”.

Ti ho amato abbastanza da restare accanto a te per due ore mentre riordinavi la tua stanza, un lavoro che io avrei fatto in quindici minuti.

Ti ho amato abbastanza da dirti: “Sì, puoi andare a Disney World nel giorno della Festa della Mamma”.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti vedere rabbia, delusione, disgusto e lacrime nei miei occhi.

Ti ho amato abbastanza da non cercare scuse per la tua mancanza di rispetto o per le tue cattive maniere.

Ti ho amato abbastanza da ammettere quando avevo torto e chiederti perdono.

Ti ho amato abbastanza da ignorare ciò che facevano o dicevano “tutte le altre mamme”.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti inciampare, cadere, soffrire e fallire.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti assumere la responsabilità delle tue azioni, a 6, 10 o 16 anni.

Ti ho amato abbastanza da capire che avresti potuto mentire sulla sorveglianza a una festa, ma da perdonarti... dopo aver scoperto che avevo ragione.

Ti ho amato abbastanza da farti scendere dalle mie ginocchia, lasciare la tua mano, non cedere alle tue suppliche e sembrare insensibile alle tue richieste... affinché imparassi a stare in piedi da solo.

Ti ho amato abbastanza da accettarti per ciò che sei, non per ciò che avrei voluto che fossi.

Ma soprattutto, ti ho amato abbastanza da dirti di no quando mi odiavi per questo. Quella era la parte più difficile di tutte.


Erma Louise Bombeck (1927 – 1996), scrittrice americana


Testo originale:


Love till it hurts

“You don't love me!”

How many times have your kids laid that one on you? And how many times have you, as a parent, resisted the urge to tell them how much?

Someday, when my children are old enough to understand the logic that motivates a mother, I'll tell them.

I loved you enough to bug you about where you were going, with whom, and what time you would get home.

I loved you enough to insist you buy a bike with your own money that we could afford and you couldn't.

I loved you enough to be silent and let you discover your handpicked friend was a creep.

I loved you enough to make you return a Milky Way with a bite out of it to a drugstore and confess, “I stole this.”

I loved you enough to stand over you for two hours while you cleaned your bedroom, a job that would have taken me 15 minutes.

I loved you enough to say, “Yes, you can go to Disney World on Mother's Day”.

I loved you enough to let you see anger, disappointment, disgust and tears in my eyes.

I loved you enough to not make excuses for your lack of respect or your bad manners.

I loved you enough to admit I was wrong and ask your forgiveness.

I loved you enough to ignore “what every other mother” did or said.

I loved you enough to let you stumble, fall, hurt, and fail.

I loved you enough to let you assume the responsibility for your own actions, at 6, 10 or 16.

I loved you enough to figure you would lie about the party being chaperoned, but forgive you for it ... after discovering I was right.

I loved you enough to shove you off my lap, let go of your hand, be mute to your pleas, and insensitive to your demands ... so that you had to stand alone.

I loved you enough to accept you for what you are, not what I wanted you to be.

But most of all, I loved you enough to say no when you hated me for it. That was the hardest part of all.


martedì 20 ottobre 2026

Ateismo

È la dottrina filosofica che nega l'esistenza di Dio. 

Tralasciando gli aspetti religiosi e culturali che gli sono connessi, sul piano metafisico l'ateismo costituisce una duplice contraddizione. Innanzitutto come negazione dell'Assoluto. Infatti la proposizione: «L'Assoluto necessariamente esiste» è una evidenza del sapere originario, innegabile. Ciò diviene più chiaro se, al posto di Assoluto, poniamo: la totalità assoluta dell'essere. E allora se c'è qualcosa - ed è innegabile che c'è qualcosa -, necessariamente c'è la totalità assoluta dell'essere. Ciò per il fatto che, o questo qualcosa è quella totalità, o vi appartiene come parte o come momento. In ogni caso, la totalità deve necessariamente essere ed essere posta. Quindi la negazione dell'Assoluto è un'autonegazione. Da qui si dovrà ulteriormente procedere alla determinazione essenziale della totalità assoluta dell'essere, e in particolare al riconoscimento del suo carattere divino e alla sua identificazione con Dio. L'ateismo può insorgere su questo percorso, e allora si potranno incontrare tutte quelle forme di ateismo che si caratterizzano come ricerca di Dio. Ma il punto metafisico essenziale - la contraddittorietà della negazione dell'Assoluto - resta inconfutabile.

In secondo luogo, l'ateismo è contraddittorio in quanto si chiude nell'affermazione del mondo, della totalità dell'essere che appare. Qui l'ateismo si scontra con la contraddizione il male, l'assurdo, la caducità, la morte, in una parola la negatività. Ma, anziché procedere al suo superamento, vi si arresta, vive ed esiste nella contraddizione, riscontrando anzi in essa un motivo valido per la negazione dell'Assoluto. Questa seconda dimensione dell'ateismo si qualifica come antiteismo, e si accompagna frequentemente con un atteggiamento di smisurata tracotanza (hýbris) o di esaltazione del finito - l'uomo, la libertà, l'emancipazione, la tecnica -, alle quali l'Assoluto impone invece un limite, un ostacolo, un impedimento, un'obiezione. Anche qui, anzi soprattutto qui, intervengono fattori culturali, che però lasciano intatto il problema metafisico della contraddizione.

Lessico di metafisica, Cinisello Balsamo, Ed. Paoline, 1998, p. 29 -30

Aniceto Molinaro (1936 - 2011), presbitero cattolico, scrittore, filosofo e docente universitario italiano


domenica 18 ottobre 2026

Giustizia e pace si baceranno

Non c’è nessuno che rifugga dal volere la pace, mentre al contrario non tutti sono disposti a praticare la giustizia. […] Esegui però le opere di giustizia: tenendo presente che giustizia e pace si baciano, non sono in discordia (Cf Sal 85,11b). Perché vuoi tu porti in contrasto con la giustizia? Eccoti, ad esempio, la giustizia che ti dice di non rubare, ma tu non le dai retta; di non commettere adulterio, e fai il sordo; di non fare agli altri ciò che a te non piacerebbe subire; di non dire, nei riguardi del prossimo, le cose che non vorresti fossero dette sul tuo conto. […] Vuoi dunque conseguire la pace? Pratica la giustizia!

Enarrationes in Psalmos, 84, 12: CCSL 39

Sant'Agostino di Ippona 

martedì 13 ottobre 2026

Ogni giorno di guerra è un passo indietro per l'umanità

Ogni giorno in cui la guerra continua, l’umanità viene essenzialmente fatta regredire di un passo, mentre ogni passo verso la pace dà a tutta l'umanità una vera speranza per la pace. Dobbiamo passare dalla guerra senza fine alla fine della guerra, a una cessazione delle ostilità. E dovremo muoverci proprio in questa direzione: è fondamentale per tutta l’umanità. [...] La terra di Gandhi e la terra di Buddha condividono un unico messaggio: la via della pace.

Discorso al summit Shanghai Cooperation Organisation di Bishkek (Kirghizistan), 31 agosto 2026

Narendra Modi, premier indiano

sabato 10 ottobre 2026

L’essenza del cristianesimo

Il cristianesimo non è una teoria della Verità, o una interpretazione della vita. Esso è anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo è costituito da Gesù di Nazaret, dalla sua concreta esistenza, dalla sua opera, dal suo destino — cioè da una personalità storica. Una certa analogia di tale situazione avverte colui per il quale un uomo acquista un significato essenziale. Non «l’Umanità» o «l’umano» divengono in tal caso importanti, ma questa persona. Essa determina tutto il resto, e tanto più profondamente e universalmente quanto più intensa è la relazione. Ciò può avvenire in un modo così possente che tutto, mondo, destino, compito si attua attraverso la persona amata; essa è come contenuta in tutto, tutto la fa ricordare, a tutto essa dà un senso. Nell’esperienza di un grande amore tutto il mondo si raccoglie nel rapporto Io-Tu, e tutto ciò che accade diventa un avvenimento nel suo ambito. L’elemento personale a cui in ultima analisi intende l’amore e che rappresenta ciò che di più alto c’è fra le realtà che il mondo abbraccia, penetra e determina ogni altra forma: spazio e paesaggio, pietre, alberi, animali.

Tutto ciò è vero, ma ha una risonanza solo tra questo Io e questo Tu. A misura che l’amore si fa più illuminato, sempre meno pretenderà che ciò che costituisce per lui il centro focale del mondo debba esserlo anche per gli altri. Una simile pretesa potrebbe essere sincera dal punto di vista lirico, ma per il resto sarebbe stolta. Nel cristianesimo le cose stanno altrimenti. Non si fa dipendere dal presentarsi di un incontro d’amore che la persona unica di Gesù diventi per l’uomo la realtà religiosa decisiva, ma essa è tale incondizionatamente e per se stessa. E che essa sia afferrata come tale dal singolo uomo, non è una possibilità lasciata al libero accadere, come lo svegliarsi di una inclinazione, che viene quando viene, ma è un’esigenza posta alla coscienza.

Il cristianesimo afferma che per l’incarnazione del Figlio di Dio, per la sua morte e la sua risurrezione, per il mistero della fede e della grazia, a tutta la creazione è richiesto di rinunciare alla sua - apparente -autonomia e di mettersi sotto la signoria di una persona concreta, cioè di Gesù Cristo, e di fare di ciò la propria norma decisiva. Dal punto di vista della logica questo è un paradosso, perché sembra mettere in pericolo la stessa realtà della persona. Ma anche il sentimento personale si ribella contro questo. Poiché l’accettare una legge generale che si è dimostrata giusta - sia essa una legge della natura o del pensiero o della moralità - non è difficile per la persona. Essa avverte che in tale legge essa continua ad essere se stessa; anzi, che il riconoscimento di siffatte leggi generali può tradursi senz’altro in un’azione personale. Ma all’esigenza di riconoscere un’«altra» persona come legge suprema di tutta la sfera della vita religiosa e con ciò della propria esistenza - la persona contrasta con vivacità elementare, e si capisce che cosa può significare la richiesta di «rinunciare alla propria anima».

L’essenza del cristianesimo

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)