sabato 18 luglio 2026

Si cerca per la Chiesa un uomo...

Si cerca per la Chiesa
un prete capace di rinascere
nello Spirito ogni giorno.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza paura del domani
senza paura dell'oggi
senza complessi del passato.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che non abbia paura di cambiare
che non cambi per cambiare
che non parli per parlare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di vivere insieme agli altri
di lavorare insieme
di piangere insieme
di ridere insieme
di amare insieme
di sognare insieme.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di perdere senza sentirsi distrutto
di mettere in dubbio senza perdere la fede
di portare la pace dove c'è inquietudine
e inquietudine dove c'è pace.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che sappia usare le mani per benedire
e indicare la strada da seguire.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza molti mezzi,
ma con molto da fare,
un uomo che nelle crisi
non cerchi altro lavoro,
ma come meglio lavorare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che trovi la sua libertà
nel vivere e nel servire
e non nel fare quello che vuole.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che abbia nostalgia di Dio,
che abbia nostalgia della Chiesa,
nostalgia della gente,
nostalgia della povertà di Gesù,
nostalgia dell'obbedienza di Gesù.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che non confonda la preghiera
con le parole dette d'abitudine,
la spiritualità col sentimentalismo,
la chiamata con l'interesse,
il servizio con la sistemazione.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di morire per lei,
ma ancora più capace di vivere per la Chiesa;
un uomo capace di diventare ministro di Cristo,
profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita.
Si cerca per la Chiesa un uomo.

Don Primo Mazzolari

Ti sto offrendo solo la verità

Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, nel mondo. Non sai bene di che si tratta ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando.

Neo: Di Matrix.

Morpheus: Ti interessa sapere di che si tratta? Che cos'è? Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?

Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è.

Morpheus: È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. Seguimi.

[...]

Neo: Questo non è reale...?

Morpheus: Che vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com'era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi. 

[Tutt'attorno si materializza la desertica superficie di quel che è rimasto del pianeta Terra] 

Benvenuto nella tua desertica nuova realtà. Abbiamo pochi bit, brandelli d'informazione. Ma quello che sappiamo per certo è che un bel giorno, all'inizio del XXI secolo, l'umanità intera si ritrovò unita all'insegna dei festeggiamenti. Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I.A.

Neo: I.A. "Vuol dire "intelligenza artificiale".

Morpheus: La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine. Ancora non sappiamo chi colpì per primo, se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi ad oscurare il cielo. A quell'epoca loro dipendevano dall'energia solare, e si pensò che forse non sarebbero riuscite a sopravvivere senza una fonte energetica abbondante come il sole. Nel corso della storia il genere umano è dipeso dalle macchine per sopravvivere. Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell'ironia. Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt, ed emette oltre sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l'energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati. A lungo non ci ho voluto credere, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida, raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l'evidenza della verità. Che cos'è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l'essere umano in questa. [mostra una batteria]

[Neo sanguina dopo una caduta all'interno della simulazione di salto in Struttura]

Neo: Credevo che non fosse reale.

Morpheus: La tua mente lo rende reale.


Dal film Matrix, regia di Andy e Larry Wachowski (1999)


martedì 14 luglio 2026

Io ti conosco gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia...

Blaise Pascal il grande genio enciclopedico segnò la sua data d'incontro personale con Dio il lunedì 23 novembre 1654. Non riusciva a dormire per il male che soffriva e per la sua acuta ricerca interiore. Prese il vangelo e il suo occhio cadde sul capitolo 17 di Giovanni a quelle parole: "Ho custodito coloro che mi hai affidati. Padre, il mio desiderio è che coloro che mi hai dato, siano là dove sono io...".

Queste parole sfolgorarono nell'anima di Pascal come un lampo improvviso e come una rivelazione profonda. Egli subito volle porre per iscritto quella sua esperienza che chiamò suo memoriale e se lo portò sempre con sè cucito nell’interno della giacca. Gli fu trovato addosso il giorno della sua morte.  Ecco quelle sue parole: 

Anno di grazia 1654, lunedì 23 novembre, giorno di S. Clemente, papa e martire, e di altri del martirologio. Vigilia di S. Crisogono martire e di altri. Dalle dieci e mezzo di sera, fino a mezzanotte e mezza circa.

Fuoco.

Dio d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.

Certezza, certezza, sentimento, gioia, pace!

Dio di Gesù Cristo! 

"Deum meum et Deum vestrum". "Il tuo Dio sarà il mio Dio".

Oblio del mondo e di tutto, fuor che di Dio.

Non lo si trova che per le vie insegnate dal vangelo. Grandezza dell'anima umana.

"Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto".

Gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia...

Me ne sono separato. 

"Dereliquerunt me fontem aquae vivae". "Mio Dio, mi abbandonerai?".

Che non ne sia mai più separato.

"Questa è la vita eterna che conoscano te solo vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo". 

Gesù Cristo! Gesù Cristo!

Me ne sono separato. Io l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso.

Che non ne sia mai più separato.

Egli non lo si conserva che per le vie insegnate dal Vangelo. 

Rinuncia totale e dolce. 

Sottomissione totale a Gesù Cristo e al mio direttore. 

Eternamente in gioia, per un giorno di prova sulla terra.

"Non obliviscar sermones tuos". Amen.


Blaise Pascal

martedì 7 luglio 2026

Aforismi Umiltà

Vuoi essere un grande? Comincia con l’essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà. (Sant’Agostino)

Quando chiude la casa dei nonni...

Uno dei momenti più tristi della nostra vita arriva quando la porta della casa dei nonni si chiude per sempre, e cioè, quando quella porta è chiusa, finiamo gli incontri con tutti i membri della famiglia, che in occasioni speciali quando si ritrovano, esaltano i cognomi, come se fossero una famiglia reale, e sempre portati dall'amore dei nonni, come una bandiera.

Quando chiudiamo la casa dei nonni, finiamo pomeriggi gioiosi con zii, cugini, nipoti, nipoti, genitori, fratelli e persino fidanzati temporanei che si innamorano dell'atmosfera che si respira lì.

Non devi nemmeno uscire, stare a casa dei tuoi nonni è ciò di cui tutta la famiglia aveva bisogno per essere felice.

Le riunioni di Natale che ogni anno che vengono pensi se sarà l'ultima volta... È difficile accettare che questa abbia una scadenza, che un giorno tutto sarà coperto di polvere e le risate saranno un ricordo lontano di tempi forse migliori.

L'anno passa in attesa di questi momenti, e senza rendercene conto si passa dall'essere bambini che aprono regali, a sedersi accanto agli adulti allo stesso tavolo, giocando dal dolce a pranzo al caffè a cena, perché quando si è in famiglia, il tempo non passa e quel caffè è sacro.

Le case dei nonni sono sempre piene di sedie, non si sa mai se un cugino porterà una fidanzata, o un amico o un vicino, perché qui tutti sono i benvenuti. Ci sarà sempre una tazza di caffè o qualcuno disposto a farlo.

Saluti le persone che passano dalla porta, anche se sono estranei, perché le persone per strada dei tuoi nonni sono la tua gente, sono la tua città.

Chiudere la casa dei nonni, cioè dire addio ai momenti più belli della vita!

mercoledì 1 luglio 2026

San Paolino da Nola: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando»

Paolino, già uomo politico di grande prestigio, dopo la conversione abbracciò una vita radicalmente ascetica. Era noto per la sua umiltà e per la convinzione che il cristiano vive sempre in un processo di trasformazione interiore: spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi dell’uomo nuovo (Ef 4,22‑24).

Secondo la tradizione, un amico gli chiese un suo ritratto. Paolino, che non amava essere celebrato, inviò un’immagine che lo rappresentava in modo semplice e severo. Nel farlo, aggiunse la celebre frase: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando». La battuta non era solo ironica: è una sintesi perfetta della sua teologia: ciò che si vede esteriormente è solo la parte mortale, fragile, segnata dal passato. L’“uomo nuovo”, invece, è Cristo che si forma nel credente - e questo lavoro non è mai concluso.


Paolino viveva ormai da anni a Nola, immerso nella quiete della sua comunità. Le giornate scorrevano tra la preghiera, la cura dei poveri e la corrispondenza con gli amici lontani. Era diventato un punto di riferimento: non più il brillante aristocratico di Bordeaux, ma un uomo che aveva scelto di essere piccolo.

Un mattino arrivò un messaggero. Portava una lettera di un vecchio amico, uno di quelli che lo avevano conosciuto quando ancora frequentava i salotti dell’Impero. Il tono era affettuoso, ma anche un po’ mondano: gli chiedeva un ritratto per ricordarlo com’era e per mostrarlo agli altri.

Paolino sorrise. Non era offeso né infastidito. Ma quella richiesta gli sembrava appartenere a un mondo che aveva lasciato alle spalle.  

Tuttavia, non voleva deludere l’amico. Così cercò tra le sue cose un’immagine che lo raffigurasse: un piccolo ritratto, semplice, quasi severo, che risaliva ai tempi della sua vita precedente.

Lo guardò a lungo. Vide il volto di un uomo che non era più: elegante, sicuro, ancora pieno di sé.  

Poi lo avvolse con cura e lo affidò al messaggero, insieme a una breve nota.

Quando l’amico aprì il pacchetto, trovò il ritratto e un foglio con poche parole: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando».

Era una frase che non cercava effetto. Era la verità di Paolino: ciò che si vedeva nel ritratto era solo la scorza, la parte che si stava consumando. L’“uomo nuovo”, quello che nasce in Cristo, non si può dipingere. È un cantiere aperto, un’opera che nessun artista può fissare su tavola.

L’amico rimase colpito. Non dal ritratto, ma da quella frase che sembrava venire da un altro mondo. Capì che Paolino non era semplicemente cambiato: era stato trasformato.  

Quel piccolo episodio, passato di mano in mano nelle lettere dei Padri, divenne un esempio luminoso di umiltà cristiana. Paolino non aveva rifiutato il ritratto: aveva trasformato la richiesta in un’occasione per dire ciò che contava davvero.  Il volto che vale la pena mostrare non è quello dipinto, ma quello che Dio sta scolpendo dentro di noi.

domenica 28 giugno 2026

Una giustizia fragile e un amore discreto

La sovranità di Cristo rimanda a Gesù di Nazareth che ha preferito, nel suo percorso, scartare l'onnipotenza immaginaria e assumere il rischio che corrono in questo mondo la giustizia fragile e l'amore discreto. Egli ha ritenuto più benefico per gli uomini questo ritiro al di fuori di ogni clamore. Il Risorto, mediante il dono dello Spirito, invita la Chiesa e i credenti a seguire una via analoga: rompe con la speranza illusoria, apre a una speranza lucida e solida, e ha come fondamento la fede che supera il dubbio generato dallo splendore attenuato del Regno che viene.

L’unique Christ. La symphonie différée, Paris, Ed. Cerf, 2002, p. 255

Christian Duquoc (1926–2008), scrittore e teologo domenicano francese