lunedì 20 aprile 2026

Quell’amore rimarrà sempre con te

Quando muore un animale che abbiamo amato, il mondo non si ferma.

L’orologio continua a ticchettare, le giornate vanno avanti, le responsabilità chiamano. La gente continua a parlare, a ridere, a lavorare. Tutto sembra procedere come sempre.

E quasi nessuno si accorge che, per qualcuno, quel giorno è cambiato tutto.

Perché quando perdi un animale non perdi “solo un animale”.

Perdi una presenza che faceva parte della tua vita ogni giorno.

Perdi quei passi che ti seguivano per casa.

Perdi quello sguardo che ti cercava appena entravi dalla porta.

Perdi quel silenzioso conforto che arrivava senza bisogno di parole.

Perché loro non sono semplicemente animali.

Sono famiglia.

Sono compagnia quotidiana.

Sono rifugio nei giorni difficili.

Sono quell’amore puro e semplice che non chiede nulla in cambio.

Eppure questo tipo di lutto spesso rimane invisibile.

Non ci sono giorni di permesso per il dolore.

Non sempre c’è comprensione.

A volte c’è perfino chi sorride con imbarazzo o dice:

“Era solo un cane.”

“Era solo un gatto.”

Come se l’amore potesse essere misurato.

Come se potesse dipendere dalla specie.

Ma chi ha amato davvero un animale sa la verità.

La loro perdita rompe qualcosa dentro.

Disarma il cuore.

Lascia un vuoto che nessun rumore riesce a riempire.

Fa male allo stesso modo.

Fa male davvero.

Perché quando un animale entra nella tua vita, entra nei tuoi giorni, nei tuoi gesti, nelle tue abitudini. Entra nella tua storia.

E quando se ne va, non se ne va solo un compagno.

Se ne va un pezzo della tua vita.

Il mondo continua a girare, sì.

Ma dentro di te tutto si ferma per un momento.

I silenzi diventano più pesanti.

La casa sembra improvvisamente più grande.

E ogni angolo ricorda qualcosa.

Perché amare qualcuno con quella purezza, con quella fedeltà assoluta… significa anche soffrire profondamente quando arriva il momento di lasciarlo andare.

E se stai attraversando qualcosa di simile, voglio dirti questo:

Il tuo dolore è reale.

Il tuo pianto è reale.

Il tuo tempo per guarire è reale.

Non stai esagerando.

Non sei “troppo sensibile”.

Stai semplicemente salutando una parte della tua storia.

Una parte della tua vita che ti ha dato amore senza condizioni.

E quell’amore, anche se fa male,
rimarrà sempre con te.

1° Maggio

 Mi chiamo Paolo, 47 anni e faccio il muratore.

Cioè, faccio…

Diciamo che io sono un muratore.

Perché io da quando ho memoria, ho memoria di calce, di cazzuole e di foratini.

A scuola non m’è mai piaciuto andarci.

Troppo noioso.

Invece quando c’era da andare al cantiere col nonno era festa.

Che a me quella cosa di mettere i mattoni in fila è sempre piaciuta.

Io a 10 anni sapevo già impastare il cemento.

A 13 bevevo già la birra con la gazzosa e a 14 ho tirato su il primo muro tutto da solo.

A 16 il primo contratto vero e a 20 sono entrato in un’impresa edile bella grossa.

Da lavorare c’è sempre.

Magari certi momenti c’è crisi ma tra lo stipendio e i lavoretti alla fine me la cavo sempre.

È un mestiere duro e diventa sempre peggio.

La gente ha fretta ma io non mi faccio fregare.

Il presto è nemico del bene.

I clienti se c’è da aspettare aspettano, che i tempi di consegna tanto sono solo un’opinione.

Al cantiere si cerca di lavorare sicuri.

Ma a volte tutta quella dannata fretta toglie un po’ di prudenza.

Quando ci sono penali da pagare i tempi di consegna diventano un’ opinione decisamente convincente.

Ultimamente cerco di lavorare un po’ meno.

Almeno la domenica cerco di evitare qualche lavoretto.

Mia figlia Giorgia adesso ha 12 anni e voglio stare un pochino di più con lei.

I suoi primi anni di vita me li sono persi.

Sempre in giro per cantieri.

I soldi non bastano mai.

Ma neanche il tempo basta mai.

E io non lo so come ho fatto a buttare via in quel modo stupido tutto quel tempo.

No.

Non il tempo passato a lavorare. Quello ho dovuto.

Parlo del tempo futuro.

Più di 30 anni di esperienza ed è bastato un piede messo male sul ponteggio.

Avevo pure il caschetto ma quando cadi da tre metri non è che te ne fai un granché.

Sono stato proprio un fesso.

Però tutta quella fretta e tutta quella stanchezza.

Provateci voi a stare attenti 12 ore al giorno.

Adesso gli inquirenti indagano, i giornali si indignano e il mio padrone suda freddo.

Ma tanto ormai che indagano a fare.

Io non voglio mica niente.

A me porca miseria servivano solo 10 minuti in più.

Adesso sto qua che aspetto di passare dall'altra parte.

C’è una fila da non credere.

Solo dall'Italia ogni anno arriviamo più di 1.000 come quelli di Garibaldi, ma niente giubbe rosse.

Solo teli bianchi a coprire i nostri corpi freddi.

1.000 persone che la mattina escono per andare a lavoro e poi si ritrovano qui a far la fila per passare dall’altra parte.

E io mai avrei pensato di trovarmi in fila con questi mille.

A me m’hanno messo in camera con un bracciante che non ha visto arrivare il trattore e c’è anche un camionista che ha avuto un colpo di sonno.

Io sto qua e mi dispiace un casino.

Mi sarebbero bastati 10 minuti.

Un minuto per fare gli auguri a tutti i lavoratori.

Oggi è la loro festa e nonostante tutto è la festa anche di noi 1.000.

Un paio di minuti sarebbero stati per nonno.

Volevo dirgli di non sentirsi in colpa.

Io sono stato felice di essere diventato un muratore come mi ha insegnato lui.

Che a me sta cosa di mettere i mattoni in fila è sempre piaciuta.

Un paio di minuti per mia moglie.

Ci sono un sacco di cose che non sono mai riuscito a dirle.

E di certo non sarei riuscito a dirgliele in due minuti.

Ma volevo esser certo che le abbia capite.

Cinque minuti con Giorgia.

L’avrei solo abbracciata.

E le avrei detto di ricordarsi sempre di chiudersi il giubbotto.

Che quella di inverno va in giro col giubbotto aperto e poi s’ammala.

E io da quassù non glielo posso più abbottonare…

venerdì 17 aprile 2026

La voce della mamma

Una pecora brucava tranquilla l'erba del prato. Intorno a lei scherzavano i suoi tre agnellini. Sembravano tre gomitoli di lana bianca.
Saltavano, si rincorrevano, andavano a tuffare il musino rosa nell'acqua del ruscello, che scorreva in mezzo al prato.
Tutto il giorno passò in giuochi. Scese la sera e il pastore venne a riprendere la pecora e gli agnellini.
Subito si accorse che ne mancava uno.
Allora si mise in bocca due dita e fischiò. Ma l'agnello non apparve.
Anche il cane pastore si accorse che mancava un agnellino.
Abbaiò, ma l'agnellino non si fece vivo.
Finalmente la pecora alzò il muso dal prato e vide vicino a sè soltanto due agnellini.
Dalla sua bocca uscì allora un tremulo e disperato: Bèeh, bèeh, bèeh!
Quel belato insegnò all'agnellino la via del ritorno e presto ricomparve sul prato.
Il pastore, quando lo vide, rise contento. Il cane scodinzolò.
I fratellini gli saltarono addosso.
E la pecora, allungando il muso, si dette a leccarlo, che sarebbe come a dire, baciarlo.
La voce della mamma è più forte di ogni richiamo.

Piero Bargellini

giovedì 16 aprile 2026

Il primo giorno di una nuova creazione

All'alba del terzo giorno, gli amici di Cristo, arrivati sul posto, videro la tomba vuota e la pietra rotolata di lato. In vari modi realizzarono la nuova meraviglia; Ma anche allora non si resero conto che il mondo era morto durante la notte. Ciò che videro fu il primo giorno di una nuova creazione, un nuovo Paradiso e una nuova Terra.

E con l'espressione di un giardiniere, Dio camminò di nuovo nel giardino, nella brezza, non nel pomeriggio, ma nelle prime ore del mattino.

L'uomo eterno (1925)

G.K. Chesterton

Riflessioni per ogni giorno dell'anno

Sarà vero che con i soldi si fa tutto... ma io non ci credo.
Sarà vero che una bella moglie fa felice un uomo... ma io non ci credo.
Sarà vero che una casa di lusso rende splendida la vita... ma io non ci credo.
Sarà vero che il benessere è una meta raggiungibile... ma io non ci credo. 
Sarà vero che la scuola rende l'uomo sapiente... ma io non ci credo.
Sarà vero che la droga ti regala il paradiso... ma io non ci credo.
Sarà vero che qualcuno è capace di fare giustizia... ma io non ci credo.

Allora...

Io credo che non di solo pane vive l'uomo, lo credo che l'uomo non ha bisogno di droga e di illusione ma di verità e di amore, 
io credo che senza pace dell'anima anche la più splendida casa può essere una prigione, 
io credo che una donna, se è solo bella e non buona, può essere un veleno «dolce», e nulla più, 
io credo che l'uomo è mio fratello e che deve essere amato ma non «adorato»,
io credo che una scuola e una scienza, senza umiltà, producono solo divisione ed invidia, 
io credo che il vero benessere deve essere prima nell'anima e poi nelle tasche, 
io credo che l'ingiustizia è inevitabile se uno non vede le cose come Dio ci ha insegnato a vederle.

Giovanni Papini


É morendo che si risorge

Signore, 
ti hanno messo nel sepolcro
e hanno rotolato la pietra.

Si sono illusi di averti finito
e invece Tu
stai già respirando
per risorgere.

Signore,
anche per noi 
il sepolcro sia come il grembo
e come il solco della terra.

Quando ci sembra 
di essere troppo stanchi
facci accorgere
che stiamo camminando spediti.

Quando ci sembra 
di non aver concluso niente
facci scoprire
che forse stiamo prendendo tutto.

Quando ci sembra
di aver perduto tutto
facci trovare con le mani piene.

Quando crediamo
di essere col cuore a terra,
fa che ci ritroviamo
a cantare di gioia.

Perché è dando che si riceve.
Perché è morendo che si risorge.

giovedì 9 aprile 2026

Ricchi e poveri

Nel mondo i ricchi hanno ogni vantaggio e sono ai primi posti; nel regno di Gesù Cristo la preminenza appartiene ai poveri, che sono i primogeniti della Chiesa e i suoi veri figli. Nel mondo i poveri sono sottomessi ai ricchi, e non sembrano nati che per servirli; al contrario nella santa Chiesa i ricchi non vi sono ammessi che a condizione di servire i poveri. Nel mondo le grazie e i privilegi sono per i potenti e i ricchi; i poveri non vi hanno parte che a mezzo del loro appoggio, mentre nella volontà di Gesù Cristo, le grazie e le benedizioni sono per i poveri e i ricchi non hanno privilegi che per mezzo di loro.
Giacché i poveri sono gli ultimi nel mondo, sono i primi nella Chiesa.

L'eminente dignità dei poveri nella Chiesa, Roma, Ed. Liturgiche e missionarie, 1943, p. 17

Jacques Bénigne Bossuet (1627 - 1704), scrittore e vescovo francese