Il vero prete muore per gli altri, accetta tutto, meno il male. Il dolore non è un male. Dobbiamo avere la disponibilità a "rimanere". Cristo si è lasciato inchiodare per non fuggire, per non staccarsi dalle sorti del mondo! Nessuno può scacciarlo o strapparlo dal mondo: nemmeno la persecuzione.
Se durante le nostre giornate non troviamo il modo di levare al cielo gli occhi ed il cuore, non possiamo vivere la vita sacerdotale! ...La nostra forza viene dal cielo: è giusto, quindi, volgersi spesso al cielo, per respirare un po' aria di cielo...
Solo una cosa deve esserci estranea: il male.
Quando vado con i preti torno sempre meno prete.
La gioia del sacerdozio è la gioia di una giovinezza che si rinnova ogni giorno.
Tutte le volte che tratteniamo il dono divino, siamo dei ladri e dei profanatori.
La santità sacerdotale è in funzione degli altri.
In questo tempo in cui gli uomini si sostituiscono a Dio, quale gioia il poter dire: io sono sacerdote dell'unico vero Dio!
Prima di portare al popolo il messaggio di Cristo, dobbiamo portare a Cristo i desideri, i bisogni del popolo. Sentire nelle nostre anime il sospiro, le sofferenze, i desideri, e anche le rivolte del nostro popolo. Pur "non essendo del mondo, siamo nel mondo"!
É uno dei più gravi torti del prete, quello di chiudere gli occhi e il cuore. In un libro di un polacco ho letto che, un giorno, un prete chiedeva a un contadino se conoscesse il Vangelo; e quello, per risposta, disse: "E tu conosci il dolore?". La possibilità di far conoscere il Vangelo è in rapporto alla capacità di conoscere il dolore ... Una delle cose che tornano meno a nostro onore è l'assenza del sacerdote in certi momenti e in certi luoghi in cui solo chi è presente è in diritto di dire parola. Il prete deve essere il presente, il sensibile! Chi ama ha gli occhi aperti! Occorre tenere gli occhi aperti sulla vita e sulle difficoltà della propria gente, sulla maniera di pensare della propria gente ... "Rimanere": è una disposizione a cui il sacerdote non può rifiutarsi; rimanere nella vita, nella realtà del mondo.
Guai se il prete si dimentica di essere uomo!
A volte, per colpa nostra, molte anime non vedono il Padre!
Se il gregge è buono, oh! il merito è del sacerdote! ...Se va male ...ah! la colpa è dei lupi!
Ci vuole calore, ci vuole anima nel predicare! Il popolo ha bisogno di sapere che il sacerdote vive la verità che predica!
Perché sono così numerosi i sacerdoti belli? ...O forse i begli uomini trovano che il sacerdozio è un rifugio dalle conseguenze del loro aspetto? ...Ho imparato da un pezzo a non badare alle ragazze malate d'amore. Ogni prete sotto i cinquanta diviene il bersaglio di qualcuna di loro, e un prete sotto i trentacinque è di solito il bersaglio di tutte ...
Chi capisce il Vangelo trova la risposta a tutte le difficoltà. Il metodo per fare il buon prete è di seguire il Vangelo.
In noi nascerà un sentimento di gioia per la sicurezza di mettere la nostra vita nelle mani di Colui che non la perde. Non si perde niente! È così poco soddisfacente il mondo! ...Sappiamo comprendere la bellezza della vita sacerdotale! Dio ci ripagherà in misura sovrabbondante: non vuole gente insoddisfatta! Non c'è gioia maggiore di quella di dare!
Ricordiamoci che nel mondo l'assente ha sempre torto e non ha influenza. Ai nostri tempi, la cosa più avvertita è l'assenza del sacerdote. Le nostre chiese non devono divenire una muraglia tra le attività sacerdotali e il mondo.
La gente difficilmente conosce il prete, se non per alcuni aspetti secondari, che nascono dalla sua immagine umana, mescolati ai dati della fede, spesso deformati da altre immagini.
Noi siamo, secondo una bella frase francese: "des faiseurs d'éternité!": facitori di vita, facitori di eternità!
Che contrasto, quando la nostra vita spegne la vita delle anime! Preti che sono soffocatori di vita! Invece di accendere l'eternità, spegniamo la vita...
Primo Mazzolari