lunedì 22 giugno 2026

La parabola dell’aragosta

Tanto tempo fa, quando il mondo era stato creato da poco, una certa aragosta ritenne che il Creatore aveva fatto un errore. Così fissò un appuntamento per discutere con lui la questione. “Con tutto il dovuto rispetto”, disse l’aragosta, “vorrei protestare per il modo in cui hai disegnato il mio guscio. Vedi, non appena mi abituo al mio rivestimento esterno, ecco che devo abbandonarlo per un altro scomodo, e oltre tutto è una perdita di tempo”. Al che il Creatore replicò: “Capisco, ma ti rendi conto che è proprio il lasciare un guscio che ti permette di andare a crescere dentro un altro?”. “Ma io mi piaccio così come sono”, disse l’aragosta. “Hai proprio deciso così?”, chiese il Creatore. “Certo”, rispose l’aragosta. “Molto bene”, sorrise il Creatore, “d’ora in poi il tuo guscio non cambierà e tu continuerai a essere così come sei ora”. “Molto gentile da parte Tua”, disse l’aragosta e se ne andò.

L’aragosta era molto contenta di poter continuare a indossare lo stesso vecchio guscio ma giorno dopo giorno quel che prima era una leggera e confortevole protezione cominciò a diventare ingombrante e scomodo. Alla fine arrivò al punto di non riuscire neanche più a respirare dentro il vecchio guscio. Allora, con un grande sforzo, tornò a parlare al Creatore. “Con tutto il rispetto”, sospirò l’aragosta, “contrariamente a quello che mi avevi promesso, il mio guscio non è rimasto lo stesso. Continua a restringersi sempre di più”. “No di certo”, disse il Creatore, “il tuo guscio potrà essere diventato più duro col passare del tempo ma è rimasto della stessa misura. Tu sei cambiato dentro, all’interno del guscio. Vedi, tutto cambia continuamente. Nessuno resta lo stesso, è così che ho creato le cose. La possibilità più interessante che tu hai è quella di poter lasciare il tuo vecchio guscio, quando cresci”.“Ah…capisco!”, disse l’aragosta, “ma devi ammettere che ciò è abbastanza scomodo”. “Sì”, rispose il Creatore, “ma ricorda…ogni crescita porta con sé la possibilità di un disagio…insieme alla grande gioia nello scoprire nuovo aspetti di se stesso. Ma non si può avere l’una senza l’altra”. “Tutto ciò è molto saggio”, disse l’aragosta. “Se permetti, ti dirò qualcosa ancora”, disse il creatore. “Te ne prego!”, rispose l’aragosta. “Ogni volta che lascerai il tuo vecchio guscio e sceglierai di crescere, costruirai una forza nuova dentro di te. E in questa forza troverai una nuova capacità di amare te stessa e di amare coloro che ti sono accanto, di amare la vita stessa. É questo il mio progetto per ognuno di voi.

da: M. Novellino, Seminari clinici, Milano, 2002

Anonimo


Lo psichiatra americano Abraham J. Twerski (1930 - 2021) descrive lo stimolo che permette all’aragosta di crescere come una interessante parabola per ciascuno di noi:

“L’aragosta è un animale soffice, molle, che vive all’interno di un guscio rigido. Questo rigido guscio non si espande. Allora, come fa l’animale a crescere? Beh, con la crescita dell’aragosta, quel guscio diventa estremamente limitante e l’aragosta si sente sotto pressione, a disagio.

Così si nasconde sotto una roccia, per proteggersi dai pesci predatori, si libera dal guscio e ne produce uno nuovo.

Con il tempo e con la crescita anche questo guscio diventa scomodo, così torna sotto la roccia e ripete questo processo più volte. Lo stimolo che permette all’aragosta di crescere nasce da una sensazione di disagio.

Ora, se le aragoste avessero dei dottori, non crescerebbero più, perché al primo segnale di disagio andrebbero dal dottore a prendersi un Valium o un antidolorifico e si sentirebbero momentaneamente bene, ma non si libererebbero mai del proprio guscio.

Quindi, credo che sia ora di capire che i momenti difficili sono anche i momenti di crescita maggiore, che non fanno altro che aiutarci; se mettiamo a buon uso le avversità, possiamo crescere grazie a esse”.

Chi ha creato questa meraviglia?

Padre Atanasio Kircher (1602 - 1680), è riconosciuto come uno dei più grandi scienziati del suo tempo. Fu professore di filosofia, lingue orientali, matematica ed egittologia. Autore prolifico di opere di matematica e scienze fisiche, la sua celebre opera "Mundus Subterranous" fu una vera e propria enciclopedia, comprendente tutte le conoscenze geologiche dell'epoca. A Roma raccolse un'enorme collezione di strumenti scientifici, oggetti naturali, modelli e antichità, e costruì personalmente molti strumenti straordinari. Padre Kircher possedeva un magnifico globo terrestre che rappresentava il nostro sistema planetario. Grazie a una molla segreta, l'intero globo poteva essere messo in movimento, riproducendo in miniatura il moto della Terra e degli altri pianeti intorno al Sole. Un giorno, un giovane amico del grande scienziato si presentò a casa sua proprio mentre il sacerdote stava per assistere una donna morente. Il sacerdote, con gentilezza, invitò il giovane nel suo studio, dove avrebbe atteso il suo ritorno. Naturalmente, l'attenzione del giovane fu presto attratta dallo splendido globo e, mentre accarezzava lo strumento, toccò accidentalmente la molla segreta, mettendo in moto l'intero meccanismo. Perso nell'ammirazione di questa meravigliosa imitazione dell'universo, il prete lo trovò al suo ritorno. La prima domanda che il giovane, che tra l'altro era un miscredente dichiarato, gli pose fu: "Padre, chi è il genio che ha creato questo meraviglioso strumento?". "Beh", rispose il prete, "nessuno l'ha creato, si è creato da solo". "Padre", disse il giovane, "mi state prendendo in giro; è contro la ragione; è assolutamente impossibile che questa splendida e meravigliosa miniatura del nostro universo si sia creata da sola o sia opera del caso". "Come", replicò il prete, "ammettete che fosse necessario un genio per creare questa povera, insignificante miniatura del vasto universo, eppure affermate che il grande universo, di cui un singolo filo d'erba viva contiene più meraviglie di questo misero globo, non abbia avuto un creatore?". Per un attimo il giovane rifletté, poi, inginocchiandosi, pronunciò la sua prima professione di fede: "Dio mio, io credo".

Short answers to common objections against religion

Louis Gaston de Ségur

domenica 21 giugno 2026

Il silenzio

 Il silenzio è mitezza

quando non rispondi alle offese,

quando non reclami i tuoi diritti,

quando lasci la tua difesa a Dio.

Il silenzio è misericordia

quando non infierisci sulle colpe dei fratelli,

quando dimentichi senza frugare nel passato,

quando il tuo cuore non condanna, ma perdona.

Il silenzio è pazienza

quando soffri senza lamentarti,

quando non cerchi di esser consolato, ma consoli,

quando attendi che il seme germogli lentamente.

Il silenzio è umiltà

quando accogli nel segreto il dono di Dio,

quando non opponi la resistenza all’arroganza,

quando lasci agli altri la gloria e il merito.

Il silenzio è fede

quando ti fermi a contemplare il Suo volto,

quando ascolti la Sua presenza nella bufera,

quando taci, perchè Egli parla al tuo cuore.

Il silenzio è adorazione

quando non chiedi perché nella prova,

quando t’immergi nella Sua volontà,

quando dici: “Tutto è compiuto”.


Frederik W. Faber (1814-1863), presbitero religioso, teologo e scrittore britannico 

domenica 14 giugno 2026

L'esistenza di Dio e l'atto di fede nel nulla

Noi siamo l'unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. È grazie a questa proprietà che è stata inventata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. È così che possiamo sapere cosa pensava Voltaire sulla catastrofe naturale che distrusse Lisbona. Ed è sempre grazie alla scrittura che i nostri posteri potranno sapere cosa stiamo facendo noi avendo a disposizione la logica rigorosa teorica (meglio nota come matematica) e la logica rigorosa sperimentale (meglio nota come scienza). 

La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore. L'ateismo, partendo dall'esistenza di tutti i drammi che affliggono l'umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. 

Negare l'esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l'autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell'immanente la cui più grande conquista è la scienza. La scienza però non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla.

Antonino Zichichi (1929 - 2026), fisico e divulgatore scientifico italiano

A tutti i cavalieri erranti

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. 

Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. 

Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. 

Ai folli veri o presunti. 

Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. 

A tutti quelli che ancora si commuovono. 

Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. 

A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. 

Ai poeti del quotidiano. 

Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo. 

Agli eroi dimenticati e ai vagabondi. 

A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile.

A chi non ha paura di dire quello che pensa. 

A tutti i cavalieri erranti.

A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.

In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene… a tutti i teatranti.

Dall'opera teatrale "Don Chisciotte, diario intimo di un sognatore"

Corrado D'Elia, attore e regista italiano 


La preghiera del "come"

Signore Gesù,

accetta la nostra preghiera:

Come hai accettato dalla vedova la povera offerta

Come i bambini, Tuoi preferiti, trasformami

Come i pastori stupiti, chiamami presso di Te

Come il cieco nato, toccami affinché io Ti veda

Come il paralitico, guariscimi affinché io cammini con Te

Come la cananea che Ti supplicava, esaudiscimi

Come Maria che Ti ascoltava, parlami di Te

Come a Pietro che Ti ha rinnegato, fissa il Tuo sguardo su di me

Come Maria Maddalena che Ti ha molto amato, perdonami

Come Zaccheo, chiamami e vieni da me

Come la figlia di Giairo, rialzami

Come alla Samaritana, donami la Tua acqua che disseta

Come Giovanni, il discepolo prediletto, prendimi con Te

Come al buon ladrone, alla fine di questa vita, dimmi:

"Oggi tu sarai con Me, in Paradiso!"

Amen

Da un inno della liturgia orientale

sabato 16 maggio 2026

Gli albori della mia conversione

Dio fece molto bella quella domenica. Splendeva un bel sole; mi stupì l'atmosfera chiara e quieta del centro con le vie deserte... Arrivai per la Messa delle undici nella piccola chiesa di mattoni del Corpus Christi. Come sembrava risplendere il piccolo edificio! La gente entrava per la porta spalancata nella fresca penombra e a un tratto mi ritornarono al pensiero tutte le chiese dell'Italia e della Francia. Ritrovai all'improvviso l'atmosfera ricca e piena del Cattolicesimo.

Trovai un posto che mi pareva abbastanza in ombra e mi inginocchiai. Mentre mi mettevo in ginocchio, la prima cosa che notai fu una ragazza molto graziosa, forse di quindici o sedici anni, che, in ginocchio, ma bene diritta, pregava con molto fervore. Mi impressionò vedere che una persona giovane e bella potesse con tanta semplicità andare in chiesa per la vera, seria e principale ragione di pregare. Era evidente che stava in ginocchio proprio per questo, non per farsi vedere, e pregava con un raccoglimento che, se non aveva la profondità di quello dei santi, era però abbastanza serio da dimostrare che non stava pensando affatto a chi le stava intorno.

Che rivelazione fu per me scoprire tante persone comuni riunite nello stesso luogo e consce, più che della presenza reciproca, della presenza di Dio. Persone che non erano venute a far pompa di cappelli e abiti, ma a pregare o almeno ad adempiere un dovere non umano, ma religioso. Perché anche quelli che potevano essere venuti per il semplice motivo che vi erano obbligati si mostravano almeno liberi da quel disagio e da quell'imbarazzo che non mancano mai in una chiesa protestante dove tutti rimangono persone singole, e non tralasciano mai di sorvegliarsi a vicenda con un occhio, quando non con tutti e due (...).

Alla fine, dopo una rapida genuflessione, mi affrettai ad uscire di chiesa. (...)

Presi a passeggiare sotto il sole di Broadway e ai miei occhi apparve un mondo nuovo. Non riuscivo a capire che cosa fosse avvenuto che mi rendesse tanto felice, e perché mi sentissi tanto in pace e soddisfatto della vita: non ero ancora abituato al sapore limpido di una grazia attuale.

 Da "La Montagna dalle sette balze"

Thomas Merton (1915 - 1968), monaco cistercense, poeta e scrittore statunitense 


Non è possibile narrare le avventure interiori di tutti coloro che ebbero il primo stimolo - richiamo dalla parola di Gesù, attraverso il vangelo: S. Francesco d'Assisi, i santi fondatori e tutti coloro che finalmente accolsero il Dio silenziosamente operante in loro. Chi seppe emergere da una vita comune, limitata al sensibile o al momentaneo, è perché ha accolto prima il germe della parola divina e l'ha fatta crescere in sè. Caratteristico il rapporto iniziale di Ignazio di Loyola con Francesco Saverio, suo professore alla Sorbona di Parigi. Ignazio non lasciava occasione per ripetergli quella parola del Maestro divino: "Che giova, all'uomo guadagnare anche tutto il mondo se poi perde l'anima?". Francesco Saverio divenne un altro San Paolo.