mercoledì 23 settembre 2026

Il governo esiste per il bene comune

È un giusto motivo, anzi il solo giusto motivo d'annullare un governo, l'esser questo una causa permanente e irreformabile di pubblico male, o, che torna a un di presso al medesimo, un impedimento ostinato e perpetuo al bene pubblico. E la ragione di questo è che, non essendo un governo altro che un mezzo per ottenere il bene pubblico, e non avendo per conseguenza alcun diritto, se non in relazione a quel fine, viene a perdere per conseguenza alcun diritto quando si trovi in aperta e ostinata opposizione col fine medesimo.

La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859

Alessandro Manzoni


Il governo esiste per il bene comune. Se agisce in modo stabile e irrimediabile contro il bene comune, perde la propria legittimità. Perciò può essere giustificata la sua rimozione.

martedì 22 settembre 2026

Heidegger: Essere per la morte

Das Sein zur Möglichkeit als Sein-zum-Tode soll aber zu ihm sich so verhalten, daß er sich in diesem Sein und für es als Möglichkeit enthüllt. Solches Sein zur Möglichkeit fassen wir terminologisch als Vorlaufen in die Möglichkeit.

L'essere per la possibilità, in quanto essere-per-la-morte, deve tuttavia comportarsi verso di esso in modo tale che esso si sveli come possibilità in questo essere e per esso. Un simile essere per la possibilità lo cogliamo terminologicamente come il precorrere (o anticipare) la possibilità.

Sein und Zeit (Essere e tempo), 1927, p. 262

Martin Heidegger (1889 - 1976), filosofo tedesco 


In questo passo, Heidegger non parla del momento biologico del decesso, ma di come dovremmo vivere sapendo di dover morire. 

Nel testo cogliamo tre passaggi logici: 

1. La morte come "possibilità" e non come un semplice fatto. Normalmente pensiamo alla morte come a un evento futuro, una scadenza inevitabile che capiterà prima o poi. Questa visione viene ribaltata: per l'essere umano, la morte è la possibilità più grande di tutte. In che senso? Perché finché siamo vivi, abbiamo infinite possibilità (comprare una casa, cambiare lavoro, fare un viaggio). La morte, invece, è la possibilità che cancella tutte le altre, la fine dei nostri giochi. È l'unica cosa che nessuno può fare al posto nostro: è un'esperienza strettamente individuale.

2. Fuggire la morte. Heidegger nota che di solito viviamo in modo "inautentico". Sappiamo che si muore, ma lo consideriamo un fatto generico ("tutti muoiono", "capita agli altri"). In questo modo, allontaniamo il pensiero della nostra fine per non provare l'ansia del vuoto.

3. Che cos'è il "precorrere"? In sostanza Heidegger dice questo: per vivere in modo autentico, non dobbiamo aspettare che la morte arrivi passivamente, né dobbiamo far finta che non esista. Dobbiamo anticiparla mentalmente. 

 "Vorlaufen", cioè, precorrere la morte significa guardare coraggiosamente in avanti, verso la fine del nostro cammino, e accettare che la nostra vita è limitata e finita.

Quando accettiamo davvero che il nostro tempo ha una fine (cioè ci comportiamo verso la morte riconoscendola come l'ultima ed estrema possibilità della nostra esistenza), la nostra vita cambia sapore. Invece di perdere tempo dietro alle banalità di ogni giorno o a fare scelte dettate da quello che "fanno tutti", l'anticipazione della fine ci dà la spinta per riprendere in mano il timone. Ci permette di scegliere cosa è veramente importante per noi adesso. Guardare in faccia la morte svela la vita per quello che è: un'occasione unica e ma limitata da non sprecare.

venerdì 18 settembre 2026

Perdono

Cristo sottolinea con tanta insistenza la necessità di perdonare gli altri che a Pietro, il quale gli aveva chiesto quante volte avrebbe dovuto perdonare il prossimo, indicò la cifra simbolica di «settanta volte sette», volendo dire con questo che avrebbe dovuto saper perdonare a ciascuno ed ogni volta.

È ovvio che una così generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. La giustizia propriamente intesa costituisce per cosi dire lo scopo del perdono. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l’oltraggio arrecato […]. La riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la soddisfazione dell’oltraggio sono condizione del perdono […].

La misericordia però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Esso infatti manifesta che, oltre al processo, che è specifico della giustizia, è necessario l’amore, perché l’uomo si affermi come tale. L’adempimento delle condizioni della giustizia è indispensabile, soprattutto affinché l’amore possa rivelare il proprio volto […]. La Chiesa ritiene giustamente come proprio dovere, come scopo della propria missione, quello di custodire l’autenticità del perdono. 

Dives in misericordia, 14

San Giovanni Paolo II


sabato 12 settembre 2026

Aforismi Ecologia

#natura #caccia #animali

L'uomo moderno non si percepisce come parte della natura, ma come una forza esterna destinata a dominarla e conquistarla. Parla persino di una battaglia con la natura, dimenticando che, se avesse vinto la battaglia, si sarebbe ritrovato dalla parte dei perdenti. (Ernst Friedrich Schumacher,  Small is beautiful)

Stiamo distruggendo il nostro pianeta. Abbiamo intrapreso una guerra contro la natura. Se la vinciamo, siamo persi. (Hubert Reeves)

Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche. (Toro seduto [attribuita])



domenica 6 settembre 2026

Credo in Dio...



Credo in Dio. E non perché così sia più facile vivere, ma perché senza di Lui tutto perde senso.

L’uomo senza fede è come un albero senza radici: può ancora stare in piedi, ma il primo vento lo spezzerà.

La fede non è una fuga dalla realtà, ma un modo per vederla nella verità.

Noi, ucraini, abbiamo resistito per secoli perché abbiamo creduto che non tutto si decide qui e ora.

Sopra di noi c’è una Verità superiore, che vede ogni lacrima e ascolta ogni cuore.


Vasyl Stus (1938 – 1985), poeta, traduttore, critico letterario, giornalista ucraino, morto dopo13 anni di detenzione in un campo di lavoro forzato sovietico per prigionieri politici in Mordovia. 


venerdì 4 settembre 2026

Etica e politica. Quanta attualità in Ratzinger

Due convegni, tenutisi rispettivamente a Milano e a Orvieto, hanno raccolto intellettuali e politici cattolici il 18 gennaio scorso. Entrambi traevano ispirazione dalla Settimana sociale dei cattolici di Trieste (luglio 2024) e si proponevano di far riprendere “parola politica” ai cattolici italiani, orfani della Democrazia Cristiana e ancora senza una vera casa, sia a sinistra che a destra, nonostante le sirene che tendono ad attrarli da una parte o dall’altra. Volendo meglio distinguere le due anime ispiratrici va ricordato che il Convegno di Milano è stato promosso dai cattolici democratici, avendo come mentore Romano Prodi e come conduttore Graziano Delrio, quello di Orvieto è stato organizzato dai cattolici liberali, con Paolo Gentiloni e sullo sfondo Mario Draghi come ispiratori e Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini come animatori. Nessuno dei due Convegni si proponeva di dar vita a un nuovo partito cattolico o di promuovere raggruppamenti interni alle forze politiche attuali, anche se entrambi intendevano formulare idee valoriali tali da smuovere e orientare la vita politica nel nostro Paese.  

Alla luce di questo rinnovato interesse per la presenza dei cattolici in ambito politico mi è tornato alla mente un prezioso documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicato il 24 novembre 2002: la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, firmata dall’allora Prefetto il Card. Joseph Ratzinger. In uno scenario culturale e politico dove non mancavano, come avviene anche oggi, quelli che in nome del pluralismo e della democrazia proclamano la separazione dell’agire politico dalla sfera etica, la Nota rilanciava l’attenzione sul rapporto fra etica e politica come esigenza irrinunciabile: se la politica non può essere separata dalla morale, nessun appello al presunto rispetto del pluralismo in democrazia potrà mai giustificare il relativismo etico, vero cancro di ogni società e dell’agire politico in essa. Con chiarezza la Nota descrive questo suo bersaglio critico: “È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia... La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell’uomo, del bene comune e dello Stato” (n. 2). 

Già Dietrich Bonhoeffer, in polemica col nazionalsocialismo di cui sarebbe stato martire, scriveva nella sua Etica, rimasta incompiuta a causa del suo arresto da parte della Gestapo: “Non essendovi nulla di durevole, vien meno il fondamento della vita storica, cioè la fiducia, in tutte le sue forme. E poiché non si ha fiducia nella verità, la si sostituisce con i sofismi della propaganda. Mancando la fiducia nella giustizia, si dichiara giusto ciò che conviene... Tale è la singolarissima situazione del nostro tempo, che è un tempo di vera e propria decadenza”. Reagire a questo processo di sottile e pervasiva decadenza etica è l’intento della Nota: i temi concreti che vi sono accennati - dall’aborto all’eutanasia, dai diritti dell’embrione umano alla salvaguardia della famiglia, dalla libertà educativa alla tutela sociale dei minori, dal diritto alla libertà religiosa all’impegno per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune nel rispetto della giustizia e della pace - toccano l’essenza della moralità, traducendo nel vivo delle problematiche attuali le esigenze di quel grande Codice della coscienza rappresentato dal Decalogo. “Se il cristiano è tenuto ad ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali, - afferma la Nota - egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili” (n. 3).  

Il richiamo alla forza liberante della Verità vuole insomma dare risalto a quella convivenza costruita sul Codice etico fondamentale, senza cui sono la menzogna e la barbarie a trionfare su tutto e su tutti. Il richiamo a San Tommaso Moro sintetizza bene questo scopo della Nota, cui ogni tentativo di rilancio della presenza dei cattolici in politica dovrebbe ispirarsi: pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, egli rifiutò ogni compromesso e, senza abbandonare «la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime», affermò con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale». Specialmente i cattolici che si impegnano nella vita politica, allora, dovrebbero ricordare quanto affermava con appassionata lucidità Corrado Alvaro: e cioè che “la tentazione più grande che possa impadronirsi di una società è credere che agire rettamente sia inutile”.

Avvenire, 12 febbraio 2025, pag. 1.13 

Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto 

Cattolici in politica

Il problema non è la mancanza di principi, ma la mancanza di cattolici che li vivano con coraggio. (Card. Camillo Ruini)

Il fallimento politico dei cattolici in Italia è prima di tutto un fallimento religioso. Hanno voluto salvare le strutture e il potere sacrificando la Verità. Hanno firmato e ratificato leggi che distruggono l'uomo e la famiglia pur di sopravvivere politicamente, diventando servi del mondo. (Divo Barsotti, Diario di quegli anni, Note ed estratti di spiritualità politica)

La politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 205)

I cattolici non devono essere spettatori della storia, ma costruttori. (Papa Francesco)

La separazione tra fede e vita è uno dei drammi del nostro tempo. (San Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, 59)

La politica deve essere servizio, non ricerca di potere. (San Giovanni Paolo II)

La politica è la forma secolare della speranza. (Giorgio La Pira)

Non si può governare senza la luce della fede e senza la passione per l’uomo. (Giorgio La Pira)

Quando i cristiani rinunciano alla verità per compiacere il mondo, diventano sale che ha perso sapore. (Joseph Ratzinger)

Una politica senza verità è destinata a trasformarsi in dominio arbitrario degli uomini sugli uomini. (Joseph Ratzinger / Papa Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata della Pace, 2006)

Il cristiano non può rinunciare alla lotta per la giustizia. (Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo)

Ai liberi e forti dico: non cedete alla tentazione del potere. (Don Luigi Sturzo)

La politica è moralità in atto. (Don Luigi Sturzo)

Il cristiano che non si sporca le mani nella storia è un cristiano dimezzato. (Don Primo Mazzolari)

Il fallimento dei cristiani nella vita pubblica nasce dal loro timore di apparire diversi. (Romano Guardini)