giovedì 26 marzo 2026

Decalogo della gentilezza

1. Sorridi nella monotonia del dovere quotidiano, per non rattristare chi ti vive accanto.

2. Taci, quando ti accorgi che qualcuno ha sbagliato, per non ferirlo con l'umiliazione.

3. Elogia il fratello che ha fatto il bene.

4. Rendi un servizio a chi ti è sottoposto.

5. Stringi cordialmente. la mano a chi è nella preoccupazione o nella tristezza.

6. Guarda con affetto chi nasconde un dolore e forse è più nervoso del solito.

7. Riconosci umilmente il tuo torto e chiedi perdono se hai offeso qualcuno.

8. Saluta affabilmente gli umili, quelli che si sentono abbandonati o messi da parte.

9. Parla con dolcezza agli impazienti e agli importuni.

10. Fa' tutto in modo che Dio, nel tuo fratello, sia sempre contento di te.

Dal «Cavaliere dell'Immacolata»

giovedì 19 marzo 2026

Tanti nenti ammazzaru u sceccu


Tanti nenti ammazzaru u sceccu... Molte inezie uccisero l'asino

Il proverbio nasce da questo aneddoto.

Un giorno un contadino si recò in montagna con il suo asinello per raccogliere legna. Dopo averne raccolta e affardellata un bel po' la caricò sulla groppa dell'asinello che già traballava sotto quel peso e iniziò a fare ritorno a valle verso casa. Strada facendo trovava qua e là rami e tronchi che continuava a caricare sul povero asino. Chistu è nenti diceva tra sè e sè, quantu po' pisari? Nenti!... Questo è niente, quanto può pesare? Niente!

E cosi ramo dopo ramo, tronco dopo tronco, che a sua giudizio non pesavano niente, il povero somaro collassò, cadde per terra e morì.

"That's the last straw" - dicono gli inglesi - "...è l'ultimo stelo di paglia che spezza la schiena del cammello", oppure: "La goccia che fa traboccare il vaso": massime che mettono in rilievo lo stesso concetto: non sottovalutare i piccoli problemi ed affrontarli prima che diventino insostenibili. Questo perchè una serie di problemi o preoccupazioni apparentemente insignificanti, accumulandosi nel tempo, possono avere conseguenze disastrose.

In positivo, invece, possiamo dire che il cambiamento spesso nasce da un lungo processo di accumulo, piuttosto che da un singolo evento isolato. 



lunedì 16 marzo 2026

Aforismi Quaresima

Non dimenticare mai che ci sono solo due filosofie che possono governare la tua vita: quella della croce, che inizia con il digiuno e termina con la festa; e quella di Satana, che inizia con la festa e termina con il mal di testa. (Card. Fulton John Sheen)


Cristo, l'uomo nuovo

In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.

Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (1) (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore.

Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.

Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è «l'immagine dell'invisibile Iddio» (Col 1,15) (2) è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.

Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata (3) per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.

Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.

Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo (4) ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (5). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi (6) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal 2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme (7) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.

Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 22


(1) Cf. Rm 5,14. Cf. TERTULLIANO, De carnis resurr., 6: "Tutto quello che il fango significava, si riferiva a Cristo, l’uomo futuro": PL 2, 802 (848); CSEL 47, p. 33, l. 12-13
(2) Cf. 2 Cor 4,4
(3) Cf. CONCILIO DI COSTANTINOP. II, can. 7: "Né il Verbo Dio passato nella natura della carne, né la carne si trasformata nella natura del Verbo": Dz 219 (428) [Collantes 4.026]. - Cf. anche CONC. DI COSTANTINOP. III: "Come la santissima, immacolata, animata sua carne deificata non fu distrutta ( theótheisa ouk anèrethè), ma rimase nel suo proprio stato e modo d’essere": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]. - Cf. CONC. DI CALCED.: "Dev’essere riconosciuto inconfusamente, immutabilmente, senza divisione, inseparabilmente in due nature": Dz 148 (302) [Collantes 4.012]
(4) Cf. CONC. DI COSTANTINOP. III: "Così non stata distrutta la sua volontà umana": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]
(5) Cf. Eb 4,15
(6) Cf. 2 Cor 5,18-19; Col 1,20-22
(7) Cf. 1 Pt 2,21; Mt 16,24; Lc 14,27

Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine

La discesa agli inferi del Signore

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell'inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il Regno dei Cieli».

Da un'antica Omelia sul Sabato santo (PG 43, 439. 451. 462-463)

domenica 15 marzo 2026

Credere nel Risorto

Credere nel Risorto è rifiutarsi di accettare che la nostra vita sia solo una piccola parentesi fra due immensi vuoti. Appoggiandoci su Gesù risuscitato da Dio, intuiamo, desideriamo e crediamo che Dio sta conducendo verso la sua vera pienezza l’anelito di vita, di giustizia e di pace racchiuso nel cuore dell’umanità e della creazione intera.

Credere nel Risorto è ribellarci con tutte le nostre forze a che l’immensa maggioranza di uomini, di donne e di bambini che in questa vita hanno conosciuto solo miseria, umiliazione e sofferenza, restino dimenticati per sempre.

Credere nel Risorto è confidare in una vita in cui non ci sarà più povertà né dolore, nessuno sarà triste, nessuno dovrà piangere. Alla fine potremo vedere quelli che vengono sui barconi arrivare alla loro vera patria.

Credere nel Risorto è accostarci con speranza a tante persone senza salute, malati cronici, disabili fisici e psichici, persone infossate nella depressione, stanche di vivere e di lottare. Un giorno conosceranno cosa è vivere in pace e in piena salute. Ascolteranno le parole del Padre: «Entra per sempre nella gioia del tuo Signore».

Credere nel Risorto è non rassegnarci a che Dio continui ad essere per sempre un «Dio nascosto», di cui non possiamo conoscere lo sguardo, la tenerezza e gli abbracci. Troveremo Colui che si è incarnato gloriosamente in Gesù.

Credere nel Risorto è confidare che i nostri sforzi per un mondo più umano e più felice non si perderanno nel vuoto. Un felice giorno, gli ultimi saranno i primi e le prostitute ci precederanno nel Regno.

Credere nel Risorto è sapere che tutto quello che qui è rimasto a metà, quel che non ha potuto essere, quello che abbiamo sciupato perché siamo maldestri o con il nostro peccato, tutto arriverà in Dio alla sua pienezza. Niente si perderà di quello che abbiamo vissuto con amore o di quello a cui abbiamo rinunciato per amore.

Credere nel Risorto è sperare che le ore di gioia e le esperienze amare, le «impronte» che abbiamo lasciato nelle persone e nelle cose, quel che abbiamo costruito o di cui abbiamo fruito generosamente, sarà trasfigurato. Non conosceremo più l’amicizia e la festa che finisce né il commiato che intristisce. Dio sarà tutto in tutti.

Credere nel Risorto è credere che un giorno ascolteremo queste incredibili parole che il libro dell’Apocalisse mette in bocca a Dio: «Io sono il Principio e la Fine. A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita». Non ci sarà più morte, non ci sarà più lamento, non ci saranno pianti né affanni, perché tutto questo sarà passato.

José Antonio Pagola, presbitero e teologo spagnolo

lunedì 9 marzo 2026

Povero è nato, povero visse, povero morì

 Non temiamo, fratelli poveri, ascoltiamo il Povero che raccomanda ai poveri la povertà. Crediamo alla sua esperienza. Povero è nato, povero visse, povero morì. Ha voluto morire, non volle arricchire. Crediamo perciò alla Verità che ci indica la strada che conduce alla vita. Via stretta, ma breve; e la beatitudine sarà eterna. Via stretta, ma che mena alla vita, al largo, e ci farà camminare per vaste distese.

Eppure è un cammino scosceso, perché si eleva e così camminiamo verso il cielo. Di qui la necessità di alleggerirci, di non essere pesanti nel nostro andare. Che cosa vogliamo? Cerchiamo davvero la felicità? La Verità ci mostra la vera beatitudine. Vogliamo poi la ricchezza? Il Re distribuisce i regni e fa i re. Gli uomini si sono lasciati prendere alla rete di questa peste disastrosa che è la vana ricerca: quello che è insufficiente costa poco sforzo; ci si sfinisce per il superfluo.

Cinque paia di buoi, ecco il pretesto che li priva delle nozze e del cielo, le nozze che fanno passare dalla povertà all’abbondanza, dall’ultimo posto al primo, dall’abiezione alla dignità, dalla fatica al riposo. Eliseo ha sacrificato i buoi per seguire più facilmente Elia e noi facciamo lo stesso e seguiamo Cristo!

Isacco della Stella (1100 – 1169), monaco cristiano, teologo e filosofo inglese, venerato come beato dalla Chiesa cattolica