In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (1) (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.
Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è «l'immagine dell'invisibile Iddio» (Col 1,15) (2) è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.
Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata (3) per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo (4) ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (5). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi (6) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal 2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme (7) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.
Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 22
(2) Cf. 2 Cor 4,4
(3) Cf. CONCILIO DI COSTANTINOP. II, can. 7: "Né il Verbo Dio passato nella natura della carne, né la carne si trasformata nella natura del Verbo": Dz 219 (428) [Collantes 4.026]. - Cf. anche CONC. DI COSTANTINOP. III: "Come la santissima, immacolata, animata sua carne deificata non fu distrutta ( theótheisa ouk anèrethè), ma rimase nel suo proprio stato e modo d’essere": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]. - Cf. CONC. DI CALCED.: "Dev’essere riconosciuto inconfusamente, immutabilmente, senza divisione, inseparabilmente in due nature": Dz 148 (302) [Collantes 4.012]
(4) Cf. CONC. DI COSTANTINOP. III: "Così non stata distrutta la sua volontà umana": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]
(5) Cf. Eb 4,15
(6) Cf. 2 Cor 5,18-19; Col 1,20-22
(7) Cf. 1 Pt 2,21; Mt 16,24; Lc 14,27
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