Visualizzazione post con etichetta Bernardo di Chiaravalle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bernardo di Chiaravalle. Mostra tutti i post

venerdì 15 novembre 2024

Le tre venute del Signore

Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell'ultima venuta "ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3, 6) e vedranno colui che trafissero (cfr. Gv 19, 37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell'ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all'ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell'ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione. Ma perché ad alcuno non sembrino per caso cose inventate quelle che stiamo dicendo di questa venuta intermedia, ascoltate lui: Se uno mi ama, dice conserverà la mia parola: e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui (cfr. Gv 14,23). Ma che cosa significa: Se uno mi ama, conserverà la mia parola? Ho letto infatti altrove: Chi teme Dio, opererà il bene (cfr. Sir 15, 1), ma di chi ama è detto qualcosa di più: che conserverà la parola di Dio. Dove si deve conservare? Senza dubbio nel cuore, come dice il Profeta: "Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato" (Salmo 118, 11). Poiché sono beati coloro che custodiscono la parola di Dio, tu custodiscila in modo che scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi. Nutriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima. Non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido e la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso. Se conserverai così la parola di Dio, non c'è dubbio che tu pure sarai conservato da essa. Verrà a te il Figlio con il Padre, verrà il grande Profeta che rinnoverà Gerusalemme e farà nuove tutte le cose. Questa sua venuta intermedia farà in modo che "come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste" (1 Cor 15, 49). Come il vecchio Adamo si diffuse per tutto l'uomo occupandolo interamente, così ora lo occupi interamente Cristo, che tutto l'ha creato, tutto l'ha redento e tutto lo glorificherà.

Discorso 5 sull'Avvento, 1-3; Opera omnia, Edit. cisterc. 4 [1966], 188-190

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo

mercoledì 13 novembre 2024

Amo perché amo, amo per amare

L'amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. É se stesso merito e premio. L'amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all'infuori di Sé. Il suo vantaggio sta nell'esistere. Amo perché amo, amo per amare. Grande cosa è l'amore se si rifà al suo principio, se ricondotto alla sua origine, se riportato alla sua sorgente. Di là sempre prende alimento per continuare a scorrere. L'amore è il solo tra tutti i moti dell'anima, tra i sentimenti e gli affetti, con cui la creatura possa corrispondere al Creatore, anche se non alla pari; l'unico con il quale possa contraccambiare il prossimo e, in questo caso, certo alla pari. Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato. Non per altro ama, se non per essere amato, sapendo che coloro che l'ameranno si beeranno di questo stesso amore. L'amore dello Sposo, anzi lo Sposo-amore cerca soltanto il ricambio dell'amore e la fedeltà. Sia perciò lecito all'amata di riamare. Perché la sposa, e la sposa dell'Amore non dovrebbe amare? Perché non dovrebbe essere amato l'Amore?

Giustamente, rinunziando a tutti gli altri suoi affetti, attende tutta e solo all'Amore, ella che nel ricambiare l'amore mira a uguagliarlo. Si obietterà, però, che, anche se la sposa si sarà tutta trasformata nell'Amore, non potrà mai raggiungere il livello della fonte perenne dell'amore. É certo che non potranno mai essere equiparati l'amante e l'Amore, l'anima e il Verbo, la sposa e lo Sposo, il Creatore e la creatura. La sorgente, infatti, dà sempre molto più di quanto basti all'assetato.

Ma che importa tutto questo? Cesserà forse e svanirà del tutto il desiderio della sposa che attende il momento delle nozze, cesserà la brama di chi sospira, l'ardore di chi ama, la fiducia di chi pregusta, perché non è capace di correre alla pari con un gigante, gareggiare in dolcezza col miele, in mitezza con l'agnello, in candore con il giglio, in splendore con il sole, in carità con colui che è l'Amore? No certo. Sebbene infatti la creatura ami meno, perché è inferiore, se tuttavia ama con tutta se stessa, non le resta nulla da aggiungere. Nulla manca dove c'è tutto. Perciò per lei amare così è aver celebrato le nozze, poiché non può amare così ed essere poco amata. Il matrimonio completo e perfetto sta nel consenso dei due, a meno che uno dubiti che l'anima sia amata dal Verbo, e prima e di più.

Discorsi sul Cantico dei Cantici, 83, 4-6; Opera omnia, ed. Cisterc. 2 [1958] 300-302

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo

Il vero sapere

Non dimostro di sapere tante cose se non si sa il modo di saperle.

Vi sono, infatti, coloro che vogliono sapere soltanto per sapere: è curiosità.

Vi sono coloro che vogliono sapere per essere considerati sapienti: è vanità.

Vi sono coloro che vogliono sapere per vendere la loro scienza: è un turpe guadagno.

Vi sono coloro che vogliono sapere per edificare se stessi: è prudenza.

Vi sono, infine, coloro che vogliono sapere per edificare gli altri: è carità.

Sermoni sul Cantico dei Cantici, XXXVI, 3

É grande chi, colpito dalla sventura, non perde neanche un po' la sapienza; non meno grande è chi, baciato dalla fortuna, non se ne lascia illudere. Ma è più facile trovare chi ha saputo conservare la sapienza nella sfortuna, che chi non la perse nella buona sorte. Ritengo più meritevole di lode e più grande colui che nella prosperità non s'è lasciato andare nemmeno ad una risata eccessiva, ad un linguaggio altezzoso e a una cura esagerata per l'abbigliamento e per il corpo.

La considerazione, II,XII,21

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo

lunedì 25 gennaio 2021

Guarda la stella, invoca Maria!

Tu che nello scorrere del tempo 
ti accorgi di ondeggiare tra burrasche e tempeste,
più che camminare sulla terra ferma,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste!

Se insorgono i venti delle tentazioni 
e se vai a sbattere sugli scogli delle tribolazioni, 
guarda la stella, invoca Maria! 

Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, 
della calunnia e dell’invidia ti sballottano di qua e di là, 
guarda la stella, invoca Maria! 

Se l’ira, l’avarizia, l’attrattiva della carne 
sconquassano la piccola nave che è la tua anima, 
guarda la stella, invoca Maria!

Se sei turbato per l’enormità dei tuoi peccati, 
confuso per le turpitudini della tua coscienza, 
terrorizzato al terribile pensiero del giudizio, 
se stai per precipitare nel baratro della tristezza 
e nell’abisso della disperazione, 
rivolgi la mente a Maria!

Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi, 
rivolgi la mente a Maria, invoca Maria. 

Seguendo Lei non devierai, 
invocandola non sarai preda nella disperazione, 
rivolgendo il pensiero a lei non ti smarrirai. 

Se ti lascerai sostenere da Lei non cadrai, 
se da Lei ti farai proteggere non temerai, 
se da Lei ti lascerai condurre non ti stancherai,
se Lei ti sarà propizia giungerai alla meta.


Respice stella, voca Mariam

O quisquis te intelligis in huius saeculi profluvio 
magis inter procellas et tempestates fluctuare, 
quam per terram ambulare ne avertas 
oculos a fulgore huius sideris, 
si non vis obrui procellis.

Si insurgant venti tentationum, 
si incurras scopulos tribulationum, 
respice stellam, voca Mariam. 

Si iactaris superbiae undis si ambitionis, 
si detractionis, si aemulationis 
respice stellam, voca Mariam. 

Si iracundia, aut avaritia aut carnis illecebra 
naviculam concusserint mentis, 
respice stellam, voca Mariam.

Si criminum immanitate turbatus, 
conscientiae foeditate confusus, 
iudicii horrore perterritus, 
barathro incipias absorberi tristitiae 
desperationis abisso cogita Mariam.

In periculis, in angustiis, in rebus dubiis 
Mariam cogita, Mariam invoca. 

Ipsam sequens non devias, 
Ipsam rogans non desperas, 
Ipsam cogitans, non erras 
Ipsa tenente, non corruis, 
Ipsa protegente, non metuis, 
Ipsa duce, non fatigaris, 
Ipsa propitia, pervenis. 

Omelie in lode alla Vergine Madre 2,17

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo


domenica 12 febbraio 2012

Solo Dio non può essere cercato inutilmente

Forse ti senti nauseato se ancora una volta ricominciamo a chiederci: Chi è Dio? Già troppe volte è sorta questa domanda e ormai dubiti che si possa trovare risposta. Eppure io ti dico: Dio è il solo che mai può essere cercato inutilmente, neppure quando appare impossibile trovarlo.

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo