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sabato 10 ottobre 2026

L’essenza del cristianesimo

Il cristianesimo non è una teoria della Verità, o una interpretazione della vita. Esso è anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo è costituito da Gesù di Nazaret, dalla sua concreta esistenza, dalla sua opera, dal suo destino — cioè da una personalità storica. Una certa analogia di tale situazione avverte colui per il quale un uomo acquista un significato essenziale. Non «l’Umanità» o «l’umano» divengono in tal caso importanti, ma questa persona. Essa determina tutto il resto, e tanto più profondamente e universalmente quanto più intensa è la relazione. Ciò può avvenire in un modo così possente che tutto, mondo, destino, compito si attua attraverso la persona amata; essa è come contenuta in tutto, tutto la fa ricordare, a tutto essa dà un senso. Nell’esperienza di un grande amore tutto il mondo si raccoglie nel rapporto Io-Tu, e tutto ciò che accade diventa un avvenimento nel suo ambito. L’elemento personale a cui in ultima analisi intende l’amore e che rappresenta ciò che di più alto c’è fra le realtà che il mondo abbraccia, penetra e determina ogni altra forma: spazio e paesaggio, pietre, alberi, animali.

Tutto ciò è vero, ma ha una risonanza solo tra questo Io e questo Tu. A misura che l’amore si fa più illuminato, sempre meno pretenderà che ciò che costituisce per lui il centro focale del mondo debba esserlo anche per gli altri. Una simile pretesa potrebbe essere sincera dal punto di vista lirico, ma per il resto sarebbe stolta. Nel cristianesimo le cose stanno altrimenti. Non si fa dipendere dal presentarsi di un incontro d’amore che la persona unica di Gesù diventi per l’uomo la realtà religiosa decisiva, ma essa è tale incondizionatamente e per se stessa. E che essa sia afferrata come tale dal singolo uomo, non è una possibilità lasciata al libero accadere, come lo svegliarsi di una inclinazione, che viene quando viene, ma è un’esigenza posta alla coscienza.

Il cristianesimo afferma che per l’incarnazione del Figlio di Dio, per la sua morte e la sua risurrezione, per il mistero della fede e della grazia, a tutta la creazione è richiesto di rinunciare alla sua - apparente -autonomia e di mettersi sotto la signoria di una persona concreta, cioè di Gesù Cristo, e di fare di ciò la propria norma decisiva. Dal punto di vista della logica questo è un paradosso, perché sembra mettere in pericolo la stessa realtà della persona. Ma anche il sentimento personale si ribella contro questo. Poiché l’accettare una legge generale che si è dimostrata giusta - sia essa una legge della natura o del pensiero o della moralità - non è difficile per la persona. Essa avverte che in tale legge essa continua ad essere se stessa; anzi, che il riconoscimento di siffatte leggi generali può tradursi senz’altro in un’azione personale. Ma all’esigenza di riconoscere un’«altra» persona come legge suprema di tutta la sfera della vita religiosa e con ciò della propria esistenza - la persona contrasta con vivacità elementare, e si capisce che cosa può significare la richiesta di «rinunciare alla propria anima».

L’essenza del cristianesimo

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

Gesù Cristo misura del reale e giudizio del mondo

Di fronte a Cristo si esige la conversione del pensiero.  Non solo quella della volontà e dell’azione, ma anche quella del pensiero. La quale consiste nel non riflettere più su Cristo partendo dal mondo, ma nell’assumere Cristo come criterio di misura del reale e del possibile e nel giudicare sul mondo da quella prospettiva.

Questa conversione è difficile a intendersi e ancora molto più difficile a compiersi. Tanto più difficile, quanto più chiaro diviene nel procedere del tempo il contrasto con essa dell’esistenza del mondo, e quanto più manifestamente chiunque vi si impegni appare come uno stolto. Nella misura, però, in cui il pensiero tenta di attuarla, si dischiude la realtà che prende il nome di Gesù Cristo. E, a partire da lui, ogni restante realtà è dischiusa: svelata, ma anche elevata nella speranza del farsi nuova.

Il Signore. Riflessioni sulla persona e la vita di Gesù Cristo, Vita e pensiero - Morcelliana, Milano - Brescia 2005, p. 721

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

Il segno di croce

Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all'altra.

Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l'animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all'altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione.

Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l'uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato.

Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell'atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell'anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa.

Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia!

Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino.

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

martedì 14 luglio 2026

Io ti conosco gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia...

Blaise Pascal il grande genio enciclopedico segnò la sua data d'incontro personale con Dio il lunedì 23 novembre 1654. Non riusciva a dormire per il male che soffriva e per la sua acuta ricerca interiore. Prese il vangelo e il suo occhio cadde sul capitolo 17 di Giovanni a quelle parole: "Ho custodito coloro che mi hai affidati. Padre, il mio desiderio è che coloro che mi hai dato, siano là dove sono io...".

Queste parole sfolgorarono nell'anima di Pascal come un lampo improvviso e come una rivelazione profonda. Egli subito volle porre per iscritto quella sua esperienza che chiamò suo memoriale e se lo portò sempre con sè cucito nell’interno della giacca. Gli fu trovato addosso il giorno della sua morte.  Ecco quelle sue parole: 

Anno di grazia 1654, lunedì 23 novembre, giorno di S. Clemente, papa e martire, e di altri del martirologio. Vigilia di S. Crisogono martire e di altri. Dalle dieci e mezzo di sera, fino a mezzanotte e mezza circa.

Fuoco.

Dio d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.

Certezza, certezza, sentimento, gioia, pace!

Dio di Gesù Cristo! 

"Deum meum et Deum vestrum". "Il tuo Dio sarà il mio Dio".

Oblio del mondo e di tutto, fuor che di Dio.

Non lo si trova che per le vie insegnate dal vangelo. Grandezza dell'anima umana.

"Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto".

Gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia...

Me ne sono separato. 

"Dereliquerunt me fontem aquae vivae". "Mio Dio, mi abbandonerai?".

Che non ne sia mai più separato.

"Questa è la vita eterna che conoscano te solo vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo". 

Gesù Cristo! Gesù Cristo!

Me ne sono separato. Io l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso.

Che non ne sia mai più separato.

Egli non lo si conserva che per le vie insegnate dal Vangelo. 

Rinuncia totale e dolce. 

Sottomissione totale a Gesù Cristo e al mio direttore. 

Eternamente in gioia, per un giorno di prova sulla terra.

"Non obliviscar sermones tuos". Amen.


Blaise Pascal

domenica 28 giugno 2026

Una giustizia fragile e un amore discreto

La sovranità di Cristo rimanda a Gesù di Nazareth che ha preferito, nel suo percorso, scartare l'onnipotenza immaginaria e assumere il rischio che corrono in questo mondo la giustizia fragile e l'amore discreto. Egli ha ritenuto più benefico per gli uomini questo ritiro al di fuori di ogni clamore. Il Risorto, mediante il dono dello Spirito, invita la Chiesa e i credenti a seguire una via analoga: rompe con la speranza illusoria, apre a una speranza lucida e solida, e ha come fondamento la fede che supera il dubbio generato dallo splendore attenuato del Regno che viene.

L’unique Christ. La symphonie différée, Paris, Ed. Cerf, 2002, p. 255

Christian Duquoc (1926–2008), scrittore e teologo domenicano francese



Un Dio diverso

Ho esitato a lungo sulla scelta del titolo di quest'opera. Ero stato molto tentato dal titolo Un Dio prigioniero: mi sembrava che rispecchiasse la denuncia che anima questo libro. Un simile titolo avrebbe tradotto un'impressione oggi diffusa: Dio non è libero né nella nostra società né nella nostra Chiesa.‌

‌Nella nostra società, Dio è stato, ed è ancora spesso mobilitato per cause interessate, equivoche e violente. Ci sono narrazioni e gruppi che si appropriano di Lui, pregiudizi che lo incatenano, immagini che lo mettono in caricatura. Si discute di un Dio come se fosse un oggetto di consumo o di rifiuto: quelli che lo esaltano percorrono strade troppo spesso analoghe a quelle di coloro che lo rifiutano.  Giorno dopo giorno, si svolge il processo contro Dio: la creazione manca di equità, la Provvidenza è inefficace, il Suo amore troppo discreto. I suoi difensori sono molte volte goffi: credono di onorarlo esacerbando il senso di colpa, descrivendolo come un Dio assetato di giustizia vendicativa fino ad esigere delle immolazioni, un Dio pieno di risentimento contro ogni forma di felicità umana.‌

‌Ma Dio, non sarà diverso, Lui che se ne sta silenzioso mentre si istruisce il suo processo?‌

‌Anche la nostra Chiesa contribuisce a questa cattività di Dio: basta pensare alle pretese dei catecheti, dei predicatori e dei teologi. Essi intimano a Dio ciò che egli deve fare, conoscono il suo piano, impongono ordini e comandamenti a nome Suo, invocano la sua autorità a tempo e fuori tempo, lo fanno intervenire in questioni prive di importanza, mentre lo rendono indifferente e noncurante quando ne va della vita o della felicità.‌

‌Ma Dio, non sarà diverso dall'immagine che di Lui costruiscono tanti discorsi ecclesiastici?‌

‌Duemila anni fa, è apparso qualcuno che ha osato parlare liberamente di Dio: Gesù. Gli specialisti della religione lo giudicarono un bestemmiatore e venne giustiziato per aver compromesso Dio in situazioni e decisioni indegne della sua gloria.‌

‌Dopo questo assassinio, nessuno, in Occidente, può interrogarsi su Dio, nessuno può negarlo o affermarlo senza far memoria di Colui che mise in crisi le nostre immaginazioni e le nostre pratiche religiose. La morte di Gesù non è l'ultima parola su Gesù: egli è ormai vivo grazie allo Spirito. Interrogarsi su Dio, significa entrare in un movimento al centro del quale la figura di Gesù ci fa volgere verso due figure misteriose che, fin dai tempi della Chiesa primitiva, i cristiani nominavano nelle loro preghiere: il Padre e lo Spirito. Interrogarsi su Dio non può significare soltanto descrivere come Gesù libera dagli idoli, ma significa anche sforzarsi di stabilire quale figura di Dio egli evoca nella duplice relazione che suscita con Colui che chiama Padre e con Colui che egli dona a coloro che lo confessano Cristo: lo Spirito.‌

‌Il Dio di Gesù non è prigioniero, è un Dio diverso.‌ ‌Questa diversità lo strappa alla cattività delle nostre immagini, delle nostre paure e delle nostre forme di pietà. Per questo, alla fine ho preferito per titolo Un Dio diverso.‌

‌Questo titolo esprimeva ciò che il libro vuole mettere in luce: l'originalità del Dio di Gesù significata nella simbolica trinitaria.

Un Dio diverso. Saggio sulla simbolica trinitaria, Brescia, Ed Queriniana, 1978, 2 ed., p. 142

Christian Duquoc (1926–2008), scrittore e teologo domenicano francese


mercoledì 29 aprile 2026

Decalogo dell’amore

1.   Amare tutti

Piccoli e grandi, uomini e donne, amici e nemici, di tutte le razze e religioni, come ha fatto Gesù che è morto per tutti. Siamo tutti figli dello stesso Padre e perciò tutti fratelli.


2.     Amare ciascuno personalmente

Gesù parlava alle folle, certo, ma conosceva ciascuno e lo chiamava per nome.  Accettare ognuno così com'è.


3.     Amare come se stessi

É la regola d'oro: "Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te" e "Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te".


4.     Amare per primi

Non aspettare che te lo chiedano, ma fa tu il primo passo, come Gesù che non ha aspettato che diventassimo buoni per dare la vita per noi; e come Maria che "partì in fretta" senza farsi pregare per andare ad aiutare la cugina Elisabetta.


5.     Amare è farsi "uno" con l’altro

cioè ascoltare, fare il vuoto dentro di sé per capire i sentimenti dell'altro e farsi carico dei suoi problemi; insomma condividere gioie e dolori.

 

6.     Amare è servire

cioè amare a fatti non a parole, consumarsi le mani facendo servizi concreti, come Gesù che lava i piedi agli apostoli.


7.     Amare è perdonare

...quante volte? "Settanta volte sette" ha detto Gesù, cioè sempre. "Se non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro celeste perdonerà a voi". "Chi è senza peccato scagli per primo la pietra". "Il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha avuto misericordia". "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".


8.     Amare è chiedere scusa

"Se presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che un tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con tuo fratello, poi torna ad offrire il tuo dono". "Non tramonti il sole sopra la vostra ira".


9.     Amare è vedere Gesù nell’altro

"Avevo fame, avevo sete, ero nudo, malato, senza casa, senza mezzi, senza lavoro, incompreso, ignorato, immigrato, drogato".

"L'hai fatto a me", dirà Gesù quel giorno.


10.      Amare è sacrificio di sé  

Amare non è sempre facile, non sempre è gratificante, non sempre l'amore è capito e ricambiato. L'amore vero non è un bel sentimento: è dono di sé, è responsabilità verso l'altro, è fedeltà agli impegni, è mantenere la parola anche se costa, è non mollare quando sei stanco e sfiduciato, è ricominciare sempre anche quando sembra inutile continuare ad amare.


Come Gesù che "avendo amato i suoi, li amò fino alla fine".


giovedì 16 aprile 2026

É morendo che si risorge

Signore, 
ti hanno messo nel sepolcro
e hanno rotolato la pietra.

Si sono illusi di averti finito
e invece Tu
stai già respirando
per risorgere.

Signore,
anche per noi 
il sepolcro sia come il grembo
e come il solco della terra.

Quando ci sembra 
di essere troppo stanchi
facci accorgere
che stiamo camminando spediti.

Quando ci sembra 
di non aver concluso niente
facci scoprire
che forse stiamo prendendo tutto.

Quando ci sembra
di aver perduto tutto
facci trovare con le mani piene.

Quando crediamo
di essere col cuore a terra,
fa che ci ritroviamo
a cantare di gioia.

Perché è dando che si riceve.
Perché è morendo che si risorge.

lunedì 16 marzo 2026

Cristo, l'uomo nuovo

In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.

Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (1) (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore.

Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.

Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è «l'immagine dell'invisibile Iddio» (Col 1,15) (2) è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.

Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata (3) per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.

Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.

Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo (4) ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (5). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi (6) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal 2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme (7) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.

Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 22


(1) Cf. Rm 5,14. Cf. TERTULLIANO, De carnis resurr., 6: "Tutto quello che il fango significava, si riferiva a Cristo, l’uomo futuro": PL 2, 802 (848); CSEL 47, p. 33, l. 12-13
(2) Cf. 2 Cor 4,4
(3) Cf. CONCILIO DI COSTANTINOP. II, can. 7: "Né il Verbo Dio passato nella natura della carne, né la carne si trasformata nella natura del Verbo": Dz 219 (428) [Collantes 4.026]. - Cf. anche CONC. DI COSTANTINOP. III: "Come la santissima, immacolata, animata sua carne deificata non fu distrutta ( theótheisa ouk anèrethè), ma rimase nel suo proprio stato e modo d’essere": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]. - Cf. CONC. DI CALCED.: "Dev’essere riconosciuto inconfusamente, immutabilmente, senza divisione, inseparabilmente in due nature": Dz 148 (302) [Collantes 4.012]
(4) Cf. CONC. DI COSTANTINOP. III: "Così non stata distrutta la sua volontà umana": Dz 291 (556) [Collantes 4.071]
(5) Cf. Eb 4,15
(6) Cf. 2 Cor 5,18-19; Col 1,20-22
(7) Cf. 1 Pt 2,21; Mt 16,24; Lc 14,27

lunedì 19 gennaio 2026

Il catino di acqua sporca

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca. 

Girare il mondo con quel recipiente 

e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio 

e curvarmi giù in basso, 

non alzando mai la testa oltre il polpaccio,

per non distinguere i nemici dagli amici, 

e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, 

del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, 

di quel compagno per cui non prego mai, 

in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio,  

il tuo amore.


Madeleine Delbrel


venerdì 19 dicembre 2025

Alla vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia

di Natale, noi, gente misera,

in una gelida stanzetta,

il vento corre fuori, il vento entra.

Vieni, buon Signore Gesù, da noi, 

volgi lo sguardo:

perché tu ci sei davvero necessario.


Bertolt Brecht

martedì 2 dicembre 2025

Ti ricordi di quell'uomo?

«Si chiamava Gesù, Gesù il Nazareno, e fu crocifisso non so bene per quale crimine. Ponzio, ti ricordi di quell'uomo?». Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia e si portò la mano alla fronte come chi cerca qualcosa nella propria memoria. Poi, dopo qualche istante di silenzio, mormorò: «Gesù? Gesù il Nazareno? No, non mi ricordo». Nei Campi Flegrei, dove soggiornano per ristorare corpo e spirito, un Pilato ormai vecchio e acciaccato ricorda, insieme all'amico Elio Lama, i suoi trascorsi in Giudea, parentesi turbolenta di un’onorata carriera. Quando la conversazione si sposta sul Nazareno morto in croce, Pilato rivela una spiazzante dimenticanza: non ha memoria di lui. L’amico, al contrario, ricorda con nostalgia quella terra e, in particolare, una bellissima danzatrice ebrea, scomparsa all'improvviso per seguire i discepoli di un giovane taumaturgo.

Il procuratore di Giudea 1902 - Le procurateur de Judée (Il procuratore della Giudea, tr. di Leonardo Sciascia, Palermo, Sellerio, 1980)

Anatole France

giovedì 10 luglio 2025

Cosa ci ha portato in più Cristo?

Se il cristianesimo viene spogliato delle sue cosiddette assurdità per renderlo gradito al mondo e adatto all’esercizio del potere, cosa ne rimane? La ragionevolezza, il buon senso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo e si trovano anche ora presso molti non cristiani. Che cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto alcune apparenti assurdità. Ci ha detto: amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, delle cose effimere, indegne di anime immortali.

L’avventura di un povero cristiano (1968)

 Ignazio Silone (1900-1978)



giovedì 6 febbraio 2025

Ovunque andiate Cristo vi segue

Cristo viene dove volete, dove vi piace, 
avendo preso dimora con voi: 
in casa vostra, nella fabbrica, all’osteria, in piazza.

Ovunque andiate Egli vi segue:
anzi vi ha già preceduto. Egli occupa
ogni cosa nostra, e ogni nostra abitazione
da quando si è fatto uomo per stare con noi.
Né occorre che v'inginocchiate. 

Continuate a lavorare: finite in pace il vostro bicchier di vino.
Non vi guarda male perchè bevete un bicchiere.
Era amico anche di quei che bevevano: e i morigerati, 
coloro che non si ubriacano perchè bevono quanto vogliono tutti i giorni, 
dicevano, intendendo togliergli il credito,
che Gesù era amico degli ubriaconi
e della gente di malaffare.
Se siete seduti, vi siede accanto:
se camminate, è pellegrino:
se lavorate, operaio:
se piangete, lo vedete piangere.

 Il compagno Cristo. Il Vangelo del reduce, 1945

Primo Mazzolari (1890 - 1959), prete, scrittore e partigiano italiano

venerdì 1 novembre 2024

Gesù, l’unico Amico

Gesù, sei Tu il solo e vero Amico.

Tu non solo partecipi a ogni mia sofferenza,
ma la prendi addirittura su di Te
e conosci il segreto per mutarmela in gioia.

Tu mi ascolti con bontà
e quando ti racconto le mie amarezze non manchi di addolcirle.

Ti trovo dappertutto, non ti allontani mai
e se sono costretto a cambiare residenza,
Ti trovo dovunque io vada.

Non soffri la noia nell’ascoltarmi;
non ti stanchi mai di farmi del bene.

Se ti amo, sono sicuro di essere riamato;
non hai bisogno dei miei beni, né ti impoverisci a darmi i tuoi.

Anche se sono un pover uomo,
nessuno (nobile, intelligente o santo che sia)
potrà rubarmi la tua amicizia.

La stessa morte, che divide tutti gli amici, mi riunirà a Te.

Tutte le avversità dell’età o del caso,
non riusciranno mai ad allontanarmi da Te;

Anzi al rovescio, non godrò mai tanto pienamente della tua presenza
e Tu non mi sarai mai tanto vicino,

Quanto il momento, nel quale tutto sembrerà cospirare contro di me.

Morendo, si resuscita alla vita.

Claude La Colombière (1641 – 1682), presbitero gesuita e scrittore francese, santo.

giovedì 28 marzo 2024

La debolezza dell'amore


Il fatto che milioni di uomini si siano nutriti del suo nome, che abbiano dipinto con oro il suo volto e fatto risuonare la sua parola sotto cupole di marmo, tutto questo non prova alcunché riguardo alla verità di quest'uomo. Non si può prestar credito alla sua parola sulla base della potenza che ne è storicamente scaturita: la sua parola è vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, reso debole dal suo amore, fatto povero dal suo amore...

L'uomo che cammina

Christian Bobin (1951 – 2022), scrittore e poeta francese

La croce è troppo pesante


Signore,
la croce è troppo pesante per te,
e tuttavia tu la porti
perchè il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze,
e tuttavia tu non la rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.

Insegnami a capire che ogni vera sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell’altro,
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spalle,
perchè non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.

Ogni croce sembrerà superiore alle forze.
Sempre si udrà il grido stanco
e pieno di paura: “Non ne posso più!”.
Signore, aiutami in quell’ ora
con la forza della tua pazienza e del tuo amore
affinché non mi perda d’animo.

Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventare deboli,
ma aiutaci a rialzarci.

Rinnovami nella pazienza,
infondimi la tua forza nell’anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il mio peso e andrò oltre.

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

mercoledì 27 marzo 2024

Perché piangi madre?


Come una pecora che vede il suo agnello condotto al macello (Is 53,7), 
consumata dal dolore, Maria seguiva con le altre donne: 

«Dove vai, figlio mio? Perché finisce così la tua breve vita? 
Ci sono altre nozze a Cana, è là che vai per fare del vino con l’acqua? 
Posso accompagnarti, figlio mio, o meglio aspettarti? 
Dimmi una parola, Verbo, non passare in silenzio davanti a me, 
tu che sei mio figlio e mio Dio.

Vai a una morte ingiusta e nessuno condivide il tuo dolore. 
Pietro non è con te, lui che diceva: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35). 
Ti ha abbandonato Tommaso che diceva: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11,16). 
E pure gli altri, i più vicini, che devono giudicare le dodici tribù (Mt 19,28), 
dove sono adesso? Non ne resta che uno solo; ma tu, tutto solo figlio mio, tu muori per tutti. 
É la tua ricompensa per aver salvato tutti gli uomini e averli serviti, figlio mio e Dio mio».

Volgendosi a Maria, colui che da lei era nato, disse: «Perché piangi, madre?
Non dovrei soffrire? non dovrei morire? 
Come potrei salvare Adamo? Non dovrei scendere nella tomba? 
Come potrei riportare alla vita coloro che sono morti? 
Perché piangi? Di’ piuttosto: 
“É per sua volontà che soffre, mio figlio e mio Dio”. 

Vergine saggia, non divenire simile alle stolte (Mt 25,1ss);
tu sei nella sala delle nozze, non fare come se fossi fuori… 
Non piangere dunque, di’ piuttosto: 
“Abbi pietà di Adamo, sii misericordioso verso Eva, 
tu, figlio mio e Dio mio”.

Sta’ certa, madre, per prima mi vedrai risorgere dalla tomba. 
Verrò a mostrarti da quali mali ho riscattato Adamo, quali sudori ho versato per lui. 
Ai miei amici ne rivelerò i segni che mostrerò nelle mie mani. 
Allora tu vedrai Eva viva come una volta e griderai di gioia: 
“Ha salvato i miei progenitori, mio figlio e mio Dio!”».

Inno 25, Maria sotto la croce

Romano il Melode (490 ca - 556 ca), diacono cristiano, poeta e compositore di inni bizantino, santo



martedì 9 gennaio 2024

Preghiera per ottenere il vero spirito del sacerdozio di Cristo

Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, parola eterna del Padre, sommo sacerdote di tutti gli uomini.

Ti ringraziamo perché ci hai voluto preparare al tuo sacerdozio. 

Riconosciamo che tu hai scelto noi, non noi te. 

Riconosciamo di essere indegni e deboli e incapaci, se la tua grazia non ci aiuta, di seguire la tua chiamata. Eppure tu ci hai disposti e preparati. Dobbiamo essere tuoi testimoni. 

Ti ringraziamo perché ci hai fatto i messaggeri di un alto decreto. Dobbiamo proclamare la tua verità. 

Ti celebriamo, parola di verità eterna. Dobbiamo rinnovare il tuo sacrificio. Amministrare la tua grazia. 

Ti benediciamo bontà del Padre diventata uomo e ti diciamo grazie, solo grazie, perché li hai chiamati nel tuo santuario, al tuo altare, nella tua missione sacerdotale. Anche per noi parlasti, quando venisti nel mondo. Ecco che vengo anch'io, per fare la tua volontà, mi hai preparato un corpo.

[…] Anche a noi era rivolto quanto dicesti agli apostoli: Non vacilli il vostro cuore; perché siete tanto paurosi, uomini di poca fede, ecco io vi ho scelti affinché andiate e portiate frutto; il discepolo non è superiore al maestro; chi non abbandona tutto, non può essere mio discepolo. 

[…] Tu ci mandi per le vie degli uomini, spesso interminabili, faticose e squallide per il nostro cuore debole e impaziente. Perciò ti preghiamo: donaci il tuo Santo Spirito, donaci in questo pellegrinaggio sempre nuovo lo spirito del tuo sacerdozio, lo spirito del timore di Dio, lo spirito della contrizione, dell'umiltà, del casto timore di offendere la santità di Dio attraverso il peccato, lo spirito della fede e dell'amore alla preghiera, lo spirito della purezza e della temperanza sciente e coraggiosa, lo spirito della scienza e della sapienza, dell'amore fraterno e dell'unità che non conosce invidia e litigio, della gioia e della fiducia, della magnanimità e della cordialità, lo spirito dell’obbedienza, della pazienza e dell'amore alla tua croce santa. Concedici di aver Dio tuo Padre davanti agli occhi in questo cammino, di camminare alla sua santa presenza, di lavorare con onestà a purificare i nostri cuori, di esercitare tra di noi la solidarietà dei fratelli, di portare l'uno i pesi dell'altro e adempiere così la tua legge.

Fa’ che ogni giorno ti rassomigliamo di più, eterna Sapienza divina, lavorando e lottando con fedeltà, continuità, altruismo. 

[…] Tu ci guardi e il tuo occhio penetra la nostra coscienza e il tuo amore arriva sino ai nostri cuori. E dici: Sarete miei amici, se farete quanto vi ho comandato (Gv 15, 14). Noi osiamo, con umiltà e fiducia, alzare a te il nostro sguardo e dire: con la tua grazia, saremo e faremo quel che tu vuoi che siamo e facciamo. Amen.

Karl Rahner 

domenica 7 gennaio 2024

Tutto abbiamo in Cristo e tutto è Cristo per noi

Omnia Christus est nobis! 

Se desideri medicare le tue ferite, Egli è Medico. 

Se bruci di febbre, Egli è la Sorgente ristoratrice. 

Se sei oppresso dall'iniquità, Egli è la Giustizia. 

Se hai bisogno d’aiuto, Egli è la Forza. 

Se temi la morte, Egli è la Vita. 

Se desideri il cielo, Egli è la Via. 

Se fuggi le tenebre, Egli è la Luce. 

Se cerchi il cibo, Egli è il Nutrimento. 


Gustate, dunque, e vedete quanto è buono il Signore;

felice l’uomo che spera in lui. (Salmo 34,9) 

La verginità, 16,99

Ambrogio da Milano (ca. 340 - 397), vescovo, teologo, scrittore e santo