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domenica 25 ottobre 2026

Cristo non ha mani. I gesti dei discepoli - missionari

Cristo non ha mani
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi il suo lavoro.
Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé agli uomini di oggi.
Cristo non ha mezzi
ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé oggi.
Noi siamo l’unica Bibbia
che i popoli leggono ancora
siamo l’ultimo messaggio di Dio
scritto in opere e parole.

(testo attribuito ad un Anonimo fiammingo del XIV secolo, e diffuso da Raoul Follereau)
 
 
1. Vi scrivo di mia mano [1]
aprendo il cuore
alla nostalgia di un abbraccio
con ciascuno di voi,
fratelli e sorelle
ricevuti in dono da Dio
per un servizio di paternità
nella Chiesa di Cremona.
Vi scrivo senza pretese
di insegnare o tanto meno progettare.
Il tema sarebbe la Chiesa
in divenire
e la sua ricchezza di vocazioni e ministeri [2],
ma lo voglio esplorare
sottovoce,
per immagini,
evocando gesti e segni
di chi segue Gesù e il suo Vangelo, insieme agli altri.
Lo scopo è tracciare una possibile pista spirituale
che animi e motivi da dentro
i tanti impegni e servizi nelle comunità.
Se Cristo non ha mani,
tutti
gliele prestiamo,
magari senza saperlo
e diventiamo tracce della sua pasqua,
inedite figure della sua presenza oggi [3].
Vi scrivo piccoli pensieri,
da tenere a portata di mano,
magari per svilupparli ancora,
con tanti preziosi frammenti
della vita quotidiana di ciascuno.
Cercherò, così, di onorare un debito:
dire grazie
alla testimonianza di bene semplice
che ogni giorno percepisco concreta e diffusa [4],
come spero anche voi abbiate sperimentato
nei giorni della grande prova
e solitudine.
Vorrei prendervi per mano
come lo fa Dio, come lo fanno gli angeli [5],
e camminare insieme quaggiù
giorno dopo giorno
fino al Cielo,
orizzonte ultimo e certo
di ogni nostro desiderio,
della vita come attesa.
 
2. Dare la mano
è un gesto
non più scontato, un po’ temuto,
ma che viene ancora così spontaneo,
per il bisogno del contatto,
il galateo dell’incontro,
la nostra stessa natura [6].
Incrociarsi e faticare a riconoscersi,
persino evitarsi, passare al largo,
selezionare le frequentazioni,
quanto fa male [7]!
Fasciati da giusta prudenza
cerchiamo sguardi che non bastano,
perché gli occhi
non sanno parlare come le mani,
e viceversa.
Siamo come dei mutilati
in attesa di fruttuosa riabilitazione
ai rapporti,
alla serena convivenza umana.
Avvicinare incerti gomiti
non saprà inaugurare una società migliore
se non stringeremo patti
di alleanza con chi è diverso,
ma anche tanto uguale,
vicino, necessario al mio futuro [8].
Che bella la fantasia del Papa, Francesco,
nel trovare modi di far giungere a tutti,
anche ora,
il saluto accogliente e benedicente
di Dio.
 
3. Dare una mano
invece
è sempre possibile,
oggi più che mai.
Anche a distanza,
anche on line.
I giorni del dolore e della paura
hanno scatenato, io credo,
più il bene che il male [9],
solo che – come sempre – la luce non fa notizia.
Da qualunque parte venga.
Vorrei scrivere un fiume di nomi,
testimoni generosi di servizio ed altruismo,
in ogni campo.
Tanti che, così, umilmente
han dato una mano persino a Dio!
Ricordo ovviamente le mani dei medici,
degli infermieri, di altri operatori
a servizio del fratello malato e solo.
Erano e sono
le mani
che incarnano la logica del dono [10],
come segreto ultimo della vita,
fonte di speranza.
Anche nelle case e nei quartieri
l’aiuto fraterno del prossimo
ha sfidato
le moderne pratiche
di illusoria e triste autosufficienza.
Tanti sacerdoti e laici credenti
non si sono fatti bloccare,
aggiornando i modi del loro ministero.
Dare una mano che,
piena o vuota,
semina se stessa,
è segno di fiducia nella vita,
gioia di essere accanto,
più forti nella prova,
più capaci di farcela
insieme.
 
4. Mano nella mano:
i “congiunti” potevano
stare vicini, condividere, camminare fianco a fianco,
grazie al sacrosanto privilegio dell’amore [11].
Lo stesso che, drammaticamente,
ne ha tradotto la fragilità in morte
condivisa a poche ore,
strappati al tocco degli affetti familiari.
Sappiano i giovani fidanzati
quanto vale quella mano nella mano,
non solo come linguaggio del primo innamorarsi
ma come sacramento carnale
di fedeltà e unità
feriale e indissolubile.
L’amicizia ne è umile parabola educativa.
Ogni carezza ne è conferma.
Anche io ho ritrovato, commosso,
disinteressate vicinanze
di tanti, incontrati nelle diverse stagioni
e avventure della vita,
che così si distende e costella
di volti da ricordare e ringraziare
sempre.
L’antica canzone si fa ancor più vera:
Noi marciam nella notte fonda, la man nella man…
E quando il buio che si avvicina
fosse quello dell’ultima notte,
ognuno di noi cerca
una mano da stringere.
Per andare incontro al Giorno senza tramonto
con fiducia di figli. E fratelli.
Benedette siano quelle mani che,
magari in guanti di lattice,
hanno stretto a nome di tutti
la mano cadente di chi ci lasciava.
 
5. Una catena di mani
...questa è la Chiesa,
tutta intera, nel tempo e negli spazi,
in ogni nostra comunità:
una cordata di forze e debolezze,
un cerchio che accoglie, esulta e non si chiude,
una staffetta in cui passa la Parola viva,
scorre la grazia,
si assapora la comunione.
Fatta di pochi? Purché vivi!
Questa catena ha i due estremi sempre aperti,
uno verso la fonte, il mistero di Dio,
uno verso il mondo, il fratello assente, da ritrovare.
C’è spazio per tutti,
perché è la catena della gente [12],
vero nome del popolo cui apparteniamo,
prima di ogni ulteriore identità.
Nuove reti di comunità, oggi,
ci aiutano a moltiplicarne il gusto, per tutti.
Non averne paura.
Nessuno comanda, anche se occorre un’umile regia
perché la danza della comunità,
sociale e religiosa,
sia figlia di un’autentica armonia.
Chi è stanco e comincia a pesare, a frenare,
invoca un supplemento di tenerezza
che gli impedisca la triste deriva della sterilità.
Chi è lontano e sembra ostile
attende un invito diverso,
espresso con segni credibili per il suo cuore incerto.
Chi confonde, pretende e giudica
semina ruggine che prelude al conflitto,
intacca il cemento che regge la casa
di tutti.
È una catena di cui prendersi cura [13],
con passione forte e delicata insieme,
quale si esige in tempi di burrasca
come quelli che abbiamo in sorte.
Una catena così stretta e viva
da rivelarsi come unico corpo,
in cui il sangue scorre
e scocca la scintilla [14],
quella di Cristo.
 
6. Mani di donna
possono fare il capolavoro
della vita che nasce e rifiorisce,
al di là
del guerreggiare infantile di mondi troppo al maschile.
Il primato è indiscusso:
di Maria e di ogni madre,
prima ancora, di ogni bimba e di ogni donna,
carezza dolcissima di Dio
all’universo creato e ai suoi operai.
Le mani di Maria
sono onnipotenti
in preghiera e nel ricamo
del Verbo che in Lei si fa carne per noi [15].
Le mani di Maria,
povere e limpide,
fanno scuola
anche ai pastori della Chiesa,
bisognosi della medesima docilità allo Spirito,
per essere testimoni del Risorto
che Lei per prima ha visto e conosciuto.
Anche la Chiesa è donna,
se in essa le donne [16] valgono quanto i don!
Se il Vangelo viene accolto
da Marta e da Maria [17],
che ottengono da Gesù,
con lacrime intrise di fiducia,
la risurrezione di Lazzaro [18].
La storia insegna
che la Chiesa è santa e peccatrice [19],
divina come Maria e opaca come Giuda,
e che Cristo non smetterà mai
di specchiarsi in essa,
perché il suo riflesso la renda viva [20].
E bella… perché è la Sua sposa.
 
7. Mani pure
ne conosco poche
se cerco la perfezione
di un diamante che ignori di essere parente del carbone.
Ne conosco tante, invece,
di mani lavate,
ma non per l’ossessione dell’igiene,
purificate invece
dal fuoco del dolore [21],
che spreme vero amore dai cuori trafitti e infranti [22].
Quante mani benedette
dal travaglio della vita,
anche le mani dei nostri morti:
meritano il bacio dell’adorazione
che riconosce il passaggio di Dio,
proprio in quella storia imperfetta,
bagnata da tanta misericordia.
È il perdono
di Dio
e dei fratelli cui il Padre nostro l’ha consegnato [23]
il sapone profumato
che fa la differenza,
anche nelle nostre comunità.
Luoghi della festa, perché luoghi del perdono.
Celebrato nel misterioso incontro
tra una fragile coscienza e il Padre buono,
e condiviso in prassi di riconciliazione,
che generino nuova giustizia
e vera pace, ora.
 
8. Mani sapienti
perché esperte della vita,
ne vedo tante quando dò loro in cibo
il corpo di Gesù:
mani callose,
a volte con un dito rimasto in qualche macchina!
Mani piccole e grandi, rugose o sudate,
ma mani d’oro, fedeli al mandato antico:
“vivrai del lavoro delle tue mani” [24].
Sono ancora le mani di Gesù,
attivo in ogni gesto veramente umano.
Mani di artisti e di artigiani,
mani per costruire e per giocare,
mani che raccontano altre mani,
scambio di doni e di doveri,
senza i quali la vita si inceppa!
È bello intuire la stoffa di una comunità
dalle mani che vi si incontrano,
nei giorni di festa che tanti radunano
e nel segreto di servizi umili
che molti eviterebbero.
Il grazie di Dio e del Suo popolo
sta nella dignità che trapela da quelle mani,
e che non ci stanchiamo di ammirare,
senza alcun bisogno di medaglie mondane.
Il Signore costruisce così la sua città [25],
scenario del Regno che viene,
con le vocazioni e i ministeri
di tutti,
quelli che lavorano e quelli che governano,
quelli che studiano e quelli che curano,
quelli che pensano e quelli che fanno,
sperando che gli uni e gli altri
si stimino, si ascoltino, si aiutino.
Un unico corpo e le sue membra:
immagine classica, profezia cristiana [26],
progetto sempre attuale,
tremendamente urgente,
perché l’unica casa comune [27] resti aperta
e ospitale.
 
9. Mani fiacche
che il Profeta [28] vuole irrobustite!
È un comando dato a tutti,
perché a ciascuno può venir meno la forza
di credere,
di lottare, di cambiare [29].
Nelle terre del “fare”
straordinariamente fecondo fino ad oggi [30],
si è insinuato il virus dell’incertezza,
dell’indolenza, del pessimismo,
che spinge alla fuga le giovani energie,
attratte da ciò che è diverso e lontano,
o peggio ripiegate su di sé [31].
Ma lo Spirito di Dio rinnova la promessa:
“i vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni” [32].
Questo è il dialogo
tra le generazioni [33]
che solo salverà il meglio di una tradizione,
con l’innesto del nuovo che Dio prepara.
Cessi lo sperpero
che impoverisce i figli dei nostri figli [34],
per condividere saggiamente
beni veri e duraturi.
Così la politica resta servizio e carità,
altrimenti nessuno osi dirla cristiana.
 
10. Mani sporche
non sono quelle intrise di terra, di grasso,
di ogni pesante lavoro materiale,
ma quelle di chi ha scelto la via larga e falsa
del crimine,
quelle che invece di aprirsi all’incontro umano,
siglano patti scellerati,
si alzano sui deboli, sulla scia di Caino [35].
Un pugno chiuso,
certificato di vile arroganza,
minaccia violenza
che instilla paura talvolta anche in casa,
tra i piccoli, le donne, i più indifesi.
È un pugno di mosche, alla fin fine,
che però avvelena l’aria di tutti.
Come le mani insanguinate di Giuda
e di tanti, troppi, anche tra noi.
Sono le mani del peccato,
schiave di un cuore non purificato.
Non sapremo lavarle
se non proveremo a pregare,
supplicare il perdono,
incrociando lo sguardo
misericordioso
di Gesù.
 
11. Le mani di Gesù
esigono silenzio:
è buio sulla terra [36]
quando i suoi occhi si spengono.
Ma le braccia spalancate
restano benedizione in eterno,
dopo una vita d’amore, per essere
l’indiscutibile volto umano del Padre, Dio Amore [37].
Da allora, ogni giorno
i buoni cristiani si fanno discepoli e pellegrini
nelle pagine dei Vangeli,
per cercare Gesù,
ascoltare Gesù, vedere Gesù,
imparare Gesù … e seguirlo.
I suoi gesti varcano la soglia dei secoli
e innestano in Cristo ogni nostro presente [38]:
le sue mani ci toccano, ci rialzano [39]
e benedicono,
ci danno pani e pesci [40], l’eucaristia [41],
ci riaprono gli occhi [42],
ci raccontano la sua Passione.
Il segno dei chiodi [43]
è lì,
stigmata originaria e sorgente inesauribile
della grazia che ci salva
tutti,
una scelta sua che non ci è dato riformare.
“Come gli occhi di una schiava alla mano della sua padrona…” [44]
dovremmo tenere i nostri incollati alle mani di Gesù [45]
per seguirne la parabola,
impararne il metodo [46]
e dilatarne gli effetti, per la vita del mondo [47].
Così la Chiesa non ha più dubbi
di fare ciò che è giusto e necessario,
se imita il suo Signore [48]
che la abita.
 
12. Mani ferite
che guariscono e salvano.
Com’è possibile?
Potenza dei sentimenti, delle viscere di Gesù [49].
Dalla croce… e nella gloria, per sempre,
così si dispiega l’umiltà di Dio,
strategia inaudita e vincente
perché il mondo creda e viva.
Anche ogni uomo di Chiesa, se onesto,
è un piccolo guaritore ferito [50],
toccato dalla misericordia di Dio
per esserne testimone e strumento in mezzo agli altri.
Non ha forza propria per guarire e per salvare,
ma sa piangere [51].
La fede nel Vivente [52] lo spinge
a scendere negli inferi,
del proprio cuore prima che nel cuore dei fratelli,
per l’appuntamento con la Redenzione.
E con la vera libertà.
Cristo Risorto lo ha fatto con Adamo, Eva e gli antichi padri:
le ferite della Passione rendono la sua presa irresistibile,
e il polso del morto,
liberato dalle catene, riprende a battere,
torna alla vita, santa ed eterna.
L’annuncio del Paradiso,
vero orizzonte e premio del cammino terreno,
ha bisogno di questa credibilità,
che tante storie di passione e croce
ci consegnano, mai in prima pagina.
Ma, almeno, è questo il fulcro della nostra vita ecclesiale,
di tanta pastorale, vecchia e nuova, che ci affanna?
Questo è il progetto di Dio,
ciò a cui Egli mette mano ogni istante.
Non ci capiti di agitarci inutilmente altrove [53].
Avremmo le mani ferite solo dai rovi in cui ci siamo cacciati.
 
13. Mani in pasta
Acqua, farina e uova,
quando si incontrano in cucina,
non possono restare distanti.
Sono fatte per diventare cose buone,
nelle mani di chi non teme di sporcarsi.
Così Dio ci ha voluto creare:
impastando polvere e Spirito,
con la Sua Parola e con le Sue mani [54].
Lo ha fatto, al culmine,
nel grembo di Maria:
carne di vergine e Spirito Santo [55],
per darci Gesù, il più bello tra i figli dell’uomo [56],
il Figlio unigenito di Dio
nostro fratello.
Nato nella “casa del pane” [57],
fatto alla maniera del pane, per essere il pane del cielo [58].
Non possiamo guardarlo da lontano,
come i discepoli in fuga.
Dobbiamo impastarci anche noi,
rimanere in lui e con lui,
come Giovanni e Paolo:
in-con-tatto con Dio.
Come la vite e i tralci [59].
Mistero di comunione, verità profonda della vita.
Tommaso voleva toccare con mano [60]
tutto questo, nelle ferite di Gesù,
per invitare la Chiesa,
lievito del Regno nella massa del mondo [61],
a non staccarsi mai da Lui,
a vivere solo di fede [62],
a gettarsi nella storia con lo stesso amore [63].
Gratis, a perdere.
Facendo spazio, in se stessa,
alla multiforme creatività dei credenti
e alla trama di unità che la permette.
 
14. Nelle mani degli uomini
si rischia,
perché non sempre sono buoni amici [64].
Anche tra i compagni di Gesù
si annidava il traditore [65].
E Lui si è messo liberamente
nelle mani dei nemici,
di tutti gli uomini [66].
Si era messo nelle mani di Maria e Giuseppe,
la minuscola chiesa di Nazareth,
scuola sicura di confidenza filiale [67].
Si è messo nelle mani di pescatori e peccatori,
per farne i pilastri della comunità.
Si mette nelle mie mani,
nonostante me stesso.
Nelle mani di ogni prete,
di ogni uomo e donna che cooperano al dono della vita.
Nelle mani della nostra sbrindellata storia
coi suoi mostri e con i suoi eroi.
D’altronde, ognuno di noi
è un po’ nelle mani degli altri,
e guai a chi rompe
questo tacito patto di fiducia.
Guai a chi ne abusa!
Anche nella Chiesa
siamo tutti nelle mani di Dio
e dei suoi strumenti sempre inadeguati:
lo penso ogni volta che le mani di un giovane
promettono obbedienza in quelle del vescovo.
Garanzia non di successo
ma di compagnia, e di pace.
 
15. Nelle mani del Padre
Gesù, morendo
consegna il suo spirito [68],
dopo una vita, giovane [69],
tutta vissuta all’ombra delle Sue mani [70].
Davvero “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” [71],
purché sia certezza che rischiara il cammino
e non elogio funebre di rito.
Come un bimbo svezzato in braccio alla madre [72]
o per mano al papà,
così il figlio di Dio, unigenito o adottivo,
gode del sapersi amato [73]
e non cede alla paura, che pur conosce.
Esercizio di consapevolezza filiale
da rinnovare con stupore ogni mattino,
con gratitudine ogni sera,
anche nella lotta e nella prova.
Questa palestra spirituale forma
missionari e artefici di pace [74],
pace che come sorgente zampilla nel cuore
di chi osa vivere di fede.
È l’abbandono in cui nessuno si perde,
perché il Padre ha tutto in serbo
per chi a Lui si affida.
Il terzo giorno risuscitò [75],
nell’ultimo giorno risusciteremo,
e nelle mani del Padre [76], tutti
troveremo scritto
il nostro nome nuovo
ed eterno.
 
16. Le mani del vasaio
incantano Geremia,
condotto da Dio
in quella speciale bottega [77]
per imparare la Sua pedagogia.
E perché anche noi ci chiediamo
se siamo felici
di essere argilla nelle Sue mani [78].
Egli non intacca la libertà che ci ha dato
mentre delle Sue creature si prende cura.
Chiama con la parola e con i fatti della vita
a prendere forma [79] e trovare sicurezza
nel rimetterci completamente nelle Sue mani.
Fino a riconoscere,
in una crescente resa d’amore,
che siamo l’opera delle Sue mani [80].
Lo cantano i cieli,
e lo testimonia anche Giobbe, il giusto provato:
“le tue mani mi hanno plasmato” [81].
Ecco, la vita è vocazione
non pre-scritta sul libro del destino
ma plasmata con amore nella carne e nel tempo
di ciascuno.
Chiamata a personale e collettiva responsabilità [82].
Il vasaio non si arrende al primo errore
e rinnova la sua azione,
con fantasia e pazienza,
perché “l’opera che Dio ha cominciato
giunga a compimento” [83].
Non vogliamo farlo scoprire a tutti?
La vita è vocazione [84].
 
17. Il dito di Dio
è lo Spirito Santo,
discreto e potente
consolatore del mondo.
Solo in Lui respira e cresce la Chiesa.
Il mistero di Dio, Trinità, si schiude,
e qualcuno può ancora fare il lavoro di Cristo.
Le nostre mani diventano le Sue.
Di questo è in attesa la creazione:
che i figli di Dio si manifestino,
uno per uno,
non da vincitori di epiche battaglie,
ma trasparenti della grazia che li ha portati.
A questo i fiumi battono le mani [85],
affidando anche la loro muta speranza di un futuro [86].
Lui non si stanca
di provocare i cuori ad un sussulto
di contemplazione e di azione [87],
rinnovando la Chiesa
dove i piccoli si fidano e lo seguono.
Guai a chi li scandalizza [88] o li impedisce [89].
Gesù scriveva col dito sulla terra [90],
insegnando la potenza del perdono.
Che ha affidato alla Chiesa la sera di Pasqua.
Quel dito santo vuole toccare ancora
tanti emarginati, peccatori e ultimi arrivati,
perché siano battezzati nella luce gioiosa di Gesù
e fioriscano a nuova libertà e comunione.
Vieni, Spirito Santo.
E rinnova la faccia della terra.
E il volto della nostra Chiesa.
 
18. La mano sulla bocca
Il silenzio di Maria è fecondo
ed essenziale
ad una Chiesa che può ancora essere madre.
Come è triste, e inutile
contare adesioni e rimarcare assenze
intorno ad un Vangelo che spesso non parla più
neanche a noi.
Anche per il troppo rumore che gli facciamo attorno.
Il nuovo giovane profeta riceve da Dio
la Parola sulla bocca [91],
a lui è chiesto solo di ascoltare, obbedire, ripetere,
con tutto se stesso, anche quando ci sarà da soffrire.
Fermiamoci,
magari insieme [92],
intorno alla Parola che ci rivela
il senso di tutto,
per condividere lo stupore dell’ascolto
di Dio con noi,
e il discernimento delle strade
su cui metterci in cammino,
dei campi da arare e delle cose da fare
davvero.
Il giorno dell’ascolto [93]
sia la mano di Dio sulla nostra bocca,
per tacere e meditare,
cambiare l’ansia e la fretta
in conoscenza sapiente e ispirata
della Sua santa volontà.
Giovani e adulti, uomini e donne,
preti e laici, ricchi e poveri…
ogni diversità concorra
alla sinfonia dell’ascolto e della fede.
 
19. Tendere le mani
verso l’alto, verso il cielo
ad implorare pioggia e sole,
grazia e vita.
Lo sanno fare i poveri
più dei ricchi,
e Dio non resiste
davanti a mani vuote e giunte [94].
Protese
anche verso di me, di te,
per chiedere aiuto
in nome di Dio.
E io, che faccio?
Sono chiamato a coerenza di mendicante,
e a giustizia di fratello,
per poter continuare
a pregare in verità.
“Tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca” [95]
grida la carne di ogni uomo
nella ricerca incessante del volto di Dio [96].
Gesù ci viene incontro,
fa lui il grosso della strada [97],
e la mano inaridita viene sanata [98],
nello stupore dell’assemblea,
che teme un Dio così libero di amare [99],
anche al di là della legge.
Costa caro quel gesto di Gesù,
se decisero di farlo morire.
Una grazia a caro prezzo
che esige dalla mia preghiera [100]
altrettanta totalità.
Quella vissuta [101] da tante anime belle,
carissime sorelle,
che si son votate a Dio
e al servizio dei poveri.
 
20. Imporre le mani
senza paternalismo
ma per la potenza dello Spirito:
Gesù lo fa [102]
e gli apostoli ci provano [103].
I malati guariscono,
i peccatori sono perdonati,
persino alcuni morti risuscitano.
Non sono solo miracoli e prodigi,
ma gesti sacramentali
che si rinnovano con l’autorità
della fedeltà di Dio
e per le mani consacrate
di noi poveri ministri ordinati
a questo.
A rendere presente Gesù
per obbedirgli
non per usarlo
da padroni [104].
Con la Messa nel cuore,
fonte e culmine di tutto,
la Chiesa vede eucaristicamente
la realtà
lodando Dio che vi dimora,
e rifornendo di carità i cuori
chiamati a vivere in Cristo ogni cosa.
Le mani del vescovo Dante sul mio capo
mi han fatto vescovo,
ultimo anello dell’unica sequela di Gesù
che tiene unita la Chiesa
di Cremona [105] con la Chiesa di Pietro.
Voi, popolo sacerdotale per il battesimo,
pregate per queste nostre mani di preti,
perché siano docili e feconde
nell’obbedienza allo Spirito
in ogni tempo.
 
21. Le mani dei piccoli
sono le mani dei poveri [106]
che ci giudicano
e così ci aprono le porte del Regno [107],
se le avremo onorate come le mani di Gesù.
Sono le mani dei bambini
che ci chiedono
di esser loro padri affidabili, madri amabili,
umili e credibili maestri di vita [108],
un passo avanti sul sentiero,
gareggiando nel desiderio della Mèta.
Da mani così [109],
fragili come quelle degli anziani e dei malati,
è costruita con speciale vigore
la comunità cristiana.
A partire da ogni famiglia [110], anche la più semplice
e provata.
Non per dimenticare gli adulti,
ma per imporre loro il metro di Gesù,
che così pensa e così agisce.
Secondo scelte preferenziali per i piccoli [111],
per chi sa farsi piccolo,
come Sua Madre.
Non dimenticherò mai
quel chierichetto che ogni sera
pregava per la salute del suo vescovo.
Piccolo maestro di ecclesialità,
per me, per tutto il presbiterio,
per chiunque è arrivato a leggere fin qui.
 
22. La mano che benedice
è forte e potente,
è la mano del Signore
sempre sopra di me [112],
sempre alla guida del popolo.
La benedizione non è facile congedo,
o peggio
una sorta di sacro ombrello
che autorizza la fuga
dalle nostre responsabilità.
Per Abramo,
la benedizione si dilata all’infinito
attraverso la disponibilità alla prova estrema [113].
Benedetti da Dio, bene-diciamo come Dio
che ci fa dare inizio a nuovi passi
nella giusta direzione.
Le nostre mani ricevono
il testimone dal Creatore e Signore
che, quando bene dice, bene fa.
Benedire è dunque la nostra missione [114]:
pronunciando parole di Vangelo e di verità,
compiendo fatti che siano buona notizia per i poveri,
spartendo con tutti la gioia di essere figli di Dio.
Perciò,
permettetemi stavolta di salutarvi
baciando io la mano di ciascuno di voi,
fratelli e sorelle che date corpo
al Cristo
mentre vivete la vita e la fede come servizio
umile.
Nelle famiglie, nella società, nella Chiesa.
Dove risuonano ancora, attualizzate da voi,
le parole di don Primo:
 
23. Ci impegniamo…
Ci impegniamo noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.
Ci impegniamo
perché non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.
Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
Si vive una sola volta
e non vogliamo essere “giocati”
in nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.
Ci impegniamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)
 
24. Carissimi,
nel tempo incerto, duro e complesso
che stiamo insieme affrontando,
ho pensato di confidarvi pensieri così,
un po’ diversi dal solito.
Per riconoscerci come Dio stesso ci vede:
il corpo del Suo unico Figlio.
E diventarlo ancora. Di più.
Fatto di tutti discepoli-missionari,
dal più grande al più piccolo.
Proseguendo il cammino di comunione
che il Vangelo ci ha tracciato,
io conto sulle vostre mani...

Lettera pastorale 2020 

Antonio Napolioni, vescovo di Cremona

 

 

 [1] Cfr. Gal 6,11.

 [2] “In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio è diventato discepolo missionario… Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo ‘discepoli’ e ‘missionari’, ma che siamo sempre ‘discepoli missionari’” (EG 120).

 [3] “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (GeE 14).

 [4] “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere… Questa è tante volte la santità ‘della porta accanto’, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, ‘la classe media della santità’” (GeE 7).

 [5] Cfr. Sal 91,12.

 [6] “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi ina una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (EG 87).

 [7] “Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio” (EG 272).

 [8] “Tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità ed avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 20).

 [9] “I mali del nostro mondo – e quelli della Chiesa – non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro fervore. Consideriamoli come sfide per crescere” (EG 84).

 [10] “Quanti cristiani danno la vita per amore… ringrazio per il bell’esempio che mi danno tanti cristiani che offrono la loro vita e il loro tempo con gioia. Questa testimonianza mi fa tanto bene e mi sostiene nella mia personale aspirazione a superare l’egoismo per spendermi di più” (EG 76). “Solo a partire dal dono di Dio, liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostri sforzi per lasciarci trasformare sempre di più. La prima cosa è appartenere a Dio” (GeE 56).

 [11] “Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la ‘più grande amicizia’. E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza” (AL 123).

 [12] “Per essere evangelizzatori autentici occorre anche sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla gente, fino al punto di scoprire che ciò diventa fonte di una gioia superiore. La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo” (EG 268).

 [13] “La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre” (GeE 145).

 [14] “La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione” (EG 14, citando Benedetto XVI).

 [15] Cfr. Gv 1,14.

 [16] “La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini… Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa” (EG 103).

 [17] Cfr. Lc 10,38-42.

 [18] Cfr. Gv 11,1-46.

 [19] “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (EG 49).

 [20] “Bisogna che la Chiesa non sia troppo concentrata su sé stessa, ma che rifletta soprattutto Gesù Cristo” (CV 39).

 [21] Cfr. 1Pt 1,7.

 [22] Cfr. Sal 51,19; Dan 3,39; At 2,37.

 [23] Cfr. Mt 6,12.

 [24] Cfr. Sal 128,2.

 [25] Cfr. Sal 127,1.

 [26] Cfr. 1Cor 12,12-27.

 [27] “La nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia… Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei” (LS 1-2).

 [28] Cfr. Is 35,3.

 [29] “A volte perdiamo l’entusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: l’amicizia con Gesù e l’amore fraterno” (EG 265).

 [30] “La mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi” (GeE 50).

 [31] “Se i giovani sono cresciuti in un mondo di ceneri, non è facile per loro sostenere il fuoco di grandi desideri e progetti” (CV 216).

 [32] Gl 3,1.

 [33] “Al mondo non è mai servita né servirà mai la rottura tra le generazioni.  Sono i canti di sirena senza radici” (CV 191). “Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!” (AL 191).

 [34] “Non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà tra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno” (LS 159).

 [35] Cfr. Gen 4,8; 16,12.

 [36] Cfr. Mt 27,45.

 [37] Cfr. 1 Gv 4,7.

 [38] “Dall’inizio del mondo, ma in modo particolare a partire dall’incarnazione, il mistero di Cristo opera in modo nascosto nell’insieme della realtà naturale, senza per questo ledere la sua autonomia” (LS 99).

 [39] Cfr. Lc 8,54-55.

 [40] Cfr. Mt 14,19; 15,35; Mc 6,41; 8,6; Lc 9,16; Gv 6,11.

 [41] Cfr. Mt 26,26-27; Mc 14,22-24; Lc 24,30.35.

 [42] Cfr. Gv 9,6-7; Mt 20,34 e At 9, in cui le mani della Chiesa liberano gli occhi di Paolo dalla cecità.

 [43] Cfr. Gv 20,25.

 [44] Sal 123,2.

 [45] “Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita!” (EG 264).

 [46] Cfr. Gv 13,15.

 [47] Cfr. Gv 14,12.

 [48] “L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (EG 88).

 [49] Cfr. Mt 14,14; Gv 11,33-35; Lc 10,33.37; Col 2,5-11.

 [50] “… accettare di essere ferito per primo da quella Parola che ferirà gli altri, perché è una Parola viva ed efficace” (EG 150).

 [51] “Chi non sa piangere non è madre. Noi vogliamo piangere perché la società sia più madre, perché invece di uccidere impari a partorire, perché sia promessa di vita… La misericordia e la compassione si esprimono anche piangendo. Se non ti viene, chiedi al Signore di concederti di versare lacrime per la sofferenza degli altri. Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore” (CV 75-76).

 [52] “Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare” (CV 1-2).

 [53] “A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (EG 270).

 [54] Cfr. i due racconti della creazione: Gen 1,3; 2,7.

 [55] Cfr. Lc 1,35.

 [56] Cfr. Sal 45,3.

 [57] Betlemme: cfr. Lc 2,4.

 [58] Cfr. Gv 6,32-33.

 [59] Cfr. Gv 15,1-8.

 [60] Cfr. Gv 20,25-27.

 [61] Cfr. Mt 13,33. “La proposta è il Regno di Dio (Lc 4,43); si tratta di amare Dio che regna nel mondo. Nella misura in cui Egli riuscirà a regnare tra noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti” (EG 180).

 [62] Cfr. Gv 20,29.

 [63] “La Chiesa ‘in uscita’ è la comunità dei discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” (EG 24).

 [64] Cfr. Sal 55,13ss.; Sir 6,13; Lc 21,16.

 [65] Cfr. Mt 26,49-50.

 [66] Cfr. Mt 17,22.

 [67] Cfr. Lc 2,51.

 [68] Cfr. Lc 23,46.

 [69] “Il Signore ‘emise lo Spirito’ (Mt 27,50) su una croce quando aveva poco più di trent’anni (cfr. Lc 3,23). E’ importante prendere coscienza che Gesù è stato un giovane. Ha dato la sua vita in una fase che oggi è definita come quella di un giovane-adulto” (CV 23, cfr. l’intero cap.II della CV: “Gesù Cristo sempre giovane”).

 [70] Cfr. Is 49,2.

 [71] Sap 3,1.

 [72] Cfr. Sal 131,2.

 [73] “Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa… Entrambi, uomo e donna, padre e madre, sono ‘cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti’. Mostrano ai loro figli il volto materno e il volto paterno del Signore” (AL 172).

 [74] Cfr. Mt 5,9.

 [75] “La risurrezione di Cristo produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perché la risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia, perché Gesù non è risuscitato invano” (EG 278).

 [76] Cfr. Is 49,16.

 [77] Cfr. Ger 18,1-10.

 [78] Cfr. Is 64,7.

 [79] “Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui” (GeE 11).

 [80] Cfr. Sal 138,8.

 [81] Gb 10,8; cfr. Sal 139.

 [82] “Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti” (EG 39).

 [83] Sono le significative parole che suggellano i riti di ordinazione e di professione religiosa.

 [84] “In definitiva, si tratta di riconoscere per che cosa sono fatto, per che cosa passo da questa terra, qual è il piano del Signore per la mia vita. Egli non mi indicherà tutti i luoghi, i temi e i dettagli, che io sceglierò con prudenza, ma certamente ci sarà un orientamento della mia vita che Egli deve indicarmi perché è il mio Creatore, il mio vasaio, e io ho bisogno di ascoltare la sua voce per lasciarmi plasmare da Lui. Allora sarò ciò che devo essere e sarò anche fedele alla mia realtà personale” (CV 256, cfr. tutto il cap. VIII della CV sulla vocazione).

 [85] Cfr. Sal 98,8.

 [86] “La cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri” (LS 70).

 [87] “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (GeE 26).

 [88] Cfr. Mc 9,42.

 [89] Cfr. Mt 19,14; Lc 11,53.

 [90] Cfr. Gv 8,1-11.

 [91] Cfr. Ger 1,9.

 [92] “Che buona cosa che sacerdoti, diaconi e laici si riuniscano periodicamente per trovare insieme gli strumenti che rendono più attraente la predicazione!” (EG 159).

 [93] E’ la proposta diocesana diffusa a partire da questo 2020.

 [94] “Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera” (EG 262).

 [95] Sal 77,3.

 [96] Cfr. Sal 27,8; 42,3.

 [97] “Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte” (EG 3).

 [98] Cfr. Mt 12,9-14.

 [99] “Anzitutto voglio dire ad ognuno la prima verità: ‘Dio ti ama’. Se l’hai già sentito, non importa, voglio ricordartelo: Dio ti ama. Non dubitarne mai, qualunque cosa ti accada nella vita. In qualunque circostanza, sei infinitamente amato” (CV 112).

 [100] “Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore?” (GeE 151).

 [101] “Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi” (GeE 23).

 [102] Cfr. Mt 9,18; 19,13; Mc 6,5; 8,23; Lc 4,40; 13,13.

 [103] Cfr. At 9,12; 28,8.

 [104] “E’ vero che bisogna aprire la porta a Gesù Cristo, perché Lui bussa e chiama (cfr. Ap 3,20). Ma a volte mi domando se, a causa dell’aria irrespirabile della nostra autoreferenzialità, Gesù non starà bussando dentro di noi perché lo lasciamo uscire” (GeE 136).

 [105] Con le sue esperienze di cooperazione missionaria con altre Chiese nel mondo.

 [106] “Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati nella società” (EG 186). “Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci” (EG 198).

 [107] Cfr. Mt 25,31-46.

 [108] Cfr. Mt 18,1-5.

 [109] “Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti…” (EG 213).

 [110] “Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia. Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere ‘domestico’ il mondo, affinché tutti giungano a sentire ogni essere umano come un fratello” (AL 183).

 [111] “Oggi e sempre, ‘i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo’, e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli” (EG 48, citando Benedetto XVI).

 [112] Cfr. Ez 3,14.22; 8,1; 33,22; 37,1; 40,1.

 [113] Cfr. Gen 22,15-18.

 [114] “Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri” (EG 273).


sabato 18 luglio 2026

Si cerca per la Chiesa un uomo...

Si cerca per la Chiesa
un prete capace di rinascere
nello Spirito ogni giorno.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza paura del domani
senza paura dell'oggi
senza complessi del passato.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che non abbia paura di cambiare
che non cambi per cambiare
che non parli per parlare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di vivere insieme agli altri
di lavorare insieme
di piangere insieme
di ridere insieme
di amare insieme
di sognare insieme.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di perdere senza sentirsi distrutto
di mettere in dubbio senza perdere la fede
di portare la pace dove c'è inquietudine
e inquietudine dove c'è pace.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che sappia usare le mani per benedire
e indicare la strada da seguire.

Si cerca per la Chiesa un uomo
senza molti mezzi,
ma con molto da fare,
un uomo che nelle crisi
non cerchi altro lavoro,
ma come meglio lavorare.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che trovi la sua libertà
nel vivere e nel servire
e non nel fare quello che vuole.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che abbia nostalgia di Dio,
che abbia nostalgia della Chiesa,
nostalgia della gente,
nostalgia della povertà di Gesù,
nostalgia dell'obbedienza di Gesù.

Si cerca per la Chiesa un uomo
che non confonda la preghiera
con le parole dette d'abitudine,
la spiritualità col sentimentalismo,
la chiamata con l'interesse,
il servizio con la sistemazione.

Si cerca per la Chiesa un uomo
capace di morire per lei,
ma ancora più capace di vivere per la Chiesa;
un uomo capace di diventare ministro di Cristo,
profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita.
Si cerca per la Chiesa un uomo.

Don Primo Mazzolari

giovedì 29 gennaio 2026

Il vescovo e la sua comunità

Ignazio, detto anche Teoforo, alla santa chiesa, amata da Dio, Padre di Gesù Cristo, che si trova a Tralle in Asia e che, eletta da Dio e di lui degna, ha pace nel corpo e nell'anima per la passione di Gesù Cristo, nostra speranza, in attesa di risorgere in lui. La saluto nella pienezza dello spirito, secondo l'uso apostolico, e le auguro ogni bene.

So che mostrate sentimenti irreprensibili e siete saldi nella prova, non per opportunismo, ma per una educazione che in voi e ormai diventata connaturale. Me lo disse appunto il vostro vescovo Polibio quando venne a Smirne per volontà di Dio e di Gesù Cristo. Egli ne gioì con me, incatenato per Gesù Cristo, ed io potei contemplare nella sua persona tutta la vostra comunità. Ricevendo per mezzo suo prova della vostra benevolenza secondo Dio, resi gloria al Signore per avervi trovati, come già sapevo, suoi imitatori.

Infatti siete sottomessi al vescovo come a Gesù Cristo, e perciò non vivete secondo gli uomini, ma secondo Gesù Cristo che è morto per noi. Credendo nella morte di lui, sfuggite alla morte. È necessario che, come già fate, nulla facciate senza il vescovo e che siate sottomessi anche al collegio presbiterale come agli apostoli di Gesù Cristo, nostra speranza, per essere trovati in comunione con lui.

È necessario che anche i diaconi, quali ministri dei misteri di Gesù Cristo, siano accetti a tutti in ogni cosa: non sono infatti ministri di cibi o di bevande, ma della Chiesa di Dio, e devono perciò tenersi lontani da qualsiasi colpa come dal fuoco.

Da parte loro, tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, onorino particolarmente il vescovo, che è immagine del Padre, e i presbiteri quali senato di Dio e assemblea degli apostoli. Senza di essi non si può parlare di chiesa.

Sono certo che queste sono le vostre disposizioni al riguardo. Nella persona del vostro vescovo ho accolto e ho tuttora presso di me l'immagine della vostra carità: il suo modo di comportarsi è un grande insegnamento e la sua dolcezza una forza.

Dio si manifesta in molti modi al mio spirito, ma vado cauto nel parlare di ciò per non perdermi, cadendo nella vanagloria. Proprio adesso devo maggiormente temere, né intendo prestare orecchio alle lodi. Coloro che mi lodano, mi flagellano. Certo desidero soffrire, ma non so se ne sia degno. La mia impazienza non si manifesta ai più, ma mi tormenta senza tregua. Ho bisogno di umiltà con la quale si sconfigge il principe di questo mondo.

Vi scongiuro, non io ma l'amore di Gesù Cristo: nutritevi solo della sana dottrina cristiana e tenetevi lontani da ogni erba estranea, qual è l'eresia. Ciò avverrà se non vi lascerete gonfiare dall'orgoglio e non vi separerete da Gesù Cristo Dio e dal vescovo e dai comandi degli apostoli. Chi sta all'interno del santuario è puro; ma chi ne è al di fuori, è impuro. In altri termini: chiunque compie qualche cosa senza il vescovo, il collegio dei presbiteri e i diaconi, non agisce con coscienza pura.

Non già che abbia riscontrato in voi queste cose: ma scrivo per premunirvi, come figli amatissimi.

Lettera ai cristiani di Tralle (cc. 1,1 - 3,2; 4, 1-2; 6,1; 7,1 - 8,1)

Sant'Ignazio di Antiochia



mercoledì 28 gennaio 2026

Custode del gregge è non tanto il vescovo quanto il Signore.

La casa di Dio è anche la città [di Dio], e questa casa di Dio è il popolo di Dio. Casa di Dio infatti è lo stesso che tempio di Dio. E cosa dice l'Apostolo? Santo è il tempio di Dio, e questo tempio siete voi. Tutti i fedeli son dunque casa di Dio. Non solamente coloro che vivono al presente, ma anche coloro che vissero prima di noi e ora si sono addormentati [nel Signore]; e così pure quanti nasceranno in questo mondo sino alla fine dei tempi: schiera innumerevole di fedeli riuniti nell'unità, numericamente noti al Signore, come dice l'Apostolo: Il Signore conosce quelli che gli appartengono. Grani divini che ora gemono tra la paglia ma che un giorno, quando l'aia sarà mondata, formeranno l'unica massa [del buon frumento]. Ci riferiamo all'insieme dei fedeli, dei santi, che, da uomini come sono, saranno trasformati e resi simili agli angeli e a loro associati. Quanto agli angeli, infatti, è vero che non sono esuli ma attendono che anche noi torniamo dall'esilio. Ebbene, tutti questi eletti, presi nel loro insieme, formano l'unica casa di Dio e l'unica [sua] città: la città di Gerusalemme. Questa città ha i suoi custodi: come ha i costruttori, cioè coloro che lavorano per innalzarla, così ha anche chi la custodisce. Si riferiscono infatti alla custodia [della casa di Dio] le parole dell'Apostolo: Temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia così anche le vostre menti vengano corrotte, perdendo quella castità che è in Cristo. Custodiva coloro che governava; era un custode che vegliava su di loro come meglio poteva. La stessa cosa fanno oggi i vescovi. Se infatti al vescovo è allestito un seggio più elevato, è perché tocca a lui sorvegliare, cioè custodire, il popolo. Difatti "vescovo" è un termine greco che in latino si dovrebbe rendere con "sorvegliante", uno cioè che dal di sopra osserva e vede dall'alto. Come al viticultore si costruisce un posto da cui possa custodire la vigna, così si costruisce in alto la sede episcopale. Quando si sta in un posto elevato come questo, pericoloso comincia a diventare il rendiconto. Occorre una tale disposizione che, sebbene collocati quassù, in virtù dell'umiltà ci sentiamo sotto i vostri piedi, e insieme preghiamo per voi, affinché colui che conosce i vostri sentimenti vi custodisca. È vero infatti che noi possiamo osservarvi quando entrate e quanto uscite; ma è altrettanto vero che non possiamo scorgere i pensieri del vostro intimo, anzi nemmeno ci è dato vedere cosa facciate quando siete a casa vostra. In che modo allora vi custodiamo? Da uomini: come cioè consentito alle nostre possibilità e dentro i limiti delle risorse [da noi] ricevute. Ora, siccome noi vi custodiamo da uomini e quindi in maniera imperfetta, forse che voi resterete senza custode? Certo no. Dov'è infatti colui del quale si dice: Se il Signore non custodisce la città, invano lavora colui che la custodisce? Noi ci diamo da fare per custodirvi, ma sarebbe inutile ogni nostro lavoro se non vi custodisse colui che scruta i vostri pensieri. Egli vi custodisce durante la veglia e durante il sonno. Addormentatosi infatti una sola volta sulla croce, ne è risuscitato e ormai non dorme più. Siate dunque un Israele, poiché il custode d'Israele non dormirà più né più prenderà sonno. Sì, fratelli! Se vogliamo essere custoditi all'ombra delle sue ali, facciamo in modo d'essere un Israele. Quanto a noi, infatti, è vero che vi custodiamo in forza dell'ufficio affidatoci, ma vogliamo essere custoditi [dall'alto] insieme con voi. Nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore siamo delle pecore come voi. A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell'unico Maestro, siamo vostri condiscepoli e frequentiamo la stessa scuola.

Commento del Salmo 126,3

Sant'Agostino

venerdì 25 luglio 2025

Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa?

Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? 

Perché dovrebbero amare le sue leggi? 

Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare.

È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri.

Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli.

Essi cercano sempre d’evadere

dal buio esterno e interiore

sognando sistemi talmente perfetti

che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono. 

“La Rocca” 

T.S. Eliot

domenica 1 dicembre 2024

Le cattedrali: immagini dell'eterno

Molte volte dimentichiamo il significato profondo di ciò che è una chiesa o cattedrale ed enfatizziamo maggiormente il suo aspetto esteriore, storico, artistico.

La corrente culturale attuale tende a considerare i templi cristiani esclusivamente come luoghi di cultura, di esposizione del sapere antico come fossero dei musei o biblioteche, rivolte al turismo e alle indagini storiche e artistiche.

Tuttavia dobbiamo sottolineare che la cattedrale è un luogo di fede nella quale si annuncia e proclama la fede cristiana, la cattedrale è un luogo per la liturgia, uno spazio vivo dove celebra la comunità cristiana di sempre. Per questo motivo la chiesa cattedrale è il centro della vita liturgica della diocesi, dove si proclama la parola di Dio e si celebra e si prega.

La cattedrale è un luogo spirituale di incontro con Dio e con la Chiesa, una casa di preghiera a Dio e di comunione con gli uomini, è un luogo di misericordia e di speranza mentre camminiamo uniti fino alla Gerusalemme celeste.

Lo esprimevano bene i portici di alcune antiche cattedrali. Per mezzo dell'arte si invitavano i fedeli ad entrare in uno spazio differente dallo spazio quotidiano della città, uno spazio che trascendeva i travagli e i dolori del tempo presente e trasportava alle realtà celesti, al mondo della Gerusalemme del cielo, all'intimità con Dio.

La cattedrale è stata, è e sarà sempre un luogo santo per i credenti in Gesù Cristo, un luogo di sapere, è un luogo di studio, di cultura e di arte, di silenzio e dialogo con Dio. Un luogo di perdono e salvezza, di incontro ecclesiale e carità, un luogo di celebrazione e mistero, un luogo infine di speranza in mezzo all'umanità pellegrina di ogni tempo.

Robert Sarah, cardinale e arcivescovo cattolico guineano


sabato 18 novembre 2023

Abbiamo bisogno di santi

Abbiamo bisogno di santi senza velo, senza tonaca. 

Abbiamo bisogno di santi in jeans e scarpe da ginnastica.

Abbiamo bisogno di santi che vadano al cinema, ascoltino musica e passeggino con i loro amici.

Abbiamo bisogno di santi che mettano Dio al primo posto e che eccellano all'università.

Abbiamo bisogno di santi che cerchino il tempo per pregare ogni giorno e che sappiano innamorarsi in purezza e castità o che consacrino la loro castità.

Abbiamo bisogno di santi moderni, santi del ventunesimo secolo con una spiritualità inserita nel nostro tempo.

Abbiamo bisogno di santi impegnati con i poveri e i necessari cambiamenti sociali.

Abbiamo bisogno di santi che vivono nel mondo, che si santifichino nel mondo e che non abbiano paura di vivere nel mondo.

Abbiamo bisogno di santi che bevano Coca Cola e mangiano hot dog, che ascoltino iPod.

Abbiamo bisogno di santi che amino l'Eucaristia e che non si vergognino di bere una birra o mangiare pizza nel fine settimana con gli amici.

Abbiamo bisogno di santi a cui piace il cinema, il teatro, la musica, la danza, lo sport.

Abbiamo bisogno di santi socievoli, aperti, normali, amici, allegri, compagni.

Abbiamo bisogno di santi che siano al mondo e che sappiano assaporare le cose pure e buone del mondo, ma senza essere mondani.

Questi dobbiamo essere noi!


Anonimo

La Chiesa è la casa aperta del Padre


La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.

Esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013), 47

Papa Francesco

domenica 15 gennaio 2023

Restare fedeli all'"oggi" della Chiesa

Sono convinto che i guasti cui siamo andati incontro in questi venti anni non siano dovuti al Concilio "vero" ma allo scatenarsi, all'interno della Chiesa, di forze latenti aggressive, centrifughe, magari irresponsabili oppure semplicemente ingenue, di facile ottimismo, di un'enfasi sulla modernità che ha scambiato il progresso tecnico odierno con un progresso autentico, integrale... Difendere oggi la Tradizione vera della Chiesa significa difendere il Concilio. È anche colpa nostra se abbiamo dato talvolta il pretesto (sia alla "destra" che alla "sinistra") di pensare che il Vaticano II sia stato uno "strappo", una frattura, un abbandono della Tradizione. C'è invece una continuità che non permette né ritorni all'indietro né fughe in avanti; né nostalgie anacronistiche né impazienze ingiustificate. 

È all'oggi della Chiesa che dobbiamo restare fedeli, non allo ieri o al domani: e questo oggi della Chiesa sono i documenti del Vaticano II nella loro autenticità. Senza riserve che li amputino. E senza arbitrii che li sfigurino.

da "Rapporto sulla Fede". Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger

Joseph Ratzinger / Benedetto XVI (1927 - 2022), docente e teologo tedesco, papa

lunedì 7 dicembre 2020

Mysterium lunae: la luna, immagine della Chiesa


“La Chiesa non può illudersi di brillare di luce propria”. Anzi, come diceva Sant’Ambrogio, la Chiesa è come “la luna” che “rifulge non della propria luce ma di quella di Cristo.[...] Cristo è la vera luce che rischiara e nella misura in cui si lascia illuminare da Lui, riesce ad illuminare la vita delle persone e dei popoli”. (Papa Francesco, Omelia 6 Gennaio 2016)

La luna ha proclamato il mistero di Cristo. Non è di scarso pregio l'astro in cui egli (Cristo) ha posto una sua raffigurazione, non di poco valore l'astro che è simbolo della Chiesa a lui cara... E veramente come la luna è la Chiesa che ha diffuso la sua luce in tutto il mondo e, illuminando le tenebre di questo secolo, dice: "La notte è avanzata, il giorno è vicino" (Rm 13,12) [...].

Spingendo lontano il suo sguardo, la Chiesa, come la luna, spesso scompare e rinasce, ma per effetto di queste sue scomparse è cresciuta e ha meritato di ingrandirsi, mentre sotto le persecuzioni si rimpiccioliva e dal martirio dei confessori veniva incoronata. Questa è la vera luna che dalla luce perenne di suo fratello [il Sole, Cristo] deriva il lume dell'immortalità e della grazia. La Chiesa rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Veramente beata sei tu, o luna, che hai meritato un così invidiabile onore! Perciò ti potrei dire beata non per i tuoi noviluni, ma perché sei simbolo della Chiesa: là sei serva, qui sei oggetto d'amore.

Hexaemeron, IV, 8, 32 

Ambrogio da Milano (ca. 340 - 397), vescovo, teologo, scrittore e santo 


sabato 20 giugno 2020

Aforismi Chiesa II - ...nel Concilio Vaticano II

Aforismi sulla Chiesa tratti dai documenti del Concilio Vaticano II

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. (Gaudium et spes, 1) 

Non è mossa la Chiesa, da alcuna ambizione terrena; essa mira a questo solo: a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito. (Gaudium et spes, 3) 

La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini, in cui possono salvarsi. Gaudium et spes, 10)

La Chiesa sa che sotto tutti i mutamenti c'è qualcosa che non cambia, e crede che anche tali mutamenti hanno il loro ultimo fondamento nel Creatore e nel Cristo. (Gaudium et spes, 10)

La Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli. (Gaudium et spes, 10)

La Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano, quando difende la causa della dignità della vocazione umana, e così ridona la speranza a quanti disperano ormai di un destino più alto. (Gaudium et spes, 21)

Il messaggio della Chiesa non toglie alcunché all'uomo, infonde invece luce, vita e libertà per il suo progresso, e all'infuori di esso, niente può soddisfare il cuore dell'uomo. (Gaudium et spes, 22)

Qual’ è il senso e il valore della attività umana? Come vanno usate queste realtà? A quale scopo tendono gli sforzi sia individuali che collettivi? Anche se non ha sempre pronta la soluzione per ogni singola questione, la Chiesa desidera unire la luce della Rivelazione alla competenza di tutti, allo scopo di illuminare la strada sulla quale si è messa da poco l'umanità. (Gaudium et spes, 33)

La Chiesa, che è insieme "società visibile e comunità spirituale", cammina insieme con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio. (Gaudium et spes, 40)

La Chiesa crede di poter contribuire molto a rendere umana la famiglia degli uomini e la sua storia. (Gaudium et spes, 40)

Sa bene la Chiesa che soltanto Dio, al cui servizio essa è dedita, da risposta ai più profondi desideri del cuore umano, che mai può essere pienamente saziato dai beni terreni. (Gaudium et spes, 41)

La forza che la Chiesa riesce a immettere nella società umana contemporanea, consiste in quella fede e carità portate ad efficacia di vita, e non esercitando con mezzi puramente umani un qualche dominio esteriore. (Gaudium et spes, 42)

Niente sta più a cuore alla Chiesa che di servire il bene di tutti, e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia, e riconosca le esigenze del bene comune. (Gaudium et spes, 42) 

La Chiesa, nel dare aiuto al mondo come nel ricevere molto da esso, a questo soltanto mira: che venga il Regno di Dio e si realizzi la salvezza dell'intera umanità. (Gaudium et spes, 45)

Tutto ciò che di bene il Popolo di Dio può offrire all'umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno, scaturisce dal fatto che la Chiesa è "l'universale sacramento della salvezza", che svela e insieme realizza il mistero dell'amore di Dio verso l'uomo. (Gaudium et spes, 45) 

La Chiesa che vive nel tempo per sua natura è missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di. Dio Padre, deriva la propria origine. (Ad gentes, 2)

La Chiesa non desidera affatto intromettersi nella direzione della società terrena. Essa non rivendica a se stessa altra sfera di competenza, se non quella di servire amorevolmente, con l'aiuto di Dio, gli uomini. (Ad gentes, 12)

La missione della Chiesa non è soltanto portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche animare e perfezionare l'ordine temporale con lo spirito evangelico. (Apostolicam actuositatem, 5)

É compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben costruire tutto l'ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo. (Apostolicam actuositatem, 7)

Tutto ciò che nella Chiesa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla futura città verso la quale siamo incamminati. (Sacrosanctum Concilium, 2)

La Chiesa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è "via, verità e vita" in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose. (Nostra aetate, 2)

La Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria della terra, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione. (Lumen gentium, 8)

Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. (Lumen gentium, 8)

La Chiesa, dalla virtù del Signore resuscitato trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà, e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Cristo. (Lumen gentium, 8)

Mentre Cristo, "santo, innocente, immacolato", non conobbe il peccato, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo rinnovamento. (Lumen gentium, 8)

La Chiesa è la vera giovinezza del mondo. Essa possiede ciò che fa la forza e la bellezza dei giovani: la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi con generosità, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste. (Messaggi del Concilio Vaticano II, 8 Dicembre 1965)

La Chiesa non chiede che la libertà. La libertà di credere e di predicare la sua fede, la libertà di amare il suo Dio e di servirlo, la libertà di vivere e di portare agli uomini il suo messaggio di vita.
(Messaggi del Concilio Vaticano II, 8 Dicembre 1965)

venerdì 5 giugno 2020

Aforismi Chiesa

Non crederei nemmeno al Vangelo se non mi ci spingesse l'autorità della Chiesa. (Sant’Agostino, vescovo)

La Chiesa è l’ape. Produce il miele perché apprezza molto la sapienza di Dio. Grazie al suo lavoro i re e anche la gente semplice si guariscono, benché siano deboli. Il messaggio della Chiesa non si basa su discorsi persuasivi di sapienza (Cf 1Cor 2,4). La sua parola è il suo aculeo che testimonia la forza e la potenza di Dio. Con l’aculeo può servire per mettere via le eresie… (Sant’Atanasio, Commento al Salmo 117,12).

Madre de' santi, immagine / della città superna. (Alessandro Manzoni)

Ubi Petrus, ibi Ecclesia [Dove è Pietro, lì è la Chiesa]. (Sant'Ambrogio, In Psalmos, L, n. 30[8])

Tutto ciò che accade alla Chiesa, accade a ciascun cristiano. (Blaise Pascal)

Fa piacere trovarsi in una barca come la Chiesa, squassata dalle tempeste, quando si è sicuri di non andare a fondo. (Blaise Pascal)

La Chiesa è come una grande nave che solca il mare del mondo. Sbattuta com’è dai diversi flutti di avversità, non si deve abbandonare, ma guidare. (San Bonifacio, vescovo e martire, Lettere)

Se muoio, muoio di passione per la Chiesa (Santa Caterina da Siena)

Contro tutti coloro che la perseguitano, la Chiesa da venti secoli ha una vendetta e una vittoria assicurata: la vendetta è di pregare per loro; la vittoria è di sopravvivere ad essi. (Charles Forbes de Montalembert)

In tutte le sue organizzazioni la Chiesa vuole crescere attraverso l’umiltà: silenziosa crescita che nasce da un tranquillo desiderio e da un sacrificio nascosto. (Edward Poppe)

Extra Ecclesiam nulla salus [Al di fuori della Chiesa non v'è salvezza]. (San Cipriano, vescovo e martire, Lettera 72 a papa Stefano)  (L'espressione originale è la seguente: “Salus extra ecclesiam non est”). 

Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre. (San Cipriano, vescovo e martire, De catholicae Ecclesiae unitate, 6)

Fa', o mio Dio, che io muoia nel seno della tua Chiesa, fuori della quale non c’è salvezza. (Claude de La Colombière)

La Chiesa deve uscire dalla sua stagnazione. Dobbiamo tornare all'aria aperta del confronto spirituale col mondo. (Dietrich Bonhoeffer)

La barca di Pietro spesso sta per colare a picco, ma non affonda; è sbattuta, ma non conquassata; combattuta, ma non soccombe. Dio permette che i suoi eletti siano tentati, ma non vinti. (Enea Silvio Piccolomini, Pio II)

La parola "Chiesa", dal greco ekklesia, significa "convocazione": Dio ci convoca, ci spinge ad uscire dall'individualismo, dalla tendenza a chiudersi in se stessi e ci chiama a far parte della sua famiglia.
(Francesco, papa, Catechesi del Santo Padre in occasione dell'udienza generale del 29/05/2013)

Coloro che sfuggono dalla Chiesa per l’ipocrisia, l’imperfezione delle persone religiose, si scordano che, se la Chiesa fosse perfetta nel senso da loro reclamato, in essa non ci sarebbe posto per loro! (Fulton J. Shenn)

Nella Chiesa io mi sento a casa mia. (Georges Bernanos)

Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa. (Gilbert K. Chesterton)

La Chiesa Cattolica è l’unica realtà che libera la persona da una schiavitù degradante: quella di essere soltanto un prodotto del proprio tempo. (Gilbert  K. Chesterton)

Il baluardo esterno della Chiesa è irto, rigido di insegnamenti morali; ma dentro, la vita umana  vi danza  come fanno i fanciulli. (Gilbert  K. Chesterton)

La Chiesa è una casa dai cento portoni, e non ci sono due convertiti che siano entrati esattamente dalla stessa porta. (Gilbert  K. Chesterton)

Tutti quelli che perseguitarono la Chiesa nei tempi passati non esistono più, e la Chiesa di Gesù Cristo tuttora esiste. Tutti quelli che perseguitano la Chiesa presentemente, di qui a qualche tempo non ci saranno più; ma la Chiesa di Gesù Cristo sarà sempre la stessa, perchè Iddio ha impegnato la sua parola di proteggerla e di essere sempre con lei sino alla fine del mondo. (San Giovanni Bosco)

Qualunque fatica è poca, quando si tratta della Chiesa e del papa Papa. (San Giovanni Bosco)

La Chiesa ha molti nemici ma non è nemica di nessuno. (San Giovanni XXIII, papa)

La Chiesa cattolica non ha mai detto all'umanità di volerla sottrarre alla dura legge del dolore e della morte. E non ha tentato di ingannarla, né ha prestato ad essa il pietoso farmaco dell'illusione. Ha invece continuato a dire che la vita è pellegrinaggio, ed ha insegnato ai suoi figli ad unirsi al canto di speranza che pur echeggia nel mondo. (San Giovanni XXIII, papa)

La Chiesa Cattolica non è un museo di archeologia. Essa è l'antica fontana del villaggio che dà l'acqua alle generazioni di oggi, come la diede a quelle del passato. (San Giovanni XXIII, papa, Omelia del 13 novembre 1960)

Occorre dire a tutto il mondo che quanti stanno con la Chiesa fanno il contrario di quello che il mondo compie. (San Giovanni XXIII, papa)

I secoli passano, ma la Chiesa, come la verità, è una ed eterna. Credetemi, fratelli: si possiede lo Spirito Santo nella misura con cui si ama la Chiesa. (San Giovanni XXIII, papa)

La Chiesa è di tutti, ma vuol essere particolarmente la Chiesa dei poveri. (San Giovanni XXIII, papa)

La Chiesa cattolica non ha mai detto all'umanità di volerla sottrarre alla dura legge del dolore e della morte. E non ha tentato d'ingannarla, né ha prestato ad essa il pietoso farmaco dell'illusione. Ha invece continuato a dire che la vita è un pellegrinaggio. (San Giovanni XXIII, papa)

La Chiesa di Cristo altra cosa non è se non le anime di coloro che credono in Cristo. (San Girolamo, Tract. Ps 86: PL26,1084)

Sono pronto a morire piuttosto che la Chiesa sia avvilita. (San Gregorio Magno, papa)

La Chiesa è un grande paio d'ali che solleva l'umanità al di sopra delle sue miserie. (Henri Taine)

Dov’è la Chiesa, là è anche lo spirito di Dio. (Sant'Ireneo di Lione, vescovo)

La grande gloria della Chiesa è di essere santa con dei membri peccatori. (Jacques Maritain)

La Chiesa sarà, sulla terra, immutabile e invincibile sempre fino al giorno in cui, con tutti i suoi figli, sarà trasportata in Cielo, sua vera ed eterna dimora. (Jacques Bénigne Bossuet)

La Chiesa è, nel mondo, come una straniera. Ma è questa qualità che costituisce la sua gloria. Disdegnando di stabilizzarsi sulla terra, essa appalesa la sua dignità e la sua origine celeste. (Jacques Bénigne Bossuet)

La Chiesa non ha dunque qui il suo domicilio; non si ferma, ma passa. É una viandante, non una che vi stabilisce la propria dimora. E ciò che essa maggiormente insegna ai suoi figli e di non naturalizzarsi quaggiù, di non fissarvi la loro abitazione; perché sono come in locanda, di passaggio. (Jacques Bénigne Bossuet)

«Io distruggerò la vostra Chiesa», disse Napoleone al cardinale Consalvi. «Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti», rispose il Segretario di Stato di Pio VII. (Leonardo Sapienza, Spunti & Appunti. Dizionario di citazioni citabili)

La Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio. (Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta)

T’ho scritto solo per metterti in guardia contro te stesso e per difendere la mia carissima moglie chiesa che amo tra infiniti litigi e contrasti (come ogni buon marito usa fare). (Lorenzo Milani)

Il mio desiderio è essere autenticamente uomo della Chiesa. (Origene)

Avranno tutte le ragioni di criticarci, di criticare me, di criticare voi; avranno ragione di rilevare nelle strutture della Chiesa dei difetti e dei limiti, ma sappiano che si prendono questa suprema responsabilità di spaccare la comunione ecclesiale. (San Paolo VI, papa)

Se la Chiesa è per l'uomo, lo è a condizione che i cristiani siano totalmente per il Vangelo. (San Paolo VI, papa)

La Chiesa non è un cimitero, non è un museo; è un giardino dove ogni pianta ha sempre nuova primavera. (San Paolo VI, papa)

I giovani mantengono giovane la Chiesa. (San Paolo VI, papa)

Quale Chiesa ha fondato Gesù? Gesù ha fondato la sua Chiesa su Pietro, sugli Apostoli, non altre. Non esistono chiese diverse: piena e perfetta, nella sua concezione ne esiste una sola. Ed è a questa Chiesa che Gesù ha mandato lo Spirito Santo. (San Paolo VI, papa)

Sempre sia lodata la Nonna maestosa sulle cui ginocchia ho imparato tutto! (Paul Claudel)

La Chiesa sa essere inattuale oggi, per essere attuale domani. (Pier Paolo Pasolini)

Tieniti sempre stretta alla santa Chiesa cattolica, perché ella sola ti può dare la vera pace, perché essa sola possiede Gesù sacramentato, che è il vero principe della pace. (San Pio da Pietrelcina)

Se accettare una Chiesa istituzione è scomodo, rifiutarla è rovinoso. (Primo Mazzolari)

Deve essere tremenda l'impressione di una chiesa inospitale! Temo che in ogni tempo sia il più grosso ostacolo della salvezza, specialmente per i poveri. (Primo Mazzolari)

Chiesa, tu fai la storia! E questa è la storia: la tua residenza, la tua pietosa imperturbabilità, la tua vita perenne, più viva quando gli uomini ti credono morta. Custode di una eredità che non muore: anello di comunicazione misteriosa e magnifica tra la patria delle cose puerili e quella delle cose eterne: stranamente vituperata nei giorni dell'ira e vivamente necessaria agli stessi vituperatori nei giorni dell'infortunio. Tu possiedi un libro, una croce, un pane con cui puoi alzare gli schiavi, insegnare, benedire, compiangere. (Primo Mazzolari)

Non si muore di povertà, ma si muore soltanto quando viene meno il coraggio di accettare in pieno l'avventura cristiana. La Chiesa ha bisogno di tutto e di nulla. (Primo Mazzolari)

Beati coloro che soffrono a non vedere la Chiesa così bella come la vorrebbero, e tuttavia restano più sottomessi e più supplichevoli. (Teilhard de Chardin)

In fondo sono figlia della Chiesa. Ti ringrazio, Signore, perché muoio figlia della Chiesa. (Santa Teresa D'Avila). 

Nel cuore della Chiesa io sarò l’amore. (Santa Teresa di Lisieux)

Disse abba Isaia: «Se la Chiesa non ha più il coraggio delle proprie opinioni, non è per mancanza di coraggio, ma di opinioni». (R. Kern, Arguzie e facezie dei Padri del deserto)

Non posso partire dal punto di vista della Chiesa se devo arrivare ai problemi della gente. (Roland Breitenbach)

Non rinnoveremo la Chiesa rinnovando gli altri, ma rinnovando noi stessi. (Vittorio Bachelet)


Chiesa? No!

La Chiesa è esattamente ciò contro cui Gesù predicò e contro cui insegnò ai suoi discepoli a combattere. (Friedrich Nietzsche)


Chiesa (edificio)

La chiesa è il solo posto dove non si aspetta: vi si trova sempre chi si cerca. (Anne-Sophie Swetchine)

«Qui si entra per amare Dio; da qui si esce per amare il prossimo». [scritta all'ingresso di una chiesa]

giovedì 7 novembre 2019

Vento d’amore

Vento d’amore sulla tua fronte,
hai lasciato il male dietro di te.

Dolce violenza
corri verso casa
e spalanca le sue porte.

Segni d’amore
sulla tua bocca,
sulle tue orecchie.

Tutto è nuovo attorno a te,
tutto è nuovo dentro di te.

Una mano scrive
Una mano scrive pace

Scrive pace sul tuo cuore
e spalanca le sue porte.

Luce d’amore,
ora tutto è bianco attorno a te.

Luce d’amore sul tuo vestito.
Canta l’olio nel frantoio
tu l’ascolti e poi canti con lui:

Alleluia!
Alleluia!
Alleluia!
LP I semi del futuro, 1974
Marcello Giombini  (1928 – 2003), autore e compositore italiano