La casa di Dio è anche la città [di Dio], e questa casa di Dio è il popolo di Dio. Casa di Dio infatti è lo stesso che tempio di Dio. E cosa dice l'Apostolo? Santo è il tempio di Dio, e questo tempio siete voi. Tutti i fedeli son dunque casa di Dio. Non solamente coloro che vivono al presente, ma anche coloro che vissero prima di noi e ora si sono addormentati [nel Signore]; e così pure quanti nasceranno in questo mondo sino alla fine dei tempi: schiera innumerevole di fedeli riuniti nell'unità, numericamente noti al Signore, come dice l'Apostolo: Il Signore conosce quelli che gli appartengono. Grani divini che ora gemono tra la paglia ma che un giorno, quando l'aia sarà mondata, formeranno l'unica massa [del buon frumento]. Ci riferiamo all'insieme dei fedeli, dei santi, che, da uomini come sono, saranno trasformati e resi simili agli angeli e a loro associati. Quanto agli angeli, infatti, è vero che non sono esuli ma attendono che anche noi torniamo dall'esilio. Ebbene, tutti questi eletti, presi nel loro insieme, formano l'unica casa di Dio e l'unica [sua] città: la città di Gerusalemme. Questa città ha i suoi custodi: come ha i costruttori, cioè coloro che lavorano per innalzarla, così ha anche chi la custodisce. Si riferiscono infatti alla custodia [della casa di Dio] le parole dell'Apostolo: Temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia così anche le vostre menti vengano corrotte, perdendo quella castità che è in Cristo. Custodiva coloro che governava; era un custode che vegliava su di loro come meglio poteva. La stessa cosa fanno oggi i vescovi. Se infatti al vescovo è allestito un seggio più elevato, è perché tocca a lui sorvegliare, cioè custodire, il popolo. Difatti "vescovo" è un termine greco che in latino si dovrebbe rendere con "sorvegliante", uno cioè che dal di sopra osserva e vede dall'alto. Come al viticultore si costruisce un posto da cui possa custodire la vigna, così si costruisce in alto la sede episcopale. Quando si sta in un posto elevato come questo, pericoloso comincia a diventare il rendiconto. Occorre una tale disposizione che, sebbene collocati quassù, in virtù dell'umiltà ci sentiamo sotto i vostri piedi, e insieme preghiamo per voi, affinché colui che conosce i vostri sentimenti vi custodisca. È vero infatti che noi possiamo osservarvi quando entrate e quanto uscite; ma è altrettanto vero che non possiamo scorgere i pensieri del vostro intimo, anzi nemmeno ci è dato vedere cosa facciate quando siete a casa vostra. In che modo allora vi custodiamo? Da uomini: come cioè consentito alle nostre possibilità e dentro i limiti delle risorse [da noi] ricevute. Ora, siccome noi vi custodiamo da uomini e quindi in maniera imperfetta, forse che voi resterete senza custode? Certo no. Dov'è infatti colui del quale si dice: Se il Signore non custodisce la città, invano lavora colui che la custodisce? Noi ci diamo da fare per custodirvi, ma sarebbe inutile ogni nostro lavoro se non vi custodisse colui che scruta i vostri pensieri. Egli vi custodisce durante la veglia e durante il sonno. Addormentatosi infatti una sola volta sulla croce, ne è risuscitato e ormai non dorme più. Siate dunque un Israele, poiché il custode d'Israele non dormirà più né più prenderà sonno. Sì, fratelli! Se vogliamo essere custoditi all'ombra delle sue ali, facciamo in modo d'essere un Israele. Quanto a noi, infatti, è vero che vi custodiamo in forza dell'ufficio affidatoci, ma vogliamo essere custoditi [dall'alto] insieme con voi. Nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore siamo delle pecore come voi. A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell'unico Maestro, siamo vostri condiscepoli e frequentiamo la stessa scuola.
Commento del Salmo 126,3
Sant'Agostino
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