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lunedì 26 ottobre 2026

Empatia e generosità

Era una notte d’inverno, di quelle in cui il gelo penetra nelle ossa e il vento sembra voler entrare perfino nelle case.
Un uomo povero si presentò dal rabbino del villaggio. Aveva gli occhi pieni di preoccupazione: sua moglie aveva appena dato alla luce un bambino e in casa non c’era legna per accendere il fuoco. Non aveva denaro per comprarne e temeva per la salute della moglie e del neonato.
Il rabbino lo ascoltò in silenzio. Poi si mise il mantello sulle spalle e gli disse:
«Vieni con me».
I due raggiunsero la casa di un uomo molto ricco. Il rabbino bussò alla porta e, quando il padrone di casa aprì, questi lo invitò subito a entrare per ripararsi dal freddo.
Ma il rabbino rispose: «Ti ringrazio, ma preferirei che fossi tu a uscire un momento. Ho bisogno di parlarti».
Il ricco rimase sorpreso, ma, per rispetto verso il rabbino, indossò il mantello e lo seguì fuori. Non appena mise piede all’aperto, una folata di vento gelido gli sferzò il viso. Rabbrividì e si strinse nel mantello.
Allora il rabbino gli raccontò la situazione del povero: la moglie appena diventata madre, il bambino appena nato, la casa fredda e l’impossibilità di acquistare legna.
Il ricco non esitò un istante.
«Povera gente!», esclamò. «Andate subito nella mia legnaia e prendete tutta la legna di cui avete bisogno. Non dovrete pagare nulla».
L’uomo povero lo ringraziò commosso e si allontanò per andare a riscaldare la sua casa.
A quel punto, il ricco si rivolse nuovamente al rabbino:
«Ora che abbiamo aiutato quel pover’uomo, vieni dentro. Qui potremo parlare al caldo. Ma dimmi una cosa: perché mi hai fatto uscire con questo freddo? Avrei dato volentieri la legna anche se me lo avessi chiesto restando in casa».
Il rabbino lo guardò con dolcezza e rispose:
«Forse è vero. Ma mentre eri al caldo, potevi soltanto immaginare il freddo che quella famiglia stava soffrendo. Quando sei uscito, invece, ne hai sentito il morso sulla tua pelle. Per un momento, hai provato qualcosa della loro condizione. E quando il cuore comprende davvero, spesso la mano diventa più generosa».
Il ricco rimase in silenzio. Poi abbassò lo sguardo, pensieroso, mentre il rabbino entrava finalmente in casa.


L'esperienza trasforma la compassione da un'idea astratta in qualcosa di immediato e personale. La storia richiama un principio fondamentale della saggezza ebraica: diventiamo più capaci di comprendere gli altri quando cerchiamo di vedere il mondo dalla loro prospettiva.
A volte, per aprire il cuore di qualcuno, non basta raccontargli della sofferenza di un'altra persona. Dobbiamo aiutarli a sentire, anche solo per un momento, cosa significa quella sofferenza.
La compassione nasce quando smettiamo di guardare il dolore degli altri da lontano e proviamo a metterci nei loro panni. Perché, a volte, per aprire il cuore alla generosità, bisogna prima imparare a sentire il freddo che l’altro sente.


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Versione originale tratta dal sito: www.torchweb.org

Rav Eliyahu Chayim Meisels, rabbino di Łódź, Polonia, alla fine del 1800, raccoglieva fondi per le poverie vedove e gli orfani della sua città. Durante un inverno particolarmente gelido, andò a trovare uno dei membri più importanti della sua comunità, Reb Isaac, un banchiere che era presidente del consiglio comunitario.

Avvolto in un cappotto e una sciarpa, il rabbino si avvicinò alla villa del banchiere e bussò alla porta. Il valletto che aprì la porta rimase scioccato nel vedere il grande rabbino Meisels fuori nel freddo pungente. Gli chiese subito di entrare in casa dove disse che ci sarebbe stato un tè caldo ad attenderlo. Il rabbino Meisels rifiutò. «Non è necessario. Per favore, di' a Reb Isaac di venire qui vicino alla porta».

Il banchiere sentì che il rabbino stava aspettando vicino all'ingresso e corse con la giacca da sera per salutarlo. Vedendo il rabbino in piedi al freddo, esclamò. «Rebbe, per favore entra. Ho il camino acceso, e il mio maggiordomo preparerà un tè caldo per te! Non c'è bisogno che tu aspetti fuori!».

«Va bene,- ribatté Rav Eliyahu Chayim - non ci vorrà molto, e tutto ciò di cui ho bisogno si può fare parlando proprio qui. Sono sicuro che non ti dispiacerà. Comunque, perché dovrei sporcare la tua casa con i miei stivali coperti di neve?» A quel punto, Reb Isaac si trovava in un dilemma. L'aria gelida soffiava dentro casa sua. Non voleva chiudere la porta e parlare fuori al freddo, eppure il Rabbino non voleva entrare! «Per favore, rabbino, non so te, ma io sto gelando, - gridò il banchiere - non mi dispiace se i tuoi stivali sono bagnati! Entra pure!» Ma il rabbino non si mosse, iniziò a parlare della condizione di alcuni membri sfortunati della comunità mentre i denti del banchiere battevano in risposta. «Per favore, Rebbe, dimmi solo di cosa hai bisogno! Ti darò tutto quello che vuoi, entra pure!».

Detto ciò, Rav Eliyahu Chayim cedette davvero. Entrò nella casa dell'uomo e lo seguì fino alla tana, dove un fuoco ardente riscaldava la stanza. Poi iniziò: «Ho bisogno di legna da ardere per 50 famiglie questo inverno». Il banchiere sorrise. «Nessun problema, mi impegno a fornire la legna. Solo una domanda. Sai che faccio la carità, allora perché mi hai fatto stare fuori?» «Reb Isaac, - sorrise Rav Eliyahu Chayim - so che dai, ma volevo assicurarmi che capissi cosa stanno passando queste povere persone. Sapevo che cinque minuti al freddo gelido ti avrebbero dato una prospettiva diversa rispetto a quella che avevo chiesto all'inizio mentre ti crogiolavi nel calore del tuo camino».


giovedì 26 marzo 2026

Decalogo della gentilezza

1. Sorridi nella monotonia del dovere quotidiano, per non rattristare chi ti vive accanto.

2. Taci, quando ti accorgi che qualcuno ha sbagliato, per non ferirlo con l'umiliazione.

3. Elogia il fratello che ha fatto il bene.

4. Rendi un servizio a chi ti è sottoposto.

5. Stringi cordialmente. la mano a chi è nella preoccupazione o nella tristezza.

6. Guarda con affetto chi nasconde un dolore e forse è più nervoso del solito.

7. Riconosci umilmente il tuo torto e chiedi perdono se hai offeso qualcuno.

8. Saluta affabilmente gli umili, quelli che si sentono abbandonati o messi da parte.

9. Parla con dolcezza agli impazienti e agli importuni.

10. Fa' tutto in modo che Dio, nel tuo fratello, sia sempre contento di te.

Dal «Cavaliere dell'Immacolata»

sabato 24 gennaio 2026

Un giorno vennero a prendere me...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari 
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei 
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali 
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti 
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me 
e non c'era rimasto nessuno a protestare

Martin Niemoller

mercoledì 24 dicembre 2025

Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, 
non dimenticare il cibo delle colombe. 

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che chiedono la pace. 

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che mungono le nuvole. 

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare i popoli delle tende. 

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, 
coloro che non trovano un posto dove dormire. 

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, 
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. 

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, 
e di': magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmud Darwish (1941 - 2008), poeta e scrittore palestinese

martedì 16 aprile 2024

Empatia

Un topo, guardando attraverso un buco nel muro, vide il contadino aprire un pacco davanti alla moglie e tirò fuori una trappola per topi. Spaventato corse ad avvisare tutti gli altri animali. 

"In casa c'è una trappola per topi!" urlò il topo. 

Il pollo che ridacchiava e scavava disse al topo: "Mi scusi signor topo, comprendo che per lei sia un problema, ma a me non fa alcun male". 

Allora il topo andò dall' agnello che rispose in egual modo. 

Il topo andò dalla mucca che gli chiese: "...ma sono in pericolo?" Il topo ci pensò un attimo e disse che la mucca non era in pericolo. 

Il topo decise di tornare a casa, ma quella notte sentì un forte rumore. Si affacciò con timore e vide che la trappola per topi era entrata in funzione, prendendo la coda del serpente Willy. Nonostante la trappola il serpente riuscì a mordere la moglie del contadino, causandole febbre e tremore.

Il contadino pensò di prepararle un brodo caldo, quindi andò a prendere il pollo.

Non essendoci però miglioramenti, gli amici del vicino andarono a trovare la moglie ed il contadino per sfamarli prese l'agnello e lo cucinò.

Quella notte la moglie morì ed il contadino per coprire le spese funebri dovette vendere la mucca.

La morale è che, la prossima volta che qualcuno ci parla di un problema e pensiamo che non possa colpirci perché non è un nostro problema, pensiamoci bene. 
Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi, ma per l'apatia e l'indifferenza dei buoni. 
Quindi, quando qualcuno ha bisogno di noi per i suoi problemi, rendiamoci sempre disponibili ad ascoltare ed eventualmente ad aiutarlo: che non ti manchi mai l'empatia.

mercoledì 17 gennaio 2024

Decalogo della tenerezza

1. Poiché la tenerezza è possibile, non c'è nessuna ragione per starne senza.

2. Parlatevi un po' ogni giorno.

3. Crescete insieme, continuamente.

4. Stimatevi: gli unici che apprezzano uno zerbino sono quelli che hanno le scarpe sporche.

5. Siate compassionevoli.

6. Siate gentili: l'amore non ammette le cattive maniere.

7. Scoprite il lato buono e bello delle persone, anche quando fanno di tutto per nasconderlo.

8. Non temete i dissapori e i litigi: solo i morti e gli indifferenti non litigano mai.

9. Non fatevi coinvolgere dalle piccole irritazioni e meschinità quotidiane.

10. Continuate a ridere: tiene in esercizio il cuore e protegge da disturbi cardiaci.