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lunedì 3 agosto 2026

Preghiera per la mia famiglia

La mia famiglia non è santa come la tua, Signore.

Ha i suoi difetti, le sue pause, le sue discussioni, le sue ripicche.

Ha tanti passi da fare per crescere a immagine della tua.

Eppure io la amo, mi piace, ne faccio parte con fierezza.

Per questo ti chiedo di benedirla, senza negare i suoi errori e le sue paure,

affinché il tuo pensiero positivo le metta le ali.

Abbiamo bisogno della tua verità per vivere la quotidianità

con sapienza, ottimismo e speranza.

Abbiamo bisogno della tua pace

per trovare le strade migliori di concordia e tolleranza.

Abbiamo bisogno del tuo amore per farci carico gli uni degli altri,

per sperimentare creatività, sicurezza, fiducia.

Abbiamo bisogno di ricordare le tue parole

per trovare risposte, senso e sapore della vita.

Abbiamo bisogno di sognare con te per raggiungere le mete che

hai immaginato per la nostra felicità. Amen

martedì 7 luglio 2026

Quando chiude la casa dei nonni...

Uno dei momenti più tristi della nostra vita arriva quando la porta della casa dei nonni si chiude per sempre, e cioè, quando quella porta è chiusa, finiamo gli incontri con tutti i membri della famiglia, che in occasioni speciali quando si ritrovano, esaltano i cognomi, come se fossero una famiglia reale, e sempre portati dall'amore dei nonni, come una bandiera.

Quando chiudiamo la casa dei nonni, finiamo pomeriggi gioiosi con zii, cugini, nipoti, nipoti, genitori, fratelli e persino fidanzati temporanei che si innamorano dell'atmosfera che si respira lì.

Non devi nemmeno uscire, stare a casa dei tuoi nonni è ciò di cui tutta la famiglia aveva bisogno per essere felice.

Le riunioni di Natale che ogni anno che vengono pensi se sarà l'ultima volta... È difficile accettare che questa abbia una scadenza, che un giorno tutto sarà coperto di polvere e le risate saranno un ricordo lontano di tempi forse migliori.

L'anno passa in attesa di questi momenti, e senza rendercene conto si passa dall'essere bambini che aprono regali, a sedersi accanto agli adulti allo stesso tavolo, giocando dal dolce a pranzo al caffè a cena, perché quando si è in famiglia, il tempo non passa e quel caffè è sacro.

Le case dei nonni sono sempre piene di sedie, non si sa mai se un cugino porterà una fidanzata, o un amico o un vicino, perché qui tutti sono i benvenuti. Ci sarà sempre una tazza di caffè o qualcuno disposto a farlo.

Saluti le persone che passano dalla porta, anche se sono estranei, perché le persone per strada dei tuoi nonni sono la tua gente, sono la tua città.

Chiudere la casa dei nonni, cioè dire addio ai momenti più belli della vita!

giovedì 30 gennaio 2025

Benedizione nuziale

I

Fratelli e sorelle, invochiamo con fiducia il Signore, per ché effonda la sua grazia e la sua benedizione su questi sposi che celebrano in Cristo il loro Matrimonio: egli che li ha uniti nel patto santo [per la comunione al corpo e al sangue di Cristo] li confermi nel reciproco amore.

O Dio, con la tua onnipotenza
hai creato dal nulla tutte le cose
e nell’ordine primordiale dell’universo
hai formato l’uomo e la donna a tua immagine,
donandoli l’uno all’altro come sostegno inseparabile,
perché siano non più due,
ma una sola carne;
così hai insegnato che non è mai lecito separare
ciò che tu hai costituito in unità.

O Dio, in un mistero così grande 
hai consacrato l’unione degli sposi
e hai reso il patto coniugale 
sacramento di Cristo e della Chiesa.
 
O Dio, in te, la donna e l’uomo si uniscono,
e la prima comunità umana, la famiglia,
riceve in dono quella benedizione
che nulla poté cancellare,
né il peccato originale
né le acque del diluvio.
 
Guarda ora con bontà questi tuoi figli
che, uniti nel vincolo del Matrimonio,
chiedono l’aiuto della tua benedizione:
effondi su di loro la grazia dello Spirito Santo
perché, con la forza del tuo amore diffuso nei loro cuori,
rimangano fedeli al patto coniugale.
 
In questa tua figlia N.
dimori il dono dell’amore e della pace
e sappia imitare le donne sante lodate dalla Scrittura.
 
N., suo sposo,
viva con lei in piena comunione,
la riconosca partecipe dello stesso dono di grazia,
la onori come uguale nella dignità,
la ami sempre con quell’amore
con il quale Cristo ha amato la sua Chiesa. 

Ti preghiamo, Signore,
affinché questi tuoi figli rimangano uniti nella fede
 e nell’obbedienza ai tuoi comandamenti;
fedeli a un solo amore,
siano esemplari per integrità di vita;
sostenuti dalla forza del Vangelo,
diano a tutti buona testimonianza di Cristo.

[Sia feconda la loro unione,
diventino genitori saggi e forti 
e insieme possano vedere i figli dei loro figli].

E dopo una vita lunga e serena
giungano alla beatitudine eterna del regno dei cieli.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


II 

Preghiamo il Signore per questi sposi, che all’inizio della vita matrimoniale si accostano all’altare perché [con la comunione al corpo e sangue di Cristo] siano confermati nel reciproco amore.
 
Padre santo, tu hai fatto l’uomo a tua immagine:
maschio e femmina li hai creati,
perché l’uomo e la donna,
uniti nel corpo e nello spirito,
fossero collaboratori della tua creazione.

O Dio, per rivelare il disegno del tuo amore hai voluto adombrare 
nella comunione di vita degli sposi
quel patto di alleanza che hai stabilito con il tuo popolo,
perché, nell’unione coniugale dei tuoi fedeli,
realizzata pienamente nel sacramento,
si manifesti il mistero nuziale di Cristo e della Chiesa.
 
O Dio, stendi la tua mano su N. e N.
ed effondi nei loro cuori la forza dello Spirito Santo.
Fa’, o Signore, che, nell’unione da te consacrata,
condividano i doni del tuo amore
e, diventando l’uno per l’altro segno della tua presenza,
siano un cuore solo e un’anima sola.

Dona loro, Signore,
di sostenere anche con le opere la casa che oggi edificano.
[Alla scuola del Vangelo preparino i loro figli a diventare membri della tua Chiesa].
 
Dona a questa sposa N. benedizione su benedizione:
perché, come moglie [e madre],
diffonda la gioia nella casa
e la illumini con generosità e dolcezza.
 
Guarda con paterna bontà N., suo sposo:
perché, forte della tua benedizione,
adempia con fedeltà la sua missione di marito [e di padre].
 
Padre santo, concedi a questi tuoi figli
che, uniti davanti a te come sposi, 
comunicano alla tua mensa, 
di partecipare insieme con gioia al banchetto del cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


III

Padre santo, creatore dell’universo,
che hai formato l’uomo e la donna a tua immagine
e hai voluto benedire la loro unione,
ti preghiamo umilmente per questi tuoi figli,
che oggi si uniscono con il sacramento nuziale.

Ti lodiamo, Signore, e ti benediciamo. 
Eterno è il tuo amore per noi

Scenda, o Signore, su questi sposi N. e N.
la ricchezza delle tue benedizioni,
e la forza del tuo Santo Spirito 
infiammi dall’alto i loro cuori,
perché nel dono reciproco dell’amore
allietino di figli la loro famiglia e la comunità ecclesiale.

Ti lodino, Signore, nella gioia,
ti cerchino nella sofferenza;
godano del tuo sostegno nella fatica
e del tuo conforto nella necessità;
ti preghino nella santa assemblea,
siano tuoi testimoni nel mondo.
 
Vivano a lungo nella prosperità e nella pace
e, con tutti gli amici che ora li circondano,
giungano alla felicità del tuo regno.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


 IV

O Dio, Padre di ogni bontà,
nel tuo disegno d’amore hai creato l’uomo e la donna
perché, nella reciproca dedizione,
con tenerezza e fecondità vivessero lieti nella comunione.

Ti lodiamo, Signore, e ti benediciamo. 
Eterno è il tuo amore per noi.

Quando venne la pienezza dei tempi
hai mandato il tuo Figlio, nato da donna.

A Nazareth, 
gustando le gioie
e condividendo le fatiche di ogni famiglia umana,
è cresciuto in sapienza e grazia.
 
A Cana di Galilea,
cambiando l’acqua in vino,
è divenuto presenza di gioia nella vita degli sposi.
 
Nella croce, 
si è abbassato fin nell’estrema povertà 
dell’umana condizione,
e tu, o Padre, hai rivelato un amore 
sconosciuto ai nostri occhi,
un amore disposto a donarsi senza chiedere nulla in cambio.

Con l’effusione dello Spirito del Risorto
hai concesso alla Chiesa
di accogliere nel tempo la tua grazia
e di santificare i giorni di ogni uomo.

Ora, Padre, guarda N. e N.,
che si affidano a te:
trasfigura quest’opera che hai iniziato in loro
e rendila segno della tua carità.
 
Scenda la tua benedizione su questi sposi,
perché, segnati col fuoco dello Spirito,
diventino Vangelo vivo tra gli uomini.
[Siano guide sagge e forti dei figli
che allieteranno la loro famiglia e la comunità.]

Siano lieti nella speranza,
forti nella tribolazione,
perseveranti nella preghiera,
solleciti per le necessità dei fratelli,
premurosi nell’ospitalità.
Non rendano a nessuno male per male,
benedicano e non maledicano,
vivano a lungo e in pace con tutti.

Il loro amore, Padre,
sia seme del tuo regno.
Custodiscano nel cuore una profonda nostalgia di te
fino al giorno in cui potranno,
con i loro cari, lodare in eterno il tuo nome.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Rituale romano, Rito del Matrimonio

martedì 1 ottobre 2024

Non esistono famiglie perfette


Non esistono famiglie perfette.

Esistono però famiglie vere,

quelle che si amano al di là di tutto,

al di là degli sbagli.

Quelle che si asciugano le lacrime.

Quelle che guardano avanti

e ripartono più forti di prima.

Quelle che lottano ogni giorno

per la propria serenità

e non si arrendono davanti

alle difficoltà della vita.

Perché la famiglia è il dono

più prezioso che esista e va difesa...

Sempre!


Giorgia Stella

sabato 20 aprile 2024

Perché Dio ha creato la famiglia

Quando la creazione fu terminata,
ogni stella fu al suo posto, 
Dio cullò la terra nel suo abbraccio premuroso,
e sapendo che ci sarebbe stato qualche problema da affrontare,
attuò il suo meraviglioso piano:
Egli volle che i suoi figli imparassero ad essere forti,
e a non aver paura se le cose dovessero andare male. 

Così pose in ogni cuore il desiderio di appartenere 
ad un qualcosa in cui sentirsi necessari, ma liberi...

Poi aggiunse l'accettazione e la pazienza e la fiducia,
l'amore disinteressato, ma premuroso e giusto,
un luogo dove le domande fossero benvenute
e le risate …un dovere!

Quindi chiamò il questo suo grande dono: "FAMIGLIA".

lunedì 19 febbraio 2024

Non fate figli!


Non fateli i figli.

Non fateli, che poi vi vengono le occhiaie, le rughe, le smagliature, le bolle di sapone nella borsa, le figurine nei taschini delle camicie e le costruzioni nel letto.

Non fateli, che poi vi viene voglia di farne altri.

Non fateli, che poi vi iniziate a fare troppe domande sul senso della vita e vi vengono le vertigini.

Non fateli, che poi vi rivedrete in loro in ogni azione e avrete un rimando costante del vostro essere. Uno lo specchio può non guardarlo, ma loro no.

Non fateli, che poi al posto dei gin tonic vi ritrovate con il latte di riso in una mano e il succo di mela nell’altra.

Non fateli i figli, che poi finirete per commuovervi guardandoli dormire, trovando le loro mutande in giro, salutandoli per la prima gita.

Non fateli, altrimenti rischierete di modificare drasticamente il peso degli aspetti della vostra vita e forse vi verrà voglia di lasciare il lavoro, vendere la moto e lasciare che saltino sul divano di design.

Non fateli, che poi vi ritrovate a non saper gestire alcune situazioni e a pensare a tutte le volte che avete giudicato dentro di voi altri genitori, quando voi i figli non li avevate.

Non li fate i figli, perchè vi costringeranno a tornare dai vostri genitori e sistemare tutti i sospesi.

Non fateli, che poi non vi importerà più niente di uscire, di ballare, di fare passeggiate notturne e viaggi in autostop e riuscire a farvi una doccia di mezzora diventerà la vostra massima conquista.

Non fateli i figli, che poi tocca fare i genitori e smettere di essere figli.

Non fateli i figli, che poi bisogna trasformare la coppia, bisogna ridarle forma, senso, consistenza e curarla e proteggerla come se anche lei fosse un figlio.

Non fateli i figli o scoprirete che non avevate capito niente della vita, tutte le vostre certezze vacilleranno e si apriranno nuovi orizzonti.

Non fateli, se avete paura del cambiamento.

Non fateli, se temete di smarrirvi.


Non fateli, se non siete pronti a sacrificare i vostri lussi.

Non fateli, se non siete pronti a vedersi chiudere un’era e una nuova sconosciuta aprirsi.

Non fateli, se avete paura di invecchiare.

Non fateli, se avete paura di amare.

Ma se tutto ciò non vi appartiene, fateli e proteggeteli.

Fateli e curateli dal mondo circostante e da voi stessi, dai vostri punti oscuri.

Fateli e non perdete l’occasione unica e irripetibile di crescere con loro, di accettare la sfida della vita che si rinnova, che sorride impotente di fronte a ciò che non conosceva e non conoscerà mai finchè penserà di saper tutto.

I figli insegnano e la prima lezione riguarda il saper lasciare andare.

Lasciatevi andare e lasciate andare ciò che non serve.

Fateli i figli e viaggiate leggeri, sospinti dal vento senza temere la meta.

venerdì 16 febbraio 2024

La famiglia aperta: la visione della Chiesa primitiva

Ogni giorno di più la famiglia è chiamata ad essere comunità di vita e di amore. E perché ciò si realizzi non può mancare l'apertura alla società, di cui essa è principio e fondamento. Questa vocazione della famiglia al sociale, il contributo che solo essa può dare nella concretezza dell'ospitalità, della solidarietà dell'accoglienza, è già presente nella dottrina della Chiesa dei primi secoli.

Famiglia e società secondo i Padri della Chiesa, Ed. Città Nuova, 1989

Giuseppe Nardin, presbitero italiano

mercoledì 17 gennaio 2024

Beatitudini del bambino

Beato quel bambino che la prima cosa che vede nella vita è una mamma che gli sorride e lo bacia.

Beato quel bambino che in casa riceve più attenzioni dell’auto pulita.

Beato quel bambino che è circondato da tante persone e non da tanti giocattoli.

Beato quel bambino che potrà giocare in cortile il tempo che vuole e stare meno davanti alla tv.

Beato quel bambino che non è obbligato a imparare a leggere a tre anni; a ballare a quattro; a suonare a cinque; a essere campione a sei.

Beato quel bambino che può vivere e giocare e crescere da bambino.

Beato quel bambino che la sera prima di addormentarsi sente dire dalla mamma: amore mio ti affido a Dio e al tuo angelo custode.

Beatitudini del papà

Beato il papà che chiama alla vita e sa donare la vita per i figli.

Beato il papà che non teme di essere tenero e affettuoso.

Beato il papà che sa giocare con i figli e perdere tempo con loro.

Beato il papà per il quale i figli contano più degli hobby e della partita.

Beato il papà che sa ascoltare e dialogare anche quando è stanco.

Beato il papà che dà sicurezza con la sua presenza e il suo amore.

Beato il papà che sa pregare con i figli e confrontare la vita con il Vangelo.

Beato il papà convinto che un sorriso vale più di un rimprovero, uno scherzo più di una critica, un abbraccio più di una predica.

Beato il papà che cresce insieme ai figli e li aiuta a diventare se stessi.

Beato il papà che sa capire e perdonare gli sbagli dei figli e riconoscere i propri.

Beato il papà che non sommerge i figli di cose, ma li educa alla sobrietà e alla condivisione. 

Beato il papà che non si ritiene perfetto e sa ironizzare sui propri limiti.

Beato il papà che cammina con i figli verso orizzonti sconfinati aperti all'uomo, al mondo, all'eternità.

sabato 30 dicembre 2023

​L’esempio di Nazaret


   La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.

   Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo.

   Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all’intelligenza del vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazaret.

   In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.

   Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. 

   Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.

Discorso tenuto a Nazaret Domenica 5 gennaio 1964

Beato Paolo VI (Giovan Battista Montini) (1897 - 1978), papa


giovedì 17 novembre 2022

Aforismi Famiglia

Vedi anche #Figli #Coppia #Educazione


Famiglia: unità composta di individui che vivono nella stessa casa. É formata da marito, moglie, bambini, servi, cane, gatto, uccellino, scarafaggi, cimici e pulci. Tutti a costruire insieme la "base" della moderna società civile. (Ambrose Bierce)

La famiglia è un piccolo ministero di grazia e giustizia: il padre amministra la giustizia, e la madre concede la grazia. (Anonimo)

Le sole gioie pure e non venate di tristezza che l'uomo può godere sulla terra sono quelle della famiglia. (Anonimo)

I genitori si compatiscono, dei nonni si sorride, gli antenati si venerano. (Anonimo)

Di tutti gli elementi che contribuiscono all'equilibrio famigliare, nessuno è più utile e opportuno del senso dell'umorismo. (Archibald J. Cronin, Avventure nei due mondi)

La famiglia, questa isola di sicurezza, può essere al tempo stesso il luogo della violenza estrema. (Boris Cyrulnik)

La famiglia è una scuola di umanità più completa e più ricca. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa, è veramente il fondamento della società. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia è la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto hanno bisogno tutte le società. (Concilio Vaticano II, Gravissimum educationis 3)

La forza di una nazione deriva dall’integrità della casa. (Confucio)

La famiglia è la grande scuola fondata da Dio per l'educazione del genere umano. (Ephraim Gotthold Lessing)

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. (Fëdor Dostoevskij)

Forse il più grande servizio sociale che possa essere reso da chiunque al Paese e all'umanità è formarsi una famiglia. (George Bernard Shaw)

Una famiglia felice non è che un anticipo del paradiso. (George Bernard Shaw)

L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia. (Giovanni Paolo II)

Quanto più la famiglia è sana e unita, tanto più lo è la società. Al contrario, lo sfacelo della società ha inizio con lo sfacelo della famiglia. (Giovanni Paolo II)

Se la famiglia va, va anche la nazione e va il mondo intero in cui viviamo. (Papa Giovanni Paolo II)

La famiglia è la patria del cuore. (Giuseppe Mazzini)

La famiglia è il luogo dove si è trattati meglio e dove si brontola di più.  (John Garland Pollard)

Sullo stemma di ogni italiano c'è scritto: «Tengo famiglia». (Leo Longanesi)

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. (Lev Tolstoj, Anna Karenina)

Abbiamo ricevuto dalla nostra famiglia le idee di cui viviamo così come la malattia di cui morremo. (Marcel Proust)

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno. (Michel de Montaigne)

Una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e di richiami. (Natalia Ginzburg)

Dove amiamo è casa. I nostri piedi possono lasciarla, ma non i nostri cuori. (Oliver Wendell Holmes)

La casa è dove si trova il cuore. (Plinio il Vecchio)

Dappertutto bene, in famiglia meglio. (Proverbio) 

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. (Richard Bach)

L'unione del marito e della moglie è diretta al bene della specie. Perché il bene della specie è più importante del bene dell'individuo. (San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles 3.136).

Non c’è dubbio che sia intorno alla famiglia e alla casa che tutte le più grandi virtù, le virtù più dominanti degli esseri umani, siano create, rafforzate e mantenute. (Winston Churchill)


Famiglia cristiana


I genitori facciano della famiglia «una piccola chiesa, dove si onora Dio, si pensa a santificarsi, e con i figli si danno alla società nuovi santi». (Agostino d’Ippona)

La famiglia ha ricevuto da Dio questa missione, di essere la prima e vitale cellula della società. E tale missione essa adempirà se, mediante il mutuo affetto dei membri e l'orazione fatta a Dio in comune, si mostri come il santuario domestico della Chiesa. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

L'apostolato dei coniugi e delle famiglie acquista una singolare importanza sia per la Chiesa sia per la società civile. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11) 

Le famiglie cristiane le quali in tutta la loro vita si mostrano coerenti con il Vangelo e mostrano con l'esempio cosa sia il matrimonio cristiano, offrono al mondo una preziosissima testimonianza cristiana. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

La famiglia cristiana proclama ad alta voce e le virtù presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata. Così col suo esempio e con la sua testimonianza illumina quelli che cercano la verità. (Concilio Vaticano II, Lumen gentium 35)

Ad ogni famiglia compete il diritto di ordinare libera¬mente la propria vita religiosa domestica sotto la direzione dei genitori: ai quali spetta pure il diritto di de¬terminare l'educazione religiosa da impartire ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa. (Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae 5)

Quando non si minaccia, ma si ragiona, quando non si ha paura ma ci si vuole bene, quando Dio è il padrone di casa, allora nasce la famiglia. (Giovanni Bosco)

La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più belli che ha fatto: donare la vita e donare l'amore. (Giovanni Paolo II)

L'agonia della famiglia è l'agonia del cristianesimo. (Miguel de Unamuno)



domenica 5 settembre 2021

La solitudine dell'individuo in una società atomizzata


Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più. 

Il livellamento delle condizioni dei sudditi è sempre stato una delle principali preoccupazioni dei despoti e dei tiranni fin dai tempi più antichi; ma un simile livellamento non è sufficiente per il regime totalitario, perché lascia più o meno intatti certi legami non politici, come i vincoli familiari e gli interessi culturali comuni. Se tale regime vuole sul serio raggiungere il suo scopo, deve far sì che «finisca una volta per tutte la neutralità del gioco degli scacchi», vale a dire l'esistenza autonoma di qualsiasi attività.

L'atomizzazione della società sovietica venne ottenuta con l'abile uso di ripetute epurazioni, che invariabilmente precedevano l'effettiva liquidazione di un gruppo. Per distruggere tutti i legami sociali e familiari, le epurazioni venivano condotte in modo da minacciare della stessa sorte l'accusato e tutta la sua cerchia, dai semplici conoscenti agli amici e ai parenti più stretti. La conseguenza dell'ingegnoso criterio della «colpa per associazione» era che, appena un uomo veniva accusato, i suoi vecchi amici si trasformavano di colpo nei suoi nemici più accaniti […]. In ultima analisi, fu con l'impiego radicale di questi metodi polizieschi che il regime staliniano riuscì a instaurare una società atomizzata quale non si era mai vista prima, e a creare intorno a ciascun individuo un'imponente solitudine quale neppure una catastrofe da sola avrebbe potuto causare.

Le origini del totalitarismo (1948)

Hannah Arendt (1906 - 1975), politologa, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense

martedì 19 marzo 2019

Custodire


«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Dall'omelia per la santa messa per l’imposizione del pallio e la consegna dell’anello del pescatore 
per l’inizio del ministero petrino, 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma

martedì 9 maggio 2017

Nessuna famiglia è perfetta...


Nessuna famiglia è perfetta.
Abbiamo discussioni, litighiamo.
A volte smettiamo anche di parlarci.
Ma alla fine, la famiglia è la famiglia. 
Là ci sarà sempre amore.

"L'amore non verrà mai meno". San Paolo, 1 Corinzi 13

“Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare”. Papa Francesco, Amoris Laetitia, 325

mercoledì 7 settembre 2016

"Preghiera semplice" della famiglia



Signore, fa’ della nostra famiglia uno strumento della tua pace:
dove prevale l'egoismo, che portiamo amore,

dove domina la violenza, che portiamo tolleranza,
dove scoppia la vendetta, che portiamo riconciliazione,

dove serpeggia la discordia, che portiamo comunione,
dove regna l'idolo del denaro, che portiamo libertà dalle cose,

dove c’è scoraggiamento, che portiamo fiducia,
dove c'è sofferenza, che portiamo consolazione,

dove c'è solitudine, che portiamo compagnia,
dove c’è tristezza, che portiamo gioia,
dove c'è disperazione, che portiamo speranza.

O Maestro, fa' che la nostra famiglia non cerchi tanto di accumulare, quanto di donare,
non si accontenti di godere da sola ma sappia condividere.

Perché c'è più gioia nel dare che nel ricevere,
nel perdonare che nel prevalere,
nel servire che nel dominare.

Così costruiremo insieme una società solidale e fraterna.
Amen


Credo nella famiglia

Credo nella famiglia, o Signore:
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo;
Tu l’hai scelta come tua dimora tra noi,
Tu l’hai voluta come culla della vita.

Credo nella famiglia, o Signore:
anche quando nella nostra casa
entra l’ombra della croce,
quando l’amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.

Credo nella famiglia, o Signore:
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.

Credo nella famiglia: o Signore: come la mia strada
verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
Amen.

Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli


Beati voi che siete una famiglia!

Beati perché siete la culla dell’amore, dove ci si ama,
dove, se vivete l’uno per l’altro, diventate una sola carne.
Beati perché fate sprigionare l’amore che unisce:
voi siete il luogo in cui si impara fin da piccoli a vivere relazioni gratuite,
a diventare "dono" l’uno per l’altro.

Beati perché fate sbocciare la vita e date un futuro alla società.
Voi siete il luogo naturale dove avviene la procreazione delle nuove vite
e dove i figli possono crescere sereni e ricevere una educazione equilibrata.
Beati perché fate crescere le persone:
formate la loro personalità, le aiutate a crescere come "esseri in relazione",
le educate nella vita affettiva e nella socialità.

Beati perché educate i figli:
trasmettete loro i valori essenziali della convivenza civile,
quali la dignità della persona, la fiducia reciproca,
il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà.

Beati perché consolate il vecchio e il malato;
siete l’unico ambiente in grado di offrire
un’accoglienza ricca di calore al bambino e al malato, al disabile e al vecchio.

Beati perché siete il "soggetto sociale" intermedio,
che garantisce il giusto rapporto tra il singolo e la società,
e aiutate le persone a non scivolare nell'individualismo che isola
e a non lasciarsi assorbire dal collettivismo che schiaccia.
Beati perché siete la cellula della società.

Da voi dipende il futuro della persona e della società.
Se muoiono le famiglie, muore la società. Se le famiglie sono sane, è sana anche la società.
Beati perché garantite la sopravvivenza della società,
contribuite all’edificazione della convivenza civile, promuovete la solidarietà sociale,
date un contributo originale al mondo della scuola, del lavoro, dell’economia e della politica.

E per le famiglie che hanno consacrato il loro amore con il sacramento del matrimonio, aggiungo:
"Beati voi, che siete famiglie cristiane!".
Beati perché siete un "Vangelo vivo":
in cui si può "leggere" il volto di Dio-Trinità, il suo amore per l’umanità,
l’amore paziente, eccedente, gratuito di Cristo per la Chiesa.

Beati perché siete le "cellule" vitali delle parrocchie,
costruite la Chiesa e fate crescere la parrocchia come "famiglia di famiglie".
Beati perché avete il dono di poter testimoniare,
annunciare e comunicare l’amore di Dio
per l’umanità e di Cristo per la Chiesa
attraverso i vostri gesti di amore, di perdono,
di accoglienza e di solidarietà, Cristo stesso accoglie, perdona e ama.

Beati perché siete la "piccola Chiesa",
in cui l'annuncio del Vangelo può essere da tutti vissuto
e verificato in maniera semplice e spontanea.

Beati perché avete la possibilità di portare il Vangelo nel contesto della vita di tutti i giorni,
soprattutto nelle situazioni vitali di gioia e dolore, di speranza e attesa,
dove si ripropongono i grandi interrogativi sulla vita.

Beati perché potete trasformare la vostra gioia di essere sposi
in preghiera di lode e di ringraziamento
e con essa potete affrontare i momenti del dolore e della sofferenza.

Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo


Preghiera della famiglia

Fa', o Signore, che nella nostra casa
quando si parla sempre ci si guardi negli occhi.
Non si sia mai soli o nell’indifferenza o nella noia:
i problemi degli altri non siano sconosciuti o ignorati;
chi abbia bisogno possa entrare e sia il benvenuto.
Il lavoro sia importante:
ma non più importante della gioia,
il cibo sia il momento di gioia insieme e di parola,
il riposo sia la pace del cuore oltre che del corpo;
la ricchezza più grande sia la gioia di essere insieme:
il più debole sia al centro della casa;
il più piccolo e il più vecchio siano i più amati;
il domani non faccia paura, perché Dio è sempre vicino.
Si renda grazie a Dio per tutto ciò che la vita offre
e che il Suo amore ci ha dato;
non si abbia paura di essere onesti
e di soffrire per gli altri;
il crocifisso esposto in casa non sia un portafortuna,
ma ricordi tutto questo:
la parrocchia e la chiesa siano sempre
l ’orizzonte più ampio;
la volontà di Dio sia fatta,
così che ciascuno segua la sua vocazione,
la strada indicata dal Signore.
Amen.

Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola


Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita,
fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna",
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie
e di tutte le famiglie del mondo.
Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità
e la loro crescita nella verità e nell'amore.
Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente
la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Giovanni Paolo II (Per il Sinodo sulla famiglia, 1980)


Beata la famiglia

Beata la famiglia aperta alla vita
che accoglie i figli come un dono,
valorizza la presenza degli anziani,
è sensibile ai poveri e ai sofferenti.
Beata la famiglia che prega insieme
per lodare il Signore,
e affidargli preoccupazioni e speranze.
Beata la famiglia
che vive i propri legami nella libertà,
lasciando a tutti autonomia di crescita.
Beata la famiglia dove regna la pace
al suo interno e con tutti:
in lei mette radici la pace del mondo.
Beata la famiglia che vive
in sintonia con l'universo
e si impegna per la costruzione
di un mondo più umano.
Beata la famiglia in cui vivere è gioia,
allontanarsi è nostalgia,
tornare è festa.


Per la Famiglia 

Padre, a volte penso 
che potevi anche non creare la famiglia! 
Potevi farci nascere in modo diverso... 
magari come i polli dentro un capannone 
con l'aria condizionata e... 
senza problemi.

Ma poi, Padre, 
ci penso meglio, e allora ti ringrazio 
per la famiglia. 
Perché è viva, a volte difficile, 
sempre piena di problemi.

Ti ringrazio per i genitori che si lamentano 
e sgridano; per il fratello più piccolo 
che vuole sempre venirmi dietro; 
per la sorella più grande 
che pretende di comandarmi a bacchetta.

Ti ringrazio per mio nonno che vuole raccontare 
sempre di quando era ragazzo lui.

Ti ringrazio per i momenti familiari sereni 
e per quelli agitati.
Padre, sei splendido e meraviglioso.

Padre, ti ringrazio perché hai fatto i genitori come Te: 
ogni giorno da scoprire e da amare di nuovo.