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domenica 5 maggio 2024

Grazie a te, donna...

La Chiesa «...desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei» (Lettera apostolica Mulieris dignitatem, 31).

Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Lettera alle donne (29 Giugno 1995)

Giovanni Paolo II


martedì 8 marzo 2022

Grazie a te, donna


Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. 

Lettera alle donne del mondo in vista della IV Conferenza Mondiale sulla Donna (29 giugno 1995)

Giovanni Paolo II / Karol Jozef Wojtyla (1920 - 2005), papa 

martedì 8 marzo 2016

Non posso vivere né con lei né senza di lei!



In principio, quando nell'opera della creazione giunse il momento di creare la donna, Dio vide che aveva usato tutta la materia per la creazione dell’uomo e non gli rimaneva alcun elemento solido. In grave imbarazzo e dopo profonda meditazione, egli procedette nel modo seguente:
prese le rotondità della luna e la flessibilità delle piante sarmentose,
l’elasticità dei viticci e il tremito dell’erba,
la sottigliezza delle canne e il rigoglio dei fiori,
la lievità delle foglie e l’acutezza della proboscide dell’elefante,
lo sguardo della cerbiatta e la compattezza di uno sciame di api,
la giocondità dei raggi del sole,
il pianto delle nuvole e l’instabilità del vento,
la pavidità della lepre e la vanità del pavone,
la morbidezza del petto del pappagallo e la durezza del diamante,
la dolcezza del miele e la crudeltà della tigre,
il bruciare del fuoco e la freddezza della neve,
il chiacchiericcio della gazza e il canto del cuculo,
la falsità della gru e la fedeltà delle anatre selvatiche
e mescolando tutte queste qualità creò la donna e la diede all'uomo.
Ma dopo una settimana venne l’uomo e disse: «Signore, la creatura che tu mi hai dato mi rende la vita infelice. Chiacchiera in continuazione, mi tormenta senza posa e non mi lascia un momento in pace. Vuole che mi occupi continuamente di lei e mi fa sprecare tutto il mio tempo. Strilla per la minima sciocchezza e se ne sta a oziare tutto il santo giorno. sono venuto a riportarla indietro, perché con lei non posso più vivere.»
Dio disse: «Va bene» e la riprese indietro.
Dopo una settimana l’uomo ritornò e disse: «Signore, ho la sensazione che la mia vita sia diventata un deserto, dal momento in cui ti ho restituito quella creatura. Ripenso a come lei danzava e cantava per me, e come mi sbirciava con la cosa dell’occhio, a come mi parlava e si stringeva a me. E il suo riso era come una musica e lei era bella da vedere e morbida da toccare. Ridammela dunque.»
Il Creatore disse: «Va bene». E gliela ridiede.
Dopo tre giorni l’uomo tornò e disse: «Signore, io non so che cosa mi succeda, ma alla fin fine sono arrivato a concludere che essa è per me un disturbo più che un piacere. Ti prego, riprenditela di nuovo!».
Ma il Creatore disse: «Vattene via, sparisci, perché io ne ho abbastanza! Cerca di vivere come meglio puoi!»
E l’uomo rispose: «Ma con lei non posso vivere!»
E il Creatore rispose: «E neppure senza di lei!» Gli voltò le spalle e continuò nella sua opera.
Allora l’uomo domandò: «Che cosa devo fare? Giacché non posso vivere né con lei né senza di lei!»

da: The Indian Stories
Francis William Bain (1863 - 1940), scrittore inglese

mercoledì 2 dicembre 2015

Aforismi Donna - 2

La donna, fuori dal cristianesimo, o è oppressa o corrompitrice; in nessuno dei due casi i suoi diritti sono mantenuti … Nei tempi di massima dissolutezza, la donna appare come un essere incapace di amare. (Antonio Rosmini, Filosofia del diritto, vol. 2, n. 508)

Quando una donna ha stabilito qualcosa, non c'è marito o amante che possa impedirglielo. Gli uomini farebbero meglio a non costringere le donne, sarebbe il solo mezzo per renderle virtuose. (Mille e una notte)


Se le donne abbassassero le braccia, il cielo cadrebbe. (proverbio africano)

Nessun uomo può eguagliare l'amore e la pietà che può dare una donna. (Madre Teresa di Calcutta)

martedì 8 marzo 2011

Aforismi Donna - 1

Proverbi sulle donne

Abbi donna di te minore, se vuoi essere signore.
Acqua, fumo e mala femmina cacciano la gente di casa.
A donna di gran bellezza dagli poca larghezza.
A donna imbellettata voltagli le spalle.
A giovane assennato, la donna a lato.
Amor, dispetto, rabbia e gelosia, sul cuor della donna han signoria.
Astuzia di donne le vince tutte.
Bella donna, cattiva testa.
Camera adorna, donna savia.
Casa mia, donna mia, pane e aglio vita mia.
Chi bella donna vuol parere, la pelle del viso gli convien dolere.
Chi di una donna brutta s’innamora, lieto con essa invecchia e l’ama ancora.
Chi dice donna dice danno.
Chi donne pratica, giudizio perde.
Chi ha bella donna e castello in frontiera, non ha mai pace in lettiera.
Chi ha cattiva donna, ha il purgatorio per vicino.
Chi piglia l’anguilla per la coda e la donna per la parola, può dire di non tener nulla.
Chi vuol vivere e star sano, dalle donne stia lontano.
Con la pietra si prova l’oro, con l’oro la donna e con la donna l’uomo.
Da una mucca a una donna ci corre un par di corna.
Dal mare sale e dalla donna male.
Dì a una donna che è bella, e il diavolo glielo ripeterà dieci volte.
Di buone armi è armato, chi da buona donna è amato.
Dio ti guardi da donna due volte maritata.
Di una donna il più nobile ornamento, è modestia di volto e portamento.
Donna adorna, tardi esce e tardi torna.
Donna baffuta è sempre piaciuta.
Donna brunetta, di natura netta.
Donna buona vale una corona.
Donna che dona di rado è buona.
Donna che ha molti amici, ha molte lingue mordaci.
Donna che per amor si piglia, si tenga in briglia.
Donna che regge all’oro, val piu d’un gran tesoro
Donna che sa il latino è rara cosa, ma guardati dal prenderla in sposa.
Donna che ti stringe e le braccia al collo ti cinge, poco t’ama e molto finge, e nel fine ti abbrucia e tinge.
Donna ciarliera parla di tutti, e tutti parlano di lei.
Donna di monte, cavalier di corte.
Donna e fuoco, toccali poco.
Donna e luna oggi serena, domani bruna.
Donna, padella e lume sono gran consumo.
Donna pregata nega, trascurata prega.
Donna savia e bella è preziosa anche in gonnella.
Donne e sardine son buone piccoline.
Donne e uomini gelosi, son pericolosi.
Donna e vino, ubriaca il grande e il piccolino.
Donne, asini e noci vogliono le mani atroci.
Donna in treccia, cavallo in cavezza.
Donna io conosco, ch’è una santa a messa e che in casa un’orribil diavolessa.
Donna iraconda, mare senza sponda.
Donna oziosa, non può esser virtuosa.
Donna, padella e lume, sono gran consumo.
Donna prudente, gioia eccellente.
Donna savia e bella è preziosa anche in gonnella.
Donna si lagna, donna si duole, donna s’ammala quando lo vuole.
Donna specchiante, poco filante.
Donna vecchia, donna proverbiosa.
Donne e buoi dei paesi tuoi.
Donne e oche tienne poche.
Donne e motori: gioie e dolori.
Donne e sardine, son buone piccoline.
Donne, danno, fanno gli uomini e li disfanno.
Donne per casa, una in figura e una in pittura.
Dove la donna domina e governa ivi sovente la pace non sverna.
Dove son donne innamorate morte, è inutile serrar finestre e porte.
Donna specchiante, poco filante.
Donne e oche tienine poche.
Donne danno, fanno gli uomini e li disfanno.
Dove donna domina, tutto si contamina.
Due donne e un’oca fanno un mercato.
É piú facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio.
Fiume, grondaia e donna parlatora mandan l’uomo di casa fuora.
Gli uomini fanno la roba, e le donne la conservano.
Gli uomini hanno gli anni che sentono, le donne quelli che dimostrano.
Il sacco l’uomo lo empie e la donna l’attacca.
In Roma più vale la cortigiana che la donna romana.
La bella donna è un bel cipresso.
La donna alla finestra, la gatta alla minestra.
La donna è come la castagna; bella di fuori, e dentro è la magagna.
La donna è come l’appetito, va contentata a tempo.
La donna ha oggi la maschia fattezza e l’uomo della donna ha la mollezza.
La donna ha più capricci che ricci.
La donna, il fuoco e il mare fanno l’uom pericolare.
La donna ne sa un punto più del diavolo.
La donna oziosa non può essere virtuosa.
La donna, per piccola che sia, vince il diavolo in furberia.
La donna raramente è bella ed onesta.
La donna sa dove nasce e non sa dove muore.
La donna troppo vista è di facile conquista.
La gatta ha sette vite, e la donna sette più.
Lagrime di donne, fontana di malizia.
La pazienza è dei frati, e delle donne che han gli uomini matti.
La pecunia, se la sai usare, è ancella; se no, è donna.
Le buone donne non hanno né occhi né orecchi.
Le donne dicono sempre il vero; ma non lo dicono tutto intero.
Le donne e le ciliege son colorite per lor proprio danno.
Le donne hanno quattro malattie all’anno, e tre mesi dura ogni malanno.
Le donne hanno sette spiriti in corpo.
Le donne per parer belle si fanno brutte.
Le donne, quando son ragazze, han sette mani e una lingua sola; e quando son maritate, han sette lingue e una mano sola.
Le donne s’attaccano sempre al peggio.
Le donne sono sante in chiesa, angeli in strada, diavole in casa, civette alla finestra e gazze alla porta.
Le donne sono una certa mercanzia da non le tener troppo in casa.
Le donne tacciono quello che non sanno.
Le ragazze sono d’oro, le sposate d’argento, le vedove di rame e le vecchie di latta.
Malanno e donna senza ragione, si trovano in ogni luogo e in ogni stagione.
Matta è la donna che nell’uomo crede, che ne’ calzoni si porta la fede.
Mentre le belle si guardano, le brutte si sposano.
Né donna né tela a lume di candela.
Né lettere né doni rifiutan le donne.
Non c’è sabato senza sole, nè donna senza amore.
Non v’è sabato senza sole, non v’è donna senza amore, né domenica senza sapore, né vecchio senza dolore.
Non vinse mai donna per la sua fortezza, vinse sempre per nostra debolezza.
Omo da vino, dieci per un duino; donna da vino, cento per duino.
Per amore anche una donna onesta può perdere la testa.
Piglia casa con focolare, e donna che sappia filare.
Più facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio.
Più vale una savia donna filando, che cento triste vegliando.
Povera la donna che si pente d’essere stata buona.
Quando la donna folleggia, la fante danneggia.
Quel che alla donna ogni segreto fida, ne vien col tempo a far pubbliche grida.
Se la donna di gran beltade non ha angelica onestade, non gli far veder le strade.
Se le donne fossero d’oro, non varrebbero una lira.
Spesso l’uomo ingannato si trova che piglia donna a vista e non a prova.
Tempo, vento, signor, donna, fortuna, voltano e tornan come fa la luna.
Tre cose fan l’uomo accorto, lite, donna e porto.
Tre cose non si possono tener nascoste, donne in casa, fusi in sacco e paglia nelle scarpe.
Tre cose son facili a credere, uomo morto, donna gravida e nave rotta.
Tre donne fanno un mercato e quattro una fiera.
Una buona donna in casa è la miglior cassa di risparmio.
Una casa senza donna è come una lanterna senza lume.
Un uomo di paglia vuole una donna d’oro.
Uomo che ha voce di donna, e donna che ha voce d’uomo, guardatene.
Uomo e donna in stretto loco, secca paglia appresso al foco.
Vuoi tu farti creder donna beata, parla di tua cognata.

domenica 7 marzo 2010

Lettera di Dio a una donna

Cara donna,
quando ho creato i cieli e la terra, li ho chiamati all’esistenza.
Quando ho creato l'uomo, l’ho plasmato ed ho soffiato un alito di vita nelle sue narici.
Ma ho modellato te, donna, dopo aver inspirato l'alito di vita nell'uomo perché le tue narici sono troppo delicate.
Ho permesso che un sonno profondo scendesse su lui così ho potuto pazientemente e perfettamente modellarti.
Ho fatto dormire l'uomo in modo che non potesse interferire con la mia creatività.

Ti ho modellato da un osso.
Ho scelto l'osso che protegge la vita dell’uomo.
Ho scelto la nervatura che sostiene e protegge il suo cuore ed i polmoni: ciò che tu sei chiamata a fare.
Intorno a questo un osso, ti ho plasmato... ti ho modellato.
Ti ho creato in modo perfetto e bello.
Le tue caratteristiche sono come la nervatura, forte tuttavia delicata e fragile.
Tu assicuri protezione per l'organo più delicato nell'uomo, il suo cuore. Il cuore è il centro del suo essere; i suoi polmoni trattengono l'alito di vita.
La gabbia di nervatura sarà disposta a rompersi prima di permettere che il cuore venga danneggiato.
Sostieni l'uomo come la gabbia di nervatura sostiene il corpo.
Non sei stata presa dai suoi piedi, per essere sotto lui, né sei stata presa dalla sua testa, per essere sopra lui. Sei stata presa dal suo lato, per essere al suo fianco: sii sempre vicino a lui.

Sei il mio angelo perfetto.
Sei la mia bella piccola ragazza. Sei cresciuta per essere una eccellente e splendida donna ed i miei occhi si riempiono quando vedono le virtù nel tuo cuore.
I tuoi occhi... non li cambiare.
Le tue labbra... quanto sono belle quando pregano.
Il tuo naso, dalla forma così perfetta.
Le tue mani così delicate nel toccare.
Ho accarezzato il tuo volto mentre dormivi.
Ho tenuto il tuo cuore vicino al mio.
Di tutto ciò che vive e respira tu sei la creatura che mi assomiglia di più.
Adamo ha passeggiato con me nella brezza del giorno, tuttavia era solo.
Lui non poteva né vedermi né toccarmi.
Poteva solo sentirmi.
Così ho reso partecipe Adamo di ogni cosa ma perché potesse conoscermi, ho modellato te: mia santità, mia fortezza, mia purezza, mio amore, mia protezione e sostegno.
Sei speciale perché sei una mia estensione.
L'uomo rappresenta la mia immagine, tu, donna, le mie emozioni.
Insieme, uomo e donna, rappresentate la totalità di Dio.

Sorridi, ti amo!
Dio

Donna

Donna,
non sei soltanto l'opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d'estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.

Rabindranath Tagore (1861 - 1941), scrittore, poeta e filosofo indiano

Nova angeletta sovra l'ale accorta

Nova angeletta sovra l'ale accorta
scese dal cielo in su la fresca riva
là 'nd'io passava sol per mio destino.

Poi che senza compagna e senza scorta
mi vide, un laccio che di seta ordiva
tese fra l'erba ond'è verde il camino.

Allor fui preso, e non mi spiacque poi,
sì dolce lume uscia degli occhi suoi!

Francesco Petrarca