Visualizzazione post con etichetta Pignatelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pignatelli. Mostra tutti i post

lunedì 3 aprile 2023

Angelo di Dio


Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me,
che ti fui affidato 
dalla pietà celeste. Amen

    Angelo di Dio,
    tu sei il mio custode,
    illumina e proteggi la mia vita,
    guida i miei passi
    per comprendere e compiere 
    sempre la volontà di Dio. Amen
    (Francesco Pignatelli)

Mostrandomi la via, non mi abbandonare in alcun modo
e cura pian piano, dolcemente, la lentezza del cuore appesantito. 
Infatti, è duro di cuore il genere umano e lento all’azione del bene. 
Dirigimi verso una vita perfetta, nel modo più bello, 
congiunto alle idee delle cose belle. 
(Preghiera bizantina rivolta all’angelo custode di un autore sconosciuto dell’Italia meridionale. Il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca medicea laurenziana di Firenze)

martedì 24 marzo 2020

Il Cielo e la terra attendono il tuo "sì"!


Andrea della Robbia, Annunciazione (1475) 
terracotta invetriata, Santuario della Verna (Chiusi della Verna, Arezzo)*

Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita.

Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch'essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano.

O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, da' il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.

Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.

"Eccomi", dice, "sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).

Omelie sulla Madonna (Om. 4, 8 - 9, Opera omnia. 4, 1966, p. 53 - 54)

Bernardo di Chiaravalle, (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo

---------------------------------------------

(*) Sullo sfondo azzurro del cielo toscano ottenuto col lapislazzuli da Andrea della Robbia (1435 - 1525), si stagliano le figure di Dio Padre, circondato da cherubini, dello Spirito in forma di colomba, dell’arcangelo Gabriele e di Maria.
La vergine Maria, seduta, ha sulle ginocchia il libro della Bibbia aperto sulla profezia di Isaia: “Ecce virgo concipiet…” - “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio…” (Isaia 7,14). Tutti i personaggi della scena attendono trepidanti il “sì” di Maria: il Padre che, con le braccia allargate, invia lo Spirito; la colomba dello Spirito sospesa in aria con le ali alzate; Gabriele inginocchiato ai suoi piedi e con le mani congiunte. Dio crea e rispetta la libertà dell’uomo, attende l’assenso di una fanciulla per realizzare l’opera stessa della redenzione. Maria, portando al petto la mano, pronuncia le parole incise alla base del quadro: “Ecce ancilla Domini” - “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Luca 1, 38). 
F.P.

sabato 13 gennaio 2018

Quel nemico subdolo che non ti percuote ma ti accarezza il ventre


Ora invece noi combattiamo contro un persecutore ingannevole, un nemico che lusinga, [l'imperatore] Costanzo l'anticristo: egli non percuote il dorso ma accarezza il ventre, non ci confisca i beni per la vita ma ci arricchisce per la morte, non ci sospinge col carcere verso la libertà ma ci riempie di incarichi nella sua reggia per la servitù, non spossa i nostri fianchi ma si impadronisce del cuore, non taglia la testa con la spada ma uccide l'anima con l'oro, non minaccia di bruciare pubblicamente, ma accende la geenna privatamente. Non combatte per non essere vinto ma lusinga per dominare, confessa il Cristo per rinnegarlo, favorisce l'unità per impedire la pace, reprime le eresie per sopprimere i cristiani, carica di onori i sacerdoti perché non ci siano più vescovi, costruisce le chiese per distruggere la fede. Ti porta in giro a parole, con la bocca, ma fa di tutto perché non si creda che tu sei Dio, come il Padre.

Contro l'imperatore Costanzo, a cura di Luigi Longobardo, Roma, Ed. Città nuova, 1997, p. 48 - 49.

Ilario di Poitiers (310ca.‒ 367), santo, vescovo e dottore della Chiesa


Ilario, vescovo della Chiesa di Cristo, si è sempre professato suddito fedele dell’imperatore, ma quando Costanzo fa dell’Arianesimo (che considerava Gesù, figlio di Dio, ma in quanto creatura sia pure la più eccellente di tutte e la più vicina alla divinità) la dottrina ufficiale dell’Impero e il riconoscimento dell’eresia diventa definitivo, senza esitare scrive il libro Contro l’imperatore Costanzo: una testimonianza della sua statura morale e della fedeltà all'autentica professione di fede espressa nel credo di Nicea (325), ma anche la messa in evidenza di una questione di fondo destinata a rinascere inevitabilmente in seguito: il problema della libertà e della autonomia dei cristiani nell'interpretazione della verità e nella proclamazione del Vangelo al mondo. Ilario parla della persecuzione subdola di Costanzo, che gli costerà l’esilio, e per questo rimpiange di non essere vissuto ai tempi di Nerone e di Decio in cui i cristiani venivano sì perseguitati ma in un modo dichiarato ed aperto. Qualche decennio dopo, Sant'Agostino dirà che i nuovi persecutori “…non impellunt corpora christianorum, sed lacerant animas christianorum” (En. in ps. 69, 2) “…non seviziano più i corpi dei cristiani, ma lacerano le loro anime”: un monito sempre attuale a stare in guardia contro i “nemici di Cristo e dell’uomo” che, in modo spesso subdolo e occulto, “…non percuotono più il dorso ma accarezzano il ventre”.
F.P.

domenica 19 febbraio 2017

Il giullare della Madonna


Glyn Philpot, Le Jongleur Du Notre Dame (1928)

(Personaggi: Jean, il giocoliere; fra’ Bonifacio; il priore; il monaco poeta; il monaco pittore; il monaco musicista; il monaco scultore; folla e mercanti, monaci) 

Siamo nella Francia dell' XI secolo …nel cuore del Medioevo.
È giorno di mercato e di festa nella piazza davanti all'Abazia di Cluny. Jean, un giullare, cerca di guadagnarsi qualche soldo con il suo repertorio di giochi e canzoni quasi tutte dissacratorie e sboccate. La folla lo dileggia e chiede con insistenza che intoni un inno: l’“Alleluja del vino”…
In quel momento esce dall'abazia il priore, arrabbiato per questo canto scandaloso e rimprovera Jean invitandolo a una vita migliore, nel suo convento, dove potrà fare penitenza. Gli occhi di Jean fissano quelli incavati nelle orbite del priore. La sua figura, autoritaria ed austera, severa ma nello stesso tempo “paterna” ha suscitato qualcosa in lui che non sa spiegarsi chiaramente… è un qualcosa che va oltre il suo rimprovero. Jean lo segue senza esitazione: non sa cosa gli succede… ha un senso di vergogna non per ciò che ha fatto, ma per tutta la sua vita: l’allegria e la spensieratezza di quegli anni gli sembravano la maschera della sua vera esistenza… della sua vera persona, del vuoto che aveva dentro e che non sapeva come colmare…
La vita al monastero è molto rigida. I monaci trascorrono le loro giornate pregando e lavorando. Jean “esplora” la grande abazia: prova un senso di meraviglia, stupore ma anche molto disagio e umiliazione: quasi tutti i monaci sono dotti, letterati, poeti, artisti… e lui si sente un poco di buono che non ha mai fatto nulla di valido nella vita. Già... ed è per questo che solo Fra’ Bonifacio, uno dei cuochi del monastero, riesce a dargli retta ed a fargli coraggio. Vedendolo un po’ giù, un giorno, il frate cuciniere tra un pentolone e l’altro, racconta una graziosa leggenda all'umiliato giullare, che nella colta abazia di Cluny, tra monaci poeti, pittori, scultori e musicisti, non sa il latino, nè conosce le arti nobili ma solo il volgare mestiere del giocoliere.
«Fuggendo i soldati di Erode, la Madonna chiede a un cespuglio di rose di poter nascondere il minacciato Bambino Gesù, ma il fiore orgoglioso (come i monaci artisti che disdegnano il novizio giullare) rifiuta di accoglierlo per non sgualcire i suoi petali, mentre l´umile salvia apre le sue foglie odorose e il Bimbo Gesù vi si addormenta “come dentro una culla”. E la Vergine benedetta tra tutte le donne – concluse Fra’ Bonifacio – chiamò l´umile salvia benedetta tra tutti i fiori».
Proprio questa leggenda “dell’umile salvia” benedetta dalla Vergine potrà dar animo a Jean – pensò Fra’ Bonifacio – tanto più che siamo nel mese di maggio! Sì, maggio, il mese dedicato a Maria. Ognuno dei monaci faceva di tutto per onorare la Vergine con l’arte in cui eccelleva, chi dipingendone e scolpendone le sembianze, chi cantandone le lodi in versi aulici e in musica togata. Jean è solo un giullare. Ed un povero ex giullare da strapazzo cosa può mai dedicare a Maria?
Jean passeggia da solo, a testa bassa, con il saio bianco a ciondoloni perché l’unico che aveva trovato una misura più grande della sua, nella penombra della chiesa della maestosa abazia. Si ferma davanti all'altare della Vergine. Lei lo guarda con il volto illuminato dalla luce fioca e tremolante delle candele. È afflitto perché non sa cosa dedicare alla Vergine. Con l'incubo di non saper parlare in latino, comprende allora  che la sua pochezza non è un peccato e che a Dio si può arrivare attraverso l'umiltà. E non esistono mestieri meno degni di altri, perché se una cosa è fatta con fede ed amore, ogni strada può portare a Dio e alla Madonna. Certo… era molto bella la legenda della salvia!
«Oh, se la tua bianca mano mi benedicesse un giorno - esclama rapito Jean - venga pure la morte; morirò sotto i tuoi occhi e sarà un giorno di festa!».  Basta un po’ di fede e tanto amore!
E così un giorno, riveste segretamente il suo antico costume giullaresco e davanti all'altare saltella giulivo sui ritmi e le melodie delle sue vecchie canzoni, si tiene in equilibrio su sedia… fa roteare in aria tre candelieri… rendendo il suo devoto omaggio alla Vergine con quegli stessi esercizi profani che lui prima faceva in giro per le piazze della Francia.
Il rumore insolito richiama primo alcuni e poi tutti gli altri monaci: «…che irriverenza! …fai il saltimbanco finanche in chiesa! ...Vergogna!»
Jean cade per terra tra sedie, candele e quant'altro aveva usato per i suoi giochi,  ma – cosa succede?  –  sta quasi per essere linciato e malmenato dagli altri monaci quando improvvisamente avviene il miracolo: la statua della Madonna si anima e benedice l’ingenuo giullare.
«Oh, se la tua bianca mano mi benedicesse un giorno!» ...la preghiera di un momento di sconforto fu così esaudita. Ed è davvero un giorno di festa: non c’è più tristezza nel suo cuore, anzi, è colmo di gioia! Il giullare di Maria viene da lei chiamato in Cielo, spirando in una dolcissima estasi.
Jean il giocoliere, va verso una morte di luce: sale una scala che porta in Paradiso, dove la Madonna gli sta tendendo la mano, mentre i frati, ravveduti, si inginocchiano, riconoscendo la sua santità.
«Beati gli umili – esclama alla fine il priore del convento  – perché essi vedranno Dio».

 Sintesi di Francesco Pignatelli liberamente tratta dal testo "Le Jongleur de Notre-Dame"

Jules Massenet (1842 - 1912), compositore e musicista francese

giovedì 8 dicembre 2016

Salve, Regina, Mater misericordiae


Ti salutiamo, Regina,
madre misericordiosa: 
tu sei la nostra vita, 
la nostra serenità, 
la nostra speranza. 

Noi, figli di Eva 
lontani dalla nostra patria, 
ci rivolgiamo a te e da questa terra di dolore 
a te volgiamo il nostro sguardo 
segnato dalla sofferenza e dalle lacrime.

Tu, nostra difesa, 
guardaci con pietà e, 
dopo il nostro pellegrinaggio terreno, 
presentaci a Gesù, tuo figlio.   

Tu sei benevola, tu sei pietosa, 
tu sei amorevole, Vergine Maria!

F. P.


giovedì 25 agosto 2011

Perdonare

Perdonare è un cammino
non un'azione estemporanea.

A perdonare
bisogna essere preparati
o almeno disposti a... mettersi in cammino.

Per perdonare bisogna avere un animo misericordioso,
capace di riconoscere prima di tutto in se stessi
limiti, peccati, mali e contraddizioni.

Per perdonare bisogna essere coscienti
di essere prima di tutto personalmente bisognosi di perdono.

Perdonare è un cammino perchè
chi perdona non si ferma al male fatto o subìto
ma va oltre:
fa di tutto perchè l'ultima parola sia il bene, l'amore, la vita.

Chi perdona cerca di amare e pregare per il proprio "nemico".
“Porgere l'altra guancia” non significa essere passivi
di fronte al male o far finta di niente
ma vuol dire spezzare il circolo vizioso dell'odio e della vendetta
(a volte mascherata da una falsa "sete di giustizia")
ed impegnarsi a costruire o ri-costruire il bene,
anzi "voler il bene" del fratello che sbaglia,
fargli capire che sbaglia e che c'e' qualcuno
che nonostante tutto lo ama...

Questo è quanto ci chiede Gesù.
Sì, a volte, perdonare non è "umano",
ossia a volte non ce la facciamo proprio.

Perdonare è "divino"
ossia va oltre una giustizia o una visione umana.
Bisogna quindi pregare perchè il Signore
ci dia la forza di perdonare... almeno "formalmente"!
Sì, non è per esteriorità o formalismo:
il "formalmente" potrebbe essere
il primo passo di questo cammino.

Gli altri passi potrebbero essere, appunto,
chiedere al Signore la forza e il coraggio di perdonare
ed anche di ...dimenticare.

Il primo passo del perdono è il non conservare rancore.
Perchè se il Signore - come dice la Bibbia (Isaia 38,17) –
“si getta alle spalle i nostri peccati” e li dimentica...
vuol dire che anche noi dovremmo fare lo spesso!
Anche psicologicamente il ricordare il male ricevuto
è una specie di meccanismo perverso
che ci intrappola e ci paralizza.
Il passato è passato
e neanche Dio può cambiarlo!

Francesco Pignatelli

mercoledì 25 dicembre 1996

Musica dell’Universo

Musica dell’Universo
Armonia del Cosmo
Bellezza della Creazione
Poesia della Natura
sei Tu,
Parola divenuta carne!

Fa’ di tutti noi,
note,
un gioioso canto di lode
a Te,
Amante della vita
Vita dell’amore!

Universal music
Cosmic harmony
Creation’s beauty
Nature’s poetry
are You,
Word made flesh!

Of us all,
little notes,
make a joyous song of praise
to You,
Lover of life
Life of love!

Francesco Pignatelli