sabato 30 marzo 2019

Aforismi Morte

Coloro che amiamo e che abbiamo perduto, non sono più dov'erano, ma sono ovunque noi siamo. (Sant'Agostino di Ippona)

Non ti chiedo, Signore, perché ce lo hai tolto. Ti ringrazio per il tempo che ce lo hai lasciato. (Sant'Agostino di Ippona)

I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili. Tengono i loro occhi pieni di luce fissi nei nostri pieni di lacrime. (Sant'Agostino di Ippona) 

Beatus qui amat te et amicum in te et inimicum propter te. Solus enim nullum carum amittit cui omnes in illo cari sunt, qui non amittitur.
Beato chi ama te e l'amico in te e il nemico per te. Non perde nessuna persona cara solo colui al quale sono tutti cari nell'unico che non si può perdere, te. (Sant'Agostino di Ippona, Confessioni, 4, 9, 14)
Non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in colui che non si può perdere.

Quando mi sarò a te unito con tutto il mio essere, più non vi sarà per me né dolore, né travaglio, e viva sarà la mia vita tutta piena di te. (Sant’Agostino di Ippona, Confessioni, X, 28)

...come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato. (Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 34)

La morte, per chi sa comprenderla, è immortalità; ma per gli ignoranti, che non comprendono, essa è solo la morte. Non è questa morte che dobbiamo temere, ma la perdita dell'anima che è la non conoscenza di Dio. Questo è cosa tremenda per l'anima! (Sant'Antonio Abate, I 170 testi della vita santa, 49)

Abba Antonio, scrutando l’abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli». (Sant'Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio

Non gioire per la morte di qualcuno; ricordati che tutti moriremo. (Bibbia, Siracide 8,7)

La morte non è cattiva, se non siamo diventati noi stessi cattivi. La morte è la grazia, il più grande dono di grazia che Dio concede alle persone che credono in lui. La morte è mansueta, la morte è dolce e gentile... (Dietrich Bonhoeffer)

Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non é nulla per noi, perchè quando ci siamo noi non c'é lei e quando c'é lei non ci siamo più noi. (Epicuro, Lettera a Meneceo)

La distanza tra il Cielo e la terra non potrà mai separare i cuori che Dio ha unito. (San Francesco di Sales)

È un grande dolore averlo perduto, ma ti ringraziamo, o Dio, di averlo avuto, anzi di averlo ancora, perché chi torna al Signore non esce di casa. (San Girolamo)

Pallida mors aequo pulsat pede pauperum tabernas regumque turres. / La pallida morte bussa con lo stesso piede ai tuguri dei poveri e alle torri dei re. (Orazio)

Non omnis moriar multaque pars mei / vitabit Libitinam usque ego postera /
crescam laude recens... Non morirò del tutto, anzi una gran parte di me / eviterà la morte; per sempre /
io crescerò rinnovato dalla lode dei posteri... (Orazio, Odi II,30)

Debemur morti nos nostraque. Siamo votati alla morte noi e tutte le nostre cose. (Orazio)

Mors et fugacem persequitur virum. La morte raggiunge anche l’uomo che fugge. (Orazio)

Mors ultima linea rerum est. La morte è l’estremo limite delle cose. (Orazio)

Omnem crede diem tibi diluxisse supremum: grata superveniet quae non sperabitur hora. Fa come se ogni giorno sia stato l’ultimo a splendere per te: gradita giungerà l’ora che non ti aspetti. (Orazio)

Niente di bello è separabile dalla vita e la vita è ciò che muore. (Paul Valéry)

La morte non è una luce che si spegne. É mettere fuori la lampada perché è arrivata l'alba. (Rabindranath Tagore)

Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. (San Vincenzo De' Paoli)

Non possiamo comprendere la vita se in qualche modo non ci spieghiamo la morte. (Luigi Pirandello)

La morte non è una astrazione.

E' la nostra volontà di vivere a tenerci su questa terra; non è difficile morire, se davvero lo vogliamo.
In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l'uomo, al pensiero dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. (Gaudium et spes, 18)

Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore. (Gaudium et spes, 18)

Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. (Gaudium et spes, 18)

Povera e difettosa è stata la mia vita; mi conceda il Signore che penitente e santa sia almeno la mia morte.

Forse mai come oggi il rapporto con la morte è stato cosi povero: in questi tempi di inaridimento spirituale gli uomini, che hanno fretta di esistere, sembrano voler eludere il mistero. Ignorano di impoverire, in questo modo, una delle fonti essenziali che danno il senso e il gusto della vita. (Francois Mitterrand)

L’importante è che la morte ci trovi vivi. (Marcello Marchesi) 

È rischio di morte il nascimento. (Giacomo Leopardi)

E' un paradosso psicologico che chi ha molta paura di morire ha anche molta paura di vivere: e, nel tentativo di ingannare la morte, si defrauda la vita.

Il nostro dolore è immenso, ma noi siamo cristiani, noi possiamo anche sentire e trovare un sollievo nella morte. ...Non piangete sui nostri posti vuoti. Le famiglie cristiane non si scompongono mai: la lontananza accresce nel desiderio del ritorno l'amore, e la morte lo consacra in un vincolo eterno. Non piangete, e se mai non potete trattenere questo umano sollievo, fate che le vostre lacrime non siano senza speranza. Siamo cristiani! (Primo Mazzolari)

Si muore, chiudendo gli occhi, per non vedere più; buttandosi nella pace della morte per la stanchezza di vivere. (Primo Mazzolari)

La gioia di veder passare il tempo, la gioia di finire! La vita è bella perché passa! Non afferrate la ragione della bellezza della morte? E' giusto, è bello morire! (Primo Mazzolari)

E’ abbastanza comodo aspettare la morte per mettere a posto le cose che da vivi lasciamo andare come non dovrebbero andare. (Primo Mazzolari)

Se invece di chiudere gli occhi sulla morte, ci vedessimo morire, la giustizia camminerebbe davanti alla morte, e la morte ci farebbe meno paura. (Primo Mazzolari)

La morte è "finire di morire". (Alessandro Pronzato)

L'esser morti in realtà è una delle seguenti condizioni: o il morto è nulla più, e nessuna sensazione di nessuna cosa egli ha più, oppure la morte e un trasferimento e una trasmigrazione per l'anima da questo verso un altro luogo, dove essa pone la sua dimora. (Platone)

Morire non è nulla. Il difficile è vivere!

Non temete la morte, ma soltanto l'inutilità della vita. (Giovanni Papini)

Non ho fatto che una cosa nel corso della mia vita: imparare a morire. (Bunam di Peshischa)

Quando io crederò di imparare a vivere, imparerò a morire. (Giorgio Strehler)

A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella. (S. Gregorio di Nissa)

Io non muoio, entro nella vita. (Santa Teresa di Lisieux)

Come morire? Viviamo in un mondo in cui questa domanda genera paura. Altre civiltà, prima della nostra, sapevano guardare la morte in faccia. Esse tracciavano per la comunità e per ognuno di noi il cammino che conduce a questo passaggio, dando al compimento del destino umano tutta la sua ricchezza e il suo significato. (Francois Mitterrand)

- Per noi la morte è vita. Ma bisogna morire vecchi. Morire giovani non è economico. Quando avremo dato tutto, allora è tempo di morire. Intanto c'è da lavorare sodo e per molti anni. Siamo disposti ad andare incontro al Signore quando egli voglia, tuttavia gli chiediamo che avvenga tardi. Dobbiamo desiderare di vivere per lavorare per il Signore e per voler bene a tutte le anime: di ogni razza, di ogni lingua, di ogni nazione. Siamo tutti fratelli, tutti figli di Dio; ma purtroppo tanti, invece di seminare amore, seminano odio ... Ecco perché è necessario vivere molti anni, seminando sempre un grande amore fra tutti gli uomini.

Non ho assolutamente paura della morte, perché ho comunque fatto qualcosa nel mondo. (Nachman di Breslav)

Quel che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso.

Nulla decide la vita come la morte. E nulla decide la morte come la vita. 

Nulla è irripetibile come la morte. (Mons. Enrico Masseroni)

Oggi si muore di senso comune. (Oscar Wilde)

Pochi conoscono la morte. Solitamente la si sopporta non per fermezza, ma per stupidita e per abitudine, e la maggior parte degli uomini muore perché non si può far niente per non morire. (Francois de la Rochefoucauld)

Perché invecchiare, morire? (Eugene Ionesco)

No, noi non moriamo! Cambiamo semplicemente casa. Questa è la speranza che arride per mezzo della fede e dell'amore a noi cristiani; una speranza che è certezza. Non si tratta d'altro che di un arrivederci. Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con se le anime quando sono mature.

Si nasce, si cresce, si vive, tutta la natura vive e precipita incredibilmente verso la morte, verso ciò che non esiste più. (Eugene Ionesco)

Si muore per nascere. (Eugene Ionesco)

O morte, come amaro è il tuo pensiero, come veloce il tuo arrivo, come segreto il tuo cammino, come dubbia la tua ora, come completa la tua signoria.

La morte non è né vicina né lontana. La morte non è. Quella che dobbiamo vivere fino in fondo è la vita.
La morte di un grande uomo è un danno comune.

Gli uomini non avendo potuto guarire la morte, la miseria e l'ignoranza, hanno risolto, per vivere felici, di non pensarci. (Blaise Pascal)

Quando morirai ti accorgerai di non essere mai stato vivo. 

Il timore di morire, di morire del tutto, ci fa attaccare alla vita, e la speranza di vivere un'altra vita ci fa detestare questa. (Miguel de Unamuno)

La morte si sconta vivendo. (Giuseppe Ungaretti)

La morte è paura soltanto se si sbaglia la vita.

Quando ci siamo noi, la morte non c'è, e quando c'è la morte, noi non ci siamo. (Epicuro).

Si tratta di un artificio che fa sorridere più che pensare. (Blondel).

I morti sono veramente tali quando muoiono nel ricordo dei vivi. (De Oliveira Santos) 

Ogni uomo, un giorno, deve morire. Ma non tutte le morti hanno lo stesso significato. (Andrej Siniavskij)

In piccole dosi, si muore ogni giorno ...

Morire è tremendo, ma l'idea di dover morire senza aver vissuto è insopportabile. (Erik Fromm)

Certi non d'altro mai che di morire. (Vittoria Colonna)

Distaccandoci dai nostri cari cominciamo a morire. (Giuseppe Giusti)

La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdo al porto. (Plutarco)

Si nasce per morire, si muore per essere. (Eugene Ionesco)

Sento che la morte sarà una meravigliosa rinascita. Perciò mi avvicino alla morte come un bimbo che va nel suo letto. Voglio accettare tranquillamente quest'ora di coricarmi e voglio dire al Signore che la mia vita è stata un gran bene. (Leo Baeck)

Non mi preoccupa dover morire, mi preoccupa non sapere quando ...

L'uomo, per quanto faccia, non riesce a sottrarsi al pensiero della morte: se non altro per la triste esperienza di vedersi scomparire coloro che ama.

La vera morte avviene allorché si chiudono gli ultimi occhi che hanno visto il nostro volto. (Jorge Luis Borges)

L'unica cosa che dà vera grandezza all'uomo è il fatto che muoia. (Pier Paolo Pasolini)

Fa' che la mia anima si innalzi dove il vivere è calma, e senza morte. (Giuseppe Ungaretti)

Cresci dentro di noi che continuiamo a vivere, alimentati dalla tua presenza. (Elio Filippo Accrocca)

Se l'uomo nella prima metà della vita è animato da un istintivo "voler vivere", deve prepararsi, nella seconda metà, a "voler morire", unico atteggiamento che gli può permettere di continuare a voler vivere. (Carl Gustav Jung)
Chi capisce veramente la morte e la onora, al tempo stesso esalta la vita. (Rainer Maria Rilke)

La morte è buona perché dà a ognuno il proprio posto. (Andrej Siniavsky)

Sull'orlo della tomba vale più la memoria di una buona azione che mille lodi. (Niccolini)

Bisogna regolarsi sempre in maniera che, in qualunque ora la morte venga, ci trovi sempre Pronti. (Don Bosco)

Quanto tempo mi concederà il Signore per lavorare e servirlo nei servi suoi? Non lo so e non sono ansioso di saperlo. Sempre mi tengo pronto a vivere come a morire. (Giovanni XXIII)

Nulla più certo della morte: nulla più incerto dell'ora della morte. (S. Antonio)

Non ti disgusti il nome della morte; ti allietino invece i benefici di un transito felice. In realtà la morte è la sepoltura dei vizi e la risurrezione delle virtù.
(S. Ambrogio)

Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte. (S. Ignazio di Loyola)

Io non penso mai che la morte possa troncare i miei disegni, ma faccio ogni cosa come se fosse l'ultima di mia vita. (Don Bosco)

Il timore della morte è più crudele della morte stessa. (P. Siro)

Morire prima di avere fatto tutto quello che si desiderava fare è una tragedia. Morire molto tempo dopo avere fatto tutto quello che si voleva fare è un disastro. (K Smith)

La morte che ci coglie combattendo per nostro Signore è la morte più gloriosa e più desiderabile. (S. Vincenzo)

La morte è onnipresente, perciò non privare di una gioia chi se l'aspetta da te, e concedila anche a chi è lontano e non osa aspettarsela da te. (Zenta Maurina)

Per mettere al sicuro la nostra salvezza, è necessario vivere nello stato in cui vorremmo morire; nello stato in cui bisogna morire per essere salvi.
 (La Colombière)

Gli uomini, non avendo potuto vincere la morte, per poter essere felici, si son messi d'accordo di non pensarci. E’ tutto quello che hanno potuto fare per consolarsi! (Pascal)

Niuna cosa fa morire tanto contento, quanto ricordarsi di non aver mai offeso alcuno, anzi piuttosto beneficato ognuno. (N. Machiavelli)

Il cristiano deve essere sempre pronto a morire e a comunicarsi. (P. Olivaint)

E’ per misericordia del Signore che tu ignori quando dovrai morire; ed è nascosto il giorno estremo, affinché tutti i giorni siano presi in considerazione. (S. Agostino)

Non desidero morire d'una paralisi progressiva delle mie facoltà, come un uomo sconfitto. La pallottola d'un assassino potrebbe porre fine alla mia vita. L'accoglierei con gioia. (Gandhi)

Quando prenderemo coscienza del nostro compito, per quanto sia poco vistoso, solo allora saremo felici. Solo allora potremo vivere in pace e morire in pace, perché ciò che dà un senso alla vita dà un senso alla morte. (A. de Saint Exupery)

Chi riuscirà a insegnare agli uomini a morire, avrà loro insegnato a vivere. (M. Montaigne)

La morte è terribile per coloro per i quali con la vita si estingue tutto, non per quelli la cui memoria non può morire. (Cicerone)

Tieni tutto il giorno dinanzi agli occhi la morte e tutte le altre cose che sembrano più spaventose, e mai non ti cadrà in mente il pensiero vile, ne ti nasceranno desideri troppo ardenti. (Epitteto)

Chi ha Qualcuno davanti non si ferma più e nessuno lo ferma, neanche la morte, perché Lui è più forte della morte. (Primo Mazzolari)

La nostra vita terrena è il preludio di un glorioso nuovo risveglio, e la morte è una porta aperta che ci conduce alla vita eterna. (M. L. King)

La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdo al porto. (Plutarco)

Beato colui che ha sempre presente alla mente l'ora della sua morte e si dispone ogni giorno a morire. Se hai visto talvolta morire qualcuno, pensa che anche tu hai da passare di lì. (Kempis)

Per chi tiene sempre lo sguardo confidente in Dio, non ci sono sorprese, neppure la sorpresa della morte. (Giovanni XXIII)

Signore, abbi pietà di chi sta per morire e lo sa; abbi pietà di chi sta per morire e non lo sa. (G. Goyau)

Per giungere alla redenzione bisogna sempre passare attraverso la morte.
(G. Borsara)

Ogni corpo invecchia come un abito, è una legge da sempre: Certo si muore! (Bibbia)

Solamente coloro che vivono male e non si accostano mai o molto di rado ai sacramenti, hanno da temere la morte. (Don Bosco)

La morte ci introduce nella vera vita; con la morte comincia la nostra glorificazione in Cristo. (Giovanni XXIII)

La morte nella fuga è vergognosa; gloriosa nella vittoria. (Cicerone)

Quando un uccello sta per morire, il suo canto è pieno di lutto; quando un uomo sta per morire, le sue parole sono buone. (Confucio)

Il sapere il tempo della morte non è necessario per andare in paradiso; ma bensì il prepararci con opere buone. (Don Bosco)

La morte del peccatore è dolorosa per la perdita dei beni temporali; più dolorosa per la separazione dell'anima dal corpo; dolorosissima per la perdita dell'anima e del corpo nell'inferno, dove egli sarà tormentato dal fuoco e dal rimorso della coscienza. (S. Alberto)

Non vi sgomenti, ma vi conforti a pensieri degni del cielo l'idea della morte. (Tommaseo)

Non ho mai provato tanta gioia, né sono mai riuscito a vedere Dio tanto buono nei miei riguardi, come nel tempo in cui mi sono trovato sul punto di morire. Non avrei cambiato questo pericolo con tutto ciò che al mondo si può desiderare. (La Colombière)

Compi ogni atto come vorresti averlo compiuto al momento della morte. L'ora della morte è ignota, fa' che la tua anima sia continuamente come tu la vorrai in quell'ora. (C. de Foucauld)

La morte, se vogliamo guardare la realtà in faccia, è il vero scopo della nostra vita, e ringrazio Dio per avermi concesso l’opportunità di imparare a considerarla come la chiave d'ingresso alla nostra vera beatitudine. (Mozart)

La morte non è un periodo di chiusura dell'esistenza, ma soltanto un intermezzo, un passaggio da una forma a un'altra dell'essere infinito.
(W; Humboldt)

Il cristiano sa bene che la morte è la nera figura che nasconde la radiosa faccia di Dio. (Pierre L'Ermite)

Noi cristiani non moriamo: la nostra tomba è la culla dell'anima nostra. (Balzac)

Al punto di morte si raccoglie quello che abbiamo seminato nel corso della nostra vita. (Don Bosco)

Nessuno può giungere a considerare il mistero della morte, se prima non si tira fuori dal turbine delle preoccupazioni. (Sant' Antonio)

Chi vuol vincere la morte deve, anzitutto, vincere il tempo, tortura e mistero di chi sente e pensa. (G. Papini)

Moltissime persone hanno paura della morte perché non godono abbastanza la vita. (Peter Ustinov)

Io non cesserò mai di ripetere: la morte non è la notte, ma la luce; non è la fine, ma il principio; non è il niente, ma l’eternità. (V. Hugo)

Si, Dio ha creato l'uomo per l’eternità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. (Bibbia)

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vivrà; e chi vive e crede in me, non morrà in eterno.(Vangelo)

E’ il timore di morire, non già il desiderio di vivere, che tiene chi non è saggio attaccato al proprio corpo. (M. Montaigne)

Tutta la vita dei saggi non è altro che un meditare sulla morte. (Cicerone)

Se si pensa alla morte con inquietudine, il timore di lei apporterà più danno che profitto. (S. Francesco di Sales)

L’anima vorrebbe volare a Dio; ma mentre vive in questa terra, sta legata da un laccio che la trattiene quaggiù, ove di continuo è combattuta dalle tentazioni; questo laccio non si spezza se non con la morte, e perciò le anime buone sospirano la morte che le libera dal pericolo di perdere Dio. (S. Alfonso)

La morte per uno che abbia la coscienza tranquilla è un conforto, un'allegrezza, un passaggio che lo conduce alla perfetta felicità; al contrario, per uno che abbia il peccato sull'anima e il maggior terrore che ci possa essere, un tormento, una disperazione. (Don Bosco)

Come una giornata bene spesa da lieto dormire, così una vita bene usata da lieto morire. (Leonardo da Vinci)

Quanto è felice e saggio chi, adesso, mentre vive, si sforza di essere tale quale desidera essere trovato alla sua morte. (Kempis)

Per chi ha fede, la morte non è una fine, e per i saggi non è terrore. (Goethe)

Hai visto, in una sera triste d'autunno, cadere le foglie morte? Così cadono ogni giorno le anime nell’eternità: un giorno, la foglia caduta sarai tu. (J. Escriva')

Al mattino immaginati di non arrivare alla sera; e alla sera non osare di esser sicuro che arriverai al mattino; sii dunque sempre preparato e vivi in modo tale che la morte non ti colga all'improvviso. (Kempis)

Sta' preparato. Chi oggi non è preparato a morir bene, corre grave pericolo di morir male. (Don Bosco)

Tutta la vita dell'uomo dev'essere una continua preparazione alla morte. 
(Don Bosco)

Fintanto che ho un desiderio, ho una ragione per vivere. L'appagamento è la morte. (G. Bernard Shaw)

Non aver paura della morte: accettala, fin da ora, generosamente..., quando Dio vorrà..., come Dio vorrà..., dove Dio vorrà. Non dubitare: essa verrà nel tempo, nel luogo e nel modo più opportuni..., inviata da tuo Padre Dio. Sia benvenuta nostra sorella morte! (J. Escriva)

Il pensiero della propria fine giova assai a disporre bene le nostre cose, a disprezzare i beni del mondo, a farci sospirare i beni del cielo e ad evitare i peccati. Quelli che non pensano alla loro fine, vivono ordinariamente nella colpa. (S. Alberto Magno)

Già che nessuno sa ciò che lascia, che importa lasciar prima del tempo? (William Shakespeare)

Da che mondo è mondo gli uomini sono sempre morti, e sono stati mangiati dai vermi, ma mai per amore. (William Shakespeare)

Miglior vita è quella che ha superato il timore della morte, che non quella che vive per temerla. (William Shakespeare)

Gli uomini devono sopportare la loro uscita dal mondo come la loro venuta; tutto sta nell'essere maturi. (William Shakespeare)

giovedì 28 marzo 2019

Per questo Io ho avuto pietà di te!

Abu Bakr, il mistico di Bagdad, morì nel 945. Dopo la sua morte apparve in sogno a un amico che gli chiese: "Come ti ha trattato Dio?" Egli rispose: "Mi ha posto al suo cospetto e mi ha chiesto: 
- Abu Bakr, sai perché ti ho perdonato?
Risposi: causa delle mie buone azioni.
Lui disse: No. 
Io dissi: Perché ero sincero nella mia devozione.
Lui disse: No.
Io dissi: Grazie al mio pellegrinaggio e al mio digiunare e alle mie preghiere.
Lui disse: No, non per questo ti ho perdonato.
Io dissi: Grazie ai miei viaggi per acquisire sapere e perché mi sono recato presso i devoti.
Egli disse: No. 
Io dissi: Signore, queste sono le opere che conducono alla salvezza, esse ho posto sopra di tutto e compiendole pensavo che grazie ad esse mi avresti perdonato.
Egli disse: Eppure non ti ho perdonato per tutte queste cose! 
Io dissi: Perché allora, o Signore?
Lui disse: Ricordi quando camminando per le strade di Bagdad trovasti un gattino, che il freddo aveva reso debolissimo e che si muoveva da un muro all'altro per cercare riparo dal freddo e dalla neve e tu, preso da compassione, lo sollevasti e tenesti sotto la pelliccia che portavi, e così facendo lo proteggesti dal tormento del gelo?
Io dissi: Sì, lo ricordo.
Lui disse: Perché avesti pietà di quel gatto, per questo Io ho avuto pietà di te!" 

Se saprai starmi vicino


Se saprai starmi vicino
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
e il tuo corpo canterà con il mio
perchè insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Pablo Neruda (1904 - 1973), poeta, diplomatico e politico cileno

mercoledì 27 marzo 2019

Aforismi Sacra Scrittura

Ti sia come specchio la sacra Scrittura. Questo specchio ha un riflesso non menzognero, un riflesso che non adula, che non ha preferenze per alcuno. Se sei bello, lì ti vedrai bello; se sei brutto, lì ti vedrai brutto. (Sant'Agostino, Discorso 49)

Tutte le Scritture sono state scritte per questo: perché l'uomo capisse quanto Dio lo ama e, capendolo, s'infiammasse d'amore verso di lui. (Sant'Agostino, De catechizandis rubidus, 399)

Quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini. (Sant’Ambrogio, De officiis ministrorum, I, 20, 88: PL 16, 50)

Se bussi alla porta della Scrittura, il Verbo di Dio ti aprirà. (Sant'Ambrogio)

Quando l'uomo comincia a leggere le divine Scritture, Dio torna a passeggiare con lui nel Paradiso Terrestre. (Sant'Ambrogio)

È necessario, se si può, possedere i libri cristiani. Infatti il solo vedere la Bibbia ci rende più esitanti di fronte al peccato e ci da maggior vigore a compiere la giustizia. (Epifanio di Salamina)

L'ignoranza delle Scritture è un grande precipizio ed un profondo baratro. (Epifanio di Salamina)

Leggi le sacre Scritture con animo calmo, la tua mente verrà guidata a penetrare il mistero delle meravigliose opere di Dio. (Evagrio pontico, Ad Anatolio)

Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. Ho con me la sua Parola: questa è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la Scrittura, leggo la Parola. Essa è la mia sicurezza e la mia difesa. (Giovanni Crisostomo, Omelie)

Ignorare le Scritture è ignorare Cristo / Ignorantia Scripturarum, ignorantia Christi est. (San Girolamo, Commentarii in Isaiam, CCL 73, 1 / PL 24, 17)

Leggi molto e impara più che puoi. Che il sonno ti sorprenda con il codice in mano e gli occhi sulle pagine sacre. (San Girolamo lettera inviata nel 384 a Giulia Eustochia  [Lettera 22, De custodia virginitatis])

Leggi molto frequentemente la divina Scrittura. Direi di più: mai le tue mani dovrebbero deporre il Testo sacro. (San Girolamo lettera a Nepoziano)

Ama la Sacra Scrittura e la saggezza ti amerà; amala teneramente, ed essa ti custodirà; onorala e riceverai le sue carezze. Che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini. (San Girolamo, Ep. 130,20)

Chi è assiduo nella lettura della Parola di Dio, quando legge si affatica, ma in seguito è felice perché gli amari semi della lettura producono in lui i dolci frutti. (San Girolamo)

Studiamo ora che siamo sulla terra quella Realtà la cui conoscenza resterà anche quando saremo in cielo. (San Girolamo)

Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? È lo Sposo che parla a te. (San Girolamo)

Impara nelle parole di Dio il cuore di Dio. (San Gregorio magno)

Che cos'è la Sacra Scrittura, se non una specie di lettera dal Dio onnipotente alla sua creatura (San Gregorio magno)

La Sacra Scrittura cresce con chi la legge / Crescit cum legente Scriptura. (San Gregorio magno)

Mettiamo freno all'effervescenza dei pensieri che ci angosciano e che salgono dal nostro cuore come acqua in ebollizione, leggendo le Scritture e ruminandole incessantemente... e ne sarete liberati. (San Pacomio)

Chi vuole essere sempre unito a Dio, deve pregare spesso e leggere spesso, perché nella preghiera siamo noi che parliamo a Dio, ma nella lettura della Bibbia è Dio che parla a noi. (Sant'Isidoro di Siviglia)

Tutto il progresso spirituale si basa sulla lettura e sulla meditazione: ciò che ignoriamo, lo impariamo con la lettura; ciò che abbiamo imparato, lo conserviamo con la meditazione. (Sant'Isidoro di Siviglia)

La lettura della Bibbia ci procura un duplice vantaggio: istruisce la nostra intelligenza e ci introduce all'amore per Iddio distogliendoci dalle cose vane. (Sant'Isidoro di Siviglia)

Nessuno può capire il senso della Bibbia, se non acquista consuetudine e familiarità con essa mediante la lettura. (Sant'Isidoro di Siviglia)

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Per quanto riguarda questo grande libro, devo dire che è il miglior regalo che Dio ha fatto all'umanità. (Abraham Lincoln, al Loyal Colored People, Baltimore, 1864)

Quando la parola divina penetra colla grazia della divozione nell'anima, si scioglie subito il gelo del cuore, fluiscono caldi i santi affetti, lo Spirito Santo vi fa discendere l'abbondanza di interne soavi consolazioni, e l'anima versa la sua gioia per le lacrime degli occhi. (Sant’Alberto magno)

La parola divina, destinata a formare i nostri costumi, vien paragonata all'argento; perché come non vi è suono più delicato di quello dell'argento, così non vi è cosa che suoni all'orecchio più soave della parola di Dio. (Sant’Alberto magno)

La parola divina è dolce per chi impara, più dolce per chi insegna, dolcissima a colui che la mette in pratica. (Sant’Alberto magno)

Attraverso la Parola entriamo in contatto con il polo positivo che è in noi. (Anselm Grün, L'accompagnamento spirituale, 2005)

La Sacra Scrittura è simile a uno specchio, nel cui splendore appare il nostro volto: donde siamo nati, quali siamo nati, e a qual fine siamo nati. (Sant'Antonio di Padova)

La Scrittura ha passi atti a consolare tutte le condizioni, e a intimorire tutte le condizioni. (Blaise Pascal)

Se capisci che la Bibbia è questa lettera di Dio, che parla proprio al tuo cuore, allora ti avvicinerai ad essa con la trepidazione e il desiderio con cui un innamorato legge le parole della persona amata. (Bruno Forte, La Parola per vivere, 2007)

La Chiesa ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede. È necessario dunque, che la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. (Concilio Vaticano II, Dei verbum, 21)

Il Santo Sinodo esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo". (Concilio Vaticano II, Dei verbum, 25)

La lettura della sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo; poiché "quando preghiamo, parliamo con Lui; Lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini". (Concilio Vaticano II, Dei verbum, 25)

Ho avuto tre educatori: la strada, la scuola, la Bibbia; alla fine è la Bibbia quella che ha contato di più. È l'unico libro che dovremmo possedere. (Duke Ellington)

Sarà bene che voi leggiate tutta la Bibbia, persuadetevi che non c’è nella storia dell’umanità un libro che valga questo, né vi sarà mai. Ciò vale tanto se siete credente, come se non lo siete. (Fëdor Dostoevskij )

Il libro dei libri, il deposito e il magazzino della vita e della consolazione, la Sacra Scrittura. (George Herbert)

La Bibbia è la carta di navigazione dei singoli e dei popoli: lì c'è da dove vieni, dove sei, e dove vai. (Giorgio La Pira)

Il libro da leggere non è quello che pensa per te, ma quello che ti fa pensare, e nessun libro al mondo è in ciò comparabile alla Bibbia. (Harper Lee)

Noi impariamo solo dai libri che non siamo in grado di giudicare. L'autore di un libro che siamo in grado di giudicare dovrebbe imparare lui da noi. Per questo la Bibbia è un libro eternamente efficace, giacché, finché il mondo durerà, non si farà avanti nessuno a dire: io lo comprendo come tutto e lo capisco nei particolari. Ma noi diciamo modestamente: come tutto esso è venerabile e nei suoi particolari è utilizzabile. (Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833)

Vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia per voi una bussola che indica la strada da seguire. (Joseph Ratzinger / papa Benedetto XVI) 

La Bibbia è una lettera personale, indirizzata da Dio Padre a ciascuno dei suoi figli. (Julien Green)

La Bibbia contiene per ciascuno di noi un messaggio cifrato. Il codice per decifrarlo, ce lo dà la fede. (Julien Green, 4 settembre 1940)

La Bibbia è troppo seria per prenderla alla lettera. (Karl Barth)

La Bibbia è decisamente infallibile, altrimenti come avrebbe potuto sopravvivere a tanti anni di cattiva predicazione? (Leonard Ravenhill)

Come una mamma si avvicina alla culla unicamente per trovarvi il figlio, così noi ci avviciniamo alla Bibbia unicamente per trovarvi Cristo. (Martin Lutero)

Il rispetto dei cattolici per la Bibbia è enorme e si manifesta soprattutto nel tenersene a rispettosa distanza. (Paul Claudel, Memorie improvvisate, 1954

Non è mostruoso, dal punto di vista semplicemente culturale, che la Bibbia non occupi un posto nella nostra educazione universitaria, quando consumiamo i nostri ragazzi sulle insulsaggini di Orazio Flacco? (Paul Claudel)

Per corpo di Cristo si intende anche la Scrittura di Dio. (Ruperto di Deutz)

La totalità della Scrittura è l'unica parola di Dio. [...] Quando dunque leggiamo la santa Scrittura, tocchiamo la parola di Dio e abbiamo dinanzi agli occhi il Figlio di Dio come in uno specchio e in enigma. (Ruperto di Deutz)

Questo divino libro, ch'io aveva sempre amato molto, anche quando pareami d'essere incredulo, mi insegnava ad amar Dio e gli uomini, a bramare sempre più il regno della giustizia, ad aborrire l'iniquità, perdonando agl'iniqui. (Silvio Pellico)

La Bibbia è certamente il libro più profondo. (Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55)

La Sacra Scrittura è il cartello stradale. Cristo è la strada (Søren Kierkegaard)

Una conoscenza approfondita della Bibbia vale più di un'istruzione universitaria. (Theodore Roosevelt)

Quando avrai letto la Bibbia, comprenderai che è la parola di Dio, perché avrai trovato in essa la chiave del tuo cuore, della tua felicità e del tuo dovere. (Woodrow Wilson)



venerdì 22 marzo 2019

Eccomi

Guido Reni, Annunciazione (1621)

La Parola di Dio oggi ci presenta un’alternativa. Nella prima Lettura [Gen 3,9-20] c’è l’uomo che alle origini dice no a Dio, e nel Vangelo [Lc 1,26-38] c’è Maria che all’annunciazione dice sì a Dio. In entrambe le Letture è Dio che cerca l’uomo. Ma nel primo caso va da Adamo, dopo il peccato, gli chiede: «Dove sei?» (Gen 3,9), ed egli risponde: «Mi sono nascosto» (v. 10). Nel secondo caso, invece, va da Maria, senza peccato, che risponde: «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38). Eccomi è il contrario di mi sono nascosto. L’eccomi apre a Dio, mentre il peccato chiude, isola, fa rimanere soli con sé stessi.

Eccomi è la parola-chiave della vita. Segna il passaggio da una vita orizzontale, centrata su di sé e sui propri bisogni, a una vita verticale, slanciata verso Dio. Eccomi è essere disponibili al Signore, è la cura per l’egoismo, è l’antidoto a una vita insoddisfatta, a cui manca sempre qualcosa. Eccomi è il rimedio contro l’invecchiamento del peccato, è la terapia per restare giovani dentro. Eccomi è credere che Dio conta più del mio io. È scegliere di scommettere sul Signore, docili alle sue sorprese. Perciò dirgli eccomi è la lode più grande che possiamo offrirgli. Perché non iniziare così le giornate, con un “eccomi, Signore”? Sarebbe bello dire ogni mattina: “Eccomi, Signore, oggi si compia in me la tua volontà” [...].

Maria aggiunge: «Avvenga per me secondo la tua parola». Non dice: “avvenga secondo me”, ma “secondo Te”. Non pone limiti a Dio. Non pensa: “mi dedico un po’ a Lui, mi sbrigo e poi faccio quel che voglio”. No, Maria non ama il Signore quando le va, a singhiozzo. Vive fidandosi di Dio in tutto e per tutto. Ecco il segreto della vita. Può tutto chi si fida di Dio in tutto. Il Signore però, cari fratelli e sorelle, soffre quando gli rispondiamo come Adamo: “ho paura e mi sono nascosto”. Dio è Padre, il più tenero dei padri, e desidera la fiducia dei figli. Quante volte invece sospettiamo di Lui, sospettiamo di Dio! Pensiamo che possa mandarci qualche prova, privarci della libertà, abbandonarci. Ma questo è un grande inganno, è la tentazione delle origini, la tentazione del diavolo: insinuare la sfiducia in Dio. Maria vince questa prima tentazione col suo eccomi. E oggi guardiamo alla bellezza della Madonna, nata e vissuta senza peccato, sempre docile e trasparente a Dio.

Ciò non vuol dire che per lei la vita sia stata facile, no. Stare con Dio non risolve magicamente i problemi. Lo ricorda la conclusione del Vangelo di oggi: «L’angelo si allontanò da lei» (v. 38). Si allontanò: è un verbo forte. L’angelo lascia la Vergine sola in una situazione difficile. Lei conosceva in che modo particolare sarebbe diventata Madre di Dio – lo aveva detto l’angelo –, ma l’angelo non l’aveva spiegato agli altri, solo a lei. E i problemi iniziarono subito: pensiamo alla situazione irregolare secondo la legge, al tormento di san Giuseppe, ai piani di vita saltati, a che cosa avrebbe detto la gente… Ma Maria mette la fiducia in Dio davanti ai problemi. È lasciata dall’angelo, ma crede che con lei, in lei, è rimasto Dio. E si fida. Si fida di Dio. È certa che col Signore, anche se in modo inatteso, tutto andrà bene. Ecco l’atteggiamento sapiente: non vivere dipendendo dai problemi – finito uno, se ne presenterà un altro! – ma fidandosi di Dio e affidandosi ogni giorno a Lui: eccomi! “Eccomi” è la parola. “Eccomi” è la preghiera. 

Angelus, 8 dicembre 2018

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma

martedì 19 marzo 2019

Custodire


«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Dall'omelia per la santa messa per l’imposizione del pallio e la consegna dell’anello del pescatore 
per l’inizio del ministero petrino, 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma

giovedì 14 marzo 2019

Ascoltare


"La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da suscitare" (Plutarco)

La condizione di «anarchia», che alcuni giovani, ancora immaturi sul piano formativo, sono portati a confondere con la libertà, fa sì che le passioni, quasi fossero sciolte dai ceppi, diventino per loro padroni più duri dei maestri e dei pedagoghi di quando erano ragazzi.

Tu, invece, che in più occasioni hai avuto modo di ascoltare che seguire Dio ed obbedire alla ragione sono la stessa cosa, devi pensare che il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, per quelli che ragionano bene, non significa non aver più un’autorità cui sottostare, ma semplicemente cambiarla, perché al posto di una persona stipendiata o di uno schiavo essi assumono a guida divina dell’esistenza la ragione. Quella ragione, i cui seguaci è giusto ritenere i soli uomini liberi, dato che solo loro hanno imparato a volere ciò che si deve e perciò stesso vivono come vogliono.

È evidente che un giovane che fosse tenuto lontano da qualunque occasione di ascolto e non assaporasse nessuna parola, non solo rimarrebbe completamente sterile e non potrebbe germogliare verso la virtù, ma rischierebbe anche di essere traviato verso il vizio, facendo proliferare molte piante selvatiche dalla sua anima, quasi fosse un terreno non smosso ed incolto.

Dal momento dunque che l’ascolto comporta per i giovani un grande profitto ma un non minore pericolo, credo sia bene riflettere continuamente, con se stessi e con altri, su questo tema. I più invece, a quanto ci è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell’arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall’ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi si accosta in modo improvvisato. Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e riceverla, nell’uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto.

Quando travasa qualcosa, la gente inclina e ruota i vasi perché l’operazione riesca bene e non ci siano dispersioni, mentre, quando ascolta un filosofo, non impara ad offrire se stessa a chi parla
e a seguire attentamente, perché non le sfugga nessuna affermazione utile. E quel che è più ridicolo è che se incontrano uno che racconta di un banchetto, di un corteo, di un sogno o dell’alterco avuto con un altro, restano ad ascoltarlo in silenzio e insistono per saperne di più; ma se uno li tira da
parte e vuol dare loro un insegnamento utile, spronarli a qualche dovere, redarguirli in caso di errore o addolcirli quando sono irritati non lo sopportano e se ne hanno la possibilità si sforzano d’averla vinta e si mettono a controbattere le sue parole o, se proprio non ce fanno, lo piantano in asso e vanno alla ricerca di altri insulsi discorsi, riempiendosi le orecchie, quasi fossero vasi difettosi e incrinati, di qualunque cosa piuttosto che di ciò di cui hanno bisogno.

Dobbiamo perciò trasferire il giudizio da chi parla a noi stessi, valutando se anche noi non cadiamo inconsciamente in qualche errore del genere. Non c’è cosa al mondo più facile di criticare il prossimo, ma è atteggiamento inutile e vano se non ci porta a correggere o prevenire analoghi errori. Di fronte a chi sbaglia non dobbiamo esitare a ripetere in continuazione a noi stessi il detto di Platone: «Sono forse anch’io così?».

Non ha senso, quando ci si alza dalla sedia del barbiere, guardarsi allo specchio e passarsi la mano sul capo, esaminando il taglio dei capelli e la diversa pettinatura, e invece all’uscita da una lezione e dalla scuola non guardare subito in se stessi per apprendere se l’anima abbia deposto qualche peso soverchio e superfluo e sia divenuta più leggera e più dolce.

Altri pensano che chi parla abbia dei doveri da assolvere e chi ascolta, invece, nessuno; pretendono che quello si presenti dopo aver meditato ed essersi preparato con cura, mentre loro invadono la sala liberi da ogni pensiero e riflessione. Eppure se persino un bravo convitato ha dei doveri da assolvere, molti di più ne ha chi ascolta, perché è coinvolto nel discorso ed è chiamato a cooperare con chi parla, e non è giusto che stia ad esaminarne con severità le stonature e a vagliarne criticamente ogni parola e ogni gesto, mentre lui, senza doverne rispondere, si abbandona per tutta la durata dell’ascolto a un contegno scomposto e variamente scorretto. Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: così in un discorso c’è sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai loro doveri.

Quando s’incomincia a leggere e a scrivere, a suonare la lira o a frequentare una palestra, le prime lezioni comportano notevole confusione, fatica e oscurità, ma poi, mano a mano che si va avanti, si instaurano a poco a poco, come avviene nei rapporti interpersonali, una grande familiarità e conoscenza, che rendono ogni cosa gradita, agevole e facile da dire e da fare. 

La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come la legna, di una scintilla che l’accenda e vi infonda l’impulso della ricerca e un amore ardente per la verità.

 “De recta ratione audiendi” 

Plutarco (46 / 48 – 125 /127), scrittore e filosofo greco

martedì 5 marzo 2019

Il nostro valore


Un professore mostra una banconota da 50 euro e chiede ai suoi alunni:
«A chi piacerebbe avere questi 50 euro?»
Gli alunni alzano la mano.
Stropiccia la banconota e chiede:
«La desiderate ancora?»
Le mani si alzano nuovamente.
Butta a terra la 50 euro e ci salta sopra a piedi uniti e ripete:
«Anche adesso la volete ancora?»
Gli alunni tornano ad alzare la mano.
A questo punto gli dice:
«Amici miei, avete appena appreso una lezione!
Poco importa cosa ho fatto a questa 50 euro, tanto la volete sempre perché, qualsiasi cosa gli faccia, il suo valore non cambia. Vale sempre 50 euro.
Molte volte nella vostra vita, verrete offesi, ripudiati dalla gente e scherniti.
Crederete di non valere più nulla, ma il vostro valore non sarà cambiato, chi vi conosce bene sa quanto valete.
Anche quando non siamo nel pieno delle nostre facoltà e sembra che il mondo ci crolli addosso, il nostro valore rimane lo stesso».