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giovedì 22 ottobre 2026

La madre speciale

Ti sei mai chiesto come vengano scelte le madri dei bambini con disabilità?

In qualche modo immagino Dio che aleggia sopra la terra, scegliendo con grande cura e attenzione i suoi strumenti per la generazione della vita. Mentre osserva, istruisce i suoi angeli affinché prendano nota su un enorme registro.

"Questa avrà una figlia. La sua santa patrona sarà Cecilia."

"Questa avrà due gemelli. Il suo santo patrono sarà Matteo."

"Questa avrà un figlio. Il suo santo patrono... datele Gerardo. È abituato alle imprecazioni."

Infine passa davanti a un nome, sorride e dice a un angelo:

"Datele un bambino con una disabilità."

L'angelo è incuriosito.

"Perché proprio lei, Signore? È così felice."

"Appunto", risponde Dio sorridendo. "Potrei forse affidare un bambino con una disabilità a una madre che non conosce la gioia del sorriso? Sarebbe crudele."

"Ma ha la pazienza necessaria?" chiede l'angelo.

"Non voglio che ne abbia troppa, altrimenti annegherebbe in un mare di dolore e disperazione. Quando lo shock e il risentimento saranno passati, saprà affrontare la situazione.
L'ho osservata oggi. Possiede quel senso di identità e quella indipendenza che sono così necessarie a una madre. Vedi, il bambino che sto per darle vive in un mondo tutto suo. E lei dovrà riuscire a farlo vivere anche nel mondo degli altri. Non sarà facile."

"Ma, Signore, non credo che lei creda nemmeno in Te."

Dio sorride.

"Non importa. A questo posso rimediare. Questa donna è perfetta. Ha esattamente la giusta dose di egoismo."

L'angelo sussulta.

"Egoismo? È una virtù?"

Dio annuisce.

"Se non saprà separarsi dal bambino di tanto in tanto, non riuscirà a sopravvivere. Sì, questa è una donna che benedirò con un figlio meno che perfetto.
Ancora non lo sa, ma sarà oggetto d'invidia.
Non darà mai per scontata una parola pronunciata.
Non considererà mai un semplice passo qualcosa di ordinario.
Quando suo figlio dirà per la prima volta «Mamma», assisterà a un miracolo e ne sarà pienamente consapevole.
Le permetterò di vedere con chiarezza ciò che vedo anch'io: l'ignoranza, la crudeltà e il pregiudizio. E le permetterò di elevarsi al di sopra di tutto questo.
Non sarà mai sola.
Sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, perché sta compiendo la mia opera con la stessa certezza di chi si trova qui accanto a me."

"E per quanto riguarda il suo santo patrono?" chiede l'angelo, con la penna sospesa a mezz'aria.

Dio sorride.

"Le basterà uno specchio."


Erma Louise Bombeck (1927 – 1996), scrittrice americana


Testo originale:


The Special Mother

Did you ever wonder how mothers of disabled children were chosen?

Somehow I visualize God hovering over the earth selecting his instruments of propagation with great care and deliberation. As He observes, He instructs His angels to make notes in a giant ledger.

“This one gets a daughter. The Patron saint will be Cecelia”.

“This one gets twins. The Patron saint will be Matthew”.

“This one gets a son. The Patron saint… give her Gerard. He’s used to profanity”. 

Finally He passes a name to an angel and smiles.

“Give her a disabled child”. 

The angel is curious. “Why this one God? She’s so happy”.

“Exactly,” smiles God. “Could I give a disabled child to a mother who does not know laughter? That would be cruel!”.

“But has she patience?” asks the angel.

“I don’t want her to have too much patience or she will drown in a sea of sorrow and despair. Once the shock and resentment wears off, she’ll handle it. I watched her today, she has that feeling of self and independence that is so necessary in a mother. You see, the child I’m going to give her has her own world. She has to make her live in her world and that’s not going to be easy”.

“But Lord, I don’t think she even believes in you”.

God smiles, “No matter, I can fix that. This one is perfect – she has just enough selfishness”.

The angel gasps – “Selfishness? is that a virtue?”

God nods. “If she can’t separate herself from the child occasionally she won’t survive. Yes here is a woman whom I will bless with a child less than perfect. She doesn’t realize it yet, but she is to be envied. She will never take for granted a ‘spoken word’. She will never consider any ‘step’ ordinary. When her child says “Momma” for the first time she will be present at a miracle and will know it. I will permit her to see clearly the things I see… ignorance, cruelty and prejudice…and allow her to rise above them. She will never be alone. I will be at her side every minute of every day of her life because she is doing my work as surely as if she is here by my side”.

“And what about her Patron saint?” asks the angel, his pen poised in midair.

God smiles… “A mirror will suffice”. 


Amare fino a stare male (Love till it hurts)

“Tu non mi vuoi bene!”

Quante volte i tuoi figli ti hanno detto una frase del genere? E quante volte tu, come genitore, hai resistito alla tentazione di spiegare loro quanto invece li ami?

Un giorno, quando i miei figli saranno abbastanza grandi da comprendere la logica che guida una madre, glielo dirò.

Ti ho amato abbastanza da chiederti con insistenza dove andavi, con chi eri e a che ora saresti tornato a casa.

Ti ho amato abbastanza da pretendere che ti comprassi una bicicletta con i tuoi soldi, anche se noi avremmo potuto permettercela e tu no.

Ti ho amato abbastanza da restare in silenzio e lasciarti scoprire che l'amico che avevi scelto con tanta convinzione era una cattiva compagnia.

Ti ho amato abbastanza da farti riportare al negozio una barretta Milky Way con un morso già dato e confessare: “L'ho rubata”.

Ti ho amato abbastanza da restare accanto a te per due ore mentre riordinavi la tua stanza, un lavoro che io avrei fatto in quindici minuti.

Ti ho amato abbastanza da dirti: “Sì, puoi andare a Disney World nel giorno della Festa della Mamma”.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti vedere rabbia, delusione, disgusto e lacrime nei miei occhi.

Ti ho amato abbastanza da non cercare scuse per la tua mancanza di rispetto o per le tue cattive maniere.

Ti ho amato abbastanza da ammettere quando avevo torto e chiederti perdono.

Ti ho amato abbastanza da ignorare ciò che facevano o dicevano “tutte le altre mamme”.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti inciampare, cadere, soffrire e fallire.

Ti ho amato abbastanza da lasciarti assumere la responsabilità delle tue azioni, a 6, 10 o 16 anni.

Ti ho amato abbastanza da capire che avresti potuto mentire sulla sorveglianza a una festa, ma da perdonarti... dopo aver scoperto che avevo ragione.

Ti ho amato abbastanza da farti scendere dalle mie ginocchia, lasciare la tua mano, non cedere alle tue suppliche e sembrare insensibile alle tue richieste... affinché imparassi a stare in piedi da solo.

Ti ho amato abbastanza da accettarti per ciò che sei, non per ciò che avrei voluto che fossi.

Ma soprattutto, ti ho amato abbastanza da dirti di no quando mi odiavi per questo. Quella era la parte più difficile di tutte.


Erma Louise Bombeck (1927 – 1996), scrittrice americana


Testo originale:


Love till it hurts

“You don't love me!”

How many times have your kids laid that one on you? And how many times have you, as a parent, resisted the urge to tell them how much?

Someday, when my children are old enough to understand the logic that motivates a mother, I'll tell them.

I loved you enough to bug you about where you were going, with whom, and what time you would get home.

I loved you enough to insist you buy a bike with your own money that we could afford and you couldn't.

I loved you enough to be silent and let you discover your handpicked friend was a creep.

I loved you enough to make you return a Milky Way with a bite out of it to a drugstore and confess, “I stole this.”

I loved you enough to stand over you for two hours while you cleaned your bedroom, a job that would have taken me 15 minutes.

I loved you enough to say, “Yes, you can go to Disney World on Mother's Day”.

I loved you enough to let you see anger, disappointment, disgust and tears in my eyes.

I loved you enough to not make excuses for your lack of respect or your bad manners.

I loved you enough to admit I was wrong and ask your forgiveness.

I loved you enough to ignore “what every other mother” did or said.

I loved you enough to let you stumble, fall, hurt, and fail.

I loved you enough to let you assume the responsibility for your own actions, at 6, 10 or 16.

I loved you enough to figure you would lie about the party being chaperoned, but forgive you for it ... after discovering I was right.

I loved you enough to shove you off my lap, let go of your hand, be mute to your pleas, and insensitive to your demands ... so that you had to stand alone.

I loved you enough to accept you for what you are, not what I wanted you to be.

But most of all, I loved you enough to say no when you hated me for it. That was the hardest part of all.


giovedì 1 gennaio 2026

Lettera di un padre alla propria figlia


Oggi parliamo bene di un uomo che non viene considerato molto, ma che a un certo punto della sua vita non ha preso una decisione e ha fatto comunque un figlio o magari, meglio per lui, una figlia, ed è a questa ragazza che vorrei parlare.

Quando parliamo di quest’uomo che ci conosce un po’ meglio solo da grandi, dobbiamo considerare sempre il fatto che parliamo di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo suo malgrado, ma non diventa mai adulto e tutte le cose della vita gli cadono addosso anche se lui non vorrebbe, perché sa di doverle affrontare senza sapere come.


Tuo padre...

...è quell’uomo che a volte non ha un posto dove stare a casa, perché torna sempre per ultimo, e solo da vecchio lo trovi sempre sulla poltrona con un giornale e ti farà finalmente tenerezza: perché tuo padre è quell’uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere.

È quell’uomo del quale ti ricordi solo all’ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni e se invece al suo ti scordi di fargli gli auguri non ci rimarrà male perché lui lo sa che non l’hai fatto apposta.

Sappi che quell’uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno, e il giorno dopo non ti chiederà come è andata non perché non gli interessa ma perché ha paura che tu ti sia trovata bene con un ragazzo che con te non c’entra niente.

È quell’uomo che quando trovi una sua foto da giovane, ti sembra sempre fichissimo e ti dispiace di non averlo conosciuto allora quando faceva lo scemo con tua madre. È un uomo che ogni volta che esce con la macchina spera che piova per incontrarti e darti un passaggio.

Tuo padre è quell’uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare. È quell’uomo che può litigare con chiunque per tutta la vita ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo perché è quell’uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita.

Tuo padre è quell’uomo che quando ti sposerai compirà l’ultimo sacrificio che la vita gli chiede: portarti all’altare e guardarti da dietro mentre ti lascia la mano...

E ricordati, cara figlia mia, che se una volta, quando sarai una donna, dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te. E troverai un uomo solo. Tuo padre.


Riccardo Rossi, autore, attore, regista e sceneggiatore italiano

domenica 7 dicembre 2025

Un giorno ti dirò figlio...

Un giorno, figlio, ti dirò 

che ti ho amato tanto da stressarti chiedendoti dove stessi andando e con chi,

che ti ho amato tanto da preoccuparmi per la tua salute,

che ti ho amato tanto da scegliere di farti arrabbiare, 

sperando che la lezione ti avrebbe portato futura felicità,

che ti ho amato tanto da essere super protettiva,

che ti ho amato tanto da scusarti quando non eri rispettoso o educato,

che ti ho amato tanto da scegliere di mettere me stessa all'ultimo posto, ogni giorno,

che ti ho amato tanto da ignorare tutto quello che gli altri genitori facevano,

che ti ho amato tanto da escludere dalla mia vita persone che amavo, se ciò poteva proteggerti,

che ti ho amato tanto da starti accanto a ogni caduta, finché non hai imparato a camminare da solo,

che ti ho amato tanto da rischiare di farmi odiare da te per delle decisioni,

prese nella speranza di star facendo il meglio per te.

Questa è stata la parte peggiore figlio mio...

domenica 9 novembre 2025

Come allevare figli delinquenti...

1. Dai a tuo figlio tutto ciò che chiede. Crederà di avere il diritto di ottenere tutto ciò che desidera.

2. Ridi quando tuo figlio dice parolacce. Crescerà pensando che la mancanza di rispetto è un divertimento.

3. Non sgridare mai tuo figlio per il suo comportamento. Crescerà pensando che non esistono regole nella società.

4. Raccogli tutto quello che tuo figlio mette in disordine. Crescerà credendo che gli altri debbono farsi carico delle sue responsabilità.

5. Permettigli di vedere qualsiasi programma alla TV. Crescerà credendo che non ci sono differenze tra essere bambino e essere adulto.

6. Dai a tuo figlio tutto il denaro che chiede. Crescerà pensando che ottenere denaro è facile e non esiterà a rubarlo per averlo.

7. Mettiti sempre dalla sua parte, contro i vicini, i maestri, la polizia. Crederà che ciò che fa va sempre bene, sono gli altri che sbagliano.

Seguendo queste istruzioni le garantiamo che suo figlio sarà un delinquente e terremo pronta una cella per lui.

lunedì 7 ottobre 2024

Un giorno ti dirò, figlio mio...

Un giorno ti dirò, figlio mio... 

che ti ho amato tanto da stressarti chiedendoti dove stessi andando e con chi, 

che ti ho amato tanto da preoccuparmi per la tua salute, 

che ti ho amato tanto da scegliere di farti arrabbiare, sperando che la lezione ti avrebbe portato futura felicità,

che ti ho amato tanto da essere super protettivo, 

che ti ho amato tanto da scusarti quando non eri rispettoso o educato, 

che ti ho amato tanto da scegliere di mettere me stesso all’ultimo posto, ogni giorno, 

che ti ho amato tanto da ignorare tutto quello che gli altri genitori facevano, se ciò poteva proteggerti, 

che ti ho amato tanto da starti accanto a ogni caduta, finché non hai imparato a camminare da solo, 

che ti ho amato tanto da rischiare di farmi odiare da te per delle decisioni prese nella speranza di star facendo il meglio per te. 

...e questa è stata la parte peggiore, figlio mio!

martedì 23 aprile 2024

Per le mamme di lassù


Le mamme non dovrebbero mai morire, dovrebbero sparire e poi apparire quando hai bisogno di rivederle, anche solo per un attimo... (Valeria Fabrizi)   


Mater dolcissima

«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo».
 – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima Mater».

Salvatore Quasimodo (1901 - 1968), poeta e traduttore italiano


Mia madre

Zitti, coi cuori colmi,
ci allontanammo un poco.
Tra il nereggiar degli olmi
brillava il cielo in fuoco.

…Come fa presto sera
o dolce madre, qui!
Vidi una massa buia
di là del biancospino:
vi ravvisai la thuia,
l’ippocastano, il pino…

…Or or la mattiniera
voce mandò il luì;
Tra i pigolìi dei nidi,
io vi sentii la voce
mia di fanciullo… E vidi,
nel crocevia, la croce.
…sonava a messa, ed era
l’alba del nostro dì:
E vidi la Madonna
dell’Acqua, erma e tranquilla,
con un fruscìo di gonna,
dentro, e l’odor di lilla.
…pregavo …e la preghiera
di mente già m’uscì!

Sospirò ella, piena
di non so che sgomento.
Io me le volsi: appena
vidi il tremor del mento.

…Come non è che sera,
madre, d’un solo dì?
Me la miravo accanto
esile sì, ma bella;
pallida sì, ma tanto
giovane! una sorella!
Bionda così com’era
quando da noi partì.

Canti di Castelvecchio, 1907

Giovanni Pascoli (1855 – 1912), poeta, accademico e critico letterario italiano 


La madre

E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Sentimento del tempo, 1930

Giuseppe Ungaretti (1888 - 1970), poeta italiano


Sopra una tomba

Tutto un inverno ho sofferto
pensando alla fradicia zolla
dove tu riposavi
in provvisoria fossa
ch'era il tuo purgatorio.
Piovose notti insonni
conobbero il mio rimorso.

E a te volavo, o madre,
cui non piacque la terra
per ultima dimora,
la terra faticosa,
la terra che patisti oltre la morte.

Ora esaudita, emersa
dal confuso elemento,
tu sei come redenta.
Non più l'informe grembo
travaglierà le tue spoglie.

Tu che vivente avesti incerto asilo,
sicuro loco avrai or che sei morta,
fin che l'umana pietà lo conceda.

Vincenzo Cardarelli [Nazareno Caldarelli] (1887 – 1959) poeta, scrittore e giornalista italiano


Alla madre

Forse, infranto il mistero, nel chiarore
del mio ricordo un’ombra apparirai,
un nonnulla vestito di dolore.

Tu, non diversa, tu come non mai:
solo il paesaggio muterà colore.

In un nembo di cenere e di sole
identica, ma prossima al candore
del cielo passerai senza parole.

Io ti vedrò sussistere nel vago
degli sguardi serali, nel ritardo
dei fuochi che si spengono in un ago
di luce rossa a cui trema lo sguardo.

Mario Luzi (1914 – 2005), poeta, drammaturgo, critico letterario, traduttore e critico cinematografico italiano


Tu la cercherai

Da oggi tu la cercherai salendo le scale, 
con il tuo olfatto teso a distinguere i suoi odori 
o con l’udito pronto a cogliere il suo richiamo.

La cercherai nello sguardo dimesso di tuo padre.
La cercherai nell’acqua che bolle mentre preparava il pranzo.
La cercherai quando un bottone abbandonerà la tua camicia o quando la piega dei pantaloni non ti convincerà.
La cercherai nel bagno o nella sua stanza dove a volte si attardava.
La cercherai nel guardare un bambino avvinghiato al collo della mamma.

La cercherai nell’odorosa emanazione inconfondibile di uno dei suoi cassetti.
La cercherai sfiorando la pelle di una qualsiasi mano che non è più la sua.
La cercherai dietro l’anta dell’armadio dove metteva ordine.
La cercherai subito dopo che la macchina del caffè avrà effuso il suo aroma per casa.
La cercherai nel fresco della biancheria pulita che ti preparava.

La cercherai quando sentirai un canto o un suono a lei cari.
La cercherai aprendo il suo frigorifero o il cassetto dei nostri medicinali.
La cercherai nei richiami alle disattenzioni di tuo padre.
La cercherai nelle vigilie e nelle feste.
La cercherai nelle trascurabili manie che a te non piacevano.

La cercherai mentre caricava la lavatrice o faceva ordine starnutendo nel ripostiglio.
La cercherai nella nostalgia di quella breve o lunga vacanza.
La cercherai di notte prima di affidarti al sonno o al mattino quando vorresti il suo sorriso.
La cercherai sperando di sorprenderla in un angolo nascosto di casa.
La cercherai nel gusto dei dolci a lei congeniali o nell’effluvio del borotalco con cui da bambino ti cospargeva.

La cercherai nelle pause e nei vuoti della vita.
La cercherai perfino in quei rimproveri non accetti, ma fisiologici nel cuore di una madre premurosa.
La cercherai nei visi simili al suo o negli occhi di chi ami.
La cercherai negli spazi ora per sempre vuoti.
La cercherai quando vedrai nascere la vita o in ogni tramonto.

La cercherai nei momenti fatali o nell’attimo finale.
La cercherai ovunque la mente vorrà o il cuore busserà.
Ma non la troverai.
È ormai dentro di te.
E di lì non si staccherà. Mai.
Perché una mamma non abbandona mai il figlio. Lo abita dovunque lui si trovi.

Gaetano Lo Russo


La parola più importante

E sarai madre anche quando non ci sarai più, 
perché tutte le volte che tuo figlio starà male dirà sempre: "mamma mia aiutami"; 
perché tutte le volte che sarà felice dirà: "mamma mia che bello"; 
perché mamma sarà sempre la prima parola 
che un uomo pronuncia quando nasce e quando muore. 
Buona festa della mamma a tutte le mamme del mondo. 
Buona festa a te, madre mia, 
che dal cielo continuerai a sorridermi 
tutte le volte che pronuncerò 
la parola più importante per ogni figlio della terra: UE MA'

Francesco Sternativo


Quando avrai perso tua Madre

Quando avrai perso tua Madre, non ci sarà nessuna persona che si preoccuperà di te allo stesso modo in cui lo faceva lei.
Quando perderai tua Madre, il tuo mondo cambierà.
Ti sveglierai una mattina col mal di gola, proverai a dirlo a qualche caro, ma non ci baderanno molto. Se non prenderai un'aspirina e non metterai una sciarpa, non passerà, e dovrai pensarci tu, anche se già prima ci pensavi tu, ma lei non sarà li a chiederti due volte al giorno se è passato, a nessuno interesserà realmente il tuo mal di gola, perché è un semplice mal di gola.
Ti sveglierai una mattina nervoso, con un carattere impossibile, ma se risponderai male a qualcuno, poi dovrai chiedere scusa, perché è così che funziona, mentre lei ti avrebbe capito e ti avrebbe detto che ti voleva bene anche col tuo caratteraccio, ma gli altri no.

Prenderai degli aerei, e ogni volta, appena atterrato, penserai di chiamarla per dirglielo, perché una mamma che sa che suo figlio è in aereo, aspetta che atterri, per poter tornare a respirare normalmente.
Se non sarai laureato, sposato e genitore, metà della gioia che proverai in quel momento, sarà oscurata dell'amarezza di non poter condividere con lei quel risultato.

Sarà strano stare seduto a tavola a Natale e renderti conto che nessuno guarderà nel tuo piatto per vedere se stai mangiando con appetito e nessuno guarderà nel tuoi occhi per capire se sei turbato o sereno.
Con questa lettera non voglio intendere che non ti amerà nessuno o che sarai una persona sola, assolutamente.
Voglio semplicemente intendere che nessuno ti amerà come si ama se stessi, più di se stessi.
Finché puoi, chiedile tante cose di quando eri piccolo, perché poi nessuno potrà raccontartele più, lei invece sa tutto di te.
La sentirai vicina nei momenti più impensati, sentirai la sua voce negli attimi della quotidianità, che ti spiega come fare una determinata cosa, ma soprattutto la sentirai quando starai male e sarà il tuo conforto.

Miriam Messina 


L’amore per una madre

Chissà quando è più forte, 
l’amore per una madre. 
Forse da piccoli, 
quando la vediamo perfetta. 
O da adolescenti, 
quando la vediamo tutta sbagliata. 
O da grandi, 
quando la vediamo finalmente umana. 

Oppure quando non c’é più 
e scopriamo sulla pelle che, 
anche in modo impacciato, 
ridondante o silente, 
era la sola persona 
disposta a cederci tutto.

Gabriela Pannia


E arriva un giorno... 

E arriva un giorno in cui ti senti parlare come lei, 
cucinare come lei, sgridare come lei,
cantare come lei, insegnare come lei,
ballare come lei, scrivere come lei,
piangere come lei.

E arriva un giorno in cui quelle scarpe giganti,
che tanto hai provato, ti calzano perfettamente
e puoi percorrere la sua impronta.
E con ogni passo vai a capire tutto quello
che hai sempre criticato.

E capisci i limiti, le sfide, la rabbia,
le preoccupazioni, le paure.
E ringrazi che era lì, ad accompagnarti da vicino,
a vegliare, a guardare.
E ringrazi i suoi sforzi, i suoi sacrifici, il suo tempo.

Arriva un giorno in cui ti guardi allo specchio e la vedi. 
Perché qualche mese, siamo stati dentro di lei,
ma lei sarà sempre dentro di noi.


Per te mamma

Vorrei vederti un solo istante,
per donarti quel bacio che non ti ho dato!
Vorrei per un solo istante
ritrovare il tuo calore nella magia di un abbraccio,
avvolgendomi nel profumo della tua pelle!

Vorrei parlarti un solo istante,
per raccontarti il mio dolore!
Vorrei ascoltarti un solo istante,
per consolare il mio cuore 
e assaporare attimi di infinito amore!

Vorrei... vorrei... vorrei...
ma tu mamma non puoi!
Il tuo alito impalpabile mi sussurra:
"Non piangere,
io sono il vento che ti accarezza,
il sole che ti scalda.
la pioggia che ti bagna.
Io sono dentro di te..."

Mi manchi mamma!


Quando una mamma muore

Quando muore la mamma,
qualcosa si spezza dentro.
E non importa quanto tempo passa:
non si aggiusta più.

Quando muore una mamma,
non muore solo una persona.
Si spegne una casa,
un profumo, 
una carezza,
un pezzo di vita.



Quando una madre muore
una parte di te se ne va con lei.
Non è come perdere un amore.
Perché un amore, col tempo, si supera.
La morte di una madre, invece...
la si abita.
La si trascina.
La si impara a tacere.
Lei non è stata solo chi ti ha cresciuto.
È stata chi ti ha formato.
Chi ti ha dato il corpo con cui oggi cammini, 
il sangue che ti scorre dentro,
i gesti che ripeti senza neanche accorgertene.
E quando se ne va, non è solo lei a morire,
muore anche qualcosa di te:
la tua radice,
il tuo inizio,
il tuo primo amore.
Non è un lutto qualunque.
È il preludio della tua stessa fine.
Perché non c’è più chi ti ha dato la vita,
chi ti ha insegnato a dire “mamma”,
chi ti ha sorretto prima ancora che imparassi a stare in piedi.
Quel giorno il mondo non crolla,
ma non sarà mai più lo stesso.
Quel giorno, le parole non bastano più.
È per questo che, prima del suo addio, 
le parole sembrano non bastare mai.
Diciamo cose mai dette.
Confessiamo verità nascoste perfino a noi stessi, 
e tra lacrime, pause e sospiri, resta solo una certezza:
le dobbiamo la vita. 
E allora, nel silenzio più profondo,
non resta che inginocchiarsi e sussurrarle:
Grazie! Grazie per avermi dato il dono di esistere.


Qui con me

C’è una canzone alla radio che suona
E che parla di noi.
Di quell’amore che resterà sempre, non passerà mai.

E quando ti penso lo sento arrivare quel brivido dentro che attraversa il cuore,
In questo silenzio sento la tua voce,
Calma, la rabbia, la sete, la fame e non cambierà
Quella complicità che da bambina cercavo nei tuoi occhi e che per sempre mi
accompagnerà.

E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me.
E ti parlo come se mi stessi accanto
Due gocce d’acqua non si perdono nel mare mai,
E poi guardami ma quanto ti assomiglio
Nelle mani, nell’amore che
Mettevi ogni volta nelle cose
Ed ogni giorno era sempre da festeggiare
Sono anch’io così
Noi così simili
Noi così simili

E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me

E se ti portassi via da quelle stelle
Ti stringerei forte anch’io ora e per sempre
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me

Quanta vita ruba il tempo
Oltre i limiti ti sento
So che sei ancora qui con me.
Con me, con me.

Serena Brancale (Sanremo 2026)


Per i papà di lassù

Il giorno in cui tuo padre se ne va

Il giorno in cui tuo padre se ne va
è il giorno in cui capisci di aver perso l’unico uomo
che ha sempre voluto vederti andare più in alto di lui.
Più saggio. Più forte. Più felice.
Perché un padre, anche quando tace,
ti cammina accanto in ogni passo della vita.

Non sempre lo dice, ma il suo amore è nei gesti:
nello sguardo che ti segue quando esci,
nel consiglio ripetuto mille volte,
nel silenzio che custodisce quando cadi,
nella pazienza con cui aspetta che ti rialzi da solo.

Quando un padre se ne va, non si spegne solo una voce.
Si spegne anche un pezzo della tua storia.
All’improvviso il mondo sembra più grande,
più freddo, più vuoto…
e capisci che nessuno ti dirà più “stai attento”
con quella miscela di amore e autorità,
che nessuno ti guarderà con orgoglio senza bisogno di parole.

Quel giorno capisci che la vita cambia per sempre.
Che non esiste abbraccio più forte,
né consiglio più sincero
di quello di chi ti ha visto muovere i primi passi.

E per quanto il tempo passi,
continuerai a cercare la sua ombra nelle tue scelte,
la sua voce nei tuoi pensieri,
la sua forza nei tuoi momenti di debolezza.
Ma scoprirai anche un’altra verità:
che il suo amore non muore.

Resta con te, in silenzio,
nel modo in cui guardi il mondo,
nei valori che ti ha lasciato nel cuore,
e in quel desiderio profondo di renderlo fiero,
ovunque sia.

Perché i padri non se ne vanno mai davvero.
Restano nel tuo coraggio,
nell’eco della loro risata,
nei ricordi che ti danno forza quando ne hai più bisogno.

Il giorno in cui tuo padre se ne va
capirai cosa vuol dire perdere davvero…
ma scoprirai anche
che l’amore di un padre è eterno.
E che, anche se invisibile,
ti sarà accanto. Sempre. 


Fammi essere ancora figlio

Fammi essere ancora figlio.
Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
Guida tu. Che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
Metti la musica che ti piace.
Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un gol.
Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare, papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora figlio.
Fammi essere per sempre tuo figlio.

(Gabriele Corsi)


Caro babbo

Mi sembravi alto, altissimo quando ero piccolino
Eri il mio gigante buono che giocava a nascondino
Mi batteva forte il cuore mentre stavo ad aspettare
Felice di nascondermi, ma anche di farmi trovare

Ti sentivo forte e a volte mi facevi un po' paura
Ma eri il mio cavallo docile, il tappeto, la pianura
E scendevo e camminavo nelle tue scarpe pesanti
Fra colline di poltrone coi miei passi da gigante

Era dolce, era dolcissimo
Lo ricordo e te lo dico
Eri il mio più grande eroe
Eri il primo vero amico

Sei però rimpicciolito i primi anni della scuola
Tornavi tardi a casa e la mamma sempre sola
Mi svegliavo d'improvviso e vi sentivo ancora urlare
Eri sempre più nervoso e non mi stavi ad ascoltare
Altre volte mi picchiavi e le tue parole dure
spalancavano soltanto una vita di paure

Eri assente e irraggiungibile
Io ti odiavo e te lo dico
Eri in sogno l'uomo nero
Eri a un tratto il mio nemico

E ho portato come un lutto il tuo sangue nelle vene
Ma il mio cuore per dispetto ti voleva ancora bene
E ora babbo te lo scrivo come quando ero bambino
Come quando per trovarci giocavamo a nascondino

E ora è freddo, anzi freddissimo
Piango mentre te lo dico
cosa aspetti ad arrivare
babbo se mi sei amico

Era dolce, era dolcissimo
L'ho capito e te lo scrivo
Quante volte io dovrò morire
Per sentirmi ancora vivo?

(Marco Masini)


Papà lo vivi solo una volta

4 anni: mio padre può fare di tutto.
5 anni: mio padre sa molte cose.
8 anni: mio padre non sa tutto.
12 anni: Oh beh, mio padre non ne sa nulla.
14 anni: non dare retta a mio padre, è così all'antica!
21 anni: lui? Per favore, è fuori onda, non lo sa.
25 anni: papà può saperne un po', ma ha già i suoi anni.
30 anni: non farò nulla finché non ne parlerò con papà.
40 anni: mi chiedo come papà avrebbe gestito questa situazione. 
50 anni: darei qualsiasi cosa per avere qui papà per poter parlare di questo con lui.

Peccato non aver apprezzato la sua conoscenza, avrei potuto imparare molto da lui.
Ricorda che papà lo vivi solo una volta.


Father and son

It's not time to make a change
Just relax, take it easy
You're still young, that's your fault
There's so much you have to know
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old, but I'm happy.

I was once like you are now
And I know that it's not easy
To be calm when you've found
Something going on
But take your time, think a lot
Well, think of everything you've got
For you will still be here tomorrow
But your dreams may not.

How can I try to explain?
When I do he turns away again
It's always been the same
Same old story
From the moment I could talk
I was ordered to listen
Now there's a way and I know
That I have to go away
I know I have to go.

It's not time to make a change
Just sit down, take it slowly
You're still young, that's your fault
There's so much you have to go through
Find a girl, settle down
if you want, you can marry
Look at me, I am old, but I'm happy.

All the times that I cried
Keeping all the things I knew inside
It's hard, but it's harder to ignore it
If they were right, I'd agree
But it's them they know, not me
Now there's a way and I know
That I have to go away
I know I have to go.

(Cat Stevens)


Padre e figlio

Non è il momento di fare cambiamenti,
rilassati soltanto, prenditela comoda
Sei ancora giovane, questo è il tuo problema,
c'è così tanto che devi sapere
trovati una ragazza, sistemati,
se vuoi, puoi sposarti
guarda me, sono vecchio, però sono felice

Un tempo ero come tu sei ora,
E so che non è facile restare calmo quando trovi
che qualcosa bolle in pentola
ma prenditi il tuo tempo, pensa molto
beh, pensa a tutto quel che hai
domani tu sarai ancora qui,
ma i tuoi sogni potrebbero non esserci

Come posso provare a spiegare?
quando lo faccio lui si gira dall'altra parte
è sempre stata la solita
la solita vecchia storia
dal momento in cui potevo parlare
mi è stato ordinato di ascoltare
ora c'è una via e io so
che devo andare via
io so che devo andare

Non è tempo per cambiamenti
siediti soltanto, fai le cose con calma
Sei ancora giovane, questo è il tuo problema,
c'è così tanto che devi vivere
trovati una ragazza, sistemati,
se vuoi, puoi sposarti
guarda me, sono vecchio, però sono felice

Tutte le volte che ho pianto,
tenendomi tutto ciò che sapevo dentro
è difficile, ma è più difficile ignorare ciò
se loro avessero ragione, io sarei d'accordo,
ma è loro che conoscono, non sono io
ora c'è una via 
e io so che devo andare via.
So che devo andare.

(Cat Stevens)

lunedì 19 febbraio 2024

Non fate figli!


Non fateli i figli.

Non fateli, che poi vi vengono le occhiaie, le rughe, le smagliature, le bolle di sapone nella borsa, le figurine nei taschini delle camicie e le costruzioni nel letto.

Non fateli, che poi vi viene voglia di farne altri.

Non fateli, che poi vi iniziate a fare troppe domande sul senso della vita e vi vengono le vertigini.

Non fateli, che poi vi rivedrete in loro in ogni azione e avrete un rimando costante del vostro essere. Uno lo specchio può non guardarlo, ma loro no.

Non fateli, che poi al posto dei gin tonic vi ritrovate con il latte di riso in una mano e il succo di mela nell’altra.

Non fateli i figli, che poi finirete per commuovervi guardandoli dormire, trovando le loro mutande in giro, salutandoli per la prima gita.

Non fateli, altrimenti rischierete di modificare drasticamente il peso degli aspetti della vostra vita e forse vi verrà voglia di lasciare il lavoro, vendere la moto e lasciare che saltino sul divano di design.

Non fateli, che poi vi ritrovate a non saper gestire alcune situazioni e a pensare a tutte le volte che avete giudicato dentro di voi altri genitori, quando voi i figli non li avevate.

Non li fate i figli, perchè vi costringeranno a tornare dai vostri genitori e sistemare tutti i sospesi.

Non fateli, che poi non vi importerà più niente di uscire, di ballare, di fare passeggiate notturne e viaggi in autostop e riuscire a farvi una doccia di mezzora diventerà la vostra massima conquista.

Non fateli i figli, che poi tocca fare i genitori e smettere di essere figli.

Non fateli i figli, che poi bisogna trasformare la coppia, bisogna ridarle forma, senso, consistenza e curarla e proteggerla come se anche lei fosse un figlio.

Non fateli i figli o scoprirete che non avevate capito niente della vita, tutte le vostre certezze vacilleranno e si apriranno nuovi orizzonti.

Non fateli, se avete paura del cambiamento.

Non fateli, se temete di smarrirvi.


Non fateli, se non siete pronti a sacrificare i vostri lussi.

Non fateli, se non siete pronti a vedersi chiudere un’era e una nuova sconosciuta aprirsi.

Non fateli, se avete paura di invecchiare.

Non fateli, se avete paura di amare.

Ma se tutto ciò non vi appartiene, fateli e proteggeteli.

Fateli e curateli dal mondo circostante e da voi stessi, dai vostri punti oscuri.

Fateli e non perdete l’occasione unica e irripetibile di crescere con loro, di accettare la sfida della vita che si rinnova, che sorride impotente di fronte a ciò che non conosceva e non conoscerà mai finchè penserà di saper tutto.

I figli insegnano e la prima lezione riguarda il saper lasciare andare.

Lasciatevi andare e lasciate andare ciò che non serve.

Fateli i figli e viaggiate leggeri, sospinti dal vento senza temere la meta.

domenica 28 gennaio 2024

I dieci bambini più felici del mondo


1. Il bambino svegliato da due baci: quello di mamma e quello di papà.

2. Il bambino sudato per aver tanto giocato.

3. Il bambino che si sente raccontare fiabe.

4. Il bambino che non è schiacciato da mille cose da fare.

5. Il bambino abbracciato, senza essere soffocato.

6. Il bambino che qualche volta può andare in bicicletta, da solo, con il papà o la mamma.

7. Il bambino che non sente sempre e solo le parole "mangiare", "bere", "avere", "piacere", ma anche "sacrificio", "dovere", "amore", "Dio".

8. Il bambino che quando cade può gridare indifferentemente "mamma" o "papà".

9. Il bambino che può accarezzare un gattino, toccare la neve, giocare con l'acqua.

10. Il bambino che non è costretto a dimostrare di essere un genio.

mercoledì 17 gennaio 2024

Beatitudini del bambino

Beato quel bambino che la prima cosa che vede nella vita è una mamma che gli sorride e lo bacia.

Beato quel bambino che in casa riceve più attenzioni dell’auto pulita.

Beato quel bambino che è circondato da tante persone e non da tanti giocattoli.

Beato quel bambino che potrà giocare in cortile il tempo che vuole e stare meno davanti alla tv.

Beato quel bambino che non è obbligato a imparare a leggere a tre anni; a ballare a quattro; a suonare a cinque; a essere campione a sei.

Beato quel bambino che può vivere e giocare e crescere da bambino.

Beato quel bambino che la sera prima di addormentarsi sente dire dalla mamma: amore mio ti affido a Dio e al tuo angelo custode.

Beatitudini del papà

Beato il papà che chiama alla vita e sa donare la vita per i figli.

Beato il papà che non teme di essere tenero e affettuoso.

Beato il papà che sa giocare con i figli e perdere tempo con loro.

Beato il papà per il quale i figli contano più degli hobby e della partita.

Beato il papà che sa ascoltare e dialogare anche quando è stanco.

Beato il papà che dà sicurezza con la sua presenza e il suo amore.

Beato il papà che sa pregare con i figli e confrontare la vita con il Vangelo.

Beato il papà convinto che un sorriso vale più di un rimprovero, uno scherzo più di una critica, un abbraccio più di una predica.

Beato il papà che cresce insieme ai figli e li aiuta a diventare se stessi.

Beato il papà che sa capire e perdonare gli sbagli dei figli e riconoscere i propri.

Beato il papà che non sommerge i figli di cose, ma li educa alla sobrietà e alla condivisione. 

Beato il papà che non si ritiene perfetto e sa ironizzare sui propri limiti.

Beato il papà che cammina con i figli verso orizzonti sconfinati aperti all'uomo, al mondo, all'eternità.

giovedì 17 novembre 2022

Aforismi Famiglia

Vedi anche #Figli #Coppia #Educazione


Famiglia: unità composta di individui che vivono nella stessa casa. É formata da marito, moglie, bambini, servi, cane, gatto, uccellino, scarafaggi, cimici e pulci. Tutti a costruire insieme la "base" della moderna società civile. (Ambrose Bierce)

La famiglia è un piccolo ministero di grazia e giustizia: il padre amministra la giustizia, e la madre concede la grazia. (Anonimo)

Le sole gioie pure e non venate di tristezza che l'uomo può godere sulla terra sono quelle della famiglia. (Anonimo)

I genitori si compatiscono, dei nonni si sorride, gli antenati si venerano. (Anonimo)

Di tutti gli elementi che contribuiscono all'equilibrio famigliare, nessuno è più utile e opportuno del senso dell'umorismo. (Archibald J. Cronin, Avventure nei due mondi)

La famiglia, questa isola di sicurezza, può essere al tempo stesso il luogo della violenza estrema. (Boris Cyrulnik)

La famiglia è una scuola di umanità più completa e più ricca. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa, è veramente il fondamento della società. (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes 52)

La famiglia è la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto hanno bisogno tutte le società. (Concilio Vaticano II, Gravissimum educationis 3)

La forza di una nazione deriva dall’integrità della casa. (Confucio)

La famiglia è la grande scuola fondata da Dio per l'educazione del genere umano. (Ephraim Gotthold Lessing)

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia. (Fëdor Dostoevskij)

Forse il più grande servizio sociale che possa essere reso da chiunque al Paese e all'umanità è formarsi una famiglia. (George Bernard Shaw)

Una famiglia felice non è che un anticipo del paradiso. (George Bernard Shaw)

L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia. (Giovanni Paolo II)

Quanto più la famiglia è sana e unita, tanto più lo è la società. Al contrario, lo sfacelo della società ha inizio con lo sfacelo della famiglia. (Giovanni Paolo II)

Se la famiglia va, va anche la nazione e va il mondo intero in cui viviamo. (Papa Giovanni Paolo II)

La famiglia è la patria del cuore. (Giuseppe Mazzini)

La famiglia è il luogo dove si è trattati meglio e dove si brontola di più.  (John Garland Pollard)

Sullo stemma di ogni italiano c'è scritto: «Tengo famiglia». (Leo Longanesi)

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. (Lev Tolstoj, Anna Karenina)

Abbiamo ricevuto dalla nostra famiglia le idee di cui viviamo così come la malattia di cui morremo. (Marcel Proust)

Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno. (Michel de Montaigne)

Una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e di richiami. (Natalia Ginzburg)

Dove amiamo è casa. I nostri piedi possono lasciarla, ma non i nostri cuori. (Oliver Wendell Holmes)

La casa è dove si trova il cuore. (Plinio il Vecchio)

Dappertutto bene, in famiglia meglio. (Proverbio) 

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. (Richard Bach)

L'unione del marito e della moglie è diretta al bene della specie. Perché il bene della specie è più importante del bene dell'individuo. (San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles 3.136).

Non c’è dubbio che sia intorno alla famiglia e alla casa che tutte le più grandi virtù, le virtù più dominanti degli esseri umani, siano create, rafforzate e mantenute. (Winston Churchill)


Famiglia cristiana


I genitori facciano della famiglia «una piccola chiesa, dove si onora Dio, si pensa a santificarsi, e con i figli si danno alla società nuovi santi». (Agostino d’Ippona)

La famiglia ha ricevuto da Dio questa missione, di essere la prima e vitale cellula della società. E tale missione essa adempirà se, mediante il mutuo affetto dei membri e l'orazione fatta a Dio in comune, si mostri come il santuario domestico della Chiesa. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

L'apostolato dei coniugi e delle famiglie acquista una singolare importanza sia per la Chiesa sia per la società civile. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11) 

Le famiglie cristiane le quali in tutta la loro vita si mostrano coerenti con il Vangelo e mostrano con l'esempio cosa sia il matrimonio cristiano, offrono al mondo una preziosissima testimonianza cristiana. (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem 11)

La famiglia cristiana proclama ad alta voce e le virtù presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata. Così col suo esempio e con la sua testimonianza illumina quelli che cercano la verità. (Concilio Vaticano II, Lumen gentium 35)

Ad ogni famiglia compete il diritto di ordinare libera¬mente la propria vita religiosa domestica sotto la direzione dei genitori: ai quali spetta pure il diritto di de¬terminare l'educazione religiosa da impartire ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa. (Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae 5)

Quando non si minaccia, ma si ragiona, quando non si ha paura ma ci si vuole bene, quando Dio è il padrone di casa, allora nasce la famiglia. (Giovanni Bosco)

La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più belli che ha fatto: donare la vita e donare l'amore. (Giovanni Paolo II)

L'agonia della famiglia è l'agonia del cristianesimo. (Miguel de Unamuno)



martedì 8 febbraio 2022

...finché i ragazzi saranno allegri, innocenti e senza cuore


E mentre guardate Wendy, potete vedere i suoi capelli diventare bianchi, e lei farsi di nuovo piccina, perché tutto questo accadde molto tempo fa. Ora anche Jane è una donna qualunque, con una figlia che si chiama Margherita: e ogni primavera, meno quando se ne dimentica, Peter viene a prendere Margherita per condurla al Paese-che-non-c’è, dove lei gli racconta ciò che sa di lui, e lui ascolta seriamente. Quando Margherita crescerà avrà una figlia, che sarà a sua volta la mamma di Peter; e così via, per sempre, finché i ragazzi saranno allegri, innocenti e senza cuore.

Peter Pan e Wendy (1904)

James Matthew Barrie (1860 - 1937), scrittore e drammaturgo britannico

lunedì 31 gennaio 2022

Ai figli ci sono cose da dire

Ci sono cose da dire ai nostri figli.

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. 

Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui.

Quando vogliono tornare.

Ai figli ci sono cose da dire, Ed. Mondadori ragazzi

Cinzia Pennati, insegnante e scrittrice italiana


mercoledì 26 gennaio 2022

Educare la libertà



Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori. 
Era così felice di andarsene, ma si allontanò molto e si perse.
Si accorse allora di essere inseguita da un lupo. 
Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla.
Finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all'ovile.
E nonostante che tutti l'incitassero a farlo, 
il pastore non volle riparare il buco nel recinto.

Il canto degli uccelli. Frammenti di saggezza nelle grandi religioni

Anthony De Mello (1931 - 1987), prete gesuita e scrittore indiano

Divieti e costrizioni non educano la libertà. Le regole più che ingabbiare la libertà la custodiscono e la proteggono. È così anche per l'educazione dei figli: non si tratta di chiudere il recinto, ma di lasciarlo aperto. Perché educare non è imporre, ma insegnare a camminare.

martedì 25 gennaio 2022

Educare vuol dire togliere

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre. Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.

Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento figliolo”. E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me. E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada , tanti auguri per la tua vita”. Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio? Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.

Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare. 

Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista italiano

mercoledì 7 aprile 2021

Vorrei insegnarti

Quello che io ti voglio insegnare
è il verbo essere più del verbo fare:
essere in grado di fare da solo,
dopo cadute librarti nel volo;
se non riesci voglio insegnarti,
a esser tenace e mai scoraggiarti,
a esser modesto, chiedere aiuto
senza sentirti deluso e avvilito.

Voglio insegnarti a credere in te,
che è meglio in tre che fare da sé
ad essere unico, esser speciale
senza per questo sentirti il migliore.

Voglio insegnarti ad usare la testa,
a essere chi nessuno calpesta
e che rispetta e sa ascoltare
quello che gli altri hanno da dire.

Voglio insegnarti a chieder perdono
se per errore non sei stato buono,
ad essere in grado di sopportare
un no che mai vorresti sentire.

Io tutto questo vorrei insegnarti,
la chiave giusta vorrei regalarti
perché tu possa entrar nella vita
ed esser capace di affrontar la salita.

Germana Bruno, poetessa e scrittrice italiana 

lunedì 22 marzo 2021

Caro papà, vorrei dirti queste cose…


Tra padri e figli il buon esempio non basta: occorre anche un dialogo aperto alle migliori intese.

1. Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che ti chiedo. Voglio solo metterti alla prova.

2. Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.

3. Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta e perciò sarò meno disponibile a lasciarmi guidare.

4. Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi spinge a cercare di farla franca tutte le volte che posso.

5. Non fare promesse: potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.

6. Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.

7. Non essere troppo turbato quando ti dico: "Ti odio". Non intendo proprio questo, lo dico perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.

8. Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.

9. Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.

10.Non fare che le mie "cattive abitudini" mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.

11. Non correggermi davanti alla gente. Ti presterò molta più attenzione se mi parlerai tranquillamente a quattr'occhi. 

12. Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.

13. Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.

14. Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.

15. Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.

16. Non pretendere  spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l'ho fatto.

17. Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.

18. Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.

19. Non difendermi dalle conseguenze. Ho bisogno di apprendere dall'esperienza.

20. Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.

21. Non zittirmi quando faccio domande “oneste”. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e andrò a cercare le mie informazioni altrove.

22. Non rispondere invece alle mie domande "sciocche" o senza senso. Desidero solo tenerti occupato con me.

23. Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.

24. Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.

25. Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. É "come" lo passiamo, che conta.

26. Non permettere  che i miei timori suscitino la tua ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.

27. Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione e incoraggiamento. Ma non ho bisogno di dirtelo, vero?

Trattami allo stesso modo con cui tratti i tuoi amici: così anch'io sarò tuo amico. Ricordati che io imparo di più da un esempio che da un rimprovero. 

The King's Business Magazine” (Los Angeles)