mercoledì 1 luglio 2026

San Paolino da Nola: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando»

Paolino, già uomo politico di grande prestigio, dopo la conversione abbracciò una vita radicalmente ascetica. Era noto per la sua umiltà e per la convinzione che il cristiano vive sempre in un processo di trasformazione interiore: spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi dell’uomo nuovo (Ef 4,22‑24).

Secondo la tradizione, un amico gli chiese un suo ritratto. Paolino, che non amava essere celebrato, inviò un’immagine che lo rappresentava in modo semplice e severo. Nel farlo, aggiunse la celebre frase: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando». La battuta non era solo ironica: è una sintesi perfetta della sua teologia: ciò che si vede esteriormente è solo la parte mortale, fragile, segnata dal passato. L’“uomo nuovo”, invece, è Cristo che si forma nel credente - e questo lavoro non è mai concluso.


Paolino viveva ormai da anni a Nola, immerso nella quiete della sua comunità. Le giornate scorrevano tra la preghiera, la cura dei poveri e la corrispondenza con gli amici lontani. Era diventato un punto di riferimento: non più il brillante aristocratico di Bordeaux, ma un uomo che aveva scelto di essere piccolo.

Un mattino arrivò un messaggero. Portava una lettera di un vecchio amico, uno di quelli che lo avevano conosciuto quando ancora frequentava i salotti dell’Impero. Il tono era affettuoso, ma anche un po’ mondano: gli chiedeva un ritratto per ricordarlo com’era e per mostrarlo agli altri.

Paolino sorrise. Non era offeso né infastidito. Ma quella richiesta gli sembrava appartenere a un mondo che aveva lasciato alle spalle.  

Tuttavia, non voleva deludere l’amico. Così cercò tra le sue cose un’immagine che lo raffigurasse: un piccolo ritratto, semplice, quasi severo, che risaliva ai tempi della sua vita precedente.

Lo guardò a lungo. Vide il volto di un uomo che non era più: elegante, sicuro, ancora pieno di sé.  

Poi lo avvolse con cura e lo affidò al messaggero, insieme a una breve nota.

Quando l’amico aprì il pacchetto, trovò il ritratto e un foglio con poche parole: «Questo è l’uomo vecchio; dell’uomo nuovo sto ancora lavorando».

Era una frase che non cercava effetto. Era la verità di Paolino: ciò che si vedeva nel ritratto era solo la scorza, la parte che si stava consumando. L’“uomo nuovo”, quello che nasce in Cristo, non si può dipingere. È un cantiere aperto, un’opera che nessun artista può fissare su tavola.

L’amico rimase colpito. Non dal ritratto, ma da quella frase che sembrava venire da un altro mondo. Capì che Paolino non era semplicemente cambiato: era stato trasformato.  

Quel piccolo episodio, passato di mano in mano nelle lettere dei Padri, divenne un esempio luminoso di umiltà cristiana. Paolino non aveva rifiutato il ritratto: aveva trasformato la richiesta in un’occasione per dire ciò che contava davvero.  Il volto che vale la pena mostrare non è quello dipinto, ma quello che Dio sta scolpendo dentro di noi.