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lunedì 10 luglio 2017

La politica distrutta dall'avidità

Secondo il mito di Prometeo nel Protagora di Platone, Zeus viene in soccorso dell'umanità, inviando Ermes a portare tra gli uomini rispetto e diritto, affinchè sia possibile una vita politica in comune, e disponendo che tali beni siano distribuiti non come le competenze tecniche (le quali sono state assegnate in modo che ogni arte sia esercitata da pochi a favore di tutti), ma in modo che tutti ne siano partecipi, giacché senza sentimento del giusto e rispetto dell'autorità nessuna città può sussistere. Ma il giudicare e il progettare razionalmente, senza i quali non sono possibili né il lavoro umano né la vita umana in comunità, sono minacciati dal pericolo di essere posti al servizio della propria avidità, facendo così svanire l'autorità delle leggi morali.
Cf Protagora 322a - 322c

Platone (428 - 348 a.C.)


domenica 21 aprile 2013

Cercare l’altra metà...



Secondo la mitologia greca, gli umani originariamente furono creati con quattro braccia, quattro gambe e una testa con due facce. Temendo il loro potere, Zeus li divise in due parti separate, condannandoli a trascorrere le loro vite a cercare l’altra loro metà.
Il Simposio
Platone (427 - 347 a.C.), filosofo greco

sabato 15 maggio 2010

La filosofia via meravigliosa

Bisogna mostrare che cosa sia la filosofia nel suo complesso, quale sia la sua caratteristica, di quanti elementi si componga e quanta fatica implichi. Allora chi ascolta, se è veramente Filosofo, cioè idoneo alla filosofia e degno di essa, perché dotato di natura divina, pensa che quella di cui sente parlare sia una via meravigliosa, da imboccare immediatamente, perché non potrebbe vivere facendo altro. Quindi unendo i propri sforzi a quelli di colui che gli indica la via, non si dà pace prima di aver acquisito completamente il suo fine, o prima di aver raggiunto tanta forza da esser in grado, da solo, senza nessuno che lo guidi, di procedere su quella strada.

Lettera Settima, 340

Platone (427 - 347 a.C.), filosofo greco

martedì 9 febbraio 2010

Nessuno sa cosa sia la morte

Nessuno sa cosa sia la morte e se essa non sia il maggiore di tutti i beni; e invece gli uomini ne hanno paura, come se sapessero bene che essa è il più grande dei mali.

Platone (427 - 347 a.C.), filosofo greco

giovedì 8 ottobre 2009

Aforismi Amore

Abbiamo a lungo parlato d'amore. Ora proviamo ad ascoltarlo, vuoi? (Anonimo)

Ogni oggetto amato è il centro di un paradiso. (Anonimo)

Nulla è possibile senza amore. Perché solo l'amore predispone a rischiare tutto. (Carl Gustav Jung)

Nulla è difficile per chi ama [
Nihil difficile amanti]. (Cicerone)

Ego tibi monstrabo amatorium sine medicamento, sine herba, sine ullius veneficae carmine: si vis amari, ama. / Ti indicherò un filtro amoroso, senza pozioni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama. (Ecatone di Rosi)

Ama chi t'ama, 
a chi incontro ti viene, tu vagli incontro; 
e doni offri a chi doni t'offrì: 
a chi non dà, tu non dare. 
Al generoso si dà, 
ma dar non si deve all'avaro. (Esiodo, Le opere e i giorni, 353)

Ut ameris, amabilis esto - Per essere amato, sii amabile. (Ovidio, Ars amandi)

Che cosa è l'amore? Volete imprigionare la luce? Vi sfuggirà tra le dita! (Pavel Evdokimov)

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. (Blaise Pascal)

Amore chiama Amore. L'amore non si acquista se non con l'amore... Colui che vuole essere amato, prima gli conviene amare, cioè avere la volontà d'amare. (Santa Caterina da Siena)

Che l'amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore. (Emily Dickinson)

La maggior parte della gente ritiene che amore significhi «essere amati» anziché amare. (Erich Fromm)

L'amore è una grave malattia mentale. (Platone, 427 - 347 a.C.)

Chi ha l'amore è lontano da ogni peccato. (Policarpo di Smirne, 69 ca. - 155)

L'amore magari non fa girare il mondo, ma devo ammettere che rende il viaggio degno di essere vissuto. (Sean Connery)

La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti. (William Shakespeare, 1564 – 1616)

Tutto il valore di una buona azione sta nell'amore che la ispira. (Talmud)

L'amore. Certo, l'amore. Fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta. (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

venerdì 13 marzo 2009

L'eccesso della libertà

Quando un popolo assetato di libertà viene ad avere a suoi capi dei cattivi coppieri che lo inebriano di quella libertà più in là del bisogno, e i magistrati, se non siano del tutto remissivi e non largiscano in ampia dose la libertà, li punisce accusandoli come scellerati e non popolari.
E quelli che obbediscono alle autorità li oltraggia come schiavi volontari e di nessun valore, e loda invece e onora in pubblico e in privato quei governanti che siano simili ai governati, e i governati ai governanti. Non è proprio in una tal città che il principio della libertà abbia la sua più totale applicazione? E che penetri nelle case private e l'anarchia ingeneratasi vada a finire sino agli animali…
Che per esempio il padre si abitui a farsi simile al figlio e a temere i figli e il figlio a esser simile al padre, e a non aver più paura dei genitori, per esser libero […].
Queste ed altre piccolezze del genere sono solite accadere; il maestro in tale stato teme e accarezza gli scolari e gli scolari se ne infischiano dei maestri, e così degli educatori. E in genere i giovani si mettono alla pari dei vecchi, contendendo con loro nelle parole e nelle opere, e i vecchi abbassandosi al livello dei giovani si riempiono di giocosità e di piacevolezza, imitando i giovani per non sembrare essere sgradevoli e autoritari. E l'estremo della libertà del volgo, quanto ha luogo in una simile città, è allorché gli uomini e donne comprati siano non meno liberi di coloro che li comprano. Quale sia poi l'uguaglianza e la libertà tra le donne verso gli uomini, e tra gli uomini verso le donne, per poco non ci siamo scordati di dire […].
E la somma di tutte queste cose messe insieme, non pensi tu come renda suscettibile l'animo dei cittadini, di modo che se uno vi adduca qualsiasi briciolo di servitù, esso la sdegna e non lo sopporta? Giacché tu sai che finiscono con il non darsi più neanche alcun pensiero per le leggi scritte o non scritte affinché nessuno in nessun modo sia loro padrone.
Così bello dunque e prosperoso o amico è questo regime donde nasce la tirannide a quanto a me pare. Ma che succede, dopo ciò?
Quello stesso malanno che nato nell'oligarchia la mandò in rovina, fattosi in questa più violento per la libertà vigente, riduce in barbarie selvaggia la democrazia. Ed effettivamente lo spingere all'eccesso qualsiasi cosa suole produrre per converso gran mutamento nel senso opposto, nelle stagioni nelle piante e nei corpi, e non meno nei regimi politici.
L'eccesso della libertà, infatti, in niente altro sembra convertirsi se non nell'eccesso della servitù per l'individuo e per lo stato.
[ La Repubblica IX, 562 ]
Platone (427 - 347 a.C.), filosofo greco