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venerdì 5 dicembre 2025

Prima dell'anno duemila fiorirà una nuova primavera

É a tutti che mi rivolgo.

Ho settantatré anni. Da cinquanta dura la mia lotta contro la lebbra, e contro tutte le altre «lebbre» che sono l'egoismo il fanatismo, la vigliaccheria.

In aiuto e al servizio delle più sofferenti minoranze oppresse del mondo, ho fatto trentadue volte il giro del mondo. Ho visto un universo inimmaginabile di orrori, di sofferenze, di disperazioni.

Prima dell'anno duemila fiorirà una nuova primavera!

Bisogna risvegliare la speranza

Dedito al materialismo sottomesso alla sua avvilente dittatura, il progresso e diventato un enorme strumento di assassinio.

Il marciume onnipotente del denaro ha fatto spuntare deserti di anima.

Si è seppellito Mozart nella fossa comune, messo il Vangelo in archivio e il Buon Dio nella cella frigorifera.

Si è creato la civiltà del disgusto e della disperazione.

Eppure la piccola fiamma, talora vacillante mai spenta, della speranza permane m ciascuno di noi.

Questa fiamma bisogna rianimarla. Che ci riscaldi e ci taccia luce. 

Sperare è mettersi all'ascolto di Dio.

Si ha sempre la libertà di amare

I tabu le proibizioni, le costrizioni degradanti, tutti questi fili spinati che lacerano la nostra condizione di uomini liberi: noi possiamo evadere da loro per la strada della fratellanza e seppellire, a forza di amore, la storia inumana dell’umanità. Non vi è altra gerarchia che la capacita di servire ed il potere di amare.

Vedere in ogni essere umano un uomo e in ogni uomo, un fratello: questa è la nostra legge.

Amare, non è donare, ma condividere

Al povero, non si tratta di concedergli un po' del nostro superfluo, ma di dargli il suo posto nella nostra vita.

Non accontentarsi di fargli cadere in mano gli spiccioli del nostro portamonete, ma vivere la sua sofferenza, la sua collera, la sua speranza o la sua gioia: questo è amarlo veramente.

Non immolare l’umano al sociale 

L’anonimo, l’irresponsabile: ecco il nemico. Rifugio vergognoso della vigliaccheria: in lui il mondo va disumanizzandosi.

Nelle sue ambizioni ingenue di dare a tutti un destino standardizzato, una felicità a prezzo unico che egli tema di smarrire gli uomini nella foresta umana e di sacrificare al sociale l’umano.

Perché la vita? Per servire

Quando vi capita di dire «Va tutto male» tutto va peggio a causa vostra. Non acconsentite a un pessimismo paralizzante a quel «a che serve» troppo comodo e che mimetizza tanti tradimenti. La vita è bella, ricca, esaltante e giovane per l'eternità. Non dà la nausea se non a quelli che sono già marci.

Giovani, ho fiducia in voi

Che importano pochi eccentrici, i loro eccessi e le loro irrequietezze?

lo credo nel vostro cuore.

Siete voi che provocherete la caduta della menzogna e la sconfitta del denaro.

Siate intransigenti sul dovere di amare. Non cedete, non venite a patti, non tornate indietro.

Ridete in faccia agli egoisti sempre soddisfatti di se stessi, agli ipocriti ben pasciuti delle loro virtù levigate, a quelli che nella vita non si interessano che alla loro vita, persuasi che in Paradiso il Buon Dio ha loro riservato posti numerati. Quelli che pensavano già alla pensione quand'erano ancora in fasce.

Rifiutate di mettere in garage il vostro avvenire. Lottate a viso aperto, denunciate ad alta voce, non permettete l’inganno attorno a voi.

Tenete presente che la più grande disgrazia che vi possa capitare è di non essere utili a nessuno e che la vostra vita non serve a niente.

Denunciate la violenza, che è l'arma dei vigliacchi

Infame colui che cerca di imporre la sua legge a forza di pugni o di grida.

Colui che colpisce e uno che fugge. Qualsiasi cosa riesca a strappare, è un vinto.

Perché ha perduto il suo volto di uomo. Lasciate perdere i «senza domicilio» dell’intelligenza. Aridi e sterili, essi vi condurranno per strade senza fiori e che sboccano nel nulla.

Colui che avrà sempre ragione, colui al quale il domani appartiene, colui che alla fine sarà il vincitore, è colui che è il più capace di amore.

Siate i seminatori di questo amore

Dall'intelligenza che tradisce, dalla macchina che rende schiavi, dal denaro che imputridisce salvate l'amore.

Portate in voi il fermento rivoluzionario e misericordioso del Vangelo.

Comprendete bene che l'importante non è ciò che si raccoglie, ma ciò che si semina. Non è ciò che si è, ma ciò che si offre.

Fare ciascuno il possibile sapendo che è la Provvidenza che fa tutto e che Essa ci ama di un amore che non finisce.

Siate i seminatori di questo amore. Rendetelo contagioso, radioattivo e che contamini il mondo.

Domarti all’aurora sarete pronti?

Prima dell’anno duemila fiorirà una nuova primavera!

Un messaggio di Raoul Follereau, 1976

Raoul Follereau (1903 - 1977), giornalista, filantropo e poeta francese


lunedì 2 dicembre 2024

Domani, siete voi. Il testamento di Raoul Follereau


Eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta. Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me. Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare. Questa è l’ultima ambizione della mia vita, e l’oggetto di questo “testamento”.


Giovani di tutto il mondo, o la guerra o la pace sono per voi. Scrivevo, venticinque anni fa: “O gli uomini impareranno ad amarsi o, infine, l’uomo vivrà per l’uomo, o gli uomini moriranno”. Tutti e tutti insieme.

Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire. Bisogna scegliere. Subito. E per sempre. Ieri, l’allarme. Domani, l’inferno.

I Grandi – questi giganti che hanno cessato di essere uomini – possiedono, nelle loro turpi collezioni di morte, 20.000 bombe all’idrogeno, di cui una sola è sufficiente a trasformare un’intera Metropoli in un immenso cimitero. Ed essi continuano la loro mostruosa industria producendo tre bombe ogni 24 ore. L’Apocalisse è all’angolo della strada.

Ragazzi, Ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire “no” al suicidio dell’umanità.

“Signore, vorrei tanto aiutare gli altri a vivere”. Questa fu la mia preghiera di adolescente.

Credo di esserne rimasto, per tutta la mia vita, fedele…

Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta.

Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me. Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare. Questa è l’ultima ambizione della mia vita, e l’oggetto di questo “testamento”.

Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo. Tutta la gioventù del mondo: di destra, di sinistra, di centro, estremista: che mi importa!

Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo.

Più sento avvicinarsi la fine della mia vita, più sento la necessità di ripetervi: è amando che noi salveremo l’umanità.

E di ripetervi: la più grande disgrazia che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente.

Amarsi o scomparire.

Ma non è sufficiente inneggiare a: “la pace, la pace”, perché la Pace cessi di disertare la terra.

Occorre agire. A forza di amore. A colpi di amore.

I pacifisti con il manganello sono dei falsi combattenti. Tentando di conquistare, disertano. Il Cristo ha ripudiato la violenza, accettando la Croce.

Allontanatevi dai mascalzoni dell’intelligenza, come dai venditori di fumo: vi condurranno su strade senza fiori e che terminano nel nulla.

Diffidate di queste “tecniche divinizzate” che già San Paolo denunciava.

Sappiate distinguere ciò che serve da ciò che sottomette.

Rinunciate alle parole che sono tanto più vuote quanto sonore.

Non guarirete il mondo con dei punti esclamativi.

Ciò che occorre è liberarlo da certi “progressi” e dalle loro malattie, dal denaro e dalla sua maledizione.

Allontanatevi da coloro per i quali tutto si risolve, si spiega e si apprezza in rapporto ai biglietti di banca.

Anche se sono intelligenti essi sono i più stupidi di tutti gli uomini.

Non si fa un trampolino con una cassaforte.

Bisognerà che dominiate il potere del denaro, altrimenti quasi nulla di umano è possibile, ma con il quale tutto marcisce.

Esso, Corruttore, diventi Servitore.

Siate ricchi della felicità degli altri.

Rimanete voi stessi. E non un altro. Non importa chi. Fuggite le facili vigliaccherie dell’anonimato.

Ogni essere umano ha un suo destino. Realizzate il vostro, con gli occhi aperti, esigenti e leali.

Niente diminuisce mai la dimensione dell’uomo. Se vi manca qualcosa nella vita è perché non avete guardato abbastanza in alto.

Tutti simili? No.

Ma tutti uguali e tutti insieme!

Allora sarete degli uomini. Degli uomini liberi.

Ma attenzione! La libertà non è una cameriera tuttofare che si può sfruttare impunemente. Né un paravento sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fetide ambizioni.

La libertà è il patrimonio comune di tutta l’Umanità. Chi è incapace di trasmetterla agli altri è indegno di possederla.

Non trasformate il vostro cuore in un ripostiglio; diventerebbe presto una pattumiera.

Lavorate. Una delle disgrazie del nostro tempo è che si considera il lavoro come una maledizione. Mentre è redenzione.

Meritate la felicità di amare il vostro dovere.

E poi, credete nella bontà, nell’umile e sublime bontà.

Nel cuore di ogni uomo ci sono tesori d’amore.

Spetta a voi, scoprirli.

La sola verità è amarsi.

Amarsi gli uni con gli altri, amarsi tutti. Non a orari fissi, ma per tutta la vita.

Amare la povera gente, amare le persone infelici (che molto spesso sono dei poveri esseri), amare lo sconosciuto, amare il prossimo che è ai margini della società, amare lo straniero che vive vicino a voi.

Amare.

Voi pacificherete gli uomini solamente arricchendo il loro cuore.

Testimoni troppo spesso legati al deterioramento di questo secolo (che fu per poco tempo così bello), spaventati da questa gigantesca corsa verso la morte di coloro che confiscano i nostri destini, asfissiati da un “progresso” folgorante, divoratore ma paralizzante, con il cuore frantumato da questo grido “ho fame!” che si alza incessante dai due terzi del mondo, rimane solo questo supremo e sublime rimedio: Essere veramente fratelli.

Allora… domani? Domani, siete voi.

1977

Raoul Follereau (1893 - 1977), giornalista, filantropo e poeta francese 

martedì 3 marzo 2009

Natale

Padre de Foucauld è stato una figura molto importante; si definiva il Fratello universale. E parecchie volte aveva scritto a sua sorella: «Ti ricordi i Natali della nostra infanzia? Mi hanno lasciato dei ricordi così dolci nel cuore. Prepara anche per i tuoi figli un bel Natale; così la loro vita si aprirà su un uni­verso di gioia, in quanto sarà un universo di carità». Io penso che questo fratello universale sia stato un bel modello per un'opera destinata a propagare la notte di Natale, a diffondere in questa notte un po' di gioia, di serenità e di pace. Nel 1945 avevo lanciato questo appello: «Natale, notte di speranza e festa dell'amore, per chi, per chi la vive­te? Per voi soltanto? O poveretti! Per i vostri cari? Benissimo, ma non è sufficiente. Natale deve essere un atto di amore universale. Grazie a voi, nel giorno di Natale, un vecchio non sarà più solo, un bimbo sorriderà... ». E poi ho chiesto che la gioia dei bambini, nel giorno di Natale, questa gioia radiosa, meravigliosamente innocente come il poverello nato in questo giorno e il cui amore doveva sconvolgere il mondo, io ho chiesto che questa gioia i bambini la condividano subito con gli altri, offrendo a un bambino povero uno dei giochi ricevuti; così anche i bambini poveri riceveranno subito la gioia del Natale. Perché è piuttosto scandaloso, a mio parere anche sacrilego, il fatto che la mattina di Natale ci siano bambini sovraccarichi di doni ed altri bambini che non possono fare altro che guardare i bambini carichi di doni. Nell'infanzia c'è un bisogno di giustizia e di fraternità che occorre risvegliare, far sbocciare, far fiorire. Mi ricordo, era il 24 dicembre 1948, mio Dio com'ero stanco! Tutto il giorno tra telefono, pacchi, visite lettere... Tutta la giornata era passata come in un sogno e io ne senti­vo tutto il peso. Non ero veramente stanco, è difficile che io lo sia, ma un po' stordito, da tutto quel movimento. Suonarono alla porta. Ho avuto un moto di impazienza, poi sono andato ad aprire. C'era un bimbetto pallido pallido, con due occhi che guardavano lontano, molto lontano, chissà cosa, guardavano cose che i grandi non riescono a vedere; mi tese una busta e poi scappò via. Chiusi la porta, la riaprii per riprenderlo, ma aveva già sceso le scale a precipizio, e la strada l'ave­va riassorbito. Aprii la busta; conteneva 25 franchi, poi c'erano scritte queste righe: «Signore, per amor di Dio, vogliate accetta da parte di un operaio nel suo sesto anno di malattia, questo modesto contributo, per non privarlo della gioia di donare nel giorno di Natale». Sono tornato nel mio ufficio. Vi tengo pure a portata di mano quella che io chiamo la «cartella blu»; è una cartella piena di carte insignificanti, coperte di scritture goffe, tutti gli errori di ortografia immaginabili vi si sono dati appuntamento; per questo per me è il tesoro più bello del mondo: è il «libro d'oro della carità ». Ho preso le ultime lettere ed ho letto: « Le mando cento franchi per il suo Natale, avrò un po' meno giochi, ma non importa, mi diverto lo stesso nella nostra fattoria, perciò posso fare a meno dei giochi». «Ti mando cento franchi che mi ha dato la mamma; ho sette anni; non siamo ricchi, ma è così bello fare regali ». «Aleth e Marie Francoise hanno ricevuto tre franchi ogni volta che hanno asciugato i piatti o pulito la verdura. Con questi soldi hanno comprato una bambola e ora la mandano per una bambina che non ha giochi ». «Ho cinque anni, la mamma non può mandarvi qualcosa, come faceva un tempo, allora io e mia sorella abbiamo preso nel nostro salvadanaio perché la mattina di Natale un bimbo come noi possa sorridere a Gesù Bambino per ringraziarlo». Dopo i piccoli, i grandi, i poveri, gli umili, gli sconosciuti, che sono i grandi del mondo. «In ricordo dei miei figli internati come me per motivi razziali, mia figlia, mia nipotina, mio genero deportati nel 1943, martirizzati e uccisi, mia moglie morta di dolore durante l'occupazione. Tutti questi ricordi spronano alla carità, nel loro ricordo le mando il mio contributo un assegno di mille franchi». «20 franchi. Vorrei avere il cuore abbastanza grande per racchiudervi tutta la miseria del mondo». «5 franchi. Perdoni questa offerta così modesta, ma mi sentirò veramente povero solo il giorno in cui, anche provandomi, non potrò più donare nulla». Ho richiuso la cartella e improvvisamente mi sono accorto che stavo cantando. Sono passati più di venti anni e quella canzone resta viva nel mio cuore, ed io ora so che non mi scoraggerò mai, che non perderò mai più la pazienza, anche alla fine di una giornata spossante, se suoneranno alla porta per la centesima volta perché, aprendola, spererò sempre di rivedere il bimbo, il piccolo bambino pallido pallido, con gli occhi che guardavano... ora so dove... ora so cosa... Il bambino di Natale è venuto a re­insegnarmi l'amore. Spesso durante tutta la mia vita ho detto: «Per fortuna che per i poveri ci sono i poveri». Perché sono soprattutto loro che mi hanno aiutato, che per primi mi hanno capito, sostenuto più di tutti gli altri, che più degli altri mi hanno voluto bene. Nel corso di questa mia vita errante, ho distribuito, prima ai lebbrosi, poi a tutti i lebbrosi del mondo - perché ci sono anche altre lebbre diverse dalla lebbra - ho distribuito, ricevuto e distribuito, circa tre miliardi di vecchi franchi. Ebbene per amore della verità devo dire che i tre quarti di questa somma sono state le persone più povere a darmeli; gente che talvolta li ha tolti dal necessario, per i quali questa offerta è stata un vero sacrificio. 

É stata carità vera. 

Buon Natale! 

Raoul Follereau (1893 - 1977), giornalista, filantropo e poeta francese