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domenica 18 ottobre 2026

Giustizia e pace si baceranno

Non c’è nessuno che rifugga dal volere la pace, mentre al contrario non tutti sono disposti a praticare la giustizia. […] Esegui però le opere di giustizia: tenendo presente che giustizia e pace si baciano, non sono in discordia (Cf Sal 85,11b). Perché vuoi tu porti in contrasto con la giustizia? Eccoti, ad esempio, la giustizia che ti dice di non rubare, ma tu non le dai retta; di non commettere adulterio, e fai il sordo; di non fare agli altri ciò che a te non piacerebbe subire; di non dire, nei riguardi del prossimo, le cose che non vorresti fossero dette sul tuo conto. […] Vuoi dunque conseguire la pace? Pratica la giustizia!

Enarrationes in Psalmos, 84, 12: CCSL 39

Sant'Agostino di Ippona 

lunedì 16 marzo 2026

Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine

La discesa agli inferi del Signore

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell'inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il Regno dei Cieli».

Da un'antica Omelia sul Sabato santo (PG 43, 439. 451. 462-463)

giovedì 29 gennaio 2026

Il vescovo e la sua comunità

Ignazio, detto anche Teoforo, alla santa chiesa, amata da Dio, Padre di Gesù Cristo, che si trova a Tralle in Asia e che, eletta da Dio e di lui degna, ha pace nel corpo e nell'anima per la passione di Gesù Cristo, nostra speranza, in attesa di risorgere in lui. La saluto nella pienezza dello spirito, secondo l'uso apostolico, e le auguro ogni bene.

So che mostrate sentimenti irreprensibili e siete saldi nella prova, non per opportunismo, ma per una educazione che in voi e ormai diventata connaturale. Me lo disse appunto il vostro vescovo Polibio quando venne a Smirne per volontà di Dio e di Gesù Cristo. Egli ne gioì con me, incatenato per Gesù Cristo, ed io potei contemplare nella sua persona tutta la vostra comunità. Ricevendo per mezzo suo prova della vostra benevolenza secondo Dio, resi gloria al Signore per avervi trovati, come già sapevo, suoi imitatori.

Infatti siete sottomessi al vescovo come a Gesù Cristo, e perciò non vivete secondo gli uomini, ma secondo Gesù Cristo che è morto per noi. Credendo nella morte di lui, sfuggite alla morte. È necessario che, come già fate, nulla facciate senza il vescovo e che siate sottomessi anche al collegio presbiterale come agli apostoli di Gesù Cristo, nostra speranza, per essere trovati in comunione con lui.

È necessario che anche i diaconi, quali ministri dei misteri di Gesù Cristo, siano accetti a tutti in ogni cosa: non sono infatti ministri di cibi o di bevande, ma della Chiesa di Dio, e devono perciò tenersi lontani da qualsiasi colpa come dal fuoco.

Da parte loro, tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, onorino particolarmente il vescovo, che è immagine del Padre, e i presbiteri quali senato di Dio e assemblea degli apostoli. Senza di essi non si può parlare di chiesa.

Sono certo che queste sono le vostre disposizioni al riguardo. Nella persona del vostro vescovo ho accolto e ho tuttora presso di me l'immagine della vostra carità: il suo modo di comportarsi è un grande insegnamento e la sua dolcezza una forza.

Dio si manifesta in molti modi al mio spirito, ma vado cauto nel parlare di ciò per non perdermi, cadendo nella vanagloria. Proprio adesso devo maggiormente temere, né intendo prestare orecchio alle lodi. Coloro che mi lodano, mi flagellano. Certo desidero soffrire, ma non so se ne sia degno. La mia impazienza non si manifesta ai più, ma mi tormenta senza tregua. Ho bisogno di umiltà con la quale si sconfigge il principe di questo mondo.

Vi scongiuro, non io ma l'amore di Gesù Cristo: nutritevi solo della sana dottrina cristiana e tenetevi lontani da ogni erba estranea, qual è l'eresia. Ciò avverrà se non vi lascerete gonfiare dall'orgoglio e non vi separerete da Gesù Cristo Dio e dal vescovo e dai comandi degli apostoli. Chi sta all'interno del santuario è puro; ma chi ne è al di fuori, è impuro. In altri termini: chiunque compie qualche cosa senza il vescovo, il collegio dei presbiteri e i diaconi, non agisce con coscienza pura.

Non già che abbia riscontrato in voi queste cose: ma scrivo per premunirvi, come figli amatissimi.

Lettera ai cristiani di Tralle (cc. 1,1 - 3,2; 4, 1-2; 6,1; 7,1 - 8,1)

Sant'Ignazio di Antiochia



mercoledì 28 gennaio 2026

Custode del gregge è non tanto il vescovo quanto il Signore.

La casa di Dio è anche la città [di Dio], e questa casa di Dio è il popolo di Dio. Casa di Dio infatti è lo stesso che tempio di Dio. E cosa dice l'Apostolo? Santo è il tempio di Dio, e questo tempio siete voi. Tutti i fedeli son dunque casa di Dio. Non solamente coloro che vivono al presente, ma anche coloro che vissero prima di noi e ora si sono addormentati [nel Signore]; e così pure quanti nasceranno in questo mondo sino alla fine dei tempi: schiera innumerevole di fedeli riuniti nell'unità, numericamente noti al Signore, come dice l'Apostolo: Il Signore conosce quelli che gli appartengono. Grani divini che ora gemono tra la paglia ma che un giorno, quando l'aia sarà mondata, formeranno l'unica massa [del buon frumento]. Ci riferiamo all'insieme dei fedeli, dei santi, che, da uomini come sono, saranno trasformati e resi simili agli angeli e a loro associati. Quanto agli angeli, infatti, è vero che non sono esuli ma attendono che anche noi torniamo dall'esilio. Ebbene, tutti questi eletti, presi nel loro insieme, formano l'unica casa di Dio e l'unica [sua] città: la città di Gerusalemme. Questa città ha i suoi custodi: come ha i costruttori, cioè coloro che lavorano per innalzarla, così ha anche chi la custodisce. Si riferiscono infatti alla custodia [della casa di Dio] le parole dell'Apostolo: Temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia così anche le vostre menti vengano corrotte, perdendo quella castità che è in Cristo. Custodiva coloro che governava; era un custode che vegliava su di loro come meglio poteva. La stessa cosa fanno oggi i vescovi. Se infatti al vescovo è allestito un seggio più elevato, è perché tocca a lui sorvegliare, cioè custodire, il popolo. Difatti "vescovo" è un termine greco che in latino si dovrebbe rendere con "sorvegliante", uno cioè che dal di sopra osserva e vede dall'alto. Come al viticultore si costruisce un posto da cui possa custodire la vigna, così si costruisce in alto la sede episcopale. Quando si sta in un posto elevato come questo, pericoloso comincia a diventare il rendiconto. Occorre una tale disposizione che, sebbene collocati quassù, in virtù dell'umiltà ci sentiamo sotto i vostri piedi, e insieme preghiamo per voi, affinché colui che conosce i vostri sentimenti vi custodisca. È vero infatti che noi possiamo osservarvi quando entrate e quanto uscite; ma è altrettanto vero che non possiamo scorgere i pensieri del vostro intimo, anzi nemmeno ci è dato vedere cosa facciate quando siete a casa vostra. In che modo allora vi custodiamo? Da uomini: come cioè consentito alle nostre possibilità e dentro i limiti delle risorse [da noi] ricevute. Ora, siccome noi vi custodiamo da uomini e quindi in maniera imperfetta, forse che voi resterete senza custode? Certo no. Dov'è infatti colui del quale si dice: Se il Signore non custodisce la città, invano lavora colui che la custodisce? Noi ci diamo da fare per custodirvi, ma sarebbe inutile ogni nostro lavoro se non vi custodisse colui che scruta i vostri pensieri. Egli vi custodisce durante la veglia e durante il sonno. Addormentatosi infatti una sola volta sulla croce, ne è risuscitato e ormai non dorme più. Siate dunque un Israele, poiché il custode d'Israele non dormirà più né più prenderà sonno. Sì, fratelli! Se vogliamo essere custoditi all'ombra delle sue ali, facciamo in modo d'essere un Israele. Quanto a noi, infatti, è vero che vi custodiamo in forza dell'ufficio affidatoci, ma vogliamo essere custoditi [dall'alto] insieme con voi. Nei vostri confronti siamo come pastori, ma rispetto al sommo Pastore siamo delle pecore come voi. A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell'unico Maestro, siamo vostri condiscepoli e frequentiamo la stessa scuola.

Commento del Salmo 126,3

Sant'Agostino

martedì 2 dicembre 2025

Hai un compito, anima mia

Hai un compito, anima mia,

un grande compito, se vuoi.

Scruta seriamente te stessa,

il tuo essere, il tuo destino;

donde vieni e dove dovrai posarti;

cerca di conoscere se è vita quella che vivi

o se c'è qualcosa di più.


Hai un compito, anima mia,

purifica, perciò, la tua vita:

considera, per favore, Dio e i suoi misteri,

indaga cosa c'era prima di questo universo

e che cosa esso è per te,

da dove è venuto e qual sarà il suo destino.


Ecco il tuo compito,

anima mia,

purifica, perciò, la tua vita. 


Poesie a se stesso, LXXVIII (PG 37, 1425-1426)

Gregorio di Nazianzo

 

lunedì 3 febbraio 2025

Preghiera per il popolo

Noi confessiamo te, o Dio che ami gli uomini,
e ti presentiamo la nostra debolezza,
pregandoti di esser tu la nostra forza.
Perdonando i peccati passati,
rimettici le colpe di un tempo,
fa’ di noi degli uomini nuovi.

Rendici tuoi servi, puri e senza macchia.
Ci consacriamo a te: ricevici, o Dio di verità,
ricevi il tuo popolo e cancella ogni sua colpa;
fallo vivere nella rettitudine e nell’innocenza.
Tutti siano in grado di essere annoverati tra gli angeli,
e tutti siano eletti e santi.

Ti preghiamo per quelli che hanno la fede
e hanno riconosciuto il Signore Gesù Cristo;
che essi siano confermati nella fede,
nella conoscenza e nella dottrina.

Ti preghiamo per questo popolo; verso tutti sii clemente,
manifestati e mostra la tua luce;
tutti riconoscano te, Padre increato,
e il tuo Figlio unico, Gesù Cristo.

Ti preghiamo per tutte le autorità; 
il loro governo sia pacifico
per la tranquillità della Chiesa cattolica.

Ti preghiamo, Dio delle misericordie,
per i liberi e per gli schiavi,
per gli uomini e per le donne,
i vecchi ed i fanciulli, 
i poveri ed i ricchi;
mostra a tutti la tua benevolenza, 
su tutti stendi la tua bontà;
di tutti abbi pietà e dirigi la loro strada verso di te.

Ti preghiamo per quelli che soffrono,
per i prigionieri e i bisognosi; fortificali tutti;
liberali dalle catene, dalla miseria; confortali tutti,
Tu che sei il sollievo e la consolazione.

Ti preghiamo per gli ammalati; concedi loro la salute,
la guarigione dai loro mali; concedi
loro una salute perfetta del corpo e dell’anima.

Tu sei il Salvatore ed il Benefattore;
Tu sei il Signore e il Re di tutti.
Ti abbiamo rivolto la nostra preghiera per tutti,
per mezzo del tuo Unico, Gesù Cristo;
per lui ti siano rese gloria e potenza nello Spirito Santo,
ora ed in tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Eucologio, 5

Serapione di Thmuis (+ 362), vescovo, santo

venerdì 16 febbraio 2024

La famiglia aperta: la visione della Chiesa primitiva

Ogni giorno di più la famiglia è chiamata ad essere comunità di vita e di amore. E perché ciò si realizzi non può mancare l'apertura alla società, di cui essa è principio e fondamento. Questa vocazione della famiglia al sociale, il contributo che solo essa può dare nella concretezza dell'ospitalità, della solidarietà dell'accoglienza, è già presente nella dottrina della Chiesa dei primi secoli.

Famiglia e società secondo i Padri della Chiesa, Ed. Città Nuova, 1989

Giuseppe Nardin, presbitero italiano

lunedì 15 gennaio 2024

Vuoi onorare il corpo di Cristo?

Adorna il tempio, ma non trascurare i poveri

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare (Cf Mt 25, 42), e: Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me (Cf Mt 25, 45). Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.

Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.

Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina. Dio infatti accetta i doni alla sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.

Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore. Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?

Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello.

Omelie sul vangelo di Matteo (50, 3-4; PG 58, 508-509)

Giovanni Crisostomo, Vescovo, Santo (ca. 350-407)


giovedì 21 dicembre 2023

Aforismi Preghiera - Padri della Chiesa


Il tuo desiderio è la tua preghiera. Se il tuo desiderio è continuo, la tua preghiera è continua. (Agostino, Commento ai Salmi)

Nutri la tua anima con la lettura biblica: essa ti preparerà un banchetto spirituale. (Agostino)

La preghiera muore, quando il desiderio si raffredda. (Agostino)

A te si chieda, in te si cerchi, presso di te si bussi; così, e solo così potremo ottenere, così potremo trovare, così ci sarà aperto. (Agostino)

Tu sai cosa desideri nella preghiera. Dio sa quello che ti è utile. (Agostino)

La preghiera è la forza dell'uomo e la debolezza di Dio. (Agostino)

Il corpo si nutre di cibo e l’uomo interiore di preghiera. (Agostino)

L'uomo non prega per dire a Dio ciò che deve fare, ma perché Dio dica a lui ciò che deve fare. (Agostino)

[Egli vuole] ...che nella preghiera si eserciti il nostro desiderio, in modo che diventiamo capaci di ricevere ciò che egli è pronto a darci. (Agostino, Epistula 130, 8, 17: CSEL 44, 59 - PL 33, 500)

Dio esaudisce chi lo invoca, quando ha visto la sua lode; e accetta la sua lode quando ha provato il suo amore. (Agostino)

Credi per poter pregare; e prega affinché non ti manchi quella fede con la quale tu preghi. (Agostino)

È per la preghiera dei cristiani che il mondo sta in piedi. (Aristide l'Apologeta)

Pregare è come nuotare. Guarda coloro che nuotano in mare: il nuotatore provetto si getta in acqua senza aver paura, sapendo che le onde non possono travolgere un buon nuotatore. Al contrario, chi comincia da poco a nuotare, appena si sente andare a fondo ed ha paura di annegare, si ritira senza indugio sulla riva. Poi, riprendendo un po’ di coraggio, torna a tuffarsi nell’acqua. (Barsanofio di Gaza)

Quando sei intento alla preghiera, chiedi la liberazione dal vecchio Adamo, o recita la preghiera del Signore, o ambedue insieme, poi riprendi il tuo lavoro manuale. (Barsanofio di Gaza, Lettere ascetiche)

Sulla lunghezza del tempo della preghiera, ti dirò: se tu "preghi incessantemente" (1 Tes 5,17), come dice l'Apostolo, la quantità del tempo non ha importanza. (Barsanofio di Gaza, Lettere ascetiche)

La preghiera efficace è quella che fa nascere nell'anima una chiara nozione di Dio. (Basilio Magno)

Se quando chiedete non ricevete, è perché non chiedete ciò che è necessario, o perché chiedete senza fede, con leggerezza o senza perseveranza. (Basilio Magno)

La preghiera, volendo parlare più arditamente, è una conversazione con Dio. (Clemente Alessandrino)

La preghiera è la consolazione degli afflitti, la gioia dei pii, il conforto di chi piange, la speranza di chi muore. Non v'è in tutta la vita dell'uomo tesoro paragonabile alla preghiera. (Efrem il Siro)

Non rammaricarti se non ricevi subito da Dio ciò che gli chiedi; egli vuole beneficarti molto di più, per la tua perseveranza nel rimanere con lui nella preghiera. (Evagrio Pontico, De oratione, 34: PG 79, 1173)

La preghiera è sorgente di gioia e di grazia. (Evagrio Pontico)

Quando, dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia, allora veramente hai trovato la preghiera. (Evagrio Pontico)

Spesso ho domandato nelle mie preghiere il compimento di ciò che mi sembrava bene per me, e mi ostinavo nella mia richiesta. Ma ricevuta la cosa, grande fu la mia delusione perché allora costatavo che la cosa non era come me l'ero raffigurata. (Evagrio Pontico)

Prega senza interruzione e tieni presente Cristo: Egli ti ha generato di nuovo. (Evagrio Pontico)

La collera uccide la preghiera [...]. Chi prega deve essere libero dall'ira.  (Evagrio Pontico)

Se sei teologo pregherai veramente e se preghi veramente sei teologo. (Evagrio Pontico, Sulla preghiera 60)

Non ci è stato comandato di lavorare, di vegliare e di digiunare continuamente, mentre la preghiera incessante è una legge per noi. (Evagrio Pontico, Capita practica ad Anatolium, 49: SC 171, 610 - PG 40, 1245)

Le nostre preghiere devono essere frequenti, ma brevi, quando si teme che, se si prolungassero, il nemico che ci spia possa introdurvi qualche distrazione. (Giovanni Cassiano)

La preghiera è sostegno del mondo, riconciliazione con Dio, misura del progresso spirituale, giudizio del Signore prima del futuro giudizio. (Giovanni Climaco) 

Se una parola della tua preghiera ti riempie di dolcezza o di compunzione, soffermati su di essa, perché allora il nostro angelo custode è lì, a pregare con noi. (Giovanni Climaco)

Quando preghi, non cercare parole complicate, poiché il balbettio semplice e monotono dei fanciulli ha spesso commosso il loro Padre dei cieli. (Giovanni Climaco)

Abbracciare Dio. La preghiera è un sommo bene: è infatti comunione intima con Dio e ci rende una cosa sola con Lui. Con la preghiera l‘uomo si unisce a Dio in un ineffabile abbraccio: come un bambino chiama nell‘affanno sua madre, anche l‘uomo grida verso Dio, desideroso del sostegno che viene da Lui. (Giovanni Crisostomo, Omelia 6)

L'uomo che si priva della preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento. Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata. (Giovanni Crisostomo)

L'uomo che prega ha le mani sul timone della storia. (Giovanni Crisostomo)

È possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate. (Giovanni Crisostomo, De Anna, sermo 4, 6: PG 54, 668)

Niente vale quanto la preghiera; essa rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile. [...] È impossibile che cada in peccato l'uomo che prega. (Giovanni Crisostomo, De Anna, sermo 4, 5: PG 54, 666)

La preghiera è un'elevazione della mente a Dio (Elevatio mentis in Deum). (Giovanni Damasceno)* (affermazione simile a quella di Nilo il sinaita) 

Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? È lo Sposo che parla a te. (Girolamo)

Teologo è colui che sa pregare. (Gregorio di Nissa) 

Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso le forze di satana sono annientate ed il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede. (Ignazio d'Antiochia)

La preghiera è l'elevarsi della mente a Dio (Nilo il sinaita)* (affermazione simile a quella di Giovanni Damasceno)

Preghiera e vita cristiana sono inseparabili. Prega incessantemente colui che unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera. Soltanto così possiamo ritenere realizzabile il principio di pregare incessantemente. (Origene, De oratione, 12, 2: GCS 3, 324-325 - PG 11, 452)

Mettiamo freno all'effervescenza dei pensieri che ci angosciano e che salgono dal nostro cuore come acqua in ebollizione, leggendo le Scritture e ruminandole incessantemente... e ne sarete liberati. (Pacomio)

Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi, poiché la prima preoccupazione, alla quale lo Spirito si apprende fin dall'aurora, esso continua a macinarla, come una mola, per tutto il giorno, sia grano sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il nemico getti la zizzania. (Detti dei Padri del deserto)

Un anziano diceva: "Non far nulla senza pregare e non avrai rimpianti". (Detti dei Padri del deserto)

Se vuoi ricevere, dai. Se chiedi per te stesso ciò che neghi agli altri, la tua richiesta è una presa in giro. (San Pietro Crisologo)

La preghiera è semplice come stare in piedi davanti a Dio riflettendo nell'intimo del proprio cuore. (Teofane il confessore)

L'unico compito della preghiera è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti. (Tertulliano, L'orazione, 29) 





giovedì 25 febbraio 2010

Una vita meravigliosa e incredibile!

I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano. 

Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. 

Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati. Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto. Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore. Quando fanno dei bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita. I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio. 

Insomma, per parlar chiaro, i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo. L’anima poi dimora nel corpo, ma non proviene da esso; ed anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo che si vede; anche i cristiani li vediamo abitare nel mondo, ma la loro pietà è invisibile. La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri. 

L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo. L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste. L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che a loro non è permesso abbandonare. 

Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.

Lettera a Diogneto, 5 - 6. 7,7-9

Anonimo del II sec.