«Sai che cosa diceva quel tale? In Italia, per trent'anni, sotto i Borgia, ci furono guerre, terrore, omicidi e carneficine, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace che cosa ne è venuto fuori? l'orologio a cucù!»
É la geniale frase che il personaggio di Orson Welles (Harry Lime) rivolge a Holly Martins (Joseph Cotten) con il quale ha un dialogo all'interno di una ruota panoramica.
Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, nel mondo. Non sai bene di che si tratta ma l'avverti. È un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando.
Neo: Di Matrix.
Morpheus: Ti interessa sapere di che si tratta? Che cos'è? Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.
Neo: Quale verità?
Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è.
Morpheus: È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. Seguimi.
[...]
Neo: Questo non è reale...?
Morpheus: Che vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com'era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi.
[Tutt'attorno si materializza la desertica superficie di quel che è rimasto del pianeta Terra]
Benvenuto nella tua desertica nuova realtà. Abbiamo pochi bit, brandelli d'informazione. Ma quello che sappiamo per certo è che un bel giorno, all'inizio del XXI secolo, l'umanità intera si ritrovò unita all'insegna dei festeggiamenti. Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I.A.
Neo: I.A. "Vuol dire "intelligenza artificiale".
Morpheus: La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine. Ancora non sappiamo chi colpì per primo, se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi ad oscurare il cielo. A quell'epoca loro dipendevano dall'energia solare, e si pensò che forse non sarebbero riuscite a sopravvivere senza una fonte energetica abbondante come il sole. Nel corso della storia il genere umano è dipeso dalle macchine per sopravvivere. Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell'ironia. Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt, ed emette oltre sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l'energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati. A lungo non ci ho voluto credere, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida, raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l'evidenza della verità. Che cos'è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l'essere umano in questa. [mostra una batteria]
[Neo sanguina dopo una caduta all'interno della simulazione di salto in Struttura]
Neo: Credevo che non fosse reale.
Morpheus: La tua mente lo rende reale.
Dal film Matrix, regia di Andy e Larry Wachowski (1999)
Giuditta: Io sono convinta, Reggie, che un gruppo antimperialista come il nostro debba rispecchiare una divergenza di interessi all'interno della base di potere.
Reggie: Sono d'accordo. Francis?
Francis: Punto di vista mente parlando, quello che dice Giuditta è valido, purché il movimento non dimentichi mai che è un diritto inalienabile di ogni uomo...
Stan: O donna.
Francis: O donna... di affrontare se stesso.
Stan: O se stessa.
Francis: O se stessa, giusto.
Stan: Grazie, fratello.
Francis: O sorella.
Stan: O sorella. Dov'ero rimasto?
Reggie: Avevi finito.
Francis: Oh, per concludere, è un diritto naturale di ogni uomo...
Stan: O donna.
Reggie: Perché non la pianti con queste donne, ci confondi le idee e basta.
Stan: Perché le donne hanno il sacrosanto diritto di svolgere un ruolo nel movimento.
Reggie: Perché continui a tirare in ballo le donne?
Stan: Voglio essere donna.
Reggie: Cosa?
Stan: Voglio essere donna. E d'ora in poi voglio che mi chiamiate Loretta.
Reggie: Come?
Stan: È un mio diritto di uomo!
Giuditta: Scusa, ma perché vuoi essere Loretta, Stan?
Stan: Voglio avere dei bambini.
Reggie: Vuoi avere dei bambini?!
Stan: È un diritto di ogni uomo averne, se li vuole.
Reggie: Ma tu non puoi avere dei bambini!
Stan: Oh, non mi opprimere, eh!
Reggie: Non ti sto opprimendo, è che tu non hai... l'utero! Dove si dovrebbe sviluppare il feto? Lo vuoi tenere in un barattolo?
Giuditta: Sentite, guardiamo in faccia la realtà. Supponiamo di stabilire che lui non possa avere bambini perché non ha l'utero, il che non è colpa di nessuno, semmai dei romani, ma comunque il diritto di avere dei bambini ce l'ha.
Francis: Concettualmente parlando, sì. Combatteremo gli oppressori per il tuo diritto ad avere bambini, sorella... fratello... Loretta.
Reggie: Ma che senso ha?
Francis: Cosa?
Reggie: Che senso ha combattere per il suo diritto ad avere bambini se non può avere bambini?
Francis: Simbolicamente parlando, è la nostra lotta contro l'oppressione.
Reggie: Simbolicamente parlando, è la sua lotta contro la realtà.
Dal film Brian di Nazaret (Monty Python) di Terry Jones (1979)
Ora ti dirò una cosa scontata. Guarda che il mondo non è tutto rosa e fiori: è davvero un postaccio misero e sporco e, per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti, ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre. Né io né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita. Perciò andando avanti non è importante come colpisci l'importante è come sai resistere ai colpi, come incastri e, se finisci al tappeto, hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente e, se credi di essere forte, lo devi dimostrare che sei forte, perché un uomo vince solo se sa resistere, non se se ne va in giro a puntare il dito contro chi non centra, accusando prima questo e poi quell'altro di quanto sbaglia. I vigliacchi fanno così e tu non lo sei, tu non lo sei affatto. Comunque ti vorrò sempre bene, Robert, non può essere altrimenti, tu sei mio figlio, sei il mio sangue, sei la cosa migliore che ho al mondo, ma finché non avrai fiducia in te stesso la tua non sarà vita. E passa a salutare tua madre...
Silvester Stallone /Rocky in Rokcky Balboa (2006), diretto da Sylvester Stallone
Perché, vedete, le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi, le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!
Pietro Chiocca / Alberto Sordi nel film: "Finché c’è guerra c’è speranza" diretto da Alberto Sordi (1974).
Perché io dico poveri noi? Perché voi, il pubblico, ed altri sessantadue milioni di Americani, ascoltate me in quest'istante. Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge giornali o riviste. Perché l'unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV. Attualmente, c'è da noi un'intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla TV. La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione!
La TV può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri. La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. [...] Perché questa società è ora nella mani della CCA, la Communication Corporation of America [...]. E quando una tra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui!
Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.
Quindi, se volete la verità andate da Dio, andate dal vostro guru. Andate dentro voi stessi, amici, perché quello è l'unico posto dove troverete mai la verità vera! Sapete, da noi non potrete mai ottenere la verità. Vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna: noi vi diremo che... che Nero Wolfe trova sempre l'assassino e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare! E per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete: guardate l'orologio, alla fine dell'ora l'eroe vince. Vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire!
Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero! Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede. Conoscete soltanto noi. Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui. Cominciate a credere che la TV è la realtà, e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice: vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino pensate come in TV! Questa è pazzia di massa! Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà. Noi siamo le illusioni.
Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora. Spegneteli immediatamente! Spegneteli e lasciateli spenti! Spegnete i televisori proprio a metà della frase che sto dicendo adesso, spegneteli subito!
Questa non è più una nazione di individui indipendenti, oramai. È una nazione composta da duecento e oltre milioni di esseri transistorizzati, deodorizzati, più bianchi del bianco, tutti profumati al limone: dei tutto inutili come esseri umani, e rimpiazzabili come pezzi di un'auto.
Peter Finch (Howard Beale) nel film "Quinto potere" (1976) diretto da Sidney Lumet
Per tutti la vita è un ritorno a casa, commessi viaggiatori, segretari, minatori, apicoltori, mangiatori di spade. Per tutti. Tutti i cuori irrequieti del mondo. Cercano tutti la strada di casa. È difficile descrivere che cosa provassi allora: immaginate di camminare per giorni in un turbine di neve, senza neppure accorgerti di camminare in tondo. La pesantezza delle gambe nei cumuli, le vostre grida che scompaiono nel vento. Con la sensazione di essere piccoli... e immensamente lontani da casa. Casa. Il dizionario la descrive sia come un luogo di origine, sia come uno scopo o una destinazione e la bufera? La bufera era tutta nella mia mente o come dice dante il divino poeta, nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita. Alla fine ho ritrovato la diritta via ma nel posto più improbabile.
Signore, può definire la parola cura?
Certo.. definiamo cura l’attenzione data ad un paziente che richiede un intervento medico. Lei ha pazienti in cura signor Adams?
Io convivo con numerose persone che vanno e vengono liberamente alle quali offro il mio modesto aiuto.
Signor Adams, ammette o non ammette di prestare cure a pazienti nel suo ranch?
Chiunque venga al mio ranch è un paziente, sì. E qualunque persona venga al ranch è anche un medico.
Come ha detto?
Ogni persona che venga al ranch e necessiti di un aiuto fisico o mentale in qualunque forma è un paziente, ma nello stesso tempo, ogni persona che venga al ranch e si incarichi di prendersi cura degli altri che sia cucinare per loro, lavarli o anche semplicemente ascoltarli, ecco che diventa un medico. Uso il termine in senso lato, signori, ma un medico non è qualcuno che aiuta qualcun altro? Quando il termine medico ha preso un eccezione referenziale? A che punto della storia un medico è diventato più di un fidato e dotto amico che visitava e curava gli infermi? Voi mi chiedete se esercito la medicina... se questo significa aprire la porta a chi ha bisogno, a chi è sofferente... accudirlo, ascoltarlo e mettergli un panno freddo in fronte, finché la febbre non si abbassa, se è questo fare il medico, se è questo curare un paziente allora mi dichiaro colpevole, signori.
Ha considerato le implicazioni del suo modo di agire?se uno dei suoi pazienti morisse?
Cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e, Dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l’indifferenza.
Nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile, signore. Ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente-medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia si vince o si perde… se si cura una persona vi garantisco che, in quel caso, si vince qualunque esito abbia la terapia. Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita. Vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare.
E non aspettate di essere in corsia per acquistare la vostra umanità, sviluppate subito la capacità di comunicare. Parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero... con chi vi capita! E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula, infermiere che possono insegnarvi, stando con la gente tutti i giorni, tra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenza da dividere con voi e così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su. Condividete la compassione che hanno, fatevi contagiare.
Signore io voglio fare il medico con tutto il mio cuore. Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo, e per questo motivo ho perso tutto, però così ho anche guadagnato tutto: ho condiviso le vite dei pazienti e del personale dell’ospedale, abbiamo riso insieme e pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. E Dio mi sia testimone, comunque decidiate oggi, signori, guarderò ancora con fiducia il mio scopo: diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto. Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco, ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare. A voi la scelta: avermi come collega di lavoro, passionale, oppure avermi come voce fuori dal coro, sincera e determinata. In entrambi i casi verrò forse considerato una spina, ma vi prometto una cosa: sarò una spina che non riuscirete a togliere.
...
Molto bene, e adesso? che cosa vuoi da me? Si potrei farlo, lo sai che tu che non mi fermeresti, quindi rispondimi ti prego.. dimmi che cosa stai facendo... va bene, analizziamo la logica, tu crei l’uomo, l’uomo sopporta dolori ed enormi sofferenze, l’uomo alla fine muore. Avresti potuto anche lavorarci sopra un po’ di più prima di passare direttamente alla creazione. Hai riposato il settimo giorno, potevi dedicare quel settimo giorno alla compassione. Sai che ti dico? Non ne vale la pena.
Robin Williams / Hunter "Patch" Adams nel film Patch Adams del 1998 diretto da Tom Shadyac
Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, sino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso, signori miei. Credetemi.
E... possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta.
Io però non posso farlo per voi, sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno vedo i vostri giovani volti e penso... certo che... ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare. Sì perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete col tempo, con l'età tante cose ci vengono tolte ma questo fa... fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri. E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine d'errore è ridottissimo. Capitelo...
Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire.
E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere un'esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì. In questo consiste, e in quei 10 centimetri davanti alla faccia.
Ma io non posso obbligarvi a lottare! Dovrete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi. Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi. Che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.
Questo è essere una squadra, signori miei!
Perciò... o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente.
È il football ragazzi! È tutto qui.
Allora, che cosa volete fare?
Al Pacino / Tony D'Amato in Ogni maledetta domenica (Any Given Sunday) film del 1999 diretto da Oliver Stone
Paolo – Allora immagina di guardare la vastità del mare davanti a te. Poi ti abbassi e immergi la mano dentro l'acqua e ne raccogli un po’ nel palmo. L'acqua inizierà subito colarti tra le dita fino a che il palmo non sarà vuoto. L'acqua rappresenta la vita di un uomo: dalla nascita alla morte ci sfugge continuamente dalle mani finché non finisce. Insieme a tutto ciò che amiamo in questo mondo. È tuttavia il regno di cui parlo sempre. Per il quale vivo. É come tutto il resto dell'acqua di quel mare: gli uomini vivono per quel poco di acqua che scivola via tra le loro dita. Coloro che seguono Gesù Cristo vivono per la distesa senza fine di quel mare.
Mauritius – E se io, dopo tutto questo, ancora non credessi nel tuo Cristo?
Paolo – Non cercavo di convincerti! Ascoltami: è solo un momento e non sarò io, ma Cristo che ti rivolgerà lo sguardo e abbatterà le tue difese: in quel preciso istante ti renderai finalmente conto che Dio ti conosce a fondo e ti ama incondizionatamente! Pregherò per te perchè arrivi quel momento...
Dal film: Paolo, apostolo di Cristo / Paul, apostle of Christ, (2018) scritto e diretto da Andrew Hyatt
«Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi.
Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.
Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo: ci dovete provare.
Ecco: quando leggete, non considerate soltanto l’autore.
Considerate quello che voi pensate.
Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce.
Più tardi cominciate a farlo, più alto è il rischio di non trovarla affatto!
Thoreau dice: "Molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! Osate cambiare, cercate nuove strade».
Prof. John Keating (Robin Williams) nel film “L'attimo fuggente” (1989) di Peter Weir