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martedì 3 novembre 2026

Il funerale

La gente seguiva,
gente in lutto e che piangeva;
gente in lutto e che aveva l'aria di piangere, 
tra i primi non in lutto alcuni piangevano;
e gli altri non in lutto non facevano più nulla, o meglio, 
si annoiavano o chiacchieravano.

All'uscita del cimitero,
le persone in lutto singhiozzavano: tutto è finito;
le altre persone in lutto sussurravano: via, coraggio, è finita;
le prime persone non in lutto mormoravano: poveretto, così finisce tutto!
E le altre respiravano: uf, è finito!
Ed io pensavo che tutto cominciava!

Sì, era terminata la prova generale, ma la rappresentazione eterna iniziava.
Era terminato il tirocinio, ma l'esecuzione eterna iniziava,
Era terminata la lenta gestazione, ma la vita eterna iniziava.
Era appena nato,
nato alla Vita;
quella buona, 
quella vera,
la Vita Eterna.
Come se i morti esistessero!

Non vi sono morti, Signore,
non vi sono che viventi, sulla nostra terra e nell'al di là.
La morte esiste, Signore,
ma non è che un momento,
un istante, un secondo, un passo,
il passo dal provvisorio al definitivo, il passo del temporale all'eterno.
Così muore il bambino quando nasce l'adolescente,
il bruco quando si libra la farfalla,
il grano quando si annuncia la spiga.

Morte, personaggio grottesco, orco per i bambini, fantasma inesistente.
Tu mi fai ridere.
Ma tu mi ripugni,
tu terrorizzi il Mondo,
tu spaventi e inganni gli uomini,
e tuttavia non esisti che per la Vita,
e non sei capace di rapirci quelli che amiamo.

Ma dove sono, Signore, quelli che da vivi ho amato?
Sono nell'Estasi, santamente intenti ad amare al ritmo della Trinità?
Sono torturati nella notte, ardenti del desiderio di amare infinitamente?
Sono disperati, condannati a se stessi perché si sono preferiti  agli altri; 
consumati di odio, perché non possono più amare?
Signore, sono vicini a me i miei morti;
So che vivono nell'ombra;
Non li vedo più con i miei occhi, perché hanno per un istante abbandonato 
il loro rivestimento di carne come si lascia un vestito consunto o passato di moda.

La loro anima priva del loro rivestimento ormai non mi fa più segno alcuno.
Ma in Te Signore, Sento che mi chiamano, 
vedo che mi invitano,
sento che mi consigliano,
perché mi sono maggiormente presenti.

Un tempo, le nostre carni si toccavano, ma non le nostre anime.
Ora li incontro, quando incontro Te,
li ricevo in me, quando ricevo Te,
li porto quando porto Te,
li amo quando amo Te.

O miei Morti, eterni viventi che vivete in me,
aiutatemi a ben imparare, in questa breve vita, a vivere eternamente.
Signore, Ti amo e voglio amarTI maggiormente,
Tu eterni gli amori e io voglio eternamente amare.

Il funerale in Preghiere, Ed. Marietti 

Michel Quoist

lunedì 31 agosto 2026

Morire giovani

Nell'Antichità classica è un concetto tragico già presente in Erodoto nel mito di Cleobi e Bitone e ripresentato da Menandro nella sua commedia Il doppio ingannatore. Non era inteso come una maledizione, ma come un dono compassionevole: morire giovani risparmiava all'essere umano le sofferenze, le malattie, la decadenza della vecchiaia e il dolore inevitabile della vita.

Chi muore giovane è caro agli dei. (Menandro [342 a.C. – 291 a.C. ca.] da un frammento della sua commedia Dis Exapaton (Il doppio ingannatore)

Quem di diligunt, adolescens moritur. (Plauto, Bacchides)


Il giusto, anche se muore prematuramente, si troverà in un luogo di riposo.
Vecchiaia veneranda non è quella longeva, né si misura con il numero degli anni; ma canizie per gli uomini è la saggezza, età senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e, poiché viveva fra peccatori, fu portato altrove.
Fu rapito, perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza o l’inganno non seducesse la sua anima,
poiché il fascino delle cose frivole oscura tutto ciò che è bello e il turbine della passione perverte un animo senza malizia.
Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita. La sua anima era gradita al Signore, perciò si affrettò a uscire dalla malvagità.
La gente vide ma non capì, non ha riflettuto su un fatto così importante: grazia e misericordia sono per i suoi eletti e protezione per i suoi santi.

(Bibbia, Libro della Sapienza, 2, 7-15 [50 a.C. circa])


Enea, appena disceso nel regno dell'oltretomba, è colpito dalle voci e dai pianti dei bambini morti... 

Subito si udirono voci ed un enorme vagito
di infanti, anime piangenti, sul far della soglia:
un nero giorno li strappò, privi della dolce vita
e rapiti dalla poppa li sommerse con morte acerba.
(Virgilio, Eneide VI, 426-429 [29 - 19 a.C.])


Abba Antonio, scrutando l’abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli». (Sant'Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio) 


La morte di un figlio è una delle prove più dure, se non la più dura, che un genitore possa affrontare nella vita. Nessun genitore si aspetta di sopravvivere ai propri figli e quando questo capita ci si sente in colpa per il solo fatto di essere vivi, al punto da non riuscire più a continuare a vivere come prima...


On My First Son

Versi per il figlio primogenito morto a 7 anni. 

Addio, tu figlio della mia destra, e gioia;
Il mio peccato fu sperare troppo in te, amato ragazzo.
Sette anni mi fosti prestato, e io ti restituisco,
Esatto dal tuo fato, nel giorno giusto.

Oh, potessi io perdere ora ogni paternità! Perché
L’uomo dovrebbe lamentare lo stato che dovrebbe invidiare?
Aver così presto sfuggito la rabbia del mondo e della carne,
E, se non altra miseria, almeno la vecchiaia?

Riposa in dolce pace, e, se ti chiedono, di’: «Qui giace
La migliore poesia di Ben Jonson».
Per amore suo d’ora in poi tutti i suoi voti siano tali
Che ciò che ama non possa mai piacergli troppo.

(Ben Jonson, On My First Son" [1603])


Pria che l'etade inanimata e vile / il vivo amor ti spenga... (Giacomo Leopardi, A un vincitore nel pallone)

Che gli dei amano muoiono giovani. (Lord Byron, Don Giovanni)


Demain, dès l'aube...

Scritta da Victor Hugo dopo la morte della figlia diciannovenne Léopoldine, annegata nella Senna. L'ultima immagine è la più straziante: l'agrifoglio verde e l'erica sono fiori invernali, semplici e selvatici. Non una corona solenne, ma un mazzo raccolto per strada, da padre.

Domani, all'alba, nell'ora in cui la campagna imbianca,
partirò. Vedi, so che mi aspetti.
Andrò per la foresta, andrò per la montagna.
Non posso restare lontano da te più a lungo.

Camminerò con gli occhi fissi sui miei pensieri,
senza vedere nulla fuori, senza udire alcun rumore,
solo, sconosciuto, la schiena curva, le mani incrociate,
triste, e il giorno per me sarà come la notte.

Non guarderò né l'oro della sera che cade,
né le vele in lontananza che scendono verso Harfleur,
e quando arriverò, poserò sulla tua tomba
un mazzo di agrifoglio verde e di erica in fiore.

(Victor Hugo, Demain, dès l'aube... [1856])


Pianto antico

Scritta dopo la morte, a soli tre anni, del figlio Dante. È una delle elegie più intense e famose della poesia italiana dell’Ottocento. Il contrasto tra la vita che rinasce in primavera e il fiore spezzato del figlio è straziante.

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

(Giosuè Carducci, Pianto antico [1871])


Funere mersit acerbo

O tu che dormi là su la fiorita
collina tosca, e ti sta il padre a canto;
non hai tra l'erbe del sepolcro udita
pur ora una gentil voce di pianto?


È il fanciulletto mio, che a la romita
tua porta batte: ei che nel grande e santo
nome te rinnovava, anch'ei la vita
fugge, o fratel, che a te fu amara tanto.


Ahi no! giocava per le pinte aiole,
e arriso pur di vision leggiadre
l'ombra l'avvolse, ed a le fredde e sole

vostre rive lo spinse. Oh, giù ne l'adre
sedi accoglilo tu, chè al dolce sole
ei volge il capo ed a chiamar la madre.

(Giosuè Carducci, Funere mersit acerbo [1877])


Morte del bambino

Tagore scrisse questi versi dopo aver conosciuto lui stesso il dolore della perdita in pochi anni della moglie, dei due figli e del padre. Sono un dialogo furioso tra il poeta e la Natura accusata di essere crudele proprio perché è infinita e non aveva bisogno di prendersi anche lui.

Era vivo, rideva,
camminava e giocava.
Natura, prendendolo che hai avuto?
Tu hai milioni di uccelli colorati, foreste,
stelle, oceani, il cielo infinito. 

Perché l'hai strappato
dal seno della madre,
l'hai nascosto in seno alla terra
e l'hai ricoperto di fiori?

O Potente Natura
di miriadi di stelle e di fiori,
hai rubato un bambino!
S'è forse ingrandito
il tuo tesoro infinito?

Hai così aumentato d'un granello
La tua felicità?
Eppure, un cuore di mamma,
immenso come il tuo,
con la perdita del bambino
ha perduto tutto!

(Rabindranath Tagore, Morte del bambino [1902-1903])


Giorno per giorno

La poesia è una delle opere più emozionanti e significative della carriera di Giuseppe Ungaretti. É dedicata alla memoria di Antonietto, il figlio scomparso a soli nove anni a causa di un'appendicite mal curata.

1. "Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto..."
E il volto già scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo…

2. Ora potrò baciare solo in sogno
le fiduciose mani…
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo…
Come si può ch’io regga a tanta notte?…

3. Mi porteranno gli anni
chissà quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m’avresti consolato…

4. Mai, non saprete mai come m’illumina
l’ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero più…

5. Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze,
sollevava dai crucci un uomo stanco?…
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola…

6. Ogni altra voce è un’eco che si spegne
ora che una mi chiama
dalle vette immortali…

7. In cielo cerco il tuo felice volto,
ed i miei occhi in me null’altro vedano
quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…

8. E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…

9. Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
il martoriato corpo…
Non conta… Ascolto sempre più distinta
quella voce d’anima
che non seppi difendere quaggiù…
M’isola, sempre più festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice…

10. Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell’aria il patrio accento
che non riudrò con te,
mi spezza ad ogni soffio…

11. Passa la rondine e con essa estate,
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete…

12. Sotto la scure il disilluso ramo
cadendo si lamenta appena, meno
che non la foglia al tocco della brezza…
E fu la furia che abbatté la tenera
forma e la premurosa
carità d’una voce mi consuma…

13. Non più furori reca a me l’estate,
né primavera i suoi presentimenti;
puoi declinare, autunno,
con le tue stolte glorie:
per uno spoglio desiderio, inverno
distende la stagione più clemente!…

14. Già m’è nelle ossa scesa
l’autunnale secchezza,
ma, protratto dalle ombre,
sopravviene infinito
un demente fulgore:
la tortura segreta del crepuscolo
inabissato…

15. Rievocherò senza rimorso sempre
un’incantevole agonia di sensi?
Ascolta, cieco: “Un’anima è partita
dal comune castigo ancora illesa…”

Mi abbatterà meno di non più udire
i gridi vivi della sua purezza
che di sentire quasi estinto in me
il fremito pauroso della colpa?

16. Agli abbagli che squillano dai vetri
squadra un riflesso alla tovaglia l’ombra,
tornano al lustro labile d’un orcio
gonfie ortensie dall’aiuola, un rondone ebbro,
il grattacielo in vampe delle nuvole,
sull’albero, saltelli d’un bimbetto…

Inesauribile fragore di onde
si dà che giunga allora nella stanza
e alla freschezza inquieta d’una linea
azzurra, ogni parete si dilegua…

17. Fa dolce e forse qui vicino passi
dicendo: “Questo sole e tanto spazio
ti calmino. Nel puro vento udire
puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
Lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l’aurora e intatto giorno”.

(Giuseppe Ungaretti, Giorno per giorno [1946])


Gridasti: Soffoco…

Nel viso tuo scomparso già nel teschio,
gli occhi, che erano ancora luminosi
solo un attimo fa,
gli occhi si dilatarono… si persero…

Un bimbo è morto…
Nove anni, chiuso cerchio,
nove anni cui né giorni, né minuti
mai più s’aggiungeranno…

(Giuseppe Ungaretti, Gridasti: Soffoco… [1946])



Théoden: «Simbelmynë. Sempre è fiorito sulle tombe dei miei avi. Ora crescerà sulla tomba di mio figlio. Ahimè, per i giorni oscuri nei quali siamo caduti. I giovani periscono e i vecchi indugiano. Che io debba vivere per vedere la fine della mia casata...»
Gandalf: «La morte di Théodred non è dipesa dalla tua volontà.»
Théoden: «Un genitore non dovrebbe mai seppellire il proprio figlio.»
Théoden: «Cosa deve fare l'uomo contro il male sconsiderato?»

(Dialogo tratto dal film Il Signore degli Anelli: Le due torri (2002) di Peter Jackson)




venerdì 31 luglio 2026

Aforismi Defunti

# Comunione dei santi  # Morte

Beati coloro […] che si sono addormentati nell'amore! Perché anche noi vivremo certamente. (Bibbia, Siracide 48,1-4.9-11)

Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. (Bibbia, Siracide 11, 27)

Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono». (Bibbia, Apocalisse 14, 13)

Tutto è vostro: ...il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. (Bibbia, 1Cor 3,23)

Una lacrima per i defunti evapora; un fiore sulla tomba appassisce; una preghiera, invece, arriva sino al cuore dell'Altissimo. (Sant'Agostino di Ippona)

I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili. Tengono i loro occhi pieni di luce fissi nei nostri pieni di lacrime. (Sant'Agostino di Ippona)

Non ti chiedo, Signore, perché ce lo hai tolto. Ti ringrazio per il tempo che ce lo hai lasciato. (Sant'Agostino di Ippona)

Coloro che amiamo e che abbiamo perduto, non sono più dov'erano, ma sono ovunque noi siamo. (Sant'Agostino di Ippona)

Beatus qui amat te et amicum in te et inimicum propter te. Solus enim nullum carum amittit cui omnes in illo cari sunt, qui non amittitur.
Beato chi ama te e l'amico in te e il nemico per te. Non perde nessuna persona cara solo colui al quale sono tutti cari nell'unico che non si può perdere, te. (Sant'Agostino di Ippona, Confessioni, 4, 9, 14)
Non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in colui che non si può perdere.

Quando mi sarò a te unito con tutto il mio essere, più non vi sarà per me né dolore, né travaglio, e viva sarà la mia vita tutta piena di te. (Sant’Agostino di Ippona, Confessioni, X, 28)

La morte non è cattiva, se non siamo diventati noi stessi cattivi. La morte è la grazia, il più grande dono di grazia che Dio concede alle persone che credono in lui. La morte è mansueta, la morte è dolce e gentile... (Dietrich Bonhoeffer)

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore. (San Giovanni della Croce)

Io non muoio, entro nella vita. (Santa Teresa di Lisieux)

Ricordatevi che i morti non solo umanamente si onorano, ma cristianamente si suffragano, beneficando i vivi. (P. Giovanni Semeria)

Il più grande dolore che tu sentirai per i tuoi poveri morti sarà sempre il pensiero di non averli amati abbastanza. (Guido da Borsara)

Non bisogna seppellire i morti due volte: sotto i fiori e dentro i cuori. Ma farli risorgere al nostro fianco, intorno alle cose che hanno amato e amiamo. E al magico richiamo dei nomi, delle date e dei ricordi, saranno vivi con noi, in noi e per noi. Non piangerli con inutili lacrime, ma rievocarli con opere di bene. Non rischiararli con le lampade votive, ma illuminarli con l'amore. Bisogna seppellire i corpi sotterra, ma esaltare le anime nella luce. (Nino Salvaneschi)

I morti aiutano i vivi a portare la vita. (Renzo Pezzani)

É mia abitudine, appresa in famiglia, il pio ricordo dei morti: essi mi hanno fatto sempre buona compagnia. (Giovanni XXIII)

A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella. (San Gregorio di Nissa)

Il nostro dolore è immenso, ma noi siamo cristiani, noi possiamo anche sentire e trovare un sollievo nella morte. ...Non piangete sui nostri posti vuoti. Le famiglie cristiane non si scompongono mai: la lontananza accresce nel desiderio del ritorno l'amore, e la morte lo consacra in un vincolo eterno. Non piangete, e se mai non potete trattenere questo umano sollievo, fate che le vostre lacrime non siano senza speranza. Siamo cristiani! (Primo Mazzolari)

Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. (Gaudium et spes, 18)

A questo mondo tutto finisce ma, non finisce mai, senza dare inizio ad una cosa più bella. (San Gregorio di Nissa)

No, noi non moriamo! Cambiamo semplicemente casa. Questa è la speranza che arride per mezzo della fede e dell'amore a noi cristiani; una speranza che è certezza. Non si tratta d'altro che di un arrivederci. Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con sè le anime quando sono mature.

Distaccandoci dai nostri cari cominciamo a morire. (Giuseppe Giusti)

Fa' che la mia anima si innalzi dove il vivere è calma, e senza morte. (Giuseppe Ungaretti)

La morte non è una luce che si spegne. É mettere fuori la lampada perché è arrivata l'alba. (Rabindranath Tagore)

Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. (San Vincenzo De' Paoli)

La distanza tra il Cielo e la terra non potrà mai separare i cuori che Dio ha unito. (San Francesco di Sales)

È un grande dolore averlo perduto, ma ti ringraziamo, o Dio, di averlo avuto, anzi di averlo ancora, perché chi torna al Signore non esce di casa. (San Girolamo)



lunedì 20 gennaio 2025

Nessuno pianga i morti

Nessuno, dunque pianga più i morti, 

nessuno si disperi, né rigetti così la vittoria di Cristo. 

Egli infatti ha vinto la morte. 

Perché dunque piangi? A che pro gemi e ti lamenti?

Coraggio, c’è la risurrezione con assoluta certezza: 

dorme non è morta; riposa, non è perduta per sempre. 

Sono infatti ad accoglierla la risurrezione, la vita eterna, 

l’immortalità e l’eredità stessa degli angeli. 

Non senti il Salmo che dice: “Torna, anima mia, al tuo riposo, perché Dio ti ha fatto grazia” (Sal 116, 7-8)? 

Dio chiama “grazia” la morte e tu ti lamenti?

Giovanni Crisostomo (ca. 350-407), vescovo, Santo 


martedì 12 novembre 2024

Aforismi - Comunione dei Santi

La comunione dei Santi. Questo popolo celeste i cui atti e gesti rimangono quale tramite per arrivare fino ad essi. (Aldo Palazzeschi)

La Chiesa è «comunione dei santi»: questa espressione designa primariamente le «cose sante» (sancta), e innanzi tutto l'Eucaristia con la quale «viene rappresentata e prodotta l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo». (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 30)

Questo termine designa anche la comunione delle «persone sante» (sancti) nel Cristo che è «morto per tutti», in modo che quanto ognuno fa o soffre in e per Cristo porta frutto per tutti. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 960 - 961)

Con le parole: la comunione dei Santi, il nono articolo del Credo ci insegna che nella Chiesa, per l'intima unione che esiste tra tutti i suoi membri, sono comuni i beni spirituali, così interni come esterni, che le appartengono. (Catechismo di Pio X)

I membri di questa comunione si chiamano Santi perché tutti sono chiamati alla santità e furono santificati per mezzo del Battesimo, e molti di essi sono già pervenuti alla perfetta santità. (Catechismo di Pio X)

La comunione dei Santi si estende anche al cielo e al purgatorio, perché la carità unisce le tre Chiese: trionfante, purgante e militante; e i Santi pregano Iddio per noi e per le anime del purgatorio, e noi diamo onore e gloria ai Santi e possiamo sollevare le anime del purgatorio, applicando in loro suffragio Messe, elemosine, indulgenze e altre opere buone. (Catechismo di Pio X)

La comunione dei Santi comincia da Gesù, egli ne fa parte, ne è il capo. Tutte le preghiere, tutte le sofferenze messe insieme, tutte le fatiche, tutti i meriti, tutte le virtù messe insieme, sia di Gesù che di tutti gli altri santi messi insieme, tutte le santità messe insieme lavorano e pregano per tutto il mondo, per tutta la cristianità. (Charles Péguy)

La comunione dei Santi non riguarda solo i fratelli e le sorelle che sono accanto a me in questo momento storico, ma riguarda anche quelli che hanno concluso il pellegrinaggio terreno e hanno varcato la soglia della morte. Anche loro sono in comunione con noi. Pensiamo, cari fratelli e sorelle: in Cristo nessuno può mai veramente separarci da coloro che amiamo perché il legame è un legame esistenziale, un legame forte che è nella nostra stessa natura; cambia solo il modo di essere insieme a ognuno di loro, ma niente e nessuno può rompere questo legame. "Padre, pensiamo a coloro che hanno rinnegato la fede, che sono degli apostati, che sono i persecutori della Chiesa, che hanno rinnegato il loro battesimo: anche questi sono a casa?". Sì, anche questi, anche i bestemmiatori, tutti. Siamo fratelli: questa è la comunione dei Santi. La comunione dei Santi tiene insieme la comunità dei credenti sulla terra e nel Cielo. (Papa Francesco)

La comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi va al di là e continua nell’altra vita. E’ una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a che Cristo è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione. (Papa Francesco) 

Il Papa è forte al di là della propria indole perché, dietro e attorno a sé, c'è qualcosa che si chiama la comunione dei Santi che regge anche l'invasione dei media. (Giovanni Lindo Ferretti)

L'essenza della communio sanctorum cattolica, il poter impegnarsi gli uni per gli altri. (Hans Urs von Balthasar)

La nostra libertà è solidale con l'equilibrio del mondo: questo bisogna capire se non ci si vuol stupire del profondo mistero della reversibilità, che è il nome filosofico del grande dogma della comunione dei santi. Ogni uomo che compie un atto libero proietta la propria personalità all'infinito. Se dà malvolentieri un soldo a un povero, quel soldo trapassa la mano del povero, cade, buca la terra, fende i pianeti, attraversa il firmamento e compromette l'universo. (Léon Bloy)

Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere. (Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 30)

Dio crea dal nulla, meraviglioso, dici tu. Sì, ma Egli fa una cosa che è ancora più meravigliosa, crea i santi (la comunione dei Santi) dai peccatori. (Søren Kierkegaard)

Le voci di tutti gli uomini che amano Dio, dei vivi e dei trapassati, di coloro che sono su questa terra o che sono già entrati nel regno della vittoria e del riposo, formano un immenso coro la cui musica si può udire soltanto nel più profondo silenzio. (Thomas Merton)


martedì 5 novembre 2024

Starò davanti a te a faccia a faccia

Un giorno dopo l’altro,
o Signore della mia vita,
starò davanti a te a faccia a faccia.

A mani giunte,
o Signore di tutti i mondi,
starò davanti a te a faccia a faccia.

Sotto il grande cielo
in solitudine e silenzio,
con cuore umile
starò davanti a te a faccia a faccia.

In questo tuo mondo operoso,
nel tumulto del lavoro e della lotta,
tra la folla che s’affretta,
starò davanti a te a faccia a faccia.

E quando il mio lavoro in questo mondo
sarà compiuto, o Re dei re,
solo e senza parole,
starò davanti a te a faccia a faccia.


Rabindranath Tagore


Capire e credere

Non ti chiediamo, Signore,

di risuscitare i nostri morti,

ti chiediamo di capire la loro morte

e di credere che tu sei il Risorto:

questo ci basti per sapere

che, pure se morti, viviamo

e che non soggiaceremo

alla morte per sempre. Amen.


David Maria Turoldo

Non separarmi da coloro che ho amato


Signore Dio,
non si può sperare per gli altri più di quanto si desidera per se stessi.

Per questo io ti supplico: non separarmi dopo la morte da coloro che ho così teneramente amato sulla terra.

Fa', o Signore, ti supplico,
che là dove sono io gli altri si trovino con me, affinché lassù possa rallegrarmi della loro presenza, dato che ne fui così presto privato sulla terra.

Ti imploro, Dio sovrano,
affrettati ad accogliere questi figli diletti nel seno della vita.
Al posto della loro vita terrena così breve, concedi loro di possedere la felicità eterna.

Ambrogio da Milano (ca. 340 - 397), vescovo, teologo, scrittore e santo 


domenica 3 novembre 2024

Il giorno dei morti

Io vedo (come è questo giorno, oscuro!),
vedo nel cuore, vedo un camposanto
con un fosco cipresso alto sul muro.

E quel cipresso fumido si scaglia
allo scirocco: a ora a ora in pianto
sciogliesi l’infinita nuvolaglia.

O casa di mia gente, unica e mesta,
o casa di mio padre, unica e muta,
dove l’inonda e muove la tempesta;

o camposanto che sì crudi inverni
hai per mia madre gracile e sparuta,
oggi ti vedo tutto sempiterni

e crisantemi. A ogni croce roggia
pende come abbracciata una ghirlanda
donde gocciano lagrime di pioggia.

Sibila tra la festa lagrimosa
una folata, e tutto agita e sbanda.
Sazio ogni morto di memorie, posa.

Non i miei morti. Stretti tutti insieme,
insieme tutta la famiglia morta,
sotto il cipresso fumido che geme,

stretti così come altre sere al foco
(urtava, come un povero, alla porta
il tramontano con brontolìo roco)

piangono. La pupilla umida e pia
ricerca gli altri visi a uno a uno
e forma un’altra lagrima per via.

Piangono, e quando un grido ch’esce stretto
in un sospiro, mormora, Nessuno!...
cupo rompe un singulto lor dal petto.

Levano bianche mani a bianchi volti,
non altri, udendo il pianto disusato,
sollevi il capo attonito ed ascolti.

Posa ogni morto; e nel suo sonno culla
qualche figlio de’ figli, ancor non nato.
Nessuno! i morti miei gemono: nulla!

— O miei fratelli! — dice Margherita,
la pia fanciulla che sotterra, al verno,
si risvegliò dal sogno della vita:

— o miei fratelli, che bevete ancora
la luce, a cui mi mancano in eterno
gli occhi, assetati della dolce aurora;

o miei fratelli! nella notte oscura,
quando il silenzio v’opprimeva, e vana
l’ombra formicolava di paura;

io veniva leggiera al vostro letto;
Dormite! vi dicea soave e piana:
voi dormivate con le braccia al petto.

E ora, io tremo nella bara sola;
il dolce sonno ora perdei per sempre
io, senza un bacio, senza una parola.

E voi, fratelli, o miei minori, nulla!...
voi che cresceste, mentre qui, per sempre,
io son rimasta timida fanciulla.

Venite, intanto che la pioggia tace,
se vi fui madre e vergine sorella:
ditemi: Margherita, dormi in pace.

Ch’io l’oda il suono della vostra voce
ora che più non romba la procella:
io dormirò con le mie braccia in croce.

Nessuno! — Dice; e si rinnova il pianto,
e scroscia l’acqua: un impeto di vento
squassa il cipresso e corre il camposanto.

— O figli — geme il padre in mezzo al nero
fischiar dell’acqua — o figli che non sento
più da tanti anni! un altro cimitero

forse v’accolse, e forse voi chiamate
la vostra mamma, nudi abbrividendo
sotto le nere sibilanti acquate.

E voi le braccia dall’asil lontano
a me tendete, siccome io le tendo,
figli, a voi, disperatamente invano.

O figli, figli! vi vedessi io mai!
io vorrei dirvi che in quel solo istante
per un’intera eternità v’amai.

In quel minuto avanti che morissi,
portai la mano al capo sanguinante,
e tutti, o figli miei, vi benedissi.

Io gettai un grido in quel minuto, e poi
mi pianse il cuore: come pianse e pianse!
e quel grido e quel pianto era per voi.

Oh! le parole mute ed infinite
che dissi! con qual mai strappo si franse
la vita viva delle vostre vite.

Serba la madre ai poveri miei figli:
non manchi loro il pane mai, nè il tetto,
nè chi li aiuti, nè chi li consigli.

Un padre, o Dio, che muore ucciso, ascolta:
aggiungi alla lor vita, o benedetto,
quella che un uomo, non so chi, m’ha tolta.

Perdona all’uomo, che non so; perdona:
se non ha figli, egli non sa, buon Dio...
e se ha figlioli, in nome lor perdona.

Che sia felice; fagli le vie piane;
dagli oro e nome; dàgli anche l’oblio;
tutto: ma i figli miei mangino il pane.

Così dissi in quel lampo senza fine;
Vi chiamai, muto, esangue, a uno a uno,
dalla più grandicella alle piccine.

Spariva a gli occhi il mondo fatto vano.
In tutto il mondo più non era alcuno.
Udii voi soli singhiozzar lontano —

Dice; e più triste si rinnova il pianto;
più stridula, più gelida, più scura
scroscia la pioggia dentro il camposanto.

— No, babbo, vive, vivono — Chi parla?
Voce velata dalla sepoltura,
voce nuova, eppur nota ad ascoltarla,

o mio Luigi, o anima compagna!
come ti vedo abbrividire al vento
che ti percuote, all’acqua che ti bagna!

come mutato! sembra che tu sia
un bimbo ignudo, pieno di sgomento,
che chieda, a notte, al canto della via.

— vivono, vive. Non udite in questa
notte una voce querula, argentina,
portata sino a noi dalla tempesta?

È la sorella che morì lontano,
che in questa notte, povera bambina,
chiama chiama dal poggio di Sogliano.

Chiama. Oh! poterle carezzare i biondi
riccioli qui, tra noi; fuori del nero
chiostro, de’ sotterranei profondi!

Un’altra voce tu, fratello, ascolta;
dolce, triste, lontana: il tuo Ruggiero;
in cui, babbo, moristi un’altra volta.

Parlano i morti. Non è spento il cuore
nè chiusi gli occhi a chi morì cercando,
a chi non pianse tutto il suo dolore.

E or per quanto stridula di vento
ombra ne dividesse, a quando a quando
udrei, come da vivo, il tuo lamento,

o mio Giovanni, che vegliai, che ressi,
che curai, che difesi, umile e buono,
e morii senza che ti rivedessi!

Avessi tu provato di quell’ora
ultima il freddo, e or quest’abbandono,
gemendo a noi ti volgeresti ancora —

— Ma se vivete, perchè, morti cuori,
solo è la nostra tomba illacrimata,
solo la nostra croce è senza fiori? —

Così singhiozza Giacomo: poi geme:
— Quando sola restò la nidïata,
Iddio lo sa, come vi crebbi insieme:

se con pia legge l’umili vivande
tra voi divisi, e destinai de’ pani
il più piccolo a me, ch’ero il più grande;

se ribevvi le lagrime ribelli
per non far voi pensosi del domani,
se il pianto piansi in me di sei fratelli;

se al sibilar di questi truci venti,
al rombar di quest’acque, io suscitava
la buona fiamma d’eriche e sarmenti;

e io, quando vedea rosso ogni viso,
e più rossi i più piccoli, tremava
sì, del mio freddo, ma con un sorriso.

Ma non per me, non per me piango: io piango
per questa madre che, tra l’acqua, spera,
per questo padre che desìa, nel fango;

per questi santi, o fratel mio, che vivi;
di cui morendo io ti dicea... ma era
grossa la lingua e forse non udivi —

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,
oscura cosa nella notte oscura:
odo quel pianto della tomba, pianto

d’occhi lasciati dalla morte attenti,
pianto di cuori cui la sepoltura
lasciò, ma solo di dolor, viventi.

L’odo: ora scorre libero: nessuno
può risvegliarsi, tanto è notte, il vento
è così forte, il cielo è così bruno.

Nessuno udrà. La povera famiglia
può piangere. Nessuno, al suo lamento,
può dire: Altro è mio figlio! altra è mia figlia!

Aspettano. Oh! che notte di tempesta
piena d’un tremulo ululo ferino!
Non s’ode per le vie suono di pesta.

Uomini e fiere, in casolari e tane,
tacciono. Tutto è chiuso. Un contadino
socchiude l’uscio del tugurio al cane.

Piangono. Io vedo, vedo, vedo. Stanno
in cerchio, avvolti dall’assidua romba.
Aspetteranno, ancora, aspetteranno.

I figli morti stanno avvinti al padre
invendicato. Siede in una tomba
(io vedo, io vedo) in mezzo a lor, mia madre.

Solleva ai morti, consolando, gli occhi,
e poi furtiva esplora l’ombra. Culla
due bimbi morti sopra i suoi ginocchi.

Li culla e piange con quelli occhi suoi,
piange per gli altri morti, e per sè nulla,
e piange, o dolce madre! anche per noi;

e dice: — Forse non verranno. Ebbene,
pietà! Le tue due figlie, o sconsolato,
dicono, ora, in ginocchio, un po’ di bene.

Forse un corredo cuciono, che preme:
per altri: tutto il giorno hanno agucchiato,
hanno agucchiato sospirando insieme.

E solo a notte i poveri occhi smorti
hanno levato, a un gemer di campane;
hanno pensato, invidïando, ai morti.

Ora, in ginocchio, pregano Maria
al suon delle campane, alte, lontane,
per chi qui giunse e per chi resta in via,

là; per chi vaga in mezzo alla tempesta,
per chi cammina, cammina, cammina;
e non ha pietra ove posar la testa.

Pietà pei figli che tu benedivi!
In questa notte che non mai declina,
orate requie, o figli morti, ai vivi! —

O madre! Il cielo si riversa in pianto
oscuramente sopra il camposanto.

Myricae 1891

Giovanni Pascoli (1855 – 1912), poeta, accademico e critico letterario italiano

Novembre

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. 
È l’estate, fredda, dei morti.

Myricae 1891

Giovanni Pascoli (1855 – 1912), poeta, accademico e critico letterario italiano

giovedì 1 febbraio 2024

Risorgerai

Risorgerai, sì risorgerai, mia cenere, dopo breve riposo. 
Vita immortale ti darà chi ti ha chiamato! 
E di nuovo rifiorirai tu che sei stato seminato. 
Il Signore delle messi avanza e raccoglie come spighe in grandi fasci noi che moriamo.

Credi, mio cuore, credi. 
Niente hai perduto, tuo e solo tuo è ciò che hai ardentemente desiderato. 
Tuo ciò che hai amato, tuo ciò che hai avversato! 

Credi: non sei nato invano né invano sei vissuto, hai sofferto. 
Ciò che è nato deve passare; ciò che è passato deve risorgere. 
Non vivere più nel tremore! Oh, dolore, che penetri ovunque: io ti sono sfuggito. 

O morte, che tutto vinci: ora sei stata vinta. 
Con ali che mi sono conquistate mi libererò in un ardente slancio d'amore verso la luce che nessun occhio ha mai penetrato! 

Morirò per vivere! 
Risorgerai, sì, risorgerai, mio cuore! 
In un istante. 
Ciò che tu hai vinto ti porterà a Dio! 

Gustav Mahler (1860 – 1911), compositore e direttore d'orchestra austriaco

lunedì 15 gennaio 2024

Aforismi Paradiso

Vedi anche: #Defunti

Illusione: voler arrivare in paradiso senza la raccomandazione dei poveri.

In paradiso riposeremo liberi, e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che sarà alla fine senza fine. (Sant'Agostino)

Sulla terra quanto più uno crede tanto più ama; in Paradiso invece tanto più amerà quanto meglio conoscerà. (Sant'Alberto Magno)

Gesù viene nel nostro intelletto mediante la fede, nel nostro cuore mediante l'amore, nell'anima colla sua grazia, nei nostri atti colle virtù che infonde in noi, nelle nostre opere col renderle meritorie del Paradiso. (Sant'Alberto Magno)

Dobbiamo pensare sovente al Paradiso, per desiderarlo con sempre più vivo ardore, poiché la sua rimembranza accende in noi la brama di possederlo. (Sant'Alberto Magno)

La religione cattolica insegna ad elemosinare il paradiso perché a meritarselo sarebbe troppo scomodo. (Arthur Schopenauer)

Il pensiero del Paradiso sia la stella della tua vita: nella fanciullezza e nella gioventù, nella virilità e nella vecchiaia, nella gioia e nel dolore, nel lavoro e nel riposo. In terra siamo solo in prova: la nostra casa è in cielo. (San Bernardo di Chiaravalle)

Se noi pensassimo un po' di più che di là c'è il Paradiso, non coloreremmo tanto spesso il volto di tristezza e non trascineremmo, come vecchi già arrivati, gli attimi di questa vita, noiosamente. (Chiara Lubich)

L'orrore dei veri inferni è che hanno una finestra dalla quale si può vedere il paradiso. (Enrico Solari)

Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto per i poltroni. (San Filippo Neri)

Solo in Paradiso si trova la consolazione e la quiete nel suo essere perfetto; ma finché si vive, qui giù, il bene e sempre mescolato col male. (San Francesco di Sales)

Il sapere il tempo della morte non è necessario per andare in paradiso; ma bensì il prepararci con opere buone. (San Giovanni Bosco)

Tutto il bene che gli altri faranno per causa nostra, accrescerà lo splendore della nostra gloria in Paradiso. (San Giovanni Bosco)

Un pezzo di Paradiso aggiusta tutto. (San Giovanni Bosco)

Nelle fatiche e nei patimenti non dimenticar mai che abbiamo un gran premio nel Paradiso. (San Giovanni Bosco)

Il buon Dio pagherà con il Paradiso chi dà la vita per le anime, come pure chi viene in aiuto ai missionari. (San Giovanni Bosco)

Non affliggerti per chi muore. Quale assurdo: credere in un paradiso eterno e poi compatire chi ci va! (San Giovanni Crisostomo)

Dio è così buono che, nonostante gli oltraggi che gli facciamo, ci porta in Paradiso quasi nostro malgrado. E’ come una madre che porta in braccio il suo bambino al passaggio di un precipizio. E’ interamente occupata a evitare il pericolo, mentre il suo bambino non smette di graffiarla e di maltrattarla. (San Giovanni Maria Vianney)

O figli miei, quanto Dio è buono! Quale amore ha avuto e ha tuttora per noi! Lo capiremo bene soltanto in Paradiso! (San Giovanni Maria Vianney)

Il nostro amore sarà la misura della gloria che avremo in Paradiso. (San Giovanni Maria Vianney)

Chi pensa abitualmente al Paradiso è sempre lieto. E’ là che bisogna sempre puntare le nostre pupille, dove la luce non si spegnerà mai. (San Giovanni XXIII)

Paradiso, Paradiso! La riposeremo, avete capito? La finiremo di tribolare, la riceveremo il premio delle nostre opere, delle nostre pene, se le avremo sopportate con rassegnazione. (San Giovanni XXIII)

Il Paradiso sulla terra è l'uso moderno e saggio delle cose belle e buone, che la Provvidenza ha sparso nel mondo, esclusive di nessuno, utili a tutti.  (San Giovanni XXIII)

Il Paradiso non nasce in un momento. Il Paradiso è un punto di arrivo, l’ultima espressione di un lavoro paziente e continuo di anni. (Mons. Giuseppe Cognata)

Nessuno di noi entrerà in Paradiso se non potrà trovare là qualcuno a cui possa dire: anch'io ho dato il mio aiuto per farti arrivare in cielo! (Card. John Fulton Sheen)

Non è in potere di nessun uomo il non cercare il Paradiso, fosse pure nella disperazione. Ma allora è il paradiso terrestre. Il dolore non è il nostro fine ultimo, è la felicità il nostro fine ultimo. Il dolore ci conduce per mano alla soglia della vita eterna. (Leon Bloy)

Non si entra in Paradiso domani, ne dopodomani, ne tra dieci anni: vi si entra oggi, quando si è miserabili e crocifissi. (Leon Bloy)

Non voglio andare in Paradiso... nessuno dei miei amici è lì. (Oscar Wilde)

Alcuni vanno in Paradiso in treno, altri in carrozza e altri a piedi. Questi ultimi però hanno più merito degli altri e un posto maggiore di gloria in Paradiso. (San Pio da Pietrelcina)

O Dio, se ti adoro per paura dell'inferno, bruciami nell'inferno; se ti adoro per la speranza del paradiso, escludimi dal paradiso; ma se ti adoro per amor tuo soltanto, non ritirare da me la tua eterna bontà. Tu sei abbastanza per me. (Rabia al-Adawiyya)

In paradiso non dovrebbero esserci limiti! (Richard Bach)

Il paradiso è essere perfetti. La perfezione non ha limiti. (Richard Bach)

Il tuo amore si è talmente impadronito del mio cuore che anche se non esistesse il Paradiso, io ti amerei lo stesso; anche se non ci fosse l'Inferno, ti amerei ugualmente. (Santa Teresa di Lisieux)








lunedì 7 novembre 2022

L'eterno riposo - 2


L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace. Amen.

Signore, dona la tua pace (Gv 14,27) ai nostri defunti. 
Fa’ risplendere su di essi la luce del tuo volto (Salmo 4,1).
Vivano in te (1 Cor 15,22) nella gioia infinita della comunione dei santi. Amen

Ricordati, Signore,
dei nostri fratelli e delle nostre sorelle
che si sono addormentati nella speranza della risurrezione.
Ammettili a godere la luce e la gioia del tuo volto.

Ricordati, Signore, dei nostri morti
splenda per loro la tua luce, 
vivano nella tua pace per sempre.

Ricordati, Signore, della nostra persona cara... che hai chiamato a te da questa vita: tu che con il battesimo l'hai unita alla morte di Cristo tuo figlio, rendila partecipe della sua risurrezione, quanto farà sorgere i morti dalla terra e trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso.

Dio, onnipotente ed eterno, Signore dei vivi e dei morti, 
pieno di misericordia verso tutte le tue creature, 
concedi il perdono e la pace a tutti i nostri fratelli e sorelle defunti, 
perché immersi nella tua beatitudine ti lodino senza fine. 
Per Cristo nostro Signore. Amen.

sabato 30 marzo 2019

Aforismi Morte


Bibbia Antico Testamento

Non gioire per la morte di qualcuno; ricordati che tutti moriremo. (Bibbia, Siracide 8,7)


Antichità classica

Chiunque nasca mortale, cammina verso la morte. (Callino di Efeso)

De mortuis nihil nisi bene / Dei morti si dice solo bene. (Chilone)

Tutta la vita dei saggi non è altro che un meditare sulla morte. (Cicerone)

La morte nella fuga è vergognosa; gloriosa nella vittoria. (Cicerone)

La morte è terribile per coloro per i quali con la vita si estingue tutto, non per quelli la cui memoria non può morire. (Cicerone)

La vita dei morti è la memoria dei vivi. (Cicerone)

Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non é nulla per noi, perchè quando ci siamo noi non c'é lei e quando c'é lei non ci siamo più noi. (Epicuro, Lettera a Meneceo)

Tieni tutto il giorno dinanzi agli occhi la morte e tutte le altre cose che sembrano più spaventose, e mai non ti cadrà in mente il pensiero vile, ne ti nasceranno desideri troppo ardenti. (Epitteto)

Non sai che la fonte di tutte le miserie, per l'uomo, non è la morte, ma la paura della morte? (Epitteto di Frigia)

Niente è più facile che censurare i morti. (Gaio Giulio Cesare)

Dopo la morte non c'è nulla; la morte stessa non è nulla. (Lucio Anneo Seneca)

Quando arriverà il giorno in cui dovrò separare gli elementi divini e umani dal mio complesso, lascerò il corpo qui, dove l'ho trovato, restituirò il mio essere agli dei. (Lucio Anneo Seneca)

Morire è un atto della vita e, sia in questo che in altro, la cosa essenziale è fare bene ciò che viene fatto di sbagliato. (Marco Aurelio Antonino)

Più triste della morte è il modo di morire. (Marco Valerio Marziale)

Quem di diligunt adolescens moritur / Colui che gli dèi amano, muore giovane. (Menandro)

Pallida mors aequo pulsat pede pauperum tabernas regumque turres. / La pallida morte bussa con lo stesso piede ai tuguri dei poveri e alle torri dei re. (Orazio)

Non omnis moriar multaque pars mei / vitabit Libitinam usque ego postera /
crescam laude recens... Non morirò del tutto, anzi una gran parte di me / eviterà la morte; per sempre /
io crescerò rinnovato dalla lode dei posteri... (Orazio, Odi II,30)

Debemur morti nos nostraque / Siamo votati alla morte noi e tutte le nostre cose. (Orazio)

Mors et fugacem persequitur virum /  La morte raggiunge anche l’uomo che fugge. (Orazio)

Mors ultima linea rerum est /  La morte è l’estremo limite delle cose. (Orazio)

Omnem crede diem tibi diluxisse supremum: grata superveniet quae non sperabitur hora / Fa' come se ogni giorno sia stato l’ultimo a splendere per te: gradita giungerà l’ora che non ti aspetti. (Orazio)

Omnes una manet nox / A tutti aspetta una stessa notte. (Orazio)

L'esser morti in realtà è una delle seguenti condizioni: o il morto è nulla più, e nessuna sensazione di nessuna cosa egli ha più, oppure la morte e un trasferimento e una trasmigrazione per l'anima da questo verso un altro luogo, dove essa pone la sua dimora. (Platone)

La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdo al porto. (Plutarco)

Il timore della morte è più crudele della morte stessa. (Publio Siro)

Morire è certo un male, perché se non fosse un male, anche gli dèi vorrebbero morire. (Saffo)

Honesta mors turpi vita potior / Meglio una morte onesta che una vita turpe. (Tacito)

Parce sepulto / Perdona a chi è seppellito. (Virgilio)

Stat sua cuique dies / A ciascuno è stabilito il suo giorno. (Virgilio)




Padri della Chiesa

Coloro che amiamo e che abbiamo perduto, non sono più dov'erano, ma sono ovunque noi siamo. (Sant'Agostino di Ippona)

Non ti chiedo, Signore, perché ce lo hai tolto. Ti ringrazio per il tempo che ce lo hai lasciato. (Sant'Agostino di Ippona)

I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili. Tengono i loro occhi pieni di luce fissi nei nostri pieni di lacrime. (Sant'Agostino di Ippona) 

Beatus qui amat te et amicum in te et inimicum propter te. Solus enim nullum carum amittit cui omnes in illo cari sunt, qui non amittitur.
Beato chi ama te e l'amico in te e il nemico per te. Non perde nessuna persona cara solo colui al quale sono tutti cari nell'unico che non si può perdere, te. (Sant'Agostino di Ippona, Confessioni, 4, 9, 14)
Non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in colui che non si può perdere.

Quando mi sarò a te unito con tutto il mio essere, più non vi sarà per me né dolore, né travaglio, e viva sarà la mia vita tutta piena di te. (Sant’Agostino di Ippona, Confessioni, X, 28)

La morte, per chi sa comprenderla, è immortalità; ma per gli ignoranti, che non comprendono, essa è solo la morte. Non è questa morte che dobbiamo temere, ma la perdita dell'anima che è la non conoscenza di Dio. Questo è cosa tremenda per l'anima! (Sant'Antonio Abate, I 170 testi della vita santa, 49)

Abba Antonio, scrutando l’abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli». (Sant'Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio) 

È un grande dolore averlo perduto, ma ti ringraziamo, o Dio, di averlo avuto, anzi di averlo ancora, perché chi torna al Signore non esce di casa. (San Girolamo)



...come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato. (Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 34)

La morte non è cattiva, se non siamo diventati noi stessi cattivi. La morte è la grazia, il più grande dono di grazia che Dio concede alle persone che credono in lui. La morte è mansueta, la morte è dolce e gentile... (Dietrich Bonhoeffer)

La distanza tra il Cielo e la terra non potrà mai separare i cuori che Dio ha unito. (San Francesco di Sales)

Niente di bello è separabile dalla vita e la vita è ciò che muore. (Paul Valéry)

La morte non è una luce che si spegne. É mettere fuori la lampada perché è arrivata l'alba. (Rabindranath Tagore)

Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. (San Vincenzo De' Paoli)

Non possiamo comprendere la vita se in qualche modo non ci spieghiamo la morte. (Luigi Pirandello)

La morte non è una astrazione.

E' la nostra volontà di vivere a tenerci su questa terra; non è difficile morire, se davvero lo vogliamo.
In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l'uomo, al pensiero dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. (Gaudium et spes, 18)

Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore. (Gaudium et spes, 18)

Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. (Gaudium et spes, 18)

Povera e difettosa è stata la mia vita; mi conceda il Signore che penitente e santa sia almeno la mia morte.

Forse mai come oggi il rapporto con la morte è stato cosi povero: in questi tempi di inaridimento spirituale gli uomini, che hanno fretta di esistere, sembrano voler eludere il mistero. Ignorano di impoverire, in questo modo, una delle fonti essenziali che danno il senso e il gusto della vita. (Francois Mitterrand)

L’importante è che la morte ci trovi vivi. (Marcello Marchesi) 

È rischio di morte il nascimento. (Giacomo Leopardi)

E' un paradosso psicologico che chi ha molta paura di morire ha anche molta paura di vivere: e, nel tentativo di ingannare la morte, si defrauda la vita.

Il nostro dolore è immenso, ma noi siamo cristiani, noi possiamo anche sentire e trovare un sollievo nella morte. ...Non piangete sui nostri posti vuoti. Le famiglie cristiane non si scompongono mai: la lontananza accresce nel desiderio del ritorno l'amore, e la morte lo consacra in un vincolo eterno. Non piangete, e se mai non potete trattenere questo umano sollievo, fate che le vostre lacrime non siano senza speranza. Siamo cristiani! (Primo Mazzolari)

Si muore, chiudendo gli occhi, per non vedere più; buttandosi nella pace della morte per la stanchezza di vivere. (Primo Mazzolari)

La gioia di veder passare il tempo, la gioia di finire! La vita è bella perché passa! Non afferrate la ragione della bellezza della morte? E' giusto, è bello morire! (Primo Mazzolari)

E’ abbastanza comodo aspettare la morte per mettere a posto le cose che da vivi lasciamo andare come non dovrebbero andare. (Primo Mazzolari)

Se invece di chiudere gli occhi sulla morte, ci vedessimo morire, la giustizia camminerebbe davanti alla morte, e la morte ci farebbe meno paura. (Primo Mazzolari)

La morte è "finire di morire". (Alessandro Pronzato)

Morire non è nulla. Il difficile è vivere!

Non temete la morte, ma soltanto l'inutilità della vita. (Giovanni Papini)

Non ho fatto che una cosa nel corso della mia vita: imparare a morire. (Bunam di Peshischa)

Quando io crederò di imparare a vivere, imparerò a morire. (Giorgio Strehler)

A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella. (S. Gregorio di Nissa)

Io non muoio, entro nella vita. (Santa Teresa di Lisieux)

Come morire? Viviamo in un mondo in cui questa domanda genera paura. Altre civiltà, prima della nostra, sapevano guardare la morte in faccia. Esse tracciavano per la comunità e per ognuno di noi il cammino che conduce a questo passaggio, dando al compimento del destino umano tutta la sua ricchezza e il suo significato. (Francois Mitterrand)

- Per noi la morte è vita. Ma bisogna morire vecchi. Morire giovani non è economico. Quando avremo dato tutto, allora è tempo di morire. Intanto c'è da lavorare sodo e per molti anni. Siamo disposti ad andare incontro al Signore quando egli voglia, tuttavia gli chiediamo che avvenga tardi. Dobbiamo desiderare di vivere per lavorare per il Signore e per voler bene a tutte le anime: di ogni razza, di ogni lingua, di ogni nazione. Siamo tutti fratelli, tutti figli di Dio; ma purtroppo tanti, invece di seminare amore, seminano odio ... Ecco perché è necessario vivere molti anni, seminando sempre un grande amore fra tutti gli uomini.

Non ho assolutamente paura della morte, perché ho comunque fatto qualcosa nel mondo. (Nachman di Breslav)

Quel che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso.

Nulla decide la vita come la morte. E nulla decide la morte come la vita. 

Nulla è irripetibile come la morte. (Mons. Enrico Masseroni)

Oggi si muore di senso comune. (Oscar Wilde)

Pochi conoscono la morte. Solitamente la si sopporta non per fermezza, ma per stupidita e per abitudine, e la maggior parte degli uomini muore perché non si può far niente per non morire. (Francois de la Rochefoucauld)

Perché invecchiare, morire? (Eugene Ionesco)

No, noi non moriamo! Cambiamo semplicemente casa. Questa è la speranza che arride per mezzo della fede e dell'amore a noi cristiani; una speranza che è certezza. Non si tratta d'altro che di un arrivederci. Dio non agisce come un cacciatore in attesa della più piccola negligenza della preda per colpirla. Dio è come un giardiniere che cura i fiori, li irriga, li protegge; li coglie soltanto quando sono più belli e rigogliosi. Dio prende con se le anime quando sono mature.

Si nasce, si cresce, si vive, tutta la natura vive e precipita incredibilmente verso la morte, verso ciò che non esiste più. (Eugene Ionesco)

Si muore per nascere. (Eugene Ionesco)

O morte, come amaro è il tuo pensiero, come veloce il tuo arrivo, come segreto il tuo cammino, come dubbia la tua ora, come completa la tua signoria.

La morte non è né vicina né lontana. La morte non è. Quella che dobbiamo vivere fino in fondo è la vita.
La morte di un grande uomo è un danno comune.

Gli uomini non avendo potuto guarire la morte, la miseria e l'ignoranza, hanno risolto, per vivere felici, di non pensarci. (Blaise Pascal)

Quando morirai ti accorgerai di non essere mai stato vivo. 

Il timore di morire, di morire del tutto, ci fa attaccare alla vita, e la speranza di vivere un'altra vita ci fa detestare questa. (Miguel de Unamuno)

La morte si sconta vivendo. (Giuseppe Ungaretti)

La morte è paura soltanto se si sbaglia la vita.



Si tratta di un artificio che fa sorridere più che pensare. (Blondel).

I morti sono veramente tali quando muoiono nel ricordo dei vivi. (De Oliveira Santos) 

Ogni uomo, un giorno, deve morire. Ma non tutte le morti hanno lo stesso significato. (Andrej Siniavskij)

In piccole dosi, si muore ogni giorno ...

Morire è tremendo, ma l'idea di dover morire senza aver vissuto è insopportabile. (Erik Fromm)

Certi non d'altro mai che di morire. (Vittoria Colonna)

Distaccandoci dai nostri cari cominciamo a morire. (Giuseppe Giusti)



Si nasce per morire, si muore per essere. (Eugene Ionesco)

Sento che la morte sarà una meravigliosa rinascita. Perciò mi avvicino alla morte come un bimbo che va nel suo letto. Voglio accettare tranquillamente quest'ora di coricarmi e voglio dire al Signore che la mia vita è stata un gran bene. (Leo Baeck)

Non mi preoccupa dover morire, mi preoccupa non sapere quando ...

L'uomo, per quanto faccia, non riesce a sottrarsi al pensiero della morte: se non altro per la triste esperienza di vedersi scomparire coloro che ama.

La vera morte avviene allorché si chiudono gli ultimi occhi che hanno visto il nostro volto. (Jorge Luis Borges)

L'unica cosa che dà vera grandezza all'uomo è il fatto che muoia. (Pier Paolo Pasolini)

Fa' che la mia anima si innalzi dove il vivere è calma, e senza morte. (Giuseppe Ungaretti)

Cresci dentro di noi che continuiamo a vivere, alimentati dalla tua presenza. (Elio Filippo Accrocca)

Se l'uomo nella prima metà della vita è animato da un istintivo "voler vivere", deve prepararsi, nella seconda metà, a "voler morire", unico atteggiamento che gli può permettere di continuare a voler vivere. (Carl Gustav Jung)
Chi capisce veramente la morte e la onora, al tempo stesso esalta la vita. (Rainer Maria Rilke)

La morte è buona perché dà a ognuno il proprio posto. (Andrej Siniavsky)

Sull'orlo della tomba vale più la memoria di una buona azione che mille lodi. (Niccolini)

Bisogna regolarsi sempre in maniera che, in qualunque ora la morte venga, ci trovi sempre Pronti. (Don Bosco)

Quanto tempo mi concederà il Signore per lavorare e servirlo nei servi suoi? Non lo so e non sono ansioso di saperlo. Sempre mi tengo pronto a vivere come a morire. (Giovanni XXIII)

Nulla più certo della morte: nulla più incerto dell'ora della morte. (S. Antonio)

Non ti disgusti il nome della morte; ti allietino invece i benefici di un transito felice. In realtà la morte è la sepoltura dei vizi e la risurrezione delle virtù.
(S. Ambrogio)

Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte. (S. Ignazio di Loyola)

Io non penso mai che la morte possa troncare i miei disegni, ma faccio ogni cosa come se fosse l'ultima di mia vita. (Don Bosco)



Morire prima di avere fatto tutto quello che si desiderava fare è una tragedia. Morire molto tempo dopo avere fatto tutto quello che si voleva fare è un disastro. (K Smith)

La morte che ci coglie combattendo per nostro Signore è la morte più gloriosa e più desiderabile. (S. Vincenzo)

La morte è onnipresente, perciò non privare di una gioia chi se l'aspetta da te, e concedila anche a chi è lontano e non osa aspettarsela da te. (Zenta Maurina)

Per mettere al sicuro la nostra salvezza, è necessario vivere nello stato in cui vorremmo morire; nello stato in cui bisogna morire per essere salvi.
 (La Colombière)

Gli uomini, non avendo potuto vincere la morte, per poter essere felici, si son messi d'accordo di non pensarci. E’ tutto quello che hanno potuto fare per consolarsi! (Pascal)

Niuna cosa fa morire tanto contento, quanto ricordarsi di non aver mai offeso alcuno, anzi piuttosto beneficato ognuno. (N. Machiavelli)

Il cristiano deve essere sempre pronto a morire e a comunicarsi. (P. Olivaint)

E’ per misericordia del Signore che tu ignori quando dovrai morire; ed è nascosto il giorno estremo, affinché tutti i giorni siano presi in considerazione. (S. Agostino)

Non desidero morire d'una paralisi progressiva delle mie facoltà, come un uomo sconfitto. La pallottola d'un assassino potrebbe porre fine alla mia vita. L'accoglierei con gioia. (Gandhi)

Quando prenderemo coscienza del nostro compito, per quanto sia poco vistoso, solo allora saremo felici. Solo allora potremo vivere in pace e morire in pace, perché ciò che dà un senso alla vita dà un senso alla morte. (A. de Saint Exupery)

Chi riuscirà a insegnare agli uomini a morire, avrà loro insegnato a vivere. (M. Montaigne)



Chi ha Qualcuno davanti non si ferma più e nessuno lo ferma, neanche la morte, perché Lui è più forte della morte. (Primo Mazzolari)

La nostra vita terrena è il preludio di un glorioso nuovo risveglio, e la morte è una porta aperta che ci conduce alla vita eterna. (M. L. King)

Beato colui che ha sempre presente alla mente l'ora della sua morte e si dispone ogni giorno a morire. Se hai visto talvolta morire qualcuno, pensa che anche tu hai da passare di lì. (Kempis)

Per chi tiene sempre lo sguardo confidente in Dio, non ci sono sorprese, neppure la sorpresa della morte. (Giovanni XXIII)

Signore, abbi pietà di chi sta per morire e lo sa; abbi pietà di chi sta per morire e non lo sa. (G. Goyau)

Per giungere alla redenzione bisogna sempre passare attraverso la morte.
(G. Borsara)

Ogni corpo invecchia come un abito, è una legge da sempre: Certo si muore! (Bibbia)

Solamente coloro che vivono male e non si accostano mai o molto di rado ai sacramenti, hanno da temere la morte. (Don Bosco)

La morte ci introduce nella vera vita; con la morte comincia la nostra glorificazione in Cristo. (Giovanni XXIII)


Quando un uccello sta per morire, il suo canto è pieno di lutto; quando un uomo sta per morire, le sue parole sono buone. (Confucio)

Il sapere il tempo della morte non è necessario per andare in paradiso; ma bensì il prepararci con opere buone. (Don Bosco)

La morte del peccatore è dolorosa per la perdita dei beni temporali; più dolorosa per la separazione dell'anima dal corpo; dolorosissima per la perdita dell'anima e del corpo nell'inferno, dove egli sarà tormentato dal fuoco e dal rimorso della coscienza. (S. Alberto)

Non vi sgomenti, ma vi conforti a pensieri degni del cielo l'idea della morte. (Tommaseo)

Non ho mai provato tanta gioia, né sono mai riuscito a vedere Dio tanto buono nei miei riguardi, come nel tempo in cui mi sono trovato sul punto di morire. Non avrei cambiato questo pericolo con tutto ciò che al mondo si può desiderare. (La Colombière)

Compi ogni atto come vorresti averlo compiuto al momento della morte. L'ora della morte è ignota, fa' che la tua anima sia continuamente come tu la vorrai in quell'ora. (C. de Foucauld)

La morte, se vogliamo guardare la realtà in faccia, è il vero scopo della nostra vita, e ringrazio Dio per avermi concesso l’opportunità di imparare a considerarla come la chiave d'ingresso alla nostra vera beatitudine. (Mozart)

La morte non è un periodo di chiusura dell'esistenza, ma soltanto un intermezzo, un passaggio da una forma a un'altra dell'essere infinito.
(W; Humboldt)

Il cristiano sa bene che la morte è la nera figura che nasconde la radiosa faccia di Dio. (Pierre L'Ermite)

Noi cristiani non moriamo: la nostra tomba è la culla dell'anima nostra. (Balzac)

Al punto di morte si raccoglie quello che abbiamo seminato nel corso della nostra vita. (Don Bosco)

Nessuno può giungere a considerare il mistero della morte, se prima non si tira fuori dal turbine delle preoccupazioni. (Sant' Antonio)

Chi vuol vincere la morte deve, anzitutto, vincere il tempo, tortura e mistero di chi sente e pensa. (G. Papini)

Moltissime persone hanno paura della morte perché non godono abbastanza la vita. (Peter Ustinov)

Io non cesserò mai di ripetere: la morte non è la notte, ma la luce; non è la fine, ma il principio; non è il niente, ma l’eternità. (V. Hugo)

Si, Dio ha creato l'uomo per l’eternità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. (Bibbia)

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vivrà; e chi vive e crede in me, non morrà in eterno.(Vangelo)

E’ il timore di morire, non già il desiderio di vivere, che tiene chi non è saggio attaccato al proprio corpo. (M. Montaigne)


Se si pensa alla morte con inquietudine, il timore di lei apporterà più danno che profitto. (S. Francesco di Sales)

L’anima vorrebbe volare a Dio; ma mentre vive in questa terra, sta legata da un laccio che la trattiene quaggiù, ove di continuo è combattuta dalle tentazioni; questo laccio non si spezza se non con la morte, e perciò le anime buone sospirano la morte che le libera dal pericolo di perdere Dio. (S. Alfonso)

La morte per uno che abbia la coscienza tranquilla è un conforto, un'allegrezza, un passaggio che lo conduce alla perfetta felicità; al contrario, per uno che abbia il peccato sull'anima e il maggior terrore che ci possa essere, un tormento, una disperazione. (Don Bosco)

Come una giornata bene spesa da lieto dormire, così una vita bene usata da lieto morire. (Leonardo da Vinci)

Quanto è felice e saggio chi, adesso, mentre vive, si sforza di essere tale quale desidera essere trovato alla sua morte. (Kempis)

Per chi ha fede, la morte non è una fine, e per i saggi non è terrore. (Goethe)

Hai visto, in una sera triste d'autunno, cadere le foglie morte? Così cadono ogni giorno le anime nell’eternità: un giorno, la foglia caduta sarai tu. (J. Escriva')

Al mattino immaginati di non arrivare alla sera; e alla sera non osare di esser sicuro che arriverai al mattino; sii dunque sempre preparato e vivi in modo tale che la morte non ti colga all'improvviso. (Kempis)

Sta' preparato. Chi oggi non è preparato a morir bene, corre grave pericolo di morir male. (Don Bosco)

Tutta la vita dell'uomo dev'essere una continua preparazione alla morte. 
(Don Bosco)

Fintanto che ho un desiderio, ho una ragione per vivere. L'appagamento è la morte. (G. Bernard Shaw)

Non aver paura della morte: accettala, fin da ora, generosamente..., quando Dio vorrà..., come Dio vorrà..., dove Dio vorrà. Non dubitare: essa verrà nel tempo, nel luogo e nel modo più opportuni..., inviata da tuo Padre Dio. Sia benvenuta nostra sorella morte! (J. Escriva)

Il pensiero della propria fine giova assai a disporre bene le nostre cose, a disprezzare i beni del mondo, a farci sospirare i beni del cielo e ad evitare i peccati. Quelli che non pensano alla loro fine, vivono ordinariamente nella colpa. (S. Alberto Magno)

Già che nessuno sa ciò che lascia, che importa lasciar prima del tempo? (William Shakespeare)

Da che mondo è mondo gli uomini sono sempre morti, e sono stati mangiati dai vermi, ma mai per amore. (William Shakespeare)

Miglior vita è quella che ha superato il timore della morte, che non quella che vive per temerla. (William Shakespeare)

Gli uomini devono sopportare la loro uscita dal mondo come la loro venuta; tutto sta nell'essere maturi. (William Shakespeare)

giovedì 7 maggio 2009

Sopra una tomba

Tutto un inverno ho sofferto
pensando alla fradicia zolla
dove tu riposavi
in provvisoria fossa
ch'era il tuo purgatorio.
Piovose notti insonni
conobbero il mio rimorso.

E a te volavo, o madre,
cui non piacque la terra
per ultima dimora,
la terra faticosa,
la terra che patisti oltre la morte.

Ora esaudita, emersa
dal confuso elemento,
tu sei come redenta.
Non più l'informe grembo
travaglierà le tue spoglie.

Tu che vivente avesti incerto asilo,
sicuro loco avrai or che sei morta,
fin che l'umana pietà lo conceda.

Vincenzo Cardarelli [Nazareno Caldarelli] (1887 – 1959) poeta, scrittore e giornalista italiano

giovedì 16 aprile 2009

Perché piangi?

I Vangeli ci raccontano numerose apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua. Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l'apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: "Perché piangi?". Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore. Vedi: la collina del Calvario, che l'altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d'erba. I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni. No, non misurare sui calendari dell'uomo la distanza che separa quest'alba luminosa dal tramonto livido dell'ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un'eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione. Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch'io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: "Perché piangi?". Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l'ultimo rigagnolo di un pianto antico. O l'ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi. Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione. Lo so. Forse rischio di restare in silenzio anch'io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell'umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace. Forse rimarrò suggestionato anch'io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescienza di barbarie tra i minori della nostra città. Forse mi arrenderò anch'io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro. Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trentacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi. Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all'ultima, tutte le carte dell'incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere. La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l'acquedotto. Riconciliamoci con la gioia. La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del "terzo giorno". Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo! Buona Pasqua!

Don Tonino Bello, vescovo (1935 - 1993)

venerdì 13 marzo 2009

Non un errore ma un traguardo necessario

L'episodio di Lazzaro ci illumina proprio su questo: cos'è la morte, se non un errore?
Non direi che la morte è un errore, bensì un traguardo necessario. La morte è il compimento necessario del processo attraverso il quale diventiamo persone capaci di assumere una forma nuova e definitiva di esistenza. Come per il feto nel senso dalla madre, uscire da quella situazione e rompere il cordone ombelicale, non è un errore bensì una gioiosa necessità, anche se si presenta con il trauma della nascita e il pianto del primo respiro. Auguri di un gioioso cammino di fede verso la morte per la vita nuova.

Carlo Molari, Teologo (12. 09.02)

venerdì 6 marzo 2009

Un amore che mi attende...


Che cosa succederà dall'altra parte
quando per me tutto si sarà volto
verso l'eternità, io non lo so.

Io credo; credo soltanto che un amore mi attende.
So soltanto che allora, povero e senza pesi,
dovrò fare il bilancio della mia vita.

Ma non dispero perché io credo,
credo proprio che un amore mi attende.

Ciò che ho creduto,
lo crederò ancora più fortemente al di là della morte.

É verso un amore che io cammino
quando percorro il mio sentiero;
è verso l'amore che io discendo dolcemente.

Se ho paura — e perché mai? — ricordatemi
semplicemente che un amore mi attende.

Questo amore mi aprirà totalmente
alla sua gioia, alla sua luce.

Sì, o Padre, io vengo a Te in quel vento
di cui non si sa né donde venga né dove va,
...verso il Tuo amore che mi attende! Amen

Giovanni della Croce (1540 - 1591), al secolo Juan de Yepes Álvarez, santo, presbitero e poeta spagnolo, cofondatore dell'Ordine dei Carmelitani scalzi

domenica 1 marzo 2009

Se mi ami non piangere!

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto.
Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso, alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!
Resta con noi, Signore, (2001) Ed. San Paolo
Giacomo Perico, presbitero gesuita (1911 - 2000)