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martedì 2 dicembre 2025

Più invecchi, più cerchi scarpe comode

 Più invecchi, più cerchi scarpe comode.

Più invecchi, più vuoi solo presenze positive.

Più invecchi, e più mangi cibi sani, eviti l'alcol e cammini tanto.

Più invecchi, più fai selezione, della gente e di tutto.

Più invecchi, meno baratti la solitudine con presenze inutili.

Più invecchi, più sai selezionare e scegliere se stare in silenzio, se parlare, se ignorare.

Più invecchi, meno reagisci, e scegli spesso di ignorare.

Più invecchi, più importanza dai alle persone e meno alle cose.

Più invecchi, meno ti piacciono le discussioni, i conflitti, le provocazioni.

Più invecchi, più vorresti essere leggera leggera, fregartene di tutto e vivere alla giornata.

Più invecchi, più ti vuoi bene e ami la pace e la serenità.

I. Zoe

lunedì 20 gennaio 2025

Signore, insegnami a invecchiare

Signore, insegnami a invecchiare!

Convincimi che la comunità non compie alcun torto verso di me,

se mi va esonerando da responsabilità, se non mi chiede più pareri,

se ha indicato altri a subentrare al mio posto.

Togli da me l'orgoglio dell'esperienza fatta 

ed il senso della mia indispensabilità.

Che io colga, in questo graduale distacco dalle cose, 

unicamente la legge del tempo,

e avverta, in questo avvicendamento di compiti,

una delle espressioni più interessanti della vita 

che si rinnova sotto l'impulso della tua Provvidenza.

Fa', o Signore, che io sia ancora utile al mondo, 

contribuendo con l'ottimismo e con la preghiera alla gioia 

e al coraggio di chi è di turno nella responsabilità,

vivendo uno stile di contatto umile e sereno con il mondo in trasformazione 

senza rimpianti sul passato,

facendo delle mie sofferenze umane un dono di riparazione sociale.

Che la mia uscita dal campo di azione sia semplice e naturale come un felice tramonto di sole.

Perdona se solo oggi, nella tranquillità, riesco a capire quanto tu mi abbia amato e soccorso.

Che almeno ora io abbia viva e penetrante la percezione del destino di gioia

che mi hai preparato e verso il quale mi hai incamminato fin dal primo giorno di vita.

Signore, insegnami a invecchiare.

Amen.

Giacomo Perico (1911 – 2000), presbitero gesuita


martedì 30 gennaio 2024

Tra 100 anni


Ci avete mai pensato?

Tra 100 anni, per esempio, nel 2124, saremo tutti sepolti con i nostri parenti e amici.

Degli estranei vivranno nelle nostre case, che abbiamo faticato tanto per costruire o acquistare, e possederanno tutto quello che abbiamo oggi. Tutte le nostre proprietà saranno di sconosciuti, che non sono ancora nati, compreso quell'auto per cui abbiamo speso una fortuna: probabilmente sarà in un ferro vecchio o, nella migliore delle ipotesi, sarà nelle mani di qualche collezionista sconosciuto.

I nostri discendenti poco o quasi nessuno sapranno chi eravamo, né si ricorderanno di noi. Quanti di noi conoscono il padre di nostro nonno?

Dopo la nostra morte saremo ricordati per qualche anno, poi solo un ritratto sulla libreria di qualcuno e, qualche anno dopo, la nostra storia, le nostre foto, le nostre gesta andranno nel bidone dell'oblio della storia: non saremo nemmeno dei ricordi.

Forse, se un giorno ci fermassimo a riflettere su tutto questo, capiremmo quanto fosse ignorante e debole il sogno di ottenere tutto. Avere sempre di più, senza aver tempo per ciò che vale davvero la pena in questa vita... 

Se solo potessimo pensarci, sicuramente i nostri approcci, i nostri pensieri cambierebbero: saremmo altre persone.

Cambieremmo tutto questo per vivere e goderci quelle passeggiate che non abbiamo mai fatto, quegli abbracci non dati, quei baci ai figli e ai nostri amori, gli scherzi che non abbiamo avuto tempo di fare. 

Questi sarebbero sicuramente i momenti migliori da ricordare: ci riempirebbero la vita di gioia piuttosto che sprecarla con avidità o apatia giorno dopo giorno!

C'è ancora tempo per noi. Pensateci!

domenica 28 gennaio 2024

Il successo è...

A 3 ANNI: Non farsi la pipi addosso.

A 6 ANNI: Ricordare cosa hai fatto durante il giorno.

A 12 ANNI: Avere tanti amici.

A 18 ANNI: Avere la patente di guida.

A 20 ANNI: Avere una vita sessuale attiva.

A 35 ANNI: Avere tanti soldi.


A 50 ANNI: Avere tantissimi soldi.

A 65 ANNI: Avere una vita sessuale attiva.

A 70 ANNI: Avere la patente di guida.

A 75 ANNI: Avere tanti amici.

A 80 ANNI: Ricordare cosa hai fatto durante il giorno.

A 85 ANNI: Non farsi la pipi addosso.

Sei vecchio quando...

SEI VECCHIO non quando hai una certa età,

ma quando hai solo vecchi pensieri.

SEI VECCHIO quando ricordi solo i torti subiti

dimenticando le gioie che hai gustato, 

e i doni che la vita ti ha sempre regalato.

SEI VECCHIO quando ti danno fastidio i bambini che giocano e corrono

oppure gli innamorati che si baciano.

SEI VECCHIO quando continui a dire che ci vogliono delle regole severe 

e hai cancellato dalla tua vita la fantasia, il rischio, la poesia, la musica.

SEI VECCHIO quando non gusti più il calore del sole, 

il cielo azzurro, la freschezza dell'acqua, il profumo dei fiori.

SEI VECCHIO quando pensi che per te ormai il tempo è finito 

e con quello la speranza, il divertimento e l'amore.

SEI VECCHIO quando pensi alla morte come al calar giù nella tomba, 

invece che come al salire alto verso il cielo.


Se invece AMI, SPERI, e RIDI ancora, 

allora Dio allieta la tua giovinezza, anche se hai novant'anni!

giovedì 9 febbraio 2023

Quando morirai


Quando morirai, non preoccuparti del tuo corpo... i tuoi parenti faranno tutto il necessario secondo le loro possibilità.
Ti toglieranno i vestiti.
Ti laveranno.
Ti vestiranno.
Ti porteranno via da casa e ti porteranno al tuo nuovo indirizzo.
Molti verranno al tuo funerale a ′′salutare". Alcuni cancelleranno gli impegni e mancheranno anche a lavoro per andare al tuo funerale.

I tuoi averi, ciò che non ti piaceva prestare, saranno venduti, regalati o bruciati.
Le tue chiavi, i tuoi strumenti, i tuoi libri, i tuoi cd, le tue scarpe, i tuoi vestiti...
E, stai sicuro, che il mondo non si fermerà a piangere per te.
L’economia continuerà.
Nel tuo lavoro, sarai sostituito. Qualcuno con le stesse o migliori capacità, assumerà il tuo posto.

I tuoi beni andranno ai tuoi eredi...
I tuoi amici sinceri piangeranno qualche ora o qualche giorno, ma poi torneranno a ridere.
I tuoi animali si abitueranno al nuovo padrone.
Le tue foto, per un po’ di tempo, rimarranno appese al muro o continueranno su qualche mobile, ma poi verranno messe in fondo a un cassetto.
Qualcun altro si siederà sul tuo divano e mangerà sulla tua tavola.

Il dolore profondo a casa tua durerà una settimana, due, un mese, due, un anno, due... Dopo sarai aggiunto ai ricordi e poi la tua storia sarà finita.
Finito tra le persone, finito qui, finito in questo mondo.

Ma inizierà la tua storia nella tua nuova realtà... nella tua vita dopo la morte.
Nella tua nuova vita avrai solo bisogno del tuo spirito. E il valore di cui lo hai arricchito qui, sarà l'unica fortuna su cui conterai lì.
Questa fortuna è l'unica cosa che ti porterai via e si costruisce per tutto il tempo che stai qui. Quando vivi una vita d'amore verso gli altri e in pace con il prossimo, stai costruendo la tua fortuna spirituale.

Ecco perché prova a vivere pienamente e sii felice mentre sei qui perché, come ha detto Francesco D’Assisi: ′′Da qui non ti porterai via quello che hai. Prenderai solo quello che hai dato.′′

domenica 2 ottobre 2022

Quando i genitori invecchiano


Lasciali invecchiare con lo stesso amore con cui ti hanno fatto crescere.

Lasciali parlare e raccontare ripetutamente storie con la stessa pazienza e interesse con cui hanno ascoltato le tue quando eri bambino.

Lasciali vincere, come tante volte loro ti hanno lasciato vincere.

Lasciali godere dei loro amici, delle chiacchiere con i loro nipoti.

Lasciali godere vivendo tra gli oggetti che li hanno accompagnati per molto tempo, perché soffrono sentendo che gli strappi pezzi della loro vita.

Lasciali sbagliare, come tante volte ti sei sbagliato tu.

Lasciali vivere e cerca di renderli felici l’ultimo tratto del cammino che gli manca da percorrere, allo stesso modo in cui loro ti hanno dato la loro mano quando iniziavi il tuo.

Pablo Neruda (1904 - 1973), poeta, diplomatico e politico cileno


sabato 1 ottobre 2022

Il professore e l'orologio


- Si ricorda di me? - chiese un giovane ad un anziano incontrato per strada. Il vecchio fissandolo bene per un attimo rispose di no.

Allora il giovane gli disse che è stato il suo studente. 

E il professore: Ah sì? E che lavoro fai adesso?

Il giovane risponde: Faccio l’insegnante.

- Oh, che bello, come me? gli disse il vecchio.

- Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi ha ispirato ad essere come lei.

L'anziano, curioso, chiese al giovane di raccontargli come mai. E il giovane gli raccontò questa storia: Un giorno, un mio amico, anch'egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio nuovo e io l’ho rubato. Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei. Allora, lei ha detto alla classe:

- L'orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. Chi l'ha rubato, per favore, lo restituisca.

Ma io non ho voluto restituirlo. Poi lei hai chiuso la porta ed ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una. Ma prima ci ha detto di chiudere gli occhi. Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l'orologio e l'ha preso.

Ha continuato a cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto: - Aprite gli occhi. Ho trovato l'orologio.

Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l'episodio. Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che aveva rubato. Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre. È stato il giorno più vergognoso della mia vita. Non mi ha mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente. E, grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore. Si ricorda di questo episodio, professore?

E il professore rispose: - Io ricordo la situazione, l'orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo.

Questo è l'essenza della decenza. 

"Se per correggere hai bisogno di umiliare, allora non sai insegnare".

lunedì 23 agosto 2021

Baciami sulla guancia e tienimi la mano


Non chiedermi di ricordare,
non cercare di farmi capire.
Lasciami riposare, fammi capire che sei con me,
baciami sulla guancia e tienimi la mano.

Sono confuso ben oltre la tua concezione,
sono triste e sofferente e perso.
Tutto quello che so è che ho bisogno di te,
stammi vicino se puoi.

Non perdere la pazienza con me,
non imprecare, non rimproverarmi, non mi sgridare.
Non riesco a dirti perché mi comporto così,
non posso essere diverso, anche se ci provo.

Ricorda solo che ho bisogno di te,
che la parte migliore di me se n'è andata.
Ti prego di non evitare di starmi vicino,
amami finché la mia vita se ne va.

(Versi scritti su un biglietto lasciato vicino al letto di un paziente malato di Alzheimer)

mercoledì 28 ottobre 2020

Lei è l'amore della mia vita!


Ha ottant'anni e insiste per guidare sua moglie per mano ovunque vadano. Quando gli ho chiesto: "Perché tua moglie se ne va in giro distratta, come se non seguisse nessuno?"

Ha risposto: "Perché ha l'Alzheimer".

Così gli ho chiesto: "Tua moglie si preoccuperà se la lasci andare o semplicemente ti stacchi?"

Mi ha risposto: "Non si ricorda... non sa più chi sono: da un paio d'anni non mi riconosce più".

Sorpreso, gli ho detto: "E così continui a farle da guida ogni giorno anche se lei non ti riconosce".

Il vecchio sorrise e mi guardò negli occhi. Poi mi disse: "Non sa chi sono, ma io so chi è lei: lei è l'amore della mia vita!"


“...finchè morte non ci separi” recita il rito del matrimonio. In realtà, l’affermazione dovrebbe essere trasformata in:“finché morte non ci unisca”, usando un’espressione di Padre Raniero Cantalamessa: 

«Il matrimonio non finisce del tutto con la morte, ma viene trasfigurato, spiritualizzato, sottratto a tutti quei limiti che segnano la vita sulla terra, come, del resto, non sono dimenticati i vincoli esistenti tra genitori e figli o tra amici. In un prefazio dei morti la liturgia proclama: «Vita mutatur, non tollitur», la vita è trasformata, non tolta. Anche il matrimonio, che è parte della vita, viene trasfigurato, non annullato». (Raniero Cantalamessa, Gettate le reti. Riflessioni sui vangeli, 2001 )

"Padre nostro" dell’anziano


Padre nostro che in cielo stai, 
sempre con amore attento al miei guai.
Ti ringrazio di questi miei anni,
anche se non mancano acciacchi e malanni,
che, arrivato ormai a questa età, 
spuntan ogni giorno di qua e di là.

Ho il mal di schiena e un po’ d'artrite
e soffro le pene per la colite.
Perciò ti prego con questa orazione: 
fammi godere la mia pensione.

Finché avrò l'uso della ragione, 
non fammi cadere in tentazione.
Liberami dal male quale esso sia, 
salvami dalle medicine e dalla chirurgia.

Poiché la mia bocca altro non sa, 
che sia fatta la tua volontà.
E quando un domani sarò rimbambito, 
chiamami lassù nel tuo Regno infinito.

Amen

giovedì 2 luglio 2020

Cantico di un anziano



  • Benedetti quelli che mi guardano con simpatia.
  • Benedetti quelli che comprendono il mio camminare stanco.
  • Benedetti quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
  • Benedetti quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.
  • Benedetti quelli che si interessano della mia giovinezza.
  • Benedetti quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti.
  • Benedetti quelli che comprendono il mio bisogno di affetto.
  • Benedetti quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.
  • Benedetti quelli che si ricordano della mia solitudine.
  • Benedetti quelli che mi sono vicini nella sofferenza.
  • Benedetti quelli che rallegrano la mia vita con il loro umorismo.
Grazie per ogni sorriso!

sabato 18 maggio 2019

Se un giorno mi vedrai vecchio...


Lettera di un padre al figlio


Se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, io ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc.

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada.

Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza, in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo, figlio mio.

Papà

giovedì 27 aprile 2017

Il cavallo, il bue, il cane e l'uomo

Quando Zeus creò l'uomo, gli diede un'esistenza fugace. L'uomo però, usando la propria intelligenza, quando cominciò l'inverno si costruì una casa e lì viveva. Un giorno che ci fu molto freddo e pioveva, il cavallo, non potendo più resistere, arrivò di corsa alla casa dell'uomo e lo pregò di metterlo al riparo. Gli rispose che lo avrebbe fatto soltanto a condizione che esso gli donasse una parte dei suoi anni. Il cavallo accettò volentieri e, dopo non molto, arrivò anche il bue, che non poteva neanche lui resistere al gelo. E poiché l'uomo gli disse, come già al cavallo, che non lo avrebbe ospitato, se prima non gli avesse ceduto un certo numero di anni della sua vita, esso pure, donatagliene una parte, fu accettato. Da ultimo arrivò il cane, intirizzito dal freddo, e, ceduta una parte della sua esistenza, ottenne un riparo.
Ecco perché gli uomini durante il tempo che era stato loro assegnato da Zeus sono puri e buoni; quando vivono gli anni che erano del cavallo diventano fieri e vanagloriosi; quando arrivano agli anni del bue diventano autoritari e quando poi concludono la vita con gli anni del cane, sono rabbiosi e abbaiano continuamente. Ecco una favola che ben si adatta ad un vecchio collerico e brontolone.

Esopo (620 a.C. circa – 564 a.C.), scrittore greco



mercoledì 26 aprile 2017

Gioventù (Youth)


La gioventù non è un periodo della vita:
è una forma del pensiero, è una condizione della volontà,
una facoltà dell’immaginazione, una forza pura dei sentimenti,
un predominio del coraggio sulla timidezza
e della aspirazione di avventura sull’amore di comodità.

Nessuno diviene vecchio semplicemente perché vive un certo numero di anni:
gli individui invecchiano solo perché disertano i loro ideali.

Gli anni rendono rugosa la pelle, ma rinunciare all'entusiasmo rende rugosa l’anima.
Preoccupazione, dubbio, mancanza di fiducia, paura e disperazione,
fanno piegare il capo e rigettare nella polvere lo spirito che vuole elevarsi.

Sia a sessant'anni che a sedici, vi è nel cuore di ogni essere umano
l’amore per la meraviglia, la dolce sorpresa delle stelle e delle cose
e dei pensieri che assomigliano alle stelle, indomabile sfida agli eventi,
l’inesauribile giovanile appetito per il "poi" e la gioia del gioco della vita.

Siamo giovani quanto la nostra fede, vecchi quanto il nostro dubbio;
giovani quanto la fiducia di noi stessi, vecchi quanto la nostra paura;
giovani quanto la nostra speranza, vecchi quanto la nostra delusione.

Rimarrete giovani finché il vostro cuore sarà recettivo
ai messaggi di bellezza, gioia, coraggio, grandiosità e forza della natura,
dall’uomo e dall’infinito.

Quando tutto sarà a terra, quando il più recondito angolo del vostro cuore
sarà ricoperto dalla neve del pessimismo e dal ghiaccio del cinismo,
allora e solo allora sarete veramente vecchi.
E che Dio abbia pietà della vostra anima.

Samuel Ullman (1840 - 1924) uomo d'affari, poeta e filantropo americano

domenica 29 marzo 2015

Aforismi Vecchiaia


Il tuo corpo invecchia senza il tuo permesso. Il tuo spirito invecchia se tu glielo permetti.



Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni. (Albert Einstein)

Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma non ho perduto il gusto della vita; dunque non sono diventato vecchio, ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò che noi non possiamo più fare. (Antonio Gramsci)

Lo studio è la miglior previdenza per la vecchiaia. (Aristotele)

Magnifica è la ricompensa per i giusti: essi vivranno a lungo coronati di capelli bianchi. (Bibbia, Proverbi 16,31)

Non si è mai troppo vecchi per fissare un nuovo obiettivo o per sognare un nuovo sogno. (C.S. Lewis)

La grande sventura del nostro tempo è che abbiamo perso fiducia negli anziani, ma continuiamo a non fidarci dei giovani. (Édouard Herriot)

Vecchi si diventa solo quando i ricordi prendono il posto dei sogni. (Enzo Ferrari)

Alla gioventù si rimprovera spesso di credere che il mondo cominci appena con essa. Ma la vecchiaia crede anche più spesso che il mondo cessi con lei. Cos'è peggio? (Friedrich Hebbel, "Grido del Popolo" del 27 maggio 1916)

Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio...
(Franz Kafka)

Sono vecchio e non so essere vecchio; e in questo non sapere è la mia crudele tragedia. (Gabriele d'Annunzio) 

La vita è un passaggio e con la vecchiaia tutti i nodi vengono al pettine. Bisogna accettare il tramonto anche con la sua componente di sacrificio, in vista della nuova alba. (Padre Gabriele Dignani)

Gli uomini sono come il vino. Alcuni diventano aceto, i migliori invecchiano bene. (Giovanni XXIII)

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane. (Henry Ford)

Chi non è bello a vent'anni, forte a trenta, saggio a quaranta, ricco a cinquanta, non può sperare di diventarlo in seguito. (Martin Lutero)

Più si invecchia, più si diventa simili a se stessi. (Maurice Chevalier)

La vecchiaia non è così male se considerate le alternative. (Maurice Chevalier)

Non si smette di ridere perché si invecchia: si diventa vecchi quando si smette di ridere. (Maurice Chevalier)

La vecchiaia è bella perché davanti si ha meno futuro, quindi meno speranze, e questo dà un grande sollievo. (Pier Paolo Pasolini)

Abba, sto cominciando ad invecchiare... sospirò un giorno un fratello.
L'anziano gli rispose:  «Se vuoi imparare a invecchiare, non badare a tutto ciò che la vecchiaia ti toglie, ma a tutto ciò che ti lascia».  (R. Kern, Arguzie e facezie dei padri del deserto, p. 85)

Disse un anziano: «Ho creduto in cose che mi hanno impedito d'invecchiare da giovane; e ora m'impediscono d'invecchiare da vecchio. Tutto il segreto della mia vita è qui». (R. Kern, Arguzie e facezie dei padri del deserto, p. 85)

Senectus ipsa est morbus / La vecchiaia è per sé stessa una malattia. (Terenzio Afro, Phormio IV, 1)

Si ha l'età che si sente di avere…(Thomas Mann, Thomas Buddenbrook, VII, VI; 2002, p. 392)

Come fai a conservarti così vecchio? (Ugo Tognazzi / Amedeo nel film "La terrazza" di Ettore Scola)

Gli innocenti e i belli non hanno altro nemico che il tempo. (William Butler Yeats)


mercoledì 1 giugno 2011

Cantico di un anziano


Beati quelli che mi guardano con simpatia.
Beati quelli che comprendono il mio camminare stanco.

Beati quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
Beati quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.

Beati quelli che si interessano della mia lontana giovinezza.
Beati quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti.

Beati quelli che comprendono il mio bisogno d'affetto.
Beati quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.

Beati quelli che si ricordano della mia solitudine.
Beati quelli che mi sono vicini nella sofferenza.

Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita.
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio.

Quando entrerò nella vita senza fine 
mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù!