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sabato 10 gennaio 2026

La casa di mio padre è in fiamme!

Un uomo decise di macellare un grosso vitello. Accese la griglia e disse alla figlia: "Figlia, vai a chiamare parenti, amici e vicini perché si uniscano a noi... Dobbiamo festeggiare!".

La figlia uscì in strada e gridò: "Aiutatemi, per favore! La casa di mio padre è in fiamme!".

Dopo un po', solo poche persone uscirono per offrire il proprio aiuto, mentre molte altre ffecero finta di non aver sentito nulla. Chi vi andò restò, mangiando e si godendo il pranzo fino a tardi.

Il padre, confuso, si guardò intorno e disse alla figlia: "Non conosco la maggior parte di queste persone. Alcune non le ho mai viste prima. Dove sono i nostri amici, la nostra famiglia e i nostri vicini?".

La figlia rispose con calma: "Quelle persone non sono venute per una festa. Sono venute perché pensavano che fossimo nei guai. Queste sono le persone a cui teniamo. Sono quelle che meritano di festeggiare con noi".


Coloro che non si presentano quando sei in difficoltà non meritano di stare con te quando hai successo.

mercoledì 10 settembre 2025

Amicizia

L’amicizia comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all’animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto intensamente ne prolunga l’esistenza il rispetto, la memoria e il rimpianto degli amici. Ecco perché degli uni sembra felice la morte, degli altri lodevole la vita. Se poi privi la natura dei legami affettivi, nessuna casa, nessuna città potrà restare in piedi, neppure l’agricoltura sopravvivrà.

Lelio o dell'Amicizia, 44 a.C.

Marco Tullio Cicerone

venerdì 26 gennaio 2024

La gentilezza è fondamentale

La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, di essere aperti agli stati d'animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari o sconosciuti. 

La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall'egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. 

Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza e così ad una diversa forma di vita.

La dignità ferita 

Eugenio Borgna, psichiatra e saggista italiano

venerdì 30 dicembre 2022

Cedere il posto ai più deboli

Una volta, mentre si trovava in viaggio, sorpreso da una tempesta, [Cesare] riparò nella casupola di un poveraccio e poiché c’era solo una stanzetta che a malapena poteva ospitare una persona ordinò che la occupasse Oppio. «Fra i potenti», disse, «bisogna cedere il posto a chi sta più in alto, ma fra gli amici ai più deboli». E passò la notte con gli altri sotto la gronda della porta.

Vite parallele, Cesare, 17
Plutarco (46 / 48 – 125 / 127), biografo, scrittore, filosofo greco


mercoledì 26 gennaio 2022

Amicizia


"Vieni a giocare con me" disse il piccolo principe alla volpe, "sono così triste...". 

"Non posso giocare con te", rispose la volpe, "non sono addomesticata...". 

"Che cosa vuol dire addomesticare?". 

"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire... creare legami".

"Creare legami?...". 

"Certo", disse la volpe. "Tu per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me" Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo". 

"Comincio a capire", disse il piccolo principe.

Il Piccolo Principe

Antoine de Saint-Exupéry (1900 –  1944), scrittore e aviatore francese


mercoledì 28 ottobre 2020

Questa è la storia di due fratelli...


Questa è la storia di due fratelli che vissero insieme d’amore e d’accordo per molti anni. Vivevano in cascine separate, ma un giorno scoppiò una lite e questo fu il primo problema serio che sorse dopo 40 anni in cui avevano coltivato insieme la terra condividendo le macchine e gli attrezzi, scambiandosi i raccolti e i beni continuamente.

Cominciò con un piccolo malinteso e crebbe fino a che scoppiò un diverbio con uno scambio di parole amare a cui seguirono settimane di silenzio.

Una mattina qualcuno bussò alla porta di Luigi. Quando aprì si trovò davanti un uomo con gli utensili del falegname: "Sto cercando un lavoro per qualche giorno - disse il forestiero -, forse qui ci può essere bisogno di qualche piccola riparazione nella fattoria e io potrei esserle utile per questo".

"Sì - disse il maggiore dei due fratelli -, ho un lavoro per lei. Guardi là, dall’altra parte del fiume, in quella fattoria vive il mio vicino, beh! È il mio fratello minore. La settimana scorsa c’era una splendida prateria tra noi, ma lui ha deviato il letto del fiume perchè ci separasse. Egli deve aver fatto questo per farmi andare su tutte le furie, ma io gliene farò una. Vede quella catasta di pezzi di legno vicino al granaio? Ebbene voglio che costruisca uno steccato di due metri circa di altezza, non voglio vederlo mai più".

Il falegname rispose: "Mi sembra di capire la situazione".

Il fratello maggiore aiutò il falegname a riunire tutto il materiale necessario e se ne andò fuori per tutta la giornata per fare le spese in paese. Verso sera, quando il fattore ritornò, il falegname aveva appena finito il suo lavoro. Il fattore rimase con gli occhi spalancati e con la bocca aperta.

Non c’era nessuno steccato di due metri. Invece c’era un ponte che univa le due fattorie sopra il fiume. Era una autentica opera d’arte, molto fine, con corrimano e tutto.

In quel momento, il vicino, suo fratello minore, venne dalla sua fattoria e abbracciando il fratello maggiore gli disse: "Sei un tipo veramente in gamba. Ma guarda! Hai costruito questo ponte meraviglioso dopo quello che io ti ho fatto e detto". E cosí stavano facendo la pace i due fratelli, quando videro che il falegname prendeva i suoi arnesi. "No, no, aspetta... Rimani per alcuni giorni ancora, ho parecchi lavori per te", disse il fratello maggiore al falegname. "Mi fermerei volentieri - rispose lui -, ma ho parecchi ponti da costruire".


Molte volte lasciamo che i malintesi e le stizze ci allontanino dalla gente a cui vogliamo bene, molte volte lasciamo che sia l’orgoglio a prevalere sui sentimenti: non permettere che ciò succeda nella tua vita.
Impara a perdonare e apprezza quanto hai. Ricorda che perdonare non cambia nulla del passato, ma sì il futuro. Non conservare rancore nè sentimenti di amarezza che solo ti feriscono, ti allontanano da Dio e dalle persone che ti vogliono bene, Impara ad essere felice e a godere delle meraviglie che Dio ha creato. Egli ti ama e desidera che tu abbia una vita felice e piena di amore e armonia.
Non permettere che un piccolo incidente rovini una grande amicizia. Ricorda che il silenzio, a volte, è la miglior risposta.
Ciò che più importa è una casa felice. Fa’ tutto quello che è nelle tue mani per creare un ambiente di pace e armonia.
Ricorda che la miglior relazione è quella in cui l’amore tra due persone è più grande del bisogno che hanno l’una dell’altra.

domenica 23 agosto 2020

Ciò che è importante

 


Quando starai vivendo ultimi giorni della tua vita, cosa vorresti? Abbracciare quella laurea incorniciata appesa alla parete? Chiederai di essere portato in garage per poterti sedere nella tua auto? Troverai conforto nel rileggere il tuo rendiconto finanziario? 
Ovviamente no. 
Ciò che importa allora saranno le persone. 
Se le relazioni contano di più, non dovrebbero importare di più adesso? 

Max Lucado, pastore e scrittore statunitense

lunedì 17 agosto 2020

Amicizia nella Bibbia: libro del Siracide

Non far male né molto né poco,
e da amico non divenire nemico,
perché un cattivo nome si attira vergogna e disprezzo;
così accade al peccatore, falso nelle sue parole. (5,15-6,1)

Una bocca amabile moltiplica gli amici,
un linguaggio gentile attira i saluti. 
Siano in molti coloro che vivono in pace con te,
ma i tuoi consiglieri uno su mille.
Se intendi farti un amico, mettilo alla prova;
e non fidarti subito di lui.
C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C'è anche l'amico che si cambia in nemico
e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi.
C'è l'amico compagno a tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso,
e parlerà liberamente con i tuoi familiari.
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e dalla tua presenza si nasconderà.
Tieniti lontano dai tuoi nemici,
e dai tuoi amici guàrdati.
Un amico fedele è una protezione potente,
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele, non c'è prezzo,
non c'è peso per il suo valore.
Un amico fedele è un balsamo di vita,
lo troveranno quanti temono il Signore.
Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia,
perché come uno è, così sarà il suo amico. (6,5-17)

Non fabbricare menzogne contro tuo fratello
e neppure qualcosa di simile contro l'amico. (7,12)

Non cambiare un amico per interesse,
né un fratello fedele per l'oro di Ofir. (7,18)

Non abbandonare un vecchio amico,
perché quello recente non è uguale a lui.
Vino nuovo, amico nuovo;
quando sarà invecchiato, lo berrai con piacere. (9,10)

L'amico non si può riconoscere nella prosperità,
ma nell'avversità il nemico non si nasconderà.
Quando uno prospera, i suoi nemici sono nel dolore;
ma quando uno è infelice, anche l'amico se ne separa. (12,8-9)

Se il ricco vacilla, è sostenuto dagli amici;
se il povero cade, anche dagli amici è respinto. (13,21)

Prima di morire fa' del bene all'amico,
secondo le tue possibilità sii con lui generoso. (14,13)

Non riferire mai una diceria
e non ne avrai alcun danno;
non parlarne né all'amico né al nemico,
e se puoi farlo senza colpa, non svelar nulla. (19,7-8)
Interroga l'amico: forse non ha fatto nulla,
e se qualcosa ha fatto, perché non continui più.
Interroga l'amico, perché spesso si tratta di calunnia;
non credere a ogni parola. (19,13.15)

Lo stolto dice: "Non ho un amico,
non c'è gratitudine per i miei benefici.
Quelli che mangiano il mio pane sono lingue cattive".
 
Quanto spesso e quanti si burleranno di lui! (20,16-17)
C'è chi per rispetto umano fa promesse a un amico;
in tal modo se lo rende gratuitamente nemico. (20,23)

Chi scaglia pietre contro uccelli li mette in fuga,
chi offende un amico rompe l'amicizia.
Se hai sguainato la spada contro un amico,
non disperare, può esserci un ritorno.
Se hai aperto la bocca contro un amico,
non temere, può esserci riconciliazione,
tranne il caso di insulto e di arroganza,
di segreti svelati e di un colpo a tradimento;
in questi casi ogni amico scomparirà. (22,20-22)
Non mi vergognerò di proteggere un amico,
non mi nasconderò davanti a lui.
Se mi succederà il male a causa sua,
chiunque lo venga a sapere si guarderà da lui. (22,25-26)

Di tre cose mi compiaccio e mi faccio bella,
di fronte al Signore e agli uomini:
concordia di fratelli, amicizia tra vicini,
moglie e marito che vivono in piena armonia. (25,1)

Chi svela i segreti perde la fiducia
e non trova più un amico per il suo cuore.
Ama l'amico e sii a lui fedele,
ma se hai svelato i suoi segreti, non seguirlo più,
perché come chi ha perduto un defunto,
così tu hai perduto l'amicizia del tuo prossimo.
Come un uccello, che ti sei fatto scappare di mano,
così hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai.
Non seguirlo, perché ormai è lontano;
è fuggito come una gazzella dal laccio. (27,16-20)

Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici
e tra persone pacifiche diffonde calunnie. (28,9)

Prima di ricevere, ognuno bacia le mani del creditore,
parla con tono umile per ottenere gli averi dell'amico;
ma alla scadenza cerca di guadagnare tempo,
restituisce piagnistei e incolpa le circostanze. (29,5)
Perdi pure denaro per un fratello e amico,
non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. (29,10)

Chi ammaestra il proprio figlio renderà geloso il nemico,
mentre davanti agli amici potrà gioire. (30,3)
Di fronte ai nemici lascia un vendicatore,
per gli amici uno che sa ricompensarli. (30,6)

Come uno stallone è un amico beffardo,
nitrisce sotto chiunque lo cavalca. (33,6)
Al figlio e alla moglie, al fratello e all'amico
non dare un potere su di te finché sei in vita. (33,20)

Ogni amico dice: "Anch'io ti sono amico",
ma esiste l'amico che lo è solo di nome.
Non è forse un dolore mortale
un compagno e un amico trasformatosi in nemico?
O inclinazione malvagia, da dove sei balzata,
per ricoprire la terra con la tua malizia?
Il compagno si rallegra con l'amico nella felicità,
ma al momento della disgrazia gli sarà ostile.
Il compagno soffre con l'amico per ragioni di stomaco,
ma di fronte al conflitto prenderà lo scudo.
Non ti dimenticare dell'amico dell'anima tua,
non scordarti di lui nella tua prosperità. (37,1-6)

Il compagno e l'amico si incontrano a tempo opportuno,
ma più ancora di essi moglie e marito. (40,23)

Vergognatevi della prostituzione davanti al padre e alla madre
della menzogna davanti a un capo e a un potente,
del delitto davanti a un giudice e a un magistrato,
dell'empietà davanti all'assemblea del popolo,
della slealtà davanti al compagno e all'amico, 
… delle parole ingiuriose davanti agli amici
… del dono di un'eredità agli amici. (41,17-19.25.42,3)

sabato 8 agosto 2020

Scrivimi, ti prego!

Se mi ami, scrivimi, ti prego; 

se sei imbronciato con me, 

scrivimi lo stesso, a dispetto del tuo broncio. 

Sarà sempre per me una grande gioia ricevere una lettera da un amico, anche se un po' irritato. 

Dunque, deciditi... esci dalla tua indolenza! 

E non dire che non hai nulla da scrivere. 

Se non hai nulla da scrivermi, 

scrivimi che non hai nulla da scrivermi: 

per me sarà già qualcosa di importante e di bello!


Basilio di Cesarea, detto il Grande (Cesarea di Cappadocia 330 ca. - ivi 379), vescovo e teologo greco, santo

venerdì 22 giugno 2018

Nessuno sceglierebbe di vivere senza amici


L'amicizia infatti è una virtù o è accompagnata da virtù, ed è inoltre estremamente necessaria alla vita. Nessuno infatti sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti agli altri beni; anzi si ritiene comunemente che siano proprio i ricchi e i detentori di cariche e di poteri ad avere il più grande bisogno di amici: infatti quale sarebbe il vantaggio di una tale prosperità se è separata dalla possibilità di fare il bene che nasce soprattutto, ed è molto lodevole, nei confronti degli amici? O come potrebbe essere salvaguardata e conservata [questa prosperità] senza amici? Infatti quanto più è grande tanto più è esposta al rischio.
Nella povertà e nelle altre disgrazie gli uomini pensano che l’unico rifugio siano gli amici. L'amicizia inoltre aiuta i giovani a non commettere errori, i vecchi a trovare assistenza e ciò che alla loro capacità d’azione viene a mancare a causa della debolezza, ed infine, coloro che sono nel fiore dell’età a compiere le azioni moralmente belle: "Due che marciano insieme...", infatti, hanno una capacità maggiore sia di pensare sia di agire.
E sembra che tale atteggiamento sia insito per natura nel genitore verso la prole e nella prole verso il genitore, non solo negli uomini, ma anche negli uccelli e nella maggior parte degli animali, negli individui appartenenti alla stessa specie fra di loro, e soprattutto negli uomini, ragion per cui noi lodiamo coloro che amano gli altri esseri umani. E si può osservare anche nei viaggi come ogni uomo senta affinità ed amicizia per l’uomo.
Sembra, poi, che sia l’amicizia a tenere insieme le città, ed i legislatori si preoccupano più di lei che della giustizia: infatti, la concordia pare essere qualcosa di simile all’amicizia; ed è questa che essi hanno soprattutto di mira, ed è la discordia, in quanto è una specie di inimicizia, che essi cercano soprattutto di scacciare.
Quando si è amici, non c’è alcun bisogno di giustizia, mentre, quando si è giusti, c’è ancora bisogno di amicizia ed il più alto livello della giustizia si ritiene che consista in un atteggiamento di amicizia. E non solo è una cosa necessaria, ma è anche una cosa bella: infatti, noi lodiamo coloro che amano gli amici, anzi si ritiene che l’avere molti amici sia qualcosa di bello; ed inoltre, si pensa che sono gli stessi uomini che sono buoni ed amici.
Etica Nicomachea, Libro VIII, 1
 Aristotele, filosofo greco (384 - 322 a. C.)

domenica 21 maggio 2017

Il simbolo dell'amicizia


Gesù è venuto per farci comprendere l'amore che Dio ha per noi. E la sua forma d'amore è la strada maestra per comprenderlo. Il modo in cui ci ha fatto capire questo amore ci offre i migliori paragoni e i simboli umani per penetrare il mistero dell'amore che viene da Dio.
In verità già l'Antico Testamento spiega l'amore di Dio mediante i simboli dell'amore umano. Lo paragona all'amore materno (Geremia), all'amicizia (Abramo), alle nozze (Cantico dei Cantici), al fidanzamento (Isaia).
Gesù, da parte sua, nella sua esperienza dell'amore e nei simboli con cui vuole farcelo capire, privilegia l'amore d'amicizia. Così dice ai suoi discepoli: «Vi ho chiamato amici... Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici... » (Gv 15,12-16). Per Gesù l'amore più grande è l'amore d'amicizia.
Avrebbe potuto egli scegliere un altro simbolo altrettanto significativo, come le nozze o l'amore materno? Forse; anche se, ancora una volta, l'analogia con l'amore umano ci aiuta a comprendere la scelta di Gesù. L'esperienza umana insegna infatti che l'amicizia è una componente necessaria di tutte le altre forme d'amore, se esse devono perdurare nel tempo. Il fidanzamento e il matrimonio, senza amicizia, durano finché dura l'innamoramento, il quale, sebbene sia in se stesso più intenso e totale dell'amicizia, non ne ha la durata e la stabilità. Matrimoni senza amicizia, amore di genitori, figli o fratelli senza amicizia, s'indeboliscono a poco a poco con il tempo e con le prove della vita.
Se non è mossa dalla passione o dai vincoli di sangue, l'amicizia ha maggiori possibilità di esprimere la libertà dell'amore, libertà necessaria perché esso giunga alla sua maturità. In qualsiasi tipo d'amore la fedeltà diventa matura quando è libera, e questa libertà si ha nella misura in cui quell'amore si è integrato con l'amicizia.
L'amicizia è l'unica esperienza d'amore universale, quella che ognuno può provare; e per questo come simbolo è ugualmente significativo per tutti. I celibi non avranno mai esperienza d'amore paterno o materno; gli orfani non proveranno mai l'amore filiale; i figli unici non conosceranno l'amore fraterno; molti uomini e donne, per vocazione o per le circostanze, non conoscono né il fidanzamento né il matrimonio (Cristo stesso non ne ha avuto esperienza). Invece, qualsiasi persona può conoscere l'amicizia, come anche Gesù Cristo la conobbe. La vocazione all'amore d'amicizia è universale, come lo è l'amore che Dio offre in Gesù.

L'amicizia di Dio. Il cristianesimo come amicizia, [Cinisello B.], Ed. Paoline, [1990] 2 ed.  p. 9 - 10

Segundo Galilea (1928 - 2010), prete cattolico, teologo e scrittore cileno

lunedì 10 novembre 2014

Per ogni fine c'è un nuovo inizio


È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttate via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio.
(Il piccolo principe)
Antoine de Saint-Exupéry ( 1900 –  1944), scrittore e aviatore francese

sabato 4 giugno 2011

Amico mio

Ero in cammino verso di Te
ma ti ho visto venire verso di me.

Volevo correre verso di Te
e ho visto Te correre verso me.

Desideravo cercare Te
ma Tu eri già partito alla mia ricerca.

Io pensavo: «Ecco, Ti ho trovato!»
ma mi sono visto trovato da Te.

Volevo dirti: «Ti amo»
ma ho sentito Te che mi dicevi: «Ti voglio bene».

Io volevo scegliere Te
ma Tu avevi già scelto me.

Volevo scrivere a Te
ma mi è arrivato prima il Tuo messaggio.

Desideravo vivere in Te
ma ho scoperto che Tu vivevi in me.

Volevo chiederti perdono
ma mi sono accorto che Tu mi avevi già perdonato.

Volevo offrirti la mia vita
ma ho ricevuto la Tua.

Volevo chiamarti: «Mio Signore»
ma mi sono sentito dire: «Amico mio!».

Anonimo

domenica 6 marzo 2011

Aiutare ad essere

Nell'altro non si entra
come in una fortezza,
ma come si entra in un bosco
in una bella giornata di sole.

Bisogna che sia
una entrata affettuosa
per chi entra
come per chi lascia entrare,
da pari a pari, rispettosamente,
fraternamente.

Si entra in una persona
non per prenderne possesso,
ma come ospite,
con riguardo, con ammirazione,
venerazione:
non per spossessarlo,
ma per tenergli compagnia,
per aiutarlo
a meglio conoscersi,
per dargli consapevolezza
di forze ancora inesplorate,
per dargli una mano
a compiersi
a essere se stesso.

da "Della Tolleranza"

Don Primo Mazzolari (1890 - 1959), prete, scrittore e partigiano italiano

giovedì 10 febbraio 2011

L'amicizia

La Tartaruga aveva chiesto a Giove:
Voio una casa piccola, in maniera
che c'entri solo quarche amica vera,
che sia sincera e me ne dia le prove.
– Te lo prometto e basta la parola:
– rispose Giove – ma sarai costretta
a vive in una casa così stretta
che c'entrerai tu sola.

Tutte le poesie, Mondadori Ed. [1965]16, p. 819

Trilussa - Carlo Alberto Salustri (1871 – 1950), poeta italiano

sabato 24 luglio 2010

L'amicizia è avere qualcuno a cui confidare un segreto...

Una delle più gran consolazioni di questa vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d'uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d'un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d'amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell'immensa catena, tanto che arriva all'orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai. Avrebbe però ordinariamente a stare un gran pezzo in cammino, se ognuno non avesse che due amici: quello che gli dice, e quello a cui ridice la cosa da tacersi. Ma ci son degli uomini privilegiati che li contano a centinaia; e quando il segreto è venuto a uno di questi uomini, i giri divengon sì rapidi e sì moltiplici, che non è più possibile di seguirne la traccia.
I Promessi Sposi, cap. 11
Alessandro Manzoni (1785 – 1873), scrittore, poeta e drammaturgo italiano

giovedì 5 novembre 2009

Aforismi Amicizia

Finché abbiamo dei ricordi, il passato dura.
Finché abbiamo delle speranze, il futuro ci attende.
Finché abbiamo degli amici, il presente vale la pena di essere vissuto. (Anonimo)

L’amicizia ha due ingredienti principali: il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili. E il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi... (Charles M. Schulz)

L'amicizia non ha valore per la sopravvivenza, ma è una di quelle cose che danno valore alla sopravvivenza. (Clive Staples Lewis, I quattro amori)

Non abbiamo tanto bisogno dell'aiuto degli amici quanto della certezza del loro aiuto.
(Epicuro, 341 – 271 a.C.)

L'amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l'appello di aprire gli occhi sulla felicità.
(Epicuro, 341 – 271 a.C.)

Dimmi con chi vai...
Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!
(Ernest Hemingway)

Chi smette di esserti amico non lo è mai stato. (Esiodo)

Gli amici sono le corde di una cetra che, se tutte intonate tra di loro, producono al tocco una musica piacevolissima. Neppure le ricchezze più vistose si possono paragonare ad una salda amicizia. Le stelle irradiano la luce all'intorno; gli amici, dove giungono, portano gioia e bene. È meglio vivere nelle tenebre che mancare di amici. L'amicizia possiede anche la facoltà di ospitare nel nostro cuore la memoria degli assenti e ce li fa tanto desiderare da renderci vicini a loro e lontani da tutte le cose vicine. (San Giovanni Crisostomo)

Tutti abbiamo un punto debole, il mio è l'amicizia e i miei amici. (San Gregorio di Nazianzo)

Finché sarai felice, conterai molti amici; ma se il tempo si rannuvolerà, resterai solo. (Ovidio)

"Sai cos'è un amico? É un uomo che ti conosce a fondo e nonostante tutto ti vuole bene!"
(Vittorio Gassman (Fausto Consolo) nel film di Dino Risi: "Profumo di donna")

domenica 18 ottobre 2009

Sull'amicizia ossia... "ognuno ama il proprio interesse!"

Ciò che si prende a cuore, è giusto che si ami. Forse gli uomini prendono a cuore le cose cattive? No davvero. Ma forse ciò che non li riguarda affatto? Neppure questo. Rimane, dunque, che solo le cose buone prendono a cuore: e se le prendono a cuore, le amano. Perciò, chi è esperto nelle cose buone, saprà anche amarle: chi, invece, non è in grado di discernere le buone dalle cattive, e quelle che non sono né buone né cattive dalle altre due, come potrebbe ancora amarle costui?
Di conseguenza, il saggio solamente può amare.
Ma come? - si dice. Io, pur essendo stolto, amo tuttavia il mio piccino.
- Mi meraviglio davvero, per gli dèi, come tu riconosca, così, su due piedi, di essere stolto. Che ti manca?
Non usi delle sensazioni, non discerni le rappresentazioni, non dai al corpo i cibi che gli si addicono, non le vesti, non la casa? Come puoi dunque ammettere di essere stolto? Perché spesso, per Zeus, sei tratto fuori di te dalle tue rappresentazioni, e ne sei sconvolto e ti vincono coi loro motivi persuasivi: e talora queste cose le supponi buone, poi, le stesse, cattive, e più tardi, né buone né cattive - e insomma sei preda del dolore, del timore, dell'invidia, del turbamento, dell'incostanza - per ciò ammetti di essere stolto. E nell'amicizia non sei incostante? Ricchezza, piacere, in una parola, gli stessi oggetti esterni talora li ritieni buoni, talora cattivi: e le stesse persone non le ritieni talora buone, talora cattive? e non le tratti talora da amico, talora da nemico? e non le approvi talora, talora le biasimi?
- Certo: sono questi i sentimenti che provo.
- E poi? chi è rimasto ingannato nei confronti d'un uomo, pensi possa essergli amico?
- No davvero.
- E chi è volubile nella scelta dell'amico, pensi gli sia affettuoso?
- Neppure costui.
- E chi adesso lo ingiuria e più tardi lo guarda con ammirazione?
- Neppure costui.
- Ebbene: non hai visto mai dei cuccioletti che scodinzolano e scherzano fra loro, di fronte ai quali hai esclamato: «non c'è niente di più amoroso»? Ma per capire che cosa sia l'amicizia, getta fra loro un pezzo di carne lo saprai. Getta pure tra te e il tuo figliolo un campicello e saprai come il tuo figliolo vorrà subito sotterrarti e come tu pregherai per la morte del tuo caro figlio. E poi dirai: «che ragazzo ho allevato! già da un pezzo vuol farmi i funerali ». Getta una fanciulletta tutta elegante e amala, tu, il vecchio, e l'altro, il giovane, o, se vuoi, una briciola di gloria. Se poi c'è un rischio da correre, dirai le stesse parole del padre di Admeto: tu vuoi veder la luce e il padre, credi, no? Pensi che quello non amasse il suo figliolo quand'era piccino e non trepidasse quando aveva la lebbra e non disse spesso: «Quant'era meglio che l'avessi io!»? Poi, sopraggiungere della prova, al suo avvicinarsi, vedi che belle frasi si scambiano! Eteocle e Polinice non erano nati una stessa madre e dallo stesso padre? Non erano cresciuti insieme, non avevano vissuto insieme e insieme dio la stessa tavola, lo stesso letto? Non si erano spesso baciati l'un l'altro? Tanto che, se uno li avesse visti, si ebbe messo a ridere dei filosofi, io penso, per tutto quel di paradossale dicono sull'amicizia. Ma, ecco, cade in mezzo ad essi, come un pezzo di carne tra i cani, la questione del regno: vedi come parlano:
ETEO. Su, davanti a quale porta ti porrai?
POL. Perché me'l chiedi?
ETEO. Affrontarti voglio e ucciderti.
POL. Ho la stessa brama anch'io
Ecco i loro voti.
Perché, in generale - non vi fate illusioni - ogni vivente e non ha nulla che gli sia caro quanto il proprio interesse: quindi, tutto quello che gli sembra d'ostacolo ad esso - sia fratello o padre o figlio o amato o amante – lo odia, lo ripudia, lo maledice. Perché non c'è niente che egli per natura ami quanto il suo interesse: questo è per lui padre, fratello, parenti, patria, Dio. Perciò quando ci sembra che gli dèi ci impediscano di raggiungerlo, noi li insultiamo, anche loro, ne buttiamo giù le statue, ne bruciamo i templi, come Alessandro fece incendiare il tempio di Asclepio perché era morto il suo diletto. In conseguenza, se si riesce a far coincidere l'interesse e la pietà, l’onestà, la patria, i genitori, gli amici, allora tutto questo è salvo: ma se da una parte c'è l'interesse, dall'altra gli amici, la patria, i parenti, e il giusto stesso, tutto questo va in malora, soverchiato dall'interesse. Dove sono l'«io» e il “mio” li inclina di necessità il vivente: se nella carne, è essa che domina, se nella persona morale, è essa che domina, se nei beni esterni, sono essi che dominano. Se, dunque, il mio «io» si trova dov'è la persona morale, solo allora io sarò come sì deve, amico, figlio, padre. Ché in tal caso sarà mio interesse custodire la fedeltà, la riservatezza, la pazienza, la temperanza, la solidarietà, e mantenere le mie relazioni sociali. Se, invece, da una parte pongo il mio «io», dall'altra l'onestà, allora acquista forza il detto di Epicuro, secondo il quale l'onestà o non è niente o, se mai, una semplice opinione volgare.
Da tale ignoranza ebbero origine le lagnanze tra Ateniesi e Spartani, tra questi due popoli e i Tebani, tra il Gran Re e l'Ellade, tra questi due e i Macedoni e adesso tra ì Romani e i Geti: così, nei tempi passati, i fatti di Ilio ebbero la stessa origine. Alessandro era ospite di Menelao e se uno li avesse visti trattarsi cosi amichevolmente tra loro, non avrebbe creduto a chi diceva che non erano amici. Ma una piccola cosa fu gettata in mezzo a loro un'elegante donnína: per essa, ecco la guerra. Così adesso, quando vedi amici o fratelli che paiono avere gli stessi sentimenti, non pronunciarti subito sulla loro amicizia, neppure se giurano e dicono che niente potrà separare l'uno dall'altro. Non è fedele la parte direttrice dell'anima nell’uomo inetto: è instabile, incapace di giudicare, sopraffatta ora da una, ora da un'altra rappresentazione. E non cercare, e come fa il volgo, se questi uomini hanno avuto gli stessi genitori e sono cresciuti insieme, sotto lo stesso pedagogo, ma soltanto dove pongono il loro interesse, se nelle cose esterne o nella persona morale. Se nelle cose esterne non dirli amici, non più che fedeli, sicuri, coraggiosi o liberi - e neppure uomini, se hai senno. Non è un modo di pensare da uomini quel che li spinge a mordersi e a ingiuriarsi tra loro, a occupare i luoghi deserti o le pubbliche piazze, come i banditi le montagne, e a mettere a nudo davanti ai tribunali misfatti da banditi, o ad essere intemperanti, adulteri, corruttori e a commettere quanti altri delitti gli uomini compiono l'uno contro l'altro: tutto ciò trae origine da un unico e solo pensiero dal ritenere cioè se stessi e le proprie cose fra gli oggetti indipendenti dalla scelta morale. Ma se tu senti che questi uomini ripongono veramente il bene là solo dov'è la persona morale, dov'è l'uso retto delle rappresentazioni, non cercar oltre, né se sono figlio e padre né se fratelli né se sono stati lungo tempo insieme e vivono da compagni: ne sai abbastanza per affermare con fiducia che sono amici, come anche fedeli e giusti. Dov'altro si può trovare l'amicizia se non dov'è la fedeltà, la riservatezza, la dedizione a quel che è nobile e a niente di tutto il resto?
«Ma mi ha circondato d'attenzioni per tanto tempo! e non m'amava?» Che ne sai, schiavo, se ti ha circondato di attenzioni, allo stesso modo che lustra le sue scarpe o le bestie? Che ne sai se, diventato una roba inutile, egli non ti scaglierà via, come una tavoletta sfasciata? «Ma è mia moglie e per tanto tempo siamo vissuti insieme!» E per quanto tempo è vissuta Erifile con Anfiarao, madre, per di più, di figli, di molti figli? Poi venne a cadere tra loro una collana. Che cos'è una collana? È il giudizio che si dà di siffatte cose. E fu essa, la forza selvaggia, fu essa, la forza distruttrice dell'amicizia, che non permise a una donna d'essere sposa, a una madre, madre. Chi di voi, dunque, ha sinceramente a cuore o di essere amico di qualcuno, o di guadagnarsi l'amicizia di un altro, distrugga tali giudizi, li odi, li strappi dall'anima sua. Così, in primo luogo, non dovrà rivolgersi biasimi, né opporsi a se stesso, né pentirsi, né tormentarsi: allo stesso modo, poi, si comporterà cogli altri, quanti sono del tutto uguali a lui: con chi è dissimile, invece, sarà tollerante, condiscendente, mite, disposto al perdono, come si fa con un ignorante, con uno che s'è disperso in una materia della massima importanza: non sarà aspro con nessuno, perché conosce bene le parole di Platone: «è contro sua voglia che l'anima viene privata della verità». In caso contrario, voi agirete in tutto come gli amici e berrete insieme e vivrete sotto lo stesso tetto e navigherete sulla stessa nave e potrete avere anche gli stessi genitori. Perché lo possono anche i serpenti: ma amici non sono i serpenti, né lo sarete voi, finché avete quei giudizi selvaggi e perversi.
Da "Le diatribe e frammenti"
Epitteto, (50 – 120), filosofo greco

martedì 29 settembre 2009

Le caratteristiche di un amico

Tre sono le caratteristiche di un amico: impedire ciò che è dannoso, incitare al bene, non abbandonare nella mala sorte.

Asvaghosa, Le gesta del Budda, canto IV, 64 - A. Passi ed., [ Milano, Fabbri Ed., 1997 ], p. 51

martedì 7 aprile 2009

Quando nasce l'amicizia

Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l'amicizia. Come nel riempire una caraffa a goccia a goccia, c'e' finalmente una stilla che la fa traboccare, cosi' in una sequela di atti gentili ce n'e' infine uno che fa traboccare il cuore.

Ray Bradbury