Visualizzazione post con etichetta Maria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maria. Mostra tutti i post

lunedì 3 agosto 2026

Offerta della Giornata a Maria

O Maria Madre del Verbo incarnato e Madre nostra dolcissima,

siamo qui ai tuoi Piedi mentre sorge un nuovo giorno,

un altro grande dono del Signore.

Deponiamo nelle tue mani e nel tuo cuore tutto il nostro essere.

Noi saremo tuoi nella volontà, nel pensiero, nel cuore, nel corpo.

Tu forma in noi con materna bontà in questo giorno una vita nuova, la vita del tuo Gesù.

Previeni e accompagna o Regina del Cielo,

anche le nostre più piccole azioni con la tua ispirazione materna

affinché ogni cosa sia pura e accetta al momento del Sacrificio santo e immacolato.

Rendici santi o Madre buona;

santi come Gesù ci ha comandato,

come il tuo cuore ci chiede e ardentemente desidera. Amen


Santa Caterina Labouré (1806 – 1876), religiosa francese della Compagnia delle Figlie della Carità

sabato 16 maggio 2026

Grazie! Il testamento spirituale di Santa Bernadette Soubirous

Per l’indigenza di mamma e di papà, per la rovina del mulino,  
per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio! 

Bocca di troppo da sfamare che ero;  
per i bambini accuditi, per le pecore custodite, grazie! 

Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario,  
per i Gendarmi, per le dure parole di Don Peyremale,  
per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria,  
per quelli in cui non siete venuta,  
non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. 

Ma per lo schiaffo  ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi,  
per coloro che mi hanno presa per pazza,  
per coloro che mi hanno presa per bugiarda,  
per coloro che mi hanno presa per interessata, grazie Madonna! 

Per l’ortografia che non ho mai saputa,  
per la memoria che non ho mai avuta,  
per la mia ignoranza e la mia stupidità, grazie! 

Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra  
una bambina più stupida di me, avreste scelta quella! 

Per mia madre morta lontano,  
per la pena che ebbi quando mio padre,  
invece di tendere le braccia alla sua piccola Bernadette,  
mi chiamò Suor Marie Bernarde: grazie, Gesù! 

Grazie per aver abbeverato di amarezza  
questo cuore troppo tenero che mi avete dato. 

Per Madre Giuseppina che mi ha proclamata “Buona a nulla”. grazie! 
Per i sarcasmi della Madre Maestra, la sua voce dura, 
le sue ingiustizie, le sue ironie, e per il pane dell’umiliazione,  grazie! 

Grazie per essere stata quella cui Madre Teresa  
poteva dire: “Non me ne combini mai abbastanza”.  
Grazie per essere stata quella privilegiata dai rimproveri,  
di cui le mie Sorelle dicevano: “Che fortuna non essere Bernadette!”  

Grazie di essere stata Bernadette,  
minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa!  
Guardata dalla gente come bestia rara;  
quella Bernadette così meschina, che a vederla si diceva: “Non è che questa?”  

Per questo corpo miserando che mi avete dato,  
per questa malattia di fuoco e di fumo,             
per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate,  
per i miei sudori, per la mia febbre,  
per i miei dolori sordi e acuti, grazie, mio Dio!  

Per quest’anima che mi avete data,  
per il deserto dell’aridità interiore,  
per la vostra notte e per i vostri baleni,  
per i vostri silenzi e i vostri fulmini;   
per tutto, per Voi assente e presente, grazie, grazie, o Gesù! 


“Non avrei mai creduto di soffrire tanto per morire, Santa Maria Madre di Dio, santa Maria madre di Dio prega per me peccatrice!” queste sono state le ultime parole di Santa Bernadette Soubirous (1844-1879). Vent’anni prima la Vergine  Santa durante un'apparizioni le disse: “Non vi prometto di farvi felice in questa vita, ma nell’altra!”.  

Bernadette morì il 16 aprile 1879 ad appena 35 anni. Redigendo la sua biografia, la scrittrice cattolica Marcelle Auclair, sulla base di testimonianze e scritti, ha tradotto e messo in ordine questo testo noto come il suo testamento Spirituale. 

martedì 23 dicembre 2025

Il “fiat” di Maria

Nella sfera umana, Maria è sola. Nessuno sa quello che avviene in lei. Che cosa dirà? Maria si rende perfettamente conto dell’estrema importanza di ciò che sta per pronunciare. Come una sposa, Ella sa che questo infinito ha due aspetti: uno di gioia, di tenerezza, di gloria; ma anche un altro aspetto: una immensità invisibile di pena, di redenzione, di riparazione. Dire “sì”, sarebbe mancare di delicatezza, come se Lei fosse uguale a Dio. Dirà solamente: che ciò avvenga, che ciò mi sia fatto! Come se intendesse far comprendere che gettava la sua libertà nel piano divino, oggi di gioia e domani di sofferenza. Fiat! E la parola dell’accettazione. E, nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L’Angelo adorò il divino mistero e si allontanò in silenzio. 

Jean Guitton

mercoledì 26 novembre 2025

Vicina di casa

Talvolta è facile, persino comodo, considerare un po' lontana Maria. Magari la si invoca, ma tenendola a distanza. Vista da vicino, Maria diventa un dono: è di conforto e di sostegno, di confronto e di esempio.

Maria, il tuo è un nome che non ci consente soltanto di proiettarti nelle vicinanze vertiginose di Dio, ma ti rende vicina a noi. Se permetti, Maria, ti consideriamo come nostra vicina di casa, di pianerottolo. È un nome, il tuo, che autorizza questo accostamento. Proprio grazie a questo nome familiare, che non mette soggezione, abolisce le distanze, bussiamo alla tua porta, ci affacciamo sulla soglia della tua abitazione. Non siamo curiosi. Vogliamo semplicemente dare un’occhiata. Cercare di capire. Sì, capire il segreto della tua pienezza. Farci spiegare da te che bisogna avere il coraggio di eliminare gli ingombri, sbarazzarci delle cianfrusaglie, liquidare le cose futili, fare spazio a lui, insomma. Maria, lasciaci sostare nella tua casa di Nazareth, perché ci rendiamo conto che le tue giornate sono uguali alle nostre, le tue ore identiche alle nostre, le tue occupazioni modeste come le nostre. E ci convinciamo che il capolavoro della vita lo si realizza durante le « piccole» ore della giornata, attraverso le occupazioni più comuni. Non esiste l’ora dei grandi avvenimenti. Gli avvenimenti decisivi «succedono» nel trascorrere monotono del tempo normale. Michelangelo ha costruito il David impiegando le stesse «piccole» ore che anche noi abbiamo a disposizione. E tu, molto prima, hai realizzato nel tuo corpo l’Opera ineguagliabile, hai custodito e lasciato crescere il Seme più fecondo, non durante ore particolarmente solenni, ma nel corso di quel tempo «ordinario» che Dio regala quotidianamente pure a noi.

Maria, siamo sicuri di non recarti fastidio se veniamo a bussare frequentemente alla tua porta, come si fa con quella vicina sempre disponibile. E come avviene con la vicina, noi osiamo chiederti ciò di cui abbiamo bisogno. E abbiamo bisogno di tutto. Maria, siamo a corto di speranza. Sprovvisti di luce. Carenti in fatto di fedeltà. Vuoti di semplicità. Abbiamo esaurito le scorte di pazienza, coraggio, coerenza, capacità di perdono, voglia di ricominciare. Ci ritroviamo, all’improvviso, senza pace. La gioia se n’è andata. Basta pronunciare il tuo nome. II tuo nome, Maria, «contiene» tutte quelle cose che ci mancano. E noi abbiamo imparato a pronun­ciarlo, così come si mastica un frutto saporito che non delude le attese, sazia la fame e la sete, fornisce le sostanze vitali. Ecco perché non possiamo non sentirti vicina.

Alessandro Pronzato

domenica 21 settembre 2025

Maria donna del cammino

Vergine Santa, che hai percorso territori sconfinati, dalla Palestina all'Egitto, e seguendo le orme del Tuo Figlio non ti sei risparmiata nessun cammino, proteggi coloro che, per terra, cielo e mare sono in viaggio per qualsiasi motivo che li spinge a lasciare i loro luoghi d'origine e camminare senza mete e senza confini.

Tu che hai affrontato il primo viaggio della carità, da Nazareth a Ain-Karin, per andare incontro alla tua anziana cugina, insegnaci ad andare incontro, con generosità, alla vita nascente, agli anziani, agli ammalati e a tutti i sofferenti della Terra.

Tu che sei andata da Nazareth a Betlemme, per dare alla luce il Tuo Figlio Gesù, conforta le madri che soffrono per motivi attinenti la loro vita di nutrici e genitrici.

Tu che sei stata costretta a lasciare, per la violenza e il terrore di Erode, con Gesù e Giuseppe, la tua Nazareth, guarda con amore e proteggi coloro che sono immigrati storici o di questi giorni, che sono senza patria e senza un popolo, e che sono fuggiti via per motivi di fame, lavoro, guerre e violenze di ogni genere.

Tu che sei rientrata in Patria con la tua famiglia naturale, fa' che tutti coloro che desiderano ritornare alla loro casa, vicina o lontana, possono farlo senza alcuna difficoltà.

Tu che hai camminato insieme a Gesù, per celebrare la Pasqua nella Gerusalemme terrena, fa' che anche noi possiamo festeggiare la Pasqua eterna, senza perderci nel lungo o breve viaggio nel tempo e che, con il tuo santo aiuto, passiamo raggiungere per sempre Gesù.

Tu che hai seguito Cristo, nel suo peregrinare per portare la dolce parola del Vangelo alla gente del suo tempo, guidaci nel cammino della nuova evangelizzazione, ora e sempre.

Tu, Stella che conduci la Chiesa nel suo impegno apostolico e missionario in tutto il mondo, illumina gli annunciatori della parola del Signore ad essere veri testimoni di Gesù.

Tu che hai accompagnato il tuo Figlio Gesù lungo la via del Calvario, e ti sei incontrata con Lui, nel mezzo del cammino del suo patire, sii vicino alle tante sofferenze di questa umanità, che va in cerca della vera libertà.

Tu, infine, che hai partecipato alla Risurrezione del Tuo Figlio e sei stata la prima ed unica creatura ad essere elevata al cielo in anima e corpo, donaci la possibilità di sperimentare ogni giorno la gioia e la serenità di chi cammina con il cuore e la mente rivolti al Signore, che è Dio Amore e Padre di misericordia.

Tu Vergine e Donna del cammino, Tu Madre Immacolata e Purissima del Redentore, spingi i nostri cuori incontro al Signore della vita e della storia, perché nessuno dei tuoi figli vada perduto nel carcere eterno dell'inferno.

Amen


Padre Antonio Rungi, presbitero passionista italiano


Ave Maria, Vergine della notte

Nell’ora del nostro calvario,
Tu, che hai sperimentato l’eclissi del sole,
stendi il tuo manto su di noi,
sicché, fasciati dal tuo respiro,
ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.

Alleggerisci con carezze di Madre
la sofferenza dei malati.
Riempi di presenze amiche e discrete
il tempo amaro di chi è solo.

Preserva da ogni male i nostri cari
che faticano in terre lontane e conforta,
col baleno struggente degli occhi,
chi ha perso la fiducia nella vita.

Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat,
e annuncia straripamenti di giustizia
a tutti gli oppressi della terra.

Se nei momenti dell’oscurità
ti metterai vicino a noi
le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora.
Così sia.


Don Tonino Bello

sabato 2 agosto 2025

Preghiera alla Madre silenziosa


Maria silenziosa,
che tutto immaginasti
senza parlare,
oltre ogni visione umana,
aiutami ad entrare
nel mistero di Cristo
lentamente e profondamente,
come un pellegrino arso di sete
entra in una caverna buia
alla cui fine oda un lieve correr d'acqua.

Fa' che prima di tutto m'inginocchi
ad adorare,
fa' che poi tasti la roccia
fiducioso,
e m'inoltri sereno nel mistero.

Fa' infine ch'io mi disseti
all'acqua della Parola
in silenzio
come te.

Forse allora, Maria,
il segreto del Figlio Crocifisso
mi si rivelerà
nella sua immensità senza confini
e cadranno immagini e parole
per fare spazio solo all'infinito.

John Henry Newman


Santa Maria,
Vergine del silenzio e di misteriosa pace:
addolorata forte fedele,
attendi presso il sepolcro,
dove tace la Parola e giace il Santo di Dio.

Attendi vigile
che dal buio scaturisca la Luce,
dalla terra germogli la Vita.

Attendi l'alba del giorno senza tramonto,
l'ora del parto dell'umanità nuova.

Attendi di vedere nel Figlio risorto
il volto nuovo dell'uomo redento,
di udire il nuovo saluto di pace,
di cantare il nuovo canto di gloria.

Vergine dello Spirito, icona della Chiesa,
implora per noi la tua fede nella Parola,
la tua speranza nel Regno,
il tuo amore per Dio e per l'uomo.

A te, gloriosa Madre di Dio,
beata per la fede,
donna della pietà immensa,
la nostra lode perenne e grata. Amen

Giovanni Paolo II






lunedì 21 luglio 2025

Maria, donna del Sabato santo

Nelle feste c'è Lui. Nelle vigilie, al centro, c'è Lei.

Discreta come brezza d'aprile che ti porta sul limitare di casa profumi di verbene, fiorite al di là della siepe.

Ci sono, a volte, degli attimi così densi di mistero, che si ha l'impressione di averli già sperimentati in altre stagioni della vita. E ci sono degli attimi così gonfi di presentimenti, che vengono vissuti come anticipazioni di beatitudini future.

Nel giorno del Sabato santo, di questi attimi, ce n'è più di qualcuno. E come se cadessero all'improvviso gli argini che comprimono il presente. L'anima, allora, si dilata negli spazi retro stanti delle memorie. Oppure, allungandosi in avanti, giunge a lambire le sponde dell' eterno rubandone i segreti, in rapidi acconti di felicità.

Come si spiega, infatti, se non con questo rimpatrio nel passato, il groppo di allusioni che, superata appena la "parasceve", si dipana al primo augurio di buona Pasqua, e si stempera in mille rigagnoli di ricordi, fluenti tra anse di gesti rituali?

La casa, vergine di lavacri, che profuma d'altri tempi. L'amico giunto dopo tanti anni, nei cui capelli già grigi ti attardi a scorgere reliquie d'infanzie comuni. Il dono opulento, là in cucina, tra le cui carte stagnole cerchi invano sapori di antiche sobrietà... quando era viva lei, e la madia nascondeva solo stupori di uova colorate. Il grembo vuoto della chiesa, il cui silenzio trabocca di richiami, e dove nel vespro ti decidi finalmente a entrare, come una volta, per riconciliarti con Dio e sentirti restituire a innocenze perdute.

E come si spiega se non col crollo delle dighe erette dai calendari terreni, quel sentimento pervasivo di pace che, nel Sabato santo, almeno di sfuggita, irrompe dal futuro e ti interpella con strani interrogativi a cui sentì già di poter dare risposte di gioia?

C'è un tempo in cui la gente starà sempre a scambiarsi strette di mano e sorrisi, così come fa oggi? Verranno giorni sottratti all'usura delle lacrime? Esistono spazi di gratuità, dove non smetteremo più gli abiti di festa? Ci sono davvero delle stagioni in cui la vita sarà sempre così?

Fascino struggente del Sabato santo, che ti mette nell' anima brividi di solidarietà perfino con le cose e ti fa chiedere se non abbiano anch'esse un futuro di speranza!

Che cosa faranno gli alberi stanotte, quando suoneranno a stormo le campane? Le piante del giardino spanderanno insieme, come turiboli d'argento, la gloria delle loro resine? E gli animali del bosco ululeranno i loro concerti mentre in chiesa si canta l'Exultet? Come reagirà il mare, che brontola sotto la scogliera, all'annuncio della Risurrezione? L'angelo in bianche vesti farà fremere le porte anche dei postriboli? Oltre i cancelli del cimitero, sussulteranno sotto il plenilunio le tombe dei miei morti? E le montagne, non viste da nessuno, danzeranno di gioia attorno alle convalli?

Una risposta capace di spiegare il tumulto di queste domande io ce l'avrei. Se nel Sabato santo il presente sembra oscillare su passato e futuro, è perché protagonista assoluta, sia pur silenziosa, di questa giornata è Maria.

Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Solo la sua. Per tutta la durata del sabato, quindi, Maria resta l'unico punto di luce in cui si concentrano gli incendi del passato e i roghi del futuro. Quel giorno essa va errando per le strade della terra, con la lucerna tra le mani. Quando la solleva su un versante, fa emergere dalla notte dei tempi memorie di santità; quando la solleva sull'altro, anticipa dai domicili dell' eterno riverberi di imminenti trasfigurazioni.

Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l'ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.

Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in fiducioso impegno a camminare nella storia.

Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com' è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare.

Ripetici, insomma, che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c'è peccato che non trovi redenzione. Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell'alleluia pasquale.

Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all' incontro col tuo figlio Risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull'erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d'amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d'un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?

Madre dolcissima, prepara anche noi all' appuntamento con Lui. Destaci l'impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti.

Perché qui le ore non passano mai.


Don Tonino Bello (1935 - 1993), vescovo italiano

martedì 28 gennaio 2025

Alla Vergine addolorata

Vergine addolorata, 
quale lingua può dire e quale intelletto giunge 
a comprendere l'immensità del tuo dolore?

Tu presente e partecipante alla passione del tuo Gesù, 
vedesti con i tuoi occhi quella carne benedetta e santissima, 
che tu verginalmente concepisti, che teneramente allattasti, 
che tanto dolcemente reclinasti nel tuo grembo e baciasti con amore, 
la vedesti, divelta dai colpi della flagellazione, 
perforata dalle punte delle spine, 
percossa con la canna, presa a schiaffi e a pugni.

La vedesti trapassata da chiodi, 
confitta sulla croce e quindi pendente sempre più dilaniata.
La vedesti esposta ad ogni beffa e, infine, abbeverata di fiele e aceto.

E vedesti anche l'anima del tuo Gesù! 
Con gli occhi della mente tu vedesti quella anima divinissima 
ricolma del fiele di ogni amarezza, ora scossa da spirituali fremiti, 
ora afflitta dallo spavento, ora agonizzante, ora conturbata, 
ora mestissima per la tristezza, in parte il senso vivissimo della sofferenza corporea, 
in parte per lo zelo fervente di riparare l'onore diviso leso dal peccato, 
in parte per la compassione verso di te, Madre dolcissima.

Guardando pietosamente a te, che stavi presso la croce, 
egli ti rivolse il dolce commiato: «Donna, ecco tuo figlio».

E così consolava l'anima tua angustiata, 
conoscendo che tu eri trafitta dalla spada della compassione, 
più fortemente che se fossi stata ferita nel tuo proprio corpo.

Maria, madre misericordiosissima, 
volgi lo sguardo alla veste sacratissima del tuo diletto Figlio, 
intessuta con arte dallo Spirito Santo nelle tue sacratissime membra, 
e implora per noi che ricorriamo a te il perdono, 
affinché siamo trovati degni di sfuggire l'eterna condanna.

Bonaventura da Bagnoregio (1221 – 1274), cardinale francescano, filosofo e teologo italiano, santo 



Dolcissima Vergine Maria

Ricordati e rammentati, o dolcissima Vergine,
che Tu sei mia Madre e che io sono Tuo figlio;
che Tu sei potente
e che io sono poverissimo, timido e debole.
Io Ti supplico, dolcissima Madre,
di guidarmi in tutte le mie vie,
in tutte le mie azioni.

Non dirmi, Madre stupenda, che Tu non puoi,
poiché il Tuo amatissimo Figlio
Ti ha dato ogni potere, sia in cielo che in terra.
Non dirmi che Tu non sei tenuta a farlo,
poiché Tu sei la Mamma di tutti gli uomini
e, particolarmente, la mia Mamma.
Se Tu non potessi ascoltare,
io Ti scuserei dicendo :
“è vero che è mia Mamma e che mi ama come Suo figlio,
ma non ha mezzi e possibilità per aiutarmi”.

Se Tu non fossi la mia Mamma,
io avrei pazienza e direi :
“ha tutte le possibilità di aiutarmi,
ma, ahimé, non è mia Madre
e, quindi, non mi ama”.
Ma invece no, o dolcissima Vergine,
Tu sei la mia Mamma
e per di più sei potentissima.

Come potrei scusarti se Tu non mi aiutassi
e non mi porgessi soccorso e assistenza?
Vedi bene, o Mamma,
che sei costretta ad ascoltare
tutte le mie richieste.
Per l’onore e per la gloria del Tuo Gesù,
accettami come Tuo bimbo
senza badare alle mie miserie
e ai miei peccati.

Libera la mia anima e il mio corpo
da ogni male e dammi tutte le Tue virtù,
soprattutto l’umiltà.
Fammi regalo di tutti i doni, di tutti i beni e
di tutte le grazie che piacciono
alla SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Amen
    
     
Francesco di Sales (1567 - 1622), vescovo cattolico francese, santo

domenica 15 dicembre 2024

Preghiera alla Vergine Maria

Vergine Santa, nei vostri giorni gloriosi,

non dimenticate le tristezze della terra.

Date uno sguardo di bontà a coloro che soffrono, 

che lottano contro le difficoltà 

e che non cessano di temprare le loro labbra nelle amarezze della vita.

Abbiate pietà di coloro che si amano e che sono stati separati.

Abbiate pietà della solitudine del cuore.

Abbiate pietà della debolezza della nostra fede.

Abbiate pietà degli oggetti della nostra tenerezza.

Abbiate pietà di quelli che piangono, di quelli che temono 

e date a tutti la speranza e la pace.


Henri Perreyve (1831 - 1865),  un presbitero cattolico e professore francese 

lunedì 21 ottobre 2024

Ave Maria


«Padre nostro che sei nei cieli…»
. Tre o quattro parole, ma beato chi si addormenta sotto la protezione di queste tre o quattro parole. Sono le parole che precedono ogni preghiera, come le mani giunte precedono il volto di un orante. Il Padre Nostro è il padre delle preghiere. 

L’Ave Maria è come un’umile donna. Il regno del Padre Nostro è il regno della speranza: dacci oggi il nostro pane. Ma il regno dell’Ave Maria è un regno più intimo, più segreto, più nascosto.
Le preghiere a Maria sono preghiere di riserva. 

Nel meccanismo della salvezza l’Ave Maria è l’ultimo aiuto. In tutta la liturgia non vi è altra preghiera che possa essere detta veramente dal più miserabile peccatore come l’Ave Maria. Con l’Ave Maria nessuno può dirsi perduto. Signore, al giudizio universale non ci sarà bisogno di memoriali o di certificati, ma nessuno potrà cancellare la traccia di un Pater o di un’Ave.

Charles Peguy (1873 - 1914), scrittore e poeta francese

martedì 23 aprile 2024

Maria

Ti splende su l’umile testa
la sera d’autunno, Maria!
Ti vedo sorridere mesta
tra i tocchi d’un’Avemaria:
sorride il tuo gracile viso;
né trova, il tuo dolce sorriso,
nessuno:

così, con quelli occhi che nuovi
si fissano in ciò che tu trovi
per via; che nessuno ti sa;
quelli occhi sì puri e sì grandi,
coi quali perdoni, e domandi
pietà:

quelli occhi sì grandi, sì buoni,
sì pii, che da quando li apristi,
ne diedero dolci perdoni!
ne sparsero lagrime tristi!
quelli occhi cui nulla mai diede
nessuno, cui nulla mai chiede
nessuno!

quelli occhi che toccano appena
le cose! due poveri a cena
dal ricco, ignorati dai più;
due umili in fondo alla mensa,
due ospiti a cui non si pensa
già più!

Giovanni Pascoli (1855 – 1912), poeta, accademico e critico letterario italiano

mercoledì 27 marzo 2024

Perché piangi madre?


Come una pecora che vede il suo agnello condotto al macello (Is 53,7), 
consumata dal dolore, Maria seguiva con le altre donne: 

«Dove vai, figlio mio? Perché finisce così la tua breve vita? 
Ci sono altre nozze a Cana, è là che vai per fare del vino con l’acqua? 
Posso accompagnarti, figlio mio, o meglio aspettarti? 
Dimmi una parola, Verbo, non passare in silenzio davanti a me, 
tu che sei mio figlio e mio Dio.

Vai a una morte ingiusta e nessuno condivide il tuo dolore. 
Pietro non è con te, lui che diceva: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35). 
Ti ha abbandonato Tommaso che diceva: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11,16). 
E pure gli altri, i più vicini, che devono giudicare le dodici tribù (Mt 19,28), 
dove sono adesso? Non ne resta che uno solo; ma tu, tutto solo figlio mio, tu muori per tutti. 
É la tua ricompensa per aver salvato tutti gli uomini e averli serviti, figlio mio e Dio mio».

Volgendosi a Maria, colui che da lei era nato, disse: «Perché piangi, madre?
Non dovrei soffrire? non dovrei morire? 
Come potrei salvare Adamo? Non dovrei scendere nella tomba? 
Come potrei riportare alla vita coloro che sono morti? 
Perché piangi? Di’ piuttosto: 
“É per sua volontà che soffre, mio figlio e mio Dio”. 

Vergine saggia, non divenire simile alle stolte (Mt 25,1ss);
tu sei nella sala delle nozze, non fare come se fossi fuori… 
Non piangere dunque, di’ piuttosto: 
“Abbi pietà di Adamo, sii misericordioso verso Eva, 
tu, figlio mio e Dio mio”.

Sta’ certa, madre, per prima mi vedrai risorgere dalla tomba. 
Verrò a mostrarti da quali mali ho riscattato Adamo, quali sudori ho versato per lui. 
Ai miei amici ne rivelerò i segni che mostrerò nelle mie mani. 
Allora tu vedrai Eva viva come una volta e griderai di gioia: 
“Ha salvato i miei progenitori, mio figlio e mio Dio!”».

Inno 25, Maria sotto la croce

Romano il Melode (490 ca - 556 ca), diacono cristiano, poeta e compositore di inni bizantino, santo



venerdì 8 marzo 2024

Preghiera a Maria, Madre di Dio, per ottenere la pace


Tu che sei stata salutata dallo Spirito della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai accolto in te il Verbo della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai donato al mondo il Principe della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai donato l’eterna misericordia del Figlio in croce,
ottienici la pace.

Astro clemente nella notte selvaggia dei popoli,
noi desideriamo la pace.

Colomba di dolcezza tra gli avvoltoi della violenza,
noi aspiriamo alla pace.

Ramo d’olivo che cresci nelle foreste disseccate dei cuori,
noi cerchiamo la pace.

Perché i prigionieri siano, infine, liberati,
perché gli esiliati ritrovino la loro patria,
perché tutte le ferite siano guarite,
ottienici la pace.

Per l’angoscia degli uomini
noi ti domandiamo pace.
Per i bimbi che dormono nelle loro culle,
noi ti domandiamo pace.

Tu la madre dei diseredati,
tu, la nemica dei cuori di pietra,
brillante Stella nella notte dello smarrimento,
noi ti domandiamo pace.

Gertrud von Le Fort (1876 – 1971), scrittrice tedesca

giovedì 7 marzo 2024

Preghiera a Maria di San Tommaso d'Aquino

  Beatissima e dolcissima Vergine Maria, madre di Dio, tutta piena di bontà, figlia del Re dei cieli, signora degli Angeli e madre dei credenti: oggi e per tutti i giorni della mia vita ripongo nelle tue mani pietose il mio corpo e la mia anima, e tutti i miei atti: pensieri, volontà, desideri, parole e opere, tutta la mia vita e la mia morte, affinché, per tua intercessione, siano ordinati al bene, conforme alla volontà del tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo; e tu, Signora mia santissima, sii per me aiuto e conforto contro le insidie e le astuzie dell’antico avversario e di tutti i nemici della mia anima.

  Dal tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, degnati di ottenermi la grazia con cui possa resistere alle tentazioni del mondo, della carne e del demonio, e mantenere sempre fermo il proposito di non più peccare e di perseverare invece nel servizio tuo e del tuo diletto Figlio.

  Ti supplico pure, Signora mia santissima, di impetrarmi una vera obbedienza e una vera umiltà di cuore, perché mi riconosco misero e fragile peccatore, incapace non solo di compiere qualsiasi opera buona, ma anche di resistere alle ricorrenti tentazioni, senza la grazia e l’aiuto del mio Creatore e le tue sante preghiere.

  Ottienimi, Signora mia dolcissima, una costante castità di mente e di cuore, perché possa con cuore puro e corpo casto servire al tuo Figlio e a te, nel tuo diletto Ordine.

   Ottienimi da Lui una volontaria povertà con pazienza e tranquillità di spirito perché possa sostenere gli impegni del mio stato, e lavorare per la salvezza mia e del mio prossimo.                          

  Ottienimi ancora, Signora dolcissima, una verace carità, perché ami con tutto il cuore il tuo sacratissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo; e te, dopo di Lui, sopra ogni altra creatura; e il prossimo in Dio e per Dio, sì da godere del suo bene, soffrire del suo male, non disprezzare né giudicare temerariamente alcuno, né preferirmi ad alcuno nel segreto del mio cuore.

   Fa’ ancora, Regina del cielo, che custodisca sempre nel mio cuore l’amore e il timore del tuo dolcissimo Figlio; che di continuo renda grazie per i tanti benefici concessimi non per mio merito, ma per sua bontà; che faccia una confessione pura e sincera e una vera penitenza dei miei peccati, per meritare la sua misericordia e la sua grazia. 

   Infine, ti prego perché al termine della mia vita, tu che sei madre impareggiabile, porta del cielo e avvocata dei peccatori, non permetta che io, indegno tuo servo, possa deviare dalla fede cattolica; ma soccorrimi con la tua grande bontà e misericordia, difendimi dagli spiriti del male e infondimi speranza nella gloriosa Passione del tuo Figlio benedetto; ottienimi anche con la tua intercessione il perdono dei miei peccati e, concedendomi di spirare nel tuo e nel suo amore, dirigimi sulla via della salvezza e della gloria eterna. Amen.

Tommaso d'Aquino (1225 - 1274), santo, sacerdote domenicano, teologo e filosofo italiano

domenica 7 gennaio 2024

Aforismi Rosario

La preghiera del Rosario rivoluzionerà il mondo intero: rivoluzione di benessere e di pace. Propone per la meditazione dei misteri un nuovo punto di vista; il Rosario del mondo missionario. Ognuna delle cinque decine è di color diverso: rappresentano i cinque Continenti nella visio­ne missionaria. (Fulton J. Sheen)

Il Rosario sollecita le nostre dita, le nostre labbra, il nostro cuore in una vasta sinfonia di preghiere, e, per questo motivo, è la più grande pre­ghiera che sia mai stata composta dall'uomo. (Fulton J. Sheen)

Se volete convertire qualcuno insegnategli il Rosario. (Fulton J. Sheen)

Essendo il rosario la preghiera più gradita alla Madonna, esso è una potentissima arma contro il diavolo e lo consiglio caldamente a chi soffre di mali spirituali. Questa preghiera ha, infatti, un forte potere di protezione e liberazione dal male. (Gabriele Amorth)

Il Rosario è una continuazione di Ave Maria, con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell'inferno." (San Giovanni Bosco)

Una sola "Ave Maria" ben detta fa tremare l'inferno. (San Giovanni Maria Vianney)

«L’amore si esprime con poche parole, sempre le stesse e ripetute continuamente» (San Charles de Foucauld). La cadenzata ripetizione dell’Ave Maria fa diventare il Rosario un’invocazione di amore e quasi l’ordito sul quale si tesse una pacata riflessione sui misteri della vita di Cristo e sul ruolo di Maria. Pregare con il Rosario vuol dire mettersi con il cuore alla scuola della Vergine e supplicare Cristo insieme con lei, il cui potere di intercessione è grande. (Card. Giovanni Battista Re)

Il Rosario è la mia preghiera prediletta. (Giovanni Paolo II)

Il Rosario di Maria adunque viene assunto a elevazione di grande pre­ghiera pubblica e universale in faccia ai bisogni ordinari e straordinari della Chiesa santa, delle nazioni e del mondo intero. (Giovanni XXIII)

Con il Rosario le mani si congiungono: quelle innocenti dei bambini, quelle tremanti dei vecchi, quelle robuste dei lavoratori: dalle varie par­ti del mondo s'innalza come una vera salmodia che, in certo qual mo­do, può ben stare accanto all’Ufficio Divino recitato dai monaci. (Giovanni XXIII)

Il Rosario bisogna recitarlo bene: non con il solo movimento delle lab­bra, ma con l'anima aperta alla contemplazione dei misteri più espressi­vi della vita di Gesù e di Maria. (Giovanni XXIII)


Come il bambino non si stanca mai di ripetere "mamma", così il cristiano ripete sempre lo stesso saluto a Maria (Jean Baptiste Lacordaire)

Il santo Rosario è un'arma potente. Impiegala con fiducia e ti meravi­glierai del risultato. (Josemaría Escrivá de Balaguer)

Per il potere che il Padre ha dato in questi ultimi tempi al Rosario, non c'è problema personale, nè familiare, nè nazionale, nè internazionale, che non si possa risolvere con il Rosario. (Lucia di Fatima)

Il Rosario è l'arma più potente con cui possiamo difenderci in campo di battaglia. (Lucia di Fatima)

Quella corona che prima consideravo dei noccioli infilati come il tesbih che i musulmani sgranano per tener occupate le dita, divenne per me il santissimo Rosario, che non recito tutti i giorni, ma al quale ricorro quando ho bisogno di consiglio e di conforto. (Pitigrilli)

Dopo la S. Messa, la devozione al Rosario ha fatto scendere nelle anime più grazie che tutte le altre devozioni, e con le sue "Ave Maria" compie più miracoli di ogni altra preghiera. (San Vincenzo De' Paoli)

venerdì 20 ottobre 2023

Poesie mariane

La Vergine a mezzogiorno       

Durante la guerra un soldato stremato, vede una piccola chiesa di campagna aperta e si ferma un momento. C’è un’immagine di Maria: "...non ho niente da chiedere, ma mi basta sapere che, mentre io sono qui, ci sei anche tu, piena di grazia".

É mezzogiorno. Vedo la chiesa aperta. 
Bisogna entrare.
Madre di Gesù Cristo, non vengo a pregare.
 
Non ho niente da offrire e niente da domandare.
Vengo solamente, Madre, a vederti.
 
Vederti, piangere di felicità, sapere questo
che sono tuo figlio e tu sei qui.
 
Solamente per un momento mentre tutto si ferma. Mezzogiorno!
Stare con te, Maria, in questo luogo dove tu stai.
 
Non dire niente, guardare il tuo viso,
lasciare cantare il cuore nel linguaggio che gli è proprio,
 
Non dire niente, ma solamente cantare perché si ha il cuore troppo pieno.
Come il merlo che segue la sua idea in quelle specie di strofe improvvise.
 
Perché sei bella, perché sei immacolata,
la donna finalmente ristabilita nella Grazia,
 
la creatura nel suo onore primo e nella sua fioritura ultima,
come è uscita da Dio nel mattino del suo splendore originale.
 
Intatta ineffabilmente, perché sei la Madre di Gesù Cristo,
che è la verità fra le tue braccia, e la sola speranza e il solo frutto.
 
Perché sei la donna, l’Eden dell’ antica tenerezza dimenticata,
il cui sguardo trova subito il cuore e fa sgorgare le lacrime accumulate,
 
perché mi hai salvato, perché hai salvato la Francia,
perché anche essa, come me, per te fu la cosa alla quale si pensa,
 
Perché nell’ora in cui tutto traballava proprio allora sei intervenuta,
perché hai salvato la Francia ancora una volta,

perché è mezzogiorno, perché siamo in questa giornata che è oggi,
perché sei qui per sempre, semplicemente perché sei Maria, 

semplicemente perché esisti,
Madre di Gesù Cristo, sii ringraziata. 

La Vierge à midi, Poëmes de Guerre 1914-1916, Paris, 1922


La Vergine che ascolta 
 
Nella chiesa del mio villaggio di Brangues c’è la cappella del castello:
è là che vado ogni giorno alle cinque perché fa troppo caldo.
Non si può passeggiare sempre, allora tanto vale portarsi nella casa del buon Dio.
Fuori il sole si esibisce a squarciagola, 
e si potrebbe credere che urlando la strada attraverso la piazza gridi: Al fuoco!
Ma, dentro, la Santa Vergine davanti a me per me, lei è fresca e pura come un ghiacciaio,
tutta bianca con il figlio tutto bianco nella bella veste tanto lunga 
che non gli si vede che la punta dei piedi.

Maria! allora questo grosso imbecille, ancora una volta, 
è qui tutto traboccante di ansie e desideri!
Ah! non avrò mai abbastanza tempo per le cose che ho da dirti!
Ma lei, gli occhi bassi, con un viso serio e tenero,
guarda le parole sulla mia bocca, come chi ascolta e si prepara a comprendere.  



La Vergine di Brangues    
 
Sto ai suoi piedi e prego.
Ma non si può dire che lei mi guardi o che mi ascolti.
Riflette.
Come si dice che un’acqua calma e pura riflette.
Chi mi ascolta è il bambino che tiene sul suo braccio sinistro. 
Lui ha l’orecchio che è rivolto verso la mia parte.
Il suo cuore batte...
E la prova che batte è la lunga mano della madre che si è allungata sopra e che l’ascolta.
Lei l’ascolta ascoltarmi.
Ma la mano del bambino a sua volta è posata sul braccio di sua madre.
Sull’ arteria materna.
La Vergine di Brangues è una Vergine che funziona.
Mi sono introdotto in un sistema in pieno funzionamento.


La Vergine di Moissac  
 
Non è mica perché uno è il figlio di Dio che il latte di questa madre non è buono!
Con una mano lui già si riserva il seno a destra, 
e il seno sinistro per il momento si può dire che abbia a che fare con un ghiottone!

Da un’eternità questo frutto era desiderato da lui.
Meravigliatevi che ora vi si butti sopra come per divorarlo!

Lei freme fino in fondo alla sua carne e nello stesso tempo con tutte le forze mantiene lo spietato lattante.
Lei grida e ride piano e dice che questo è spaventoso e bello!
É al suo cuore direttamente che lui mira tramite tale bottiglia.

É attaccato alla sua anima, mangiare, mangiare e bere per lui, mangiare e bere sono la stessa cosa!
Lei non aveva che da dire Sì e, quando lui si getta sopra,
Non è la pietà che bisogna aspettarsi dal Bambino Gesù!

Tutto ad un tratto l’ha finita, eccolo si abbandona impetuosamente contro la sua spalla,
Ha voglia di guardarla, e però, questa mamma umana, quanto è spassosa!

Anche lei lo guarda, e infatti quanto è spassoso questo figlio 
che fra le sue braccia condivide con Dio Padre! 
Lei sorride, e lui, al vederla pronta a ridere, si mette a ridere a crepapelle.

 
L’ Ausiliatrice 
 
Il ragazzo malmesso consapevole che nessuno va fiero di lui e non è molto amato,
quando per caso uno sguardo più benevolo si posa su di lui, 
arrossisce tutto e si mette a sorridere spavaldamente, per non piangere.

Alla stessa maniera in questo mondo malvagio gli orfani e gli esclusi,
quelli che non hanno soldi, quelli che non hanno né cultura né spirito,
come fanno a meno di tutto, fanno a meno anche di amici.
I poveri si aprono poco, ma non è impossibile conquistarne il cuore.

Basta prestare loro attenzione e trattarli con un po’ di rispetto.
Povero, accetta dunque questo sguardo, prendi la mia mano, ma non fidarti.
Presto sarò fra quelli della mia specie e a te penserò poco.
Non c’è amico sicuro per un povero, a meno che non trovi uno più povero di lui.

Perciò, esausta sorella vieni e guarda Maria.
Povera donna il cui marito beve e i figli sono fragili,
quando non ci sono i soldi per l’affitto e si desidera essere morti,
ah, quando tutto vi manca e si è tanto tanto sventurati,
vieni in chiesa, taci, e guarda la Madre di Cristo!

Quale che sia il sopruso contro di noi e per quanto grande la miseria,
quando i figli soffrono è ancora più doloroso essere la Madre.
Guarda Colei che sta qui senza lamento e senza speranza,
come un povero che trova uno più povero e tutti e due si guardano in silenzio.
 

L’invito a dormire
 
Povero ragazzo ai miei piedi su questo letto di tortura.
Voglio avvolgerti nel mio mantello d’azzurro!
 
Se la tua fronte scotta e le tue labbra sono secche,
Se hai sete, voglio recarti dell’acqua fresca!
 
E se dici che non puoi dormire, prova!
Quando uno mi dice sì, non se ne pente mai!
 
Non è possibile lottare, si è vinti,
Tutto è finito e il male non esiste più.
 
Il male si è dileguato sotto il mio alito d’ azzurro,
Sia pure una piccola fitta al cuore, un lieve morso. 
 
La Santa Madre di Dio: v’è un altro rifugio?
Ogni aspirazione lo rende meno difficile.
 
Il mio braccio attorno a te, il mio bacio sulla tua fronte,
Ogni sforzo è seguito da un sospiro più profondo.
 
Lasciati fare! Senti battere il mio cuore! Dunque, è vero!
Nessuno più ci strapperà l’uno all’ altro! 
Conosci
 
Più misterioso della notte, più sconfinato della sabbia,
un sonno tanto profondo che è inevitabile.

   
Preghiera per la scarpina di raso

Vergine, patrona e madre di questa casa, 
Garante e protettrice di quell’uomo dal cuore meno impenetrabile per te che per me, 
e compagna della sua lunga solitudine,
allora se non è per me, sia per riguardo a lui,
dal momento che il vincolo fra lui e me non è stato opera mia, ma tua volontà interveniente:
impediscimi d’essere una causa di corruzione per questa dimora di cui custodisci l’ingresso, augusta portinaia!

Di mancare al nome che mi hai dato da portare, 
e di non essere più onorabile agli occhi di quelli che mi amano.

Non posso dire che capisco l’uomo che hai scelto per me, ma capisco che tu sei madre sua come mia.
Allora, mentre è ancora tempo, tenendo il cuore in una mano e la scarpina nell’altra,
mi rimetto a te! Vergine madre, ti do la mia scarpina! 
Vergine madre custodisci nella tua mano il mio sciagurato piedino!

Ti avviso che fra poco non ti vedrò più e sto per fare tutto contro di te!
Ma quando tenterò di slanciarmi verso il male, sia con un piede zoppo! 
E quando vorrò oltrepassare la barriera che hai eretto, sia con un’ala tarpata!

Ho terminato ciò che potevo fare, e tu custodisci la mia povera scarpina,
serbala sul tuo cuore, o grande Mamma terribile! 


Paul Claudel (1868 – 1955), poeta, drammaturgo e diplomatico francese


giovedì 24 marzo 2022

Era mio figlio


La gioia di Betlemme fu subito turbata da un pericolo improvviso e impensabile. Mi dissero: Erode vuole uccidere il bambino! Fu un fulmine questa notizia. Provate a pensare che cosa può provare il cuore di una mamma, quando le dicono: Vogliono uccidere tuo figlio! Mille perché tumultuavano nel mio povero cuore..., ma non c'era tempo da perdere. Fuggimmo: come profughi, come malfattori, come lebbrosi che debbono nascondersi.

Furono anni amari: ma io continuai a credere e piano piano cominciai a capire il mistero della pazienza di Dio e della sua bontà rispettosa e compassionevole. Venne l'ora di ritornare a casa.

Che gioia rivedere, dopo tanti anni, i parenti, la casa, i luoghi dell'infanzia! Giuseppe riprese il lavoro, il bambino cresceva ed io lavoravo e pregavo. Gli anni di Nazareth furono incantevoli, ma passarono veloci. Spesso mi chiedevo: che sarà di questo figlio? E temevo che prima o poi sarebbe arrivata un'ora decisiva; temevo che prima o poi mi avrebbe lasciata sola... E venne quel giorno.

Vidi Gesù allontanarsi da casa: io piangevo... perché avevo il presentimento che non sarebbe mai più ritornato!

Per alcuni giorni non seppi nulla di lui; ma poi arrivarono le prime notizie: È a Cafarnao! Ha compiuto un miracolo! Ha detto cose stupende! Ha parlato di perdono …per tutti!

lo ero felice, come una madre è felice per i successi del proprio figlio. Però trepidavo per lui, perché ormai avevo capito che i successi di Dio sono diversi dai successi degli uomini; Betlemme e la fuga in Egitto mi avevano insegnato che le vie di Dio non sono le nostre vie...

E infatti, dopo un po' di tempo, tutto cambiò attorno a lui. Mi dicevano: Ha profanato il sabato! Ha cacciato la gente dal tempio! Si è dichiarato Figlio di Dio! È un bestemmiatore! Merita la morte! Per il mio cuore ogni notizia era una vera pugnalata: come mi aveva predetto Simeone!

A un certo punto avvertii il pericolo, capii che dovevo andare da lui: dovevo stargli vicino a qualunque costo. Lo trovai a Gerusalemme: l'avevano arrestato!

Assistetti a tutte le fasi de processo e vissi con lui l'agonia di quelle ore: nessun dolore mi fu risparmiato! Sentii la folla che gridava: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!". Era mio figlio...

Ripensai al momento dell'annunciazione e ripetei le parole d'allora: Sono la tua serva, o Signore! Ti seguirò dovunque vuoi! E giunsi al Calvario: arrivai alla croce seguendo mio figlio. Mi vennero in mente le sue parole: "Chi vuol venire dietro di me, smetta di pensare a se stesso. Prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Chi vuol salvare la propria vita sulla terra, la perderà nel cielo".

lunedì 25 gennaio 2021

Guarda la stella, invoca Maria!

Tu che nello scorrere del tempo 
ti accorgi di ondeggiare tra burrasche e tempeste,
più che camminare sulla terra ferma,
non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella,
se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste!

Se insorgono i venti delle tentazioni 
e se vai a sbattere sugli scogli delle tribolazioni, 
guarda la stella, invoca Maria! 

Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, 
della calunnia e dell’invidia ti sballottano di qua e di là, 
guarda la stella, invoca Maria! 

Se l’ira, l’avarizia, l’attrattiva della carne 
sconquassano la piccola nave che è la tua anima, 
guarda la stella, invoca Maria!

Se sei turbato per l’enormità dei tuoi peccati, 
confuso per le turpitudini della tua coscienza, 
terrorizzato al terribile pensiero del giudizio, 
se stai per precipitare nel baratro della tristezza 
e nell’abisso della disperazione, 
rivolgi la mente a Maria!

Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi, 
rivolgi la mente a Maria, invoca Maria. 

Seguendo Lei non devierai, 
invocandola non sarai preda nella disperazione, 
rivolgendo il pensiero a lei non ti smarrirai. 

Se ti lascerai sostenere da Lei non cadrai, 
se da Lei ti farai proteggere non temerai, 
se da Lei ti lascerai condurre non ti stancherai,
se Lei ti sarà propizia giungerai alla meta.


Respice stella, voca Mariam

O quisquis te intelligis in huius saeculi profluvio 
magis inter procellas et tempestates fluctuare, 
quam per terram ambulare ne avertas 
oculos a fulgore huius sideris, 
si non vis obrui procellis.

Si insurgant venti tentationum, 
si incurras scopulos tribulationum, 
respice stellam, voca Mariam. 

Si iactaris superbiae undis si ambitionis, 
si detractionis, si aemulationis 
respice stellam, voca Mariam. 

Si iracundia, aut avaritia aut carnis illecebra 
naviculam concusserint mentis, 
respice stellam, voca Mariam.

Si criminum immanitate turbatus, 
conscientiae foeditate confusus, 
iudicii horrore perterritus, 
barathro incipias absorberi tristitiae 
desperationis abisso cogita Mariam.

In periculis, in angustiis, in rebus dubiis 
Mariam cogita, Mariam invoca. 

Ipsam sequens non devias, 
Ipsam rogans non desperas, 
Ipsam cogitans, non erras 
Ipsa tenente, non corruis, 
Ipsa protegente, non metuis, 
Ipsa duce, non fatigaris, 
Ipsa propitia, pervenis. 

Omelie in lode alla Vergine Madre 2,17

Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), monaco cristiano, abate e teologo francese dell'ordine cistercense, santo