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sabato 25 giugno 2011

La più alta espressione di potenza

Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell'atto mi sento vivo.
L'arte d'amare
Erich Fromm (1900 – 1980), psicoanalista e sociologo tedesco

martedì 21 settembre 2010

Regala ciò che non hai...

Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo.


Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.

Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
"Ecco, quello che non ho te lo dono".
Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura in cui l'avrai regalata agli altri.

Alessandro Manzoni (1785 – 1873), scrittore, poeta e drammaturgo italiano

martedì 14 settembre 2010

Un dono da coltivare

Un giorno un uomo entrò nel negozio di Dio, dove non si compra nulla, ma tutto è dono gratuito. Incuriosito si muoveva tra gli scaffali su cui erano esposte cose preziosissime. Ma, ad un certo punto la sua attenzione fu attirata da due doni tra i più preziosi ivi esposti, la pace e l’unità. L’uomo rimase quasi abbagliato dalla loro luminosità e ricchezza. Allora andò al banco e chiamato l’angelo – commesso e gli disse: “Vorrei avere in dono le cose più belle, preziose e rare che ho visto qui dentro, la pace e l’unità tra gli uomini”. Gli rispose l’angelo: “Lei è un vero intenditore! Attenda un attimo, le faccio due pacchi e glieli porto subito”. Mentre l’angelo preparava i pacchi, l’uomo pensava a come li avrebbe trasportati, visto che tali doni erano davvero grandi. Ma a un certo punto, stupito vide ritornare il commesso con due pacchetti così piccoli che si potevano portare in una mano. Allora, pensando a un errore, disse: “Scusi, forse c’è stato un equivoco. Avevo chiesto la pace e l’unità tra gli uomini. Sa, erano doni di notevoli dimensioni e non credo possano stare dentro quei due pacchetti”. L’Angelo allora, sorridendo rispose: “Buon uomo, lei ha frainteso il servizio di questo negozio! Noi non vendiamo nulla, ma doniamo. Ma non doniamo un dono già fatto! Qui si donano solo i semi, che poi, se accolti e curati, diventeranno delle dimensioni dei doni che ha visto nei nostri scaffali”. A queste parole l’uomo rimase un po’ deluso ma poi accolse i due doni e corse a casa per piantare subito quei semi, perchè potessero presto crescere belli e preziosi come i doni che aveva visto nel negozio di Dio.

Anche a te il Signore dona gratuitamente dei semi di unità e di pace… L’amore che avrai per ciascuno di ciascuno di essi sarà la linfa vitale dei fiori che germoglieranno e che, insieme alla tua preghiera, saranno l’ornamento e la motivazione del nostro ritrovarci ancora insieme il prossimo anno.

domenica 14 marzo 2010

Serviamo Cristo nei poveri

Afferma la Scrittura: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5, 7). La misericordia non ha l'ultimo posto nelle beatitudine. Osserva ancora: Beato l'uomo che ha cura del misero e del povero (cfr. Sal 40, 2) e parimenti: Buono è colui che è pietoso e dà in prestito (cfr. Sal 111, 5). In un altro luogo si legge ancora: Tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr. Sal 36, 26). Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto». Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l'opera di beneficenza. La beneficenza, infatti, non consente indugi. Spezza il tuo pane all'affamato e introduci i poveri e i senza tetto in casa tua (cfr. Is 58, 7) e questo fallo con animo lieto e premuroso. Te lo dice l'Apostolo: Quando fai opere di misericordia, compile con gioia (cfr. Rm 12, 8) e la grazia del beneficio che rechi ti sarà allora duplicata dalla sollecitudine e tempestività. Infatti ciò che si dona con animo triste e per costrizione non riesce gradito e non ha nulla di simpatico.
Quando pratichiamo le opere di misericordia, dobbiamo essere lieti e non piangere: «Se allontanerai da te la meschinità e le preferenze», cioè la grettezza e la discriminazione come pure le esitazioni e le critiche, la tua ricompensa sarà grande. «Allora la tua luce sorgerà come l'aurora e la tua ferita si rimarginerà presto» (Is 58, 8). E chi è che non desideri la luce e la santità?
Perciò, o servi di Cristo, suoi fratelli e coeredi, se ritenete che la mia parola meriti qualche attenzione, ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe d'Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l'oro, l'incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi. Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra. Così quando ce ne andremo di qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli, nella comunione con Cristo Signore, al quale sia gloria nei secoli. Amen.

Dai «Discorsi» (Disc. 14 sull'amore ai poveri, 38, 40; PG 35, 907. 910)

Gregorio di Nazianzo, Vescovo, Santo (329 - 390)

venerdì 6 marzo 2009

Il cerchio della gioia

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.
"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?".
"Forse all'Abate o a qualche frate del convento".
"No, a te!".
"A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia!".
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'Abate per dare un po' di gioia anche a lui?".
Prese il grappolo e lo portò all'Abate.
L'Abate ne fu sinceramente felice.
Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". Così il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro.
Finché, di frate in frate il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia). Così fu chiuso il cerchio.
...un cerchio di gioia!
Non aspettare che inizi qualche altro. Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia. Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.
E' l'unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore

Gratuità

“Due ragazzi boemi si erano sposati pur non possedendo nulla.
Avevano, però, un grande amore l’uno per l’altro.
Vivevano in una capanna alla periferia della città. La sera accendevano il fuoco e si riscaldavano in silenzio.
Lei era bellissima, aveva lunghi capelli d’oro. Quando li scioglieva arrivavano a terra.
Anche lui era molto povero, ma possedeva un orologio regalatogli da suo padre, al quale era stato regalato dal nonno, e al nonno dal bisnonno. Lo conservava in tasca e quando, alla sera, stanca, la moglie gli chiedeva l’ora, lui ci metteva un bel po’ per tirarlo fuori perché non aveva neppure la catena.
Un orologio senza catena!
Arriva il Natale e lui desidera tanto fare un regalo alla moglie. Lascia la casupola e va in città dove trova un rigattiere, uno che se intende: gli vende l’orologio e con il denaro si reca in un negozio dove vede dei bellissimi pettini in osso di Boemia, veramente degni dei capelli della sua donna. Chiede il costo e ne acquista uno. Lo fa incartare bene prima di tornare a casa.
Dopo aver bussato rimane sbalordito nel vedere la moglie con i capelli corti.
Cosa era successo?
Anche lei desiderava fare un regalo a suo marito ma, non avendo i soldi, aveva pensato di tagliarsi i capelli, e con il ricavato di comprare una catena per l’orologio.
Ma ormai non serviva più né il bellissimo pettine di Boemia né la catena per l’orologio!
I due giovani si guardarono negli occhi, si abbracciarono, ricchi soltanto uno dell'altro.
…e vissero felici e contenti!

«Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,
come un sigillo sul tuo braccio.
Perché l’amore è forte come la morte.
Non basterebbe l’acqua degli oceani
a spegnere l’amore.
Neppure i fiumi lo potrebbero sommergere.
Se qualcuno provasse a comprare l’amore
con le sue ricchezze otterrebbe solo il disprezzo».
(Cantico dei Cantici 8,6 -7)

Esiste nella vita una sola felicità:
amare ed essere amati!

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore