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lunedì 6 ottobre 2025

La candela che non voleva bruciare

Questo non si era mai visto: una candela che rifiuta di accendersi. Tutte le candele dell’armadio inorridirono. Una candela che non voleva accendersi era una cosa inaudita!

Mancavano pochi giorni a Natale e tutte le candele erano eccitate all’idea di essere protagoniste della festa, con la luce, il profumo, la bellezza che irradiavano e comunicavano a tutti. Eccetto quella giovane candela rossa e dorata che ripeteva ostinatamente:

«No e poi no! Io non voglio bruciare. Quando veniamo accesi, in un attimo ci consumiamo. Io voglio rimanere così come sono: elegante, bella e soprattutto intera».

«Se non bruci è come se fossi già morta senza essere vissuta», replicò un grosso cero, che aveva già visto due Natali. «Tu sei fatta di cera e stoppino, ma questo è niente. Quando bruci sei veramente tu e sei completamente felice».

«No, grazie tante», rispose la candela rossa. «Ammetto che il buio, il freddo e la solitudine sono orribili, ma è sempre meglio che soffrire per una fiamma che brucia».

«La vita non è fatta di parole e non si può capire con le parole, bisogna passarci dentro», continuò il cero. «Solo chi impegna il proprio essere cambia il mondo e allo stesso tempo cambia se stesso. Se lasci che la solitudine, buio e freddo avanzino, avvolgeranno il mondo».

«Vuoi dire che noi serviamo a combattere il freddo, le tenebre e la solitudine?».

«Certo», ribadì il cero. «Ci consumiamo e perdiamo eleganza e colori, ma diventiamo utili e stimati. Siamo i cavalieri della luce».

«Ma ci consumiamo e perdiamo forma e colore».

«Sì, ma siamo più forti della notte e del gelo del mondo», concluse il cero.

Così anche la candela rossa e dorata si lasciò accendere. Brillò nella notte con tutto il suo cuore e trasformò in luce la sua bellezza, come se dovesse sconfiggere da sola tutto il freddo e il buio del mondo. La cera e lo stoppino si consumarono piano piano, ma la luce della candela continuò a splendere a lungo negli occhi e nel cuore degli uomini per i quali era bruciata.

Bruno Ferrero

domenica 21 aprile 2024

I due asinelli


Alla grotta di Betlemme arrivarono, arrancando, anche due asinelli. Erano stanchi e macilenti. Le loro groppe erano spelacchiate, piagate dai pesanti sacchi che il mugnaio loro padrone, caricava quotidianamente e dai colpi di bastone che non risparmiava. Avevano sentito i pastori parlare del Re dei Re venuto dal Cielo ed erano accorsi anche loro. Seguirono quella stella e davanti alla grotta, rimasero a contemplare il Bambino. Lo adorarono, pregarono come tutti e misero ai Suoi piedi, come dono, l’unica cosa che avevano: la loro vita. E i loro dolori, le loro pene... All’uscita, li attendeva lo spietato mugnaio e i due asinelli ripartirono a testa bassa, con il pesante basto sulla groppa. “Non serve a niente”, disse uno, “ho pregato il Messia che mi togliesse il peso e non lo ha fatto”. “Io invece”, ribatté l’altro, che trotterellava con un certo vigore, “gli ho chiesto di darmi la forza di portarlo!”.

E se qualcuno ti dice: “La vita è dura”, chiedigli: “In confronto a che cosa?”.

Bruno Ferrero, prete salesiano, scrittore italiano

lunedì 26 febbraio 2024

La moglie e il marito ideale


Mulla Nasrudin era seduto nel negozio del tè quando arrivò un vicino per parlare con lui.

“Sto per sposarmi, Mulla - gli disse l’amico - e sono molto emozionato. Tu non hai mai pensato di sposarti?”

Nasrudin rispose:

“Sì, ci ho pensato. Quand’ero giovane lo desideravo molto. Volevo trovare la moglie perfetta.

Mi sono messo in viaggio per cercarla e sono andato a Damasco. Là ho incontrato una bella donna piena di grazia, gentile e molto spirituale, ma che non conosceva il mondo.

Allora mi sono rimesso in viaggio e sono andato a Isphahan. Là ho incontrato una donna che era sia spirituale che mondana, bella sotto molti punti di vista, ma non riuscivamo a comunicare.

Alla fine sono andato al Cairo e dopo molte ricerche l’ho trovata. Era profonda di spirito, piena di grazia, bella sotto tutti i punti di vista, a suo agio sia nel mondo che nei regni che lo trascendono. Sentivo di aver trovato la moglie ideale!”

L’amico gli fece un’altra domanda:

“Allora perché non l’hai sposata, Mulla?

“Ahimè - disse Nasrudin scuotendo la testa - anche lei stava cercando il marito ideale!”

Il segreto dei pesci rossi

Bruno Ferrero, prete salesiano, scrittore italiano

mercoledì 11 gennaio 2023

Il falco che non sapeva volare

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse.
Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
"E l'altro?" chiese il re.
"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo". 

Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.
Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò:"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo delle nostre false sicurezze a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le "ali" per volare alto e fare della nostra vita un capolavoro.

Ma noi abbiamo le ali

Bruno Ferrero, prete salesiano, scrittore italiano

mercoledì 24 giugno 2020

Attesa in aeroporto


Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. Dato che avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, per ingannare il tempo decise di comprare un libro ed un pacchetto di biscotti.
Si sedette nella sala d'attesa per stare più tranquilla. Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra sé pensò: "...ma tu guarda: se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno!"
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: "Adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!". L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!
"Ah!, questo è troppo" pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa.
Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando... nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio.

Piccole storie per riflettere
Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore


Non sempre le cose sono come sembrano...

Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, osserva attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!

Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano:
Una pietra dopo averla lanciata
Una parola dopo averla detta
Un'opportunità dopo averla persa
Il tempo dopo esser passato
L'amore per chi non lotta

mercoledì 10 luglio 2019

La più bella predica è l'esempio


Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene. Incontrandolo gli disse: “Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare”. “Padre mio” rispose, “sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?”.
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua. Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: “Frate Ginepro, è ora di tornare al convento”. “E la nostra predica?”. “L’abbiamo fatta… L’abbiamo fatta” rispose sorridendo il santo.

Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà in tua vece. La predica migliore sei tu.

Racconto apocrifo riportato nel libro: C’è Qualcuno lassù, Torino 1993

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore



martedì 25 giugno 2019

Dio e i biscotti


Una mamma si preoccupava di fondare le basi della vita morale del suo bambino approfittando della "sparizione" di alcuni dolci conservati nella credenza del salotto.
«Lo sapevi che quando hai rubato la tortina, Dio era lì con te, anche se io non vedevo?».
«Certo» fece il bambino annuendo vigorosamente.
Ma i dolci continuarono a sparire. Pazientemente la mamma riprese:
«Lo sapevi che in quel momento Dio ti vedeva?».
«Certo».
«E che cosa pensi che ti abbia detto, mentre tu rubavi il dolce?».
«Mi ha detto: Qui ci siamo soltanto io e te, prendine due!».

Aveva ragione il bambino, naturalmente. Dio non fa la guardia a niente, neanche ai cimiteri dove molti lo hanno relegato. E dovendo scegliere tra i biscotti e me, senza ombra di dubbio Dio sceglie me. Quante «maschere» vengono affibbiate a Dio da educatori che hanno tanta buona volontà? Chi in seguito libererà i bambini da immagini di un Dio «guardone», giudice terribile o Babbo Natale? 
Altri, la maggioranza, hanno semplicemente scelto il silenzio. Un tempo si diceva che i due argomenti tabù tra genitori e figli fossero il sesso e Dio. Oggi è rimasto solo Dio. Gesù, nel Vangelo, si arrabbia molto con quelli che impediscono ai bambini di avvicinarsi a lui: «Lasciate che i bambini vengano a me».
Catechismo con i figli? Sì per piacere!, Ed. Elledici, 2004
Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore


domenica 13 gennaio 2019

Trovare una vera ragione di vita è trovare la felicità

Non era tanto bello. Aveva un tronco rugoso, dei rami un po’ rachitici che producevano delle mele aspre che nessuno voleva. Ma la cosa peggiore era il carattere. Albero non faceva che lamentarsi. La cosa dava fastidio soprattutto a Siepe, che era cresciuta proprio accanto ad Albero. Era primavera e Albero continuava a mugugnare:«Vedrai che stasera pioverà e magari anche domani. E poi soffierà il vento e mi spezzerà qualche ramo...». 
«Ma è così soave il vento di primavera», diceva Siepe. 
Albero non ascoltava neanche: "Quegli orribili uccelli, poi! Mi faranno il nido addosso e mi mangeranno i germogli...". 
Albero continuava a lamentarsi per ore: il campo si sarebbe riempito di fango, le mucche e i conigli gli avrebbero rovinato la corteccia, l’erba alta gli avrebbe fatto il solletico e così via. Per Siepe era un vero supplizio. Decise perciò che doveva far qualcosa per impedire il continuo mugugno di quel brontolone d’Albero. Dovete sapere che il miglior amico di Siepe era il vecchio Corvo, che si appollaiava spesso tra i suoi rami dopo pranzo e dopo cena per far quattro chiacchiere. Siepe spiegò a Corvo il problema: «Come faccio a far smettere Albero di lamentarsi?». Corvo si mise a pensare, poi disse: «Albero non ha una vera ragione di vita, ecco perché si lamenta sempre. Ma dove si trova questa ragione? Di solito, proprio sotto il naso!». La primavera lasciò il posto all’estate e Siepe si riempì di verde. Come sempre, Caprifoglio le si attorcigliò alle foglie, adornandola con i suoi fiori profumati. Le api ronzavano nella calda aria estiva. 
«Albero - chiese Siepe un bel giorno - qual è la cosa più brutta della tua vita?». Albero ci pensò un po’ e poi sussurrò con voce triste: «La cosa peggiore è che non piaccio a nessuno. Perché sono brutto. La mia fioritura dura solo pochi giorni, le mie foglie non sono belle e le mie mele selvatiche hanno un sapore orribile».
«Ma a questo si può rimediare facilmente! - esclamò Siepe - Potrei chiedere a Caprifoglio di crescere lungo il tuo tronco e sui tuoi rami, e così saresti ricoperto di fiori profumati e di foglie verdi per la maggior parte dell’anno. L’unica difficoltà è che... Caprifoglio non vuole: dice che ti lamenti troppo».
Albero rimase in silenzio. Poi disse: «Se io prometto di lamentarmi di meno, potresti convincerlo a crescere sopra di me?». 
«Se non ti lamentassi per un anno intero forse accetterebbe», rispose Siepe.
Così, per un anno intero, Albero non si lamentò neppure una volta. Nemmeno quando arrivò la siccità, né quando arrivò una nevicata mai vista e neppure quando le lepri rosicchiavano le radici. E un bel giorno della primavera seguente, Caprifoglio mise fuori un timido germoglio. Si attorcigliò al tronco di Albero e si intrecciò ai suoi rami. Quando il vento di giugno fece volar via i boccioli di Albero, Caprifoglio dischiuse i suoi fiori profumati gialli e rosa, e Albero divenne il più bello tra tutti gli alberi del campo. Da quel giorno non si lamentò più. Nemmeno una volta. Mai più. Un pomeriggio d'inverno, Corvo andò da Siepe: «Non ho più sentito Albero lamentarsi. Deve aver trovato una ragione di vita. Qual è?». 
«Chiedilo a lui", rispose Siepe. Corvo volò da Albero e gli chiese che ragione di vita avesse trovato. «Non posso parlare ora, Corvo, devo proteggere Caprifoglio dal vento». 
«Ma è tutto marrone e avvizzito ora che è inverno». 
«Ora è così», rispose Albero. 
«Ma si appoggia a me perché io lo protegga fino a primavera. E allora sboccerà di nuovo più folto e più bello dell’anno passato».
Il vecchio Corvo e Siepe furono molto contenti nel sentirlo parlare così. Albero aveva trovato la sua ragione di vita e non si sarebbe lamentato mai più. 

Albero rappresenta quel tipo di persona che si incontra spesso: colui che non trova mai nulla di buono, che trova difetti in tutto e in tutti, che non ha mai detto nella sua vita: Questo è bello! Magnifico! Bravo! Sono molte le persone che, "brontolando" sempre, rendono la vita infelice agli altri e soprattutto a se stessi. Trovare una vera ragione di vita,  dice il racconto è trovare la felicità. Uno scopo, un ideale, una missione, una mèta: non bisogna mai dimenticare che questo è un elemento insostituibile della felicità. Solo l'uomo che ha un senso e una direzione si sente realizzato.

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore

Innamorato del sole


In un giardino ricco di fiori di ogni specie, cresceva, proprio nel centro, una pianta senza nome. Era robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi e senza profumo. Per le altre piante nobili del giardino era né più né meno una erbaccia e non gli rivolgevano la parola.
Ma la pianta senza nome aveva un cuore pieno di bontà e di ideali.
Quando i primi raggi del sole, al mattino, arrivavano a fare il solletico alla terra e a giocherellare con le gocce di rugiada, per farle sembrare iridescenti diamanti sulle camelie, rubini e zaffiri sulle rose, 
le altre piante si stiracchiavano pigre.
La pianta senza nome, invece, non si perdeva un solo raggio di sole. 
Se li beveva tutti uno dopo l’altro. 
Trasformava tutta la luce del sole in forza vitale, in zuccheri, in linfa. 
Tanto che, dopo un po’, il suo fusto che prima era rachitico e debole, era diventato uno stupendo fusto robusto, diritto, alto più di due metri.
Le piante del giardino cominciarono a considerano con rispetto, e anche con un po’ d’invidia.
«Quello spilungone è un po’ matto», bisbigliavano dalie e margherite.
La pianta senza nome non ci badava. 
Aveva un progetto. 
Se il sole si muoveva nel cielo, lei l’avrebbe seguito per non abbandonarlo un istante.
Non poteva certo sradicarsi dalla terra, ma poteva costringere il suo fusto a girare all'unisono con il sole.
Così non si sarebbero lasciati mai.
Le prime ad accorgersene furono le ortensie che, come tutti sanno, sono pettegole e comari. 
«Si è innamorato del sole!», cominciarono a propagare ai quattro venti.
«Lo spilungone è innamorato del sole!», dicevano ridacchiando i tulipani. 
«Ooooh, com’è romantico!», sussurravano pudicamente le viole mammole.
La meraviglia toccò il culmine quando in cima al fusto della pianta senza nome sbocciò un magnifico fiore che assomigliava in modo straordinario proprio al sole.
Era grande, tondo, con una raggiera di petali gialli, di un bel giallo dorato, caldo, bonario. 
E quel faccione, secondo la sua abitudine, continuava a seguire il sole, nella sua camminata per il cielo.
Così i garofani gli misero nome «girasole».
Glielo misero per prenderlo in giro, ma piacque a tutti, compreso il diretto interessato.
Da quel momento, quando qualcuno gli chiedeva il nome, rispondeva orgoglioso: «Mi chiamo Girasole!».
Rose, ortensie e dalie non cessavano però di bisbigliare su quella che, secondo loro, era una stranezza che nascondeva troppo orgoglio o, peggio, qualche sentimento molto disordinato.
Furono le bocche di leone, i fiori più coraggiosi dei giardino, a rivolgere direttamente la parola al girasole.
«Perché guardi sempre in aria? Perché non ci degni di uno sguardo? Eppure siamo piante, come te», gridarono le bocche di leone per farsi sentire.
«Amici - rispose il girasole - sono felice di vivere con voi, ma io amo il sole. 
Esso è la mia vita e non posso staccare gli occhi da lui. 
Lo seguo nel suo cammino. 
Lo amo tanto che sento già di assomigliargli un po'.
Che ci volete fare? 
Il sole è la mia vita e io vivo per lui...».
Come tutti i buoni, il girasole parlava forte e l’udirono tutti i fiori del giardino. 
E in fondo al loro piccolo, profumato cuore, sentirono una grande ammirazione per «l’innamorato del sole».

Il girasole afferma che la perseveranza non è una virtù cieca. E' l'atteggiamento di chi si propone un obiettivo ben chiaro, un ideale, e poi, costi quello che costi, lo raggiunge.
Il racconto afferma anche che l'ideale "trasforma" colui che lo persegue: i grandi ideali fanno i grandi uomini. ...quali sono i tuoi ideali?
Tutte Storie, ed. Elledici
Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore


domenica 13 dicembre 2015

La vecchietta che aspettava Dio


C'era una volta, un'anziana signora, che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno, sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi, indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio. Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma, era solo la sua vicina di casa, che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbatté la porta in faccia alla mortificata vicina. Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga, che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi.

La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo. Poco dopo, bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero. "Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!", disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio. La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine, si decise ad andare a letto. Stranamente, si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".

La vita di ognuno di noi è intessuta di attese. Si tratta di una esperienza importante e di grande valore educativo. Consapevole di ciò, la Chiesa ha fissato un tempo per ravvivare questo 'stato' fondamentale nella vita del cristiano: il tempo dell'Avvento. La storia sottolinea che Dio è sempre sorprendente... è possibile incontrarlo in tanti modi, ma in modo particolare nelle persone che ci avvicinano tutti i giorni.

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore

giovedì 6 maggio 2010

La cosa più bella del papà

Il papà chiede ad Alessio, 5 anni:
"Che cosa ti piace di più del papà?".
E Alessio, dopo aver riflettuto un po':
"La mamma".

"Quand'è che ti accorgi che la tua famiglia va bene?" chiesero ad una bambina.
"Quando vedo il papà e la mamma che si danno i bacetti" rispose.
I genitori non devono nascondersi nell'armadio per darsi i bacetti.
Ogni volta che manifestano l'amore che li unisce, i bambini si sentono inondati di calda e gioiosa fiducia. Sanno bene che l'amore reciproco dei genitori è l'unica roccia solida su cui possono costruire la loro vita.
C'è qualcuno lassù?, Elledici 1993
Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore

venerdì 6 marzo 2009

Il cerchio della gioia

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.
"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?".
"Forse all'Abate o a qualche frate del convento".
"No, a te!".
"A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia!".
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'Abate per dare un po' di gioia anche a lui?".
Prese il grappolo e lo portò all'Abate.
L'Abate ne fu sinceramente felice.
Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". Così il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro.
Finché, di frate in frate il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia). Così fu chiuso il cerchio.
...un cerchio di gioia!
Non aspettare che inizi qualche altro. Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia. Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.
E' l'unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore

Gratuità

“Due ragazzi boemi si erano sposati pur non possedendo nulla.
Avevano, però, un grande amore l’uno per l’altro.
Vivevano in una capanna alla periferia della città. La sera accendevano il fuoco e si riscaldavano in silenzio.
Lei era bellissima, aveva lunghi capelli d’oro. Quando li scioglieva arrivavano a terra.
Anche lui era molto povero, ma possedeva un orologio regalatogli da suo padre, al quale era stato regalato dal nonno, e al nonno dal bisnonno. Lo conservava in tasca e quando, alla sera, stanca, la moglie gli chiedeva l’ora, lui ci metteva un bel po’ per tirarlo fuori perché non aveva neppure la catena.
Un orologio senza catena!
Arriva il Natale e lui desidera tanto fare un regalo alla moglie. Lascia la casupola e va in città dove trova un rigattiere, uno che se intende: gli vende l’orologio e con il denaro si reca in un negozio dove vede dei bellissimi pettini in osso di Boemia, veramente degni dei capelli della sua donna. Chiede il costo e ne acquista uno. Lo fa incartare bene prima di tornare a casa.
Dopo aver bussato rimane sbalordito nel vedere la moglie con i capelli corti.
Cosa era successo?
Anche lei desiderava fare un regalo a suo marito ma, non avendo i soldi, aveva pensato di tagliarsi i capelli, e con il ricavato di comprare una catena per l’orologio.
Ma ormai non serviva più né il bellissimo pettine di Boemia né la catena per l’orologio!
I due giovani si guardarono negli occhi, si abbracciarono, ricchi soltanto uno dell'altro.
…e vissero felici e contenti!

«Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,
come un sigillo sul tuo braccio.
Perché l’amore è forte come la morte.
Non basterebbe l’acqua degli oceani
a spegnere l’amore.
Neppure i fiumi lo potrebbero sommergere.
Se qualcuno provasse a comprare l’amore
con le sue ricchezze otterrebbe solo il disprezzo».
(Cantico dei Cantici 8,6 -7)

Esiste nella vita una sola felicità:
amare ed essere amati!

Bruno Ferrero, prete salesiano italiano, scrittore