domenica 28 giugno 2026

Un Dio diverso

Ho esitato a lungo sulla scelta del titolo di quest'opera. Ero stato molto tentato dal titolo Un Dio prigioniero: mi sembrava che rispecchiasse la denuncia che anima questo libro. Un simile titolo avrebbe tradotto un'impressione oggi diffusa: Dio non è libero né nella nostra società né nella nostra Chiesa.‌

‌Nella nostra società, Dio è stato, ed è ancora spesso mobilitato per cause interessate, equivoche e violente. Ci sono narrazioni e gruppi che si appropriano di Lui, pregiudizi che lo incatenano, immagini che lo mettono in caricatura. Si discute di un Dio come se fosse un oggetto di consumo o di rifiuto: quelli che lo esaltano percorrono strade troppo spesso analoghe a quelle di coloro che lo rifiutano.  Giorno dopo giorno, si svolge il processo contro Dio: la creazione manca di equità, la Provvidenza è inefficace, il Suo amore troppo discreto. I suoi difensori sono molte volte goffi: credono di onorarlo esacerbando il senso di colpa, descrivendolo come un Dio assetato di giustizia vendicativa fino ad esigere delle immolazioni, un Dio pieno di risentimento contro ogni forma di felicità umana.‌

‌Ma Dio, non sarà diverso, Lui che se ne sta silenzioso mentre si istruisce il suo processo?‌

‌Anche la nostra Chiesa contribuisce a questa cattività di Dio: basta pensare alle pretese dei catecheti, dei predicatori e dei teologi. Essi intimano a Dio ciò che egli deve fare, conoscono il suo piano, impongono ordini e comandamenti a nome Suo, invocano la sua autorità a tempo e fuori tempo, lo fanno intervenire in questioni prive di importanza, mentre lo rendono indifferente e noncurante quando ne va della vita o della felicità.‌

‌Ma Dio, non sarà diverso dall'immagine che di Lui costruiscono tanti discorsi ecclesiastici?‌

‌Duemila anni fa, è apparso qualcuno che ha osato parlare liberamente di Dio: Gesù. Gli specialisti della religione lo giudicarono un bestemmiatore e venne giustiziato per aver compromesso Dio in situazioni e decisioni indegne della sua gloria.‌

‌Dopo questo assassinio, nessuno, in Occidente, può interrogarsi su Dio, nessuno può negarlo o affermarlo senza far memoria di Colui che mise in crisi le nostre immaginazioni e le nostre pratiche religiose. La morte di Gesù non è l'ultima parola su Gesù: egli è ormai vivo grazie allo Spirito. Interrogarsi su Dio, significa entrare in un movimento al centro del quale la figura di Gesù ci fa volgere verso due figure misteriose che, fin dai tempi della Chiesa primitiva, i cristiani nominavano nelle loro preghiere: il Padre e lo Spirito. Interrogarsi su Dio non può significare soltanto descrivere come Gesù libera dagli idoli, ma significa anche sforzarsi di stabilire quale figura di Dio egli evoca nella duplice relazione che suscita con Colui che chiama Padre e con Colui che egli dona a coloro che lo confessano Cristo: lo Spirito.‌

‌Il Dio di Gesù non è prigioniero, è un Dio diverso.‌ ‌Questa diversità lo strappa alla cattività delle nostre immagini, delle nostre paure e delle nostre forme di pietà. Per questo, alla fine ho preferito per titolo Un Dio diverso.‌

‌Questo titolo esprimeva ciò che il libro vuole mettere in luce: l'originalità del Dio di Gesù significata nella simbolica trinitaria.

Un Dio diverso. Saggio sulla simbolica trinitaria, Brescia, Ed Queriniana, 1978, 2 ed., p. 142

Christian Duquoc (1926–2008), scrittore e teologo domenicano francese


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