Il 4 agosto 1954 aveva stilato il suo « testamento spirituale », un vero capolavoro di mistica sacerdotale.
Non possiedo niente. La roba non mi ha fatto gola e tanto meno mi ha occupato.
Non ho niente e sono contento di non aver niente da darvi.
Intorno al mio altare, come intorno alla mia casa e al mio lavoro, non ci fu mai «suon di denaro»: il poco che è passato nelle mie mani – avrebbe potuto essere molto, se ci avessi fatto caso – è andato dove doveva andare.
Chiudo la mia giornata, come credo di averla vissuta, in piena comunione di fede e di obbedienza alla chiesa e in sincera e affettuosa devozione verso il Papa e il vescovo.
Dopo la messa, il dono più grande è stata la parrocchia. Ho inteso rimanere in ogni circostanza sacerdote e padre di tutti i miei parrocchiani. Se non ci riuscii non fu per mancanza di cuore, ma per le naturali difficoltà.
Verso la casa dell'Eterno, che non conosce assenti, mi avvio confortato dal perdono di tutti, che torno a invocare ai piedi di quell’altare che ho salito tante e tante volte con povertà sconfinata, sperando che nell'ultima messa il Sacerdote Eterno, dopo avermi posto sulla croce, mi serri tra le sue braccia, dicendo anche a me: «Entra anche tu nella pace del tuo Signore!»
Don Primo Mazzolari, 4 agosto 1954
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