lunedì 9 marzo 2026

«Nato povero, vissuto povero e sicuro di morire poverissimo...» Il testamento spirituale di Pio X

Invocato il Divino aiuto e l'intercessione della Vergine Immacolata e di San Giuseppe, confidente nella divina Misericordia per il perdono delle mie mancanze, specialmente nei doveri del sacro Ministero, estendo l'atto di mia ultima volontà.

Nato povero, vissuto povero e sicuro di morire poverissimo, sono dolente di non poter retribuire i molti, che mi prestarono singolari servigi, particolarmente a Mantova, a Venezia ed in Roma e quindi, non potendo dar loro alcun segno di gratitudine, prego Iddio a compensarli colle migliori grazie.

Dovendo poi provvedere alla mie sorelle Rosa, Maria ed Anna, che essendo sempre vissute con me mi servirono senza il più piccolo compenso, le raccomando alla generosità della Santa Sede, perché assegni loro finché vivrà l'ultima, trecento lire mensili. Essendo poveri tutti gli altri miei consanguinei prossimi, prego la Santa Sede di dare Mille lire all'anno, vita natural durante, a mio fratello Angelo Sarto e alle altre mie sorelle Teresa, Antonia e Lucia.

Ai miei diletti Cappellani Mgr. Gio Bressan e Mgr. Giuseppe Pescini saranno consegnate lire diecimila per ognuno e del primo Canonicato che si renderà vacante dopo la mia morte nelle cattedrali di Treviso e di Venezia saranno investiti Mgr. Bressan a Treviso e Mgr. Pescini a Venezia. Al mio vecchio cameriere Giovanni Gornati di Abbiategrasso sarà continuata dalla Santa Sede, per tutta la vita di lui, la pensione di lire sessanta mensili.

Il premio di lire diecimila che sarà pagato dalla Società delle assicurazioni sulla vita, sarà suddiviso in parti eguali tra mio fratello e le mie sorelle.

Sarà spedita una memoria di qualche oggetto sacro alla Chiesa Patriarcale di Venezia, alla Cattedrale di Mantova, e di Treviso, alle Parrocchiali di Riese, Salzano e Tombolo.

Ordino poi (e per questo mi raccomando all'E.mo Sig. Cardinale Raffaele Merry del Val, che mi ha aiutato in tutto con tanto disinteresse, con tanto affetto e al quale prego dal Cielo i meritati compensi e mi raccomando pure ai diletti Monsignori Bressan e Pescini) ordino che la mia salma non sia tocca e imbalsamata. Per questo, contro le consuetudini, non potrà che essere esposta per poche ore, e poi tumulata nei sotterranei di S. Pietro in Vaticano; ma confido ugualmente nei suffragi dei fedeli, che pregheranno pace per la mia anima.

Iddio mi sia propizio e mi accolga nella Sua infinita Misericordia.

Vaticano, 30 dicembre 1909

Pio X

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Il seguente è uno degli ultimi discorsi tenuti da Pio X prima di morire. Fu pronunciato il 28 maggio 1914 in occasione della creazione di alcuni nuovi cardinali - il papa morirà il 20 agosto dello stesso anno -, ed è ritenuto il suo testamento spirituale.


Il grave dolore, provato dopo il Concistoro del 1911 per la perdita di tanti ottimi Cardinali, fu in qualche modo temperato dal conforto d’aver potuto riempire quel vuoto, ascrivendo ieri l’altro al sacro Collegio Voi, o miei Figli diletti.

Le prerogative di pietà, di dottrina e di zelo, che Vi distinguono, e soprattutto la devozione, che professate a questa santa Sede apostolica, mi assicurano che mi sarete di valido aiuto per mantenere intatto il deposito della Fede, per custodire l’ecclesiastica disciplina, e per resistere ai subdoli assalti, a cui è fatta segno la Chiesa, non tanto per parte di aperti nemici, ma specialmente degli stessi suoi figli.

Che se è dovuto all’indomabile fermezza dei nostri padri, alla loro sollecita vigilanza, alla loro gelosa premura, e alla loro delicatezza direi quasi verginale in materia di dottrina il trionfo della Chiesa in tutti i pericoli e in tutti gli assalti mossi contro di essa nel corso dei secoli, forse in nessun tempo fu tanto necessario tener d’occhio questo sacro deposito, affinché ne sia mantenuta l’integrità e la purezza.

Siamo purtroppo in un tempo, in cui con molta facilità si fa buon viso, e si adottano certe idee di conciliazione della Fede con lo spirito moderno, idee, che conducono molto più lontano che non si pensi, non solamente all’affievolimento, ma alla perdita totale della Fede.

Non fa più meraviglia il sentire chi si diletta delle parole assai vaghe di aspirazioni moderne, di forza del progresso e della civiltà, affermando l’esistenza di una coscienza laica, d’una coscienza politica opposta alla coscienza della Chiesa, contro la quale si pretende al diritto e al dovere di reagire, per correggerla e raddrizzarla.

Non è nuovo l’incontrarsi in persone, che mettono fuori dubbi, e incertezze sulle verità e anche affermazioni ostinate sopra errori manifesti, cento volte condannati, e ciò nonostante si persuadono di non essersi mai allontanate dalla Chiesa, perché qualche volta hanno eseguite le pratiche cristiane.

Oh! quanti naviganti, quanti piloti, e, Dio non voglia, quanti capitani facendo fidanza con le novità profane e con la scienza bugiarda del tempo, anziché arrivare al porto, hanno fatto naufragio!

Fra tanti pericoli, in ogni contingenza, non ho mancato di far sentire la mia voce per richiamare gli erranti, per segnalare i danni, e per tracciare ai cattolici la via da seguire. Ma non sempre, nè da tutti fu bene intesa e interpretata la mia parola, quantunque chiara e precisa.

Anzi non pochi, seguendo l’esempio funesto degli avversari, che spargono zizzania nel campo del Signore per portarvi la confusione e il disordine, non si peritarono di darle arbitrarie interpretazioni, attribuendole un significato affatto contrario a quello voluto dal Papa e ritenendo come sanzione il prudente silenzio.

Ed in queste dure condizioni ho proprio bisogno del valido ed efficace concorso dell’opera vostra, o miei Figli diletti, tanto nelle varie diocesi alle quali con la dispensa papale farete ritorno, come nella Curia e nelle Congregazioni Romane, perché per la dignità alla quale siete innalzati, uniti di mente e di cuore al Papa, siate tra i primi difensori della sana dottrina, fra i primi maestri della verità, i banditori dei precisi voleri del Papa.

Predicate a tutti, ma specialmente agli ecclesiastici ed agli altri religiosi, che niente tanto dispiace a Nostro Signore Gesù Cristo e quindi al Suo Vicario, quanto la discordia in fatto di dottrina, perché nelle disunioni e nelle contese Satana mena sempre trionfo, e domina sui redenti.

Per conservare l’unione nella integrità della dottrina, premunite specialmente i sacerdoti dalla frequenza di persone di fede sospetta e dalla lettura di libri e giornali, non dirò pessimi, dai quali rifugge ogni onesto, ma anche di quelli che non siano in tutto approvati dalla Chiesa, perché è micidiale l’aria che si respira, ed è impossibile maneggiare la pece e non restarne inquinati.

Se mai Vi incontraste in coloro che si vantano credenti, devoti al Papa, e vogliono essere cattolici ma avrebbero per massimo insulto l’essere detti clericali, dite solennemente che figli devoti del Papa sono quelli che obbediscono alla sua parola ed in tutto lo seguono, e non coloro, che studiano i mezzi per eluderne gli ordini, o per obbligarlo con insistenze degne di miglior causa ad esenzioni o dispense tanto più dolorose quanto più sono di danno e di scandalo.

Non cessate mai di ripetere che, se il Papa ama ed approva le associazioni cattoliche, che hanno di mira anche il bene materiale, ha sempre inculcato che deve avere in esse la prevalenza il bene morale e religioso, e che al giusto e lodevole intento di migliorare le sorti dell’operaio e del contadino dev’essere sempre unito l’amore della giustizia e l’uso dei mezzi legittimi per mantenere tra le varie classi sociali l’armonia e la pace.

Dite chiaramente che le associazioni miste, le alleanze coi non cattolici per il benessere materiale a certe determinate condizioni sono permesse, ma che il Papa predilige quelle unioni di fedeli, che deposto ogni umano rispetto e chiuse le orecchie ad ogni contraria lusinga o minaccia, si stringono intorno a quella bandiera, che, per quanto combattuta, è la più splendida e gloriosa, perché è la bandiera della Chiesa.

Questo è il campo, o miei Figli diletti, nel quale dovete esercitare la vostra attività ed il vostro zelo. Ma poiché a nulla vale il nostro lavoro se non sia dal Cielo benedetto, preghiamo Nostro Signore Gesù Cristo, che strinse e suggellò col Suo Sangue l’universale fratellanza del genere umano, e raccolse tutti coloro, che erano per credere in Lui come in una sola famiglia, a coordinare per l’opera nostra le intelligenze e le volontà di tutti con tale perfezione di concordia che tutti i figli della Chiesa siano una cosa sola fra di loro come una cosa sono Egli ed il Padre.

Ed in questa speranza, Vi impartisco con effusione di cuore l’Apostolica Benedizione,

28 maggio 1914

Pio X

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