Quando ti sei svegliato questa mattina, ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che ti era accaduto ieri, però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare ancora, mentre correvi in casa per vestirti e sistemarti, sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi "Ciao!"; però eri troppo occupato. Per questo ho acceso il cielo per te, l'ho riempito di colori e di canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti accingevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno, con le molte cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
Al tuo rientro ho visto la stanchezza sul tuo volto ed ho pensato di rinfrescarti un poco facendo cadere una lieve pioggia, perchè questa la portasse via, il mio era un dono, ma tu ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome.
Desideravo tanto che tu mi parlassi... c'era ancora tanto tempo ho pensato.
Dopo hai acceso il televisore, ti ho aspettato pazientemente; mentre guardavi la tv, hai cenato ed immerso nel tuo mondo ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me. Ho notato che eri stanco ed ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho fatto scendere il sole ed al suo posto ho disteso una coperta di stelle ed al centro di questa ho acceso una candela: era uno spettacolo bellissimo, ma tu non ti sei accorto di nulla.
Al momento di dormire, dopo aver augurato la buona notte alla famiglia, ti sei coricato e quasi immediatamente ti sei addormentato. Ho accompagnato i tuoi sogni con musica e dolci pensieri ed i miei angeli hanno vegliato su di te, ma non importa, perchè forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì con te.
Ho più pazienza di quanto t'immagini; mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza tu con gli altri.
Ti amo tanto che attendo tutti i giorni una preghiera. I doni che ti ho dato oggi sono frutto del mio amore per te.
Bene, ti sei svegliato di nuovo ed ancora una volta io sono qui ed aspetto, senza nient'altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un pò di tempo.
Buona Giornata!
Tuo papà Dio
sabato 4 giugno 2011
Amico mio
Ero in cammino verso di Te
ma ti ho visto venire verso di me.
Volevo correre verso di Te
e ho visto Te correre verso me.
Desideravo cercare Te
ma Tu eri già partito alla mia ricerca.
Io pensavo: «Ecco, Ti ho trovato!»
ma mi sono visto trovato da Te.
Volevo dirti: «Ti amo»
ma ho sentito Te che mi dicevi: «Ti voglio bene».
Io volevo scegliere Te
ma Tu avevi già scelto me.
Volevo scrivere a Te
ma mi è arrivato prima il Tuo messaggio.
Desideravo vivere in Te
ma ho scoperto che Tu vivevi in me.
Volevo chiederti perdono
ma mi sono accorto che Tu mi avevi già perdonato.
Volevo offrirti la mia vita
ma ho ricevuto la Tua.
Volevo chiamarti: «Mio Signore»
ma mi sono sentito dire: «Amico mio!».
Anonimo
ma ti ho visto venire verso di me.
Volevo correre verso di Te
e ho visto Te correre verso me.
Desideravo cercare Te
ma Tu eri già partito alla mia ricerca.
Io pensavo: «Ecco, Ti ho trovato!»
ma mi sono visto trovato da Te.
Volevo dirti: «Ti amo»
ma ho sentito Te che mi dicevi: «Ti voglio bene».
Io volevo scegliere Te
ma Tu avevi già scelto me.
Volevo scrivere a Te
ma mi è arrivato prima il Tuo messaggio.
Desideravo vivere in Te
ma ho scoperto che Tu vivevi in me.
Volevo chiederti perdono
ma mi sono accorto che Tu mi avevi già perdonato.
Volevo offrirti la mia vita
ma ho ricevuto la Tua.
Volevo chiamarti: «Mio Signore»
ma mi sono sentito dire: «Amico mio!».
Anonimo
giovedì 2 giugno 2011
I vostri figli
I vostri figli non sono vostri figli:
sono figli e figlie
del desiderio ardente
che la vita ha per se stessa.
ma non da voi.
e benché siano con voi,
non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.
Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersagliosul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che rimane saldo.
Il matrimonio
Voi siete sbocciati insieme
e insieme starete per sempre.
Insieme, quando le bianche ali della morte
disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Vi sia spazio nella vostra unità
e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altra
ma non fatene una prigione d'amore.
Riempitevi a vicenda le coppe
ma non bevete da una coppa sola.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi
ma ognuno di voi sia solo
come son sole le corde del liuto
sebbene vibrino di una musica uguale.
Datevi il cuore
ma l'uno non sia rifugio all'altra
perché soltanto la mano della vita
può contenere i vostri cuori.
E state insieme
ma non troppo vicini
poiché le colonne del tempio sono distanziate
e la quercia e il cipresso
non crescono l'una all'ombra dell'altro.
Khalil Gibran (1883 - 1931), poeta, pittore e filosofo libanese
e insieme starete per sempre.
Insieme, quando le bianche ali della morte
disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Vi sia spazio nella vostra unità
e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altra
ma non fatene una prigione d'amore.
Riempitevi a vicenda le coppe
ma non bevete da una coppa sola.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi
ma ognuno di voi sia solo
come son sole le corde del liuto
sebbene vibrino di una musica uguale.
Datevi il cuore
ma l'uno non sia rifugio all'altra
perché soltanto la mano della vita
può contenere i vostri cuori.
E state insieme
ma non troppo vicini
poiché le colonne del tempio sono distanziate
e la quercia e il cipresso
non crescono l'una all'ombra dell'altro.
Khalil Gibran (1883 - 1931), poeta, pittore e filosofo libanese
mercoledì 1 giugno 2011
Cantico di un anziano
Beati quelli che mi guardano con simpatia.
Beati quelli che comprendono il mio camminare stanco.
Beati quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
Beati quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.
Beati quelli che si interessano della mia lontana giovinezza.
Beati quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti.
Beati quelli che comprendono il mio bisogno d'affetto.
Beati quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.
Beati quelli che si ricordano della mia solitudine.
Beati quelli che mi sono vicini nella sofferenza.
Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita.
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio.
Quando entrerò nella vita senza fine
mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù!
Cristo non ha più mani...
Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe. Durante lo sgombero delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni.
«Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso», propose uno.
Si misero tutti a frugare con pazienza fra le macerie. Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso. Con calma, due soldati tentarono di ricomporre il crocifisso frantumato. Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù. Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare. Mancavano soltanto le mani. Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: “Ich habe keine anderen Hànde als deine”. Cioè: “Ora ho soltanto più le tue mani”.
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.
Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini.
Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sè.
Cristo non ha più forze,
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sè.
Cristo non ha più vangeli,
che essi leggono ancora;
ma ciò che facciamo in parole e in opere
è l’evangelo che lo spirito sta scrivendo.
Il quinto evangelio, Milano 1975
*) La poesia è attribuita anche a Raoul Follereau oppure a un anonimo fiammingo del XV secolo.
Oggi Cristo non ha un corpo in terra se non il tuo,
non ha altre mani se non le tue,
non altri piedi se non i tuoi.
Tuoi sono gli occhi attraverso i quali
Cristo guarda con compassione il mondo.
Tuoi sono i piedi con i quali
Lui può andare per il mondo per fare del bene.
Tue sono le mani con le quali
Lui può benedire la gente adesso.
Christ has no body now but yours;
no hands but yours;
no feet but yours.
Yours are the eyes through which Christ looks with compassion on the world.
Yours are the feet with which He walks to do good.
Yours are the hands with which He blesses all the world.
martedì 31 maggio 2011
10 consigli per ben... litigare!
1. Litigare: tenendo l'altro al centro della propria attenzione.
2. Ascoltarsi: significa cercare di captare le parole e i sentimenti che si trovano dietro le parole. Significa recepire con tutta la propria persona quello che l'altro trasmette e lasciare che questi esprima pienamente, nella massima libertà e sincerità, quello che pensa e sente su un determinato argomento. Significa evitare di intervenire sempre, senza lasciare spazio al partner per dire la sua.
3. Capire bene: il messaggio che viene comunicato, in modo obiettivo, senza prenderlo come una critica o come mancanza di amore e di rispetto.
4. Focalizzare: correttamente il vero problema, ossia determinare con chiarezza qual è il vero nocciolo dell'argomento. Capita di iniziare a discutere o a litigare su una questione e da questa ne derivano in fila tante altre, fino a che non si parla più del primo oggetto del discorso.
5. Non rifarsi al passato: non riportare, cioè, episodi che ormai fanno parte del «museo coniugale». É inutile tirar fuori quello che può essere accaduto prima del matrimonio o prima dell'attuale litigio.
6. Riflettere bene: prima di replicare o lanciare accuse. Spesso la mancanza di riflessione è segno di mancanza di maturità, di poca obiettività e di una certa aggressività. Non si devono formulare accuse fondate solo su intuizioni, sospetti o sentito dire.
7. Dimostrare buona volontà: affermando il proprio desiderio di trovare qualche soluzione per uscire dalla situazione. Ciò significa discutere, cercare insieme ed essere disponibili ad accettare insieme una soluzione non propria. Si può sempre arrivare al compromesso.
8. Elencare le soluzioni e le alternative proposte, esaminarle insieme, non solo in base al sentimento, ed esprimere con sincerità ciò che si pensa a favore o contro questa o quell'altra soluzione. Tenere conto del bene di entrambi come coppia e come famiglia. Occorre per questo una buona dose di saggezza, di umiltà e di sacrificio.
9. Decidere insieme la soluzione: non significa arrendersi, ma cercare il bene migliore per tutti, anche se costa. In mancanza di unanimità, uno dei due deve delegare l'altro con la facoltà di decidere. Si può anche stabilire in quali situazioni deve decidere il marito o la moglie. A volte è necessario ricorrere a una terza persona o a un consultorio per verificarsi insieme.
10. Dimenticare e perdonare: questa deve essere la caratteristica del coniuge cristiano. Dimenticare ciò che è successo significa decidere di chiuderlo nel «museo coniugale» senza più tirarlo fuori. Perdonare con tutto il cuore, perché ci sono state e ci saranno ancora situazioni in cui anche noi possiamo sbagliare. Non rifiutare né di dare né di ricevere perdono.
2. Ascoltarsi: significa cercare di captare le parole e i sentimenti che si trovano dietro le parole. Significa recepire con tutta la propria persona quello che l'altro trasmette e lasciare che questi esprima pienamente, nella massima libertà e sincerità, quello che pensa e sente su un determinato argomento. Significa evitare di intervenire sempre, senza lasciare spazio al partner per dire la sua.
3. Capire bene: il messaggio che viene comunicato, in modo obiettivo, senza prenderlo come una critica o come mancanza di amore e di rispetto.
4. Focalizzare: correttamente il vero problema, ossia determinare con chiarezza qual è il vero nocciolo dell'argomento. Capita di iniziare a discutere o a litigare su una questione e da questa ne derivano in fila tante altre, fino a che non si parla più del primo oggetto del discorso.
5. Non rifarsi al passato: non riportare, cioè, episodi che ormai fanno parte del «museo coniugale». É inutile tirar fuori quello che può essere accaduto prima del matrimonio o prima dell'attuale litigio.
6. Riflettere bene: prima di replicare o lanciare accuse. Spesso la mancanza di riflessione è segno di mancanza di maturità, di poca obiettività e di una certa aggressività. Non si devono formulare accuse fondate solo su intuizioni, sospetti o sentito dire.
7. Dimostrare buona volontà: affermando il proprio desiderio di trovare qualche soluzione per uscire dalla situazione. Ciò significa discutere, cercare insieme ed essere disponibili ad accettare insieme una soluzione non propria. Si può sempre arrivare al compromesso.
8. Elencare le soluzioni e le alternative proposte, esaminarle insieme, non solo in base al sentimento, ed esprimere con sincerità ciò che si pensa a favore o contro questa o quell'altra soluzione. Tenere conto del bene di entrambi come coppia e come famiglia. Occorre per questo una buona dose di saggezza, di umiltà e di sacrificio.
9. Decidere insieme la soluzione: non significa arrendersi, ma cercare il bene migliore per tutti, anche se costa. In mancanza di unanimità, uno dei due deve delegare l'altro con la facoltà di decidere. Si può anche stabilire in quali situazioni deve decidere il marito o la moglie. A volte è necessario ricorrere a una terza persona o a un consultorio per verificarsi insieme.
10. Dimenticare e perdonare: questa deve essere la caratteristica del coniuge cristiano. Dimenticare ciò che è successo significa decidere di chiuderlo nel «museo coniugale» senza più tirarlo fuori. Perdonare con tutto il cuore, perché ci sono state e ci saranno ancora situazioni in cui anche noi possiamo sbagliare. Non rifiutare né di dare né di ricevere perdono.
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