1 “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)
È il momento del supremo passaggio. Voglio che sia il più alto atto di fede.
2 “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15,20).
Spero che con lo stesso amore paterno e misericordioso accoglierai anche me.
3 “Vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi!’. Ed egli si alzò e lo seguì” (Mt 9,9).
Ero ancora ragazzo. La tua chiamata, Gesù, mi raggiunse.
Dissi di sì. Non me ne sono mai pentito. Ho sempre ringraziato. A maggior ragione adesso, alla fine del cammino.
4 “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19).
Questo ‘andare’ è ciò che ho vissuto come prete e come vescovo. Mi hai dato il ‘centuplo’. Ben poche ‘persecuzioni’. Spero nella vita eterna. Dovevo interpretarmi come padre e anche come madre. Era importante avere fuoco nel cuore; avere una parola luminosa sulle labbra; avere uno sguardo profetico. Lo chiedeva Paolo VI, dal quale sono stato consacrato presbitero.
5 “Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio” (At 20,24).
Riconosco che l’esercizio del ministero – dovunque l’ho svolto – è stato il luogo della mia santità. Per la verità, non ve ne era un altro. Si trattava (e si tratta ancora) di valorizzare questo. Ma vedo chiaramente di dover chiedere perdono soprattutto dei peccati di omissione, del bene non fatto, delle occasioni perdute.
6 “E ora vi affido – disse Paolo ai presbiteri di Efeso radunati a Mileto – a Dio e alla parola della sua grazia” (At 20,32).
Queste parole mi fanno pensare alle presenze che, lungo la vita, ci “custodiscono” nella fede e nella vocazione particolare che abbiamo ricevuto.
È la presenza del Signore Dio che mi ha sempre custodito (cfr Gn 28,20; Sal 22); è l’ascolto della sua Parola; è la celebrazione dell’Eucaristia; è l’amicizia con i santi; sono le relazioni sane e robuste con persone che vivono secondo il Vangelo e che il Signore ci fa incontrare in questa o quella fase della nostra vita. Sì, devo molto agli angeli custodi: a quelli invisibili, a quelli visibili. A mia volta, dovevo essere un angelo per l’accompagnamento, come Raffaele; l’angelo per l’annuncio, come Gabriele; l’angelo per la lotta spirituale, come Michele. Certo, potevo fare di più, molto di più.
7 “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Tu hai detto: “Rimanete in me e io in voi. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto”(Gv 15,4).
Sì, Signore, dammi la grazia di rimanere in te.
Tu hai detto: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” (Gv 16,28).
La tua intimità, Gesù, sia anche la mia.
Tu hai detto: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà di se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,14).
Ho bisogno, caro Gesù, di tutti i doni dello Spirito Santo. In particolare di quello della sapienza e della fortezza.
Tu hai detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)
Fa’, o Gesù, che non invecchi mai.
In questo modo darò bellezza ad ogni giorno e ad ogni incontro.
Madre di Cristo e madre nostra, mi affido a te.
6 settembre 2014
Renato Corti (1936 – 2020), cardinale e vescovo cattolico italiano