mercoledì 1 giugno 2011

Cristo non ha più mani...

Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe. Durante lo sgombero delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni.
«Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso», propose uno. 
Si misero tutti a frugare con pazienza fra le macerie. Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso. Con calma, due soldati tentarono di ricomporre il crocifisso frantumato. Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù.  Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare. Mancavano soltanto le mani. Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: “Ich habe keine anderen Hànde als deine”. Cioè: “Ora ho soltanto più le tue mani”.

Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.

Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini.

Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sè.

Cristo non ha più forze,
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sè.

Cristo non ha più vangeli,
che essi leggono ancora;

ma ciò che facciamo in parole e in opere
è l’evangelo che lo spirito sta scrivendo.

Il quinto evangelio, Milano 1975
Mario Pomilio (1921 - 1990), scrittore, giornalista e politico italiano

*) La poesia è attribuita anche a Raoul Follereau oppure a un anonimo fiammingo del XV secolo.



Oggi Cristo non ha un corpo in terra se non il tuo, 
non ha altre mani se non le tue, 
non altri piedi se non i tuoi. 
Tuoi sono gli occhi attraverso i quali 
Cristo guarda con compassione il mondo. 
Tuoi sono i piedi con i quali 
Lui può andare per il mondo per fare del bene. 
Tue sono le mani con le quali 
Lui può benedire la gente adesso.


Christ has no body now but yours;
no hands but yours;
no feet but yours.
Yours are the eyes through which Christ looks with compassion on the world.
Yours are the feet with which He walks to do good.
Yours are the hands with which He blesses all the world.


martedì 31 maggio 2011

10 consigli per ben... litigare!

1. Litigare: tenendo l'altro al centro della propria attenzione.

2. Ascoltarsi: significa cercare di captare le parole e i sentimenti che si trovano dietro le parole. Significa recepire con tutta la propria persona quello che l'altro trasmette e lasciare che questi esprima pienamente, nella massima libertà e sincerità, quello che pensa e sente su un determinato argomento. Significa evitare di intervenire sempre, senza lasciare spazio al partner per dire la sua.

3. Capire bene: il messaggio che viene comunicato, in modo obiettivo, senza prenderlo come una critica o come mancanza di amore e di rispetto.

4. Focalizzare: correttamente il vero problema, ossia determinare con chiarezza qual è il vero nocciolo dell'argomento. Capita di iniziare a discutere o a litigare su una questione e da questa ne derivano in fila tante altre, fino a che non si parla più del primo oggetto del discorso.

5. Non rifarsi al passato: non riportare, cioè, episodi che ormai fanno parte del «museo coniugale». É inutile tirar fuori quello che può essere accaduto prima del matrimonio o prima dell'attuale litigio.

6. Riflettere bene: prima di replicare o lanciare accuse. Spesso la mancanza di riflessione è segno di mancanza di maturità, di poca obiettività e di una certa aggressività. Non si devono formulare accuse fondate solo su intuizioni, sospetti o sentito dire.

7. Dimostrare buona volontà: affermando il proprio desiderio di trovare qualche soluzione per uscire dalla situazione. Ciò significa discutere, cercare insieme ed essere disponibili ad accettare insieme una soluzione non propria. Si può sempre arrivare al compromesso.

8. Elencare le soluzioni e le alternative proposte, esaminarle insieme, non solo in base al sentimento, ed esprimere con sincerità ciò che si pensa a favore o contro questa o quell'altra soluzione. Tenere conto del bene di entrambi come coppia e come famiglia. Occorre per questo una buona dose di saggezza, di umiltà e di sacrificio.

9. Decidere insieme la soluzione: non significa arrendersi, ma cercare il bene migliore per tutti, anche se costa. In mancanza di unanimità, uno dei due deve delegare l'altro con la facoltà di decidere. Si può anche stabilire in quali situazioni deve decidere il marito o la moglie. A volte è necessario ricorrere a una terza persona o a un consultorio per verificarsi insieme.

10. Dimenticare e perdonare: questa deve essere la caratteristica del coniuge cristiano. Dimenticare ciò che è successo significa decidere di chiuderlo nel «museo coniugale» senza più tirarlo fuori. Perdonare con tutto il cuore, perché ci sono state e ci saranno ancora situazioni in cui anche noi possiamo sbagliare. Non rifiutare né di dare né di ricevere perdono.

sabato 30 aprile 2011

La terra


La terra è benigna, mite, indulgente,
ed alle richiedenze dei mortali serva continua;
quante cose, costretta, produce,
quante altre spontaneamente distrugge,
quanti profumi, sapori, succhi, sensi e colori ci offre!
Con quanta onestà ci rende i tesori che a lei affidiamo!
Quante cose per utile nostro essa alimenta.

Gaio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio (23 - 79), naturalista e scrittore romano

mercoledì 27 aprile 2011

Ogni giorno è Pasqua

Vide e credette

Il sabato è passato; sono finiti i giorni degli uomini. Ecco un nuovo giorno. È vero, inizia in maniera triste, come spesso triste è la nostra vita. È un’alba triste, presso un sepolcro. La tomba di Gesù non è una tomba speciale, è una tomba allineata tra le altre tombe di uomini e di donne. Semmai c’è una tristezza in più: in quella tomba non è finito solo il corpo di un amico, è finita la speranza di un regno nuovo che aveva infiammato quel gruppetto di uomini che Gesù si era portato dietro sin dalla Galilea. Se il mondo avesse il coraggio di fermarsi presso le tombe! Sentirebbe nel proprio petto come un nodo di angoscia, un senso di paura, di fronte alla morte della vita, della speranza, del futuro. I cimiteri? Non solo. Ci sono oggi paesi divenuti come grandi tombe, cimiteri di vittime spesso innocenti, per l’oppressione, la violenza, la guerra. Davanti a questo panorama di morte, molti uomini fuggono, come fecero anche i discepoli di Gesù. Solo tre donne, scrive il Vangelo di Marco, si fermano. La prima, Maria di Magdala, è una donna particolare: è stata guarita da sette demoni. L’altra Maria è la madre di Giacomo, e poi Salome. Sono tre povere donne galilee, venute a Gerusalemme dietro a Gesù. Ora, smarrite e sballottate dopo le tristi vicende occorse al loro maestro, non sanno fare altro che recarsi al sepolcro. All’alba erano già lì, preoccupate per come entrare nel sepolcro. Lo chiudeva una pietra pesante, come sono pesanti le pietre che schiacciano la vita dei deboli. Ma, appena giunte, videro che la pietra era stata rotolata via, e videro un angelo, avvolto in bianche vesti, seduto sulla destra. Ebbero paura, ma l’angelo proclamò il Vangelo della resurrezione: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui”.

È la prima Pasqua: ed è per una piccola comunità di tre sole povere donne, straniere e disprezzate. Ancora una volta si compie quello che Gesù aveva detto: “Ai poveri è predicata la buona novella, e beato chi non si scandalizza di me”. È la prima Pasqua. Ma anche se è per tre sole povere donne, non è un fatto privato; è per tutti i discepoli: “Ora andate, e dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea”. E di lì i discepoli avrebbero dovuto annunciare la resurrezione a tutti gli uomini sino ai confini della terra. La resurrezione è un annuncio che scuote l’intera vita degli uomini. La scuote da capo a fondo per ridarle un nuovo volto, rimuove le pietre pesanti che gravano sui cuori degli uomini per renderli liberi, illumina il buio che grava sulla vita per manifestare il chiarore della misericordia. Chi risorge è il crocifisso. Quel morto in croce è ora rivestito della potenza di Dio. E la croce che appariva come l’impotenza, è diventata la potenza di Dio nel mondo. Piuttosto frequentemente nella tradizione iconografica delle Chiese d’Oriente la croce porta da un lato Gesù crocifisso e dall’altro Gesù risorto. Nelle apparizioni è il crocifisso che appare risorto, per manifestare la forza del suo amore per noi: come era stato crocifisso per noi, così viene risuscitato per noi.

È questo l’annuncio che quelle donne ricevono dall’angelo, e che provoca gioia grande e assieme timore. Gioia perché intuiscono che Gesù potrà restare con loro, ma anche timore per trovarsi immerse nel giorno di Dio. Esse fuggirono via dal sepolcro. Non restarono ferme là dov’erano. Una fretta entrò dentro di loro. Sì, non si può indugiare davanti all’annuncio della resurrezione. C’è fretta; fretta di annunciare la liberazione ai prigionieri del male, a chi è sepolto dalla cattiveria, a chi è schiavo dell’orgoglio e dell’odio, a chi è schiacciato dalla fame e dalla guerra. Anche tre povere donne possono fare molto. Proprio loro, disprezzate e per nulla considerate, furono le prime inviate per annunciare il Vangelo. E i discepoli debbono andare in Galilea, nell’estrema periferia di Israele, ai confini, dove inizia la regione dei pagani: qui incontreranno il Signore risorto e di qui partiranno per le vie del mondo. La Galilea è l’immensa periferia povera del mondo che attende l’annuncio di una speranza; ma forse è anche il cuore di ognuno di noi che aspetta di vedere il Signore. “Cristo è risorto, veramente è risorto!”.

Commento al Vangelo di Gv 20,1-9

Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo italiano

martedì 29 marzo 2011

Aforismi Lavoro

Per uccidere un uomo non serve sparargli, basta togliergli il lavoro. (Enzo Biagi)

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista. (San Francesco D’Assisi)

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. (Aristotele)

martedì 8 marzo 2011

Aforismi Donna - 1

Proverbi sulle donne

Abbi donna di te minore, se vuoi essere signore.
Acqua, fumo e mala femmina cacciano la gente di casa.
A donna di gran bellezza dagli poca larghezza.
A donna imbellettata voltagli le spalle.
A giovane assennato, la donna a lato.
Amor, dispetto, rabbia e gelosia, sul cuor della donna han signoria.
Astuzia di donne le vince tutte.
Bella donna, cattiva testa.
Camera adorna, donna savia.
Casa mia, donna mia, pane e aglio vita mia.
Chi bella donna vuol parere, la pelle del viso gli convien dolere.
Chi di una donna brutta s’innamora, lieto con essa invecchia e l’ama ancora.
Chi dice donna dice danno.
Chi donne pratica, giudizio perde.
Chi ha bella donna e castello in frontiera, non ha mai pace in lettiera.
Chi ha cattiva donna, ha il purgatorio per vicino.
Chi piglia l’anguilla per la coda e la donna per la parola, può dire di non tener nulla.
Chi vuol vivere e star sano, dalle donne stia lontano.
Con la pietra si prova l’oro, con l’oro la donna e con la donna l’uomo.
Da una mucca a una donna ci corre un par di corna.
Dal mare sale e dalla donna male.
Dì a una donna che è bella, e il diavolo glielo ripeterà dieci volte.
Di buone armi è armato, chi da buona donna è amato.
Dio ti guardi da donna due volte maritata.
Di una donna il più nobile ornamento, è modestia di volto e portamento.
Donna adorna, tardi esce e tardi torna.
Donna baffuta è sempre piaciuta.
Donna brunetta, di natura netta.
Donna buona vale una corona.
Donna che dona di rado è buona.
Donna che ha molti amici, ha molte lingue mordaci.
Donna che per amor si piglia, si tenga in briglia.
Donna che regge all’oro, val piu d’un gran tesoro
Donna che sa il latino è rara cosa, ma guardati dal prenderla in sposa.
Donna che ti stringe e le braccia al collo ti cinge, poco t’ama e molto finge, e nel fine ti abbrucia e tinge.
Donna ciarliera parla di tutti, e tutti parlano di lei.
Donna di monte, cavalier di corte.
Donna e fuoco, toccali poco.
Donna e luna oggi serena, domani bruna.
Donna, padella e lume sono gran consumo.
Donna pregata nega, trascurata prega.
Donna savia e bella è preziosa anche in gonnella.
Donne e sardine son buone piccoline.
Donne e uomini gelosi, son pericolosi.
Donna e vino, ubriaca il grande e il piccolino.
Donne, asini e noci vogliono le mani atroci.
Donna in treccia, cavallo in cavezza.
Donna io conosco, ch’è una santa a messa e che in casa un’orribil diavolessa.
Donna iraconda, mare senza sponda.
Donna oziosa, non può esser virtuosa.
Donna, padella e lume, sono gran consumo.
Donna prudente, gioia eccellente.
Donna savia e bella è preziosa anche in gonnella.
Donna si lagna, donna si duole, donna s’ammala quando lo vuole.
Donna specchiante, poco filante.
Donna vecchia, donna proverbiosa.
Donne e buoi dei paesi tuoi.
Donne e oche tienne poche.
Donne e motori: gioie e dolori.
Donne e sardine, son buone piccoline.
Donne, danno, fanno gli uomini e li disfanno.
Donne per casa, una in figura e una in pittura.
Dove la donna domina e governa ivi sovente la pace non sverna.
Dove son donne innamorate morte, è inutile serrar finestre e porte.
Donna specchiante, poco filante.
Donne e oche tienine poche.
Donne danno, fanno gli uomini e li disfanno.
Dove donna domina, tutto si contamina.
Due donne e un’oca fanno un mercato.
É piú facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio.
Fiume, grondaia e donna parlatora mandan l’uomo di casa fuora.
Gli uomini fanno la roba, e le donne la conservano.
Gli uomini hanno gli anni che sentono, le donne quelli che dimostrano.
Il sacco l’uomo lo empie e la donna l’attacca.
In Roma più vale la cortigiana che la donna romana.
La bella donna è un bel cipresso.
La donna alla finestra, la gatta alla minestra.
La donna è come la castagna; bella di fuori, e dentro è la magagna.
La donna è come l’appetito, va contentata a tempo.
La donna ha oggi la maschia fattezza e l’uomo della donna ha la mollezza.
La donna ha più capricci che ricci.
La donna, il fuoco e il mare fanno l’uom pericolare.
La donna ne sa un punto più del diavolo.
La donna oziosa non può essere virtuosa.
La donna, per piccola che sia, vince il diavolo in furberia.
La donna raramente è bella ed onesta.
La donna sa dove nasce e non sa dove muore.
La donna troppo vista è di facile conquista.
La gatta ha sette vite, e la donna sette più.
Lagrime di donne, fontana di malizia.
La pazienza è dei frati, e delle donne che han gli uomini matti.
La pecunia, se la sai usare, è ancella; se no, è donna.
Le buone donne non hanno né occhi né orecchi.
Le donne dicono sempre il vero; ma non lo dicono tutto intero.
Le donne e le ciliege son colorite per lor proprio danno.
Le donne hanno quattro malattie all’anno, e tre mesi dura ogni malanno.
Le donne hanno sette spiriti in corpo.
Le donne per parer belle si fanno brutte.
Le donne, quando son ragazze, han sette mani e una lingua sola; e quando son maritate, han sette lingue e una mano sola.
Le donne s’attaccano sempre al peggio.
Le donne sono sante in chiesa, angeli in strada, diavole in casa, civette alla finestra e gazze alla porta.
Le donne sono una certa mercanzia da non le tener troppo in casa.
Le donne tacciono quello che non sanno.
Le ragazze sono d’oro, le sposate d’argento, le vedove di rame e le vecchie di latta.
Malanno e donna senza ragione, si trovano in ogni luogo e in ogni stagione.
Matta è la donna che nell’uomo crede, che ne’ calzoni si porta la fede.
Mentre le belle si guardano, le brutte si sposano.
Né donna né tela a lume di candela.
Né lettere né doni rifiutan le donne.
Non c’è sabato senza sole, nè donna senza amore.
Non v’è sabato senza sole, non v’è donna senza amore, né domenica senza sapore, né vecchio senza dolore.
Non vinse mai donna per la sua fortezza, vinse sempre per nostra debolezza.
Omo da vino, dieci per un duino; donna da vino, cento per duino.
Per amore anche una donna onesta può perdere la testa.
Piglia casa con focolare, e donna che sappia filare.
Più facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio.
Più vale una savia donna filando, che cento triste vegliando.
Povera la donna che si pente d’essere stata buona.
Quando la donna folleggia, la fante danneggia.
Quel che alla donna ogni segreto fida, ne vien col tempo a far pubbliche grida.
Se la donna di gran beltade non ha angelica onestade, non gli far veder le strade.
Se le donne fossero d’oro, non varrebbero una lira.
Spesso l’uomo ingannato si trova che piglia donna a vista e non a prova.
Tempo, vento, signor, donna, fortuna, voltano e tornan come fa la luna.
Tre cose fan l’uomo accorto, lite, donna e porto.
Tre cose non si possono tener nascoste, donne in casa, fusi in sacco e paglia nelle scarpe.
Tre cose son facili a credere, uomo morto, donna gravida e nave rotta.
Tre donne fanno un mercato e quattro una fiera.
Una buona donna in casa è la miglior cassa di risparmio.
Una casa senza donna è come una lanterna senza lume.
Un uomo di paglia vuole una donna d’oro.
Uomo che ha voce di donna, e donna che ha voce d’uomo, guardatene.
Uomo e donna in stretto loco, secca paglia appresso al foco.
Vuoi tu farti creder donna beata, parla di tua cognata.

domenica 6 marzo 2011

Aiutare ad essere

Nell'altro non si entra
come in una fortezza,
ma come si entra in un bosco
in una bella giornata di sole.

Bisogna che sia
una entrata affettuosa
per chi entra
come per chi lascia entrare,
da pari a pari, rispettosamente,
fraternamente.

Si entra in una persona
non per prenderne possesso,
ma come ospite,
con riguardo, con ammirazione,
venerazione:
non per spossessarlo,
ma per tenergli compagnia,
per aiutarlo
a meglio conoscersi,
per dargli consapevolezza
di forze ancora inesplorate,
per dargli una mano
a compiersi
a essere se stesso.

da "Della Tolleranza"

Don Primo Mazzolari (1890 - 1959), prete, scrittore e partigiano italiano