giovedì 20 dicembre 2012

Natale al fronte



Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido e c'era tanta neve. I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche, perché il nemico era lì davanti a loro. Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «E’ nato!».
«Eh?» fece un altro senza afferrare l'allusione. «Deve essere la mezzanotte passata perbacco. La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa».
Un altro compagno osservò: «Guardate là, c'è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l'elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un cantuccio. Il caporale rimase all'entrata e voltò le spalle all'interno con fare superiore: ma era perché aveva gli occhi pieni di lacrime. Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po' di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese il fazzoletto nell'elmetto del compagno e vi depose il Gesù bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve. Il caporale trascurando ogni prudenza tolse di tasca un mozzicone di candela, l'accese e la pose vicino all'insolita culla. Poi sottovoce uno cominciò a recitare: "Padre nostro che sei nei cieli...". Tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male. Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l'atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse: «Fröhliche Weihnachten» (Buon Natale). Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all'imboccatura della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi la voce ripeté con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po' di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare «Stille Nacht», la bella melodia natalizia che tutti conoscevano. Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse. Poi quando si spense l'ultima nota del canto il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano che l'altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo averla baciata la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera. Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di quel gelido Natale di guerra.

lunedì 26 novembre 2012





Se hai paura di perdere il tuo decoro, se temi per la tua onorabilità e non vuoi sporcarti... rinuncia subito a tenere dietro a Cristo.
La Samaritana, 1943
Don Primo Mazzolari (1890 - 1959), prete, scrittore e partigiano italiano

sabato 27 ottobre 2012

Siamo come Adamo ed Eva



“È difficile dirlo. Cercherò di spiegarmi. Ma è stra­no che debba esser io [Lara], una donna qualunque, a spie­gare a te, così intelligente, che cosa succede nella vita in genere, nella vita russa, e perché crollano le famiglie, la mia come la tua! Ah, non si tratta delle persone, dell’affinità o meno dei caratteri, di amore o di disamore; ma tutto ciò che è costruito e organizzato, tutto ciò che si riferisce al costume, ai rapporti e all'ordine umano, tutto è andato in frantumi col rivolgimento dell'intera società e col suo riassetto. Tutto quello che apparteneva alla vita quotidiana è stato travolto e distrutto. È rima­sta soltanto la forza primitiva, non legata alla vita d'o­gni giorno, di una nuda esistenza spirituale ormai com­pletamente spoglia, per la quale nulla è mutato, perché in tutti i tempi essa ha sentito freddo, ha tremato e si è protesa verso un'altra esistenza, quella che le stava più vicino, altrettanto spoglia e sola. Tu ed io siamo come i due primi uomini, Adamo ed Eva, i quali non avevano nulla da coprirsi al principio del mondo: ora, alla sua fine, siamo egualmente spogli e senza tetto. Noi due siamo l'ultimo ricordo di ciò che è stato creato al mondo di incommensurabilmente grande nelle molte migliaia di anni intercorse fra loro e noi. In virtù di tali prodigi scomparsi noi respiriamo e amiamo, e piangiamo, e ci attacchiamo l'uno all'altra, stringendoci”.

Il dottor Živago, Milano, Feltrinelli ed., 1959, p. 525

Boris Leonidovič Pasternak (1890 - 1960), poeta e scrittore russo

domenica 14 ottobre 2012

Quello che va in giro torna


Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.
Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d'aiuto venire da una palude vicina.
Immediatamente, lasciò i propri attrezzi e corse alla palude. Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c'era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.
Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.
Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato: "Vorrei ripagarvi - gli disse il gentiluomo - avete salvato la vita di mio figlio".
"Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto" replicò il contadino rifiutando l'offerta.
In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
"É vostro figlio?" chiese il gentiluomo.
"Si" rispose il padre orgoglioso.
"Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c'é dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi".
E così accadde. Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell'epoca, si laureò presso la scuola medica dell'ospedale St. Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite. Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita. Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.
Qualcuno una volta ha detto: quello che va in giro torna.

martedì 2 ottobre 2012



Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.

Albert Einstein (1879 – 1955), fisico e filosofo tedesco

giovedì 27 settembre 2012

Il signor Keuner e l'esistenza di Dio


Un tale chiese al signor Keuner se esiste un Dio. Il signor Keuner rispose: "Ti consiglio di riflettere se la tua condotta cambierebbe a seconda della risposta. Se non dovesse cambiare potremmo lasciar cadere la domanda. Se invece cambiasse potrei almeno aiutarti se non altro dicendoti che hai già deciso: tu hai bisogno di un Dio".
da Storie del signor Keuner, Einaudi, 2008, pag. 54

Bertholt Brecht (1898 - 1956), drammaturgo, poeta e regista tedesco