lunedì 19 gennaio 2026

Sono Gesù, per favore non chiamatemi Babbo Natale!

Gentili telespettatori, 

io sono l’uomo che oggi compie duemila e tre anni. Sì, avete capito bene quello che vi hanno detto le annunciatrici delle varie reti televisive: sono Gesù, figlio di un falegname Giuseppe e di Maria, una casalinga di Nazareth. Finora non ero mai comparso in televisione; ma, come si dice nel vostro Paese, "c’è sempre una prima volta"! Dovevo partecipare ad una trasmissione che si intitola "Porta a Porta", con l’attrice Valeria Marini, lo psichiatra Crepet, il cardinale Tonini, il cantante Adriano Celentano e non so chi altri…

Quando si è sparsa la notizia, però, è successo un putiferio. I direttori delle varie reti televisive, sia pubbliche che private, hanno cominciato a dire che "Gesù è di tutti!" e che non era giusto che io privilegiassi una sola rete con la mia presenza. Ho ricevuto un mucchio di telefonate. Per farla breve, eccomi qua: in prima serata – oh, scusate, in prima mattinata! - a reti unificate. Quando sono arrivato nello studio televisivo sono incominciati tutti i guai: innanzitutto volevano vestirmi da Babbo Natale: e ho dovuto spiegargli che Babbo Natale l’ha inventato la Coca-Cola nella prima metà del secolo scorso e che non ha niente a che fare con me. È la più grande invenzione pubblicitaria di tutti i secoli. Poi volevano mettermi vicino ad una montagna di regali, dicevano: "Natale è la festa dei regali" e ho dovuto spiegargli che non ho mai regalato nulla a nessuno, nei miei duemila e tre compleanni. Per i regali c’era San Nicola che si festeggia il 6 dicembre. Volevano che mi sedessi davanti ad una tavola imbandita e lì ho proprio perso la pazienza. Mi sono messo a gridare che l’abitudine di mangiare a crepapelle in questi giorni esisteva già prima che io nascessi e che corrisponde ad una festa pagana. I romani la chiamavano "Saturnali". Ho minacciato di andarmene e tutti lì a trattenermi: "Ma no, figuriamoci, ci mancherebbe altro". Tra loro però dicevano: "Non possiamo farlo parlare così, a ruota libera. Bisogna essere sicuri che non dica nulla di sconveniente. Bisogna scrivergli un testo e che lo legga". C’erano direttori di rete e anche politici. Mi sembrava di essere ritornato a Gerusalemme, nel palazzo di Ponzio Pilato. Uno di quegli ipocriti mi ha chiesto cosa pensassi della guerra tra israeliani e palestinesi e come era possibile farla cessare. Quella domanda mi ha lasciato interdetto: io, Gesù, sono più ebreo o più palestinese? Ho detto: "Bisogna dare agli israeliani ciò che è degli israeliani e ai palestinesi ciò che è dei palestinesi". Nessuno di quelli che erano lì mi è sembrato entusiasta di quella risposta. Mi hanno chiesto cosa ne pensassi della guerra in IRAQ, di Saddam Hussein in prigione e Bin Laden ancora latitante, del terrorismo, dell’economia mondiale e del caro euro, del conflitto di interessi, della crisi della Parmalat e dell’ultima sconfitta dell’Inter… . Così ho cominciato a dire la mia su chi predica e semina violenza e morte in nome di Dio o di chissà quali principi o interessi economici… su chi inquina e sperpera le risorse mondiali come se fosse l’unico padrone del mondo… su chi compie ingiustizie e calpesta i diritti degli altri, coprendo il più possibile il tutto con una imbiancata di perbenismo e falsa legalità… su chi si chiude in se stesso nel proprio egoismo… Da quel momento, tutti hanno cominciato a guardarmi come un demente - ed erano le stesse persone che ora stanno dall’altra parte della telecamera! - e mi fanno segno con le dita di "tagliare". 

Poi si è avvicinato un tipo, ancora più viscido degli altri e mi ha chiesto se era vero ciò che si diceva in giro, che i redattori di "Porta a Porta" avevano avuto serie difficoltà a trovarmi, prima della trasmissione: pensavano che, scendendo dalle stelle, stessi ad aspettarli in un presepe… eppure avevo mandato in anticipo il mio biglietto da visita: mi sarei trovato in uno dei tanti presepi della terra …ma senza lucine colorate o fiumi di carta stagnola: mi trovavo vicino a quell’emarginato che dorme in auto o a quei barboni fra i cartoni di un corridoio della metropolitana… fra i bambini di quella famiglia che sta per sfasciarsi… in casa di quel nonno rimasto solo o di quella signora alcolizzata… mi trovavo vicino ai giovani che credono che la vita sia o debba essere solo divertimento e sballo; ero, nel parco, con dei ragazzi incompresi e stanchi che per reagire alla noia si impegnavano a rendere il quartiere ancora più invivibile e desolato… ok, mi fermo, c’è il regista che fa ampi gesti per chiudere, ma potete immaginare in quanti altri luoghi potrei ancora trovarmi…  ed anche in quanti altri luoghi – sicuramente – non riuscirete a trovarmi perché, per me e per i miei cari proprio lì non c’è posto, così come non c’era posto nelle locande di Betlemme… e tutto perché …perché il mondo, così com’è non mi sta bene. In questo mondo mi sento straniero. C’è troppo odio. Troppe guerre. Troppo egoismo. 

Devo smettere? Sì, ho quasi finito. 

Come potrei farvi gli auguri senza spiegarvi che anche la parola Natale alle volte mi sembra una parolaccia? Mi fanno segno che il mio tempo è finito. 

Però voi sì, avete capito cosa intendevo comunicare, quando sono nato duemila e tre anni fa, e cosa vorrei dire ancora oggi… 

Buon Natale!

Il Corriere della sera, 2003

Sebastiano Vassalli (1941 - 2015), giornalista italiano

Il catino di acqua sporca

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca. 

Girare il mondo con quel recipiente 

e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio 

e curvarmi giù in basso, 

non alzando mai la testa oltre il polpaccio,

per non distinguere i nemici dagli amici, 

e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, 

del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, 

di quel compagno per cui non prego mai, 

in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio,  

il tuo amore.


Madeleine Delbrel


sabato 10 gennaio 2026

La casa di mio padre è in fiamme!

Un uomo decise di macellare un grosso vitello. Accese la griglia e disse alla figlia: "Figlia, vai a chiamare parenti, amici e vicini perché si uniscano a noi... Dobbiamo festeggiare!".

La figlia uscì in strada e gridò: "Aiutatemi, per favore! La casa di mio padre è in fiamme!".

Dopo un po', solo poche persone uscirono per offrire il proprio aiuto, mentre molte altre ffecero finta di non aver sentito nulla. Chi vi andò restò, mangiando e si godendo il pranzo fino a tardi.

Il padre, confuso, si guardò intorno e disse alla figlia: "Non conosco la maggior parte di queste persone. Alcune non le ho mai viste prima. Dove sono i nostri amici, la nostra famiglia e i nostri vicini?".

La figlia rispose con calma: "Quelle persone non sono venute per una festa. Sono venute perché pensavano che fossimo nei guai. Queste sono le persone a cui teniamo. Sono quelle che meritano di festeggiare con noi".


Coloro che non si presentano quando sei in difficoltà non meritano di stare con te quando hai successo.

Aforismi Viaggio

Il viaggio più lungo è quello che ci conduce dentro di noi. (anonimo)

Viaggiatore in aereo: uno che si sente sollevato quando l'aereo tocca terra.

Le monde est un livre dont chaque pas nous ouvre une page / Il mondo è un libro del quale ogni passo ci apre una pagina. (Alphonse de Lamartine)

L'uomo ha un bel guardare ed abbracciare lo spazio; la natura intera non si compone per lui che di due o tre punti sensibili, ai quali tutta la sua anima converge. Togliete dalla vita il cuore che vi ama: che cosa vi resta? Ugualmente avviene della natura. Cancellate il luogo e la casa che i vostri pensieri cercano e che i vostri ricordi popolano, non scorgereste più che un vuoto immenso in cui lo sguardo s'immerge senza trovar né fondo né riposo. Come si può stupire, dopo ciò, che le scene più sublimi della creazione siano contemplate con occhi ben diversi dai viaggiatori? Gli è che ciascuno porta con sé il suo punto di vista. Una nube sull'anima vela e scolora più di una nube sull'orizzonte. Lo spettacolo è nello spettatore. Io lo provai. (Alphonse de Lamartine, Graziella, p. 111-112)

Un esploratore cieco attraversò un territorio popolato da sordomuti, e lo ritenne disabitato. (Guido Clericetti) 

Se non sai dove vai, finisci da un'altra parte. (Lawrence Peter) 

L'uomo che trova dolce la sua terra non è che un tenero principiante; 
colui per il quale ogni terra è come la propria è già un uomo forte; 
ma solo è perfetto colui per il quale tutto il mondo non è che un Paese straniero. (Ugo di San Vittore)



lunedì 5 gennaio 2026

Chi è il prete?

Un uomo che non ha famiglia, ma appartiene a tutte le famiglie. 

Un uomo che viene chiamato testimonio, 
consigliere e agente in tutti i più solenni atti della vita; 
senza del quale non si può nascere nè morire; 
ci riceve infatti dal grembo di nostra madre per non abbandonarci che alla tomba...

Un uomo che benedice la culla, il talamo, il letto di morte e la bara; 
che i fanciulli si avvezzano ad amare e venerare. 

Un uomo che anche gli sconosciuti imparano a chiamare “padre” 
ed ai cui piè i cristiani vanno ad aprire le più intime confidenze.

Un uomo che per il suo stato è il consolatore di tutte le miserie dell'anima e del corpo, 
l'intermediario obbligato tra la ricchezza e l'indigenza, 
che vede il ricco e il povero a vicenda battere alla sua porta: 
il ricco per versarvi l'elemosina, il povero per riceverla senza arrossire.

Un uomo che, non essendo di alcun grado sociale, 
appartiene egualmente a tutte le classi: 
alle inferiori per la vita povera e spesso per l'umile nascita; 
alle elevate per l'educazione e l'altezza dei sentimenti comandatigli 
e ispiratigli dalla purissima sua religione.

Un uomo, infine, che sa tutto, che ha diritto a dir tutto 
e la cui parola cade dall'alto sulle intelligenze 
e sui cuori con l'autorità di una missione divina.

Alphonse de Lamartine (1790 –1869), poeta, scrittore, storico, diplomatico e politico francese

Dio è come un abbraccio

Il bambino chiese alla zia: «Com’è Dio?».

La zia lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia i capelli e, tenendolo stretto a sé, sussurra: «Come ti senti, ora?».

Pavel non vuole sciogliersi dall’abbraccio, alza gli occhi e risponde: «Bene, mi sento bene».

E la zia: «Ecco, Pavel, Dio è così».

Dio è come un abbraccio.

dal film di Krzysztof Kieślowski, Decalogo I (1988)


giovedì 1 gennaio 2026

Lettera di un padre alla propria figlia


Oggi parliamo bene di un uomo che non viene considerato molto, ma che a un certo punto della sua vita non ha preso una decisione e ha fatto comunque un figlio o magari, meglio per lui, una figlia, ed è a questa ragazza che vorrei parlare.

Quando parliamo di quest’uomo che ci conosce un po’ meglio solo da grandi, dobbiamo considerare sempre il fatto che parliamo di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo suo malgrado, ma non diventa mai adulto e tutte le cose della vita gli cadono addosso anche se lui non vorrebbe, perché sa di doverle affrontare senza sapere come.


Tuo padre...

...è quell’uomo che a volte non ha un posto dove stare a casa, perché torna sempre per ultimo, e solo da vecchio lo trovi sempre sulla poltrona con un giornale e ti farà finalmente tenerezza: perché tuo padre è quell’uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere.

È quell’uomo del quale ti ricordi solo all’ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni e se invece al suo ti scordi di fargli gli auguri non ci rimarrà male perché lui lo sa che non l’hai fatto apposta.

Sappi che quell’uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno, e il giorno dopo non ti chiederà come è andata non perché non gli interessa ma perché ha paura che tu ti sia trovata bene con un ragazzo che con te non c’entra niente.

È quell’uomo che quando trovi una sua foto da giovane, ti sembra sempre fichissimo e ti dispiace di non averlo conosciuto allora quando faceva lo scemo con tua madre. È un uomo che ogni volta che esce con la macchina spera che piova per incontrarti e darti un passaggio.

Tuo padre è quell’uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare. È quell’uomo che può litigare con chiunque per tutta la vita ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo perché è quell’uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita.

Tuo padre è quell’uomo che quando ti sposerai compirà l’ultimo sacrificio che la vita gli chiede: portarti all’altare e guardarti da dietro mentre ti lascia la mano...

E ricordati, cara figlia mia, che se una volta, quando sarai una donna, dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te. E troverai un uomo solo. Tuo padre.


Riccardo Rossi, autore, attore, regista e sceneggiatore italiano