lunedì 27 gennaio 2020

Ti ricordi di quell'uomo?


«Si chiamava Gesù, Gesù il Nazareno, e fu crocifisso non so bene per quale crimine. Ponzio, ti ricordi di quell'uomo?». Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia e si portò la mano alla fronte come chi cerca qualcosa nella propria memoria. Poi, dopo qualche istante di silenzio, mormorò: «Gesù? Gesù il Nazareno? No, non mi ricordo». Nei Campi Flegrei, dove soggiornano per ristorare corpo e spirito, un Pilato ormai vecchio e acciaccato ricorda, insieme all'amico Elio Lama, i suoi trascorsi in Giudea, parentesi turbolenta di un’onorata carriera. Quando la conversazione si sposta sul Nazareno morto in croce, Pilato rivela una spiazzante dimenticanza: non ha memoria di lui. L’amico, al contrario, ricorda con nostalgia quella terra e, in particolare, una bellissima danzatrice ebrea, scomparsa all'improvviso per seguire i discepoli di un giovane taumaturgo.

Le procurateur de Judée, 1902 (Il procuratore della Giudea, Palermo, Ed. Sellerio, 1980)

Anatole France (1844 - 1924), scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura

Aforismi Peccato

Deus non deserit nisi deseratur / Dio non abbandona se non è abbandonato (Agostino di Ippona, De natura et gratia 26,29 )

Non appesantirti del tuo peccato, neanche con il pretesto di fare penitenza. Perché se ti fissi sul peccato, non fai altro che mettere sempre al centro te stesso. (Sant’Antonio Abate)

Noi non vogliamo essere salvati, temiamo anzi che ci si privi del piacere di perderci (Anatole France, Le jardin d'Épicure, 1895)

martedì 21 gennaio 2020

Non è necessario parlare molto nella preghiera


L'abate Macario, interrogato su come si debba pregare, rispose: «Non è necessario parlare molto nella preghiera, ma stendiamo spesso le mani e diciamo: "Signore abbi pietà di noi, come tu vuoi e come tu sai".
Quando la tua anima è angustiata, dì: "Aiutami!". E Dio ci farà misericordia, perché sa quello che a noi conviene».
Detti dei Padri del deserto

lunedì 20 gennaio 2020

Toglietemi Cristo, non mi resterà alcun bene


Non bisogna desiderare nient'altro che la gioia della verità, che è Cristo, null'altro si deve fuggire che la sua assenza, che è la sola ed unica causa di ogni tristezza eterna. Toglietemi Cristo, non mi resterà alcun bene, nessun tormento potrà terrificarmi; perchè ecco il tormento di ogni creatura razionale, la privazione e l'assenza di Cristo. Questo e nient'altro, almeno a mio parere...

Expositiones super ierarchiam celestem Sancti Dionysii, V 37

Giovanni Scoto Eriugena (810 ca. – 877), monaco cristiano, teologo, filosofo e traduttore irlandese

giovedì 2 gennaio 2020

La terra è un solo paese


La terra è un solo paese
siamo onde dello stesso mare
foglie dello stesso albero
fiori dello stesso giardino.

Lucio Anneo Seneca (4 a.C - 65 d.C), filosofo, drammaturgo e politico romano

mercoledì 18 dicembre 2019

Bellezza


Quando le chiesero di rivelare i suoi segreti di bellezza, Audrey Hepburn scrisse questo bellissimo testo che venne poi letto anche al suo funerale.

"Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.
Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone.
Per avere un aspetto magro, condividi il tuo cibo con l'affamato.
Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le proprie dita una volta al giorno.
Per avere un bel portamento, cammina sapendo di non essere mai sola, perchè coloro che ti amano e ti hanno amato, ti accompagnano.
Le persone, ancora più che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparate, viziate, risvegliate, volute e salvate: non rinunciate mai a nessuno.
Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe le tue braccia. Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo viso o nel suo modo di sistemare i capelli. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perchè quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore.
La bellezza di una donna non risiede nel suo trucco, ma la vera bellezza in una donna è riflessa nella propria anima. È la tenerezza che da' l'amore, la passione che essa esprime.
La bellezza di una donna cresce con gli anni".

Audrey Hepburn (1929 – 1993), attrice britannica

lunedì 16 dicembre 2019

Natale: una serie fortunata di imprevisti



Il cristianesimo si poggia sua una serie fortunata di imprevisti. Il primo è la nascita di un bambino in una sperduta regione della Giudea. Nascere al tempo di Gesù era un gran rischio.

È il rischio che corrono ancora oggi tutti quei bambini che vengono al mondo in quelle regioni della terra dove la globalizzazione ha solo tolto le risorse ma non ha lasciato nessun confort e nessun segno di quella che noi oggi chiamiamo civilizzazione. I bambini poveri nascono non nelle cliniche, ma dove capita. Vengono al mondo per espulsione della natura e non per decisione di qualche parto cesareo. Gesù nasce così. Nasce povero, in uno sperduto villaggio della Giudea di nome Betlemme. E questo bambino non solo fin da subito combatte per restare in vita, nonostante sia nato in una stalla e adagiato in una mangiatoia. Questo bambino nasce già con addosso la taglia dei potenti del tempo. Erode fin da subito manda il suo esercito a sterminarlo, e per sicurezza fa ammazzare tutti i bambini del contado dove si dice sia venuto al mondo. Ma “imprevedibilmente” si salva.

Già “imprevedibilmente” era nato da una fanciulla Vergine. Poi “imprevedibilmente”, protetto dalla dedizione di un uomo che credeva ancora al valore dei “sogni”, Giuseppe, riesce ad espatriare, divenendo ancora piccolo, profugo. Oggi si chiamerebbe “rifugiato politico”, ma alla gente piace chiamarli extracomunitari.

L'Onnipotente ha un Figlio. E questo figlio è un bambino debole, povero e profugo. È improbabile che possa compiere quello per cui è venuto al mondo. Eppure “imprevedibilmente” ce la fa.

Molte volte la nostra vita, ci suggerisce che forse è improbabile che ci sia davvero un senso a tutto. Che esista davvero qualcosa che ci renderà felici. Che esista giustizia per tutti gli oppressi della storia. Consolazione per chi soffre in maniera innocente. Pace per chi vive l'inquietudine delle cose brutte. Eppure la nostra fede ci ricorda che “imprevedibilmente” questo può accadere.

Ecco perché il Natale è una festa di immensa speranza, perché ci fa attendere a occhi spalancati l'arrivo di quell'“imprevisto” che cambia il finale di una partita quasi persa. Ma questo imprevisto non viene nella “gloria”, ma nella “fragilità” e nella “povertà” della nostra condizione umana. Per questo auguro a me e a tutti di tener sempre da conto la nostra umanità, anche se fragile, anche se ferita, anche se debole, anche se a volte  indegna, perché in essa Cristo è voluto nascere.

Buon Natale.

Luigi Maria Epicoco, presbitero cattolico, teologo, filosofo e scrittore italiano