martedì 25 gennaio 2022

Educare vuol dire togliere

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre. Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.

Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento figliolo”. E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me. E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada , tanti auguri per la tua vita”. Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio? Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.

Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare. 

Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista italiano

lunedì 17 gennaio 2022

I due lupi

(Alfredo Rodríguez, Piccola indiana)

"Nonno, perché gli uomini combattono?"

Chiese la piccola indiana al vecchio Cherokee. 

Egli la guardò e le rispose: 

"Ogni uomo, prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."

"Quali lupi nonno?"

"Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."

La bambina non riusciva a capire.

Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere tra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.

"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, menzogna ed egoismo."

Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.

"E l'altro?"

"L'altro è il lupo buono.

Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."

La bambina rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità ed al suo pensiero.

"E quale lupo vince?"

Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.

"Quello che nutri di più."

giovedì 6 gennaio 2022

Come mai sono stato scelto io?


Frodo: C’è qualcosa laggiù!

Gandalf: É Gollum.

Frodo: Gollum?

Gandalf: Sono tre giorni che ci segue.

Frodo: É fuggito dai sotterranei di Barad-dur?

Gandalf: Fuggito, o lasciato andare. Lui odia e ama l’anello, proprio come odia e ama se stesso, non si libererà mai del bisogno di averlo.

Frodo: Che peccato che Bilbo non l’abbia ucciso quando poteva.

Che peccato che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile e ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione».

Gandalf: Peccato? È stata la pena che gli ha fermato la mano. Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti. Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare nel bene o nel male, prima che la storia finisca. La pietà di Bilbo può decidere il destino di molti.

Frodo: Vorrei che l’anello non fosse mai venuto da me. Vorrei che non fosse accaduto nulla.

Gandalf: Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere. Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso. Ci sono altre forze che agiscono in questo mondo, Frodo, a parte la volontà del Male. Bilbo era destinato a trovare l’anello. Nel qual caso anche tu eri destinato ad averlo, e questo è un pensiero incoraggiante..”.

Dal film: Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, 2001, diretto da Peter Jackson


*   *  *

«Che peccato [ – disse Frodo – ] che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile e ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione».

«Peccato? [ – rispose Gandalf – ] Ma fu la Pietà a fermargli la mano. Pietà e Misericordia: egli non volle colpire senza necessità. E fu ben ricompensato di questo suo gesto, Frodo. Stai pur certo che se è stato grandemente risparmiato dal male, riuscendo infine a scappare ed a trarsi in salvo, è proprio perché all'inizio del suo possesso dell'Anello vi era stato un atto di Pietà».

«Mi dispiace», disse Frodo; «ma sono terrorizzato e non ho alcuna pietà per Gollum […] e bisogna considerarlo un nemico. Merita la morte».

«Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. Ho poca speranza che Gollum riesca ad essere curato ed a guarire prima di morire. Ma c'è una possibilità. Egli è legato al destino dell'Anello. Il cuore mi dice che prima della fine di questa storia l'aspetta un'ultima parte da recitare, malvagia o benigna che sia; e quando l'ora giungerà, la pietà di Bilbo potrebbe cambiare il corso di molti destini, e soprattutto del tuo [...].

«Certo che desidero distruggerlo, e con tutte le mie forze!», gridò Frodo [...]. Non sono affatto amante delle imprese perigliose. Cosa darei per non aver mai visto quest'Anello! Perché è toccato a me? Come mai sono stato scelto io?».

«Queste sono domande senza risposta», disse Gandalf. «Puoi credere che ciò non è dovuto ad alcun merito particolare o personale: non certo per via della forza o della sapienza, in ogni caso. Ma sei stato scelto tu, ed hai dunque il dovere di adoperare tutta la forza, l'intelligenza ed il coraggio di cui puoi disporre».

«Ma posseggo talmente poco di tutto ciò! Tu sei saggio e potente, prendilo tu l'Anello!».

«No!», gridò Gandalf, saltando in piedi. «Con quel potere, il mio diventerebbe troppo grande e troppo terribile. E su di me l'Anello acquisterebbe un potere ancor più spaventoso e diabolico». […]

«Ed ora», disse lo stregone, voltandosi verso Frodo, «sta a te decidere; ma ti starò sempre accanto per aiutarti». Gli posò la mano sulla spalla.

Il signore degli anelli, Bompiani, Milano, 2004, p. 79 - 82

John Ronald Reuel Tolkien (1892 – 1973)



mercoledì 29 dicembre 2021

La nostra mano nella mano di Dio


Dovremmo attraversare il mondo stringendo la mano di Dio. Vi sono molte sofferenze da sopportare in questa vita; invece una pena sarà leggera se teniamo la nostra mano in quella di Dio. La mortificazione stessa diventa allora soave… 

Le sofferenze che ho io, le ha avute anche Gesù: per esempio, la monotonia. Per anni ed anni fu un semplice falegname. 

Se trovate la vita penosa, diteglielo. Se vi sembra difficile essere buoni, diteglielo. Se soffrite e non potete pregare, e ve ne dispiace, diteglielo. Questa è la preghiera. Se credete di attraversare il mondo con le vostre forze , non vi riuscirete mai. Ma se affronterete la vita tenendo la mano di Dio Padre, l’amore Suo renderà facile ogni cosa.

Dio ci ama, lasciamoci amare

Padre Daniel Considine (1849- 1922), presbitero gesuita irlandese

Non abbiate paura di Dio

Pensate a Dio con benevolenza, con rettitudine, abbiate buona opinione di Lui. Non dovete credere che egli perdoni difficilmente. La prima cosa necessaria per amare il Signore è di crederlo degno di amore. Quanti, in fondo al cuore, pensano che ci si possa intendere facilmente con Dio? 

Molti lo pensano inaccessibile, permaloso, facilmente disgustato ed offeso. Eppure questo timore gli dà grande pena. Vorrebbe forse nostro padre vederci vergognosi e tremanti alla sua presenza? Tanto meno il Padre celeste. Una madre non fu mai così cieca ai difetti della sua creatura come il Signore lo è davanti ai nostri mancamenti.

Dio è infinitamente più pronto a compatire e ad aiutare, che a punire e a biasimare. Non potete peccare per eccesso di confidenza in Dio: non temete quindi di abbandonarvi con troppa totalità al suo amore. Se ve lo immaginate difficile e inavvicinabile, se avrete paura di Lui, non lo amerete.

I peccati passati, una volta detestati non costituiscono più nessun ostacolo tra noi e Dio. É assolutamente falso pensare che Egli conservi rancore per il passato. Egli perdona tutto e non importa quanto abbiate tardato prima di venire al suo servizio. In un momento Dio vi aiuterà a rimediare a tutto un passato. 

Pensieri

Padre Daniel Considine (1849- 1922), presbitero gesuita irlandese


Serenità e fiducia

Noi dovremo dire: “Signore ti do il mio cuore come un foglio su cui nulla è scritto, scrivici Tu la tua volontà”.

Quando mi alzo al mattino posso dire con tutta verità: “Questo giorno con tutte le sue circostanze e conseguenze è stato fatto, previsto, ordinato da Dio perché io l’ami e lo serva meglio”.

Se il Figlio di Dio venne a servire, noi dovremmo reputare un privilegio di essere chiamati a servire in qualsiasi forma.

Dio si rende conto della nostra debolezza più di noi, ci compatisce e ci dà tempo per correggere i nostri difetti.

Spesso la depressione causata dal peccato fa più male e ci tiene lontani da Dio più del peccato stesso. Non perdete tempo nello scoraggiamento, ma alzatevi e andate a Dio.

Non perdete tempo deplorando il passato e preoccupandovi del futuro. La grazia vi sarà data ogni giorno per vincere le difficoltà del momento presente.

Il credere che il Signore rinuncerà a noi perché siamo infedeli é assolutamente errato, contrario a verità. Non potremo mai amare il Signore come dovremmo se pensiamo che Egli ci serbi rancore.

Spesso la depressione causata dal peccato fa più male e ci tiene lontani da Dio più del peccato stesso.

Non importa quali peccati possiate aver commesso: Egli vi perdonerà tutto. E non importa quanto abbiate tardato prima di venire al Suo servizio: in un momento Egli vi aiuterà a rimediare al passato.

Dio desidera esaudire la nostra preghiera, molto più che noi non desideriamo farla. Uno dei maggiori ostacoli alla vita spirituale è la persuasione che per una ragione o per l’altra Dio non ci guardi con compiacenza.

Per quanto i nostri pensieri possano essere fiduciosi nel Signore, saranno sempre inferiori al vero.

Dio vuole che tutti siamo santi.

Non esiste una malattia dell’anima che sia incurabile. Domandate di essere guariti, ma domandatelo con tutto il cuore e con fede nel desiderio che Dio ha di curarvi. Se non credete pienamente che vi curerà Egli non lo farà.

Nostro Signore ama ciascuno di noi con tale intensità che se fosse necessario, Egli ripeterebbe tutta la Sua Passione per assicurare la nostra felicità in cielo.

Nostro Signore perdona con la più grande facilità e non vuole che stiamo lontani da Lui a causa dei nostri peccati. É assurdo pensare che Egli trattenga da noi la grazia per quello che possiamo aver fatto in passato.

L’abbattimento non viene mai da Dio: e da Lui non viene neppure nessun pensiero che rende il Suo servizio difficile.

Non dobbiamo aver rimpianti sterili e renderci troppo infelici quanto ai peccati, le mancanze, gli errori passati. Non sediamoci a piangere sul margine della strada, ma sorgiamo e proseguiamo col nostro Amico.

Siate lieto, soave ed energico e fate vedere agli altri che la religione rende le persone facili a trattare.

È soltanto amandoci l’un l’altro che noi possiamo far capire che cosa sia l’amore di Dio.

Parole d’incoraggiamento, 1952

Padre Daniel Considine (1849- 1922), presbitero gesuita irlandese

Incoerente comportamento verso l’Amore

Se mi fosse richiesto da qualcuno, che non conosco bene intimamente, il segno migliore per sapere quanto potrebbe inoltrarsi nella vita spirituale e quanto grandi cose potrebbe compiere per il Signore, cercherei di capire fino a che punto egli possieda la virtù della speranza; e per speranza intendo la convinzione pratica che Dio non solamente è molto buono, ma molto buono con me.

Quello che ci trattiene nella vita spirituale è la mancanza di speranza, la poca confidenza. Ognuno potrebbe diventar santo, se volesse soltanto credere che Dio vuol farne un santo.

Ciò che sorprende è che certuni, essendo buoni come sono, non siano molto migliori. La ragione di ciò è la scarsa speranza. Siamo così terribilmente incoerenti! Crediamo che, una mattina dopo l’altra, Dio ci dia il suo Corpo e il suo Sangue nell’Eucarestia, e che più tardi, nella giornata, quando andiamo a Lui per chiedergli una piccola grazia, Egli ce la rifiuti. C’è qualcosa di più assurdo ed illogico?

Se volete sapere quale grado avete raggiunto nella vita spirituale, guardate che cosa sperate. Una piccola grazia o grazie immense?

Se voi dite: “Dio è stato così meravigliosamente buono con me, che io spero di arrivare a sopportare la tale umiliazione per amor suo, o di vincere il carattere orribile, in modo che i miei nemici, invece di chiamarmi un demonio, possano pensare che io sia divenuto un angelo”, allora voi avete la speranza e siete molto vicini a Dio.

Perché domandargli piccole cose? Vi darebbe più volentieri ciò che è magnifico, che ciò che è meschino. La differenza tra un santo e una persona qualunque è che il santo ha di Dio idee molto più larghe.

Se voi dite: “Ho sprecato tanti anni della mia vita e adesso è troppo tardi, non posso far niente per il Signore”, non vi accorgete che così intendete male la sua potenza e il suo amore infinito?

Abbiamo concetti così irriverenti e indegni del buon Dio! Lo chiamiamo Padre, e poi lo trattiamo come uno straniero e quasi come un nemico.

Lo so, molti di noi si trascinano a fatica e quando ascoltano la dottrina che vado esponendo, dicono: “Non è fatta per quelli come me”.

Un santo e un’altra persona qualsiasi commettono – supponiamo – la stessa colpa. Il santo n’è subito addoloratissimo, ma si comporta come prima, senza turbamenti e rilassamenti nella sua condotta; l’altro si allontana e si tiene in disparte, impegolato dalla diffidenza.

“È troppo tardi, dicono alcuni, perché non ho cominciato cinquant’anni fa?”. Il tempo non conta per il Signore. Forse che il padre del figliol prodigo gli disse di rimanere in penitenza, per alcuni anni di servizio, e poi lo avrebbe ripreso con sé? Lo accolse invece, sull’istante, lo rivestì della veste migliore e ne festeggiò il ritorno.

Allargate i vostri pensieri intorno al Signore: Egli non cessa mai di amarvi.

Parole d’incoraggiamento, 1952

Padre Daniel Considine (1849- 1922), presbitero gesuita irlandese