Allorchè si fa silenzio intorno a me
nelle ore del giorno e della notte,
un pianto che scende dalla croce
mi colpisce e mi fa trasalire.
La prima volta che l'udii,
uscii dalla mia casa, e cercando intorno
trovai un uomo nel dolore della crocifissione.
"Lascia che ti aiuti a staccarti dalla croce" gli dissi.
E cercai di togliere i chiodi dai suoi piedi;
ma egli mi rispose:"Lasciami dove sono,
poichè non scenderò dalla Croce
fino a quando sopra vi spasimano i miei fratelli.
Non scenderò dalla Croce
fino a quando tutti gli uomini, tutte le donne e tutti i bambini,
non si uniranno insieme a distaccarmi".
Gli dissi allora:
"Come posso sopportare il tuo lamento?
Che cosa posso fare per te?"
E mi rispose:
"Va' per tutto il mondo
e dì a quelli che incontrerai
che c'è un Uomo inchiodato su una croce".
Mons. Fulton J. Sheen (1895 - 1979), arcivescovo cattolico e scrittore statunitense
venerdì 3 aprile 2009
La Croce: collocazione provvisoria
Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande Crocifisso di terracotta.
L’ha donato, qualche anno fa uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: "Collocazione provvisoria".
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il Crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria.
Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce.
La mia, la tua croce, non solo quella del Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi il calice amaro dell’abbandono.
Non ti disperare, madre dolcissima, che hai partorito un figlio focomelico.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che credevi tuoi amici.
Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte.
Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto ad ingoiare bocconi di amarezza.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che credevi tuoi amici.
Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi.
Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria ".
Il Calvario, dove essa è piantata non è zona residenziale.
E il terreno di questa collina dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo: "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose.
Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota.
Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio.
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva da Dio.
Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione della croce.
C’è anche per te una pietà sovrumana.
Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua.
Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante.
Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza.
Tra le braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra assurdo.
Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
Don Tonino Bello, vescovo (1935 - 1993)
Una croce
Il legno della Croce,
quel "legno del fallimento",
è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza
con le mani inchiodate sulla Croce,
che con le mani stese sui malati.
Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell'aiutarTi a portare la Croce,
di aiutarci a vedere
anche nelle nostre croci
e nella stessa Croce
un mezzo per ricambiare
il Tuo Amore,
aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di resurrezione.
Se ci sentiamo sfiniti, Signore,
è perché, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non sui Tuoi,
ma proprio i nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.
La Pasqua è la festa
degli ex delusi della vita,
nei cui cuori all'improvviso
dilaga la speranza.
Cambiare è possibile,
per tutti e sempre!
Don Tonino Bello, vescovo (1935 - 1993)
quel "legno del fallimento",
è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza
con le mani inchiodate sulla Croce,
che con le mani stese sui malati.
Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell'aiutarTi a portare la Croce,
di aiutarci a vedere
anche nelle nostre croci
e nella stessa Croce
un mezzo per ricambiare
il Tuo Amore,
aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di resurrezione.
Se ci sentiamo sfiniti, Signore,
è perché, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non sui Tuoi,
ma proprio i nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.
La Pasqua è la festa
degli ex delusi della vita,
nei cui cuori all'improvviso
dilaga la speranza.
Cambiare è possibile,
per tutti e sempre!
Don Tonino Bello, vescovo (1935 - 1993)
La croce è troppo pesante
Signore,
la croce è troppo pesante per te
e tuttavia tu la porti
perché il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze
e tuttavia tu non la rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.
Insegnami a capire che ogni vera sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell'altro
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spade,
perché non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.
Ogni croce sembrerà superiore atte forze.
Sempre si udirà il grido stanco
e pieno di paura: "Non ne posso più!".
Signore, aiutami in quell’ora
con la forza della tua pazienza e del tuo amore
affinchè non mi perda d'animo.
Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventar deboli,
ma aiutaci a rialzarci
Rinnovami nella pazienza,
infondimi la tua forza nell’anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il mio peso e andrò oltre.
Romano Guardini, prete, teologo, scrittore (1885 - 1968)
la croce è troppo pesante per te
e tuttavia tu la porti
perché il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze
e tuttavia tu non la rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.
Insegnami a capire che ogni vera sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell'altro
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spade,
perché non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.
Ogni croce sembrerà superiore atte forze.
Sempre si udirà il grido stanco
e pieno di paura: "Non ne posso più!".
Signore, aiutami in quell’ora
con la forza della tua pazienza e del tuo amore
affinchè non mi perda d'animo.
Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventar deboli,
ma aiutaci a rialzarci
Rinnovami nella pazienza,
infondimi la tua forza nell’anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il mio peso e andrò oltre.
Romano Guardini, prete, teologo, scrittore (1885 - 1968)
Eucaristia "memoriale"
Il memoriale non è solo ricordo, non fa riferimento unicamente al passato. Implica la presenza attiva di ciò che è ricordato: e così le meraviglie di Dio rivivono nell'oggi, perché Dio «si ricorda» di ciò che ha fatto e interviene nel presente. Ma anche la comunità, insieme a lui, «si ricorda»: e lo fa attivamente, partecipando a ciò che Dio ha fatto. I credenti, cioè, mostrano l'agire di Dio nel loro agire.
CEI, Eucaristia, comunione e comunità, 49
CEI, Eucaristia, comunione e comunità, 49
Eucaristia "memoriale" biblico
Questa "memoria" non va intesa nel debole senso della categoria occidentale, secondo la quale essa designa il movimento dal presente al passato per una sorta di dilatazione dello spirito ("extensio animi ad praeterita"), ma è in senso esattamente inverso il "memoriale" biblico, anamnesis, mnemosunon, ziccaron, azkarah, indicante il movimento che dal passato raggiunge il presente e grazie al quale, nella forza dello Spirito divino, l'evento salvifico unico e definitivo viene reso contemporaneo alla comunità celebrante, vivo ed efficace per essa. Nel memoriale eucaristico gli eventi della Pasqua non sono solo ricordati, ma — in e attraverso questo ricordo celebrante — sono resi presenti, attualizzati, per cui — senza nulla perdere della loro singolarità irripetibile, — raggiungono l'oggi concreto e lo contagiano della loro potenza, facendone un oggi di grazia, un'ora di salvezza per chiunque accolga il dono nella gratitudine della fede. Ed insieme, la memoria dell'evento salvifico fontale si offre carica della promessa in esso contenuta: il memoriale della Pasqua è allo stesso tempo memoriale della "patria", memoria anticipatrice della meta futura, sempre intravista e mai pienamente posseduta. Avviene così che nella celebrazione del memoriale eucaristico la Chiesa è generata ed espressa e cresce verso il suo compimento. L'Eucaristia edifica la Chiesa in Corpo di Cristo: e ciò perché è, nello Spirito, la memoria viva della sua origine, il memoriale del suo presente e la memoria anticipatrice del suo avvenire.
Bruno Forte, Corpus Christi, Ed. D'Auria, Napoli 1982, pp. 16-17
Bruno Forte, Corpus Christi, Ed. D'Auria, Napoli 1982, pp. 16-17
L'Eucaristia "memoria sovversiva"...
La Chiesa deve comprendersi e dimostrarsi come la testimone pubblica e la trasmetti trice di una memoria sovversiva di libertà in mezzo ai "sistemi" della nostra società protesa verso l'emancipazione. Questa tesi si fonda sulla memoria come forma fondamentale di espressione della fede cristiana e sulla portata centrale e peculiare che in essa detiene la libertà. Nella fede noi cristiani attuiamo la memoria passionis, mortis et resurrectionis Jesu Christi; credendo che ci ricordiamo del testamento del suo amore, nel quale il Regno di Dio appare in mezzo agli uomini proprio per il fatto che i potenti hanno incominciato ad essere abbattuti, che Gesù ha aderito al partito di coloro che non si mettono in vista, sono radiati ed oppressi proclamando così questo Regno di Dio che viene come potenza liberatrice di un amore assoluto. Questa memoria Jesu Christi non è un ricordo che dispensi illusoriamente dalle audacie del futuro. Non è come una specie di controfigura borghese della speranza. Al contrario, in essa si attua precisamente una certa anticipazione del futuro, appunto di un futuro per coloro che sono senza speranza, per i falliti e gli oppressi. E in questo modo si rivela come una memoria sovversiva e liberatrice che minaccia e mette in discussione il nostro tempo, perché in essa noi evochiamo non un qualsiasi futuro aperto, ma proprio questo futuro per dovere del quale ci costringe a trasformarci senza posa. Ma questa precisa memoria rompe l'incanto della coscienza dominante. Essa si rapporta alla storia non soltanto come ad uno schermo di proiezione di interessi presenti. Essa mobilita la tradizione come tradizione sovversiva e quindi come potenza critica liberatrice di fronte alla unidimensionalità della coscienza dominante e alla sicurezza di coloro la cui ora è da sempre scoccata (Gv 7,6).
Essa solleva continuamente il sospetto che le cosiddette "strutture di plausibilità di una società (P. Berger) non siano altro che dei contesti di accecamento" (K. Marx). Essa inoltre si rifiuta di commisurare la rilevanza della sua critica con quanto "un vecchio uomo d'affari un po' insonnolito dopo il pranzo" ritiene ragionevole e rilevante, e che non di rado funge da criterio segreto di razionalità e di senso della realtà. La fede cristiana, secondo me, può e deve essere considerata come una tale memoria sovversiva, e la Chiesa in certo modo è la forma della sua manifestazione pubblica.
G. Metz, L'avvenire della Chiesa, Bruxelles 1970, Brescia, Ed. Queriniana, 1970
Essa solleva continuamente il sospetto che le cosiddette "strutture di plausibilità di una società (P. Berger) non siano altro che dei contesti di accecamento" (K. Marx). Essa inoltre si rifiuta di commisurare la rilevanza della sua critica con quanto "un vecchio uomo d'affari un po' insonnolito dopo il pranzo" ritiene ragionevole e rilevante, e che non di rado funge da criterio segreto di razionalità e di senso della realtà. La fede cristiana, secondo me, può e deve essere considerata come una tale memoria sovversiva, e la Chiesa in certo modo è la forma della sua manifestazione pubblica.
G. Metz, L'avvenire della Chiesa, Bruxelles 1970, Brescia, Ed. Queriniana, 1970
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