Se il parroco ha un volto gioviale: «È un ingenuo».
Se è pensoso: «È un eterno insoddisfatto».
Se è bello: «Perché non si è sposato?».
Se è brutto: «Nessuno l’ha voluto!».
Se va all’osteria: «È un beone».
Se sta in casa: «È un asceta sdegnoso».
Se va in borghese: «È un uomo di mondo».
Se veste con la tonaca: «È un conservatore».
Se parla con i ricchi: «È un capitalista».
Se sta con i poveri: «È un comunista».
Se è grasso: «Non si lascia mancar niente».
Se è magro: «È un avaro».
Se cita il Concilio: «È un prete moderno».
Se parla di catechismo: «È un tridentino».
Se fa una predica lunga più di 10 minuti: «È un parolaio».
Se fa una predica corta: «Non sa cosa dire».
Se alla predica alza la voce: «Grida e si arrabbia con tutti».
Se parla con tono normale: «Non si capisce niente».
Se possiede una macchina: «È mondano».
Se non ce l’ha: «Non segue il tempo».
Se visita i parrocchiani: «Gironzola e ficca il naso nelle loro cose».
Se sta in canonica: «Ama il distacco e non va mai a visitare i suoi parrocchiani».
Se chiede delle offerte: «È avido di denaro».
Se non organizza delle feste: «La parrocchia è morta».
Se trattiene i penitenti a lungo in confessionale: «Dà scandalo» o: «È interminabile».
Se nel confessionale è svelto: «Non ascolta i penitenti».
Se comincia puntualmente la Messa: «Il suo orologio è avanti».
Se ritarda appena un po’: «Fa perdere tempo a tutti».
Se fa restaurare la Chiesa: «Fa spreco di denaro».
Se non lo fa: «Lascia andare tutto alla malora».
Se parla con una donna, si pensa subito di costruire un romanzo rosa.
Se vuol bene alla gente: «È perché non la conosce...».
Se è giovane: «È senza esperienza».
Se è vecchio: «È ora che se ne vada in pensione».
E...... se va altrove, in missione o se muore...: chi lo potrà sostituire...?
Come è facile criticare: ...ma quanti al Prete danno una mano...?
venerdì 27 novembre 2015
giovedì 19 novembre 2015
Quel grande mistero di Dio
“Io ho sempre sentito e sento la mancanza di fede come una profonda ingiustizia che toglie alla mia vita, ora che ne sono al rendiconto finale, ogni senso. Se è per chiudere gli occhi senza aver saputo di dove vengo, dove vado, e cosa sono venuto a fare qui, tanto valeva non aprirli”
Indro Montanelli (1909 - 2001) è stato uno dei giornalisti più noti e più amati dal pubblico italiano. Reporter di guerra, polemista, scrittore, saggista, è stato autore della fortunata serie della «Storia d'Italia» scritta in collaborazione con R. Gervaso, nel suo stile demitizzante e anticonformista.
Quando parla, lui laicista convinto, della sua fede cristiana, ha accenti che fanno pensare. Nel dibattito laici-cattolici aperto da E. Scalfari su La Repubblica, un lettore gli aveva rivolto un invito originale:
«Caro Montanelli, perché non ha mai scritto, trattato e analizzato il problema religioso? Non può abbandonare per un po' la politica, la cronaca, i personaggi, la storia e dare un po' di spazio al problema principale?».
Con la consueta sincerità, Indro risponde: «A Lei posso dire che evito di parlare di questo problema in pubblico prima di tutto per una sorta di pudore, e poi perché non ho soluzioni da offrire. Di questo però non mi faccio un tormento come il mio povero amico Augusto Guerriero, che morì disperato di non aver trovato la Fede ("Venire dal nulla, operare nel nulla per tornare nel nulla: sarebbe questo il senso della vita?" mi ripeteva). E non me ne faccio neppure un furore, come l'altro mio grande amico, Prezzolini, che della sua mancanza di fede dava la colpa a Dio che non gliela aveva concessa... A me, la mancanza di fede dà soltanto una grande malinconia. Sento che mi manca la cosa più importante, quella che renderebbe secondarie tutte le altre, compresa la stessa vita. Ma so anche che non posso trovarla battendo la strada della Ragione, che inutilmente aveva battuto Guerriero, né quella della Passione che seguiva Prezzolini. La fede, mio caro amico, è una Grazia. E io non posso credere che il Signore, se c'è, sia tanto ingiusto da concederla o negarla a suo piacimento, come sostengono Lutero e Calvino.
Si contenti di questo, caro amico. Lei deve avere press'a poco la mia età alla quale chi non si pone le tre domande fondamentali: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare, vuol dire che non è un uomo, cioè un animale che solo il dubbio esistenziale distingue da tutti gli altri animali. E tanti saluti ai suoi nipoti e bisnipoti. Ma dia retta a me, di queste cose non gliene parli».
«...tanto valeva non aprirli»
Il discorso di Montanelli provocò altri interventi dei lettori. Tanto che Indro lo riprendeva: «Io ho sempre sentito la mancanza di fede e la sento come una profonda ingiustizia che toglie alla mia vita, ora che sono al rendiconto finale, ogni senso. Se è per chiudere gli occhi senza aver saputo di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare qui, tanto valeva non aprirli. La mia è soltanto una dichiarazione di fallimento» (Corriere della Sera, 28 febbraio 1996).
Malinconia, fallimento. Ma Indro va oltre, sollecitato dal dibattito che gli ha preso la mano. E a un lettore che l'aveva qualificato come ateo, Montanelli seccato risponde: «Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. La nostra vita, il Mondo, il Creato, l'Esistente devono pure avere un perché che la mia mente e la mia ragione non riescono a spiegarmi. Ed è là dove mente e ragione finiscono - e finiscono purtroppo presto - che per me comincia il Grande Mistero di Dio, che Dio non mi ha dato i mezzi per capire.
Per Lei evidentemente Dio non è affatto un Mistero perché, da buon cattolico, accetta come Verità quella "rivelata" dalla Chiesa. lo la invidio, ma non riesco a seguirla perché mi manca la Fede in quella rivelazione, come in quelle di tutte le altre religioni e confessioni. So che morrò senza aver trovato risposta alle tre più importanti domande della nostra vita: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare: il che mi dà, quando ci penso (e ci penso sempre più spesso) un senso di disperazione. Ma non posso giocare a rimpiattino con me stesso, tanto meno con Dio, fingendo una fede che non ho...».
Indro Montanelli (1909 - 2001) è stato uno dei giornalisti più noti e più amati dal pubblico italiano. Reporter di guerra, polemista, scrittore, saggista, è stato autore della fortunata serie della «Storia d'Italia» scritta in collaborazione con R. Gervaso, nel suo stile demitizzante e anticonformista.
Quando parla, lui laicista convinto, della sua fede cristiana, ha accenti che fanno pensare. Nel dibattito laici-cattolici aperto da E. Scalfari su La Repubblica, un lettore gli aveva rivolto un invito originale:
«Caro Montanelli, perché non ha mai scritto, trattato e analizzato il problema religioso? Non può abbandonare per un po' la politica, la cronaca, i personaggi, la storia e dare un po' di spazio al problema principale?».
Con la consueta sincerità, Indro risponde: «A Lei posso dire che evito di parlare di questo problema in pubblico prima di tutto per una sorta di pudore, e poi perché non ho soluzioni da offrire. Di questo però non mi faccio un tormento come il mio povero amico Augusto Guerriero, che morì disperato di non aver trovato la Fede ("Venire dal nulla, operare nel nulla per tornare nel nulla: sarebbe questo il senso della vita?" mi ripeteva). E non me ne faccio neppure un furore, come l'altro mio grande amico, Prezzolini, che della sua mancanza di fede dava la colpa a Dio che non gliela aveva concessa... A me, la mancanza di fede dà soltanto una grande malinconia. Sento che mi manca la cosa più importante, quella che renderebbe secondarie tutte le altre, compresa la stessa vita. Ma so anche che non posso trovarla battendo la strada della Ragione, che inutilmente aveva battuto Guerriero, né quella della Passione che seguiva Prezzolini. La fede, mio caro amico, è una Grazia. E io non posso credere che il Signore, se c'è, sia tanto ingiusto da concederla o negarla a suo piacimento, come sostengono Lutero e Calvino.
Si contenti di questo, caro amico. Lei deve avere press'a poco la mia età alla quale chi non si pone le tre domande fondamentali: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare, vuol dire che non è un uomo, cioè un animale che solo il dubbio esistenziale distingue da tutti gli altri animali. E tanti saluti ai suoi nipoti e bisnipoti. Ma dia retta a me, di queste cose non gliene parli».
«...tanto valeva non aprirli»
Il discorso di Montanelli provocò altri interventi dei lettori. Tanto che Indro lo riprendeva: «Io ho sempre sentito la mancanza di fede e la sento come una profonda ingiustizia che toglie alla mia vita, ora che sono al rendiconto finale, ogni senso. Se è per chiudere gli occhi senza aver saputo di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare qui, tanto valeva non aprirli. La mia è soltanto una dichiarazione di fallimento» (Corriere della Sera, 28 febbraio 1996).
Malinconia, fallimento. Ma Indro va oltre, sollecitato dal dibattito che gli ha preso la mano. E a un lettore che l'aveva qualificato come ateo, Montanelli seccato risponde: «Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. La nostra vita, il Mondo, il Creato, l'Esistente devono pure avere un perché che la mia mente e la mia ragione non riescono a spiegarmi. Ed è là dove mente e ragione finiscono - e finiscono purtroppo presto - che per me comincia il Grande Mistero di Dio, che Dio non mi ha dato i mezzi per capire.
Per Lei evidentemente Dio non è affatto un Mistero perché, da buon cattolico, accetta come Verità quella "rivelata" dalla Chiesa. lo la invidio, ma non riesco a seguirla perché mi manca la Fede in quella rivelazione, come in quelle di tutte le altre religioni e confessioni. So che morrò senza aver trovato risposta alle tre più importanti domande della nostra vita: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare: il che mi dà, quando ci penso (e ci penso sempre più spesso) un senso di disperazione. Ma non posso giocare a rimpiattino con me stesso, tanto meno con Dio, fingendo una fede che non ho...».
giovedì 5 novembre 2015
Quanno me sento solo
Quann'ero ragazzino, mamma mia
me diceva: "Ricordate, fijolo,
quanno te senti veramente solo
tu prova a recità 'n'Ave Maria.
L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva come pe' maggìa".
Ormai so'vecchio, er tempo m'è volato,
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Madonna benedetta
e l'anima da sola pija er volo.
Trilussa - Carlo Alberto Salustri (1871 – 1950), poeta italiano
venerdì 23 ottobre 2015
Bisogna rompere il filo...
Quando noi ci confessiamo, ci pare di star' tutti uniti a Dio, e di esser' santi: ma poco dopo torniamo a' difetti di prima. La ragione si è perchè noi siamo legati col filo, come sta legato col filo l'uccelletto in mano a de' ragazzi. Egli svolazza di quando in quando, ma ritirato dal filo torna addietro. Così noi svolazziamo qualche volta verso Dio, ma poi ritirati dal filo delle nostre passioni, e delli nostri attacchi, torniamo addietro, e facciamo la vita di prima. Bisogna dunque rompere il filo, se vogliamo stabilmente essere tutti di Dio.
D. Bernino, "Vita del venerabile Fr. Giuseppe da Copertino de Minori Conventuali", Venezia 1726, p.224
Giuseppe da Copertino, santo, presbitero francescano italiano (1603 - 1663)
Poco importa che un uccello sia legato ad un filo sottile invece che ad uno grosso, perché, per quanto sia sottile, rimarrà legato come al grosso, fin tanto che non lo romperà per volare. La verità è che quello sottile è più facile da rompere; però, per facile che sia, se non lo rompe, non volerà.
Fiamma d'amor viva, 11,4
venerdì 16 ottobre 2015
La più semplice e ovvia verità
So che la maggior parte degli uomini, compresi coloro che si sentono a loro agio con problemi della massima complessità, accetta raramente anche la verità più semplice e ovvia, se questa li obbliga ad ammettere la falsità delle conclusioni che loro stessi si sono deliziati ad esporre ai loro colleghi o che hanno fieramente insegnato ad altri e che hanno ormai ordito, filo dopo filo, nel tessuto della loro vita.
Guerra e pace
Lev Tolstoj (1828 – 1910), scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo
sabato 26 settembre 2015
Aforismi Gesù Cristo
Cristo non è compreso del tutto finchè non è compreso sopra tutto. (Sant'Agostino di Ippona)
Gesù era pieno d'amore per le anime ferite dalle umane passioni e si compiaceva di lenire le piaghe estraendo dalle stesse il balsamo che doveva guarirle. Diceva, quindi, alla Maddalena: "Ti sarà molto perdonato perché hai molto amato! Sublime perdono che doveva eccitare una fede sublime". (Alexandre Dumas)
Non perché mi sia stato detto che tu eri figlio di Dio ascolto la tua parola: ma la tua parola è bella al di sopra di ogni parola umana, e da ciò riconosco che sei il figlio di Dio. (André Gide)
Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli. (Blaise Pascal, Pensieri, 291)
La storia intera risulta essere incomprensibile senza Gesù Cristo. (Ernest Renan)
Il mondo sarà salvato dalla bellezza…e la bellezza è Cristo” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, L’idiota)
Se ci siamo incontrati e mi hai dimenticato, non hai perso nulla... Ma se incontri Gesù Cristo e lo dimentichi, hai perso tutto! (San Francesco di Paola, 1416 - 1507)
Non avessi conosciuto il Cristo, Dio sarebbe stato un vocabolo vuoto di senso... il Dio dei filosofi non avrebbe avuto alcun posto nella mia vita morale. Era necessario che Dio si immergesse nell'umanità, che in un preciso momento della storia... un essere umano, fatto di carne e di sangue, pronunciasse certe parole, compisse certi atti, perché io mi gettassi in ginocchio... (François Mauriac, Vita di Gesù)
Il Redentore era uguale agli altri uomini, giacché aveva la loro medesima natura, ma era distinto da tutti per la potenza costante della sua coscienza di Dio, la quale era in lui il suo proprio essere divino. (Friedrich Schleiermacher, Der christliche Glaube, Berlin 1960, II (par 94), 94-98)
Il Regno [di Dio] è in un certo senso Gesù stesso, ed egli lo sa: ne parla come di una realtà alla quale lui solo ha accesso, di cui lui solo può parlare. Pertanto, tra il Regno e lui vi è una distanza: distanza nel tempo, perché Gesù è già là quando il Regno non è ancora che sulla soglia della porta; distanza interiore, perché Gesù ne parla come di una realtà distinta da lui. L'azione del Regno e la sua non sono identiche: Gesù parla, circola attraverso i villaggi della Galilea, guarisce i malati, mangia con i peccatori, compie gesti visibili, lavora e semina. Durante questo tempo, il grano gettato nella terra germina e cresce, la messe matura. Il Regno può dunque considerarsi come la forza interiore di cui l'azione di Gesù è la manifestazione esterna [...]. (Jacques Guillet, Gesù di fronte alla sua vita e alla sua morte, Cittadella, Assisi, 1972, 58-59).
Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono quelle di un Dio. (Jean-Jacques Rousseau)
Se Gesù è Dio tutto cambia senso, non soltanto nel vangelo, ma nella storia umana, e anche nel sentimento che noi possiamo avere dell'universo, del posto di questo sperduto pianeta. Poiché colui che prima era un punto della storia ne diviene il centro. Era un passaggio, un tratto, e ora è immobile e il fulcro attorno al quale gira tutto il resto. [...] Ormai bisognerebbe chiamare creatore questo Gesù - creatura - immobile ed eterno, questo Gesù mutabile e storico -, centro della storia, colui che finora non ne era che un punto privilegiato. Questo è in fondo il solo capovolgimento delle apparenze che meriterebbe veramente il nome di «dialettica della storia». (Jean Guitton, Gesù, Ed. Casale Monferrato, 1963, p.256)
La doppia essenza di Cristo è sempre stata, per me, un mistero profondo e impenetrabile, come l’appassionato desiderio degli uomini, così umano e così sovraumano, di arrivare fino a Dio o, con più esattezza, di ritornare a Dio e di identificarsi con lui. Questa nostalgia così misteriosa e così reale allo stesso tempo m’infliggeva profonde ferite. (Nikos Kazantzakis, L'ultima tentazione di Cristo)
Come parlare di Cristo? Dobbiamo cercare di presentare da innamorati la figura di Cristo, per sperare che ci stiano a sentire. (Pino Puglisi).
L'Agnello c'insegna la fortezza: l'Umiliato ci dà lezioni di dignità: il Condannato esalta la giustizia: il Morente conferma la vita: il Crocifisso prepara la gloria. (Primo Mazzolari)
Gesù era pieno d'amore per le anime ferite dalle umane passioni e si compiaceva di lenire le piaghe estraendo dalle stesse il balsamo che doveva guarirle. Diceva, quindi, alla Maddalena: "Ti sarà molto perdonato perché hai molto amato! Sublime perdono che doveva eccitare una fede sublime". (Alexandre Dumas)
Non perché mi sia stato detto che tu eri figlio di Dio ascolto la tua parola: ma la tua parola è bella al di sopra di ogni parola umana, e da ciò riconosco che sei il figlio di Dio. (André Gide)
Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli. (Blaise Pascal, Pensieri, 291)
La storia intera risulta essere incomprensibile senza Gesù Cristo. (Ernest Renan)
Il mondo sarà salvato dalla bellezza…e la bellezza è Cristo” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, L’idiota)
Se ci siamo incontrati e mi hai dimenticato, non hai perso nulla... Ma se incontri Gesù Cristo e lo dimentichi, hai perso tutto! (San Francesco di Paola, 1416 - 1507)
Non avessi conosciuto il Cristo, Dio sarebbe stato un vocabolo vuoto di senso... il Dio dei filosofi non avrebbe avuto alcun posto nella mia vita morale. Era necessario che Dio si immergesse nell'umanità, che in un preciso momento della storia... un essere umano, fatto di carne e di sangue, pronunciasse certe parole, compisse certi atti, perché io mi gettassi in ginocchio... (François Mauriac, Vita di Gesù)
Il Redentore era uguale agli altri uomini, giacché aveva la loro medesima natura, ma era distinto da tutti per la potenza costante della sua coscienza di Dio, la quale era in lui il suo proprio essere divino. (Friedrich Schleiermacher, Der christliche Glaube, Berlin 1960, II (par 94), 94-98)
Mi sono chiesto: davvero costui era così bello? O se, come la stragrande maggioranza ritiene, non lo era: perché lo hanno disegnato così? Perché il cristianesimo ha bisogno di immagini piacevoli mentre il buddismo ci tramanda un ciccione e l’Islam addirittura impedisce di rappresentare il profeta? (Gabriele Romagnoli, Ma Gesù Cristo era un bonazzo?, Vanity Fair)
Cristo, come lievito divino, penetra sempre più profondamente nel presente della vita dell'umanità diffondendo l'opera della salvezza di Lui compiuta nel Mistero pasquale. Egli avvolge inoltre nel suo dominio salvifico anche tutto il passato del genere umano, cominciando dal primo Adamo. (Papa Giovanni Paolo II)
Gesù Cristo ha manifestato agli uomini il mistero e le leggi ammirevoli del regno dei cieli, la grandezza della suprema felicità che Dio prepara per coloro che lo amano. (Gottfried W. Leibniz, Discorso di metafisica, Rondinella, Napoli 1934, 97)Il Regno [di Dio] è in un certo senso Gesù stesso, ed egli lo sa: ne parla come di una realtà alla quale lui solo ha accesso, di cui lui solo può parlare. Pertanto, tra il Regno e lui vi è una distanza: distanza nel tempo, perché Gesù è già là quando il Regno non è ancora che sulla soglia della porta; distanza interiore, perché Gesù ne parla come di una realtà distinta da lui. L'azione del Regno e la sua non sono identiche: Gesù parla, circola attraverso i villaggi della Galilea, guarisce i malati, mangia con i peccatori, compie gesti visibili, lavora e semina. Durante questo tempo, il grano gettato nella terra germina e cresce, la messe matura. Il Regno può dunque considerarsi come la forza interiore di cui l'azione di Gesù è la manifestazione esterna [...]. (Jacques Guillet, Gesù di fronte alla sua vita e alla sua morte, Cittadella, Assisi, 1972, 58-59).
Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono quelle di un Dio. (Jean-Jacques Rousseau)
Se Gesù è Dio tutto cambia senso, non soltanto nel vangelo, ma nella storia umana, e anche nel sentimento che noi possiamo avere dell'universo, del posto di questo sperduto pianeta. Poiché colui che prima era un punto della storia ne diviene il centro. Era un passaggio, un tratto, e ora è immobile e il fulcro attorno al quale gira tutto il resto. [...] Ormai bisognerebbe chiamare creatore questo Gesù - creatura - immobile ed eterno, questo Gesù mutabile e storico -, centro della storia, colui che finora non ne era che un punto privilegiato. Questo è in fondo il solo capovolgimento delle apparenze che meriterebbe veramente il nome di «dialettica della storia». (Jean Guitton, Gesù, Ed. Casale Monferrato, 1963, p.256)
Nulla è meglio di Gesù Cristo. (Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia VII, 1)
Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente. (Margherita Hack)
Alessandro, Cesare, Carlo Magno ed io abbiamo fondato enormi imperi; ma da cosa dipendevano queste nostre creazioni geniali? Dalla forza. Solo Gesù ha fondato un impero basato sull’amore e, ancora oggi, milioni di persone sono disposte a morire per lui. (Napoleone Bonaparte)
La doppia essenza di Cristo è sempre stata, per me, un mistero profondo e impenetrabile, come l’appassionato desiderio degli uomini, così umano e così sovraumano, di arrivare fino a Dio o, con più esattezza, di ritornare a Dio e di identificarsi con lui. Questa nostalgia così misteriosa e così reale allo stesso tempo m’infliggeva profonde ferite. (Nikos Kazantzakis, L'ultima tentazione di Cristo)
L'Agnello c'insegna la fortezza: l'Umiliato ci dà lezioni di dignità: il Condannato esalta la giustizia: il Morente conferma la vita: il Crocifisso prepara la gloria. (Primo Mazzolari)
giovedì 10 settembre 2015
Aforismi Solidarietà
Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere. (Albert Einstein)
Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio. (Alessandro Manzoni, I Promessi sposi)
Il modo più sicuro per rendere la vita piacevole a noi stessi è renderla piacevole agli altri. (Arturo Graf)
Vivere per gli altri, non è soltanto la legge del dovere, è anche la legge della felicità. (Auguste Comte)
Nessuno è inutile in questo mondo se alleggerisce il fardello a qualcun altro. (Charles Dickens)
Ogni atto di amore, per quanto piccolo, ha un valore immenso agli occhi di Dio. È nel donare che riceviamo. (Papa Giovanni XXIII, 18 febbraio 1962)
Non si deve mai rimpiangere il tempo impiegato a far del bene. (Joseph Joubert)
Ciascuno di noi tiene nelle sue mani la vita dell'altro (Rudyard Kipling, Kim, [Merate] Ed. Briantea Airoldi, [1954], p. 91)
L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo. (Sofocle)
Il vero male è l'indifferenza. (Madre Teresa di Calcutta)
Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare. (Madre Teresa di Calcutta)
La malattia più terribile oggi non è la lebbra o la tubercolosi, ma piuttosto il sentirsi non voluto, trascurato e abbandonato da tutti. (Madre Teresa di Calcutta)
Meno male che i sono i poveri che aiutano gli altri poveri. (Madre Teresa di Calcutta)
Iscriviti a:
Post (Atom)

