sabato 16 maggio 2026

Gli albori della mia conversione

Dio fece molto bella quella domenica. Splendeva un bel sole; mi stupì l'atmosfera chiara e quieta del centro con le vie deserte... Arrivai per la Messa delle undici nella piccola chiesa di mattoni del Corpus Christi. Come sembrava risplendere il piccolo edificio! La gente entrava per la porta spalancata nella fresca penombra e a un tratto mi ritornarono al pensiero tutte le chiese dell'Italia e della Francia. Ritrovai all'improvviso l'atmosfera ricca e piena del Cattolicesimo.

Trovai un posto che mi pareva abbastanza in ombra e mi inginocchiai. Mentre mi mettevo in ginocchio, la prima cosa che notai fu una ragazza molto graziosa, forse di quindici o sedici anni, che, in ginocchio, ma bene diritta, pregava con molto fervore. Mi impressionò vedere che una persona giovane e bella potesse con tanta semplicità andare in chiesa per la vera, seria e principale ragione di pregare. Era evidente che stava in ginocchio proprio per questo, non per farsi vedere, e pregava con un raccoglimento che, se non aveva la profondità di quello dei santi, era però abbastanza serio da dimostrare che non stava pensando affatto a chi le stava intorno.

Che rivelazione fu per me scoprire tante persone comuni riunite nello stesso luogo e consce, più che della presenza reciproca, della presenza di Dio. Persone che non erano venute a far pompa di cappelli e abiti, ma a pregare o almeno ad adempiere un dovere non umano, ma religioso. Perché anche quelli che potevano essere venuti per il semplice motivo che vi erano obbligati si mostravano almeno liberi da quel disagio e da quell'imbarazzo che non mancano mai in una chiesa protestante dove tutti rimangono persone singole, e non tralasciano mai di sorvegliarsi a vicenda con un occhio, quando non con tutti e due (...).

Alla fine, dopo una rapida genuflessione, mi affrettai ad uscire di chiesa. (...)

Presi a passeggiare sotto il sole di Broadway e ai miei occhi apparve un mondo nuovo. Non riuscivo a capire che cosa fosse avvenuto che mi rendesse tanto felice, e perché mi sentissi tanto in pace e soddisfatto della vita: non ero ancora abituato al sapore limpido di una grazia attuale.

 Da "La Montagna dalle sette balze"

Thomas Merton (1915 - 1968), monaco cistercense, poeta e scrittore statunitense 


Non è possibile narrare le avventure interiori di tutti coloro che ebbero il primo stimolo - richiamo dalla parola di Gesù, attraverso il vangelo: S. Francesco d'Assisi, i santi fondatori e tutti coloro che finalmente accolsero il Dio silenziosamente operante in loro. Chi seppe emergere da una vita comune, limitata al sensibile o al momentaneo, è perché ha accolto prima il germe della parola divina e l'ha fatta crescere in sè. Caratteristico il rapporto iniziale di Ignazio di Loyola con Francesco Saverio, suo professore alla Sorbona di Parigi. Ignazio non lasciava occasione per ripetergli quella parola del Maestro divino: "Che giova, all'uomo guadagnare anche tutto il mondo se poi perde l'anima?". Francesco Saverio divenne un altro San Paolo.



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