lunedì 5 gennaio 2026

Chi è il prete?

Un uomo che non ha famiglia, ma appartiene a tutte le famiglie. 

Un uomo che viene chiamato testimonio, 
consigliere e agente in tutti i più solenni atti della vita; 
senza del quale non si può nascere nè morire; 
ci riceve infatti dal grembo di nostra madre per non abbandonarci che alla tomba...

Un uomo che benedice la culla, il talamo, il letto di morte e la bara; 
che i fanciulli si avvezzano ad amare e venerare. 

Un uomo che anche gli sconosciuti imparano a chiamare “padre” 
ed ai cui piè i cristiani vanno ad aprire le più intime confidenze.

Un uomo che per il suo stato è il consolatore di tutte le miserie dell'anima e del corpo, 
l'intermediario obbligato tra la ricchezza e l'indigenza, 
che vede il ricco e il povero a vicenda battere alla sua porta: 
il ricco per versarvi l'elemosina, il povero per riceverla senza arrossire.

Un uomo che, non essendo di alcun grado sociale, 
appartiene egualmente a tutte le classi: 
alle inferiori per la vita povera e spesso per l'umile nascita; 
alle elevate per l'educazione e l'altezza dei sentimenti comandatigli 
e ispiratigli dalla purissima sua religione.

Un uomo, infine, che sa tutto, che ha diritto a dir tutto 
e la cui parola cade dall'alto sulle intelligenze 
e sui cuori con l'autorità di una missione divina.

Alphonse de Lamartine (1790 –1869), poeta, scrittore, storico, diplomatico e politico francese

Dio è come un abbraccio

Il bambino chiese alla zia: «Com’è Dio?».

La zia lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia i capelli e, tenendolo stretto a sé, sussurra: «Come ti senti, ora?».

Pavel non vuole sciogliersi dall’abbraccio, alza gli occhi e risponde: «Bene, mi sento bene».

E la zia: «Ecco, Pavel, Dio è così».

Dio è come un abbraccio.

dal film di Krzysztof Kieślowski, Decalogo I (1988)


giovedì 1 gennaio 2026

Lettera di un padre alla propria figlia


Oggi parliamo bene di un uomo che non viene considerato molto, ma che a un certo punto della sua vita non ha preso una decisione e ha fatto comunque un figlio o magari, meglio per lui, una figlia, ed è a questa ragazza che vorrei parlare.

Quando parliamo di quest’uomo che ci conosce un po’ meglio solo da grandi, dobbiamo considerare sempre il fatto che parliamo di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo suo malgrado, ma non diventa mai adulto e tutte le cose della vita gli cadono addosso anche se lui non vorrebbe, perché sa di doverle affrontare senza sapere come.


Tuo padre...

...è quell’uomo che a volte non ha un posto dove stare a casa, perché torna sempre per ultimo, e solo da vecchio lo trovi sempre sulla poltrona con un giornale e ti farà finalmente tenerezza: perché tuo padre è quell’uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere.

È quell’uomo del quale ti ricordi solo all’ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni e se invece al suo ti scordi di fargli gli auguri non ci rimarrà male perché lui lo sa che non l’hai fatto apposta.

Sappi che quell’uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno, e il giorno dopo non ti chiederà come è andata non perché non gli interessa ma perché ha paura che tu ti sia trovata bene con un ragazzo che con te non c’entra niente.

È quell’uomo che quando trovi una sua foto da giovane, ti sembra sempre fichissimo e ti dispiace di non averlo conosciuto allora quando faceva lo scemo con tua madre. È un uomo che ogni volta che esce con la macchina spera che piova per incontrarti e darti un passaggio.

Tuo padre è quell’uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare. È quell’uomo che può litigare con chiunque per tutta la vita ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo perché è quell’uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita.

Tuo padre è quell’uomo che quando ti sposerai compirà l’ultimo sacrificio che la vita gli chiede: portarti all’altare e guardarti da dietro mentre ti lascia la mano...

E ricordati, cara figlia mia, che se una volta, quando sarai una donna, dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te. E troverai un uomo solo. Tuo padre.


Riccardo Rossi, autore, attore, regista e sceneggiatore italiano

martedì 30 dicembre 2025

Testamento

1 “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)

È il momento del supremo passaggio. Voglio che sia il più alto atto di fede.

2 “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15,20).

Spero che con lo stesso amore paterno e misericordioso accoglierai anche me.

3 “Vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi!’. Ed egli si alzò e lo seguì” (Mt 9,9).

Ero ancora ragazzo. La tua chiamata, Gesù, mi raggiunse.

Dissi di sì. Non me ne sono mai pentito. Ho sempre ringraziato. A maggior ragione adesso, alla fine del cammino.

4 “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19).

Questo ‘andare’ è ciò che ho vissuto come prete e come vescovo. Mi hai dato il ‘centuplo’. Ben poche ‘persecuzioni’. Spero nella vita eterna. Dovevo interpretarmi come padre e anche come madre. Era importante avere fuoco nel cuore; avere una parola luminosa sulle labbra; avere uno sguardo profetico. Lo chiedeva Paolo VI, dal quale sono stato consacrato presbitero.

5 “Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio” (At 20,24).

Riconosco che l’esercizio del ministero – dovunque l’ho svolto – è stato il luogo della mia santità. Per la verità, non ve ne era un altro. Si trattava (e si tratta ancora) di valorizzare questo. Ma vedo chiaramente di dover chiedere perdono soprattutto dei peccati di omissione, del bene non fatto, delle occasioni perdute.

6 “E ora vi affido – disse Paolo ai presbiteri di Efeso radunati a Mileto – a Dio e alla parola della sua grazia” (At 20,32).

Queste parole mi fanno pensare alle presenze che, lungo la vita, ci “custodiscono” nella fede e nella vocazione particolare che abbiamo ricevuto.

È la presenza del Signore Dio che mi ha sempre custodito (cfr Gn 28,20; Sal 22); è l’ascolto della sua Parola; è la celebrazione dell’Eucaristia; è l’amicizia con i santi; sono le relazioni sane e robuste con persone che vivono secondo il Vangelo e che il Signore ci fa incontrare in questa o quella fase della nostra vita. Sì, devo molto agli angeli custodi: a quelli invisibili, a quelli visibili. A mia volta, dovevo essere un angelo per l’accompagnamento, come Raffaele; l’angelo per l’annuncio, come Gabriele; l’angelo per la lotta spirituale, come Michele. Certo, potevo fare di più, molto di più.

7 “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Tu hai detto: “Rimanete in me e io in voi. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto”(Gv 15,4).

Sì, Signore, dammi la grazia di rimanere in te. 

Tu hai detto: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” (Gv 16,28)

La tua intimità, Gesù, sia anche la mia. 

Tu hai detto: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà di se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,14).

Ho bisogno, caro Gesù, di tutti i doni dello Spirito Santo. In particolare di quello della sapienza e della fortezza.

Tu hai detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)

Il comandamento è sempre nuovo. 
Fa’, o Gesù, che non invecchi mai.
In questo modo darò bellezza ad ogni giorno e ad ogni incontro.
Madre di Cristo e madre nostra, mi affido a te.

6 settembre 2014

Renato Corti (1936 – 2020), cardinale e vescovo cattolico italiano 


sabato 27 dicembre 2025

Un grido nella notte

Una notte si levò nella quiete di una brezza serale, sulle bianche colline di Betlemme, un grido...un grido dolce e gentile. 

Il mare non udì il grido, perché il mare era pieno della sua stessa voce. La terra non udì il grido, perché la terra dormiva. I grandi uomini della terra non udirono il grido, poiché non potevano capire come un Bambino potesse essere più grande di un uomo. 

C'erano solo due classi di uomini che udirono il grido quella notte: i pastori e i re magi. I pastori: coloro che sanno di non sapere nulla. I re magi: coloro che sanno di non sapere tutto. 

I pastori hanno trovato il loro Pastore, e i re magi hanno scoperto la Sapienza. E il Pastore e la Sapienza erano un Bambino in una mangiatoia. 

Fulton J. Sheen

mercoledì 24 dicembre 2025

Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, 
non dimenticare il cibo delle colombe. 

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che chiedono la pace. 

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che mungono le nuvole. 

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare i popoli delle tende. 

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, 
coloro che non trovano un posto dove dormire. 

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, 
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. 

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, 
e di': magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmud Darwish (1941 - 2008), poeta e scrittore palestinese

martedì 23 dicembre 2025

Il “fiat” di Maria

Nella sfera umana, Maria è sola. Nessuno sa quello che avviene in lei. Che cosa dirà? Maria si rende perfettamente conto dell’estrema importanza di ciò che sta per pronunciare. Come una sposa, Ella sa che questo infinito ha due aspetti: uno di gioia, di tenerezza, di gloria; ma anche un altro aspetto: una immensità invisibile di pena, di redenzione, di riparazione. Dire “sì”, sarebbe mancare di delicatezza, come se Lei fosse uguale a Dio. Dirà solamente: che ciò avvenga, che ciò mi sia fatto! Come se intendesse far comprendere che gettava la sua libertà nel piano divino, oggi di gioia e domani di sofferenza. Fiat! E la parola dell’accettazione. E, nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L’Angelo adorò il divino mistero e si allontanò in silenzio. 

Jean Guitton