venerdì 23 ottobre 2015

Bisogna rompere il filo...


Quando noi ci confessiamo, ci pare di star' tutti uniti a Dio, e di esser' santi: ma poco dopo torniamo a' difetti di prima. La ragione si è perchè noi siamo legati col filo, come sta legato col filo l'uccelletto in mano a de' ragazzi. Egli svolazza di quando in quando, ma ritirato dal filo torna addietro. Così noi svolazziamo qualche volta verso Dio, ma poi ritirati dal filo delle nostre passioni, e delli nostri attacchi, torniamo addietro, e facciamo la vita di prima. Bisogna dunque rompere il filo, se vogliamo stabilmente essere tutti di Dio.

D. Bernino, "Vita del venerabile Fr. Giuseppe da Copertino de Minori Conventuali", Venezia 1726, p.224

Giuseppe da Copertino, santo, presbitero francescano italiano (1603 - 1663)


Poco importa che un uccello sia legato ad un filo sottile invece che ad uno grosso, perché, per quanto sia sottile, rimarrà legato come al grosso, fin tanto che non lo romperà per volare. La verità è che quello sottile è più facile da rompere; però, per facile che sia, se non lo rompe, non volerà.

Fiamma d'amor viva, 11,4

San Giovanni della Croce

venerdì 16 ottobre 2015

La più semplice e ovvia verità

So che la maggior parte degli uomini, compresi coloro che si sentono a loro agio con problemi della massima complessità, accetta raramente anche la verità più semplice e ovvia, se questa li obbliga ad ammettere la falsità delle conclusioni che loro stessi si sono deliziati ad esporre ai loro colleghi o che hanno fieramente insegnato ad altri e che hanno ormai ordito, filo dopo filo, nel tessuto della loro vita.
Guerra e pace
Lev Tolstoj (1828 – 1910), scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo

sabato 26 settembre 2015

Aforismi Gesù Cristo

Cristo non è compreso del tutto finchè non è compreso sopra tutto. (Sant'Agostino di Ippona)

Gesù era pieno d'amore per le anime ferite dalle umane passioni e si compiaceva di lenire le piaghe estraendo dalle stesse il balsamo che doveva guarirle. Diceva, quindi, alla Maddalena: "Ti sarà molto perdonato perché hai molto amato! Sublime perdono che doveva eccitare una fede sublime". (Alexandre Dumas)

Non perché mi sia stato detto che tu eri figlio di Dio ascolto la tua parola: ma la tua parola è bella al di sopra di ogni parola umana, e da ciò riconosco che sei il figlio di Dio. (André Gide)

Gesù Cristo ha detto cose grandi in modo così semplice che sembra non le abbia pensate, ma in modo così preciso che è chiaro che le ha pensate. Questa chiarezza e questa semplicità insieme sono ammirevoli. (Blaise Pascal, Pensieri, 291)

La storia intera risulta essere incomprensibile senza Gesù Cristo. (Ernest Renan)

Il mondo sarà salvato dalla bellezza…e la bellezza è Cristo” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, L’idiota)

Se ci siamo incontrati e mi hai dimenticato, non hai perso nulla... Ma se incontri Gesù Cristo e lo dimentichi, hai perso tutto! (San Francesco di Paola, 1416 - 1507)

Non avessi conosciuto il Cristo, Dio sarebbe stato un vocabolo vuoto di senso... il Dio dei filosofi non avrebbe avuto alcun posto nella mia vita morale. Era necessario che Dio si immergesse nell'umanità, che in un preciso momento della storia... un essere umano, fatto di carne e di sangue, pronunciasse certe parole, compisse certi atti, perché io mi gettassi in ginocchio... (François Mauriac, Vita di Gesù)

Il Redentore era uguale agli altri uomini, giacché aveva la loro medesima natura, ma era distinto da tutti per la potenza costante della sua coscienza di Dio, la quale era in lui il suo proprio essere divino. (Friedrich Schleiermacher, Der christliche Glaube, Berlin 1960, II (par 94), 94-98)

Mi sono chiesto: davvero costui era così bello? O se, come la stragrande maggioranza ritiene, non lo era: perché lo hanno disegnato così? Perché il cristianesimo ha bisogno di immagini piacevoli mentre il buddismo ci tramanda un ciccione e l’Islam addirittura impedisce di rappresentare il profeta? (Gabriele Romagnoli, Ma Gesù Cristo era un bonazzo?, Vanity Fair)

Cristo, come lievito divino, penetra sempre più profondamente nel presente della vita dell'umanità diffondendo l'opera della salvezza di Lui compiuta nel Mistero pasquale. Egli avvolge inoltre nel suo dominio salvifico anche tutto il passato del genere umano, cominciando dal primo Adamo. (Papa Giovanni Paolo II)

Gesù Cristo ha manifestato agli uomini il mistero e le leggi ammirevoli del regno dei cieli, la grandezza della suprema felicità che Dio prepara per coloro che lo amano. (Gottfried W. Leibniz, Discorso di metafisica, Rondinella, Napoli 1934, 97)

Il Regno [di Dio] è in un certo senso Gesù stesso, ed egli lo sa: ne parla come di una realtà alla quale  lui solo ha accesso, di cui lui solo può parlare. Pertanto, tra il Regno e lui vi è una distanza: distanza nel tempo, perché Gesù è già là quando il Regno non è ancora che sulla soglia della porta; distanza interiore, perché Gesù ne parla come di una realtà distinta da lui. L'azione del Regno e la sua non sono identiche: Gesù parla, circola attraverso i villaggi della Galilea, guarisce i malati, mangia con i peccatori, compie gesti visibili, lavora e semina. Durante questo tempo, il grano gettato nella terra germina e cresce, la messe matura. Il Regno può dunque considerarsi come la forza interiore di cui l'azione di Gesù è la manifestazione esterna [...]. (Jacques Guillet, Gesù di fronte alla sua vita e alla sua morte, Cittadella, Assisi, 1972, 58-59).

Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono quelle di un Dio. (Jean-Jacques Rousseau)

Se Gesù è Dio tutto cambia senso, non soltanto nel vangelo, ma nella storia umana, e anche nel sentimento che noi possiamo avere dell'universo, del posto di questo sperduto pianeta. Poiché colui che prima era un punto della storia ne diviene il centro. Era un passaggio, un tratto, e ora è immobile e il fulcro attorno al quale gira tutto il resto. [...] Ormai bisognerebbe chiamare creatore  questo Gesù - creatura - immobile ed eterno, questo Gesù mutabile e storico -, centro della storia, colui che finora non ne era che un punto privilegiato. Questo è in fondo il solo capovolgimento delle apparenze che meriterebbe veramente il nome di «dialettica della storia». (Jean Guitton, Gesù, Ed. Casale Monferrato, 1963, p.256)

Nulla è meglio di Gesù Cristo. (Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia VII, 1)

Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente. (Margherita Hack) 

Alessandro, Cesare, Carlo Magno ed io abbiamo fondato enormi imperi; ma da cosa dipendevano queste nostre creazioni geniali? Dalla forza. Solo Gesù ha fondato un impero basato sull’amore e, ancora oggi, milioni di persone sono disposte a morire per lui. (Napoleone Bonaparte)

La doppia essenza di Cristo è sempre stata, per me, un mistero profondo e impenetrabile, come l’appassionato desiderio degli uomini, così umano e così sovraumano, di arrivare fino a Dio o, con più esattezza, di ritornare a Dio e di identificarsi con lui. Questa nostalgia così misteriosa e così reale allo stesso tempo m’infliggeva profonde ferite. (Nikos Kazantzakis, L'ultima tentazione di Cristo)

Come parlare di Cristo? Dobbiamo cercare di presentare da innamorati la figura di Cristo, per sperare che ci stiano a sentire. (Pino Puglisi).

L'Agnello c'insegna la fortezza: l'Umiliato ci dà lezioni di dignità: il Condannato esalta la giustizia: il Morente conferma la vita: il Crocifisso prepara la gloria. (Primo Mazzolari)

giovedì 10 settembre 2015

Aforismi Solidarietà

Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere. (Albert Einstein)

Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio. (Alessandro Manzoni, I Promessi sposi)

Il modo più sicuro per rendere la vita piacevole a noi stessi è renderla piacevole agli altri. (Arturo Graf)

Vivere per gli altri, non è soltanto la legge del dovere, è anche la legge della felicità. (Auguste Comte)

Nessuno è inutile in questo mondo se alleggerisce il fardello a qualcun altro. (Charles Dickens)

Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene. (Denis Diderot)

Ogni atto di amore, per quanto piccolo, ha un valore immenso agli occhi di Dio. È nel donare che riceviamo. (Papa Giovanni XXIII, 18 febbraio 1962)

Non si deve mai rimpiangere il tempo impiegato a far del bene. (Joseph Joubert)

Ciascuno di noi tiene nelle sue mani la vita dell'altro (Rudyard Kipling, Kim, [Merate] Ed. Briantea Airoldi, [1954], p. 91)

L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo. (Sofocle)

Il vero male è l'indifferenza. (Madre Teresa di Calcutta)

Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare. (Madre Teresa di Calcutta)

La malattia più terribile oggi non è la lebbra o la tubercolosi, ma piuttosto il sentirsi non voluto, trascurato e abbandonato da tutti. (Madre Teresa di Calcutta)

Meno male che i sono i poveri che aiutano gli altri poveri. (Madre Teresa di Calcutta)

giovedì 6 agosto 2015

Solo chi ama conosce veramente Dio

Gesù chiede ai suoi discepoli: "Voi, chi dite che io sia?" (Mc 8,29). La risposta di Pietro è netta e immediata: "Tu sei il Cristo", cioè il Messia, il consacrato di Dio mandato a salvare il suo popolo. Pietro e gli altri apostoli, dunque, a differenza della maggior parte della gente, credono che Gesù non sia solo un grande maestro o un profeta, ma molto di più. Hanno fede: credono che in Lui è presente e opera Dio. Subito dopo questa professione di fede, però, quando Gesù per la prima volta annuncia apertamente che dovrà patire ed essere ucciso, lo stesso Pietro si oppone alla prospettiva di sofferenza e di morte. Gesù allora deve rimproverarlo con forza, per fargli capire che non basta credere che Lui è Dio, ma spinti dalla carità bisogna seguirlo sulla sua stessa strada, quella della croce (cfr Mc 8,31-33). Gesù non è venuto a insegnarci una filosofia, ma a mostrarci una via, anzi, la via che conduce alla vita.

Questa via è l’amore, che è l’espressione della vera fede. Se uno ama il prossimo con cuore puro e generoso, vuol dire che conosce veramente Dio. Se invece uno dice di avere fede, ma non ama i fratelli, non è un vero credente. Dio non abita in lui. Lo afferma chiaramente san Giacomo [...]: "Se non è seguita dalle opere, [la fede] in se stessa è morta" (Gc 2,17). A questo proposito, mi piace citare uno scritto di san Giovanni Crisostomo, uno dei grandi Padri della Chiesa, che il calendario liturgico ci invita oggi a ricordare. Proprio commentando il passo citato della Lettera di Giacomo egli scrive: "Uno può anche avere una retta fede nel Padre e nel Figlio, così come nello Spirito Santo, ma se non ha una retta vita, la sua fede non gli servirà per la salvezza. Quando dunque leggi nel Vangelo: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio» (Gv 17,3), non pensare che questo verso basti a salvarci: sono necessari una vita e un comportamento purissimi" (cit. in J.A. Cramer, Catenae graecorum Patrum in N.T., vol. VIII: In Epist. Cath. et Apoc., Oxford 1844).
Angelus del 13/09/2009
Benedetto XVI / Joseph Ratzinger (1927 - 2022), docente e teologo tedesco, papa

lunedì 20 luglio 2015

L’inferno è non amare più



No, non tacerò, signora. I preti hanno taciuto troppo spesso, e vorrei che fosse stato solo per pietà. Ma siamo vili. Appena stabilito il principio, lasciamo dire. Voi cosa ne avete fatto dell'inferno? Una specie di prigione perpetua, analoga alle vostre; e vi chiudete sornionamente in anticipo la cacciagione umana che le vostre polizie inseguono dall'inizio del mondo: i nemici della società. Vi degnate di includervi anche i bestemmiatori e i sacrileghi. Quale spirito sensato, quale cuore fiero accetterebbe senza disgusto, senza ripugnanza, una simile immagine della giustizia di Dio? Quando questa immagine vi disturba, vi è troppo facile scartarla. Giudicate l'inferno secondo le massime di questo mondo; e l'inferno non è di questo mondo. Non è di questo mondo; e tanto meno del mondo cristiano. Un castigo eterno, un'espiazione eterna. L’unico miracolo è che noi possiamo farci un'idea da quaggiù, mentre appena uscita da noi la colpa, basta uno sguardo, un segno, un muto appello perché il perdono vi si scagli sopra, dall'alto dei cieli, come un'aquila. Sta il fatto che il più miserabile degli uomini viventi, anche se non crede più di amare, conserva ancora la possibilità d'amare. Persino il nostro odio s'irradia; il demone meno torturato s'espanderebbe in quella che chiamiamo disperazione, come in un luminoso, trionfale mattino. L'inferno, signora, è non amare più. Sono sicuro che queste parole: “Non amare più”, suonino come un'espressione familiare alle vostre orecchie. Non amare più, per un uomo vivente, significa amare altre cose o amare meno. E se questa facoltà, che ci sembra inseparabile dal nostro essere, che sembra il nostro stesso essere e comprendere ancora un modo di amare - potesse scomparire? Non amare più, non comprendere più e vivere lo stesso, che prodigio! L'errore comune a tutti è di attribuire a queste creature abbandonate ancora qualcosa di noi, della nostra perpetua mobilità, mentre esse sono fuori del tempo, fuori del movimento, fisse per sempre. Se Dio ci conducesse per mano verso una di questi esseri dolorosi, anche se un tempo fosse stato l'amico più caro, con quale linguaggio gli parleremmo? Se un uomo vivo, un nostro simile, l'ultimo di tutti, il più vile tra i vili, venisse gettato tale quale in codesti limbi ardenti, vorrei condividere la sua sorte, andrei a disputarlo al suo carnefice. Condividere la sua sorte… la disgrazia, l'inconcepibile disgrazia di quelle pietre roventi che furono uomini, è che non hanno più nulla da condividere.
[ Diario di un curato di campagna ]
Georges Bernanos (1888 – 1948), scrittore francese