martedì 5 ottobre 2021

Il nostro fratello di Assisi


Se analizziamo i primi passi dei grandi santi scopriremo sempre un passaggio previo: un risveglio. L’uomo arriva a convincersi che tutta la realtà è effimera e transitoria e che non esiste nulla che possegga validità assoluta, tranne Dio.
Ogni adesione a Dio, se è piena, nasconde una ricerca inconscia di trascendenza e di eternità. In ogni passo decisivo verso l’infinito palpita un desiderio di liberazione dall’oppressione del limite e, in questo modo, la conversione si trasforma in una suprema liberazione dall’angoscia.
L’uomo nel risveglio diventa saggio: sa che è pazzia assolutizzare ciò che è relativo e relativizzare l’assoluto.
Sa che siamo per natura cercatori di orizzonti eterni e che le realtà umane possono solo offrire prospettive anguste che opprimono le nostre ansie di trascendenza.
Solo Dio vale la pena perché solo Lui offre reali possibilità di canalizzazione degli impulsi ancestrali e profondi del cuore umano.

Nei castelli fondati sopra il denaro, il potere, la gloria, non può entrare Dio. Nella vita, quando tutto va liscio, l’uomo tende a fare di se stesso il centro. Questa è una grande disgrazia perché allora entra in lui la paura di perdere tutto, vive angosciato e si sente infelice. Per l’uomo uscire dalla stabilità significa salvarsi.
La conversione è quasi sempre un cammino di ricerca nella quale l’uomo va sperimentando alternativamente “la dolcezza di Dio” ed il fascino delle creature, fino a quando progressivamente queste si decantano e si afferma e conferma la “presenza”.
Nella conquista della libertà ci sono oscillazioni. Non sempre lo spirito può mantenere lo stesso livello d’animo. Quando non si appoggia su Dio, istintivamente, l’uomo si inchina verso se stesso, e in questo caso, appare il verme della insicurezza.
Possedendo Dio ottenne tutto, però per possedere Dio dovette spogliarsi di tutto.
La vera predica di Francesco erano la sua persona e la sua vita. C’erano calore e convinzione nelle sue parole perché parlava solo di ciò che aveva sperimentato. 

L’apostolato per Francesco era: il perdono delle offese, la gioia nelle tribolazioni, pregare per i persecutori, aver pazienza nei maltrattamenti, ricambiare il male con il bene, non  turbarsi per le calunnie, non maledire chi ci maledice.

Quando Francesco ebbe la crisi sentiva che il cumulo dei suoi peccati era maggiore della misericordia di Dio. Non avrebbe dovuto fissare l’attenzione sulla sua vita dissipata, sui suoi peccati passati, ma nell'inesauribile pietà di Dio. Non guardare se stessi ma guardare l’Altro. Bisogna uscire, cioè dimenticarsi di se stessi e ricordarsi dell’Altro. Il Signore ci dice: “perché ti preoccupi, perché c’è bisogno di soffrire tanto?  Credi in me, spera in me. Fa il salto, vieni verso di me. A te manca solamente di metterti nelle mie mani. Il resto lo farò io”.

Nella sua notte oscura dello spirito, Francesco si domandava: dove si trova la volontà di Dio? Dio dove si trova? Dio si può trovare, sì o no?

L’oscurità è completa. Non si vede nulla o non c’è nulla?

Francesco pensava: “Il Signore mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo vangelo. E se non fosse stato il Signore? Se fosse stata la mia voce? Avendo fallito sui campi di battaglia e nella società, non potrei essermi appoggiato ad una chimera, ad una proiezione di me stesso obbedendo alle leggi della compensazione?”.

“Accettami così come sono”.

Chiara a Francesco [quando Francesco era in crisi per stabilire la “regola” dell’ordine]: “Se guardi Dio ciò che tanto ti preoccupa ti sembrerà insignificante. Liberati da te stesso e fa’il salto mortale: Dio c’è e basta!”

A Natale diceva: “Figli miei, un bambino è una creatura indifesa e quindi inoffensiva. Vive nel cuore profondo della gratuità. Ha bisogno di ricevere tutto. Non guadagna e non gli si deve nulla. Riceve ogni cosa gratuitamente. Viene anche amato gratuitamente. Così siamo noi nelle mani di Dio. Che gioia. Dio è nostra “madre”.

“La vita è lotta e nella lotta nasce il conflitto. Non si deve aver paura perché ciò è inevitabile. Ciò che importa è riconciliarsi. È il primo obbligo di ogni giorno.

“Durante tutta la mia vita non ho fatto altro che amare”.

Il nostro fratello di Assisi. Storia di una esperienza di Dio, 2012

Ignacio Larrañaga (1928-2013), scrittore e presbitero francescano spagnolo 

domenica 5 settembre 2021

La solitudine dell'individuo in una società atomizzata


Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più

Il livellamento delle condizioni dei sudditi è sempre stato una delle principali preoccupazioni dei despoti e dei tiranni fin dai tempi più antichi; ma un simile livellamento non è sufficiente per il regime totalitario, perché lascia più o meno intatti certi legami non politici, come i vincoli familiari e gli interessi culturali comuni. Se tale regime vuole sul serio raggiungere il suo scopo, deve far sì che «finisca una volta per tutte la neutralità del gioco degli scacchi», vale a dire l'esistenza autonoma di qualsiasi attività.

L'atomizzazione della società sovietica venne ottenuta con l'abile uso di ripetute epurazioni, che invariabilmente precedevano l'effettiva liquidazione di un gruppo. Per distruggere tutti i legami sociali e familiari, le epurazioni venivano condotte in modo da minacciare della stessa sorte l'accusato e tutta la sua cerchia, dai semplici conoscenti agli amici e ai parenti più stretti. La conseguenza dell'ingegnoso criterio della «colpa per associazione» era che, appena un uomo veniva accusato, i suoi vecchi amici si trasformavano di colpo nei suoi nemici più accaniti […]. In ultima analisi, fu con l'impiego radicale di questi metodi polizieschi che il regime staliniano riuscì a instaurare una società atomizzata quale non si era mai vista prima, e a creare intorno a ciascun individuo un'imponente solitudine quale neppure una catastrofe da sola avrebbe potuto causare.

Le origini del totalitarismo (1948)

Hannah Arendt (1906 - 1975), politologa, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense

mercoledì 25 agosto 2021

Dove sei felicità?


Dove sei felicità?
Sono qui.
Nella tazza di caffè che stai bevendo stamattina.
Nel sorriso ieri notte di quel passante.
Nel tramonto che muore nel mare.
Nell'aria fresca delle sei.
Nelle coperte calde in cui ti addormenti.
Nella voce del tuo amore.
Nel goal di quel bambino.
Nell'abbraccio dei tuoi genitori.
Nel viaggio dell'ultimo minuto.
Sono qui.
Nelle cose semplici.
Nelle cose complesse non cercarmi.
È tempo perso.
Sono qui.
Mentre guardi e sorridi
all'immensità di ogni giorno.

lunedì 23 agosto 2021

Baciami sulla guancia e tienimi la mano


Non chiedermi di ricordare,
non cercare di farmi capire.
Lasciami riposare, fammi capire che sei con me,
baciami sulla guancia e tienimi la mano.

Sono confuso ben oltre la tua concezione,
sono triste e sofferente e perso.
Tutto quello che so è che ho bisogno di te,
stammi vicino se puoi.

Non perdere la pazienza con me,
non imprecare, non rimproverarmi, non mi sgridare.
Non riesco a dirti perché mi comporto così,
non posso essere diverso, anche se ci provo.

Ricorda solo che ho bisogno di te,
che la parte migliore di me se n'è andata.
Ti prego di non evitare di starmi vicino,
amami finché la mia vita se ne va.

(Versi scritti su un biglietto lasciato vicino al letto di un paziente malato di Alzheimer)

domenica 15 agosto 2021

Aforismi animali


La pietà verso gli animali è talmente legata alla bontà del carattere da consentire di affermare fiduciosamente che l'uomo crudele con gli animali non può essere buono. Questa compassione proviene dalla medesima fonte donde viene la pietà verso gli uomini. (Arthur Schopenhauer, Il fondamento della morale, III, 19, 7)

Si ha pietà di un peccatore, di un malfattore, ma non di un innocente e fedele animale che spesso procura il pane al suo padrone e non riceve che misero foraggio. «Aver pietà»! Non già pietà, ma giustizia si deve all'animale! (Arthur Schopenhauer, L'arte di insultare)

O Dio, aiutaci ad amare tutte le cose viventi, i nostri piccoli fratelli cui Tu hai dato questa Terra come casa assieme a noi. Possa l'uomo rendersi conto che essi non vivono soltanto per lui, ma per se stessi e per Te, ed amino la dolcezza della vita quanto noi e Ti servano meglio di quanto facciamo noi. (San Basilio magno)

Sicuramente noi dobbiamo mostrare dolcezza e gentilezza verso gli animali e per varie ragioni, e questo soprattutto perché essi hanno la nostra stessa origine.(San Giovanni Crisostomo)

Non è una richiesta di pietà, ma di giustizia. […] Occorre coltivare un ampio senso di universale giustizia (non di pietà) verso tutti gli esseri viventi. (Henry Stephens Salt)

Essendo, dunque, gli atti degli animali analoghi a quelli umani e derivando dagli stessi princìpi, in tanto noi abbiamo dei doveri verso di essi in quanto, osservando questi, noi promuoviamo quelli verso l'umanità. Chi perciò facesse uccidere il proprio cane, non essendo questo più in grado di guadagnarsi il pane, non agirebbe affatto contro i doveri riguardanti i cani, i quali sono sprovvisti di giudizio, ma lederebbe nella loro intrinseca natura quella socievolezza e umanità, che occorre rispettare nella pratica dei doveri verso il genere umano. Per non distruggerla, l'uomo deve mostrare bontà di cuore già verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini. Si può conoscere il cuore d'un uomo già dal modo in cui egli tratta le bestie. (Immanuel Kant, Lezioni di etica)

L'uomo segue dei modelli di comportamento acquisiti verso gli animali e troppo raramente si domanda cosa provoca con questo. Se pensiamo all'atteggiamento che l'uomo ha verso il mondo animale, potremmo quasi dire che costui non è un essere umano. Pensiamo a tutti i mattatoi o agli allevamenti intensivi di bestiame e pollame con condizioni di vita invivibili per gli animali e pensiamo alle condizioni di trasporto nei camion, tante volte senz'acqua e senza niente; questo è un comportamento estremamente crudele verso gli animali. Non che la gente sia cattiva, è solo che non ci pensa. Quando il prodotto finito è servito in tavola, non si pongono domande sul contenuto, sulla provenienza e le fasi precedenti della produzione. (Janez Drnovšek - politico sloveno 1950 – 2008) 

La crudeltà verso gli animali equivale per l'uomo a non amare Dio. (John Henry Newman)

Se avete uomini che escluderanno una qualsiasi delle creature di Dio dal rifugio della compassione e della pietà, avrete uomini che trattano nello stesso modo i simili. Non ferire o umiliare i nostri fratelli è il nostro primo dovere verso di loro, ma non è sufficiente fermarsi lì. Abbiamo una missione più alta: essere loro di servizio dovunque ne abbiano necessità. (Marie Matthews, Floriterapia australiana per i nostri animali, Sonia Sferzi ed., Tecniche Nuove, Milano, 2009, p. 30 – passo attribuito a San Francesco d’Assisi) 

La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercè: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri. (Milan Kundera)

Saevitia in bruta est tirocinium crudelitatis in homines / La crudeltà nei confronti degli animali è un allenamento alla crudeltà verso gli uomini. (Publio Ovidio Nasone) 

L'uomo si distingue dall'animale in virtù della compassione verso l'animale stesso. (Richard Wagner, Lettera aperta, 1879)

La caccia è una forma secondaria di malattia mentale umana. (Theodor Heuss, Presidente della Repubblica Federale di Germania dal 1949 al 1959)

Se un uomo mostra una pietosa compassione verso gli animali, ancor più sarà disposto a comportarsi con pietà verso i propri simili. (Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae I-II, q. 102, art. 6 ad. 8)

La primavera è tornata, il sole ha abbracciato la terra. Presto vedremo i figli del loro amore. Ogni seme, ogni animale si è svegliato. Anche noi siamo stati generati da questa grande forza. Per questo crediamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali abbiano il nostro stesso diritto a vivere su questa terra! (Toro Seduto / Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka - 1831 – 1890)

Le sofferenze degli animali ci sembrano dei mali perché, essendo anche noi animali, pensiamo che saremmo molto da compiangere se a noi si facesse altrettanto. Sentiremmo la stessa pietà per una pianta o per una pietra se sapessimo che, quando viene tagliata, essa soffre, ma la compiangeremmo molto meno di un animale, perché la pianta e la pietra ci somigliano meno. (Voltaire, Il faut prendre parti, ou le principe d'action


 

sabato 14 agosto 2021

Il prete che aveva fallito

Il parroco di un piccolo paese andò in chiesa incoraggiato e motivato a celebrare un'altra messa serale, ma l'ora era passata e nessuno del paese era arrivato. Dopo 15 minuti, entrano tre bambini, dopo 20 minuti entrano due giovani. Così decise di iniziare la Messa con i cinque fratelli. Nel corso della Messa, una coppia entrò e si sedette negli ultimi banchi della chiesa.  

Mentre il sacerdote predicava e spiegava il Vangelo, entrò un altro uomo, mezzo sporco, con una corda in mano. Deluso e senza capire la causa della debole partecipazione dei fedeli, il sacerdote celebrò la Messa con amore e predicò con entusiasmo.

Quando stava tornando a casa, fu aggredito e picchiato da due ladri che presero la sua borsa  contenente la Bibbia e altri oggetti di valore. Arrivando alla canonica, medicandosi le ferite, descrisse quel giorno come il giorno più triste della sua vita, il fallimento del suo ministero e il giorno più infruttuoso della sua carriera; ma… non importa, avrebbe fatto tutto con Dio e per Lui.

Dopo cinque anni, il prete decise di condividere questa storia con i parrocchiani della chiesa. Quando la storia finisce, una coppia importante in quella parrocchia si ferma e dice: "Padre, la coppia nella storia di cui ha parlato, seduti in fondo alla chiesa, siamo noi. Eravamo sull'orlo della separazione, basata su varie questioni e disaccordi nella nostra casa. Quella sera avevamo finalmente deciso per il nostro divorzio, ma prima abbiamo deciso di venire in chiesa a lasciare le nostre fedi e poi ognuno avrebbe continuato nel suo cammino. Nel frattempo, dopo aver ascoltato l’omelia, quella stessa sera, abbiamo deciso di non lasciarci. Di conseguenza, oggi siamo qui con casa e famiglia restaurate".

Mentre la coppia parlava, uno degli uomini d'affari di maggior successo che hanno contribuito a sostenere la Chiesa, ha salutato con la mano, chiedendo di parlare e quando gli è stata data l'opportunità ha detto: "Padre, io sono l'uomo che è arrivato mezzo sporco con una corda in mano. Ero sull'orlo della bancarotta, perso nella droga, mia moglie e i miei figli hanno lasciato casa a causa delle mie aggressioni. Quella notte ho cercato di uccidermi, ma la corda si è rotta, così sono uscito per comprarne un'altra. Nel cammino, ho visto la chiesa aperta, ho deciso di entrare anche se ero molto sporco e con la corda in mano. Quella notte, la sua omelia mi ha trafitto il cuore e sono partito da qui con la voglia di vivere. Oggi sono libero dalla droga, la mia famiglia è tornata a casa e sono diventato il più grande uomo d'affari della città"

Sulla porta d'ingresso della sagrestia, il diacono gridò: "Padre, io ero uno di quei ladri che l'hanno derubata. L'altro è morto quella stessa notte quando abbiamo compiuto la seconda rapina. Nella sua valigetta c'era una Bibbia. La leggevo ogni volta che mi svegliavo la mattina. Dopo tante letture, ho deciso di prestare il mio servizio in questa chiesa".

Il Padre rimase sconvolto e cominciò a piangere insieme ai fedeli. Dopotutto, era una notte che considerava una notte di fallimento.


Esercita la tua chiamata, cioè il tuo lavoro, la tua missione, con dedizione indipendentemente dal numero dei partecipanti.
Dai il massimo ogni giorno, perché ogni giorno sei uno strumento di bene per la vita di qualcuno.
Nei giorni peggiori della tua vita puoi ancora essere una benedizione nella vita di qualcuno.
Dio può usare le "cattive circostanze" di una vita per produrre grandi vittorie.

sabato 31 luglio 2021

Ecco il mio Dio

(Kathy Lawrence, "Thy tender care")

Ecco il mio Dio,
quello che cammina per le strade buie,
quello che riaccende in cuori “spenti” 
la fiamma dell’amore.

Quello che “legge” nell’anima...
Non importa di che colore è la tua pelle, 
che lingua parli, quante ricchezze terrene hai.

Ti ama per quello che sei, 
non per quello che possiedi
o per un tornaconto umano.

Non lo vedi?
Eppure ti è accanto.
Non avverti la sua mano che accarezza il tuo cuore?
Quella pace che inonda il tuo essere 
quando guardi un tuo simile e lo chiami: "fratello"?

C’è rabbia, angoscia, preoccupazione nella tua inquietudine. 
Rincorri i fantasmi di un "passato".
Impazzisci per un "futuro" che non ti appartiene.
"Ad ogni giorno basta la sua pena..."
Che grande verità!

Ecco questo è il nostro Dio.
Quello che è salito su di un legno a forma di Croce.
Come un malfattore, un rifiuto umano.
Quello che ha sconfitto la morte,
per donarci la Vita vera.

Il suo nome è Gesù.