sabato 21 novembre 2020

Al di là di tutto ciò che è mutabile


Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole... chi l'ha creata, se non la bellezza immutabile?

[...] Per poter scoprire e riconoscere Dio, il creatore di tutto l'universo [...] hanno cercato cosí qualcosa di immutabile. E in questo modo sono giunti a riconoscere Dio.

Discorsi, 241, 2-3

Agostino di Ippona (354 – 430), vescovo, santo


giovedì 19 novembre 2020

Aforismi Denaro e ricchezza

L'uomo perde la salute per fare i soldi e poi perde i soldi per recuperare la salute. È così ansioso riguardo al futuro che dimentica di vivere il presente e il risultato è che non vive né il presente, né il futuro. Vive come se non dovesse morire mai e muore come se non avesse mai vissuto. (Dalai Lama)

L'uomo che ha sradicato da se stesso l'amore del denaro - radice di tutti i peccati - sarà libero dall'orgoglio, come dice il saggio Salomone: «La povertà mantiene l'uomo nell'umiltà» (Evagrio Pontico)

Maladetta sie tu, antica lupa (l'avarizia)
che piú che tutte l'altre bestie hai preda 
per la tua fame sanza fine cupa!
(Dante Alighieri, La Divina Commedia - Purgatorio, 20,10-12)

La sentenza di Gesù contro i ricchi, secondo cui «è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio», è stata evidentemente mutuata da Platone; Gesù ha alterato il detto platonico, in cui Platone afferma: «È impossibile per chi è eccezionalmente buono essere al contempo straordinariamente ricco». (Celso, Il discorso vero VI, 16)

Chi ha molto denaro non riuscirà, per questo, a comprarsi un posto in Paradiso, ma avrà molte probabilità di averne uno gratis all'Inferno. (Giuseppe Tobia)

Il denaro che si possiede è strumento di libertà; quello che si insegue è strumento di schiavitù. (Jean Jacques Rousseau, Le confessioni)

Con il denaro si possono avere tutti i beni che si possono commerciare, ma non i beni spirituali che non si possono vendere. Onde si dice nei Proverbi: «Che giova allo stolto avere ricchezze, dal momento che non può comprare la sapienza?» (San Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae)


Un uomo convinse i mortali a credere all'esistenza degli dei

Per Crizia, la divinità (gli dei, i demoni) è stata inventata dai governanti affinché gli uomini smettessero di infrangere le leggi di nascosto, convincendoli dell'esistenza di una forza soprannaturale in grado di osservarli in qualsiasi momento e in seguito giudicarli. La religione assume così le caratteristiche di uno strumento politico per controllare la sfera personale e più intima dell'uomola coscienza.  


Ci fu un tempo in cui la vita degli uomini non era governata da alcuna legge, e giaceva selvaggia e schiava della malvagità dell'animo, mentre nessun premio esisteva per i probi, né alcuna pena per gli empi. Mi sembra tuttavia che gli uomini abbiano inventato leggi adatte a creare degli obblighi, perché la giustizia esercitasse un ruolo da padrona ed avesse come sua schiava l'ingiustizia: si colpiva con una pena chi commetteva qualcosa di sbagliato, mentre le leggi impedivano che i delitti venissero perpetrati con la forza pubblicamente. Tuttavia gli uomini li commettevano di nascosto, allora un saggio dotato di straordinaria intelligenza – a mio avviso – finse per i mortali che esistessero gli dèi, perché negli empi si infondesse la paura, se solo avessero fatto, detto o finanche pensato qualcosa di nascosto. Così, il dio venne ritenuto un demone infiammato di vita immortale, intelligente, dotato di vista, dotato di pensiero, interessato in queste vicende e pervaso di una natura divina, che potesse ascoltare ogni parola pronunciata dai mortali ed osservarne ogni azione. In questo modo – penso – un uomo per primo convinse i mortali a credere all'esistenza del genere dei demoni.  

Sisifo, frammento 25

Crizia (460 - 403 a.C.), politico, scrittore e filosofo ateniese

domenica 15 novembre 2020

La nostra Patria Europa

In un’aula in cui solo qualche anno prima erano state approvate le sanzioni di guerra all'indomani del II conflitto mondiale, Alcide De Gasperi si rivolge ai parlamentari dei Paesi europei impegnati a elaborare un progetto comune auspicando che l'unione dei popoli europei nasca e si sviluppi da un progetto in grado di armonizzare differenti tendenze e con il contributo di tutte le forze democratiche che incarnano la tradizione politica, sociale e culturale del continente. Lo statista ricorda che il cristianesimo è all'origine della civiltà europea: un’eredità comune che riconosce come imprescindibile il ruolo centrale alla persona umana.


Signori presidenti, miei cari amici, permettetemi di richiamare la vostra attenzione sulla forma che abbiamo tentato di dare a questa nostra Conferenza. Voi sapete che il nostro obiettivo principale è di facilitare i lavori e di provocare l’incontro dei parlamentari delle nostre Assemblee.

Le nostre riunioni non sono destinate e prendere decisioni politiche che spettano ai Parlamentari, detentori delle sovranazionalità nazionali, ma sono liberi incontri, colloqui tra le varie tendenze e le varie nazionalità, un foro nel quale possono confrontarsi pareri diversi, ma tutti egualmente animati dalla preoccupazione del bene comune delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa.

Tra i problemi che si pongono attualmente alle nostre coscienze, noi ne abbiamo scelti alcuni essenziali, e per trattare di ciascuno di essi abbiamo fatto appello a personalità, uomini politici o alti funzionari, la cui esperienza fosse considerevole. Le discussioni seguiranno i diversi rapporti. Ma la nostra Conferenza non voterà delle risoluzioni, non si dividerà in una maggioranza ed in una minoranza. Quali che siano le divergenze, che non cercheremo di dissimulare, le affinità profonde e le volontà comuni parleranno da sé.

Ciò premesso, circa il nostro programma, mi sia consentito di dirvi con quale animo io vengo tra voi. Dopo aver parlato al Congresso dell’Aia nell’ottobre scorso davanti ai rappresentanti dei paesi che si sono voluti chiamare la “Piccola Eu­ropa”, sono felice di poter ora levare lo sguardo verso più vasti orizzonti e di salutare qui i parlamentari di un’Europa formata dalla maggior parte dei paesi che si improntano alla sua civiltà e alla sua storia. Proprio in questa sala, io sono stato citato a comparire or non sono molti anni, per ascoltare le sensazioni della guerra. Oggi, noi ci riuniamo in piena fiducia per adoperarci all’unione dei nostri popoli.

Tutte le nazioni associate al Consiglio d’Europa sono rappresentate in questa Conferenza, nella quale vedo con soddisfazione la numerosa delegazione britannica, nella quale abbiamo anche il piacere e l’onore di accogliere degli emeriti parlamentari appartenenti a due paesi particolarmente cari europei: la Svizzera, culla della libertà e terreno di prova della democrazia, e la nuova repubblica austriaca, sentinella verso l’O­riente della civiltà occidentale.

Questa Assemblea Parlamentare, che non aveva finora mai raggiunto proporzioni così vaste e di tale genere, assume pertanto un significato ed un valore particolare; ma ci costringe a limitarne i compiti. Noi non discuteremo ad esempio di un argomento che, attualmente, costituisce uno dei più importanti che siano sottoposti alle decisioni sovrane di ogni Stato in particolare, vale a dire non parleremo della Comunità di Difesa.

Non, naturalmente, per misconoscenza capitale di questa struttura, nocciolo iniziale dell’integrazione desiderata, ma perché il soggetto ha oltrepassato il limite delle discussioni di carattere generale e si trova ormai già giudicato, o in procinto di esserlo, da parte dei Parlamenti nazionali.

È una questione in ogni modo che, per quanto possa essere considerata di massimo interesse europeo, non concerne direttamente o nella stessa misura tutti i paesi qui rappresentati.

Certo, le alleanze difensive e soprattutto gli armamenti che ne sono la conseguenza, costituiscono una dura necessità preliminare. Infatti, noi non possiamo erigere l’edificio della Comunità Europea se non abbiamo prima tracciato intorno al nostro suolo un bastione protettivo che ci permetta di intraprendere all’interno il lavoro costruttivo che esige tutti i nostri sforzi di paziente e lunga cooperazione.

Ma, appena saranno state prese le precauzioni necessarie al mantenimento della pace, bisogna riconoscere che la vera e solida garanzia della nostra unione consiste in una idea architettonica che sappia dominare dalla base alla cima, armonizzando le tendenze in una prospettiva di comunanza di vita pacifica ed evolutiva.

Io non credo che questo pensiero dominante possa essere imposto da una sola delle correnti di idee che ai giorni nostri si sono affermate nella civiltà europea come prodotti della sua evoluzione culturale, sociale e politica.

Mi pare che questa idea dominante non possa essere rappresentata dal solo concetto liberale sull’organizzazione e l’uso del potere politico. Questo concetto tuttavia, il quale presuppone le libertà essenziali alla base della vita pubblica, costituisce un elemento indispensabile all’elabora­zione di quelle linee architettoniche fondamentali per l’edificio che stiamo per costruire.

Né potrebbe bastare a questa costruzione la sola idea della solidarietà della classe operaia. Eppure questa solidarietà, superando col suo impulso internazionalista le frontiere degli Stati, potrebbe sembrare la meglio qualificata per frenare e reprimere gli eccessi dei nazionalismi, favorendo lo slargamento del mercato del lavoro e delle merci. In dati momenti storici, essa ha infatti agito in questo senso, ma talvolta anche in senso inverso.

Le cause di debolezza in questi casi sono diverse, e talune derivano precisamente dall’eccessiva limitazione dello spazio vitale della classe operaia. A causa di questa limitazione gli operai sono spinti a cercare la soluzione dei loro problemi nella lotta di classe all’interno dei rispettivi paesi; ed in questa lotta hanno, talvolta, perduto la coscienza di quella che è la caratteristica più importante del Movimento Europeo, cioè la coscienza della funzione eminente, non dello Stato o della collettività, ma dell’uomo e della persona umana.

Oggi una parte della classe operaia subisce la suggestione dello Stato e si trova per il momento in contrasto con l’ideale europeo, indebolendo il ruolo che potrebbe esercitare il movimento operaio in opposizione con le tendenze totalitarie del bolscevismo.

Né bisogna però sottovalutare il contributo che proprio dall’uma­nesimo che si trova all’origine del movimento socialista può essere portato alla formazione dell’unità morale dell’Europa. Se la solidarietà della classe operaia non è sufficiente a costituire da sola la base di quell’unità, la solidarietà di altri interessi industriali e agricoli, lo sarebbe ancor meno.

Certo, per l’unità europea lo slargamento del mercato comune è un argomento che offre la sua importanza, ma la libera concorrenza che ne sarebbe la conseguenza presenta anch’essa degli aspetti negativi che possono esser ridotti soltanto dalla forza di un sentimento o di un’idea capace di stimolare la coscienza e la volontà. Questo sentimento, quest’idea, appartengono al patrimonio culturale e spirituale della civiltà comune.

Se con Toynbee io affermo che all’origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo, non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale esclusivo nell’apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo colto del diritto ereditato degli antichi, col suo culto della bellezza affinatesi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria.

È vero che queste forze spirituali rimarrebbero inerti negli archivi e nei musei se l’idea cessasse di incarnarsi nella realtà viva di una libera democrazia che, ricorrendo alla ragione e all’esperienza, si dedichi alla ricerca della giustizia sociale; è vero anche che la macchina democratica e l’organizzazione spirituale e culturale girerebbero a vuoto se la struttura politica non aprisse le sue porte ai rappresentanti degli interessi generali e in primo luogo a quelli del lavoro.

Dunque, nessuna delle tendenze che prevalgono nell’una o l’altra zona della nostra civiltà può pretendere di trasformarsi da sola in idea dominante ed unica dell’architettura e della vitalità della nuova Europa, ma queste tre tendenze opposte debbono insieme contribuire a creare questa idea e ad alimentare il libero e progressivo sviluppo.

Ora sarà proprio questa nostra Assemblea che, nel corso dei prossimi dibattiti, si sforzerà di trovare i princìpi di una sintesi politica, sociale, economica e morale in base alla quale gli Stati sovrani possano decidere di edificare la casa comune.

Discorso pronunciato il 21 aprile 1954 alla Conferenza Parlamentare Europea di Parigi 

Alcide De Gasperi (1881 - 1954), politico e statista italiano

Lasciate che l'Europa sorga!


Vorrei parlarvi del dramma dell'Europa. Questo nobile continente, che comprende nel suo insieme le regioni più ricche e più favorite della terra, gode di un clima temperato ed uniforme ed è culla di tutte le grandi etnie del mondo occidentale. Qui è la fonte della fede cristiana e dell'etica cristiana. Qui è l'origine di gran parte delle culture, delle arti, della filosofia e della scienza, nell'antichità come nei tempi moderni. Se un giorno l'Europa si unisse per condividere questa eredità comune, allora tre o quattrocento milioni di persone godrebbero di felicità, prosperità e gloria in misura illimitata.

Tuttavia proprio in Europa è sorta quella serie di terribili conflitti nazionalistici, causati dalle Nazioni teutoniche nella loro aspirazione al potere, che in questo secolo ventesimo, e proprio durante la nostra generazione, abbiamo visto rovinare la pace e le speranze di tutta l'umanità.

E qual è la condizione in cui è stata ridotta l'Europa? Certo, alcuni piccoli Stati si sono ripresi veramente bene, ma in vaste regioni grandi masse tremanti di esseri umani tormentati, affamati, angosciati e confusi, guardano atterriti le rovine delle loro grandi città e delle loro case e scrutano il buio orizzonte nel timore di veder sorgere nuovi pericoli, una nuova tirannia o un nuovo terrore. Tra i vincitori, domina una babele di voci; tra i vinti il cupo silenzio della disperazione. A tutto questo sono arrivati gli europei, riuniti in così antichi Stati e Nazioni; a tutto questo sono arrivati i popoli germanici, sbranandosi a vicenda e spargendo rovina. Se la grande Repubblica al di là dell'Oceano Atlantico non si fosse infine resa conto che la distruzione o la riduzione in schiavitù dell'Europa avrebbe potuto coinvolgere anche il suo destino, e non ci avesse teso la mano in soccorso e guida, sarebbero tornate le poche buie in tutta la loro crudeltà ed il loro squallore. E, signori, possono ancora tornare. 

Eppure esiste un rimedio che, se fosse generalmente e spontaneamente adottato dalla grande maggioranza dei popoli in molti Paesi, come per miracolo potrebbe trasformare l'intera scena e rendere in pochi anni tutta l'Europa, o almeno la maggior parte di essa, libera e felice com'è oggi la Svizzera.

Qual è questo rimedio sovrano? Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d'Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di lavoratori saranno in grado di riconquistare le semplici gioie e le speranze che rendono la vita degna di essere vissuta. Il procedimento è semplice. Tutto ciò che occorre è che centinaia di milioni di uomini e donne decidano di fare il bene invece del male e di meritare come ricompensa di essere benedetti invece che maledetti.

Molto lavoro, signore e signori, è già stato fatto a tale scopo mediante gli sforzi dell'Unione paneuropea, che tanto deve al conte Coudenhoven-Kalergi e che orientò l'operato del famoso patriota e statista francese Aristide Liriand. Vi è anche questo immenso complesso di principi e procedure, che è stato creato tra grandi speranze dopo la Prima guerra mondiale, intendo dire, la Società delle Nazioni. La Società delle Nazioni non è fallita a causa dei suoi principi o delle sue concezioni. Essa è fallita perché gli Stati che l'avevano fondata hanno abbandonato i suoi principi. É fallita perché i governi di allora temevano di guardare in faccia la verità e di agire finché erano in tempo. Quel disastro non deve ripetersi. Vi sono quindi a disposizione molta conoscenza e lavoro preparatorio su cui ricostruire; ed anche dolorose esperienze pagate a caro prezzo per motivare i costruttori.

Sono stato molto felice di leggere due giorni fa nei giornali, che il mio amico presidente Truman ha espresso il suo interesse e la sua simpatia per questo grande progetto. Non esiste alcuna ragione per la quale un'organizzazione regionale europea debba in qualche modo entrare in conflitto con l'organizzazione mondiale delle Nazioni Unite. Al contrario, io credo che questa più ampia sintesi di Nazioni può sopravvivere solo se si fonda su omogenei raggruppamenti naturali. Nell'emisfero occidentale esiste già un raggruppamento naturale. Noi britannici abbiamo il nostro Commonwealth di Nazioni, che non indebolisce l'organizzazione mondiale, ma al contrario la rafforza. Infatti, ne costituisce il principale sostegno. E perché non dovrebbe esistere un raggruppamento europeo, che potrebbe dare un senso di più ampio patriottismo e di cittadinanza comune ai popoli smarriti di questo inquieto e potente continente? E perché non dovrebbe occupare il posto che gli spetta tra gli altri grandi raggruppamenti, e contribuire a modellare i futuri destini dell'umanità. Affinché ciò possa compiersi, occorre un atto di fede al quale milioni di famiglie, parlanti lingue diverse, devono consapevolmente associarsi.

Noi tutti sappiamo che le due guerre mondiali che abbiamo vissuto, sono scaturite dalla vana passione di una Germania appena unificata di svolgere un ruolo dominante nel mondo. In questo ultimo combattimento sono stati commessi crimini e massacri, che non hanno paralleli sin dall'invasione dei Mongoli nel XIV secolo e non hanno uguali in alcuna epoca della storia umana. La Germania dev'essere privata della capacità di riarmarsi e di scatenare un'altra guerra d'aggressione. Ma quando tutto questo sarà stato fatto, come verrà fatto, come si sta già facendo, bisogna finirla con la legge del taglione. Bisogna che vi sia quello che Gladstone, diversi anni fa, chiamava "un atto salutare di dimenticanza". Dobbiamo tutti voltare le spalle agli orrori del passato. Dobbiamo guardare al futuro. Non possiamo permetterci di trascinare per gli anni a venire gli odi e le vendette nate dalle ferite del passato. Se l'Europa dev’essere salvata da una miseria senza fine e, in definitiva, dalla rovina finale, bisogna che vi sia questo atto di fede nella famiglia europea e questo atto di oblio verso tutti i crimini e le follie del passato.

Possono i popoli liberi d'Europa elevarsi a livello di questa disposizione dell'animo e dell'istinto dello spirito umano? Se lo possono, i torti e le ferite che sono stati inflitti verranno cancellati da tutte le parti con le privazioni sopportate. Vi è ancora bisogno di altri fiumi di sofferenze? L'incorreggibilità umana è la sola lezione della Storia? Che regni la giustizia, la pietà e la libertà! I popoli devono solo volerlo, e tutti realizzeranno il loro desiderio più caro.

Vi dirò ora qualcosa che vi sorprenderà. II primo passo verso la ricostruzione della famiglia europea dev'essere un'alleanza fra la Francia e la Germania. Solo così la Francia potrà recuperare il suo  ruolo dì guida morale e culturale dell'Europa. Non vi può essere rinascita dell'Europa senza una Francia spiritualmente grande e senza una Germania spiritualmente grande. La struttura degli Stati Uniti d'Europa, se costruita bene e con lealtà, sarà tale da rendere meno importante la forza materiale di un singolo Stato. Le Nazioni piccole conteranno come le grandi e verranno considerate per il loro contributo alla causa comune. I vecchi Stati e principati della Germania, riuniti liberamente per reciproca convenienza in un sistema federale, potranno prendere i loro posti individuali in seno agli Stati Uniti d'Europa. Non tenterò di fare un programma dettagliato per centinaia di milioni di uomini che vogliono essere felici e liberi, prosperi e sicuri, e che vorrebbero godere delle quattro libertà di cui ha parlato il grande presidente Roosevelt, e vivere secondo i principi ancorati nella Carta Atlantica. Se tale è il loro desiderio, se tale è il desiderio degli europei di così tanti Paesi, devono soltanto dirlo, e si troverà certamente il mezzo e verranno create le istituzioni per portare questo desiderio alla sua piena realizzazione.

Ma devo avvertirvi. Forse rimane poco tempo. In questo momento godiamo di un periodo di tregua. I cannoni hanno smesso di sparare. I combattimenti sono cessati; ma non sono cessati i pericoli. Se dobbiamo costruire gli Stati Uniti d'Europa, non importa sotto quale nome, dobbiamo cominciare adesso. Attualmente viviamo abbastanza stranamente e in modo precario sotto lo scudo e vorrei persino dire la protezione della bomba atomica. Finora la bomba atomica si trova solo nelle mani di uno Stato, di una Nazione che sappiamo non la userà mai, se non per difendere il diritto e la libertà. Ma può darsi che tra qualche anno questo orribile ordigno di distruzione sarà largamente diffuso e la catastrofe che seguirebbe al suo impiego da parte di diversi paesi in guerra non solo metterebbe fine a tutto quello che noi chiamiamo civiltà, ma potrebbe persino disintegrare lo stesso globo terrestre.

Bisogna ora che vi riassuma le proposte che avete davanti. Il nostro fine costante deve essere di creare e rafforzare l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Sotto la direzione e nel quadro di questa organizzazione mondiale, dobbiamo ricreare la famiglia europea in una struttura che potrebbe chiamarsi Stati Uniti d'Europa. Ed il primo passo concreto sarà quello di costituire un Consiglio d'Europa. Se da principio non tutti gli Stati d'Europa vogliono o sono in grado di far parte dell'Unione, dobbiamo ciò nonostante continuare a riunire e ad organizzare quelli che vogliono e quelli che possono. Il mezzo per risparmiare agli uomini di ogni razza e di ogni paese la guerra e la schiavitù, deve poggiare su solide basi ed essere assicurato dalla disponibilità di tutti gli uomini e di tutte le donne a morire piuttosto che sottomettersi alla tirannia. E Francia e Germania devono prendere insieme la guida di questo urgente lavoro. La Gran Bretagna, il Commonwealth britannico, la potente America e, spero, la Russia Sovietica - perché allora tutto andrebbe bene - devono essere amici e sostenitori della nuova Europa e devono difendere il suo diritto a vivere e a risplendere.

Perciò vi dico: lasciate che l'Europa sorga! 

Discorso tenuto 19 settembre 1946 all'Università di Zurigo 

Winston Churchill (1874 - 1965), politico, storico, giornalista e militare britannico

venerdì 6 novembre 2020

La gara dei ranocchi

 C'era una volta una gara di... ranocchi.

L'obiettivo era arrivare in cima a una grande torre. Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro e cominciò la gara.

In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena! Non ce la faranno mai!"

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima. La gente continuava: "Non ce la faranno mai!"

Man mano i ranocchi si davano per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con  grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.

Gli altri volevano sapere come avesse fatto. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova. Fu così che scoprirono che ...era sordo!


A volte capita di incontrare persone che hanno una visione limitante e pessimistica della realtà: esse non fanno altro che dissuadere e scoraggiare chi tenta di far qualcosa di nuovo o di diverso dal solito. É meglio non ascoltarle: siamo sempre sordi quando qualcuno ci dice che non possiamo realizzare i nostri progetti e i nostri sogni!



martedì 3 novembre 2020

Dio è la certezza che l'amore esiste

David: Dio è la certezza che l'amore esiste come cosa concreta in questo mondo di uomini. Intendi un amore particolare, non è vero?

Minus: Ogni genere d'amore: il più elevato e il più infimo, il più oscuro e il più splendido. Ogni specie d'amore.

David: Anche il desiderio d'amore?

Minus: Il desiderio e la repulsione, miscredenza e fede.

David: L'amore è una dimostrazione di Dio?

Minus: Non so se l'amore dimostri l'esistenza di Dio oppure se l'amore sia Dio stesso.

David: Per te amore e Dio sono la stessa cosa, allora?

Minus: Questo pensiero è il solo conforto alla mia miseria e alla mia disperazione. Di colpo la miseria è diventata ricchezza e la disperazione speranza. È come essere graziati in punto di morte.

Come in uno specchio (Säsom i en spegel), film drammatico (Svezia, 1961)

Ingmar Bergman (1918 - 2007), regista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e produttore cinematografico svedese