sabato 28 febbraio 2026

Francesco di Assisi secondo Le Goff

Con i mercanti e gli intellettuali, dunque, la città diventa la culla di una civiltà.

Lo prova una personalità immensa: Francesco d'Assisi, Francesco di Bernardone (1181 o 1182-1266), figlio di un mercante di panni, nato nel momento in cui le città diventano poli di potere. Un conflitto ricorrente segna la sua giovinezza: la lotta di Assisi, sua città natale, con Perugia. Nel 1198 partecipa come cavaliere alla guerra tra i due Comuni. Viene fatto prigioniero. Nel 1205 vuole nuovamente andare a combattere contro i partigiani dell'Impero. Si ammala. Subito dopo rompe clamorosamente con suo padre e con il suo ambiente.

Nel 1209 fonda con qualche compagno un ordine mendicante, dunque mobile, radicalmente distinto dai monaci che per definizione sono sedentari. In tal modo Francesco reagisce alla comparsa dei «nuovi poveri», i miserabili delle città. E, logicamente, ritroviamo in lui la problematica centrale dell'universo mercantile da cui proviene: quella del denaro. «Si giunge prima al cielo da una capanna che da un palazzo», diceva insediandosi su un fazzoletto di terra accanto all'umile cappella della Porziuncola. Preferisce le strade, le piazze, le piccole dimore.

Quando, dopo rapporti difficili con la curia pontificia, scrive la sua Regola del 1221 (che poi la curia gli impose di rifare) Francesco mostra la sua volontà di vivere come un frate «minore», cioè umile, piccolo. Porta il Vangelo a «tutti bambini e neonati, poveri e ricchi, re e principi, lavoratori e agricoltori, servi e signori; a tutte le vergini, continenti e maritate, ai laici, uomini e donne, a tutti i bambini, adolescenti, giovani e vecchi, sani e malati, a tutti gli umili e ai grandi, e a tutti i popoli, famiglie, tribù e lingue, a tutte le nazioni e a tutti gli uomini, ovunque sulla terra». Con quello che diventerà il «Terzo ordine», inventa una forma inedita, duttile e nuova, di vita religiosa nel secolo, nella città. Il Terzo ordine (lo stesso avverrà presso i domenicani e gli altri ordini mendicanti) accoglie infatti persone intenzionate a seguire la spiritualità francescana senza per questo vivere in comunità, senza rompere con la loro vita familiare o professionale. Francesco rende popolare una vita religiosa non clericale, laica.

È vero, Francesco non è portatore di una dottrina economica. Tuttavia ha coscienza dell'economia. Rompendo con la sua famiglia e i mercanti di panni, intende applicare alla lettera il capitolo 10 del Vangelo secondo Matteo: «Ciò che avete avuto gratuitamente, datelo gratuitamente. Non portate né oro né argento nelle vostre cinture, né sacchi per via, né due tuniche, né calzari, né bastone (...) In qualsiasi città o villaggio entrerete, informatevi su chi è degno di ricevervi e dimorate presso di lui fino alla vostra partenza. Entrando in quella casa, salutate dicendo: "Pace a questa dimora!"».

Francesco si erge contro quello che qualcuno recentemente ha chiamato l'«orrore economico». Lo fa con un'intelligenza e un rigore di cui non vedo eguali presso gli attuali avversari della globalizzazione. Giacché non si limita a rifiutare: si interroga. Ha scelto la povertà ma non mette in causa la sincerità, la buona fede reale dei mercanti. Rispetto al denaro si attiene al principio che adotterà in tutti i campi: impone la sua regola solo a se stesso e ai suoi confratelli, non la estende all'intero corpo sociale. Va fino in fondo alla sua vocazione, lasciando liberi gli altri di ascoltarlo e di trarne le loro conseguenze.

Così si spiega il prestigio dei Frati minori e la loro popolarità tra gli ordini mendicanti. Frequentano il ricco e il povero, il potente e il debole, ma stanno nel mondo senza essere del mondo, aspettando che in chi li ascolta si compia dall'interno il cambiamento, la conversione.

A Francesco ripugna l'esercizio del potere, al punto che ha molto esitato a fondare il proprio ordine. Non propone altro programma che la beata povertà, la lode e lo stupore davanti alla Creazione. In lui non vi è utopia, nessuna attesa millenaristica di un grande crepuscolo o di una società perfetta. I francescani, secondo Francesco, non hanno la vocazione al governo. Sono lievito nella crescita del benessere, testimonianza costante di un'inquietudine che deve richiamare ricchi e potenti ai loro doveri.

Jacques Le Goff - Jean-Maurice de Montremy, Alla ricerca del Medioevo, Roma-Bari, Ed. Laterza, 2003, p. 83

Jacques Le Goff

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